Manuale Gentoo Linux 2005.1 PPC64
Indice:
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Installazione di Gentoo
In questa parte si tratta dell'installazione di Gentoo Linux su un sistema.
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A proposito dell'installazione di Gentoo
Gli utenti meno familiari con Gentoo Linux non sanno ancora che la scelta è
ciò che sta alla base di Gentoo.
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Avviare l'installazione con il CD di installazione Universale
Con il CD di installazione Universale si può avviare il sistema in un ambiente
funzionante, che permette di installare Gentoo.
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Configurazione della rete
Se si ha bisogno delle impostazioni di rete, in questo capitolo si configura la
rete e una connessione a Internet.
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Preparazione dei dischi
Per poter installare Gentoo è necessario creare delle partizioni. Questo
capitolo descrive come partizionare un disco.
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Copia dei file di installazione di Gentoo
In questo capitolo si descrive come estrarre uno stage3 e come configurare
Portage.
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Effettuare il chroot in un sistema base Gentoo
Dopo l'estrazione dello stage3, si effettua il chroot in un nuovo sistema e si
modifica la variabile USE.
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Configurazione del Kernel
Il kernel di Linux è il cuore di ogni distribuzione. Il capitolo
tratta della configurazione del Kernel.
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Configurazione del sistema
E' necessario modificare alcuni importanti file di configurazione. In questo
capitolo si dà una panoramica di questi file e dei cambiamenti da eseguire.
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Installazione degli strumenti di sistema
Come già accennato, la forza di Gentoo è la varietà di scelta. Questo
capitolo riguarda la scelta della versione e l'installazione degli strumenti
di sistema.
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Configurazione del Bootloader
Esistono svariati Bootloader. Ognuno di essi viene configurato in maniera
differente. In questo capitolo si descrivono le possibilità disponibili e si
illustra come configurare il Bootloader secondo le proprie necessità.
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Termine dell'installazione Gentoo
E' quasi finita. Si creano uno o più utenti nel nuovo sistema e opzionalmente
si installano i pacchetti precompilati.
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Cosa fare adesso?
Il sistema Gentoo è pronto, e adesso?
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Lavorare con Gentoo
Si comincia a lavorare con Gentoo: installare software, impostare parametri,
cambiare il comportamento di portage ecc.
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Una introduzione di Portage
Questo capitolo spiega i semplici passi che un utente deve conoscere per
mantenere il software sul proprio sistema.
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Flag USE
Le flag USE sono un aspetto molto importante di Gentoo. In questo capitolo,
si spiega come lavorare con le flag USE e comprendere come queste
interagiscono con il sistema.
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Caratteristiche di Portage
Si scoprono le caratteristiche di Portage, tra le quali il supporto per le
compilazioni distribuite, ccache e altre.
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Initscripts
Gentoo usa un formato speciale di initscript che, tra le altre caratteristiche,
permette risoluzioni guidate delle dipendenze e initscript virtuali. Questo
capitolo spiega tutti questi aspetti e spiega come utilizzare questi script.
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Variabili di ambiente
Con Gentoo si possono controllare facilmente le variabili di ambiente per il
sistema. Questo capitolo spiega come farlo e descrive anche le variabili
utilizzate con maggior frequenza.
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Lavorare con Portage
"Lavorare con Portage" offre una completa panoramica di Portage, il sistema di
gestione dei pacchetti caratteristico di Gentoo.
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File e directory
Per conoscere bene le caratteristiche di Portage è necessario conoscere come
e dove conserva i propri dati e i propri file.
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Configurazione e variabili
Portage è completamente personalizzabile tramite diversi tipi di
variabili che possono essere impostate sia nel file di
configurazione che nell'ambiente di esecuzione.
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Combinare Software affidabile e non
Gentoo offre il software separato in diverse categorie, a seconda del livello
di stabilità per ciascuna architettura. Questo capitolo offre informazioni su
come personalizzare questa ripartizione e combinare software proveniente da
diverse categorie.
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Ulteriori strumenti di Portage
Portage comprende inoltre alcuni strumenti ulteriori in grado di agevolare
notevolmente l'uso di Gentoo. Il capitolo illustra l'utilizzo di dispatch-conf
e altri tool.
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Separarsi dalla collezione di software originale
Questo capitolo offre trucchi e suggerimenti su come utilizzare una collezione
di software personalizzata, sincronizzando solo alcune categorie, inserendo
pacchetti ed altro.
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L'applicativo Ebuild
E' la documentazione ufficiale riguardante l'applicazione ebuild che Portage
utilizza durante il processo di installazione del software e che può anche
essere utilizzata separatamente dall'utente finale.
