Disclaimer :
Questo manuale è stato sostituito da una nuova versione e non è più
mantenuto.
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Manuale Gentoo Linux 2005.0 AMD64
Indice:
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Installazione di Gentoo
In questa parte si tratta dell'installazione di Gentoo su un sistema.
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A proposito dell'installazione di Gentoo
Gli utenti meno familiari con Gentoo Linux non sanno ancora che la scelta è ciò che sta alla base di Gentoo.
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Avviare l'installazione con il CD di installazione Universale
Con il CD di installazione Universale si può avviare il sistema in un ambiente funzionante, che permette di installare Gentoo.
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Configurazione della rete
Se si ha bisogno delle impostazioni di rete, in questo capitolo si configura la rete e una connessione a Internet.
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Preparazione dei dischi
Per poter installare Gentoo è necessario creare delle partizioni. Questo capitolo descrive come
partizionare un disco.
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Copia dei file di installazione di Gentoo
In questo capitolo si descrive come estrarre uno stage3 e come configurare Portage.
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Effettuare il chroot in un sistema base Gentoo
Dopo l'estrazione dello stage3, si effettua il chroot in un nuovo sistema e si modifica la variabile USE.
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Configurazione del Kernel
Il kernel di Linux è il cuore di ogni distribuzione. Il capitolo
tratta della configurazione del Kernel.
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Configurazione del sistema
E' necessario modificare alcuni importanti file di configurazione. In questo
capitolo si dà una panoramica di questi file e dei cambiamenti da eseguire.
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Installazione degli strumenti di sistema
Come già accennato, la forza di Gentoo è la varietà di scelta. Questo capitolo
riguarda la scelta della versione e l'installazione degli strumenti
di sistema.
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Configurazione del Bootloader
In questo capitolo sarà descritto il Bootloader GRUB, e si vedrà la sua configurazione in base alle proprie necessità.
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Termine dell'installazione Gentoo
E' quasi finita. Si creano uno o più utenti nel nuovo sistema e opzionalmente si installano i pacchetti precompilati.
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Cosa fare adesso?
Il sistema Gentoo è pronto, e adesso?
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Lavorare con Gentoo
Si comincia a lavorare con Gentoo: installare software, impostare parametri, cambiare il comportamento di portage ecc.
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Una introduzione di Portage
Questo capitolo spiega i semplici passi che un utente deve conoscere per mantenere il software sul proprio sistema.
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Flag USE
Le flag USE sono un aspetto molto importante di Gentoo. In questo capitolo, si spiega come lavorare con le flag USE e comprendere come queste interagiscono con il sistema.
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Caratteristiche di Portage
Si scoprono le caratteristiche di Portage, tra le quali il supporto per le compilazioni distribuite, ccache e altre.
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Initscripts
Gentoo usa un formato speciale di initscript che, tra le altre caratteristiche, permette risoluzioni guidate delle dipendenze e initscript virtuali. Questo capitolo spiega tutti questi aspetti e spiega come utilizzare questi script.
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Variabili di ambiente
Con Gentoo si possono controllare facilmente le variabili di ambiente per il sistema. Questo capitolo spiega come farlo e descrive anche le variabili utilizzate con maggior frequenza.
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Lavorare con Portage
"Lavorare con Portage" offre una completa panoramica di Portage, il sistema di gestione
dei pacchetti caratteristico di Gentoo.
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File e directory
Per conoscere bene le caratteristiche di Portage è necessario conoscere come
e dove conserva i propri dati e i propri file.
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Configurazione e variabili
Portage è completamente personalizzabile tramite diversi tipi di variabili che possono essere
impostate sia nel file di configurazione che nell'ambiente di esecuzione.
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Combinare Software affidabile e non
Gentoo offre il software separato in diverse categorie, a seconda del livello di stabilità per
ciascuna architettura. Questo capitolo offre informazioni su come personalizzare questa
ripartizione e combinare software proveniente da diverse categorie.
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Ulteriori strumenti di Portage
Portage comprende inoltre alcuni strumenti ulteriori in grado di agevolare notevolmente l'uso di
Gentoo. Il capitolo illustra l'utilizzo di dispatch-conf e altri tool.
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Separarsi dalla collezione di software originale
Questo capitolo offre trucchi e suggerimenti su come utilizzare una collezione di software
personalizzata, sincronizzando solo alcune categorie, inserendo pacchetti ed altro.
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L'applicativo Ebuild
E' la documentazione ufficiale riguardante l'applicazione ebuild che Portage utilizza durante
il processo di installazione del software e che può anche essere utilizzata separatamente
dall'utente finale.
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Configurazione di rete di Gentoo
Una guida esaustiva alla configurazione di rete in Gentoo.
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Configurazione comune
La guida più rapida per far funzionare la propria connessione di rete nella
maggior parte dei casi.
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Configurazione Avanzata
La guida di riferimento per capire come funziona la configurazione, è un prerequisito
per capire le impostazioni modulari.
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Impostazioni modulari
Gentoo fornisce impostazioni di rete flessibili, dando la possibilità di scegliere
diversi client DHCP, impostare bonding, bridging, VLAN e altro.
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Reti Wireless
Le reti Wireless sono ancora per esperti, ma questa è una guida utile!
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Ulteriori funzionalità
Per gli esperti ecco le istruzioni per personalizzare l'infrastruttura di rete.
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Gestione della rete
Per i portatili o per chi cambia frequentemente rete.
A. Installazione di Gentoo
1. A proposito dell'installazione di Gentoo
1.a. Introduzione
Benvenuto
Innanzitutto un caldo benvenuto a Gentoo. Si sta per entrare nel
mondo delle possibilità e delle performance. Tutto Gentoo gira intorno alle
possibilità. Durante l'installazione di Gentoo questo concetto viene
chiarito più volte; è possibile scegliere quanto vogliate compilare autonomamente,
come installare Gentoo, che logger di sistema utilizzare, e molto altro.
Gentoo è una veloce e moderna metadistribuzione con una architettura semplice e
flessibile. Gentoo è stata costruita con software libero e non nasconde agli
utenti i meccanismi che ne stanno alla base. Portage, il sistema di gestione
dei pacchetti utilizzato da Gentoo, è scritto in Python: è semplice
quindi esaminare e modificare il sorgente. Il sistema di pacchetti di
Gentoo è basato sui sorgenti, sebbene sia anche compreso il supporto per
precompilati, e la configurazione di Gentoo avviene tramite semplici
file di testo. In altre parole è tutto alla luce del sole.
E' molto importante comprendere che le scelte sono ciò che
sta alla base di Gentoo. L'obiettivo è di non forzare mai l'utente
a qualcosa che non desidera. Nel caso si abbia un'impressione diversa è possibile
segnalarlo.
Struttura dell'installazione
L'installazione di Gentoo può essere divisa in una procedura
di dieci passi elementari, corrispondenti ai capitoli 2-11. Ogni
passo ha come risultato uno stato intermedio:
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Al termine del passo 1, è pronto l'ambiente di lavoro per l'installazione
di Gentoo
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Al termine del passo 2, è stata configurata la connessione ad internet per l'installazione;
questo passo è opzionale
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Al termine del passo 3, gli hard disk sono stati inizializzati ad
accogliere l'installazione Gentoo
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Al termine del passo 4, l'ambiente di installazione è pronto e
ci si chroota nel nuovo ambiente
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Al termine del passo 5, i pacchetti di sistema, identici per
ogni genere di installazione, sono stati installati
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Al termine del passo 6, è stato configurato il kernel
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Al termine del passo 7, sono stati scritti la maggior parte
dei file di configurazione Gentoo
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Al termine del passo 8, sono stati installati una serie di strumenti
di sistema, da scegliere da una lista
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Al termine del passo 9, il proprio bootloader preferito è stato installato
e configurato e si ha a disposizione il proprio ambiente Gentoo
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Al termine del passo 10, si è pronti ad utilizzare Gentoo
Al momento in cui si presenta una scelta viene fatto il possibile
per illustrare quali siano i pro e i contro. La guida continua
con una scelta di Default, indentificata come "Default: "
nel titolo. Le restanti possibilità vengono indicate come
"Alternative: ". La scelta di default in generale
non è quella raccomandata, è semplicemente quello che si
pensa che faccia la maggior parte degli utenti.
A volte può essere intrapreso un passo opzionale. In questo caso
il passo viene segnato come "Opzionale: " e non è dunque
indispensabile per l'installazione di Gentoo. In ogni caso alcuni
passi opzionali dipendono strettamente da decisioni prese in
precedenza. Viene quindi messa in luce la questione in tali occasioni, sia
prima che venga intrapresa la scelta, sia prima della descrizione
del passo opzionale.
Quali sono le opzioni?
Si può installare Gentoo in molti modi differenti. Si può scaricare e installare da uno degli InstallationCD (CD di installazione), si può farlo da un'altra distribuzione già esistente, da un CD bootabile (come Knoppix), da un ambiente avviato via rete, da un floppy ecc.
Questo documento tratta dell'installazione tramite il CD di Installazione Universale, un CD bootable, che contiene tutto ciò di cui si ha bisogno per installare ed eseguire Gentoo Linux. Si può anche usare uno dei CD di pacchetti per installare un sistema completo in pochi minuti, dopo aver installato il sistema base Gentoo.
Con questo metodo non si utilizzeranno subito le ultime versioni dei pacchetti disponibili; se si desidera questo altro metodo, si vedano le istruzioni di installazione nel Manuale Gentoo Linux.
Per istruzioni riguardanti altri approcci consultare la
Guida alternativa all'installazione.
E' inoltre disponibile una raccolta di
suggerimenti che potrebbero essere
una lettura altrettanto utile. Nel caso queste istruzioni sembrassero troppo complesse
è possibile usare una guida più rapida disponibile nella pagina della
documentazione ufficiale, se la propria architettura ha questo tipo di documento.
Problemi
Se durante l'installazione o nella documentazione si trovassero
problemi è possibile controllare l'errata corrige o
il sistema di gestione dei bug e,
nel caso non fosse un problema già noto,
segnalarlo per una rapida soluzione.
Non c'è motivo di temere la reazione degli sviluppatori a cui
vengono assegnati i bug: sono innocui.
Notare che, nonostante il presente documento sia specifico per ogni architettura, non mancano
riferimenti ad altre architetture. Questo avviene a causa del fatto che diverse parti del manuale
sono comuni a tutte le architetture per evitare duplicazioni e problemi vari. L'intento è
comunque quello di limitare i riferimenti alle altre architetture per evitare confusioni.
Se, nonostante l'attenta lettura del manuale,
non è ben chiaro se il problema riguardi un errore dell'utente,
o un bug software, cosa effettivamente plausibile nonostante
i numerosi test, è possibile entrare nel canale #gentoo su irc.freenode.net.
Ovviamente si è sempre benvenuti!
Se ci fossero domande riguardanti Gentoo, è possibile consultare
le Risposte frequenti,
disponibili nella Documentazione Gentoo.
E' possibile inoltre sfruttare le
FAQ
disponibili sui forum.
Se ancora il dubbio rimanesse irrisolto si può entrare in
#gentoo su irc.freenode.net dove parecchi esperti sono
sempre disponibili.
1.b. Rapida installazione con la Gentoo Reference Platform
Cos'è la Gentoo Reference Platform?
La Gentoo Reference Platform, d'ora in poi GRP, è un'insieme di pacchetti precompilati che
gli utenti possono utilizzare durante l'installazione di Gentoo per velocizzare il
processo. La GRP comprende praticamente tutti i pacchetti necessari per ottenere
un'installazione di Gentoo completamente funzionante. E non solo sono disponibili i pacchetti necessari ad avere un'installazione di base in poco tempo, ma anche tutti i pacchetti più voluminosi (come KDE, xorg-x11, GNOME, OpenOffice e Mozilla)..
Questi pacchetti però non vengono mantenuti nel corso dell'esistenza della
distribuzione Gentoo. Vengono semplicemente resi disponibili ad ogni rilascio ufficiale di
Gentoo e servono solo ad avere un'installazione funzionale in breve. E' possibile
aggiornare il proprio sistema in seguito senza dover interrompere il
proprio lavoro.
Come vengono gestiti i pacchetti GRP da Portage
Il proprio Portage Tree, cioè l'insieme delle proprie ebuild (che sono file che
contengono tutte le informazioni utili su un pacchetto, come la descrizione,
la homepage, gli URL dei sorgenti, le istruzioni di compilazione, le dipendenze, etc),
deve essere sincronizzato con il set GRP che si desidera usare: le versioni delle ebuild
e dei pacchetti GRP devono corrispondere.
Per questo motivo si può solo beneficiare dei pacchetti GRP forniti da Gentoo, quando si effettua questo metodo di installazione. GRP non è disponibile per coloro che sono interessati ad installare con le ultime versioni dei pacchetti disponibili.
Disponibilità dei GRP
Non tutte le architetture dispongono di pacchetti GRP. Questo non significa
che il sistema GRP non sia supportato in tali architetture ma solo
che non ci sono ancora le risorse necessarie per compilare e testare
i pacchetti.
Al momento sono disponibili i pacchetti GRP per le seguenti architetture:
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L'architettura x86 (x86, athlon-xp, pentium3, pentium4)
Notare che i pacchetti x86 (packages-x86-2005.0.iso) sono disponibili
sui nostri mirror, mentre quelli per pentium3, pentium4 e athlon-xp sono
disponibili solo via bittorrent.
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L'architettura amd64 (amd64)
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L'architettura sparc (sparc64)
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L'architettura ppc (G3, G4, G5)
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L'architettura alpha
Se la propria architettura (o sottoarchitettura) non è tra quelle elencate, non è possibile
utilizzare i pacchetti GRP durante l'installazione.
L'introduzione termina qui, si può continuare con Avviare CD di Installazione Universale.
2. Avviare l'installazione con il CD di installazione Universale
2.a. Richieste Hardware
Introduzione
Prima ancora di cominciare vengono elencate le richieste hardware necessarie per installare Gentoo sulla propria macchina.
Richieste hardware
| CPU |
Tutte le AMD64 CPU * |
| Memoria |
64 MB |
| Spazio su disco |
1.5 GB (escluso lo spazio per swap) |
| Spazio per swap |
Almeno 256 MB |
Nota:
* Processori Intel con estensioni EM64T potrebbero funzionare, ma non sono testati.
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Si dovrebbe controllare la Gentoo AMD64 Project Page prima di continuare.
2.b. Il CD di installazione Gentoo Universale
Introduzione
Gentoo Linux può essere installato tramite uno dei tre stage, che sono archivi compressi tar che contengono un ambiente minimale.
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Lo stage1 non contiene niente altro che un compilatore, Portage (il sistema di gestione dei pacchetti di Gentoo) e alcuni pacchetti sui quali dipende il compilatore o Portage.
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Lo stage2 contiene un sistema in cui si è già fatto il bootstrap, un ambiente minimale dal quale si può iniziare a compilare tutte le altre applicazioni necessarie per ottenere un ambiente completo Gentoo.
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Lo stage3 contiene un sistema minimale già compilato, pronto da utilizzare. Mancano le applicazioni che l'utente di Gentoo deve scegliere quali sono da installare o meno.
In questo documento si opta per una installazione con lo stage3. Se si desidera effettuare una installazione Gentoo con lo stage1 o lo stage2, si devono usare le istruzioni di installazione del Manuale Gentoo. E' richiesta una connessione a Internet per questa.
CD di installazione Gentoo Universale
Un CD di installazione è un CD bootabile che contiene un ambiente Gentoo autonomo. Consente di bootare Linux da CD. Durante il processo di boot viene rilevato l'hardware e vengono caricati i relativi driver. I CD vengono mantenuti dagli sviluppatori Gentoo.
Sono disponibili due CD di installazione:
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Il CD di installazione Universale contiene tutto ciò di cui si ha bisogno per installare Gentoo. Fornisce uno stage3 per le architetture comuni, codici sorgenti per le applicazioni che si possono scegliere e le istruzioni di installazione per la propria architettura.
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Il CD di installazione Minimale contiene solo un ambiente minimale che permette di avviare e configurare la rete per connettersi a Internet. Non contiene ulteriori file e non può essere usato durante questo metodo di installazione.
Gentoo fornisce anche un CD di pacchetti. Non è un CD di installazione, ma una risorsa ulteriore che può essere sfruttata durante una installazione di Gentoo. Contiene pacchetti precompilati (GRP) che permettono di installare facilmente e rapidamente applicazioni (come OpenOffice.org, KDE, GNOME, ...), dopo una installazione di Gentoo e prima di aggiornare il Portage tree.
L'uso del CD di pacchetti è trattato più avanti.
2.c. Scaricare, masterizzare e bootare il CD di installazione Gentoo Universale
Scaricare e masterizzare il CD di installazione
Si possono scaricare i CD di installazione Universali (e se lo si desidera, anche il CD di pacchetti), su uno dei nostri mirror. I CD di installazione sono nella directory releases/amd64/2005.0/installcd; i CD di pacchetti sono nella directory releases/amd64/2005.0/packagecd.
Dentro quella directory si troveranno file ISO. Questi sono immagini complete di CD che possono essere scritte su un CD-R.
Dopo aver scaricato il file, si può controllare l'integrità:
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Si può controllare il checksum MD5 e confrontarlo con quelli forniti (con il tool md5sum sotto Linux/Unix o con md5sum per Windows)
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Si può verificare la firma crittografata che forniamo. Si deve ottenere la chiave pubblica che è usata da noi (17072058) prima di andare avanti.
Per scaricare la nostra chiave pubblica con l'applicazione GnuPG, eseguire il seguente comando:
Codice 3.1: Ottenere una chiave pubblica |
$ gpg --keyserver pgp.mit.edu --recv-keys 17072058
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Verificare ora la firma:
Codice 3.2: Verificare la firma crittografata |
$ gpg --verify <signature file> <downloaded iso>
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Per masterizzare l'immagine scelta è necessario scegliere la modalità RAW. Come impostarla dipende dal programma. Si tratteranno cdrecord e K3B: ulteriori informazioni si possono trovare sulle Gentoo FAQ.
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Con cdrecord, scrivere semplicemente cdrecord dev=/dev/hdc <downloaded iso file> (dove /dev/hdc è la periferica del masterizzatore)
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Con K3B, selezionare Tools > CD > Burn Image. Si può individuare il file ISO nell'area 'Image to Burn'. Poi cliccare su Start.
Bootare il CD di installazione Universale
Una volta masterizzato i CD di installazione è tempo di bootare. Rimuovere tutti i CD dal CD drive, riavviare il sistema ed entrare nel BIOS, di solito premendo i tasti DEL, F1 o ESC a seconda della marca del BIOS. All'interno del BIOS cambiare l'ordine del boot in modo tale che il CD-ROM preceda l'hard disk. Spesso questa opzione si trova sotto "CMOS Setup". Nella maggior parte dei casi saltare questo passo porta a non poter bootare direttamente da CD.
Inserire il CD di installazione nel lettore CD-ROM e riavviare il sistema. Dovrebbe comparire una schermata con il prompt del boot. A questo punto, premendo invio è possibile far partire il processo di boot con le opzioni di default oppure far bootare il CD di installazione con opzioni personalizzate specificando un kernel seguito dalle opzioni desiderate e premendo invio.
Vengono forniti diversi kernel sui CD di installazione. Quello di default è gentoo. Altri kernel sono per necessità hardware specifiche e la variante -nofb che disabilita il framebuffer.
Di seguito è possibile consultare una breve descrizione per ognuno dei kernel disponibili:
| Kernel |
Descrizione |
| gentoo |
Kernel di default con supporto per CPU K8 con NUMA |
| gentoo-em64t |
Uguale a gentoo, ma compilato per gen. x86-64 con supporto SMP |
E' possibile anche selezionare opzioni per il kernel. Si tratta di direttive particolari che possono essere attivate o meno a piacere. La seguente tabella descrive tutte le opzioni del kernel disponibili.
Codice 3.3: Opzioni del boot disponibili |
- agpgart loads agpgart (use if you have graphic problems,lockups)
- acpi=on loads support for ACPI firmware
- ide=nodma force disabling of DMA for malfunctioning IDE devices
- doscsi scan for scsi devices (breaks some ethernet cards)
- dopcmcia starts pcmcia service for PCMCIA cdroms
- nofirewire disables firewire modules in initrd (for firewire cdroms,etc)
- nokeymap disables keymap selection for non-us keyboard layouts
- docache cache the entire runtime portion of cd in RAM, allows you
to umount /mnt/cdrom to mount another cdrom.
- nodetect causes hwsetup/kudzu and hotplug not to run
- nousb disables usb module load from initrd, disables hotplug
- nodhcp dhcp does not automatically start if nic detected
- nohotplug disables loading hotplug service
- noapic disable apic (try if having hardware problems nics,scsi,etc)
- noevms2 disable loading of EVMS2 modules
- nolvm2 disable loading of LVM2 modules
- hdx=stroke allows you to partition the whole harddrive even when your BIOS
can't handle large harddrives
- noload=module1[,module2[,...]]
disable loading of specific kernel modules
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Adesso è possibile bootare il CD selezionando il kernel (se non volete utilizzare quello di default) e le opzioni di boot. Ad esempio ecco come bootare il kernel gentoo, con il parametro dopcmcia:
Codice 3.4: Bootare un CD di installazione |
boot: gentoo dopcmcia
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Si dovrebbe presentare ora un altra schermata con una barra che indica lo svolgersi delle operazioni. Se si sta installando Gentoo da un sistema con una tastiera non statunitense, premere F2 per passare alla modalità verbose e seguire il prompt. Se non è fatta nessuna selezione dopo 10 secondi, sarà accettata la tastiera di default (statunitense) e continuerà il processo di boot. Una volta completato il processo di boot si è automaticamente nell'ambiente "Live" Gentoo Linux come "root", l'utente amministratore. Ci dovrebbe essere un prompt di root a schermo ("#") e dovrebbe essere possibile passare ad altre console premendo Alt-F2, Alt-F3 e Alt-F4 e tornare alla precedente premendo Alt-F1.
Continuare ora con la Configurazione dell'Hardware Extra.
Configurazione dell'hardware extra
Al momento del boot il CD prova a rilevare tutte le periferiche hardware e caricare i corrispondenti moduli del kernel di supporto. Nella grande maggior parte dei casi l'operazione va a buon fine. A volte potrebbero non essere caricati tutti i moduli necessari. Se la rilevazione PCI ha saltato qualche periferica, è necessario caricare manualmente il modulo corrispondente.
Nel seguente esempio si prova a caricare il modulo 8139too (che supporta un certo tipo di interfacce di rete):
Codice 3.5: Caricamento dei moduli del kernel |
# modprobe 8139too
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Se si ha bisogno del supporto PCMCIA, si dovrebbe avviare init script pcmcia:
Codice 3.6: Avviare init script PCMCIA |
# /etc/init.d/pcmcia start
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Opzionale: Ottimizzazione delle performance dell'hard disk
Alcuni utenti esperti potrebbero voler ottimizzare le performance del proprio hard disk tramite hdparm. Con le opzioni -tT è possibile testare le performance del proprio disco (eseguire il test alcune volte per avere risultati più precisi):
Codice 3.7: Test delle performance del disco |
# hdparm -tT /dev/hda
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Per l'ottimizzazione è possibile utilizzare uno dei seguenti esempi (o una configurazione personalizzata) che usano /dev/hda come disco (sostituirlo con il proprio):
Codice 3.8: Ottimizzazione delle performance del disco |
# hdparm -d 1 /dev/hda
# hdparm -d 1 -A 1 -m 16 -u 1 -a 64 /dev/hda
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Opzionale: Account utente
Se si pensa di dare accesso ad altri al proprio ambiente di installazione o si desidera chattare usando irssi senza i privilegi root (per ragioni di sicurezza), è necessario creare gli opportuni account utente e cambiare la password di root.
Per cambiare la password di root utilizzare l'utility passwd:
Codice 3.9: Cambiare la password di root |
# passwd
New password:
Re-enter password:
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Per creare un account utente è necessario inserire i suoi dati seguiti dalla sua password. E' possibile utilizzare useradd e passwd per farlo, come mostra il prossimo esempio in cui si crea l'utente "john".
Codice 3.10: Creare un account utente |
# useradd -m -G users john
# passwd john
New password:
Re-enter password:
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E' possibile dunque cambiare utente da root al nuovo utente tramite su:
Codice 3.11: Cambiare utente |
# su - john
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Opzionale: Vedere la documentazione mentre si installa
Se si desidera vedere il Manuale Gentoo (da un CD o online) durante l'installazione, assicurarsi di aver creato un account di un utente (vedere Opzionale: Account utente). Poi premere Alt-F2 per andare in un nuovo terminale, e quindi fare il log in.
Se si desidera vedere la documentazione sul CD si può immediatamente eseguire links2 per leggerla:
Codice 3.12: Vedere la documentazione sul CD |
# links2 /mnt/cdrom/docs/handbook/html/index.html
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Tuttavia, è preferito usare il Manuale Gentoo online poichè è più recente di quello sul CD. Si può vederlo con links2, ma solo dopo avere completato il capitolo Configurazione della rete (altrimenti non si potrà andare su Internet per vedere il documento):
Codice 3.13: Vedere la documentazione online |
# links2 http://www.gentoo.org/doc/en/handbook/handbook-amd64.xml
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Si può tornare al terminale originale premendo Alt-F1.
Opzionale: Avviare un demone SSH
Se si desidera consentire ad altri utenti l'accesso al pc durante l'installazione di Gentoo (magari perchè qualcuno di essi potrebbe essere di aiuto o addirittura condurre personalmente l'installazione), è necessario creare un account per ciascuno di essi o condividere con loro la password di root (solo se si confida pienamente in tale utente).
Per avviare il demone SSH, eseguire il seguente comando:
Codice 3.14: Avviare il demone SSH |
# /etc/init.d/sshd start
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Per potere usare sshd, si deve prima impostare la rete. Continuare con il capitolo Configurazione della rete.
3. Configurazione della rete
3.a. Si ha bisogno della rete?
Chi può farne a meno?
Generalmente, non è necessario avere una connesione di rete per installare Gentoo con il CD di Installazione Universale. Ma ci sono alcune circostanze in cui si può desiderare di avere una connessione a Internet:
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Gli stage3 che sono nel CD di Installazione Universale non corrispondono alla propria architettura e si deve scaricare il corretto stage
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Si deve installare una applicazione specifica per la rete, che permetterà la connessione a Internet, la quale non è disponibile sul CD di Installazione Universale ma è supportata (per esempio, si può connettersi a Internet con il CD di Installazione ma i sorgenti necessari non sono disponibili sul CD)
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Si desidera assistenza remota durante una installazione (con SSH o con le conversazioni dirette con IRC)
Chi ha bisogno della rete?
Per scoprire se lo stage3 è disponibile per la propria architettura, si deve vedere nel /mnt/cdrom/stages e controllare se uno degli stage disponibili corrispondono alla propria architettura. Se non è così, si può ancora optare per uno stage3 di una architettura compatibile con la propria.
Se si desidera usare uno stage3 ottimizzato per la propria architettura ma lo stage3 non è disponibile, allora si avrà bisogno della rete per scaricare lo stage3 appropriato.
Se non si ha bisogno della rete, si può saltare il resto di questo capitolo e continuare con Preparazione dei dischi. Se invece si ha bisogno di configurare la rete, continuare con la sezione sotto.
3.b. Rilevamento automatico della rete
Potrebbe già funzionare
Se il sistema è collegato ad una rete Ethernet attraverso un server DHCP, è molto
probabile che la configurazione di rete sia già stata completata automaticamente.
In questo caso è già possibile usufruire dei vari comandi di rete inclusi nel CD di Installazione
quali ssh, scp, ping, irssi, wget, links e
molti altri.
Se la rete è già stata configurata il comando /sbin/ifconfig dovrebbe
elencare alcune interfacce di rete oltre a lo, come ad esempio eth0:
Codice 2.1: Output di /sbin/ifconfig per una configurazione corretta |
# /sbin/ifconfig
eth0 Link encap:Ethernet HWaddr 00:50:BA:8F:61:7A
inet addr:192.168.0.2 Bcast:192.168.0.255 Mask:255.255.255.0
inet6 addr: fe80::50:ba8f:617a/10 Scope:Link
UP BROADCAST RUNNING MULTICAST MTU:1500 Metric:1
RX packets:1498792 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
TX packets:1284980 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
collisions:1984 txqueuelen:100
RX bytes:485691215 (463.1 Mb) TX bytes:123951388 (118.2 Mb)
Interrupt:11 Base address:0xe800
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Opzionale: Configurare i Proxy
Se l'accesso a Internet avviene attraverso un proxy, si potrebbe aver bisogno di configurare i parametri del proxy durante l'installazione. E' molto facile definire un proxy: basta definire una variabile che contiene le informazioni del server proxy.
Nella maggior parte dei casi, si definisce la variabile usando l'hostname del server. Ad esempio, si assuma che il proxy sia chiamato proxy.gentoo.org e che la porta sia la 8080.
Codice 2.2: Definire i server proxy |
# export http_proxy="http://proxy.gentoo.org:8080"
# export ftp_proxy="ftp://proxy.gentoo.org:8080"
# export RSYNC_PROXY="rsync://proxy.gentoo.org:8080"
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Se il proxy richiede una username e una password, si dovrebbe usare la seguente sintassi per la variabile:
Codice 2.3: Aggiungere username/password alla variabile del proxy |
http://username:password@proxy.gentoo.org:8080
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Testare la Rete
Potrebbe essere utile fare il ping sul server DNS dell'ISP (si può trovare in /etc/resolv.conf) e su un sito Web a scelta, per assicurarsi che i pacchetti stiano raggiungendo la rete, che la risoluzione dei domi di dominio stia funzionando correttamente, eccetera.
Codice 2.4: Ulteriore test della rete |
# ping -c 3 www.yahoo.com
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La rete è funzionante? Se è così, si può saltare il resto di questa sezione e continuare con la Preparazione dei Dischi. Se non è così, sfortunatamente, si deve proseguire in altro modo.
3.c. Configurazione Automatica della Rete
Se la rete non funziona immediatamente, alcune modalità di installazione permettono di usare net-setup (per le reti normali o wireless) o adsl-setup (per gli utenti ADSL)
o pptp (per gli utenti PPTP, disponibile solo per sistemi x86).
Se la modalità di installazione non prevede nessuno di questi tool o la rete non funziona ancora, continuare con la Configurazione Manuale della Rete.