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Configurazione di rete di Gentoo
Una guida esaustiva alla configurazione di rete in Gentoo.
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Configurazione comune
La guida più rapida per far funzionare la propria connessione di rete nella
maggior parte dei casi.
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Configurazione Avanzata
La guida di riferimento per capire come funziona la configurazione,
è un prerequisito per capire le impostazioni modulari.
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Impostazioni modulari
Gentoo fornisce impostazioni di rete flessibili, dando la possibilità di
scegliere diversi client DHCP, impostare bonding, bridging, VLAN e altro.
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Reti Wireless
Le reti Wireless sono ancora per esperti, ma questa è una guida utile!
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Ulteriori funzionalità
Per gli esperti ecco le istruzioni per personalizzare l'infrastruttura di rete.
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Gestione della rete
Per i portatili o per chi cambia frequentemente rete.
A. Installazione di Gentoo
1. A proposito dell'installazione di Gentoo
1.a. Introduzione
Benvenuto
Innanzitutto un caldo benvenuto a Gentoo. Si sta per entrare nel
mondo delle possibilità e delle performance. Tutto Gentoo gira intorno alle
possibilità. Durante l'installazione di Gentoo questo concetto viene
chiarito più volte; è possibile scegliere quanto vogliate compilare autonomamente,
come installare Gentoo, che logger di sistema utilizzare, e molto altro.
Gentoo è una veloce e moderna metadistribuzione con una architettura semplice e
flessibile. Gentoo è stata costruita con software libero e non nasconde agli
utenti i meccanismi che ne stanno alla base. Portage, il sistema di gestione
dei pacchetti utilizzato da Gentoo, è scritto in Python: è semplice
quindi esaminare e modificare il sorgente. Il sistema di pacchetti di
Gentoo è basato sui sorgenti, sebbene sia anche compreso il supporto per
precompilati, e la configurazione di Gentoo avviene tramite semplici
file di testo. In altre parole è tutto alla luce del sole.
E' molto importante comprendere che le scelte sono ciò che
sta alla base di Gentoo. L'obiettivo è di non forzare mai l'utente
a qualcosa che non desidera. Nel caso si abbia un'impressione diversa è possibile
segnalarlo.
Struttura dell'installazione
L'installazione di Gentoo può essere divisa in una procedura
di dieci passi elementari, corrispondenti ai capitoli 2-11. Ogni
passo ha come risultato uno stato intermedio:
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Al termine del passo 1, è pronto l'ambiente di lavoro per l'installazione
di Gentoo
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Al termine del passo 2, è stata configurata la connessione ad internet per l'installazione;
questo passo è opzionale
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Al termine del passo 3, gli hard disk sono stati inizializzati ad
accogliere l'installazione Gentoo
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Al termine del passo 4, l'ambiente di installazione è pronto e
ci si chroota nel nuovo ambiente
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Al termine del passo 5, i pacchetti di sistema, identici per
ogni genere di installazione, sono stati installati
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Al termine del passo 6, è stato configurato il kernel
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Al termine del passo 7, sono stati scritti la maggior parte
dei file di configurazione Gentoo
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Al termine del passo 8, sono stati installati una serie di strumenti
di sistema, da scegliere da una lista
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Al termine del passo 9, il proprio bootloader preferito è stato installato
e configurato e si ha a disposizione il proprio ambiente Gentoo
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Al termine del passo 10, si è pronti ad utilizzare Gentoo
Al momento in cui si presenta una scelta viene fatto il possibile
per illustrare quali siano i pro e i contro. La guida continua
con una scelta di Default, indentificata come "Default: "
nel titolo. Le restanti possibilità vengono indicate come
"Alternative: ". La scelta di default in generale
non è quella raccomandata, è semplicemente quello che si
pensa che faccia la maggior parte degli utenti.
A volte può essere intrapreso un passo opzionale. In questo caso
il passo viene segnato come "Opzionale: " e non è dunque
indispensabile per l'installazione di Gentoo. In ogni caso alcuni
passi opzionali dipendono strettamente da decisioni prese in
precedenza. Viene quindi messa in luce la questione in tali occasioni, sia
prima che venga intrapresa la scelta, sia prima della descrizione
del passo opzionale.
Quali sono le opzioni?
Si può installare Gentoo in molti modi differenti. Si può scaricare e installare da uno degli InstallationCD (CD di installazione), si può farlo da un'altra distribuzione già esistente, da un CD bootabile (come Knoppix), da un ambiente avviato via rete, da un floppy ecc.
Questo documento tratta dell'installazione tramite il CD di Installazione Universale, un CD bootable, che contiene tutto ciò di cui si ha bisogno per installare ed eseguire Gentoo Linux. Si può anche usare uno dei CD di pacchetti per installare un sistema completo in pochi minuti, dopo aver installato il sistema base Gentoo.
Con questo metodo non si utilizzeranno subito le ultime versioni dei pacchetti disponibili; se si desidera questo altro metodo, si vedano le istruzioni di installazione nel Manuale Gentoo Linux.
Per istruzioni riguardanti altri approcci consultare la
Guida alternativa all'installazione.
E' inoltre disponibile una raccolta di
suggerimenti che potrebbero essere
una lettura altrettanto utile. Nel caso queste istruzioni sembrassero troppo complesse
è possibile usare una guida più rapida disponibile nella pagina della
documentazione ufficiale, se la propria architettura ha questo tipo di documento.
Problemi
Se durante l'installazione o nella documentazione si trovassero
problemi è possibile controllare l'errata corrige o
il sistema di gestione dei bug e,
nel caso non fosse un problema già noto,
segnalarlo per una rapida soluzione.
Non c'è motivo di temere la reazione degli sviluppatori a cui
vengono assegnati i bug: sono innocui.
Notare che, nonostante il presente documento sia specifico per ogni architettura, non mancano
riferimenti ad altre architetture. Questo avviene a causa del fatto che diverse parti del manuale
sono comuni a tutte le architetture per evitare duplicazioni e problemi vari. L'intento è
comunque quello di limitare i riferimenti alle altre architetture per evitare confusioni.
Se, nonostante l'attenta lettura del manuale,
non è ben chiaro se il problema riguardi un errore dell'utente,
o un bug software, cosa effettivamente plausibile nonostante
i numerosi test, è possibile entrare nel canale #gentoo su irc.freenode.net.
Ovviamente si è sempre benvenuti!
Se ci fossero domande riguardanti Gentoo, è possibile consultare
le Risposte frequenti,
disponibili nella Documentazione Gentoo.
E' possibile inoltre sfruttare le
FAQ
disponibili sui forum.
Se ancora il dubbio rimanesse irrisolto si può entrare in
#gentoo su irc.freenode.net dove parecchi esperti sono
sempre disponibili.
1.b. Rapida installazione con la Gentoo Reference Platform
Cos'è la Gentoo Reference Platform?
La Gentoo Reference Platform, d'ora in poi GRP, è un'insieme di pacchetti precompilati che
gli utenti possono utilizzare durante l'installazione di Gentoo per velocizzare il
processo. La GRP comprende praticamente tutti i pacchetti necessari per ottenere
un'installazione di Gentoo completamente funzionante. E non solo sono disponibili i pacchetti necessari ad avere un'installazione di base in poco tempo, ma anche tutti i pacchetti più voluminosi (come KDE, xorg-x11, GNOME, OpenOffice e Mozilla)..
Questi pacchetti però non vengono mantenuti nel corso dell'esistenza della
distribuzione Gentoo. Vengono semplicemente resi disponibili ad ogni rilascio ufficiale di
Gentoo e servono solo ad avere un'installazione funzionale in breve. E' possibile
aggiornare il proprio sistema in seguito senza dover interrompere il
proprio lavoro.
Come vengono gestiti i pacchetti GRP da Portage
Il proprio Portage Tree, cioè l'insieme delle proprie ebuild (che sono file che
contengono tutte le informazioni utili su un pacchetto, come la descrizione,
la homepage, gli URL dei sorgenti, le istruzioni di compilazione, le dipendenze, etc),
deve essere sincronizzato con il set GRP che si desidera usare: le versioni delle ebuild
e dei pacchetti GRP devono corrispondere.
Per questo motivo si può solo beneficiare dei pacchetti GRP forniti da Gentoo, quando si effettua questo metodo di installazione. GRP non è disponibile per coloro che sono interessati ad installare con le ultime versioni dei pacchetti disponibili.
Disponibilità dei GRP
Non tutte le architetture dispongono di pacchetti GRP. Questo non significa
che il sistema GRP non sia supportato in tali architetture ma solo
che non ci sono ancora le risorse necessarie per compilare e testare
i pacchetti.
Al momento sono disponibili i pacchetti GRP per le seguenti architetture:
-
L'architettura x86 (x86, athlon-xp, pentium3, pentium4)
Notare che i pacchetti x86 (packages-x86-2005.1.iso) sono disponibili
sui nostri mirror, mentre quelli per pentium3, pentium4 e athlon-xp sono
disponibili solo via bittorrent.