Default: Usare net-setup
Il modo più semplice di installare la rete se non è configurata automaticamente è eseguire lo script net-setup:
Codice 3.1: Eseguire lo script net-setup |
# net-setup eth0
|
net-setup pone alcune domande sull'ambiente di rete. Al termine si dovrebbe avere una connessione di rete attiva. Si verifichi il collegamento. Se i test sono positivi, congratulazioni! Si è pronti per installare Gentoo. Saltare il resto di questa sezione e continuare con la Preparazione dei Dischi.
Se la rete ancora non funziona, continuare con la Configurazione Manuale della Rete.
Alternativa: Usare RP-PPPoE
Se c'è bisogno di PPPoE per connettersi a internet, il CD di Installazione (qualsiasi versione) rende le cose facili perchè include rp-pppoe. Usare lo script fornito adsl-setup per configurare la connessione. Viene richiesto di inserire il dispositivo Ethernet che è collegato al modem adsl, lo username e la password, gli IP dei server DNS e se si ha bisogno un firewall di base o meno.
Codice 3.2: Usare rp-pppoe |
# adsl-setup
# adsl-start
|
Se qualcosa andasse storto, ricontrollare di avere digitato correttamente lo username e la password controllando /etc/ppp/pap-secrets o /etc/ppp/chap-secrets e assicurarsi di stare usando il giusto dispositivo ethernet. Se il dispositivo ethernet non esiste, si deve caricare il modulo appropriato di rete. In questo caso si dovrebbe continuare con la Configurazione Manuale della Rete dove si spiega come caricare l'appropriato modulo di rete.
Se funziona tutto, continuare con la Preparazione dei Dischi.
Alternativa: Usare PPTP
Nota:
PPTP è disponibile solo per architettura x86.
|
Se si ha bisogno del supporto PPTP, si può usare pptpclient che è fornito dai CD di Installazione. Ma prima bisogna assicurarsi che la configurazione sia corretta. Modificare /etc/ppp/pap-secrets o /etc/ppp/chap-secrets in modo che contenga la corretta combinazione username/password:
Codice 3.3: Modificare /etc/ppp/chap-secrets |
# nano -w /etc/ppp/chap-secrets
|
Modificare se necessario /etc/ppp/options.pptp:
Codice 3.4: Modificare /etc/ppp/options.pptp |
# nano -w /etc/ppp/options.pptp
|
Quando si è finito, eseguire pptp (con le opzioni che non si possono impostare in options.pptp) per connettere il server:
Codice 3.5: Connessione a un server dial-in |
# pptp <server ip>
|
Ora continuare con la Preparazione dei Dischi.
3.d. Configurazione Manuale della Rete
Caricare gli Appropriati Moduli di Rete
Quando si effettua il boot con il CD di Installazione, quest'ultimo prova a rilevare tutti i dispositivi hardware e carica i moduli (driver) appropriati del kernel per supportare l'hardware. Nella grande maggioranza dei casi, l'operazione ha successo. Tuttavia, in alcuni casi, potrebbe non caricare automaticamente i moduli del kernel di cui si ha bisogno.
Se net-setup o adsl-setup non dessero buoni risultati, si può di sicuro supporre che la scheda di rete non è stata trovata immediatamente. Ciò significa che è necessario caricare gli appropriati moduli del kernel manualmente.
Avvertenza:
Alcuni CD di Installazione sono privi di supporto per i moduli. Ciò significa che tutti i driver
forniti sono già stati caricati. Se la scheda non è stata rilevata è possibile
segnalare un bug agli sviluppatori che aggiornaranno il CD di Installazione.
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Per scoprire quali moduli del kernel sono disponibili per la rete, usare ls:
Codice 4.1: Cercare i moduli disponibili |
# ls /lib/modules/`uname -r`/kernel/drivers/net
|
Se si trova un driver per la scheda di rete, utilizzare modprobe per caricare il modulo del kernel:
Codice 4.2: Utilizzare modprobe per caricare un modulo del kernel |
# modprobe pcnet32
|
Per controllare se la scheda di rete è stata rilevata, eseguire ifconfig. Una scheda di rete rilevata dovrebbe produrre un risultato simile a questo:
Codice 4.3: Test della disponibilità della scheda di rete andato a buon fine |
# ifconfig eth0
eth0 Link encap:Ethernet HWaddr FE:FD:00:00:00:00
BROADCAST NOARP MULTICAST MTU:1500 Metric:1
RX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
TX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
collisions:0 txqueuelen:0
RX bytes:0 (0.0 b) TX bytes:0 (0.0 b)
|
Se invece si riceve il seguente errore, la sheda di rete non è rilevata:
Codice 4.4: Test della disponibilità della scheda di rete non andato a buon fine |
# ifconfig eth0
eth0: error fetching interface information: Device not found
|
Se si possiedono più schede di rete nel sistema, esse vengono etichettate rispettivamente
eth0, eth1, ecc. Assicurarsi che la scheda che si desidera utilizzare sia funzionante
e ricordarsi di utilizzare il nome corretto nelle operazioni successive. Nel resto del documento
si fa riferimento alla scheda eth0.
Una volta rilevata una scheda di rete, si può eseguire di nuovo net-setup o adsl-setup (che adesso dovrebbero funzionare), ma per i puristi ecco come configurare la rete a mano.
Scegliere una delle seguenti sezioni a seconda della propria configurazione:
Usare un DHCP
Il DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) rende possibile ricevere automaticamente le informazioni sulla rete (indirizzo IP, netmask, indirizzo broadcast, gateway, nameserver ecc.). Funziona soltanto se si ha un server DHCP nella rete (o se il provider fornisce un servizio DHCP). Per avere una interfaccia di rete che riceva queste informazioni automaticamente, utilizzare dhcpcd:
Codice 4.5: Utilizzo di dhcpcd |
# dhcpcd eth0
# dhcpcd -HD eth0
|
Se funziona (provare a pingare alcuni server internet, come Google), allora è stato tutto configurato e si è pronti per continuare. Saltare il resto di questa sezione e continuare con la Preparazione dei Dischi.
Preparing for Wireless Access
Nota:
Il supporto per il comando iwconfig è disponibile solo sui CD di Installazione x86, amd64 e ppc. E' possibile comunque mettere in funzione la periferica seguendo le istruzioni del linux-wlan-ng project.
|
Se si sta utilizzando una scheda wireless (802.11), potrebbe essere necessario configurare
i parametri wireless prima di continuare. Per visualizzare gli attuali parametri wireless
della propria scheda è possibile utilizzare iwconfig. una esecuzione di iwconfig
dovrebbe produrre un risultato simile al seguente:
Codice 4.6: Visualizzazione dei parametri wireless |
# iwconfig eth0
eth0 IEEE 802.11-DS ESSID:"GentooNode"
Mode:Managed Frequency:2.442GHz Access Point: 00:09:5B:11:CC:F2
Bit Rate:11Mb/s Tx-Power=20 dBm Sensitivity=0/65535
Retry limit:16 RTS thr:off Fragment thr:off
Power Management:off
Link Quality:25/10 Signal level:-51 dBm Noise level:-102 dBm
Rx invalid nwid:5901 Rx invalid crypt:0 Rx invalid frag:0 Tx
excessive retries:237 Invalid misc:350282 Missed beacon:84
|
Nota:
Alcune schede possono avere un nome come wlan0 o ra0 invece che
eth0. Eseguire iwconfig senza nessun altro parametro per determinare il nome corretto.
|
Per la maggior parte degli utenti sono solo due i parametri importanti da impostare,
l'ESSID (il nome della rete wireless) e la chiave WEP. Se l'ESSID e l'indirizzo dell'access
point visualizzati sono corretti e non si utilizza WEP, la configurazione è completa e
funzionante. Se invece è necessario cambiare ESSID o aggiungere una chiave WEP
è necessario eseguire i seguenti comandi:
Codice 4.7: Cambiare ESSID o aggiungere una chiave WEP |
# iwconfig eth0 essid GentooNode
# iwconfig eth0 key 1234123412341234abcd
# iwconfig eth0 key s:some-password
|
E' possibile ora confermare le proprie impostazioni utilizzando iwconfig.
Una volta che la rete wireless è funzionante è possibile continuare
a configurare le impostazioni del livello IP descritte nella sezione successiva
(Terminologia di rete) o utilizzare
net-setup come descritto in precedenza.
Terminologia di Rete
Nota:
Se si conosce l'indirizzo IP, l'indirizzo broadcast, netmask e nameserver, allora si può saltare questa sottosezione e continuare con la sezione su come Usare ifconfig e route.
|
Se i tentativi precedenti falliscono, è necessario configurare la rete manualmente. Non si deve aver paura, non è difficile. Ma è necessario spiegare un po' di concetti riguardanti la rete per potere essere capaci di configurarla correttamente. Questo paragrafo illustra brevemente cosa sia un gateway, a cosa serva la netmask, come sia formato un indirizzo broadcast e perchè ci sia bisogno dei nameserver.
In una rete, gli host sono identificati dai loro indirizzi IP (indirizzi Internet Protocol). Un indirizzo è una combinazione di 4 numeri tra 0 e 255. Almeno così lo percepiamo. In realtà, un indirizzo IP consiste di 32 bits (1 e 0). Ecco un esempio:
Codice 4.8: Esempio di un indirizzo IP |
IP Address (numbers): 192.168.0.2
IP Address (bits): 11000000 10101000 00000000 00000010
-------- -------- -------- --------
192 168 0 2
|
Un indirizzo IP deve essere unico per ogni host perchè le reti siano accessibili (in pratica tutti gli host che si possono raggiungere devono avere un indirizzo IP unico). Per potere fare una distinzione tra host dentro una rete, e host fuori una rete, l'indirizzo IP è diviso in due parti: la parte di network e la parte di host.
La separazione è demarcata tramite la netmask, un insieme di 1 seguito da un insieme di 0. La parte di IP corrispondente agli 1 è la parte di network, l'altra è la parte di host. Di solito, la netmask può essere scritta come un indirizzo IP.
Codice 4.9: Esempio della separazione network/host |
IP-address: 192 168 0 2
11000000 10101000 00000000 00000010
Netmask: 11111111 11111111 11111111 00000000
255 255 255 0
+--------------------------+--------+
Network Host
|
In altre parole, 192.168.0.14 fa ancora parte della rete dell'esempio, ma 192.168.1.2 no.
L'indirizzo broadcast è un indirizzo IP con la stessa parte di network, ma con solo una parte di host. Ogni host sulla rete ascolta questo indirizzo IP. Serve per i pacchetti di broadcast.
Codice 4.10: Indirizzo broadcast |
IP-address: 192 168 0 2
11000000 10101000 00000000 00000010
Broadcast: 11000000 10101000 00000000 11111111
192 168 0 255
+--------------------------+--------+
Network Host
|
Per potere navigare su internet, è necessario sapere quale host condivida la connessione a Internet. Questo host è chiamato gateway. E' un normale host ed ha un normale indirizzo IP (per esempio 192.168.0.1).
In precedenza si è detto che ogni host ha il suo indirizzo IP. Per potere raggiungere questo host tramite un nome (anzichè un indirizzo IP) è necessario un servizio che traduce un nome (come dev.gentoo.org) in un indirizzo IP (come 64.5.62.82). Questo servizio è chiamato name service. Per utilizzarlo si deve definire il nameserver in /etc/resolv.conf.
In alcuni casi, il gateway serve come nameserver. Altrimenti si dovrà inserire il nameserver fornito dall'ISP.
Per riassumere, si ha bisogno delle seguenti informazioni prima di continuare:
| Elemento di rete |
Esempio |
| Indirizzo IP |
192.168.0.2 |
| Netmask |
255.255.255.0 |
| Broadcast |
192.168.0.255 |
| Gateway |
192.168.0.1 |
| Nameserver(s) |
195.130.130.5, 195.130.130.133 |
Usare ifconfig e route
Installare la rete consiste di tre passi. Nel primo si assegna l'indirizzo IP con ifconfig. Nel secondo si configura il routing verso gateway con route. Nel terzo infine si inserisce l'IP dei nameserver in /etc/resolv.conf.
Per assegnare un indirizzo IP, si avrà bisogno dell'indirizzo IP da assegnare, dell'indirizzo broadcast e della netmask. Eseguire il seguente comando, sostituendo ${IP_ADDR} con l'indirizzo IP, ${BROADCAST} con l'indirizzo broadcast e ${NETMASK} con la netmask:
Codice 4.11: Usare ifconfig |
# ifconfig eth0 ${IP_ADDR} broadcast ${BROADCAST} netmask ${NETMASK} up
|
Ora installare il routing con route. Sostituire ${GATEWAY} con l'indirizzo IP del gateway:
Codice 4.12: Usare route |
# route add default gw ${GATEWAY}
|
Aprire /etc/resolv.conf con un editor qualsiasi (per esempio nano):
Codice 4.13: Creare /etc/resolv.conf |
# nano -w /etc/resolv.conf
|
Inserire i nameserver secondo il seguente esempio. Assicurarsi di sostituire ${NAMESERVER1} e ${NAMESERVER2} con gli appropriati indirizzi dei nameserver:
Codice 4.14: Esempio di /etc/resolv.conf |
nameserver ${NAMESERVER1}
nameserver ${NAMESERVER2}
|
Testare la rete con il ping di alcuni server Internet (come Google). Se funziona, congratulazioni, si è pronti per installare Gentoo. Continuare con la Preparazione dei Dischi.
4. Preparazione dei dischi
4.a. Introduzione ai dispositivi a blocchi
Dispositivi a blocchi
Si dà ora un'occhiata approfondita agli aspetti relativi ai dischi in Gentoo Linux e in Linux in generale, tra cui i filesystem Linux, le partizioni e i dispositivi a blocchi. Quindi, una volta acquisita familiarità con i dischi e i filesystem, si viene guidati attraverso il processo di configurazione delle partizioni e dei filesystem per l'installazione di Gentoo Linux.
Per cominciare, si introducono i dispositivi a blocchi. Il dispositivo a blocchi più famoso è molto probabilmente quello che rappresenta la prima unità IDE in un sistema Linux, /dev/hda. Se il sistema usa dischi SCSI, allora il primo disco fisso dovrebbe essere /dev/sda.
I dispositivi a blocchi rappresentano un'interfaccia astratta ai dischi. I programmi utente possono usare questi dispositivi a blocchi per interagire con i dischi, senza doversi chiedere se si tratta di unità IDE, SCSI o di qualsiasi altro tipo. Il programma può semplicemente indirizzare la memorizzazione su disco attraverso dei blocchi contigui, accessibili in modalità random, e di dimensione pari a 512 byte ciascuno.
Partizioni e slices
Nonostante sia possibile usare un intero disco per il sistema Linux, ciò non è quasi mai messo in pratica. Invece, i dispositivi a blocchi del disco sono divisi in parti più piccole e più maneggevoli. Sui sistemi amd64 queste parti sono chiamate partizioni.
Partizioni
Le partizioni sono divise in tre tipi: primarie, estese e logiche.
Una partizione primaria è una partizione che ha le sue informazioni memorizzate nel MBR (master boot record). Poichè MBR è molto piccolo (512 byte), possono essere definite solo quattro partizioni primarie (per esempio, da /dev/hda1 a /dev/hda4).
Una partizione estesa è una speciale partizione primaria (cioè deve essere una delle quattro), che contiene altre partizioni. In origine non esisteva una tale partizione, ma poichè quattro partizioni erano troppo poche, è stata data la possibilità di estendere lo schema di formattazione senza perdere la compatibilità.
Una partizione logica è una partizione compresa dentro la partizione estesa. Le informazioni di una partizione logica non sono disposte nel MBR, ma sono dichiarate nella partizione estesa.
4.b. Impostare uno schema di partizionamento
Schema di partizionamento di default
Se non si è interessati a elaborare uno schema di partizionamento per il sistema, si può usare quello di questo Manuale:
| Partizione |
Filesystem |
Grandezza |
Descrizione |
| /dev/hda1 |
ext2 |
32M |
Partizione di boot |
| /dev/hda2 |
(swap) |
512M |
Partizione swap |
| /dev/hda3 |
ext3 |
Resto dello spazio su disco |
Partizione root |
Se si è interessati ad avere informazioni su quanto dovrebbe essere grande una partizione (o volume logico), o anche su quante partizioni (o volumi) si ha bisogno, seguono alcuni suggerimenti. Altrimenti continuare con il Usare fdisk per partizionare il disco.
Numero e dimensione delle partizioni
Il numero delle partizioni è altamente dipendente sull'ambiente. Per esempio, se si hanno molti utenti su una stessa macchina, molto probabilmente si desidera tenere separate le directory /home, aumentando così la sicurezza e rendendo più facile il backup. Se si sta installando Gentoo per utilizzarlo da mailserver, /var dovrebbe essere separata poichè tutta la posta viene memorizzata in essa. Una buona scelta del filesystem è quella che massimizza le prestazioni. I gameserver è bene che abbiano una partizione separata per /opt, visto che la maggior parte dei server di gioco sono installati li. La stessa cosa vale per /home: sicurezza e backup. Si dovrebbe tenere una grande /usr: questa contiene non solo la maggior parte delle applicazioni, il solo Portage tree occupa 500 MB di spazio, esclusi i sorgenti che sono in esso.
Come si è visto, molto dipende da cosa si desidera realizzare. Partizioni o volumi separati hanno i seguenti vantaggi:
-
Si può scegliere il filesystem con maggiori prestazioni per ogni partizione o volume
-
L'intero sistema non può esaurire lo spazio libero se un tool malfunzionante scrive all'infinito su una partizione od un volume
-
Nel caso si rendano necessari, i controlli sul filesystem sono ridotti, poichè possono essere condotti in parallelo diverse analisi (questo vantaggio è più per i dischi multipli che per le partizioni multiple)
-
La sicurezza può essere aumentata montando alcune partizioni o volumi in sola lettura, nosuid (i bit setuid vengono ignorati), noexec (i bit executable sono ignorati) etc.
Le partizioni multiple hanno però un grosso svantaggio: se non sono configurate correttamente, si potrebbe avere un sistema con molto spazio libero su una partizione e poco su un'altra. C'è anche un limite di 15 partizioni per SCSI e SATA.
Come esempio di partizionamento, ecco quello di un disco da 20GB, usato come un laptop di dimostrazione (contenente webserver, mailserver, gnome, ...):
Codice 2.1: Esempio di uso del filesystem |
Filesystem Type Size Used Avail Use% Mounted on
/dev/hda5 ext3 509M 132M 351M 28% /
/dev/hda2 ext3 5.0G 3.0G 1.8G 63% /home
/dev/hda7 ext3 7.9G 6.2G 1.3G 83% /usr
/dev/hda8 ext3 1011M 483M 477M 51% /opt
/dev/hda9 ext3 2.0G 607M 1.3G 32% /var
/dev/hda1 ext2 51M 17M 31M 36% /boot
/dev/hda6 swap 516M 12M 504M 2% <not mounted>
|
/usr è quasi pieno (83% dello spazio già in uso), ma una volta installato tutto il software, non cresce molto. Per /var si può pensare che lo spazio assegnato sia troppo. Ma Gentoo compila tutti i programmi in /var/tmp/portage, quindi si dovrebbe avere /var con almeno 1GB libero se non si vogliono compilare grandi programmi e oltre 3GB liberi per compilare KDE e OpenOffice.org.
4.c. Usare fdisk per partizionare il disco
La parte seguente spiega come creare lo schema di partizione di esempio descritto precedentemente:
| Partizione |
Descrizione |
| /dev/hda1 |
Partizione di boot |
| /dev/hda2 |
Partizione swap |
| /dev/hda3 |
Partizione root |
Cambiare le partizioni in base alle proprie impostazioni.
Vedere la disposizione delle partizioni
fdisk è un tool popolare e potente per dividere il disco in partizioni. Eseguire fdisk per il disco (nell'esempio si usa /dev/hda):
Codice 3.1: Eseguire fdisk |
# fdisk /dev/hda
|
Si visualizzerà un prompt come questo:
Codice 3.2: Prompt di fdisk |
Command (m for help):
|
Digitare p per visualizzare le attuali partizioni presenti sul disco:
Codice 3.3: Un esempio di partizionamento |
Command (m for help): p
Disk /dev/hda: 240 heads, 63 sectors, 2184 cylinders
Units = cylinders of 15120 * 512 bytes
Device Boot Start End Blocks Id System
/dev/hda1 1 14 105808+ 83 Linux
/dev/hda2 15 49 264600 82 Linux swap
/dev/hda3 50 70 158760 83 Linux
/dev/hda4 71 2184 15981840 5 Extended
/dev/hda5 71 209 1050808+ 83 Linux
/dev/hda6 210 348 1050808+ 83 Linux
/dev/hda7 349 626 2101648+ 83 Linux
/dev/hda8 627 904 2101648+ 83 Linux
/dev/hda9 905 2184 9676768+ 83 Linux
Command (m for help):
|
Questo disco è configurato per avere sette filesystem Linux (chiamati "Linux" nelle corrispondenti partizioni) e una partizione swap (chiamata "Linux swap").
Rimuovere tutte le partizioni
Si procede ora alla rimozione dal disco di tutte le partizioni esistenti. Digitare d per eliminare una partizione. Per esempio, per eliminare /dev/hda1:
Codice 3.4: Eliminare una partizione |
Command (m for help): d
Partition number (1-4): 1
|
E' stata memorizzata l'eliminazione della partizione. Non si rivedrà più se si digiterà p, ma non sarà eliminata fino a quando non si salveranno i cambiamenti. Se si è commesso un errore e si vuole uscire senza salvare, digitare q e invio e la partizione non sarà tolta.
Ora, se si desidera effettivamente eliminare tutte le partizioni sul sistema, digitare p per visualizzare l'elenco delle partizioni, e poi digitare d seguito dal numero della partizione, per eliminarle. Il risultato è una tabella con nessuna partizione:
Codice 3.5: Tabella con nessuna partizione |
Disk /dev/hda: 30.0 GB, 30005821440 bytes
240 heads, 63 sectors/track, 3876 cylinders
Units = cylinders of 15120 * 512 = 7741440 bytes
Device Boot Start End Blocks Id System
Command (m for help):
|
Ora che la tabella è vuota, si è pronti a creare le partizioni. Come esempio, si fa riferimento allo schema di partizionamento visto precedentemente: non si deve seguire queste istruzioni alla lettera se non si desidera implementare lo stesso schema.
Creare la partizione di boot
Per prima cosa, si crei una piccola partizione di boot. Digitare n per creare una nuova partizione, poi p per selezionare una partizione primaria, seguito da 1 per selezionare la prima partizione primaria. Quando si visualizza il prompt per il primo cilindro, premere enter. Quando si visualizza il prompt per l'ultimo cilindro, digitare +32M per creare una partizione di 32 Mbyte:
Codice 3.6: Creare la partizione di boot |
Command (m for help): n
Command action
e extended
p primary partition (1-4)
p
Partition number (1-4): 1
First cylinder (1-3876, default 1):
Using default value 1
Last cylinder or +size or +sizeM or +sizeK (1-3876, default 3876): +32M
|
Quando si digita p, si dovrebbe vedere la seguente partizione:
Codice 3.7: Partizione di boot creata |
Command (m for help): p
Disk /dev/hda: 30.0 GB, 30005821440 bytes
240 heads, 63 sectors/track, 3876 cylinders
Units = cylinders of 15120 * 512 = 7741440 bytes
Device Boot Start End Blocks Id System
/dev/hda1 1 14 105808+ 83 Linux
|
E' necessario rendere questa partizione avviabile. Digitare a per rendere avviabile questa partizione e selezionare 1. Se si preme di nuovo p, si noterà che un * è posto nella colonna "Boot".
Creare la partizione swap
Si procede ora alla creazione della partizione swap. Per farlo, digitare n per creare una nuova partizione, poi p per dire a fdisk che si desidera creare una partizione primaria. Digitare 2 per creare la seconda partizione primaria, /dev/hda2. Quando si visualizza il prompt per il primo cilindro, premere invio. Quando si visualizza il prompt per l'ultimo cilindro, digitare +512M per creare una partizione di 512MB. Dopo aver fatto questo, digitare t per impostare il tipo di partizione, 2 per selezionare la partizione che si è creata e infine 82 per impostare il tipo di partizione a "Linux Swap". Finiti questi passaggi, digitando p si dovrebbe avere una tabella partizionata simile a questa:
Codice 3.8: Elenco delle partizioni dopo aver creato la partizione swap |
Command (m for help): p
Disk /dev/hda: 30.0 GB, 30005821440 bytes
240 heads, 63 sectors/track, 3876 cylinders
Units = cylinders of 15120 * 512 = 7741440 bytes
Device Boot Start End Blocks Id System
/dev/hda1 * 1 14 105808+ 83 Linux
/dev/hda2 15 81 506520 82 Linux swap
|
Creare la partizione root
Si procede ora alla creazione della partizione root. Digitare n per creare una nuova partizione, poi p per dire a fdisk che si vuole una partizione primaria. Digitare 3 per creare la terza partizione primaria, /dev/hda3. Quando si visualizza il prompt per il primo cilindro, premere invio. Quando si visualizza il prompt per l'ultimo cilindro, premere invio per creare una partizione che occupi il resto dello spazio su disco. Infine, digitando p si dovrebbe avere una tabella partizionata simile a questa:
Codice 3.9: Elenco delle partizioni dopo aver creato la partizione root |
Command (m for help): p
Disk /dev/hda: 30.0 GB, 30005821440 bytes
240 heads, 63 sectors/track, 3876 cylinders
Units = cylinders of 15120 * 512 = 7741440 bytes
Device Boot Start End Blocks Id System
/dev/hda1 * 1 14 105808+ 83 Linux
/dev/hda2 15 81 506520 82 Linux swap
/dev/hda3 82 3876 28690200 83 Linux
|
Salvare lo schema delle partizioni
Per salvare lo schema delle partizioni e uscire da fdisk, digitare w.
Codice 3.10: Salvare e uscire da fdisk |
Command (m for help): w
|
Ora che le partizioni sono create, si può continuare con la sezione riguardante come Creare i filesystem.
4.d. Creare i filesystem
Introduzione
Ora che le partizioni sono state create, è il momento di inserire il filesystem. Se non si è interessati alla scelta del filesystem e vanno bene quelli che si usano di default in questo Manuale, continuare con la sezione su come Applicare un filesystem a una partizione. Altrimenti ecco una descrizione dei filesystem disponibili.
Filesystem
Sono disponibili molti filesystem. Alcuni sono stabili sull'architettura amd64, altri no. I seguenti filesystem sono stabili: ext2 e ext3. jfs e reiserfs potrebbero funzionare ma hanno bisogno di più test. E' consigliato solo agli avventurosi provare i filesystem non supportati.
ext2 è il vero e proprio filesystem di Linux ma non possiede il supporto per il metadata journaling, il che significa che le routine che effettuano all'avvio i controlli sul filesystem ext2 possono impiegare diverso tempo. Al momento esiste una scelta abbastanza ampia di filesystem journaled di nuova generazione che sono in grado di effettuare controlli sulla consistenza molto velocemente e sono generalmente preferiti alle controparti non-journaled. I filesystem journaled prevengono i lunghi tempi di attesa che solitamente si riscontrano quando viene riavviato il sistema e il filesystem si trova in uno stato inconsistente.
ext3 è la versione journaled del filesystem ext2, fornisce il metadata journaling per un veloce recupero dei dati in aggiunta ad altre caratteristiche di journaling avanzate come full data e ordered data journaling. ext3 è un filesystem davvero molto valido e affidabile. Ha una ulteriore opzione di indice hashed b-tree che abilita alte prestazioni in quasi tutte le situazioni. Si può abilitare questo indice aggiungendo -O dir_index al comando mke2fs. In poche parole, ext3 è un filesystem eccellente.
ReiserFS è un filesystem basato su B*-tree che offre ottime performance generali e si dimostra notevolmente superiore a ext2 e ext3 con file di piccole dimensioni (file minori di 4k), spesso di un fattore 10-15. ReiserFS scala inoltre molto bene e supporta il metadata journaling. Dal kernel 2.4.18 in poi, ReiserFS ha raggiunto la solidità che lo porta a essere caldamente raccomandato sia per un uso generico che per casi estremi come la creazione di grandi filesystem, l'uso su molti file piccoli, file molto grandi e directory contenenti decine di migliaia di file.
XFS è un filesystem con metadata journaling che si presenta con un robusto insieme di caratteristiche ed è ottimizzato per la scalabilità. Se ne raccomanda l'uso su sistemi Linux dotati di unità di memorizzazione con canali in fibra o high-en SCSI e alimentazione continua. Data l'aggressività con la quale XFS si serve della cache in RAM per i dati in transito, programmi progettati in modo non adeguato (quelli che non prendono precauzioni quando scrivono file su disco, e ce ne sono diversi) possono perdere una discreta quantità di dati se il sistema si arresta in modo inaspettato.
JFS è il filesystem con journaling ad alte prestazioni di IBM. E' stato recentemente giudicato pronto per il mercato, ma ad oggi non è stato sufficientemente testato per fare commenti positivi o negativi sulla sua stabilità generale.
Applicare un filesystem a una partizione
Per creare un filesystem su una partizione o volume, sono disponibili tool per ogni filesystem possibile:
| Filesystem |
Comando per la creazione |
| ext2 |
mke2fs |
| ext3 |
mke2fs -j |
| reiserfs |
mkreiserfs |
| xfs |
mkfs.xfs |
| jfs |
mkfs.jfs |
Per esempio, per avere la partizione di boot (/dev/hda1) ext2 e la partizione root (/dev/hda3) ext3, si usa:
Codice 4.1: Applicare un filesystem su una partizione |
# mke2fs /dev/hda1
# mke2fs -j /dev/hda3
|
Ora si procede alla creazione dei filesystem sulle partizioni create precedentemente.
Attivare la partizione swap
mkswap è il comando usato per inizializzare le partizioni swap:
Codice 4.2: Creare una signature swap |
# mkswap /dev/hda2
|
Per attivare la partizione swap, usare swapon:
Codice 4.3: Attivare la partizione swap |
# swapon /dev/hda2
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Creare e attivare swap subito.
4.e. Montare
Ora che le partizioni sono inizializzate e hanno un filesystem, è il momento di montarle. Usare il comando mount. Non dimenticarsi di creare le necessarie directory di mount per ogni partizione creata. Come esempio si monta la partizione root e boot:
Avvertenza:
Per un bug nel pacchetto e2fsprogs, è necessario specificare l'opzione mount -t ext3 se si sta usando un filesystem ext3.
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Codice 5.1: Montare le partizioni |
# mount /dev/hda3 /mnt/gentoo
# mount -t ext3 /dev/hda3 /mnt/gentoo
# mkdir /mnt/gentoo/boot
# mount /dev/hda1 /mnt/gentoo/boot
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Nota:
Se si vuole che /tmp risieda in una partizione separata, assicurarsi di cambiare i permessi dopo il mount: chmod 1777 /mnt/gentoo/tmp. Questo vale anche per /var/tmp.
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E' necessario inoltre montare il filesystem proc (una interfaccia virtuale con il kernel) su /proc. Ma prima si devono mettere i file sulle partizioni.
Continuare con Copia dei file di installazione di Gentoo.
5. Copia dei file di installazione di Gentoo
5.a. Installazione di uno stage
Impostare la data e l'ora
Prima di continuare è necessario controllare la data e l'ora ed aggiornarle. Un
orologio impostato male può portare problemi in futuro.
Per visualizzare l'ora e la data attuali eseguire date:
Codice 1.1: Verificare la data e l'ora |
# date
Fri Mar 29 16:21:18 CEST 2005
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Se la data o l'ora fossero errate, è possibile aggiornarle utilizzando il comando
date MMDDhhmmCCYY ( dove M è il mese, D è il giorno, h l'ora, m il monuto, C il secolo e
Y l'anno). Ad esempio per impostare la data al 29 marzo 2005 e l'ora alle 16:21:
Codice 1.2: Impostare data e ora |
# date 032916212005
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Individuare lo stage3
Se si è configurata la rete perchè si deve scaricare uno stage3 per la propria architettura, continuare con Alternativa: Scaricare uno stage3 da Internet. Se non si ha bisogno di scaricarlo, leggere Default: Usare uno stage3 dal CD di Installazione.
5.b. Default: Usare uno stage3 dal CD di Installazione
Estrazione delo stage
Gli stage sul CD risiedono nella directory /mnt/cdrom/stages. Per vedere un elenco degli stage disponibili, usare ls:
Codice 2.1: Elenco di tutti gli stage disponibili |
# ls /mnt/cdrom/stages
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Se il sistema risponde con un errore, si dovrebbe montare il CD-ROM prima:
Codice 2.2: Montare il CD-ROM |
# ls /mnt/cdrom/stages
ls: /mnt/cdrom/stages: No such file or directory
# mount /dev/cdroms/cdrom0 /mnt/cdrom
# ls /mnt/cdrom/stages
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Andare ora sul punto di mount di Gentoo (di solito /mnt/gentoo):
Codice 2.3: Cambiamento della directory a /mnt/gentoo |
# cd /mnt/gentoo
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Estrarre ora lo stage scelto. E' possibile farlo con il tool GNU tar. Assicurarsi di usare le stesse opzioni (-xvjpf)! La x significa di Estrarre, v di Visualizzare le operazioni ed è opzionale, j di Decomprimere con bzip2, p di Preservare i permessi dei file, f di Estrarre da file e non da input. Nel prossimo esempio, si estrae lo stage stage3-<subarch>-2005.0.tar.bz2. Assicurarsi ancora di sostituire il nome del file del tarball con quello scelto.
Codice 2.4: Estrarre lo stage |
# tar -xvjpf /mnt/cdrom/stages/stage3-<subarch>-2005.0.tar.bz2
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Ora si è pronti per procedere con la prossima sezione riguardante come Installare Portage.
5.c. Alternativa: Scaricare uno stage3 da Internet
Scaricare lo stage
Andare al punto sul quale si è montato il filesystem (molto probabilmente /mnt/gentoo):
Codice 3.1: Andare al mountpoint di Gentoo |
# cd /mnt/gentoo
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Secondo la modalità di installazione, sono disponibili un paio di tool per scaricare lo stage. Se si ha links2, allora si può visitare immediatamente la lista dei mirror di Gentoo e scegliere un mirror vicino.
Se non si dispone di links2, si dovrebbe poter almeno contare su lynx. Se è necessario un proxy, esportare le variabili http_proxy e ftp_proxy:
Codice 3.2: Impostare i proxy per lynx |
# export http_proxy="http://proxy.server.com:port"
# export ftp_proxy="http://proxy.server.com:port"
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D'ora in poi si suppone che l'utente utilizzi links2.
Selezionare la directory releases/, seguita dall'architettura (per esempio x86/), dalla versione di Gentoo (2005.0/), e infine la directory stages/. Si dovrebbero vedere tutti gli stage disponibili per l'architettura, eventualmente suddivisi in sottodirectory a seconda della sottoarchitettura. Selezionarne uno e premere D per scaricarlo. Quando si è finito, premere Q per chiudere il browser.
Codice 3.3: Cercare i mirror con links2 |
# links2 http://www.gentoo.org/main/en/mirrors.xml
# links2 -http-proxy proxy.server.com:8080 http://www.gentoo.org/main/en/mirrors.xml
|
Se si desidera controllare l'integrità dello stage scaricato, usare md5sum e confrontare l'output con il checksum MD5 fornito sul mirror. Ad esempio per controllare la validit di un pacchetto x86:
Codice 3.4: Controllare l'integrità di un tarball dello stage |
# md5sum -c stage3-x86-2005.0.tar.bz2.md5
stage3-x86-2005.0.tar.bz2: OK
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Estrazione dello stage
Decomprimere ora lo stage nel sistema. Utilizzare l'utility tar di GNU per procedere poichè è il metodo più facile:
Codice 3.5: Estrazione dello stage |
# tar -xvjpf stage3-*.tar.bz2
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Assicurarsi di usare le stesse opzioni (-xvjpf). La x significa di Estrarre, v di Visualizzare le operazioni ed è opzionale, j di Decomprimere con bzip2, p di Preservare i permessi dei file, f di Estrarre da file e non da input.
Ora si è pronti per procedere con la prossima sezione riguardante come Installare Portage.
5.d. Installazione di Portage
Estrarre lo snapshot di Portage
Ora è necessario procedere all'installazione dello snapshot di Portage: si tratta di un archivio
che contiene tutti i software che è possibile installare con le relative informazioni.
Estrarre lo snapshot dal CD di Installazione
Per installare lo snapshot, guardare in /mnt/cdrom/snapshots/ per vedere quale snapshot è disponibile:
Codice 4.1: Posizionarsi sul punto di mount |
# cd /mnt/gentoo
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Codice 4.2: Controllare /mnt/cdrom/snapshot |
# ls /mnt/cdrom/snapshots
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Estrarre lo snapshot con il seguente comando. Assicurarsi di usare le stesse opzioni con tar. La -C è maiuscola. Nel prossimo esempio si usa portage-<data>.tar.bz2 come filename dello snapshot. Sostituire lo snapshot con quello che è sul proprio CD di Installazione.
Codice 4.3: Estrazione dello snapshot di Portage |
# tar -xvjf /mnt/cdrom/snapshots/portage-<data>.tar.bz2 -C /mnt/gentoo/usr
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Copiare gli archivi di codice sorgente
Si deve copiare tutto il codice sorgente dal CD di Installazione Universale.
Codice 4.4: Copiare il codice sorgente |
# mkdir /mnt/gentoo/usr/portage/distfiles
# cp /mnt/cdrom/distfiles/* /mnt/gentoo/usr/portage/distfiles/
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5.e. Configurare le opzioni di compilazione
Introduzione
Per ottimizzare Gentoo, si possono impostare alcune variabili che hanno effetto sul comportamento di Portage. Tutte queste variabili possono essere impostate come variabili di ambiente (usando export), ma non in modo permanente. Per mantenere le impostazioni, Portage fornisce il file di configurazione /etc/make.conf. E' il file da modificare adesso.
Nota:
Un elenco commentato di tutte le variabili possibili si trova in /mnt/gentoo/etc/make.conf.example. Ma per una installazione di Gentoo è soltanto necessario impostare le variabili che sono menzionate sotto.
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Si prenda il proprio editor preferito (in questa guida si usa nano) per poter cambiare le variabili di ottimizzazione che di cui si sta trattando.
Codice 5.1: Aprire /etc/make.conf |
# nano -w /mnt/gentoo/etc/make.conf
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Come è evidente, il file make.conf.example è strutturato in modo molto semplice: le righe commentate iniziano con "#", le altre righe definiscono le variabili, usando la sintassi VARIABILE="valore". Molte di queste variabili vengono trattate in seguito.
Avvertenza:
Non fare nessuna modifica alla variabile USE se si sta facendo una installazione con stage3 con GRP. Si può cambiare la variabile USE dopo aver installato il pacchetto che si desidera.
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CHOST
Avvertenza:
Anche se potrebbe essere interessante, gli utenti che non hanno scelto lo stage1, non devono cambiare le impostazioni CHOST in make.conf. Facendolo si può rendere il sistema inutilizzabile. Di nuovo: cambiare questa variabile esclusivamente se si sta utilizzando l'installazione con lo stage1.
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L'installazione senza supporto di rete utilizza esclusivamente stage3. Non modificare la variabile
CHOST!
CFLAGS e CXXFLAGS
Le variabili CFLAGS e CXXFLAGS definiscono le opzioni di ottimizzazione per i compilatori C e C++ rispettivamente di gcc. Anche se qui vengono definite in generale, le massime performance si ottengono quando si impostano le variabili per ogni programma separatamente perchè ogni programma è differente.
In make.conf si dovrebbero definire le impostazioni di ottimizzazione che si ritiene possano rendere il sistema più reattivo in generale. Non mettere impostazioni sperimentali in questa variabile; troppa ottimizzazione può far funzionare male i programmi (crash, o peggio ancora, malfunzionamento).
Non vengono spiegate tutte le possibili opzioni di ottimizzazione. Chi volesse conoscerle, legga il Manuale Online GNU o la pagina di informazioni gcc (info gcc -- funziona solo su un sistema Linux). Lo stesso file make.conf.example contiene molti esempi e informazioni da consultare.
Una prima impostazione è la flag -march=, che specifica il nome dell'architettura. Le possibili opzioni sono descritte nel file make.conf.example (come commenti). Per esempio, per l'architettura x86 Athlon XP:
Codice 5.2: Impostazione della flag march di GCC |
-march=athlon-xp
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Una seconda impostazione è la flag -O (o maiuscola, non zero), che specifica la classe di ottimizzazione di gcc. Possibili classi sono s (per ottimizzazioni di formato), O (per nessuna ottimizzazione), 1, 2 o 3 per più ottimizzazioni di velocità (ogni classe ha le stesse flag di quella precedente, più alcuni extra). Per esempio, per una ottimizzazione di classe 2:
Codice 5.3: L'impostazione O di GCC |
-O2
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Altre flag di ottimizzazione molto usate sono -pipe (si usa pipe piuttosto che i file temporanei, per la comunicazione tra i vari stage di compilazione).
L'utilizzo di -fomit-frame-pointer (che non tiene il puntatore al frame per funzioni che non ne hanno bisogno) potrebbe avere serie ripercussioni nel caso sia necessario effettuare il debug dell'applicazione.
Quando si definiscono CFLAGS e CXXFLAGS, si dovrebbero mettere insieme molte flag di ottimizzazione, come nel seguente esempio:
Codice 5.4: Definizione delle variabili CFLAGS e CXXFLAGS |
CFLAGS="-march=athlon-xp -pipe -O2"
CXXFLAGS="${CFLAGS}"
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MAKEOPTS
Con MAKEOPTS si definisce quante compilazioni parallele sono possibili quando si installa un pacchetto. Il numero suggerito è il numero di CPU più uno, ma non è detto che sia l'impostazione migliore.
Codice 5.5: MAKEOPTS per un normale sistema con 1-CPU |
MAKEOPTS="-j2"
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Pronti
Aggiornare /mnt/gentoo/etc/make.conf in base alle proprie preferenze, e salvarlo. Si è ora pronti per continuare con l'Effettuare il chroot in un sistema base Gentoo.
6. Effettuare il chroot in un sistema base Gentoo
6.a. Effettuare il chroot
Montare il filesystem proc
Montare il filesystem /proc su /mnt/gentoo/proc per permettere all'installazione di usare informazioni fornite dal kernel anche dentro l'ambiente in cui si è effettuato il chroot.
Codice 1.1: Montare /proc |
# mount -t proc none /mnt/gentoo/proc
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Opzionale: Copiare le informazioni del DNS
Se si è configurata la rete per scaricare lo stage appropriato da Internet, si devono copiare le informazioni del DNS da /etc/resolv.conf a /mnt/gentoo/etc/resolv.conf. Questo file contiene i nameserver che il proprio sistema userà per risolvere i nomi agli indirizzi IP.
Codice 1.2: Copiare le informazioni del DNS |
# cp -L /etc/resolv.conf /mnt/gentoo/etc/resolv.conf
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Entrare nel nuovo ambiente
Adesso che tutte le partizioni sono pronte e che l'ambiente di base è installato, è arrivato il momento di entrare nel nuovo ambiente di installazione effettuando il chroot. Significa che ci si sposta dall'attuale ambiente di installazione al sistema di installazione nel proprio sistema (nelle partizioni create).
Il chroot è costituito di tre parti. Nella prima si cambia root, da / (sul supporto di installazione) a /mnt/gentoo (nelle partizioni create), usando chroot. Nella seconda si crea un nuovo ambiente usando env-update, il quale inizializza le variabili di ambiente. Nella terza si caricano queste variabili in memoria, con source.
Codice 1.3: Chroot nel nuovo ambiente |
# chroot /mnt/gentoo /bin/bash
# env-update
* Caching service dependencies...
# source /etc/profile
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Congratulazioni! Da adesso si è dentro Gentoo Linux. Naturalmente la fine dell'installazione è lontana, poichè mancano ancora alcune sezioni.
6.b. Configurare la variabile USE
Cosa è la variabile USE?
USE è una delle variabili più potenti che Gentoo fornisce agli utenti. Molti programmi possono essere compilati con o senza il supporto opzionale per certi elementi. Per esempio, alcuni programmi possono essere compilati con il supporto per gtk, o con il supporto per qt. Altri con o senza il supporto per SSL. Alcuni programmi possono essere compilati con il suporto per framebuffer (svgalib), anzichè con quello per X11 (server X).
La maggior parte delle distribuzioni compila i propri pacchetti con il più alto supporto possibile, aumentando le dimensioni dei programmi e il tempo di avvio, per non parlare dell'enorme quantità di dipendenze. Con Gentoo si può definire con quali opzioni un pacchetto deve essere compilato. Questa è la funzione di USE.
Nella variabile USE si definiscono keywords che vengono poi tradotte in opzioni di compilazione. Per esempio, ssl abilita il supporto ssl nei programmi che lo supportano. -X (notare il trattino davanti) rimuove il supporto per il server X. gnome gtk -kde -qt abilita i programmi al supporto gnome (e gtk), ma non a quello kde (e qt), rendendo il sistema ottimizzato per GNOME.
Modificare la variabile USE
Avvertenza:
Non fare nessuna modifica alla variabile USE se si vogliono usare i pacchetti precompilati (GRP). Si può cambiare la variabile USE dopo aver installato i pacchetti che si desiderano.
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Le impostazioni di default di USE sono conservate nel file /etc/make.profile/make.defaults. Quello che si mette in /etc/make.conf è calcolato da queste impostazioni di default. Se si aggiunge qualcosa alle impostazioni di USE, si aggiunge anche all'elenco di default. Se si rimuove qualcosa dalle impostazioni di USE (mettendo un trattino davanti), si rimuove dall'elenco di default (se era nell'elenco). Non si deve cambiare mai nessuna opzione nella directory /etc/make.profile; in quanto essa viene sovrascritta quando si aggiorna Portage.
Una descrizione completa di USE si trova nella seconda parte del Manuale Gentoo, USE flag. Una descrizione completa sulle flag USE disponibili si trova in /usr/portage/profiles/use.desc.
Codice 2.1: Vedere le flag USE disponibili |
# less /usr/portage/profiles/use.desc
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Come esempio ecco le impostazioni di USE per un sistema basato su KDE, e con il supporto per DVD, ALSA e masterizzazione CD:
Codice 2.2: Si apre /etc/make.conf |
# nano -w /etc/make.conf
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Codice 2.3: Impostazioni USE |
USE="-gtk -gnome qt kde dvd alsa cdr"
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7. Configurazione del Kernel
7.a. Timezone
Innanzitutto è necessario selezionare la propria timezone, in modo che il sistema riconosca in che parte del globo è collocato. Per la propria timezone, consultare /usr/share/zoneinfo. Creare dunque un link simbolico a /etc/localtime usando ln:
Codice 1.1: Abilitare le informazioni sulla timezone |
# ls /usr/share/zoneinfo
# ln -sf /usr/share/zoneinfo/GMT /etc/localtime
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7.b. Installare i sorgenti
Scegliere un Kernel
Il cuore, intorno al quale sono sviluppate tutte le distribuzioni, è il Kernel di Linux. E' la parte di software compresa tra i programmi e l'hardware. Gentoo dà la possibilità ai suoi utenti di scegliere tra diversi sorgenti del kernel. Una lista completa delle descrizioni dei kernel disponibili, è consultabile nella Guida ai Kernel Gentoo.
Per i sistemi basati su AMD64 si hanno gentoo-sources (sorgenti del kernel 2.6 con patch specifiche per amd64 che migliorano la stabilità, la performance e il supporto hardware).
Dopo la scelta del kernel, è necessario installarlo con emerge.
Nota:
Eseguire emerge gentoo-sources non funziona perchè c'è un bug con il CD di installazione Universale. Eseguire quindi emerge =gentoo-sources-2.6.11-r1. Non ci saranno particolari cambiamenti sull'ambiente poichè Portage scaricherà automaticamente un sorgente del kernel più recente quando si aggiornerà il sistema (dopo la installazione).
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Codice 2.1: Installare un sorgente del kernel |
# echo "=sys-kernel/gentoo-sources-2.6.11-r1 ~amd64" >> /etc/portage/package.keywords
# emerge =gentoo-sources-2.6.11-r1
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Se si dà un'occhiata a /usr/src, si dovrebbe vedere un link simbolico chiamato linux, che punta al sorgente del kernel:
Codice 2.2: Il link simbolico al sorgente del kernel |
# ls -l /usr/src/linux
lrwxrwxrwx 1 root root 12 Oct 13 11:04 /usr/src/linux -> linux-2.6.11-gentoo-r1
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Se così non fosse (cioè il link simbolico punta a un sorgente del kernel differente), prima di continuare è necessario cambiare il link simbolico:
Codice 2.3: Cambiare il link simbolico al sorgente del kernel |
# rm /usr/src/linux
# cd /usr/src
# ln -s linux-2.6.11-gentoo-r1 linux
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Ora si procede a configurare e compilare il sorgente del kernel. Allo scopo è possibile utilizzare genkernel, che compila un kernel generico come quello usato dal CD di installazione. Si tratta però prima la configurazione "manuale", poichè è il miglior modo di ottimizzare l'ambiente.
Se si desidera configurare il kernel manualmente, continuare con Default: Configurazione manuale. Per chi preferisce usare genkernel, leggere Alternativa: Usare genkernel.
7.c. Default: Configurazione manuale
Introduzione
La configurazione manuale del kernel è spesso considerata la parte più difficile che ogni utente Linux incontra. Non è assolutamente vero -- dopo aver configurato un po' di kernel, l'operazione risulta semplice.
Una cosa è però vera: si deve conoscere il proprio sistema quando si comincia una configurazione manuale del kernel. La maggior parte delle informazioni può essere raccolta con emergere pciutils (emerge pciutils) che contiene lspci. Si potrà usare lspci con l'ambiente in cui si è effettuato il chroot. Si può ignorare i warning pcilib (come pcilib: cannot open /sys/bus/pci/devices). E' possibile anche eseguire lspci da un ambiente in cui non si è effettuato il chroot. I risultati sono gli stessi. Si può anche eseguire lsmod per vedere che moduli del kernel usa il CD di installazione (potrebbe fornire un buon suggerimento su cosa abilitare).
Andare nella directory del sorgente del kernel, e digitare make menuconfig per visualizzare un menu di configurazione basato su ncurses.
Codice 3.1: Aprire menuconfig |
# cd /usr/src/linux
# make menuconfig
|
Vengono visualizzate molte sezioni di configurazione. Ecco ora alcune opzioni che devono essere attivate (altrimenti Gentoo non può funzionare, o non funziona correttamente senza modifiche aggiuntive).
Attivare le opzioni indispensabili
Prima di tutto, si deve attivare l'uso di codice/driver di sviluppo e sperimentale. Se non lo si fa, non si ha la possibilità di utilizzare qualche codice/driver molto importante:
Codice 3.2: Selezionare codice/driver sperimentale, General setup |
Code maturity level options --->
[*] Prompt for development and/or incomplete code/drivers
General setup --->
[*] Support for hot-pluggable devices
|
Andare su File Systems e selezionare il supporto per il filesystem che si usa. Non compilarlo come modulo, altrimenti Gentoo non può montare le partizioni. Selezionare anche Virtual memory, /proc file system. Non selezionare /dev file system 2005.0/AMD64 usa udev di default.
Codice 3.3: Selezionare il filesystem |
File systems --->
Pseudo Filesystems --->
[*] /proc file system support
[ ] /dev file system support (OBSOLETE)
[*] Virtual memory file system support (former shm fs)
<*> Reiserfs support
<*> Ext3 journalling file system support
<*> JFS filesystem support
<*> Second extended fs support
<*> XFS filesystem support
|
Se si sta usando PPPoE per connettersi a Internet o si sta usando un modem dial-up, si ha bisogno delle seguenti opzioni nel kernel:
Codice 3.4: Selezionare i driver necessari per PPPoE |
Device Drivers --->
Networking Support --->
<*> PPP (point-to-point protocol) support
<*> PPP support for async serial ports
<*> PPP support for sync tty ports
|
Le due opzioni di compressione non sono dannose, ma neppure necessarie; lo stesso vale per PPP over Ethernet, che potrebbe essere usata soltanto da rp-pppoe se configurato in modalità kernel.
Chi ne ha bisogno, non deve dimenticare di includere il supporto per la scheda ethernet nel kernel.
Se si è in possesso di più CPU Opteron, è possibile attivare il "Symmetric multi-processing support":
Codice 3.5: Attivare il supporto multiprocessore |
Processor type and features --->
[*] Symmetric multi-processing support
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Se si usa USB Input Devices (come tastiera o mouse), non dimenticarsi di abilitarli:
Codice 3.6: Attivare il supporto USB per Input Devices |
Device Drivers --->
USB Support --->
<*> USB Human Interface Device (full HID) support
[*] HID input layer support
|
Una volta terminata la configurazione del kernel continuare con Compilazione e Installazione.
Compilazione e Installazione
Ora che il kernel è configurato, il prossimo passo sarà la sua compilazione e la sua installazione. Uscire dal menu di configurazione e avviare il processo di compilazione:
Codice 3.7: Compilare il kernel |
# make && make modules_install
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Quando la compilazione è finita, è necessario copiare l'immagine del kernel in /boot:
Codice 3.8: Installare il kernel |
# cp arch/x86_64/boot/bzImage /boot/kernel-2.6.11-gentoo-r1
|
E' inoltre consigliato copiare il file di configurazione del kernel in /boot.
Codice 3.9: Back up della configurazione del kernel |
# cp .config /boot/config-2.6.11-gentoo-r1
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Adesso continuare con Installare i moduli del Kernel.
7.d. Alternativa: Usare genkernel
Se si sta leggendo questa sezione, vuol dire che si è scelto di usare lo script genkernel, che configura il kernel.
Adesso che sono stati installati i sorgenti del kernel si può utilizzare lo script genkernel per configurarlo e compilarlo automaticamente. genkernel configura il kernel in modo quasi identico a come è configurato quello del CD di installazione. Infatti quando si usa genkernel per compilare il kernel, il sistema rileva tutto l'hardware al boot, proprio come il CD di installazione. Poichè genkernel non richiede nessuna configurazione manuale del kernel, questa è una soluzione ideale per quegli utenti che hanno qualche difficoltà nel compilarsi il kernel da soli.
Ecco come usare genkernel. Per prima cosa si deve emergere l'ebuild di genkernel:
Codice 4.1: Emergere genkernel |
# emerge genkernel
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Compilare ora il proprio kernel eseguendo genkernel all. Visto che genkernel compila un kernel che supporta quasi tutto l'hardware disponibile questa compilazione può essere un processo piuttosto lungo.
E' importante sapere anche che se non si usano ext2 o ext3 come filesystem è necessario configurare manualmente il kernel usando genkernel --menuconfig all e aggiungere il supporto per il filesystem scelto nel kernel (cioè non come modulo).
Codice 4.2: Esecuzione di genkernel |
# genkernel all
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Una volta completato genkernel, viene creato un kernel completo di moduli e root disk iniziale (initrd). Il kernel e initrd intervengono quando si configura un boot loader. E' consigliabile dunque annotare il nome del kernel e del initrd, poichè servono quando si scrive il file di configurazione del bootloader. Initrd si avvia subito dopo il boot per effettuare un rilevamento automatico dell'hardware (come nel CD di installazione), prima che si avvii il sistema "reale".
Codice 4.3: Controllo dell'immagine del kernel e dell'initrd |
# ls /boot/kernel* /boot/initrd*
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Ancora un altro passo per ottenere il sistema più simile al CD di installazione: emergere coldplug. Mentre initrd rileva automaticamente l'hardware necessario per avviare il sistema, coldplug autorileva tutto il resto. Per emergere e abilitare coldplug, digitare:
Codice 4.4: Emergere ed abilitare coldplug |
# emerge coldplug
# rc-update add coldplug boot
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7.e. Configuring Kernel Modules
Configurare i moduli
Si dovrebbero inserire i moduli che si vogliono caricare in /etc/modules.autoload.d/kernel-2.4 (o kernel-2.6). Se si vuole, si possono anche aggiungere altre opzioni ai moduli.
Per vedere tutti i moduli disponibili, eseguire il comando find. Non dimenticarsi di sostituire "<kernel version>" con la versione del kernel che si è compilata:
Codice 5.1: Vedere tutti i moduli disponibili |
# find /lib/modules/<kernel version>/ -type f -iname '*.o' -or -iname '*.ko'
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Per esempio, per caricare automaticamente il modulo 3c59x.o, modificare il file kernel-2.6 e inserire il nome.
Codice 5.2: Modificare /etc/modules.autoload.d/kernel-2.6 |
# nano -w /etc/modules.autoload.d/kernel-2.6
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Codice 5.3: /etc/modules.autoload.d/kernel-2.6 |
3c59x
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Continuare l'installazione con la Configurazione del sistema.
8. Configurazione del sistema
8.a. Informazioni sul filesystem
Cos'è fstab?
In Linux, tutte le partizioni usate dal sistema devono essere elencate in /etc/fstab. Questo è un file che contiene i mountpoint delle partizioni (cioè dove le partizioni compaiono nella struttura del filesystem), come devono essere montate (opzioni speciali), e quando (automaticamente o meno, se gli utenti possono montarle o meno, etc.).
Creare /etc/fstab
/etc/fstab usa una sintassi speciale. Ogni riga contiene sei parti, separate da spazio (spazio, tabs o entrambi). Ogni parte ha un significato:
-
La prima parte indica la partizione (il percorso al file dev)
-
La seconda parte indica il mountpoint, al quale deve essere montata la partizione
-
La terza parte indica il tipo di filesystem usato dalla partizione
-
La quarta parte indica le opzioni di mount, usate da mount quando monta la partizione. Poichè ogni filesystem ha le proprie opzioni di mount, è consigliato leggere la pagina di manuale di mount per avere una lista completa (man mount). Se si specificano varie opzioni di mount, si separano da una virgola.
-
La quinta parte è usata da dump per determinare se la partizione necessita dell'operazione di dump o no. Si può lasciarla a 0.
-
La sesta parte è usata da fsck per determinare l'ordine in cui dovrebbero essere controllati i filesystem, se il sistema non è stato spento correttamente. Il filesystem di root dovrebbe avere 1, mentre gli altri filesystem dovrebbero avere 2 (o 0 se non è necessario un controllo del filesystem).
Il file /etc/fstab fornito da Gentoo è solo di esempio, quindi aprire nano (o l'editor preferito) per modificare /etc/fstab:
Codice 1.1: Aprire /etc/fstab |
# nano -w /etc/fstab
|
Si osservino le opzioni specificate per la partizione di /boot. Qusto è solo un esempio, se la propria architettura non richiede una partizione di /boot (come PPC), non copiarla pari pari.
Nel nostro esempio di partizionamento x86 /boot corrisponde a /dev/hda1, con ext2 come filesystem. Non ha bisogno di essere controllata, si può dunque scrivere:
Codice 1.2: Esempio di /boot per /etc/fstab |
/dev/hda1 /boot ext2 defaults 1 2
|
Alcuni utenti preferiscono non montare /boot all'avvio per
ragioni di sicurezza. In questo caso è possibile sostituire defaults con
noauto. Questo significa che è necessario montare manualmente la partizione
ogni volta si desideri accedervi.
Per migliorare la performance, la maggior parte degli utenti potrebbe volere aggiungere l'opzione noatime come opzione di mount, con cui si ottiene un sistema più veloce, poichè i tempi di accesso non sono registrati (di solito comunque non c'è bisogno di averli):
Codice 1.3: Esempio migliorato di /boot per /etc/fstab |
/dev/hda1 /boot ext2 defaults,noatime 1 2
|
Continuando, si inseriscono le seguenti tre righe (per /boot, / e per la partizione swap):
Codice 1.4: Tre righe per /etc/fstab |
/dev/hda1 /boot ext2 defaults,noatime 1 2
/dev/hda2 none swap sw 0 0
/dev/hda3 / ext3 noatime 0 1
|
Per finire, si dovrebbe aggiungere una regola per /proc, tmpfs (necessario) e per il lettore CD-ROM (e, se si hanno, anche per altre partizioni o periferiche):
Codice 1.5: Esempio completo di /etc/fstab |
/dev/hda1 /boot ext2 defaults,noatime 1 2
/dev/hda2 none swap sw 0 0
/dev/hda3 / ext3 noatime 0 1
none /proc proc defaults 0 0
none /dev/shm tmpfs nodev,nosuid,noexec 0 0
/dev/cdroms/cdrom0 /mnt/cdrom auto noauto,user 0 0
|
L'impostazione auto fa in modo che mount rilevi automaticamente il filesystem (raccomandato per i media rimovibili poichè possono essere creati con molti filesystem); l'impostazione user rende possibile montare il CD per gli utenti che non hanno il privilegio di root.
Usare l'esempio sopra per creare il proprio /etc/fstab. Se si è utenti SPARC, si dovrebbe aggiungere anche la seguente riga:
Codice 1.6: Aggiungere il filesystem openprom a /etc/fstab |
none /proc/openprom openpromfs defaults 0 0
|
Rileggere con attenzione /etc/fstab, salvarlo e uscire per continuare.