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L'architettura amd64 (amd64)
-
L'architettura sparc (sparc64)
-
L'architettura ppc (G3, G4, G5)
-
L'architettura alpha
Se la propria architettura (o sottoarchitettura) non è tra quelle elencate, non è possibile
utilizzare i pacchetti GRP durante l'installazione.
L'introduzione termina qui, si può continuare con Avviare CD di Installazione Universale.
2. Avviare l'installazione con il CD di installazione Universale
2.a. Richieste Hardware
Introduzione
Prima ancora di cominciare vengono elencate le richieste hardware necessarie
per installare Gentoo sulla propria macchina.
Richieste hardware
| CPU |
Tutte le PowerPC64 CPU |
| Sistemi |
IBM RS/6000s, Power Macintosh G5, iMac G5, IBP pSeries e IBM OpenPower
|
| Memoria |
64 MB |
| Spazio su disco |
1.5 GB (escluso quello swap) |
| Spazio swap |
Almeno 256 MB |
Per una lista completa dei sistemi supportati, vedere
http://www.linuxppc64.org/hardware.shtml.
2.b. Il CD di installazione Gentoo Universale
Introduzione
Gentoo Linux può essere installato tramite un archivio stage3, che è
un archivio compresso tar che contiene un ambiente minimale.
Le installazioni condotte utilizzando archivi stage1 o stage2 non vengono
trattate in questo manuale. Per reperire informazioni in proposito è possibile
consultare le FAQ Gentoo.
CD di installazione Gentoo Universale
Un CD di installazione Gentoo è un CD bootabile che contiene un ambiente
Gentoo autonomo. Consente di bootare Linux da CD. Durante il processo di boot
viene rilevato l'hardware e vengono caricati i relativi driver. I CD vengono
mantenuti dagli sviluppatori Gentoo.
Sono disponibili due CD di installazione:
-
Il CD di installazione Universale contiene tutto ciò di cui si ha bisogno
per installare Gentoo. Fornisce uno stage3 per le architetture comuni,
codici sorgenti per le applicazioni che si possono scegliere e le
istruzioni di installazione per la propria architettura.
-
Il CD di installazione Minimale contiene solo un ambiente minimale che
permette di avviare e configurare la rete per connettersi a Internet.
Non contiene ulteriori file e non può essere usato durante questo metodo
di installazione.
Gentoo fornisce anche un CD di pacchetti. Non è un CD di installazione, ma una
risorsa ulteriore che può essere sfruttata durante una installazione di
Gentoo. Contiene pacchetti precompilati (GRP) che permettono di installare
facilmente e rapidamente applicazioni
dopo una installazione di Gentoo e prima di aggiornare il Portage tree.
L'uso del CD di pacchetti è trattato più avanti.
2.c. Scaricare, masterizzare e bootare un CD di installazione Gentoo
Scaricare e masterizzare i CD di installazione
Si possono scaricare i CD di installazione Universali (e se lo si desidera,
anche il CD di pacchetti), su uno dei nostri
mirror. I CD di installazione sono nella directory
releases/ppc64/2005.1-r1/installcd; i CD di pacchetti
sono nella directory releases/ppc64/2005.1/packagecd.
Dentro quella directory si troveranno file ISO. Questi sono immagini complete
di CD che possono essere scritte su un CD-R.
Dopo aver scaricato il file, si può controllare l'integrità:
-
Si può controllare il checksum MD5 e confrontarlo con quelli forniti (con
il tool md5sum sotto Linux/Unix o con
md5sum per Windows).
Verificare MD5 checksums con Mac OS X è descritto in
Gentoo PPC FAQ.
-
Si può verificare la firma crittografata che forniamo. Si deve ottenere
la chiave pubblica che è usata da noi (0x17072058) prima di andare avanti.
Per scaricare la nostra chiave pubblica con l'applicazione GnuPG, eseguire il
seguente comando:
Codice 3.1: Ottenere una chiave pubblica |
$ gpg --keyserver subkeys.pgp.net --recv-keys 0x17072058
|
Verificare ora la firma:
Codice 3.2: Verificare la firma crittografata |
$ gpg --verify <signature file> <downloaded iso>
|
Per masterizzare l'immagine scelta è necessario scegliere la modalità RAW.
Come impostarla dipende dal programma. Si tratteranno cdrecord e
K3B: ulteriori informazioni si possono trovare sulle
Gentoo FAQ.
-
Con cdrecord, scrivere semplicemente
cdrecord dev=/dev/hdc <downloaded iso file> (dove
/dev/hdc è la periferica del masterizzatore)
-
Con K3B, selezionare Tools > CD > Burn Image.
Si può individuare il file ISO nell'area 'Image to Burn'. Poi cliccare su
Start.