8.b. Informazioni di rete
Nome dell'host, nome di dominio, eccetera
Una delle scelte che l'utente deve fare, è quella di dare un nome al proprio PC. Sembra facile, ma molti utenti hanno delle difficoltà nel trovare il nome appropriato per il loro pc Linux. Per velocizzare le cose, si sappia che qualsiasi nome si scelga, si può in seguito cambiarlo. Per quello che importa si può chiamare il sistema tux e il dominio homenetwork.
Nel prossimo esempio, si usano questi due nomi. Per prima cosa impostiamo l'hostname:
Codice 2.1: Impostare l'hostname |
# echo tux > /etc/hostname
|
Poi Impostiamo il nome di dominio:
Codice 2.2: Impostare il domainname |
# echo homenetwork > /etc/dnsdomainname
|
Se si dispone di un dominio NIS (se non si sa cos'è, allora non lo si ha), si deve definire anche quello:
Codice 2.3: Settare NIS domainname |
# echo nis.homenetwork > /etc/nisdomainname
|
Ora aggiungere lo script domainname al runlevel di default:
Codice 2.4: Aggiungere domainname al runlevel di default |
# rc-update add domainname default
|
Configurare la rete
Si dovrebbe ricordare che la configurazione della rete fatta inizialmente era solo per l'installazione di Gentoo. Adesso è necessario configurare la rete per il sistema Gentoo in funzione.
Tutte le informazioni di rete sono raccolte in /etc/conf.d/net. Questo file usa una sintassi semplice ma non molto intuitiva per chi non sa installare la rete manualmente. Ma qui si spiega tutto.
Per prima cosa aprire /etc/conf.d/net con l'editor preferito (in questo esempio si usa nano):
Codice 2.5: Aprire /etc/conf.d/net |
# nano -w /etc/conf.d/net
|
La prima variabile che si incontra è iface_eth0. Essa usa la seguente sintassi:
Codice 2.6: Sintassi di iface_eth0 |
iface_eth0="<indirizzo ip> broadcast <indirizzo di broadcast> netmask <netmask>"
|
Se si usa DHCP (che server per ottenere automaticamente un IP), si dovrebbe impostare iface_eth0 a dhcp. Se si usa rp-pppoe (per esempio, per ADSL), impostarlo a up. Se si deve installare la rete manualmente e questi termini non sono familiari, è consigliata, se non è stata gia fatta, la lettura di Comprendere la Terminologia della Rete.
Seguono tre esempi: nel primo si usa DHCP; nel secondo un IP statico 192.168.0.2, netmask 255.255.255.0, broadcast 192.168.0.255 e gateway 192.168.0.1, mentre il terzo attiva una interfaccia per rp-pppoe:
Codice 2.7: Esempi per /etc/conf.d/net |
iface_eth0="dhcp"
dhcpcd_eth0="-HD"
dhcpcd_eth0="-N"
iface_eth0="192.168.0.2 broadcast 192.168.0.255 netmask 255.255.255.0"
gateway="eth0/192.168.0.1"
iface_eth0="up"
|
Se si hanno molte interfacce di rete, si devono creare variabili extra di iface_eth, come iface_eth1, iface_eth2 eccetera. La variabile gateway non deve essere riscritta, poichè si può settare un solo gateway per computer.
Salvare la configurazione e uscire per continuare.
Far partire automaticamente la rete al boot
Per attivare le interfacce di rete al boot, si deve aggiungerle al runlevel di default. Se si hanno interfacce PCMCIA, si può saltare questa azione, poichè vengono avviate dallo script init PCMCIA.
Codice 2.8: Aggiungere net.eth0 al runlevel di default |
# rc-update add net.eth0 default
|
Se si hanno molte interfacce di rete, si devono creare gli initscripts per net.eth1, net.eth2 etc. Si può usare ln per farlo:
Codice 2.9: Creare gli initscripts extra |
# cd /etc/init.d
# ln -s net.eth0 net.eth1
# rc-update add net.eth1 default
|
Scrivere le informazioni di rete
E' necessario fornire a Linux informazioni sulla propria rete. Queste si trovano in /etc/hosts, e aiutano a mettere in corrispondenza gli hostnames e gli indirizzi IP, per gli host che non sono risolti dal nameserver. Per esempio, se la rete interna consiste di tre PC, chiamati jenny (192.168.0.5), benny (192.168.0.6) e tux (192.168.0.7), si dovrebbe aprire /etc/hosts e inserire questi valori:
Codice 2.10: Aprire /etc/hosts |
# nano -w /etc/hosts
|
Codice 2.11: Inserire le informazioni di rete |
127.0.0.1 localhost
192.168.0.5 jenny.homenetwork jenny
192.168.0.6 benny.homenetwork benny
192.168.0.7 tux.homenetwork tux
|
Se il proprio sistema è l'unico nella rete (o i nameserver gestiscono tutte le le risoluzioni), è sufficiente una sola riga. Ad esempio per chiamare tux il proprio sistema:
Codice 2.12: /etc/hosts per un solo PC o per un PC totalmente integrato |
127.0.0.1 localhost tux
|
Salvare e uscire per continuare.
Se non si ha PCMCIA, si può continuare con le Informazioni sul sistema. Coloro che hanno PCMCIA possono invece leggere la parte seguente.
Opzionale: Far funzionare PCMCIA
Nota:
pcmcia-cs al momento è disponibile solo per le piattaforme x86, amd64 e ppc.
|
Gli utenti PCMCIA devono innanzitutto installare il pacchetto pcmcia-cs.
Questo passo è necessario anche per gli utenti del kernel 2.6 (anche se non utilizzano i driver
forniti con il pacchetto).
Codice 2.13: Installare pcmcia-cs |
# emerge pcmcia-cs
|
Dopo aver installato pcmcia-cs, aggiungere pcmcia al runlevel di default:
Codice 2.14: Aggiungere pcmcia al runlevel di default |
# rc-update add pcmcia default
|
8.c. Informazioni sul sistema
Password di Root
Inanzitutto si imposta la password di root scrivendo:
Codice 3.1: Impostazione della password di root |
# passwd
|
Se si pensa di aver bisogno di accedere al sistema tramite console seriale
aggiungere tts/0 a /etc/securetty:
Codice 3.2: Aggiungere tts/0 a /etc/securetty |
# echo "tts/0" >> /etc/securetty
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Informazioni sul sistema
Gentoo usa /etc/rc.conf per la configurazione generale del sistema. Aprire /etc/rc.conf per vederne i contenuti e leggerne le spiegazioni.
Codice 3.3: Aprire /etc/rc.conf |
# nano -w /etc/rc.conf
|
Come si può vedere, questo file contiene tutte le spiegazioni necessarie per impostare le variabili di configurazione. Si presti particolare attenzione a KEYMAP: impostare questo valore in maniera sbagliata significa avere problemi con l'uso della tastiera.
Nota:
Gli utenti di sistemi SPARC basati su USB e cloni SPARC, dovrebbero selezionare una tastiera i386 (come "us"), invece di "sunkeymap".
|
PPC usa le keymap x86 sulla maggior parte dei sistemi. Gli utenti che desiderano utilizzare
le keymap ADB al boot devono abilitare i keycode ADB nel kernel ed impostare
una keymap mac/ppc in rc.conf.
Se non si sta utilizzando un orologio impostato su UTC, è necessario aggiungere
CLOCK="local" al file. In caso contrario l'orologio può avere alcune
dissincronie.
Dopo aver finito di configurare /etc/rc.conf, salvare e uscire, e continuare con l'Installazione degli strumenti.
9. Installazione degli strumenti di sistema
9.a. Logger di sistema
Il primo strumento che si deve scegliere serve a fornire un facile logging per il sistema. Unix e Linux hanno una eccellente storia sulle possibilità di logging; se si desidera, nei file di log si può osservare tutto quello che succede sul sistema. Ciò avviene attraverso il logger di sistema.
Gentoo offre molti system logger. Ci sono sysklogd, che è l'insieme tradizionale di demoni per i log di sistema, syslog-ng, un system logger avanzato, e metalog che è un system logger altamente configurabile.
Potrebbero già esserne disponibili altri, visto che il numero di pacchetti cresce di giorno in giorno.
Se si sceglie di utilizzare sysklogd o syslog-ng può essere consigliabile
l'installazione di logrotate visto che non viene fornito alcun sistema di archiviazione
automatica dei log vecchi.
Per installare il logger di sistema scelto, si deve emergerlo e aggiungerlo al runlevel di default con rc-update. L'esempio seguente installa syslog-ng. Ovviamente si deve sostituirlo con il system logger scelto:
Codice 1.1: Installare un system logger |
# emerge syslog-ng
# rc-update add syslog-ng default
|
9.b. Opzionale: Demone cron
Il prossimo strumento è il demone cron. Anche se è opzionale e non richiesto per il sistema, è consigliato installarlo. Di che cosa si tratta? Il demone cron esegue comandi programmati. E' molto utile se si deve eseguire qualche comando regolarmente (per esempio, giornalmente, settimanalmente o mensilmente).
Se si sta installando Gentoo senza supporto di rete, è possibile scegliere solo vixie-cron. Se si desidera installarne
un altro è possibile attendere e farlo in seguito.
Codice 2.1: Installare un demone cron |
# emerge vixie-cron
# rc-update add vixie-cron default
|
9.c. Opzionale: indicizzazione dei file
Se si desidera indicizzare i file del proprio sistema in modo da poterli localizzare
rapidamente usando locate, è necessario installare
sys-apps/slocate.
Codice 3.1: Installazione di slocate |
# emerge slocate
|
9.d. Strumenti per il file system
In base al file system che si sta usando, si devono installare le necessarie utilities (per controllare l'integrità del file system, per creare un file system supplementare etc.).
La seguente tabella elenca gli strumenti necessari da installare se si usa un determinato file system. Non tutti i filesystem sono disponibili per ogni architettura.
| File System |
Strumento |
Comando di installazione |
| XFS |
xfsprogs |
emerge xfsprogs |
| ReiserFS |
reiserfsprogs |
emerge reiserfsprogs |
| JFS |
jfsutils |
emerge jfsutils |
Se non si necessita di ulteriori strumenti per la rete (quali rp-pppoe o un client dhcp)
continuare con la Configurazione del bootloader.
9.e. Strumenti di rete
Opzionale: Installare un client DHCP
Se è necessario che Gentoo ottenga automaticamente un indirizzo IP per una o più interfacce di rete
è necessario installare dhcpcd (o qualsiasi altro client DHCP).
In caso contrario potrebbe non essere possibile utilizzare la rete al termine dell'installazione.
Codice 5.1: Installazione di dhcpcd |
# emerge dhcpcd
|
Opzionale: Installare un client PPPoE
Se si ha bisogno di rp-pppoe per connettersi alla rete, si deve installarlo:
Codice 5.2: Installare rp-pppoe |
# USE="-X" emerge rp-pppoe
|
USE="-X" proibisce a xorg-x11 di essere installato come una dipendenza (rp-pppoe ha strumenti grafici; se si vuole abilitarli, si può ricompilare rp-pppoe più avanti, o installare xorg-x11 adesso, il che però richiede molto tempo per la compilazione).
Continuare ora con la Configurazione del
Bootloader.
10. Configurazione del Bootloader
10.a. La scelta
Introduzione
Dopo aver configurato e compilato il kernel e inserito i necessari file di configurazione, è venuto il momento di installare il programma che esegue il kernel nel momento in cui si avvia il sistema. Tale programma è chiamato bootloader.
Opzionale: Framebuffer
Se si è configurato il kernel con il supporto framebuffer (o si è usata la configurazione di default di genkernel) si può attivarlo aggiungendo una istruzione vga e/o video al file di configurazione del kernel.
I sistemi 64-bit devono usare il driver vesafb, e così dovranno impostare l'istruzione vga. L'istruzione vga controlla la risoluzione e la profondità del colore del schermo framebuffer per vesafb. Come previsto nel /usr/src/linux/Documentation/fb/vesafb.txt (installato insieme al kernel) si deve fornire il corrispondente numero VESA alla risoluzione e profondità di colore richieste.
La seguente tabella elenca le risoluzioni e le profondità di colore disponibili, e è necessario far combinare il valore che si deve fornire alla istruzione vga.
|
640x480 |
800x600 |
1024x768 |
1280x1024 |
| 256 |
0x301 |
0x303 |
0x305 |
0x307 |
| 32k |
0x310 |
0x313 |
0x316 |
0x319 |
| 64k |
0x311 |
0x314 |
0x317 |
0x31A |
| 16M |
0x312 |
0x315 |
0x318 |
0x31B |
L'istruzione video controlla le opzione del display framebuffer. E' necessario che siano dati i driver framebuffer (vesafb per kernel 2.6, o vesa per kernel 2.4) seguiti dalle istruzioni di controllo che si vogliono abilitare. Tutte le variabili sono elencate in /usr/src/linux/Documentation/fb/vesafb.txt, ma qui saranno trattate le tre ozioni più usate:
| Controllo |
Descrizione |
| ywrap |
Si assume che la scheda grafica può riavvolgere la sua memoria (per esempio continuare dall'inizio quando si è vicini alla fine)
|
| mtrr |
Impostare i registri MTRR
|
Il risultato di queste due istruzioni potrebbe essere simile a vga=0x318 video=vesafb:mtrr,ywrap o video=vesafb:mtrr,ywrap,1024x768-32@85. Ricordarsi (o annotarsi) queste impostazioni, torneranno utili tra poco.
Continuare con l'istallazione di GRUB.
10.b. Usare GRUB
Comprendere la terminologia di GRUB
La parte più critica da capire di GRUB, è quella nella quale si deve prendere confidenza con il modo in cui GRUB si riferisce ai dischi e alle partizioni. La partizione di Linux /dev/hda1 è chiamata da GRUB (hd0,0). Prestare attenzione alle parentesi tra hd0,0, sono necessarie.
I dischi vengono contati da zero invece che da "a", e le partizioni partono da zero invece che da uno. Prestare ancora attenzione al fatto che tra le periferiche hd vengono inclusi solo gli hard disk e non le periferiche atapi-ide come i lettori cdrom e i masterizzatori. Lo stesso vale per i dischi scsi. (Normalmente questi prendono numeri più alti rispetto a quelli ide, eccetto quando il bios è configurato per fare il boot dai dischi scsi.) Quando si imposta il BIOS per avviare da un hard disk differente, questo hard disk è visto come hd0.
Avendo quindi un hard disk in /dev/hda, un lettore cdrom in /dev/hdb, un masterizzatore in /dev/hdc, un secondo hard disk in /dev/hdd e nessun disco SCSI, /dev/hdd7 viene trasformato in (hd1,6). Potrebbe suonare complicato e lo è in effetti, ma come si vedrà, GRUB offre un meccanismo di completamento con il tasto TAB che si dimostra comodo per coloro che hanno un numero elevato di hard disk e partizioni, e per coloro che sono a disagio con lo schema numerico di GRUB.
Dopo essere entrati nello spirito è il momento di installare GRUB.
Installare GRUB
Per installare GRUB, si deve prima emergerlo:
Codice 2.1: Installare GRUB |
# emerge grub
|
Nonostante GRUB sia installato, si deve ancora modificare un file di configurazione per GRUB, ed installare GRUB nel MBR così che GRUB avvii automaticamente il kernel. Creare /boot/grub/grub.conf con nano (o con un altro editor):
Codice 2.2: Creare /boot/grub/grub.conf |
# nano -w /boot/grub/grub.conf
|
Ora è necessario modificare grub.conf. Seguono due possibili grub.conf per l'esempio di partizione usato in questa guida che utilizza l'immagine del kernel kernel-2.6.11-gentoo-r1. Viene però analizzato a fondo solo il primo grub.conf.
-
Il primo grub.conf è per chi non ha usato genkernel per compilare il kernel
-
Il secondo grub.conf è per chi ha usato genkernel per compilare il kernel
Nota:
Se la partizione root usa il filesystem JFS, si deve mettere "ro" alla riga del kernel così può ripetere il log prima che venga montata in lettura e scrittura.
|
Codice 2.3: grub.conf per utenti che non hanno usato genkernel |
default 0
timeout 30
splashimage=(hd0,0)/grub/splash.xpm.gz
title=Gentoo Linux 2.6.11 Gentoo r1
root (hd0,0)
kernel /kernel-2.6.11-gentoo-r1 root=/dev/hda3
title=Windows XP
rootnoverify (hd0,5)
makeactive
chainloader +1
|
Codice 2.4: grub.conf per utenti che hanno usato il genkernel |
default 0
timeout 30
splashimage=(hd0,0)/grub/splash.xpm.gz
title=Gentoo Linux 2.6.11-gentoo-r1
root (hd0,0)
kernel /kernel-2.6.11-gentoo-r1 root=/dev/ram0 init=/linuxrc ramdisk=8192 real_root=/dev/hda3 udev
initrd /initrd-2.6.11-gentoo-r1
title=Windows XP
root (hd0,5)
makeactive
chainloader +1
|
Nota:
Se si usa uno schema di partizioni e/o un'immagine del kernel differenti da quelli dell'esempio, cambiare le impostazioni di conseguenza. Assicurarsi che qualsiasi cosa che segue un GRUB-device (come (hd0,0)), sia relativa al mountpoint, e non a root. In altre parole, (hd0,0)/grub/splash.xpm.gz è /boot/grub/splash.xpm.gz poichè (hd0,0) è /boot.
|
Se si ha bisogno di inserire opzioni ulteriori al kernel, si deve aggiungerle alla fine dei comandi del kernel. Si è già inserita una opzione (root=/dev/hda3 o real_root=/dev/hda3), ma se ne possono inserire altre, ad esempio l'istruzione video per il framebuffer, di cui si è parlato precedentemente:
Coloro che usano genkernel devono sapere che i loro kernel hanno le stesse opzioni di boot del CD di installazione. Per esempio, se si dispone di un disco SCSI, si dovrebbe aggiungere doscsi come opzione del kernel.
Salvare il file grub.conf e uscire. Si deve installare GRUB nel MBR (Master Boot Record).
Gli sviluppatori di GRUB raccomandano l'uso di grub-install. Se per qualche ragione grub-install non funziona correttamente, si può installare GRUB manualmente.
Continuare con Default: Installare GRUB con grub-install o Alternativa: Installare GRUB con le istruzioni manuali.
Default: Installare GRUB con grub-install
Per installare GRUB ci sarà bisogno del comando grub-install. Però, grub-install non funziona subito dato che si è dentro un ambiente in cui si è effettuato il chroot. Si deve prima aggiornare /etc/mtab (il file con le informazioni su tutti i filesystem montati): fortunatamente c'è un modo facile per farlo, basta copiare /proc/mounts in /etc/mtab:
Codice 2.5: Aggiornare /etc/mtab |
# cp /proc/mounts /etc/mtab
|
Ora si può installare GRUB con grub-install:
Codice 2.6: Eseguire grub-install |
# grub-install /dev/hda
|
Se si hanno altre domande su GRUB, consultare le GRUB FAQ o il GRUB Manual.
Continuare con Riavviare il sistema.
Alternativa: Installare GRUB con le istruzioni manuali
Per iniziare la configurazione di GRUB, digitare grub. Viene visualizzato il prompt della linea di comando di grub, grub>. Ora si può procedere a digitare i comandi corretti per installare il boot record di GRUB sull'hard disk.
Codice 2.7: Avviare la shell di GRUB |
# grub
|
Nota:
Se il sistema non dispone di un lettore floppy, aggiungere l'opzione --no-floppy al comando precedente per evitare che grub lo cerchi.
|
Nella configurazione di esempio, si desidera installare GRUB in modo che legga le proprie informazioni dalla partizione di boot /dev/hda1 e installare il boot record di GRUB nel MBR (master boot record) dell'hard disk, in modo che la prima cosa che si veda, quando si accende il computer, è il prompt di GRUB. Se non si è seguita la configurazione di esempio durante l'installazione, è necessario cambiare i comandi di conseguenza.
Il meccanismo di completamento con il tasto TAB, può essere usato da dentro GRUB. Per esempio, se si digita "root (" seguito da TAB, viene elencata una lista degli hard disk disponibili (come hd0). Se si digita "root (hd0," seguito da TAB, viene invece elencata una lista delle partizioni disponibili nel disco (come hd0,0).
Con il tasto TAB non dovrebbe essere difficile impostare GRUB . Ecco ora la vera e propria configurazione di GRUB.
Codice 2.8: Installare GRUB nel MBR |
grub> root (hd0,0)
grub> setup (hd0)
grub> quit
|
Nota:
Se si desidera installare GRUB in un'altra partizione, invece che nel MBR, è necessario cambiare il comando setup, in modo che esso punti alla partizione corretta. Per esempio, se si vuole installare GRUB in /dev/hda3, allora il comando diventa setup (hd0,2). Ma questo non è un caso molto comune.
|
Se si hanno altre domande su GRUB, consultare le GRUB FAQ o il GRUB Manual.
Ora continuare con Riavviare il sistema
10.c. Riavviare il sistema
Uscire dall'ambiente in cui si è fatto il chroot e smontare tutte le partizioni montate. Poi digitare il comando reboot.
Codice 3.1: Smontare tutte le partizioni e riavviare |
# exit
# cd
# umount /mnt/gentoo/boot /mnt/gentoo/proc /mnt/gentoo
# reboot
|
Naturalmente non dimenticarsi di rimuovere il CD avviabile, altrimenti il CD ripartirà di nuovo invece del nuovo sistema Gentoo.
Dopo aver riavviato, finire con Termine dell'installazione Gentoo.
11. Termine dell'installazione Gentoo
11.a. Gestione utente
Aggiungere un utente per l'uso quotidiano
Lavorare come root su un sistema Unix/Linux è pericoloso e andrebbe evitato per quanto possibile. Per questo è fortemente raccomandato aggiungere un utente per l'uso quotidiano.
I gruppi a cui l'utente appartiene definiscono le attività che l'utente è autorizzato a effettuare.
La seguente tabella elenca una serie dei più comuni gruppi:
| Gruppo |
Descrizione |
| audio |
abilita l'accesso ai dispositivi audio |
| cdrom |
abilita l'accesso diretto ai dispositivi ottici |
| floppy |
abilita l'accesso diretto ai floppy |
| games |
abilita il gioco |
| usb |
abilita l'accesso ai dispositivi USB |
| video |
abilita l'accesso all'hardware e all'accelerazione
|
| wheel |
abilita l'utilizzo di su
|
Per esempio, per creare un utente chiamato john, che è membro dei gruppi wheel, users e audio accedere come root ed eseguire useradd:
Codice 1.1: Aggiungere un utente per l'uso quotidiano |
Login: root
Password:
# useradd john -m -G users,wheel,audio -s /bin/bash
# passwd john
Password:
Re-enter password:
|
Se questo utente dovesse effettuare qualche operazione come root, può usare su - per ricevere temporaneamente i privilegi di root. Un altro modo è quello di usare il pacchetto sudo, che è molto sicuro, se configurato correttamente.
11.b. Opzionale: Installare i pacchetti GRP
Importante:
Questa parte è per gli utenti che desiderano installare GRP. Chi non lo usa, può saltarla e continuare con Cosa fare adesso?.
|
Dopo che il sistema si è avviato, fare il login con l'utente che si è creato (per esempio, john) e usare su - per ottenere i privilegi di root:
Codice 2.1: Ottenere i privilegi di root |
$ su -
Password:
|
Ora bisogna cambiare la configurazione di Portage, per cercare i binari precompilati nel secondo CD (CD di pacchetti Gentoo). Per prima cosa si monti il CD:
Codice 2.2: Montare il CD di pacchetti |
# mount /mnt/cdrom
|
Si configuri Portage a usare /mnt/cdrom per i suoi pacchetti precompilati:
Codice 2.3: Configurare Portage a usare /mnt/cdrom |
# ls /mnt/cdrom
# export PKGDIR="/mnt/cdrom/packages"
# export PKGDIR="/mnt/cdrom"
|
Si possono installare i pacchetti che si desiderano. Il CD di pacchetti contiene molti binari precompilati, per esempio KDE:
Codice 2.4: Installare KDE |
# emerge --usepkg kde
|
Assicurarsi di installare ora i binari. Quando si fa un emerge --sync per aggiornare Portage (come si vedrà più avanti), i binari precompilati potrebbero non corrispondere con gli ebuild del Portage aggiornato. Si può cercare di aggirare questa situazione, digitando emerge --usepkgonly e non emerge --usepkg.
Congratulazioni, si ha un sistema totalmente funzionante. Continuare con Cosa fare adesso? per conoscere altre cose su Gentoo.
12. Cosa fare adesso?
12.a. Documentazione
Congratulazioni! Adesso si ha un sistema funzionante con Gentoo. Ma cosa fare adesso? Quali sono le opzioni? Che cosa vedere per prima cosa? Gentoo fornisce ai suoi utenti molte possibilità e caratteristiche più o meno documentate.
Si dovrebbe dare un'occhiata alla prossima parte del Manuale Gentoo, Lavorare con Gentoo, che spiega come mantenere aggiornato il software, come installare altro software, che cosa sono le flag USE, come funziona il Gentoo Init system, etc.
Se si è interessati all'ottimizzazione del proprio sistema per il desktop, o si vuole imparare a configurare il sistema affinchè diventi un desktop completamente funzionante, consultare le Guide alla configurazione del desktop.
E' ionoltre disponibile un ampio documento riguardante la
Sicurezza in Gentoo di certo
interesse.
Per un elenco completo di tutta la documentazione disponibile, consultare le risorse della Documentazione Gentoo.
12.b. Gentoo Online
Naturalmente si è i benvenuti sui Forum Gentoo, o su uno dei tanti Canali IRC Gentoo.
Ci sono anche molte mailing list aperte a tutti gli utenti. Informazioni su come unirsi sono contenute sulla pagina.
Per ora si termina qui, buon divertimento con Gentoo.
12.c. Cambiamenti di Gentoo dalla 2005.0
Cambiamenti
Gentoo è sempre in rapido cambiamento. Le sezioni seguenti descrivono cambiamenti importanti che interessano una installazione Gentoo. Saranno elencati solo quelli che importano ad una installazione, non i cambiamenti di pacchetti che non occorrono durante una installazione.
I seguenti cambiamenti devono riferirsi a dopo aver aggiornato il sistema (e prima di fare il reboot).
-
Il pacchetto baselayout è stato aggiornato in diverse parti, tra cui la
Configurazione della rete. I cambiamenti coinvolgono
soprattutto la nuova sintassi per il file /etc/conf.d/net, sebbene
il vecchio formato sia ancora supportato. E' consigliato procedere
all'aggiornamento appena possibile.
B. Lavorare con Gentoo
1. Una introduzione di Portage
1.a. Benvenuti in Portage
Portage è probabilmente l'innovazione di Gentoo più rilevante nella gestione
software. La grande flessibilità e l'enorme quantità di caratteristiche ne fanno
uno dei migliori programmi per la gestione del software disponibili per Linux.
Portage è completamente scritto in Python e Bash e perciò completamente
visibile agli utenti essendo entrambi linguaggi di scripting.
Molti utenti useranno Portage attraverso il tool emerge. Questo capitolo
non è un duplicato delle informazioni disponibili attraverso le pagine man di
emerge. Per avere la lista completa delle opzioni di emerge, consultare la
pagina man:
Codice 1.1: Leggere la pagina man di emerge |
# man emerge
|
1.b. L'albero del Portage
Gli ebuild
Quando si parla di pacchetti si intendono spesso titoli software che sono
disponibili agli utenti Gentoo attraverso l'albero del Portage. L'albero del
Portage è una collezione di file ebuild che contengono tutte le
informazioni necessarie al Portage per manutenere il software (installare,
ricercare,....). Questi ebuild risiedono di default in
/usr/portage.
Ogni qualvolta si chiede al Portage di eseguire alcune azioni riguardanti i
titoli software, vengono usati gli ebuild del sistema come base. Diviene, così,
importante aggiornare regolarmente gli ebuild del sistema in modo tale che
Portage sia a conoscenza del nuovo software, degli aggiornamenti, ecc.
Aggiornamento dell'albero del Portage
L'albero del Portage viene di solito aggiornato con rsync, una utility per il trasferimento
incrementale di file. L'aggiornameto è realmente semplice dato che il comando
emerge fornisce un'interfaccia per rsync:
Codice 2.1: Aggiornamento dell'albero del Portage |
# emerge --sync
|
Se non si riesce ad usare rsync a causa di un firewall si può aggiornare
l'albero del Portage usando lo snapshot che viene generato giornalmente. Il tool
emerge-webrsync scarica ed installa automaticamente l'ultimo snapshot dai
sistemi Gentoo.
Codice 2.2: Eseguire emerge-webrsync |
# emerge-webrsync
|
1.c. Manutenzione del software
Ricerca del software
La ricerca dei titoli software attraverso l'albero del Portage si esegue
utilizzando la funzione di ricerca di emerge. Di default emerge
--search restituisce i nomi dei pacchetti i cui titoli corrispondono (per
intero o parzialmente) a quelli forniti per la ricerca.
Per esempio, dovendo cercare tutti i pacchetti che hanno "pdf" nel loro nome:
Codice 3.1: Cercare i pacchetti che contengono pdf nel nome |
$ emerge --search pdf
|
Se si vuole cercare attraverso la descrizione si può usare l'opzione
--searchdesc ( o -S):
Codice 3.2: Cercare i pacchetti che contengono pdf nella descrizione |
$ emerge --searchdesc pdf
|
Da uno sguardo all'output si nota che vengono fornite diverse informazioni.
I campi sono chiaramente identificativi per cui non si addentrerà ulteriormente
nel loro significato:
Codice 3.3: Esempio dell'output di 'emerge --search' |
* net-print/cups-pdf
Latest version available: 1.5.2
Latest version installed: [ Not Installed ]
Size of downloaded files: 15 kB
Homepage: http://cip.physik.uni-wuerzburg.de/~vrbehr/cups-pdf/
Description: Provides a virtual printer for CUPS to produce PDF files.
License: GPL-2
|
Installazione del software
Una volta trovato il titolo del software che interessa, lo si può facilmente
installare con emerge facendolo seguire dal nome del pacchetto. Per
esempio, per installare gnumeric:
Codice 3.4: Installare gnumeric |
# emerge gnumeric
|
Dato che molte applicazioni dipendono da altre ogni tentativo di installare
certi pacchetti software potrebbe portare all'installazione di alcuni pacchetti
aggiuntivi. Se si vuol sapere cosa verrà installato dal Portage quando viene
richiesta un'installazione, si deve aggiungere l'opzione --pretend. Per
esempio:
Codice 3.5: Fingere di installare gnumeric |
# emerge --pretend gnumeric
|
Quando si chiede al Portage di installare un pacchetto, verrà scaricato il
codice sorgente necessario da internet e memorizzato di default in
/usr/portage/distfiles. Il pacchetti verrà quindi estratto,
compilato ed installato. Se si vuole che Portage scarichi solo i sorgenti senza
installarli, aggiungere al comando emerge l'opzione --fetchonly:
Codice 3.6: Scaricare il codice sorgente di gnumeric |
# emerge --fetchonly gnumeric
|
Trovare la documentazione di pacchetti installati
Molti pacchetti forniscono la propria documentazione. Alcune volte il flag USE
doc determina se la documentazione del pacchetto verrà installata o no.
Si può controllare l'esistenza di un flag USE doc con il comando
emerge -vp <nome pacchetto>.
Codice 3.7: Controllo dell'esistenza di un flag USE doc |
# emerge -vp alsa-lib
[ebuild N ] media-libs/alsa-lib-1.0.14_rc1 -debug +doc 698 kB
|
La modalità di abilitazione migliore per la flag USE doc è quella per
singolo pacchetto tramite /etc/portage/package.use, in modo da
avere la documentazione solo per i pacchetti desiderati. Abilitare globalmente
questa flag può introdurre dei problemi di dipendenze circolari. Per maggiori
informazioni, si prega di consultare il capitolo Flag USE.
Una volta che il pacchetto è stato installato, la sua documentazione viene
generalmente trovata in una sottodirectory col nome del pacchetto nella
directory /usr/share/doc. Si può avere la lista dei file installati
con lo strumento equery che fa parte del pacchetto app-portage/gentoolkit .
Codice 3.8: Trovare la documentazione di un pacchetto |
# ls -l /usr/share/doc/alsa-lib-1.0.14_rc1
total 28
-rw-r--r-- 1 root root 669 May 17 21:54 ChangeLog.gz
-rw-r--r-- 1 root root 9373 May 17 21:54 COPYING.gz
drwxr-xr-x 2 root root 8560 May 17 21:54 html
-rw-r--r-- 1 root root 196 May 17 21:54 TODO.gz
# equery files alsa-lib | less
media-libs/alsa-lib-1.0.14_rc1
* Contents of media-libs/alsa-lib-1.0.14_rc1:
/usr
/usr/bin
/usr/bin/alsalisp
|
Rimozione del software
Se si vuole rimuovere un pacchetto dal sistema, usare emerge --unmerge.
Questo comando rimuoverà tutti i file installati dal pacchetto eccetto i
file di configurazione che sono stati alterati dopo l'installazione. In questo
modo si permette di continuare a lavorare con il pacchetto nel caso si decidesse
di installarlo nuovamente.
Attenzione: Portage non controllerà se il pacchetto che
si vuole rimuovere sia richiesto da un altro pacchetto. Verrà solo emesso un
avviso del fatto che la rimozione di pacchetti importanti potrebbe danneggiare
il sistema.
Codice 3.9: Rimozione di gnumeric |
# emerge --unmerge gnumeric
|
Quando si rimuove un pacchetto dal sistema, le sue dipendenze saranno lasciate.
Per far trovare al Portage tutte le dipendenze che potrebbero essere rimosse,
usare la funzionalità --depclean di emerge. Se ne parlerà in
seguito.
Aggiornare il software
Per mantenere il sistema in perfetta forma (e non solo con gli ultimi
aggiornamenti sulla sicurezza) si dovrà mantenere aggiornato il sistema
regolarmente. Dato che Portage controlla gli ebuild dell'albero del Portage si
dovrà prima aggiornare l'albero. Quindi, si potrà aggiornare il sistema con
emerge --update world. Nell'esempio che segue, verrà utilizzato il
parametro --ask che istruisce il Portage a visualizzare la lista dei
pacchetti da aggiornare e la richiesta se si vuole continuare:
Codice 3.10: Aggiornare il sistema |
# emerge --update --ask world
|
Portage cercherà quindi le nuove versioni delle applicazioni installate.
Verranno comunque verificate solo le versioni per le applicazioni che si sono
esplicitamente installate (cioè le applicazioni elencate in
/var/lib/portage/world) e non le dipendenze. Se si vuole aggiornare
ogni singolo pacchetto del sistema, occorre aggiungere l'argomento
--deep:
Codice 3.11: Aggiornare l'intero sistema |
# emerge --update --deep world
|
Dato che aggiornamenti che riguardano la sicurezza possono essere correlati a
pacchetti che non si sono esplicitamente installati nel sistema (ma che sono
stati installati quali dipendenze di altri programmi), si raccomanda di eseguire
questo comando una volta ogni tanto.
Se è stato alterato qualche USE flag si può
aggiungere l'opzione --newuse. Portage verificherà se la modifica
richiede l'installazione di nuovi pacchetti o la ricompilazione di quelli
esistenti:
Codice 3.12: Eseguire un aggiornamento completo |
# emerge --update --deep --newuse world
|
Metapacchetti
Alcuni pacchetti presenti nell'albero del Portage non hanno un contenuto reale
ma sono usati per installare una collezione di pacchetti. Per esempio, il
pacchetto kde installa un ambiente KDE sul sistema ricercando tra i vari
pacchetti legati al KDE come dipendenze.
La rimozione di un tale pacchetto dal sistema usando emerge --unmerge,
non avrà successo dato che le numerose dipendenze rimarranno sul sistema.
Portage ha anche la funzionalità di rimozione delle dipendenze orfane, ma dato
che la disponibilità del software è dinamicamente dipendente, occorre prima
aggiornare completamente l'intero sistema, includendo, se ci sono state, le
modifiche alle flag USE. Quindi sarà possibile eseguire emerge --depclean
per rimuovere le dipendenze orfane. Fatto ciò, ci sarà bisogno di ricompilare le
applicazioni che erano dinamicamente linkate al software rimosso ma non più
richiesto.
Tutto ciò può essere fatto con un seguenti tre comandi:
Codice 3.13: Rimozione delle dipendenze orfane |
# emerge --update --deep --newuse world
# emerge --depclean
# revdep-rebuild
|
revdep-rebuild viene fornito col pacchetto gentoolkit, che deve
essere quindi preventivamente installato:
Codice 3.14: Installazione del pacchetto gentoolkit |
# emerge gentoolkit
|
1.d. Errori durante l'uso del Portage
Slot, virtuals, branche, architetture e profili
Portage è estremamente potente e supporta molte caratteristiche che altri
gestori di software omettono. Si vedranno ora altri aspetti del Portage senza
andare troppo nei dettagli.
Portage permette la coesistenza di differenti versioni dello stesso pacchetto.
A differenza di altre distribuzioni che tendono a chiamare i propri pacchetti
con le versioni (come freetype e freetype2), Portage usa una
tecnica chiamata SLOT. Un ebuild dichiara un certo SLOT per le proprie
versioni. Ebuild con SLOT differenti possono coesistere sullo stesso sistema.
Per esempio, il pacchetto freetype ha un ebuild con SLOT="1"
e SLOT="2".
Ci sono anche pacchetti che provvedono la stessa funzionalità ma con
un'implementazione diversa. Per esempio, metalogd, sysklogd e
syslog-ng, tutti gestori di eventi di sistema. Applicazioni che fanno
assegnamento sulla disponibilità di un gestore di eventi di sistema, non possono
dipendere da uno in particolare. Per esempio, metalogd, come altri
sistemi di gestione di eventi, sono tutti un'ottima scelta. Portage permette
l'uso di virtuals: ogni sistema di gestione degli eventi provvede un
virtual/syslog in modo tale che le applicazioni possano dipendere da tale
virtual/syslog.
Il software all'interno dell'albero del Portage, può risiedere in differenti
branche. Di default il sistema accetta solo pacchetti che Gentoo giudica
stabili. Molti nuovi software una volta raccomandati, vengono aggiunti ad una
branca di test, il che significa che sarà necessario procedere ad ulteriori
verifiche prima di marcarli come stabili. Anche se gli ebuild per tali software
sono presenti nell'albero del Portage, non vengono aggiornati prima di
raggiungere la branca stabile.
Alcuni software sono disponibili solo per alcune architetture. Oppure il
software non gira su altre architetture o ha necessità di essere ulteriormente
testato o gli sviluppatori che raccomandano il software non sono in grado di
verificare se il pacchetto gira su differenti architetture.
Ogni installazione di Gentoo aderisce ad un certo profilo che contiene
tra le altre informazioni, la lista dei pacchetti che sono richiesti affinché un
sistema funzioni normalmente.
Pacchetti bloccati
Codice 4.1: Portage avverte riguardo ai pacchetti bloccati (con --pretend) |
[blocks B ] mail-mta/ssmtp (from pkg mail-mta/postfix-2.2.2-r1)
|
Codice 4.2: Portage avverte riguardo ai pacchetti bloccati (senza --pretend) |
!!! Error: the mail-mta/postfix package conflicts with another package.
!!! both can't be installed on the same system together.
!!! Please use 'emerge --pretend' to determine blockers.
|
Gli ebuild contengono specifici campi che informano il Portage sulle dipendenze.
Ci sono due possibili dipendenze: dipendenze in fase di compilazione dichiarate
in DEPEND e dipendenze per l'esecuzione dichiarate in RDEPEND.
Quando una di queste dipendenze marca un pacchetto o un virtuale come non
compatibile, questo viene bloccato.
Per correggere il blocco, si può scegliere tra il non installare il pacchetto
o rimuovere prima il pacchetto che causa il conflitto. Nel precedente esempio si
può scegliere tra il non installare postfix o rimuovere prima
ssmtp.
Si possono anche avere blocchi a livello 'atomico', come
<media-video/mplayer-bin-1.0_rc1-r2. In questo caso, l'aggiornamento
ad una versione più recente potrebbe essere sufficiente a rimuovere il blocco.
E' anche possibile che due pacchetti che devono essere ancora installati siano
in conflitto tra loro. In questo raro caso, si dovrebbe capire perché si
vogliono installare entrambi dato che in molti casi può bastare l'installazione
di un solo pacchetto. Se non è questo il caso, aprire un bug sul Gentoo bugtracking system.
Pacchetti mascherati
Codice 4.3: Portage avverte riguardo ai pacchetti mascherati |
!!! all ebuilds that could satisfy "bootsplash" have been masked.
|
Codice 4.4: Portage avverte riguardo ai pacchetti mascherati - la ragione |
!!! possible candidates are:
- gnome-base/gnome-2.8.0_pre1 (masked by: ~x86 keyword)
- lm-sensors/lm-sensors-2.8.7 (masked by: -sparc keyword)
- sys-libs/glibc-2.3.4.20040808 (masked by: -* keyword)
- dev-util/cvsd-1.0.2 (masked by: missing keyword)
- games-fps/unreal-tournament-451 (masked by: package.mask)
- sys-libs/glibc-2.3.2-r11 (masked by: profile)
|
Quando si desidera installare un pacchetto che non è disponibile per il nostro
sistema, si riceverà un errore di pacchetto mascherato. Si dovrà quindi
installare un'applicazione differente disponibile per il nostro sistema oppure
aspettare finché il pacchetto divenga disponibile. C'è sempre una ragione perché
un pacchetto viene mascherato:
-
~arch keyword significa che l'applicazione non è stata
sufficientemente testata per essere inserita nella branca stabile. Aspettare
alcuni giorni o alcune settimane e provare nuovamente.
-
-arch keyword o -* keyword significa che l'applicazione non
funziona sulla nostra architettura. Se si crede che il pacchetto funzioni,
aprire un bug sul bugzilla di
Gentoo.
-
missing keyword significa che l'applicazione non è ancora stata
testata sulla nostra architettura. Chiedere al gruppo che si occupa del
porting per l'architettura di testare il pacchetto o testarlo per loro e
riportare i risultati sul bugzilla
di Gentoo.
-
package.mask significa che il pacchetto è corrotto, instabile o
difettoso ed è stato deliberatamente marcato come non-usare.
-
profile significa che il pacchetto non è stato trovato
appropriatamente nel vostro profilo. Le applicazioni potrebbero danneggiare
il sistema se installate o sono solo non compatibili col profilo in uso.
Dipendenze omesse
Codice 4.5: Portage avverte riguardo le dipendenze omesse |
emerge: there are no ebuilds to satisfy ">=sys-devel/gcc-3.4.2-r4".
!!! Problem with ebuild sys-devel/gcc-3.4.2-r4
!!! Possibly a DEPEND/*DEPEND problem.
|
L'applicazione che si sta provando ad installare dipende da un altro pacchetto
che non è disponibile per il sistema. Controllare su Bugzilla se la cosa è segnalata altrimenti
la si può riportare. A meno che non si stia mescolando le branche, questo non
dovrebbe accadere ed è perciò un bug.
Nomi di ebuild ambigui
Codice 4.6: Portage avverte circa l'ambiguità di nomi di ebuild |
!!! The short ebuild name "aterm" is ambiguous. Please specify
!!! one of the following fully-qualified ebuild names instead:
dev-libs/aterm
x11-terms/aterm
|
L'applicazione che si vuole installare ha un nome che corrisponde con un altro
pacchetto. Occorre specificare la categoria. Portage informa sulle scelte
possibili.
Dipendenze circolari
Codice 4.7: Portage avverte circa le dipendenze circolari |
!!! Error: circular dependencies:
ebuild / net-print/cups-1.1.15-r2 depends on ebuild / app-text/ghostscript-7.05.3-r1
ebuild / app-text/ghostscript-7.05.3-r1 depends on ebuild / net-print/cups-1.1.15-r2
|
Due (o più) pacchetti che si vuole installare dipendono l'uno dall'altro e non
possono perciò essere installati. Questo è probabilmente un bug del Portage.
Provare ad eseguire un rsync e provare nuovamente. Si può anche controllare su
bugzilla se è un caso conosciuto oppure
no, nel qual caso lo si può riportare.
Scaricamento non riuscito
Codice 4.8: Portage avverte circa un download non riuscito |
!!! Fetch failed for sys-libs/ncurses-5.4-r5, continuing...
!!! Some fetch errors were encountered. Please see above for details.
|
Portage non è riuscito a scaricare i sorgenti per una data applicazione e
proverà a proseguire con l'installazione delle altre applicazioni se ci sono.
Questo problema può essere causato da un mirror che non è stato sincronizzato
appropriatamente o perché l'ebuild punta ad una locazione incorretta. Il server
dove risiedono i sorgenti potrebbe anche non essere disponibile per qualche
ragione.
Riprovare dopo un'ora e vedere se la situazione persiste.
Protezione dei profili di sistema
Codice 4.9: Portage avverte circa la protezione dei profili |
!!! Trying to unmerge package(s) in system profile. 'sys-apps/portage'
!!! This could be damaging to your system.
|
Si è richiesto la rimozione di un pacchetto che fa parte del core del sistema.
Tale pacchetto è listato nel vostro profile come richiesto e dovrebbe perciò non
essere rimosso dal sistema.
Insuccessi nella verifica del digest
A volte durante il tentativo di emergere un pacchetto, si ottiene un errore col
seguente messaggio:
Codice 4.10: Insuccesso di verifica del digest |
>>> checking ebuild checksums
!!! Digest verification failed:
|
Questo è un segno che c'è qualche cosa di errato nell'albero del Portage. Spesso
è causato da uno sviluppatore che può aver sbagliato l'inserimento del pacchetto
nell'albero del Portage.
Quando la verifica del digest fallisce, non provare a ricreare il
digest. Eseguire ebuild foo manifest non risolve il problema, ma molto
probabilmente lo peggiorerà!
Il suggerimento è di aspettare un'ora o due perché venga sistemato l'albero del
Portage. E' probabile che l'errore sia già stato notato, ma occorre un po' di
tempo affinché la correzione sia diramata. Durante l'attesa, controllare su Bugzilla per vedere se qualcuno ha riportato
il problema. In caso contrario segnalare il bug per il pacchetto oggetto del
problema.
Una volta controllato che il bug sia stato corretto, provare ad eseguire
nuovamente il sync per ottenere il digest corretto.
Importante:
Questo non significa che si possa fare un sync tre volte di seguito!
Come specificato nella politica di rsync (visibile quando si esegue emerge
--sync), gli utenti che eseguono sync troppo spesso verranno interdetti.
Infatti è meglio aspettare il prossimo sync che si è schedulato per evitare il
sovraccarico dei server rsync.
|
2. Flag USE
2.a. Cosa sono le flag USE
L'idea dietro le flag USE
Durante l'installazione di Gentoo (o di altre distribuzioni o comunque di altri
sistemi operativi), sono possibili diverse scelte a seconda dell'ambiente di
lavoro. Le impostazioni per un server differiscono da quelle per una
workstation, così come una stazione per giocare differisce da una per il
rendering 3D.
Questo non è vero soltanto per la scelta dei pacchetti da installare, ma anche
per le caratteristiche che un certo pacchetto dovrebbe supportare. Ad esempio,
se l'uso delle OpenGL non è richiesto, perchè installarle ed abilitarne il
supporto nei pacchetti che ne farebbero uso? Per lo stesso motivo, se non si
vuole usare KDE, perchè preoccuparsi di compilare i pacchetti col supporto per
KDE se questi pacchetti funzionano tranquillamente senza?
Per aiutare gli utenti a decidere cosa installare/attivare e cosa no, è
necessario che l'utente specifichi il proprio ambiente nel modo più semplice.
Questo forza l'utente a decidere cosa desidera realmente e facilita Portage, il
sistema per la gestione dei pacchetti, a prendere le decisioni appropriate.
Definizione delle flag USE
Concettualmente un flag USE è una parola chiave che racchiude l'idea di supporto
e di informazione sulla dipendenza. Se si definisce una certa flag USE, si
indica a Portage la volontà di avere il supporto per la parola chiave scelta.
Questo, naturalmente, altera anche le informazioni sulle dipendenze per un dato
pacchetto.
Prendendo come esempio la parola chiave kde, si ottiene questo
comportamento: se questa parola chiave non è presente nella variabile
USE, tutti i pacchetti che hanno il supporto opzionale per KDE
vengono compilati senza tale supporto; conseguentemente tutti i pacchetti
cha hanno una dipendenza opzionale con KDE vengono installati
senza le relative librerie KDE. Se invece la parola chiave kde è
stata definita, questi pacchetti vengono compilati col supporto di KDE e
di conseguenza anche le sue librerie vengono installate come dipendenze.
Definendo in maniera corretta le parole chiave si avrà a disposizione un sistema
perfettamente ritagliato sulle proprie esigenze.
Quali sono le flag USE utilizzabili
Ci sono due tipi di flag USE: globali e locali.
-
Una flag USE globale è usata da alcuni pacchetti a livello di
sistema. Questo è ciò che molti utenti vedono come flag USE.
-
Una flag USE locale è usata da un singolo pacchetto per prendere
decisioni specifiche sul pacchetto stesso.
Una lista di flag USE globali disponibili può essere trovata online o localmente in
/usr/portage/profiles/use.desc.
Un elenco delle flag USE locali disponibili può essere trovata in
/usr/portage/profiles/use.local.desc.
2.b. Usare le flag USE
Dichiarare flag USE permanenti
Seguono le informazioni su come dichiarare le flag USE in modo permanente.
Come precedentemente menzionato, tutte le flag USE sono dichiarate attraverso la
variabile USE. Per facilitare la ricerca e la scelta delle flag USE,
viene fornita una configurazione USE predefinita. Questa configurazione è
una collezione di flag USE che dovrebbe essere comunemente usata dagli utenti
Gentoo ed è dichiarata nei file make.defaults che fanno parte del
proprio profilo.
Il collegamento simbolico /etc/make.profile punta al profilo di
sistema utilizzato. Ogni profilo lavora insieme con un altro profilo superiore,
ed il risultato è la somma di tutti i profili. Quello superiore è quello
base, (/usr/portage/profiles/base).
Dare una occhiata alle impostazioni predefinite per il profilo 2004.3:
Codice 2.1: Somma delle variabili USE make.defaults per il profilo 2004.3 |
USE="x86 oss apm arts avi berkdb bitmap-fonts crypt cups encode fortran f77
foomaticdb gdbm gif gpm gtk imlib jpeg kde gnome libg++ libwww mad
mikmod motif mpeg ncurses nls oggvorbis opengl pam pdflib png python qt
quicktime readline sdl spell ssl svga tcpd truetype X xml2 xmms xv zlib"
|
Come è evidente, questa variabile contiene già una serie di parole chiave.
Non alterare nessun file make.defaults per adattare la
variabile USE alle proprie esigenze in quanto le modifiche a questi file
vengono sovrascritte ad ogni aggiornamento del Portage.
Per cambiare la configurazione predefinita, è necessario aggiungere o rimuovere
parole chiave dalla variabile USE e questo può essere fatto globalmente
definendo la variabile USE nel file /etc/make.conf. In
questa variabile è possibile aggiungere le flag USE aggiuntive richieste o
rimuoverne di non richieste nel qual caso occorre anteporre alla parola chiave
il segno meno ("-").
Per esempio, per rimuovere il supporto per KDE e QT ed aggiungere il supporto
per ldap, può essere definita la seguente dichiarazione della variabile
USE in /etc/make.conf:
Codice 2.2: Un esempio di dichiarazione USE in /etc/make.conf |
USE="-kde -qt3 -qt4 ldap"
|
Dichiarare flag USE per pacchetti individuali
Qualche volta si desidera dichiarare una determinata flag USE per una (o per
più) applicazioni ma non per tutto il sistema. Per fare questo, si deve creare
la directory /etc/portage (se ancora non esiste) e modificare
/etc/portage/package.use. Solitamente è un file singolo, ma può
essere anche una directory: vedere man portage per ulteriori
informazioni. Il seguente esempio presuppone che package.use sia un file
singolo.
Per esempio, se non si vuole che berkdb sia supportato globalmente, ma lo
si desidera per mysql, si dovrebbe aggiungere:
Codice 2.3: Esempio di /etc/portage/package.use |
dev-db/mysql berkdb
|
Si possono naturalmente anche disabilitare le flag USE per una certa
applicazione. Per esempio, se non si desidera il supporto java in PHP:
Codice 2.4: Secondo esempio di /etc/portage/package.use |
dev-php/php -java
|
Dichiarare flag USE temporanee
In certi casi è utile dichiarare flag USE una sola volta. Invece di modificare
/etc/make.conf due volte (una per la modifica e l'altra per
riportare il tutto all'origine) è possibile dichiarare la variabile USE come
fosse una variabile ambiente. Ricordarsi che, quando si ri-emerge o si aggiorna
questa applicazione (in modo esplicito o parte di un aggiornamento del sistema),
i cambiamenti saranno persi!
Segue un esempio di come rimuovere temporaneamente il supporto java durante
l'installazione di mozilla.
Codice 2.5: Usare USE come una variabile ambiente |
# USE="-java" emerge seamonkey
|
Precedenza
Naturalmente esiste un ordine definito riguardante la priorità delle
dichiarazioni nelle configurazioni USE. Non è necessario dichiarare
USE="-java" solo per vedere se "java" è ancora usato per una impostazione
con un'alta priorità. L'ordine di precedenza per le impostazioni di USE è il
seguente (i primi hanno la priorità più bassa):
-
USE predefinita dichiarata nei file make.defaults parte del
proprio profilo
-
Configurazione USE definita dall'utente in /etc/make.conf
-
Configurazione USE definita dall'utente in
/etc/portage/package.use
- Dichiarazione USE definita dall'utente come variabile ambiente
Per vedere la configurazione finale di USE che viene usata da Portage,
eseguire emerge --info che visualizzerà una lista di tutte le variabili
rilevanti (incluso la variabile USE) col valore usato da Portage.
Codice 2.6: Eseguire emerge --info |
# emerge --info
|
Adattare il proprio sistema alle nuove flag USE
Se si sono cambiate le proprie flag USE e si desidera aggiornare l'intero
sistema, affinchè utilizzi le nuove flag USE, si può usare l'opzione
--newuse di emerge:
Codice 2.7: Ricompilare il sistema |
# emerge --update --deep --newuse world
|
Dopo, eseguire il depclean di Portage per rimuovere le dipendenze condizionali
che erano state emerse nel vecchio sistema, ma che sono diventate obsolete con
l'uso delle nuove flag USE.
Avvertenza:
Eseguire emerge --depclean è una operazione pericolosa e dovrebbe essere
fatta con cura. Ricontrollare la lista fornita di pacchetti "obsoleti" per
assicurarsi che non si rimuovano pacchetti di cui si ha bisogno. Nell'esempio
seguente si è aggiunto -p per avere solo la lista dei pacchetti senza
rimuoverli.
|
Codice 2.8: Rimuovere pacchetti obsoleti |
# emerge -p --depclean
|
Al termine del processo di depclean, eseguire revdep-rebuild per
ricompilare le applicazioni che sono collegate in modo dinamico agli oggetti
condivisi forniti dai pacchetti rimossi. revdep-rebuild è parte del
pacchetto gentoolkit; non dimenticarsi di emergerlo prima.
Codice 2.9: Eseguire revdep-rebuild |
# revdep-rebuild
|
Quando tutto è finito, il sistema userà le nuove flag USE.
2.c. Flag USE specifiche per pacchetto
Visualizzare le flag USE disponibili
Ecco l'esempio di seamonkey per vedere quali flag sono disponibili. Per
questo usare emerge con le opzioni --pretend e --verbose:
Codice 3.1: Vedere le flag USE utilizzate |
# emerge --pretend --verbose seamonkey
These are the packages that I would merge, in order:
Calculating dependencies ...done!
[ebuild R ] www-client/seamonkey-1.0.7 USE="crypt gnome java -debug -ipv6
-ldap -mozcalendar -mozdevelop -moznocompose -moznoirc -moznomail -moznopango
-moznoroaming -postgres -xinerama -xprint" 0 kB
|
emerge non è il solo strumento che fa questo, infatti ci sono strumenti
dedicati alla gestione delle informazioni sui pacchetti come equery che
fa parte del pacchetto gentoolkit. Occorre prima installare
gentoolkit:
Codice 3.2: Installare gentoolkit |
# emerge gentoolkit
|
Ora è possibile usare equery con l'argomento uses per avere la
lista dei flag USE usati da un dato pacchetto. Ad esempio per il pacchetto
gnumeric:
Codice 3.3: Usare equery per vedere le flag USE utilizzate |
# equery --nocolor uses =gnumeric-1.6.3 -a
[ Searching for packages matching =gnumeric-1.6.3... ]
[ Colour Code : set unset ]
[ Legend : Left column (U) - USE flags from make.conf ]
[ : Right column (I) - USE flags packages was installed with ]
[ Found these USE variables for app-office/gnumeric-1.6.3 ]
U I
- - debug : Enable extra debug codepaths, like asserts and extra output. If you want to get meaningful backtraces see http://www.gentoo.org/proj/en/qa/backtraces.xml .
+ + gnome : Adds GNOME support
+ + python : Adds support/bindings for the Python language
- - static : !!do not set this during bootstrap!! Causes binaries to be statically linked instead of dynamically
|
3. Caratteristiche di Portage
3.a. Caratteristiche di Portage
Portage ha molte altre caratteristiche che rendono Gentoo ancora migliore.
Molte di queste comprendono strumenti software che migliorano le prestazioni,
l'affidabilità, la sicurezza, ...
Per abilitare o disabilitare alcune caratteristiche di Portage, bisogna
modificare la variabile FEATURES di /etc/make.conf, che
contiene varie keyword separate da spazi bianchi. In molti casi si devono
installare ulteriori strumenti sui quali sono basate le caratteristiche.
Non sono elencate qui tutte le caratteristiche che Portage supporta. Per una
descrizione completa si veda la manpage make.conf:
Codice 1.1: Vedere la manpage make.conf |
$ man make.conf
|
Per scoprire quali sono le caratteristiche di default, eseguire emerge
--info e cercare la variabile FEATURES o eseguire un grep:
Codice 1.2: Scoprire quali caratteristiche sono già impostate |
$ emerge --info | grep FEATURES
|
3.b. Compilazione Distribuita
Usare distcc
distcc è un programma per distribuire la compilazione su diverse
macchine, non necessariamente identiche, su una rete. Il client distcc
trasmette tutte le informazioni necessarie ai server distcc che vengono resi
disponibili tramite l'esecuzione di distccd, in modo che possano
compilare parte del codice sorgente per il client. Il risultato è un tempo di
compilazione inferiore.
E' possibile trovare più informazioni su distcc (e informazioni su come
deve funzionare con Gentoo) nella nostra Documentazione Gentoo su distcc.
Installare distcc
Distcc include un strumento grafico per tenere sotto controllo i task che il
computer sta inviando per la compilazione. Se si usa Gnome si inserisca 'gnome'
nella variabile USE. Se non si usa Gnome e si desidera comunque utilizzare il
monitor, si inserisca 'gtk' nella variabile USE.
Codice 2.1: Installare distcc |
# emerge distcc
|
Attivare il supporto di Portage
Aggiungere distcc alla variabile FEATURES in
/etc/make.conf. Modificare la variabile MAKEOPTS a proprio
piacimento. In "-jX" la X è il numero di CPU che eseguono distccd
(incluso l'host attuale) più uno, ma si potrebbero avere migliori risultati
con altri numeri.
Eseguire distcc-config e impostare la lista di server distcc
disponibili. Per esempio si assume che i server distcc disponibili sono
192.168.1.102 (l'host attuale), 192.168.1.103 e 192.168.1.104 (due host
remoti):
Codice 2.2: Configurare distcc per usare tre server disponibili DistCC |
# distcc-config --set-hosts "192.168.1.102 192.168.1.103 192.168.1.104"
|
Non dimenticarsi di eseguire anche il demone distccd:
Codice 2.3: Avviare il demone distccd |
# rc-update add distccd default
# /etc/init.d/distccd start
|
3.c. Cache per la compilazione
Cosa è ccache
ccache è un veloce gestore cache per il compilatore. Dopo aver compilato
un programma, esso immagazzina i risultati intermedi, in modo che se si dovesse
ricompilare lo stesso programma, il tempo di compilazione sia notevolmente
ridotto. Nelle compilazioni comuni, il tempo di compilazione risulta di 5-10
volte più veloce.
Per maggiori informazioni su ccache, è possibile consultare la homepage di ccache.
Installare ccache
Per installare ccache, eseguire emerge ccache:
Codice 3.1: Installare ccache |
# emerge ccache
|
Attivare il supporto di Portage
Aprire /etc/make.conf e aggiungere ccache alla variabile
FEATURES. Poi, aggiungere una nuova variabile chiamata CCACHE_SIZE e
impostarla a "2G":
Codice 3.2: Editare CCACHE_SIZE in /etc/make.conf |
CCACHE_SIZE="2G"
|
Per controllare se ccache funziona, si possono vedere le statistiche. Portage
usa una diversa directory home ccache e si deve impostare la variabile
CCACHE_DIR:
Codice 3.3: Esaminare le statistiche di ccache |
# CCACHE_DIR="/var/tmp/ccache" ccache -s
|
Il /var/tmp/ccache è la directory home di default di Portage; se
si desidera cambiare questa impostazione modificare la variabile
CCACHE_DIR in /etc/make.conf.
Se si esegue ccache, si usa la posizione di default di
${HOME}/.ccache, ed è per questo che si deve impostare la
variabile CCACHE_DIR quando si cercano le statistiche (Portage)
ccache.
Usare ccache per la compilazione di C non-Portage
Se si desidera usare ccache per compilazioni non-Portage, si aggiunga
/usr/lib/ccache/bin all'inizio della variabile PATH (prima di
/usr/bin). Può essere fatto modificando
.bash_profile nella directory home del proprio utente. Usare
.bash_profile è un modo per definire la variabile PATH.
Codice 3.4: Modificare .bash_profile |
PATH="/usr/lib/ccache/bin:/opt/bin:${PATH}"
|
3.d. Supporto per pacchetti binari
Creare pacchetti precompilati
Portage supporta l'installazione di pacchetti precompilati. Anche se Gentoo
non fornisce pacchetti precompilati (tranne GRP), Portage può essere informato
dei pacchetti precompilati.
Per creare un pacchetto precompilato si può usare quickpkg se il
pacchetto è già installato sul sistema, o emerge con le opzioni
--buildpkg o --buildpkgonly.
Se si desidera che Portage crei pacchetti precompilati di ogni singolo
pacchetto che si installa, aggiungere buildpkg alla variabile
FEATURES.
Supporto più esteso per le impostazioni sui pacchetti precompilati può essere
ottenuto con il catalyst. Per ulteriori informazioni sul catalyst
leggere le Domande frequenti su
Catalyst.
Installare pacchetti precompilati
Anche se Gentoo non li fornisce, si può creare un repository centrale dove
mettere i pacchetti precompilati. Se si desidera usare questo repository, si
deve far puntare la variabile PORTAGE_BINHOST ad esso. Per esempio, se i
pacchetti precompilati sono su ftp://buildhost/gentoo:
Codice 4.1: Impostare PORTAGE_BINHOST in /etc/make.conf |
PORTAGE_BINHOST="ftp://buildhost/gentoo"
|
Quando si desidera installare un pacchetto precompilato, si deve aggiungere
l'opzione --getbinpkg al comando emerge accanto all'opzione
--usepkg. Il primo (--getbinpkg) dice a emerge di scaricare il
pacchetto precompilato dal server precedentemente definito mentre il secondo
(--usepkg) chiede a emerge di cercare di installare il pacchetto
precompilato prima di scaricare i sorgenti e compilarlo.
Per esempio, per installare gnumeric con i pacchetti precompilati:
Codice 4.2: Installare il pacchetto precompilato gnumeric |
# emerge --usepkg --getbinpkg gnumeric
|
Più informazioni sulle opzioni di emerge con i pacchetti precompilati possono
essere trovate nella manpage emerge:
Codice 4.3: Vedere manpage emerge |
$ man emerge
|
3.e. Scaricare file
Scaricamenti paralleli
Quando si stanno emergendo una serie di pacchetti, Portage può scaricare i
file sorgenti del prossimo pacchetto nella lista, anche se sta compilando un
altro pacchetto. Per usare questa opzione, aggiungere "parallel-fetch" alla
propria FEATURES.
Userfetch
Quando Portage è eseguito da root, FEATURES="userfetch" permette a Portage di
levarsi dai privilegi di root mentre scarica i sorgenti di un pacchetto.
Questo è un piccolo miglioramento di sicurezza.
4. Initscripts
4.a. Runlevel
Avviare il sistema
All'avvio del sistema, ci sono molte scritte che scorrono e il testo è il
medesimo ad ogni avvio. La sequenza di tutte queste azioni viene chiamata
sequenza di boot ed è (più o meno) definita staticamente.
Per prima cosa, il boot loader carica l'imagine del kernel, definita nella
configurazione in memoria, dopo di che dice alla CPU di eseguire il kernel.
Quando il kernel è caricato e in esecuzione, inizializza tutte le strutture e i
lavori specifici del kernel ed avvia il processo init.
Questo processo si assicura che tutti i filesystem (definiti in
/etc/fstab) siano montati e pronti per l'uso. Poi esegue alcuni
script situati in /etc/init.d, che avviano i servizi necessari per
un corretto avvio del sistema.
Alla fine, quando tutti gli script sono eseguiti, init attiva i terminali
(nella maggior parte dei casi solo le console virtuali che sono nascoste in
Alt-F1, Alt-F2, ecc.) attaccandogli un processo chiamato
agetty. Questo processo per prima cosa si assicura che sia possibile
eseguire il login su questi terminali eseguendo login.
Init Script
Ora init non esegue gli script in /etc/init.d casualmente.
Inoltre, non lancia tutti gli script in /etc/init.d, ma solo quelli
che gli è stato detto di eseguire. Decide che script eseguire guardando in
/etc/runlevels.
Prima, init esegue tutti gli script da /etc/init.d che hanno
un link simbolico in /etc/runlevels/boot. Solitamente, esegue gli
script in ordine alfabetico, ma alcuni di essi hanno delle informazioni di
dipendenze all'interno, che dicono al sistema che un altro script deve essere
avviato prima che possa essere avviati loro stessi.
Quando tutti gli script refenziati in /etc/runlevels/boot sono
stati eseguiti, init continua eseguendo gli script che hanno un
collegamento simbolico in /etc/runlevels/default. Ancora, usa
l'ordine alfabetico per decidere che script avviare prima, a meno che lo script
non abbia dipendenze, nel qual caso l'ordine viene cambiato per fornire una
valida sequenza di boot.
Come lavora init
Certamente init non decide tutto da solo. Ha bisogno di un file di
configurazione che specifica quali azioni debba eseguire. Questo file di
configurazione è /etc/inittab.
La prima azione di init è di montare tutti i filesystem. Questo è
definito nella seguente linea di /etc/inittab:
Codice 1.1: La linea di inizializzazione del sistema in /etc/inittab |
si::sysinit:/sbin/rc sysinit
|
Questa linea dice a initche deve eseguire /sbin/rc sysinit per
inizializzare il sistema. Lo script /sbin/rc si occupa
dell'inizializzazione, init infatti non fa molto: esso delega altri
compiti, come l'inizializzazione del sistema, ad un'altro processo.
In secondo luogo init esegue gli script che hanno un collegamento in
/etc/runlevels/boot. Questo è definito dalla seguente linea:
Codice 1.2: Inizializzazione del sistema, continua |
rc::bootwait:/sbin/rc boot
|
Ancora lo script rc provvede ai compiti necessari. Notare che l'opzione
passata a rc (boot) è la stessa della sottodirectory
/etc/runlevels.
Ora init controlla il suo file di configurazione per vedere quale
runlevel deve eseguire. Per deciderlo, legge la seguente linea da
/etc/inittab:
Codice 1.3: La linea initdefault |
id:3:initdefault:
|
In questo caso (che la maggioranza di utenti Gentoo usa), l'id del
runlevel è 3. Usando questa informazione, init vede che deve
avviare il runlevel 3:
Codice 1.4: La definizione del runlevel |
l0:0:wait:/sbin/rc shutdown
l1:S1:wait:/sbin/rc single
l2:2:wait:/sbin/rc nonetwork
l3:3:wait:/sbin/rc default
l4:4:wait:/sbin/rc default
l5:5:wait:/sbin/rc default
l6:6:wait:/sbin/rc reboot
|
La linea che definisce il livello 3, ancora, usa lo script rc per avviare
il servizio (ora con argomento default). L'argomento di rc è
ancora lo stesso della sottodirectory in /etc/runlevels.
Quando rc ha finito, init decide quale console virtuale attivare
e quali comandi devono essere eseguiti su ciascuna console:
Codice 1.5: Definizione delle console virtuali |
c1:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty1 linux
c2:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty2 linux
c3:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty3 linux
c4:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty4 linux
c5:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty5 linux
c6:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty6 linux
|
Cos'è un runlevel?
Init usa uno schema numerico per decidere quale runlevel attivare.
Un runlevel è uno stato nel quale il sistema viene avviato e contiene una
collezione di script (runlevel script o initscript) che devono essere
eseguiti quando si entra o si lascia un runlevel.
In Gentoo, ci sono sette runlevel definiti: tre runlevel interni, e quattro
runlevel definiti dall'utente. I runlevel interni si chiamano sysinit,
shutdown e reboot e fanno esattamente quello che i nomi implicano:
inizializzano il sistema, spengono il sistema e riavviano il sistema.
I runlevel definiti dall'utente sono delle sottodirectory di
/etc/runlevels: boot, default,
nonetwork e single. Il runlevel boot
avvia tutti i servizi necessari al sistema che tutti gli altri runlevel
usano. I rimanenti tre differiscono per i servizi avviati: default
viene usato per le operazioni di tutti i giorni, nonetwork è usato
in caso non sia necessaria alcuna connettività, e single viene
usato per riparare il sistema.
Lavorare con gli script di Init
Gli script che il processo rc avvia sono chiamati init script.
Ogni script in /etc/init.d può essere eseguito con gli argomenti
start, stop, restart, pause, zap,
status, ineed, iuse, needsme, usesme o
broken.
Per avviare, fermare o riavviare un servizio (e tutti i servizi dipendenti),
vengono usati start, stop e restart:
Codice 1.6: Avviare Postfix |
# /etc/init.d/postfix start
|
Nota:
Solo i servizio necessari al servizio dato saranno fermati o riavviati.
Gli altri servizi dipendenti (quelli che usa ma non gli sono necessari)
non vengono toccati.
|
Per fermare un servizio, ma non i servizi che dipendono da lui si può usare
l'argomento pause:
Codice 1.7: Fermare Postfix ma mantenere in esecuzione i servizi dipendenti |
# /etc/init.d/postfix pause
|
Per vedere un servizio in che stato si trova (started, stopped, paused, ...) si
può usare l'argomento status:
Codice 1.8: Informazioni di stato per postfix |
# /etc/init.d/postfix status
|
Se le informazioni di stato dicono che un servizio è in esecuzione, ma non è
così, si può fare il reset delle informazioni di stato a "stopped" con
l'argomento zap:
Codice 1.9: reset delle informazioni di stato per postfix |
# /etc/init.d/postfix zap
|
Per sapere quali dipendenze ha un servizio si può usare iuse o
ineed. Con ineed vengono mostrati i servizi veramente necessari
per il corretto funzionamento del servizio. iuse invece mostra i servizi
che vengono usati ma non sono necessari al servizio per il corretto
funzionamento.
Codice 1.10: Richiedere la lista di tutti i servizi da cui Postfix dipende |
# /etc/init.d/postfix ineed
|
In modo simile si può chiedere la lista dei servizi che dipendono da lui
(needsme) o possono usarlo
Codice 1.11: Richiedere la lista dei servizi che richiedono Postfix |
# /etc/init.d/postfix needsme
|
Infine, si possono chiedere quali dipendenze, richieste da un servizio, sono
mancanti:
Codice 1.12: Richiedere la lista delle dipendenze mancanti per Postfix |
# /etc/init.d/postfix broken
|
4.b. Lavorare con rc-update
Cos'è rc-update?
Il sistema di init in Gentoo usa un albero di dipendenze per decidere quali
dipendenze vanno avviate prima. Essendo un compito tedioso da eseguire
manualmente c'è uno strumento che rende semplice l'amministrazione dei runlevel
e init script.
Con rc-update si possono aggiungere e rimuovere init script da un
runlevel. Lo strumento rc-update automaticamente interroga
depscan.sh per ricostruire l'albero delle dipendenze.
Aggiungere e rimuovere servizi
Lo script rc-update richiede un secondo argomento che definisce l'azione:
add, del o show.
Per aggiungere o rimuovere un'init script, bisogna passare a rc-update
l'argomento add o del, seguito dallo script di init e dal
runlevel. Per esempio:
Codice 2.1: Rimuovere Postfix dal runlevel default |
# rc-update del postfix default
|
Il comando rc-update -v show mostra tutti gli script di init disponibili
e in quale runlevel vengono eseguiti:
Codice 2.2: Ricevere informazioni sugli init script |
# rc-update -v show
|
È possibile anche usare rc-update show (senza -v) per vedere
solamente gli script di init abilitati e il loro runlevel.
4.c. Configurare i servizi
Perchè una configurazione aggiuntiva?
Gli Init script possono essere complessi. Qui non si è interessati a far
modificare direttamente gli init script, dato che sono piuttosto proni a
errori. È comunque importante saper configurare bene un servizio, ad esempio per
per dare più opzioni al servizio stesso.
Un secondo motivo è di avere la configurazione al di fuori dell'init script per
aggiornare gli init script senza preoccuparsi di perdere i cambiamenti alla
configurazione.
La directory /etc/conf.d
Gentoo fornisce un modo semplice per configurare i servizi: ogni init script
che può esser configurato ha un file in /etc/conf.d. Per esempio,
l'init script di apache2 (chiamato /etc/init.d/apache2) ha un file
di configurazione chiamato /etc/conf.d/apache2, che contiene le
opzioni che si vogliono passare al server Apache 2 quando esso viene avviato:
Codice 3.1: Variabili definite in /etc/conf.d/apache2 |
APACHE2_OPTS="-D PHP5"
|
I file di configurazione contengono variabili e solo quello (tipo
/etc/make.conf), e rendono davvero facile configurare un servizio.
Permettono inoltre di aggiungere molte informazioni sulle variabili (come
commenti).
4.d. Scrivere Init Scripts
È necessario?
No. Scrivere init script non è solitamente necessario dato che Gentoo fornisce
init script pronti all'uso per ogni servizio. Comunque, si potrebbe installare
un servizio senza usare Portage, nel qual caso probabilmente è necessario creare
un init script.
È consigliabile non usare init script forniti dal servizio se non sono scritti
esplicitamente per Gentoo: gli init script di Gentoo non sono compatibili con
quelli usati dalle altre distribuzioni!
Layout
Il layout di base di un init script è mostrato sotto.
Codice 4.1: Layout di base di un init script |
#!/sbin/runscript
depend() {
}
start() {
}
stop() {
}
restart() {
}
|
Ogni init script richiede che la funzione start() sia definita.
Tutte le altre sezioni sono opzionali.
Dipendenze
Ci sono due tipi di dipendenze che possono essere definite: use e
need. Come menzionato sopra, la dipendenza need è più restrittiva
della dipendenza use. Secondo questo tipo di dipendenza si definisce il
concetto di dipendenza virtuale.
Una dipendenza virtuale è una dipendenza che fornisce un servizio, ma non
è fornita solo da quel servizio. L'init script può dipendere da logger di
sistema, ma possono essercene molti altri disponibili (metalogd, syslog-ng,
sysklogd, ...). Dato che non è possibile mettere need per ognuno di loro
(nessun sistema ha tutti questi logger di sistema installati e in esecuzione) ci
si assicura che tutti questi servizi forniscano una dipendenza virtuale.
Ora verranno esaminate le informazioni relative alle dipendenze del servizio
postfix.
Codice 4.2: Informazioni di dipendenze per Postfix |
depend() {
need net
use logger dns
provide mta
}
|
Com'è possibile vedere, il servizio postfix:
-
richiede la dipendenza (virtuale) net(che è fornita, per esempio,
da /etc/init.d/net.eth0)
-
usa la dipendenza (virtuale) logger (che è fornita per esempio, da
/etc/init.d/syslog-ng)
-
usa la dipendenza (virtuale) dns (che è fornita, per esempio da
/etc/init.d/named)
-
fornisce la dipendenza (virtuale) mta (che è comune a tutti i mail
server)
Controllare l'ordine
In alcuni casi si potrebbe non aver bisogno di un servizio, ma si può voler
avviare un servizio prima (o dopo) un'altro se disponibile
sul sistema (notare il condizionale:questa non è un'altra dipendenza) e
eseguirle nello stesso runlevel. Si possono fornire queste informazioni usando
before o after.
Come esempio vengono esaminate le impostazioni del servizio Portmap:
Codice 4.3: La funzione depend() nel servizio Portmap |
depend() {
need net
before inetd
before xinetd
}
|
Si può anche usare "*" per selezionare tutti i servizi nello stesso runlevel,
ma non è consigliabile.
Codice 4.4: Eseguire un init script come primo script nel runlevel |
depend() {
before *
}
|
Se il servizio deve scrivere su dischi locali, dovrebbe aver bisogno di
localmount. Se non mette niente in /var/run, come un
pidfile, allora dovrebbe partire dopo bootmisc:
Codice 4.5: Esempio di funzione depend() |
depend() {
need localmount
after bootmisc
}
|
Funzioni Standard
Dopo la funzione depend(), è necessario definire la funzione
start(). Questa contiene tutti i comandi necessari ad inizializzare il
servizio. È consigliabile usare le funzioni ebegin e eend per
informare l'utente su cosa sta accadendo:
Codice 4.6: Esempio di funzione start() |
start() {
ebegin "Starting my_service"
start-stop-daemon --start --exec /path/to/my_service \
--pidfile /path/to/my_pidfile
eend $?
}
|
Sia --exec che --pidfile dovrebbero essere usati nelle funzioni
start e stop. Se il servizio non crea un pidfile, usare se possibile
--make-pidfile. Altrimenti non usare pidfile. Si può anche aggiungere
--quiet alle opzioni start-stop-daemon, ma non è raccomandato.
L'uso di --quiet potrebbe ostacolare il debugging se il servizio non si
avvia correttamente.
Nota:
Assicurarsi che --exec chiami un servizio e non uno script shell che
lancia servizi e esce: è a questo che serve l'init script.
|
Se si ha bisogno di più esempi della funzione start(), leggere il codice
sorgente degli init script disponibili nella propria directory
/etc/init.d.
Altre funzioni che si possono definire sono: stop() e restart().
Non si è obbligati a definire queste funzioni! Il sistema di init è abbastanza
intelligente da inserire da solo queste funzioni se si usa
start-stop-daemon.
Sebbene non occorra creare una funzione stop(), viene fornito un
esempio:
Codice 4.7: Esempio funzione stop() |
stop() {
ebegin "Stopping my_service"
start-stop-daemon --stop --exec /path/to/my_service \
--pidfile /path/to/my_pidfile
eend $?
}
|
Se il servizio esegue qualche altro script (per esempio bash, python o perl), e
questo script più avanti cambia i nomi (per esempio da foo.py a
foo), si deve aggiungere --name a start-stop-daemon. Si
deve specificare il nome che sarà cambiato dallo script. In questo esempio, un
servizio fa partire foo.py, che cambia nome in foo:
Codice 4.8: Un servizio che fa partire lo script foo |
start() {
ebegin "Starting my_script"
start-stop-daemon --start --exec /path/to/my_script \
--pidfile /path/to/my_pidfile --name foo
eend $?
}
|
start-stop-daemon ha una eccellente pagina man per vedere maggiori
opzioni:
Codice 4.9: Pagina Man di start-stop-daemon |
$ man start-stop-daemon
|
La sintassi di init script di Gentoo è basata su Bourne Again Shell (bash) così
si possono usare costrutti compatibili bash nei propri init script.
Aggiungere opzioni personalizzate
Se si ha bisogno di maggiori opzioni negli init script, si può aggiungere
l'opzione alla variabile opts, e creare una funzione con lo stesso nome
dell'opzione. Per esempio, per il supporto di un'opzione chiamata
restartdelay:
Codice 4.10: Aggiungere l'opzione restartdelay |
opts="${opts} restartdelay"
restartdelay() {
stop
sleep 3
start
}
|
Variabili di configurazione dei servizi
Non occorre fare nulla per supportare un file di configurazione in
/etc/conf.d: se l'init script viene eseguito, vengono
automaticamente processati i seguenti file (e per esempio le variabili sono
pronte per essere usate):
- /etc/conf.d/<vostro init script>
- /etc/conf.d/basic
- /etc/rc.conf
Inoltre, se l'init script fornisce una dipendenza virtuale (come net),
viene processato anche il file associato a questa dipendenza (come
/etc/conf.d/net).
4.e. Cambiare il comportamento del Runlevel
Può effettivamente essere utile?
Molti utenti di portatili conoscono la situazione: a casa si ha bisogno di
avviare net.eth0 ma non si vuole avviare net.eth0 quando si è in
giro (se non c'è nessuna rete disponibile). Con Gentoo si può alterare il
comportamento del runlevel per venire incontro alle proprie esigenze.
Per esempio si può creare un secondo runlevel "default" con cui effettuare il
boot contenente altri init script assegnati ad esso. Si può selezionare al
momento del boot quale runlevel predefinito usare.
Usare softlevel
Per prima cosa, creare la directory di runlevel per il secondo "default"
runlevel. Per esempio per creare il runlevel offline:
Codice 5.1: Creare la directory di runlevel |
# mkdir /etc/runlevels/offline
|
Aggiungere i necessari init script al nuovo runlevel creato. Per esempio, per
avere una copia del corrente runlevel default ma senza net.eth0:
Codice 5.2: Aggiungere gli init script necessari |
# cd /etc/runlevels/default
# for service in *; do rc-update add $service offline; done
# rc-update del net.eth0 offline
# rc-update show offline
acpid | offline
domainname | offline
local | offline
net.eth0 |
|
Anche se net.eth0 verrà poi rimosso dal runlevel offline, udev
proverà ancora ad avviare ogni elemento che riesce a rilevare e invocherà i
servizi appropriati. Pertanto, sarà necessario aggiungere ogni servizio di rete
che non si vuole venga avviato (così come tutti gli altri servizi per ogni altro
componente che potrebbero essere avviati da udev) a /etc/conf.d/rc
come mostrato di seguito.
Codice 5.3: Disabilitare i servizi inizializzati per i diversi componenti in /etc/conf.d/rc |
RC_COLDPLUG="yes"
RC_PLUG_SERVICES="!net.eth0"
|
Nota:
Per maggiori informazioni sui servizi inizializzati per i diversi componenti, si
invita a porre attenzione nei commenti del file /etc/conf.d/rc.
|
Ora bisogna configurare il bootloader e aggiungere una nuova voce per il
runlevel offline. Per esempio in /boot/grub/grub.conf:
Codice 5.4: Aggiungere una voce per offline runlevel |
title Gentoo Linux Offline Usage
root (hd0,0)
kernel (hd0,0)/kernel-2.4.25 root=/dev/hda3 softlevel=offline
|
Se per il boot del sistema si seleziona la nuova voce il runlevel offline
viene usato al posto del default.
Usare bootlevel
Usare bootlevel è completamente analogo a softlevel. L'unica
differenza è che si sta definendo un secondo runlevel di "boot" invece di un
secondo runlevel "default".
5. Variabili di ambiente
5.a. Variabile d'ambiente
Cosa sono
Una variabile ambiente è un oggetto nominale che contiene informazioni usate da
una o più applicazioni. Questo risulta essere un po' misterioso o di difficile
gestione da parte di molti utenti, specialmente coloro che si avvicinano per la
prima volta a Linux. L'uso di variabili ambiente, invece, può facilitare la
modifica della configurazione per una o più applicazioni.
Esempi importanti
Segue una tabella con la lista delle variabili usate su un sistema Linux e la
loro descrizione. I valori di esempio sono presentati di seguito.
| Variabile |
Descrizione |
| PATH |
Variabile che contiene una lista di directory, separate dai due punti (:),
nelle quali il sistema cerca file eseguibili. Se si digita un comando (come
ls, rc-update o emerge) che non è presente nella lista,
il sistema non può essere in grado di eseguirlo, a meno che non si digiti il
comando preceduto da tutto il percorso, come /bin/ls.
|
| ROOTPATH |
Variabile che ha la stessa funzione di PATH, con la sola differenza
che le directory specificano il percorso di ricerca per comandi digitati
dall'utente root.
|
| LDPATH |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
per la ricerca delle librerie da parte del linker dinamico.
|
| MANPATH |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
per la ricerca delle pagine man da parte del comando man.
|
| INFODIR |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
per la ricerca delle pagine info da parte del comando info.
|
| PAGER |
Variabile che contiene il percorso del programma usato per visualizzare il
contenuto di file di testo (come less o more).
|
| EDITOR |
Variabile che contiene il percorso del programma usato per modificare
il contenuto di file di testo (come nano o vi).
|
| KDEDIRS |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
nelle quali si trova materiale specifico per KDE.
|
| CONFIG_PROTECT |
Variabile che contiene la lista di directory, separate da spazi, che
vengono protette durante il processo di aggiornamento del sistema da parte
del Portage.
|
| CONFIG_PROTECT_MASK |
Variabile che contiene la lista di directory, separate da spazi,
che non dovranno essere protette durante il processo di aggiornamento del
sistema da parte del Portage.
|
Segue un esempio di definizione di tutte queste variabili:
Codice 1.1: Esempio di definizioni |
PATH="/bin:/usr/bin:/usr/local/bin:/opt/bin:/usr/games/bin"
ROOTPATH="/sbin:/bin:/usr/sbin:/usr/bin:/usr/local/sbin:/usr/local/bin"
LDPATH="/lib:/usr/lib:/usr/local/lib:/usr/lib/gcc-lib/i686-pc-linux-gnu/3.2.3"
MANPATH="/usr/share/man:/usr/local/share/man"
INFODIR="/usr/share/info:/usr/local/share/info"
PAGER="/usr/bin/less"
EDITOR="/usr/bin/vim"
KDEDIRS="/usr"
CONFIG_PROTECT="/usr/X11R6/lib/X11/xkb /opt/tomcat/conf \
/usr/kde/3.1/share/config /usr/share/texmf/tex/generic/config/ \
/usr/share/texmf/tex/platex/config/ /usr/share/config"
CONFIG_PROTECT_MASK="/etc/gconf"
|
5.b. Definire variabili globali
La directory /etc/env.d
Per centralizzare la definizione di queste variabili, è stata introdotta in
Gentoo la directory /etc/env.d. All'interno di questa directory si
trovano un certo numero di file, come 00basic, 05gcc,
ecc. che contengono le variabili necessarie alle applicazioni menzionate nel
nome del file.
Per maggiore chiarezza; quando si installa il gcc, viene anche creato
dall'ebuild un file chiamato 05gcc, che contiene la definizione
delle seguenti variabili:
Codice 2.1: /etc/env.d/05gcc |
PATH="/usr/i686-pc-linux-gnu/gcc-bin/3.2"
ROOTPATH="/usr/i686-pc-linux-gnu/gcc-bin/3.2"
MANPATH="/usr/share/gcc-data/i686-pc-linux-gnu/3.2/man"
INFOPATH="/usr/share/gcc-data/i686-pc-linux-gnu/3.2/info"
CC="gcc"
CXX="g++"
LDPATH="/usr/lib/gcc-lib/i686-pc-linux-gnu/3.2.3"
|
In altre distribuzioni la definizione di variabili ambiente viene fatta con
modifiche o aggiunte al file /etc/profile o ad altre locazioni.
D'altra parte l'uso di Gentoo facilita la manutenzione e la gestione delle
variabili ambiente, dato che non occorre fare attenzione ai numerosi file che
possono contenere variabili ambiente.
Per esempio, durante l'aggiornamento del gcc viene anche aggiornato il
file /etc/env.d/05gcc senza nessuna richiesta di interazione da
parte dell'utente.
Di questo sono beneficiari il Portage e anche l'utente. Occasionalmente potrebbe
nascere l'esigenza di configurare una variabile ambiente a livello globale.
Prendiamo per esempio la variabile http_proxy. Invece di modificare
l'/etc/profile, basta creare un file
/etc/env.d/99local, e inserire la seguente definizione:
Codice 2.2: /etc/env.d/99local |
http_proxy="proxy.server.com:8080"
|
L'uso dello stesso file per tutte le variabili utente, aiuta ad avere una
panoramica delle variabili definite in seguito dall'utente stesso.
Lo script env-update
Alcuni file in /etc/env.d definiscono la variabile PATH.
L'esecuzione di env-update appende le diverse definizioni prima di
aggiornare le variabili ambiente, rendendo semplice l'aggiunta di variabili
ambiente ai pacchetti (o agli utenti) senza interferire con i valori già
presenti.
Lo script env-update appende i valori dei file in /etc/env.d
in ordine alfabetico. I nomi dei file devono iniziare con due cifre decimali.
Codice 2.3: Ordine di aggiornamento di env-update |
00basic 99kde-env 99local
+-------------+----------------+-------------+
PATH="/bin:/usr/bin:/usr/kde/3.2/bin:/usr/local/bin"
|
La concatenazione di variabili non è sempre possibile, solo con le seguenti
variabili la si può ottenere: KDEDIRS, PATH, LDPATH,
MANPATH, INFODIR, INFOPATH, ROOTPATH,
CONFIG_PROTECT, CONFIG_PROTECT_MASK, PRELINK_PATH e
PRELINK_PATH_MASK. Per tutte le altre variabili è usato l'ultimo valore
definito (in ordine alfabetico dei file in /etc/env.d).
Durante l'esecuzione di env-update vengono create tutte le variabili
ambiente e verranno poste in /etc/profile.env (usato a sua volta da
/etc/profile). Vengono inoltre estratte le informazioni dalla
variabile LDPATH per creare il file /etc/ld.so.conf. Dopo di
che, viene eseguito il comando ldconfig per ricreare il file
/etc/ld.so.cache usato dal linker dinamico.
Per vedere l'effetto immediato di env-update dopo il suo uso, eseguire il
seguente comando per aggiornare l'ambiente. Utenti che hanno installato Gentoo,
si ricordano probabilmente questo dalle istruzioni di installazione:
Codice 2.4: Aggiornare l'ambiente |
# env-update && source /etc/profile
|
Nota:
Il comando precedente aggiorna solo le variabili nel terminale corrente e nelle
nuove console. Se si sta lavorando in X11 si dovrà digitare source
/etc/profile in ogni altro terminale che si aprirà o se si riavvierà X così
che tutti i nuovi terminali abbiano le nuove variabili. Se si usa un login
manager passare a root e digitare /etc/init.d/xdm restart. Saltando
questo ultimo comando si dovrà fare il logout e di nuovo il login per X per
ottenere i nuovi valori delle variabili.
|
Importante:
Non è possibile sfruttare le variabili della shell quando vengono definite altre
variabili. Questo significa che cose come FOO="$BAR" (dove $BAR è
un'altra variabile) non sono permesse.
|
5.c. Definire variabili locali
Specifiche dell'utente
Non sempre è conveniente definire variabili ambiente a livello globale. Per
esempio, l'aggiunta di /home/mioutente/bin e la attuale directory
(quella in cui ci si trova) alla variabile PATH non dovrebbe riflettersi
su tutti gli altri utenti. E' necessario definire una variabile ambiente locale
e per questo occorre usare i file ~/.bashrc o
~/.bash_profile:
Codice 3.1: Estendere PATH per uso locale in ~/.bashrc |
PATH="${PATH}:/home/mioutente/bin"
|
Dopo un nuovo login, la variabile PATH viene aggiornata.
Specifiche alla sessione
A volte sono necessarie anche definizioni più ristrette. Potrebbe essere il caso
in cui è necessario usare file binari di una directory temporanea senza usare il
percorso dei binari di sistema o senza modificare ~/.bashrc per la
temporaneità dell'uso.
In questo caso si può definire la variabile PATH nella sessione corrente
usando il comando export. Finché non si esegue un'operazione di logout,
la variabile PATH manterrà la configurazione temporanea.
Codice 3.2: Definire una variabile ambiente specifica per una sessione |
# export PATH="${PATH}:/home/my_user/tmp/usr/bin"
|
C. Lavorare con Portage
1. File e directory
1.a. I file del Portage
Direttive per la configurazione
Portage usa le configurazioni predefinite memorizzate in
/etc/make.globals. Scorrendo questo file, si noterà che tutta la
configurazione del Portage è gestita da variabili. Quali sono queste variabili
ed il loro significato è descritto in seguito.
Dato che molte direttive di configurazione differiscono da architettura ad
architettura, Portage ha dei file di configurazione predefiniti che fanno parte
del proprio profilo. Il proprio profilo è indicato dal link simbolico
/etc/make.profile; le configurazioni del Portage sono definite dai
file in make.defaults del proprio profilo e dei profili parenti.
Verranno presi in considerazione i profili e la directory
/etc/make.profile.
Se si sta pianificando la modifica di una variabile di configurazione non
alterare /etc/make.globals o make.defaults. Usare
invece /etc/make.conf che ha la precedenza sui file precedenti. C'è
anche un file chiamato /etc/make.conf.example, che, come implica il
nome stesso, non è nient'altro che un esempio di configurazione, il quale viene
ignorato completamente da Portage.
Si può anche definire una variabile di configurazione di Portale come una
variabile ambiente, ma non è raccomandato.
Informazioni specifiche sul profilo
Si è già avuto a che fare con la directory /etc/make.profile.
Questa non è esattamente una directory ma un link simbolico ad un profilo, come
impostazione predefinita è uno di quelli all'interno di
/usr/portage/profiles anche se potete crearne uno vostro e farlo
puntare a questo. Il profilo a cui punta il link è il profilo al quale aderisce
il sistema.
Un profilo contiene informazioni specifiche dell'architettura così come una
lista di pacchetti che appartengono al sistema che corrisponde a questo profilo,
una lista di pacchetti che non girano su questo profilo (o sono mascherati),
ecc.
Informazioni specifiche dell'utente
Quando si vuole sovrascrivere il comportamento di Portage riguardo
l'installazione del software, si dovranno modificare i file all'interno di
/etc/portage. Si è incoraggiati ad usare i file all'interno di
/etc/portage e scoraggiati ad usare variabili ambiente.
All'interno di /etc/portage si possono creare i seguenti file:
-
package.mask una lista di pacchetti che si vuole che Portage
non installi
-
package.unmask una lista di pacchetti che si vuole installare
anche se gli sviluppatori di Gentoo scoraggiano dal farlo
-
package.keywords una lista di pacchetti che si vuole installare
anche se il pacchetto non è (ancora) considerato adatto per la propria
architettura di sistema
-
package.use una lista di flag USE che si vuole usare per certi
pacchetti senza che l'intero sistema ne sia coinvolto
Tuttavia non devono per forza essere dei file; possono essere anche delle
directory contenenti un file per pacchetto. Maggiori informazioni sulla
directory /etc/portage e la lista completa dei file che vi si
possono creare, può essere trovata nella pagina di manuale di Portage:
Codice 1.1: Leggere la pagina di manuale di Portage |
$ man portage
|
Modificare l'ubicazione dei file e delle directory di Portage
Come menzionato precedentemente i file di configurazione non possono essere
memorizzati in directory diverse da quelle predefinite. Comunque, Portage usa
molte altre ubicazioni per vari scopi: memorizzazione del codice sorgente,
directory di compilazione, albero di Portage, ...
Tutti questi scopi hanno ubicazioni predefinite ma che possono essere alterate
attraverso /etc/make.conf. Il resto di questo capitolo spiega quali
sono le ubicazioni per scopi speciali usate da Portage e come alterare la loro
collocazione nel filesystem.
Questo documento non deve essere usato come un riferimento. Se si desidera avere
una panoramica, fare riferimento alle pagine man del Portage e di
make.conf:
Codice 1.2: Leggere le pagine man del Portage e del make.conf |
$ man portage
$ man make.conf
|
1.b. Ubicazione dei file
L'albero del Portage
L'ubicazione predefinita per l'albero del Portage è /usr/portage.
Questo è definito dalla variabile PORTDIR. Se si vuole mettere l'albero di
Portage da qualche altra parte (alterando questa variabile), non ci si deve
dimenticare di modificare il link simbolico /etc/make.profile in
accordo con la nuova ubicazione.
Se si altera la variabile PORTDIR, si possono voler modificare anche le seguenti
variabili in quanto non noteranno il cambio di PORTDIR (a causa del modo di
gestire le variabili del Portage): PKGDIR, DISTDIR, RPMDIR.
Binari precompilati
Anche se Portage non usa pacchetti precompilati in modo predefinito, ha comunque
un supporto esteso anche per questi. Quando si chiede al Portage di usare
pacchetti precompilati, questi verranno cercati nella directory
/usr/portage/packages. Questa ubicazione è definita dalla variabile
PKGDIR.
Codice Sorgente
Il codice sorgente delle applicazioni è memorizzato in modo predefinito
all'interno di /usr/portage/distfiles. Questa ubicazione è definita
dalla variabile DISTDIR.
Portage Database
Portage memorizza il proprio stato (quali pacchetti sono installati, che file
appartengono ad un dato pacchetto, ...) in /var/db/pkg.Non
alterare questi file manualmente! Si potrebbe alterare la conoscenza che il
Portage ha del proprio sistema.
Portage Cache
La cache di Portage (con la data di modifica, i pacchetti virtuali,
l'informazione sull'albero delle dipendenze,...) viene memorizzata in
/var/cache/edb. Questa locazione è realmente una cache: la si può
rimuovere se non si sta eseguendo nessuna applicazione collegata a portage.
1.c. Compilare il software
File temporanei
I file temporanei del Portage sono memorizzati in modo predefinito all'interno
di /var/tmp. Questo è definito dalla variabile PORTAGE_TMPDIR.
Se si altera la variabile PORTAGE_TMPDIR, si potrebbe voler modificare anche le
seguenti variabili dato che non noteranno la modifica di PORTAGE_TMPDIR (a
causa di come Portage gestisce le variabili): BUILD_PREFIX.
Directory di compilazione
Portage crea specifiche directory di compilazione per ogni pacchetto emerso
all'interno di /var/tmp/portage. Questa ubicazione è definita dalla
variabile BUILD_PREFIX.
Ubicazione nel filesystem
Portage installa in modo predefinito tutti i file sul filesystem corrente
(/), ma si può modificare questa definizione usando la variabile
d'ambiente ROOT.
1.d. Caratteristiche di log
Ebuild Logging
Portage può creare file di log per ebuild, ma solo quando la variabile
PORT_LOGDIR è definita con una locazione che sia scrivibile dall'utente portage.
Il valore predefinito per questa variabile è nullo. Se non viene impostata
PORT_LOGDIR, non si riceveranno i log delle compilazioni con il log system
corrente benché si possano ricevere alcuni log dal nuovo elog. Se la
variabile PORT_LOGDIR è definita e si usa elog, si riceveranno i log di
compilazione e qualsiasi log salvato da elog, come spiegato di seguito.
In Portage è possibile avere un controllo fine su ciò che viene registrato nei
log con l'uso di
elog:
-
PORTAGE_ELOG_CLASSES: attraverso questa variabile si impostano i tipi di
messaggio che devono essere registrati. Si può usare qualsiasi combinazione
di info, warn, error, log e qa separata
da spazi.
-
info: Registra i messaggi "einfo" stampati da un ebuild
-
warn: Registra i messaggi "ewarn" stampati da un ebuild
-
error: Registra i messaggi "eerror" stampati da un ebuild
-
log: Registra i messaggi "elog" che si trovano in alcuni ebuild
-
qa: Registra i messaggi "QA notice" stampati da un ebuild
-
PORTAGE_ELOG_SYSTEM: attraverso questa variabili si seleziona il modulo(i)
per processare i messaggi di log. Se lasciata vuota, la registrazione dei
log viene disabilitata. Si può usare una qualsiasi combinazione di
save, custom, syslog, mail, save_summary
e mail_summary separata da spazi. Si deve selezionare almeno un
modulo per poter utilizzare elog.
-
save: Salva un log per pacchetto in
$PORT_LOGDIR/elog, o /var/log/portage/elog se
$PORT_LOGDIR non è definita.
-
custom: Passa tutti i messaggi ad un comando definito dall'utente
in $PORTAGE_ELOG_COMMAND; discusso di seguito.
-
syslog: Invia tutti i messaggi al sistema di log installato.
-
mail: Passa tutti i messaggi al mailserver definito dall'utente
in $PORTAGE_ELOG_MAILURI; discusso di seguito. Questa caratteristica di
elog richiede >=portage-2.1.1.
-
save_summary: Simile a save, ma unisce tutti i messaggi
in $PORT_LOGDIR/elog/summary.log, o
/var/log/portage/elog/summary.log se $PORT_LOGDIR non è
definita.
-
mail_summary: Simile a mail, ma manda tutti i messaggi in
una singola mail quando emerge termina l'operazione.
-
PORTAGE_ELOG_COMMAND: usata solo quando il modulo custom è
abilitato. Attraverso questa variabile si può specificare un comando per
processare i messaggi di log. Si possono usare due variabili: ${PACKAGE} per
il nome e la versione del pacchetto e ${LOGFILE} per il path assoluto del
file di log. Eccone un possibile uso:
-
PORTAGE_ELOG_COMMAND="/path/to/logger -p '\${PACKAGE}' -f '\${LOGFILE}'"
-
PORTAGE_ELOG_MAILURI: contiene i parametri per il modulo mail come
indirizzo, utente, password, mailserver e numero di porta. Il valore
predefinito è "root@localhost localhost".
-
Ecco un esempio per un server smtp che richiede username e password per
l'autenticazione su una particolare porta (la porta di default è la 25):
-
PORTAGE_ELOG_MAILURI="user@some.domain
username:password@smtp.some.domain:995"
-
PORTAGE_ELOG_MAILFROM: permette di impostare l'indirizzo "from" della mail
di log; se non viene impostata, il valore predefinito è "portage".
-
PORTAGE_ELOG_MAILSUBJECT: permette di creare il soggetto per le mail di log.
Si possono usare due variabili: ${PACKAGE} per mostrare il nome e la
versione del pacchetto e ${HOST} per il nome completo dell'host dove è in
esecuzione Portage.
-
Eccone un possibile uso:
-
PORTAGE_ELOG_MAILSUBJECT="pacchetto \${PACKAGE} è stato installato su
\${HOST} con alcuni messaggi"
Importante:
Se si usa enotice con Portage-2.0.*, si deve completamente rimuovere
enotice, in quanto incompatibile con elog.
|
2. Configurazione e variabili
2.a. Configurazione del Portage
Si è potuto notare come il Portage sia configurabile attraverso numerose
variabili che si possono definire in /etc/make.conf. Si faccia
riferimento alle pagine man di make.conf per maggiori e più
complete informazioni:
Codice 1.1: Leggere le pagine man di make.conf |
$ man make.conf
|
2.b. Opzioni specifiche per la compilazione
Opzioni per la configurazione e la compilazione
Quando Portage compila un'applicazione, passa il contenuto delle seguenti
variabili al compilatore e allo script configure:
-
CFLAGS & CXXFLAGS definiscono le flag per i compilatori C e C++.
-
CHOST definisce l'informazione dell'host per lo script configure dell'
applicazione.
-
MAKEOPTS è passata al comando make e di solito definisce l'ammontare
del parallelismo usato durante la compilazione. Maggiori informazioni sulle
opzioni di make possono essere trovate nella pagina man di make.
Anche la variabile USE viene usata durante la configurazione e la compilazione
ma è già stata spiegata minuziosamente nei precedenti capitoli.
Opzioni di installazione tramite emerge
Quando Portage deve effettuare l'emerge una nuova versione di un certo software,
rimuoverà i file obsoleti delle vecchie versioni dal sistema. Portage aspetta
cinque secondi prima di rimuovere le vecchie versioni. Questi cinque secondi
sono definiti dalla variabile CLEAN_DELAY.
Si può usare emerge in modo che utilizzi certe opzioni ogni volta che
viene eseguito, impostando la variabile EMERGE_DEFAULT_OPTS. Alcune utili
opzioni potrebbero essere --ask, --verbose, --tree, etc.
2.c. Protezione dei file di configurazione
Protezione delle locazioni del Portage
Portage sovrascrive i file provvisti dalle nuove versioni di un software se i
file non sono memorizzati in una locazione protetta. Queste locazioni
protette sono definite dalla variabile CONFIG_PROTECT e sono generalmente
locazioni di file di configurazione. La lista delle directory è separata da
spazi.
Un file che avrebbe dovuto essere scritto in tale locazione protetta viene
rinominato e l'utente viene avvertito della presenza di una nuova versione del
(presumibilmente) file di configurazione.
Si può avere la definizione corrente di CONFIG_PROTECT attraverso l'output di
emerge --info:
Codice 3.1: Avere la definizione di CONFIG_PROTECT |
$ emerge --info | grep 'CONFIG_PROTECT='
|
Sono disponibili maggiori informazioni sulla protezione dei file di
configurazione del Portage nella sezione CONFIGURATION FILES della pagina di
manuale di emerge:
Codice 3.2: Maggiori informazioni sulla protezione dei file di configurazione |
$ man emerge
|
Escludere directory
Per 'sproteggere' certe sottodirectory da locazioni protette si può usare la
variabile CONFIG_PROTECT_MASK.
2.d. Opzioni per il download
Ubicazione dei server
Quando le informazioni o i dati richiesti non sono disponibili sul sistema,
Portage cerca di recuperarli da Internet. L'ubicazione dei server per le varie
informazioni e i canali dati sono definite attraverso le seguenti variabili:
-
GENTOO_MIRRORS definisce la lista dei server che contengono codice sorgente
(distfiles)
-
PORTAGE_BINHOST definisce un particolare server che contiene pacchetti
precompilati per il sistema
Una terza definizione coinvolge l'ubicazione del server rsync usato quando si
aggiorna l'albero del Portage:
-
SYNC definisce un particolare server che Portage usa per aggiornare il
proprio albero
Le variabili GENTOO_MIRRORS e SYNC possono essere definite attraverso il comando
mirrorselect. Sarà necessario emergere l'applicazione prima dell'uso con
emerge mirrorselect. Per maggiori informazioni vedere l'aiuto in linea di
mirrorselect:
Codice 4.1: Maggiori informazioni su mirrorselect |
# mirrorselect --help
|
Se il nostro ambiente richiede di usare un proxy server, si possono usare le
variabili http_proxy, ftp_proxy e RSYNC_PROXY per dichiarare il proxy server.
Comandi per il download
Quando Portage necessita di scaricare codice sorgente, usa il comando
wget di default. E' possibile modificarlo attraverso la variabile
FETCHCOMMAND.
Portage riesce e riprendere download parziali di codice sorgente. Per questo usa
wget, ma si può alterare con la variabili RESUMECOMMAND.
Occorre assicurarsi che sia FETCHCOMMAND che RESUMECOMMAND memorizzino il codice
sorgente nella collocazione corretta. Per questo si possono usare le variabile
\${URI} e \${DISTDIR} per puntare all'ubicazione del codice sorgente e dei
distfiles rispettivamente.
Si possono anche definire dei gestori di protocollo specifici con
FETCHCOMMAND_HTTP, FETCHCOMMAND_FTP, RESUMECOMMAND_HTTP, RESUMECOMMAND_FTP, ecc.
Configurazione di rsync
Non si può alterare il comando rsync usato dal Portage per aggiornare il proprio
albero, ma si possono definire delle variabili relative al comando rsync:
-
PORTAGE_RSYNC_OPTS imposta il numero predefinito di variabili da utilizzare
durante il sync separate da spazi. Queste non dovrebbero essere modificate a
meno che non si conosca esattamente cosa si sta facendo. Da notare
che certe opzioni richieste verranno sempre usate anche se
PORTAGE_RSYNC_OPTS è vuota.
-
PORTAGE_RSYNC_EXTRA_OPTS può essere utilizzata per impostare opzioni
aggiuntive durante il sync. Ogni opzione dovrebbe essere separata da spazi.
-
--timeout=<number>: imposta il numero di secondi che definiscono
il time-out della connessione. Il valore predefinito è 180 ma utenti che
utilizzano connessioni via modem o con computer lenti potrebbero voler
impostare questo valore a 300 o maggiore.
-
--exclude-from=/etc/portage/rsync_excludes: il valore della variabile è
un file contenente una lista di pacchetti e/o categorie che rsync
dovrebbe ignorare dirante il processo di aggiornamento. In questo caso
il file è /etc/portage/rsync_excludes. Leggere Usare un Portage Tree Subset per la
sintassi di questo file.
- --quiet: riduce l'output a schermo
- --verbose: stampa una lista completa dei file
- --progress: mostra il progressivo per ogni file
-
PORTAGE_RSYNC_RETRIES definisce quante volte rsync dovrebbe provare a
connettersi al mirror definito dalla variabile SYNC prima di rinunciarvi. Il
valore predefinito per questa variabile è 3.
Per maggiori informazioni su queste ed altre opzioni, leggere la pagina di
manuale di rsync.
2.e. Configurazione di Gentoo
Selezione di una branca
Si può cambiare la branca predefinita con la variabile ACCEPT_KEYWORDS il cui
valore predefinito è l'architettura stabile del sistema. Maggiori informazioni
sulle branche di Gentoo possono essere trovate nel prossimo capitolo.
Caratteristiche del Portage
Si possono attivare certe caratteristiche del Portage con la variabile FEATURES.
Le caratteristiche del Portage sono state discusse nei capitoli precedenti, come
in Caratteristiche del Portage.
2.f. Comportamento del Portage
Gestione delle risorse
Con la variabile PORTAGE_NICENESS si può aumentare o ridurre il valore nice con
cui viene eseguito il Portage. Il valore di PORTAGE_NICENESS viene
aggiunto al valore corrente di nice.
Per maggiori informazioni sui valori di nice fare riferimento alle pagine man
del nice:
Codice 6.1: Maggiori informazioni sul nice |
$ man nice
|
Comportamento dell'output
La variabile NOCOLOR, il cui valore predefinito è "false", definisce se Portage
deve disabilitare l'uso di output colorato.
3. Combinare Software affidabile e non
3.a. Usare una branca
La branca stabile
La variabile ACCEPT_KEYWORDS definisce la branca usata dal sistema. Il suo
valore predefinito è la branca stabile per l'architettura del sistema in uso,
per esempio x86
La raccomandazione è di usare solo la branca stabile, comunque, se non si è
preoccupati eccessivamente per la stabilità e si vuole aiutare Gentoo
sottomettendo rapporti di problemi su http://bugs.gentoo.org, si può
proseguire con la lettura.
La branca di test
Se si vogliono usare i software più recenti si può considerare l'uso della
branca test. Per far usare al Portage la branca di test occorre aggiungere
il simbolo ~ prima dell'architettura del sistema in uso.
La branca di test è esattamente ciò che significa: In fase di test. Se
un pacchetto è in fase di test, significa che gli sviluppatori pensano che sia
funzionante ma non ancora testato in maniera esauriente. Ci si potrebbe trovare
ad essere i primi a scoprire un bug nel pacchetto, nel qual caso si dovrebbe
aprire un bug su bugreport per farlo
conoscere agli sviluppatori.
Si potrebbero comunque notare problemi di stabilità, gestione imperfetta dei
pacchetti (per esempio dipendenze errate od omesse), aggiornamenti troppo
frequenti (risultante in compilazioni multiple) o pacchetti corrotti. Se non si
conosce come lavora Gentoo e come risolvere i problemi, si raccomanda di usare
le branche stabili e testate.
Per esempio, per selezionare la branca di test per architetture x86, editare
/etc/make.conf e definire:
Codice 1.1: Definire la variabile ACCEPT_KEYWORDS |
ACCEPT_KEYWORDS="~x86"
|
Se si aggiorna il sistema dopo questa modifica, si avranno molti
pacchetti da aggiornare. Una cosa da tenere bene in mente è che se si aggiorna
il sistema in uso alla branca di test non c'è un modo semplice per tornare alla
branca stabile (eccetto l'uso di backup, naturalmente).
3.b. Miscelare branche stabili e test
package.keywords
Si può chiedere al Portage di permettere la branca di test per particolari
pacchetti ma usare la branca stabile per il resto del sistema. Per questo, si
deve aggiungere la categoria ed il nome del pacchetto che si vuole usare dalla
branca di test al file /etc/portage/package.keywords. E' anche
possibile creare una directory (con lo stesso nome) ed elencare il pacchetto nei
file in questa directory. Per esempio, per usare la branca di test di
gnumeric:
Codice 2.1: Definizione di /etc/portage/package.keywords per gnumeric, linea completa |
app-office/gnumeric ~x86
|
Sperimentare versioni particolari
Se si vuole usare una versione specifica di software dalla branca di test ma non
si vuole che Portage usi la branca di test per le versioni successive, si può
aggiungere la versione nel file package.keywords. In questo caso si
deve usare l'operatore =. Si può anche inserire un intervallo di versioni
usando gli operatori <=, <, > o >=.
In ogni caso, volendo aggiungere una versione si deve usare un operatore.
Se non si specifica alcuna versione non si possono usare operatori.
Il seguente esempio mostra come accettare gnumeric-1.2.13:
Codice 2.2: Usare una particolare versione di gnumeric |
=app-office/gnumeric-1.2.13 ~x86
|
3.c. Usare pacchetti mascherati
package.unmask
Gli sviluppatori di Gentoo non supportano l'uso di questa locazione. Si
prega di usare cautela nel loro uso. Le richieste di supporto in relazione a
package.unmask e/o package.mask non avranno risposta. Si è
avvertiti.
Quando un pacchetto è stato mascherato dagli sviluppatori di Gentoo e si vuole
comunque installare il file a dispetto della ragione menzionata nel file
package.mask (ubicato di default in
/usr/portage/profiles), aggiungere la stessa identica linea
in /etc/portage/package.unmask (o in un file in questa directory se
questa è una directory).
Per esempio, se =net-mail/hotwayd-0.8 è mascherato, si può comunque
installarlo aggiungendo la stessa identica linea nella locazione
package.unmask:
Codice 3.1: /etc/portage/package.unmask |
=net-mail/hotwayd-0.8
|
package.mask
Se non si vuole che Portage installi un certo pacchetto o una specifica versione
di un pacchetto, lo si può mascherare autonomamente aggiungendo una riga
appropriata in /etc/portage/package.mask (sia in questo file o in
un file in questa directory).
Per esempio, se non si vuole che Portage installi nuove versioni del kernel dopo
gentoo-sources-2.6.8.1, si aggiunga la seguente linea in
package.mask:
Codice 3.2: /etc/portage/package.mask esempio |
>sys-kernel/gentoo-sources-2.6.8.1
|
4. Ulteriori strumenti di Portage
4.a. dispatch-conf
dispatch-conf è uno strumento il cui scopo è di installare i file
._cfg0000_<name> generati da Portage quando quest'ultimo
vuole sovrascrivere un file in una directory protetta dalla variabile
CONFIG_PROTECT.
Con dispatch-conf è possibile applicare gli aggiornamenti ai propri file
di configurazione tenendo traccia contemporaneamente di tutti i cambiamenti.
dispatch-conf memorizza le differenze tra i file di configurazione
sottoforma di patch o usando il sistema di revisione RCS. Ciò significa che se
si commette un errore nell'aggiornare un file di configurazione, è possibile
tornare indietro alla versione precedente del file in qualsiasi momento.
Con dispatch-conf, viene richiesto di mantenere il file di configurazione
invariato, usare il nuovo file, modificare il file corrente o fondere le
modifiche interattivamente. Inoltre, dispatch-conf possiede anche alcune
caratteristiche aggiuntive:
-
Vengono aggiornati automaticamente i file di configurazione le cui modifiche
coinvolgono solo commenti.
-
Vengono automaticamente aggiornati i file di configurazione che differiscono
solo per la quantità di spazi.
Accertarsi di modificare /etc/dispatch-conf.conf e di creare la
directory referenziata dalla variabile archive-dir.
Codice 1.1: Eseguire dispatch-conf |
# dispatch-conf
|
Durante l'esecuzione di dispatch-conf, verrà analizzato ciascun file di
configurazione, uno alla volta. Premete u per aggiornare (sostituire) il
file di configurazione corrente con quello nuovo e continuare con il file
successivo. Premere z per ignorare (cancellare) il nuovo file di
configurazione e continuare con il file successivo. Una volta che tutti i file
di configurazione sono stati processati, dispatch-conf uscirà. È anche
possibile premere q in qualsiasi momento.
Per maggiori informazioni, consultare le pagine di manuale di
dispatch-conf. Essa spiega come fondere in modo interattivo i nuovi file
di configurazione in quelli correnti, modificare i nuovi file di
configurazione, esaminare le differenze tra i file, e altro ancora.
Codice 1.2: Leggere le pagine di manuale di dispatch-conf |
$ man dispatch-conf
|
4.b. etc-update
In alternativa si può usare etc-update per fondere i file di
configurazione. La sua modalità d'utilizzo non è semplice come quella di
dispatch-conf, non è così ricco di funzionalità, ma fornisce comunque
uno strumento interattivo di aggiornamento della configurazione e può anche
auto-aggiornare i cambiamenti minori.
Tuttavia, diversamente da dispatch-conf, etc-update non
preserva le vecchie versioni dei propri file di configurazione. Una volta
aggiornato il file, la vecchia versione è persa per sempre! Pertanto bisogna
essere molto cauti, in quanto usare etc-update è
significativamente meno sicuro che usare dispatch-conf.
Codice 2.1: Eseguire etc-update |
# etc-update
|
Dopo l'installazione dei file di configurazione non importanti, viene
visualizzata una lista di file protetti che dovrebbero essere aggiornati. In
fondo alla lista viene richiesto il da farsi tra le seguenti possibili opzioni:
Codice 2.2: Opzioni di etc-update |
Please select a file to edit by entering the corresponding number.
(-1 to exit) (-3 to auto merge all remaining files)
(-5 to auto-merge AND not use 'mv -i'):
|
Se si sceglie -1, si provoca l'uscita immediata di etc-update
senza aver eseguito alcun cambiamento. Con le scelte -3 o -5,
tutti i file di configurazione listati verrano sovrascritti con le nuove
versioni. E' perciò molto importante selezionare prima i file di configurazione
che non si vorrebbero aggiornare automaticamente. Questo si può fare
semplicemente digitando il numero listato alla sinistra del file di
configurazione.
Come esempio selezioniamo il file di configurazione /etc/pear.conf:
Codice 2.3: Aggiornare un file di configurazione specifico |
Beginning of differences between /etc/pear.conf and /etc/._cfg0000_pear.conf
End of differences between /etc/pear.conf and /etc/._cfg0000_pear.conf
1) Replace original with update
2) Delete update, keeping original as is
3) Interactively merge original with update
4) Show differences again
|
Si possono ora vedere le differenze tra i due file. Se si pensa che il file
possa venire aggiornato senza problemi, digitare 1. Se si pensa che
l'aggiornamento non sia necessario o non provveda nuove o utili informazioni,
digitare 2. Se si vuole aggiornare il file di configurazione corrente
in modo interattivo, digitare 3.
Non ci sono punti a favore della fusione interattiva. Per completezza, segue la
lista di comandi che possono essere usati mentre si sta interattivamente
fondendo i due file. Vengono visualizzate due linee (quella originale e quella
proposta nell'aggiornamento) e la richiesta sul da farsi tra uno dei seguenti
comandi:
Codice 2.4: Comandi disponibili per la fusione interattiva |
ed: Edit then use both versions, each decorated with a header.
eb: Edit then use both versions.
el: Edit then use the left version.
er: Edit then use the right version.
e: Edit a new version.
l: Use the left version.
r: Use the right version.
s: Silently include common lines.
v: Verbosely include common lines.
q: Quit.
|
Una volta terminato l'aggiornamento dei file di configurazione importanti,
si può procedere all'aggiornamento automatico dei restanti file,
etc-update terminerà la sua esecuzione quando non ci saranno più file
di configurazione da aggiornare.
4.c. quickpkg
Con quickpkg si possono creare archivi di pacchetti che sono già
installati sul sistema. Questi archivi possono essere usati come pacchetti
precompilati. L'uso di quickpkg è estremamente semplice, basta aggiungere
i nomi dei pacchetti che si vuole archiviare.
Per esempio, se si vogliono archiviare curl, arts e
procps:
Codice 3.1: Esempio dell'uso di quickpkg |
# quickpkg curl arts procps
|
I pacchetti precompilati vengono memorizzati in $PKGDIR/All
(/usr/portage/packages/All di default). Link simbolici che puntano
a questi pacchetti sono posti in $PKGDIR/<category>.
5. Separarsi dalla collezione di software originale
5.a. Usare un Portage Tree Subset
Escludere pacchetti e/o categorie
Si possono selettivamente aggiornare certe categorie/pacchetti ed ignorarne
altre/i facendo in modo che rsync escluda categorie/pacchetti durante la
fase di emerge --sync.
Occorre definire il nome del file che contiene i pacchetti o le categorie da
escludere nella variabile --exclude-from in
/etc/make.conf.
Codice 1.1: Definizione del file di esclusione in /etc/make.conf |
PORTAGE_RSYNC_EXTRA_OPTS="--exclude-from=/etc/portage/rsync_excludes"
|
Codice 1.2: Escludere tutti i giochi in /etc/portage/rsync_excludes |
games-*/*
|
Si noti comunque che questo può portare ad avere problemi di dipendenze nuove,
aggiornando pacchetti che potrebbero dipendere da pacchetti nuovi ma esclusi.
5.b. Aggiungere ebuild non ufficiali
Definizione di una propria directory Portage
Il Portage può usare ebuild che non sono disponibili attraverso l'albero
ufficiale. Per far questo, si può creare una nuova directory (per esempio
/usr/local/portage) entro la quale memorizzare gli ebuild di terze
parti usando la stessa struttura delle directory dell'albero del Portage.
Si definisce quindi la variabile PORTDIR_OVERLAY in /etc/make.conf
affinché punti alla directory creata precedentemente. Usando Portage dopo queste
modifiche, si potranno usare questi nuovi ebuild senza che vengano rimossi o
sovrascritti da un nuovo emerge --sync.
Lavorare con diversi overlay
Per gli utenti che sviluppano su diversi strati, testano pacchetti prima di
porli nell'albero di Portage o vogliono semplicemente usare ebuild non ufficiali
di varie sorgenti, il pacchetto app-portage/gentoolkit-dev fornisce
gensync, uno strumento che aiuta a mantenere aggiornati gli overlay
repository.
Con gensync si possono aggiornate tutti i repository in una volta sola o
selezionare solo alcuni di essi. Ogni repository dovrebbe avere un file
.syncsource nella directory di configurazione
/etc/gensync/ che contiene l'ubicazione del repository, il nome,
l'ID, ecc.
Si supponga di avere due repository aggiuntivi chiamati java (per lo
sviluppo di ebuild java) e entapps (per le applicazioni sviluppate per la
propria azienda), si potranno aggiornare nel seguente modo:
Codice 2.1: Usare gensync per aggiornare alcuni repository |
# gensync java entapps
|
5.c. Software non mantenuto dal Portage
Usare il Portage con software proprietario
In alcuni casi si può voler configurare, installare e manutenere software
proprietario senza dover automatizzare il processo del Portage anche se Portage
può provvedere il titolo software. Casi conosciuti sono sorgenti del kernel e
driver nvidia. Si può configurare Portage in modo tale che sappia che certi
pacchetti sono stati installati manualmente nel sistema. Questo processo è
chiamato injecting ed è supportato dal Portage attraverso il file
/etc/portage/profile/package.provided.
Per esempio, per informare il Portage che gentoo-sources-2.6.11.6 è stato
installato manualmente, aggiungere la seguente linea a
/etc/portage/profile/package.provided:
Codice 3.1: Esempio di linea per package.provided |
sys-kernel/gentoo-sources-2.6.11.6
|
6. L'applicativo Ebuild
D. Configurazione di rete di Gentoo
1. Configurazione comune
1.a. Getting started
Nota:
This document assumes that you have correctly configured your kernel, its
modules for your hardware and you know the interface name of your hardware.
We also assume that you are configuring eth0, but it could also be
eth1, wlan0, etc.
|
Nota:
This document requires you to run baselayout-1.11.11 or better.
|
To get started configuring your network card, you need to tell the Gentoo RC
system about it. This is done by creating a symbolic link from
net.lo to net.eth0 in /etc/init.d.
Codice 1.1: Symlinking net.eth0 to net.lo |
# cd /etc/init.d
# ln -s net.lo net.eth0
|
Gentoo's RC system now knows about that interface. It also needs to know how
to configure the new interface. All the network interfaces are configured in
/etc/conf.d/net. Below is a sample configuration for DHCP and
static addresses.
Codice 1.2: Examples for /etc/conf.d/net |
config_eth0=( "dhcp" )
config_eth0=( "192.168.0.7/24" )
routes_eth0=( "default via 192.168.0.1" )
config_eth0=( "192.168.0.7 netmask 255.255.255.0" )
routes_eth0=( "default via 192.168.0.1" )
|
Nota:
If you do not specify a configuration for your interface then DHCP is assumed.
|
Nota:
CIDR stands for Classless InterDomain Routing. Originally, IPv4 addresses were
classified as A, B, or C. The early classification system did not envision the
massive popularity of the Internet, and is in danger of running out of new
unique addresses. CIDR is an addressing scheme that allows one IP address to
designate many IP addresses. A CIDR IP address looks like a normal IP address
except that it ends with a slash followed by a number; for example,
192.168.0.0/16. CIDR is described in RFC
1519.
|
Now that we have configured our interface, we can start and stop it using the
following commands:
Codice 1.3: Starting and stopping network scripts |
# /etc/init.d/net.eth0 start
# /etc/init.d/net.eth0 stop
|
Importante:
When troubleshooting networking, it is recommended to set
RC_VERBOSE="yes" in /etc/conf.d/rc so that you get more
information about what's happening.
|
Now that you have successfully started and stopped your network interface, you
may wish to get it to start when Gentoo boots. Here's how to do this. The last
"rc" command instructs Gentoo to start any scripts in the current runlevel
that have not yet been started.
Codice 1.4: Configuring a network interface to load at boot time |
# rc-update add net.eth0 default
# rc
|
2. Configurazione Avanzata
2.a. Advanced Configuration
The config_eth0 variable is the heart of an interface configuration. It's
a high level instruction list for configuring the interface (eth0 in this
case). Each command in the instruction list is performed sequentially. The
interface is deemed OK if at least one command works.
Here's a list of built-in instructions.
| Command |
Description |
| null |
Do nothing |
| noop |
If the interface is up and there is an address then abort configuration
successfully
|
| an IPv4 or IPv6 address |
Add the address to the interface |
|
dhcp, adsl or apipa (or a custom command from a 3rd
party module)
|
Run the module which provides the command. For example dhcp will run
a module that provides DHCP which can be one of either dhcpcd,
dhclient or pump.
|
If a command fails, you can specify a fallback command. The fallback has to
match the config structure exactly.
You can chain these commands together. Here are some real world examples.
Codice 1.1: Configuration examples |
config_eth0=(
"192.168.0.2/24"
"192.168.0.3/24"
"192.168.0.4/24"
)
config_eth0=(
"192.168.0.2/24"
"4321:0:1:2:3:4:567:89ab"
"4321:0:1:2:3:4:567:89ac"
)
config_eth0=(
"noop"
"dhcp"
)
fallback_eth0=(
"null"
"apipa"
)
|
Nota:
When using the ifconfig module and adding more than one address,
interface aliases are created for each extra address. So with the above two
examples you will get interfaces eth0, eth0:1 and eth0:2.
You cannot do anything special with these interfaces as the kernel and other
programs will just treat eth0:1 and eth0:2 as eth0.
|
Importante:
The fallback order is important! If we did not specify the null option
then the apipa command would only be run if the noop command
failed.
|
Nota:
APIPA and DHCP are discussed later.
|
2.b. Network Dependencies
Init scripts in /etc/init.d can depend on a specific network
interface or just net. net can be defined in /etc/conf.d/rc
to mean different things using the RC_NET_STRICT_CHECKING variable.
| Value |
Description |
| none |
The net service is always considered up |
| no |
This basically means that at least one net.* service besides
net.lo must be up. This can be used by notebook users that
have a WIFI and a static NIC, and only wants one up at any given time to
have the net service seen as up.
|
| lo |
This is the same as the no option, but net.lo is also
counted. This should be useful to people that do not care about any specific
interface being up at boot.
|
| yes |
For this ALL network interfaces MUST be up for the net service
to be considered up.
|
But what about net.br0 depending on net.eth0 and
net.eth1? net.eth1 may be a wireless or PPP device
that needs configuration before it can be added to the bridge. This cannot be
done in /etc/init.d/net.br0 as that's a symbolic link to
net.lo.
The answer is making your own depend() function in
/etc/conf.d/net.
Codice 2.1: net.br0 dependency in /etc/conf.d/net |
depend_br0() {
need net.eth0 net.eth1
}
|
For a more detailed discussion about dependency, consult the section Writing Init Scripts in the Gentoo
Handbook.
2.c. Variable names and values
Variable names are dynamic. They normally follow the structure of
variable_${interface|mac|essid|apmac}. For example, the variable
dhcpcd_eth0 holds the value for dhcpcd options for eth0 and
dhcpcd_essid holds the value for dhcpcd options when any interface
connects to the ESSID "essid".
However, there is no hard and fast rule that states interface names must be
ethx. In fact, many wireless interfaces have names like wlanx, rax as well as
ethx. Also, some user defined interfaces such as bridges can be given any name,
such as foo. To make life more interesting, wireless Access Points can have
names with non alpha-numeric characters in them - this is important because
you can configure networking parameters per ESSID.
The downside of all this is that Gentoo uses bash variables for networking -
and bash cannot use anything outside of English alpha-numerics. To get around
this limitation we change every character that is not an English alpha-numeric
into a _ character.
Another downside of bash is the content of variables - some characters need to
be escaped. This can be achived by placing the \ character in front of
the character that needs to be escaped. The following list of characters needs
to be escaped in this way: ", ' and \.
In this example we use wireless ESSID as they can contain the widest scope
of characters. We shall use the ESSID My "\ NET:
Codice 3.1: variable name example |
dns_domain_My____NET="My \"\\ NET"
|
3. Impostazioni modulari
3.a. Network Modules
We now support modular networking scripts, which means we can easily add support
for new interface types and configuration modules while keeping compatibility
with existing ones.
Modules load by default if the package they need is installed. If you specify a
module here that doesn't have its package installed then you get an error
stating which package you need to install. Ideally, you only use the modules
setting when you have two or more packages installed that supply the same
service and you need to prefer one over the other.
Nota:
All settings discussed here are stored in /etc/conf.d/net unless
otherwise specified.
|
Codice 1.1: Module preference |
modules=( "iproute2" )
modules_eth0=( "pump" )
modules=( "!iwconfig" )
|
3.b. Interface Handlers
We provide two interface handlers presently: ifconfig and
iproute2. You need one of these to do any kind of network configuration.
ifconfig is the current Gentoo default and it's included in the system
profile. iproute2 is a more powerful and flexible package, but it's not
included by default.
Codice 2.1: To install iproute2 |
# emerge sys-apps/iproute2
modules=( "iproute2" )
|
As both ifconfig and iproute2 do very similar things we allow
their basic configuration to work with each other. For example both the below
code snippet work regardless of which module you are using.
Codice 2.2: ifconfig and iproute2 examples |
config_eth0=( "192.168.0.2/24" )
config_eth0=( "192.168.0.2 netmask 255.255.255.0" )
config_eth0=( "192.168.0.2/24 brd 192.168.0.255" )
config_eth0=( "192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.0.255" )
|
3.c. DHCP
DHCP is a means of obtaining network information (IP address, DNS servers,
Gateway, etc) from a DHCP server. This means that if there is a DHCP server
running on the network, you just have to tell each client to use DHCP and it
sets up the network all by itself. Of course, you will have to configure for
other things like wireless, PPP or other things if required before you can use
DHCP.
DHCP can be provided by dhclient, dhcpcd, or pump. Each
DHCP module has its pros and cons - here's a quick run down.
| DHCP Module |
Package |
Pros |
Cons |
| dhclient |
net-misc/dhcp |
Made by ISC, the same people who make the BIND DNS software. Very
configurable
|
Configuration is overly complex, software is quite bloated, cannot get
NTP servers from DHCP, does not send hostname by default
|
| dhcpcd |
net-misc/dhcpcd |
Long time Gentoo default, no reliance on outside tools, actively developed
by Gentoo
|
Can be slow at times, does not yet daemonize when lease is infinite |
| pump |
net-misc/pump |
Lightweight, no reliance on outside tools
|
No longer maintained upstream, unreliable, especially over modems, cannot
get NIS servers from DHCP
|
If you have more than one DHCP client installed, you need to specify which one
to use - otherwise we default to dhcpcd if available.
To send specific options to the DHCP module, use module_eth0="..."
(change module to the DHCP module you're using - i.e. dhcpcd_eth0).
We try and make DHCP relatively agnostic - as such we support the following
commands using the dhcp_eth0 variable. The default is not to set any of
them:
-
release - releases the IP address for re-use
-
nodns - don't overwrite /etc/resolv.conf
-
nontp - don't overwrite /etc/ntp.conf
-
nonis - don't overwrite /etc/yp.conf
Codice 3.1: Sample DHCP configuration in /etc/conf.d/net |
modules=( "dhcpcd" )
config_eth0=( "dhcp" )
dhcpcd_eth0="-t 10"
dhcp_eth0="release nodns nontp nonis"
|
Nota:
dhcpcd and pump send the current hostname to the
DHCP server by default so you don't need to specify this anymore.
|
3.d. ADSL with PPPoE/PPPoA
First we need to install the ADSL software.
Codice 4.1: Install the ppp package |
# emerge net-dialup/ppp
|
Nota:
If you need PPPoA, then make sure to use >=baselayout-1.12.x.
|
Second, create the PPP net script and the net script for the ethernet interface
to be used by PPP:
Codice 4.2: Creating the PPP and ethernet scripts |
# ln -s /etc/init.d/net.lo /etc/init.d/net.ppp0
# ln -s /etc/init.d/net.lo /etc/init.d/net.eth0
|
Be sure to set RC_NET_STRICT_CHECKING="yes" in /etc/conf.d/rc.
Now we need to configure /etc/conf.d/net.
Codice 4.3: A basic PPPoE setup |
config_eth0=( null )
config_ppp0=( "ppp" )
link_ppp0="eth0"
plugins_ppp0=( "pppoe" )
username_ppp0='user'
password_ppp0='password'
pppd_ppp0=(
"noauth"
"defaultroute"
"usepeerdns"
"holdoff 3"
"child-timeout 60"
"lcp-echo-interval 15"
"lcp-echo-failure 3"
noaccomp noccp nobsdcomp nodeflate nopcomp novj novjccomp
)
depend_ppp0() {
need net.eth0
}
|
You can also set your password in /etc/ppp/pap-secrets.
Codice 4.4: Sample /etc/ppp/pap-secrets |
"username" * "password"
|
If you use PPPoE with a USB modem you'll need to emerge br2684ctl. Please
read /usr/portage/net-dialup/speedtouch-usb/files/README for
information on how to properly configure it.
Importante:
Please carefully read the section on ADSL and PPP in
/etc/conf.d/net.example. It contains many more detailed
explanations of all the settings your particular PPP setup will likely need.
|
3.e. APIPA (Automatic Private IP Addressing)
APIPA tries to find a free address in the range 169.254.0.0-169.254.255.255 by
arping a random address in that range on the interface. If no reply is found
then we assign that address to the interface.
This is only useful for LANs where there is no DHCP server and you don't connect
directly to the internet and all other computers use APIPA.
For APIPA support, emerge net-misc/iputils or net-analyzer/arping.
Codice 5.1: APIPA configuration in /etc/conf.d/net |
config_eth0=( "dhcp" )
fallback_eth0=( "apipa" )
config_eth0=( "apipa" )
|
3.f. Bonding
For link bonding/trunking emerge net-misc/ifenslave.
Bonding is used to increase network bandwidth. If you have two network cards
going to the same network, you can bond them together so your applications see
just one interface but they really use both network cards.
Codice 6.1: bonding configuration in /etc/conf.d/net |
slaves_bond0="eth0 eth1 eth2"
config_bond0=( "null" )
depend_bond0() {
need net.eth0 net.eth1 net.eth2
}
|
3.g. Bridging (802.1d support)
For bridging support emerge net-misc/bridge-utils.
Bridging is used to join networks together. For example, you may have a server
that connects to the internet via an ADSL modem and a wireless access card to
enable other computers to connect to the internet via the ADSL modem. You could
create a bridge to join the two interfaces together.
Codice 7.1: Bridge configuration in /etc/conf.d/net |
brctl_br0=( "setfd 0" "sethello 0" "stp off" )
bridge_br0="eth0 eth1"
config_eth0=( "null" )
config_eth1=( "null" )
config_br0=( "192.168.0.1/24" )
depend_br0() {
need net.eth0 net.eth1
}
|
Importante:
For using some bridge setups, you may need to consult the variable name documentation.
|
3.h. MAC Address
You don't need to emerge anything for changing the MAC address of your
interface if you have sys-apps/baselayout-1.11.14 or newer and want to
change to a specific MAC address. However, if you need to change to a random MAC
address or have a baselayout older than the version mentioned above, you have
to emerge net-analyzer/macchanger to be able to make use of this feature.
Codice 8.1: MAC Address change example |
mac_eth0="00:11:22:33:44:55"
mac_eth0="random-ending"
mac_eth0="random-samekind"
mac_eth0="random-anykind"
mac_eth0="random-full"
|
3.i. Tunnelling
You don't need to emerge anything for tunnelling as the interface handler can do
it for you.
Codice 9.1: Tunnelling configuration in /etc/conf.d/net |
iptunnel_vpn0="mode gre remote 207.170.82.1 key 0xffffffff ttl 255"
iptunnel_vpn0="mode ipip remote 207.170.82.2 ttl 255"
config_vpn0=( "192.168.0.2 peer 192.168.1.1" )
|
3.j. VLAN (802.1q support)
For VLAN support, emerge net-misc/vconfig.
Virtual LAN is a group of network devices that behave as if they were connected
to a single network segment - even though they may not be. VLAN members can only
see members of the same VLAN even though they may share the same physical
network.
Codice 10.1: VLAN configuration in /etc/conf.d/net |
vlans_eth0="1 2"
vconfig_eth0=( "set_name_type VLAN_PLUS_VID_NO_PAD" )
vconfig_vlan1=( "set_flag 1" "set_egress_map 2 6" )
config_vlan1=( "172.16.3.1 netmask 255.255.254.0" )
config_vlan2=( "172.16.2.1 netmask 255.255.254.0" )
|
Importante:
For using some VLAN setups, you may need to consult the variable name documentation.
|
4. Reti Wireless
4.a. Introduction
Currently we support wireless setup either by wireless-tools or
wpa_supplicant. The important thing to remember is that you configure for
wireless networks on a global basis and not an interface basis.
wpa_supplicant is the best choice, but it does not support all drivers.
For a list of supported drivers, read the wpa_supplicant
site. Also, wpa_supplicant can currently only connect to SSIDs
that you have configured.
wireless-tools supports nearly all cards and drivers, but it cannot
connect to WPA only Access Points.
Avvertenza:
The linux-wlan-ng driver is not supported by baselayout at this time.
This is because linux-wlan-ng have its own setup and configuration which
is completely different to everyone else's. The linux-wlan-ng developers
are rumoured to be changing their setup over to wireless-tools, so when
this happens you may use linux-wlan-ng with baselayout.
|
4.b. WPA Supplicant
WPA Supplicant is a
package that allows you to connect to WPA enabled access points. Its setup is
fairly fluid as it is still in beta - however it works fine for the most part.
Codice 2.1: Install wpa_supplicant |
# emerge net-wireless/wpa_supplicant
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Importante:
You have to have CONFIG_PACKET enabled in your kernel for
wpa_supplicant to work.
|
Now we have to configure /etc/conf.d/net to so that we prefer
wpa_supplicant over wireless-tools (if both are installed,
wireless-tools is the default).
Codice 2.2: configure /etc/conf.d/net for wpa_supplicant |
modules=( "wpa_supplicant" )
wpa_supplicant_eth0="-Dmadwifi"
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Nota:
If you're using the host-ap driver you will need to put the card in Managed
mode before it can be used with wpa_supplicant correctly. You can use
iwconfig_eth0="mode managed" to achieve this in
/etc/conf.d/net.
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That was simple, wasn't it? However, we still have to configure
wpa_supplicant itself which is a bit more tricky depending on how secure
the Access Points are that you are trying to connect to. The below example is
taken and simplified from
/usr/share/doc/wpa_supplicant-<version>/wpa_supplicant.conf.gz
which ships with wpa_supplicant.
Codice 2.3: an example /etc/wpa_supplicant/wpa_supplicant.conf |
ctrl_interface=/var/run/wpa_supplicant
ctrl_interface_group=0
ap_scan=1
network={
ssid="simple"
psk="very secret passphrase"
priority=5
}
network={
ssid="second ssid"
scan_ssid=1
psk="very secret passphrase"
priority=2
}
network={
ssid="example"
proto=WPA
key_mgmt=WPA-PSK
pairwise=CCMP TKIP
group=CCMP TKIP WEP104 WEP40
psk=06b4be19da289f475aa46a33cb793029d4ab3db7a23ee92382eb0106c72ac7bb
priority=2
}
network={
ssid="plaintext-test"
key_mgmt=NONE
}
network={
ssid="static-wep-test"
key_mgmt=NONE
wep_key0="abcde"
wep_key1=0102030405
wep_key2="1234567890123"
wep_tx_keyidx=0
priority=5
}
network={
ssid="static-wep-test2"
key_mgmt=NONE
wep_key0="abcde"
wep_key1=0102030405
wep_key2="1234567890123"
wep_tx_keyidx=0
priority=5
auth_alg=SHARED
}
network={
ssid="test adhoc"
mode=1
proto=WPA
key_mgmt=WPA-NONE
pairwise=NONE
group=TKIP
psk="secret passphrase"
}
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4.c. Wireless Tools
Initial setup and Managed Mode
Wireless
Tools provide a generic way to configure basic wireless interfaces up to
the WEP security level. While WEP is a weak security method it's also the most
prevalent.
Wireless Tools configuration is controlled by a few main variables. The sample
configuration file below should describe all you need. One thing to bear in mind
is that no configuration means "connect to the strongest unencrypted Access
Point" - we will always try and connect you to something.
Codice 3.1: Install wireless-tools |
# emerge net-wireless/wireless-tools
|
Nota:
Although you can store your wireless settings in
/etc/conf.d/wireless this guide recommends you store them in
/etc/conf.d/net.
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Importante:
You will need to consult the variable name documentation.
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Codice 3.2: sample iwconfig setup in /etc/conf.d/net |
modules=( "iwconfig" )
key_ESSID1="[1] s:yourkeyhere key [1] enc open"
key_ESSID2="[1] aaaa-bbbb-cccc-dd key [1] enc restricted"
preferred_aps=( "ESSID1" "ESSID2" )
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Fine tune Access Point Selection
You can add some extra options to fine-tune your Access Point selection, but
these are not normally required.
You can decide whether we only connect to preferred Access Points or not. By
default if everything configured has failed and we can connect to an unencrypted
Access Point then we will. This can be controlled by the associate_order
variable. Here's a table of values and how they control this.
| Value |
Description |
| any |
Default behaviour |
| preferredonly |
We will only connect to visible APs in the preferred list |
| forcepreferred |
We will forceably connect to APs in the preferred order if they are not
found in a scan
|
| forcepreferredonly |
Do not scan for APs - instead just try to connect to each one in order
|
| forceany |
Same as forcepreferred + connect to any other available AP |
Finally we have some blacklist_aps and unique_ap selection.
blacklist_aps works in a similar way to preferred_aps.
unique_ap is a yes or no value that says if a second
wireless interface can connect to the same Access Point as the first interface.
Codice 3.3: blacklist_aps and unique_ap example |
blacklist_aps=( "ESSID3" "ESSID4" )
unique_ap="yes"
|
Ad-Hoc and Master Modes
If you want to set yourself up as an Ad-Hoc node if you fail to connect to any
Access Point in managed mode, you can do that too.
Codice 3.4: fallback to ad-hoc mode |
adhoc_essid_eth0="This Adhoc Node"
|
What about connecting to Ad-Hoc networks or running in Master mode to become an
Access Point? Here's a configuration just for that! You may need to specify WEP
keys as shown above.
Codice 3.5: sample ad-hoc/master configuration |
mode_eth0="ad-hoc"
essid_eth0="This Adhoc Node"
channel_eth0="9"
|
Importante:
The below is taken verbatim from the BSD wavelan documentation found at the NetBSD
documentation. There are 14 channels possible; We are told that channels
1-11 are legal for North America, channels 1-13 for most of Europe, channels
10-13 for France, and only channel 14 for Japan. If in doubt, please refer to
the documentation that came with your card or access point. Make sure that the
channel you select is the same channel your access point (or the other card in
an ad-hoc network) is on. The default for cards sold in North America and most
of Europe is 3; the default for cards sold in France is 11, and the default for
cards sold in Japan is 14.
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Troubleshooting Wireless Tools
There are some more variables you can use to help get your wireless up and
running due to driver or environment problems. Here's a table of other things
you can try.
| Variable |
Default Value |
Description |
| iwconfig_eth0 |
|
See the iwconfig man page for details on what to send iwconfig
|
| iwpriv_eth0 |
|
See the iwpriv man page for details on what to send iwpriv
|
| sleep_scan_eth0 |
0 |
The number of seconds to sleep before attempting to scan. This is needed
when the driver/firmware needs more time to active before it can be used.
|
| sleep_associate_eth0 |
5 |
The number of seconds to wait for the interface to associate with the
Access Point before moving onto the next one
|
| associate_test_eth0 |
MAC |
Some drivers do not reset the MAC address associated with an invalid one
when they lose or attempt association. Some drivers do not reset the
quality level when they lose or attempt association. Valid settings are
MAC, quality and all.
|
| scan_mode_eth0 |
|
Some drivers have to scan in ad-hoc mode, so if scanning fails
try setting ad-hoc here
|
| iwpriv_scan_pre_eth0 |
|
Sends some iwpriv commands to the interface before scanning.
See the iwpriv man page for more details.
|
| iwpriv_scan_post_eth0 |
|
Sends some iwpriv commands to the interface after scanning.
See the iwpriv man page for more details.
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4.d. Defining network configuration per ESSID
Sometimes, you need a static IP when you connect to ESSID1 and you need
DHCP when you connect to ESSID2. In fact, most module variables can be
defined per ESSID. Here's how we do this.
Nota:
These work if you're using WPA Supplicant or Wireless Tools.
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Importante:
You will need to consult the variable name documentation.
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Codice 4.1: override network settings per ESSID |
config_ESSID1=( "192.168.0.3/24 brd 192.168.0.255" )
routes_ESSID1=( "default via 192.168.0.1" )
config_ESSID2=( "dhcp" )
fallback_ESSID2=( "192.168.3.4/24" )
fallback_route_ESSID2=( "default via 192.168.3.1" )
dns_servers_ESSID1=( "192.168.0.1" "192.168.0.2" )
dns_domain_ESSID1="some.domain"
dns_search_domains_ESSID1="search.this.domain search.that.domain"
config_001122334455=( "dhcp" )
dhcpcd_001122334455="-t 10"
dns_servers_001122334455=( "192.168.0.1" "192.168.0.2" )
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5. Ulteriori funzionalità
5.a. Standard function hooks
Four functions can be defined which will be called surrounding the
start/stop operations. The functions are called with the
interface name first so that one function can control multiple adapters.
The return values for the preup() and predown() functions should
be 0 (success) to indicate that configuration or deconfiguration of the
interface can continue. If preup() returns a non-zero value, then
interface configuration will be aborted. If predown() returns a non-zero
value, then the interface will not be allowed to continue deconfiguration.
The return values for the postup() and postdown() functions are
ignored since there's nothing to do if they indicate failure.
${IFACE} is set to the interface being brought up/down. ${IFVAR}
is ${IFACE} converted to variable name bash allows.
Codice 1.1: pre/post up/down function examples |
preup() {
if ethtool ${IFACE} | grep -q 'Link detected: no'; then
ewarn "No link on ${IFACE}, aborting configuration"
return 1
fi
return 0
}
predown() {
if is_net_fs /; then
eerror "root filesystem is network mounted -- can't stop ${IFACE}"
return 1
fi
return 0
}
postup() {
return 0
}
postdown() {
return 0
}
|
5.b. Wireless Tools function hooks
Nota:
This will not work with WPA Supplicant - but the ${ESSID} and
${ESSIDVAR} variables are available in the postup() function.
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Two functions can be defined which will be called surrounding the associate
function. The functions are called with the interface name first so that one
function can control multiple adapters.
The return values for the preassociate() function should be 0 (success)
to indicate that configuration or deconfiguration of the interface can continue.
If preassociate() returns a non-zero value, then interface configuration
will be aborted.
The return value for the postassociate() function is ignored since
there's nothing to do if it indicates failure.
${ESSID} is set to the exact ESSID of the AP you're connecting to.
${ESSIDVAR} is ${ESSID} converted to variable name bash allows.
Codice 2.1: pre/post association functions |
preassociate() {
local user pass
eval user=\"\$\{leap_user_${ESSIDVAR}\}\"
eval pass=\"\$\{leap_pass_${ESSIDVAR}\}\"
if [[ -n ${user} && -n ${pass} ]]; then
if [[ ! -x /opt/cisco/bin/leapscript ]]; then
eend "For LEAP support, please emerge net-misc/cisco-aironet-client-utils"
return 1
fi
einfo "Waiting for LEAP Authentication on \"${ESSID//\\\\//}\""
if /opt/cisco/bin/leapscript ${user} ${pass} | grep -q 'Login incorrect'; then
ewarn "Login Failed for ${user}"
return 1
fi
fi
return 0
}
postassociate() {
return 0
}
|
Nota:
${ESSID} and ${ESSIDVAR} are unavailable in predown() and
postdown() functions.
|
6. Gestione della rete
6.a. Network Management
If you and your computer are always on the move, you may not always have an
ethernet cable or plugged in or an access point available. Also, you may want
networking to automatically work when an ethernet cable is plugged in or an
access point is found.
Here you can find some tools that help you manage this.
Nota:
This document only talks about ifplugd, but there are alternatives such
as netplug. netplug is a lightweight alternative to
ifplugd, but it relies on your kernel network drivers working correctly,
and many drivers do not.
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6.b. ifplugd
ifplugd is a
daemon that starts and stops interfaces when an ethernet cable is inserted or
removed. It can also manage detecting association to Access Points or when new
ones come in range.
Codice 2.1: Installing ifplugd |
# emerge sys-apps/ifplugd
|
Configuration for ifplugd is fairly straightforward too. The configuration file
is held in /etc/conf.d/net. Run man ifplugd for details on
the available variables. Also, see /etc/conf.d/net.example for more
examples.
Codice 2.2: Sample ifplug configuration |
ifplugd_eth0="..."
ifplugd_eth0="--api-mode=wlan"
|
In addition to managing multiple network connections, you may want to add a tool
that makes it easy to work with multiple DNS servers and configurations. This is
very handy when you receive your IP address via DHCP. Simply emerge
openresolv.
Codice 2.3: Installing openresolv |
# emerge openresolv
|
See man resolvconf to learn more about its features.
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