Avviare il CD di installazione su Apple
Inserire il CD di installazione nel lettore di CD-ROM e riavviare il sistema.
Al bootup tenere premuto il tasto 'C'. Sullo schermo appare un messaggio di
benvenuto e il prompt boot: in basso.
In questo prompt è anche possibile impostare alcune opzioni del Kernel tra
quelle elencate di seguito:
| Opzioni di avvio |
Descrizione |
| video |
Questa opzione è seguita da uno dei seguenti tag: radeonfb,
rivafb, atyfb, aty128 o ofonly. Si può anche
specificare la risoluzione e il refreshrate da utilizzare. Ad esempio
video=radeonfb:1280x1024@75. Se si è indecisi su cosa scegliere
ofonly è sicuramente funzionante.
|
| nol3 |
Disabilita la cache di terzo livello su alcuni PowerBook (richiesta almeno
per i 17")
|
| debug |
Abilita i messaggi di avvio e genera una shell initrd che può essere
utilizzata per il debug del CD di installazione
|
| sleep=X |
Attende X secondi prima di continuare; questo può servire per qualche
vecchio CD-ROM SCSI che non accelera il CD abbastanza rapidamente
|
| bootfrom=X |
Avvia da un device differente
|
In questo prompt si prema Invio, e un ambiente completo di Gentoo Linux
viene caricato dal CD. Si continui con
Una volta avviato il sistema....
Avviare il CD di installazione su IBM pSeries
Per i sistemi pSeries, alcune volte può succedere che i cd non si auto
avviano. Si dovrebbe impostare il cdrom come device avviabile nel menu multi
boot. (F1 allo startup) L'altra opzione è quella di spostarsi in OF e farlo
da lì:
1) Avviare in OF (8 dalla console seriale o F8 dalla console grafica, partire
premendo un tasto quando si vedono i messaggi della tastiera mouse etc
2) eseguire il comando 0> boot cdrom:1,yaboot
3) tornare indietro e buon divertimento.
Una volta avviato il sistema...
Viene visualizzato un prompt di root ("#") nella console corrente. E'
posssibile anche passare alle altre console premendo Alt-fn-F2, Alt-fn-F3 e
Alt-fn-F4. Ritornare a quella di partenza premendo Alt-fn-F1.
Se si sta installando Gentoo su un sistema con una tastiera non-US, si può
utilizzare loadkeys per caricare la keymap della propria tastiera. Per
elencare le keymap disponibili eseguire ls /usr/share/keymaps/i386.
Codice 3.3: Elencare le keymap disponibili |
# ls /usr/share/keymaps/i386
|
Caricare la keymap scelta:
Codice 3.4: Caricare la keymap |
# loadkeys be-latin1
|
Continuare ora con la
Configurazione dell'Hardware Extra.
Configurazione dell'hardware extra
Al momento del boot il CD prova a rilevare tutte le periferiche hardware e
caricare i corrispondenti moduli del kernel di supporto. Nella grande maggior
parte dei casi l'operazione va a buon fine. A volte potrebbero non essere
caricati tutti i moduli necessari. Se la rilevazione PCI ha saltato qualche
periferica, è necessario caricare manualmente il modulo corrispondente.
Nel seguente esempio si prova a caricare il modulo 8139too (che supporta
un certo tipo di interfacce di rete):
Codice 3.5: Caricamento dei moduli del kernel |
# modprobe 8139too
|
Opzionale: Ottimizzazione delle performance dell'hard disk
Alcuni utenti esperti potrebbero voler ottimizzare le performance del proprio
hard disk tramite hdparm. Con le opzioni -tT è possibile
testare le performance del proprio disco (eseguire il test alcune volte
per avere risultati più precisi):
Codice 3.6: Test delle performance del disco |
# hdparm -tT /dev/hda
|
Per l'ottimizzazione è possibile utilizzare uno dei seguenti esempi (o una
configurazione personalizzata) che usano /dev/hda come disco
(sostituirlo con il proprio):
Codice 3.7: Ottimizzazione delle performance del disco |
# hdparm -d 1 /dev/hda
# hdparm -d 1 -A 1 -m 16 -u 1 -a 64 /dev/hda
|
Opzionale: Account utente
Se si pensa di dare accesso ad altri al proprio ambiente di installazione o
si desidera chattare usando irssi senza i privilegi root (per ragioni
di sicurezza), è necessario creare gli opportuni account utente e cambiare
la password di root.
Per cambiare la password di root utilizzare l'utility passwd:
Codice 3.8: Cambiare la password di root |
# passwd
New password:
Re-enter password:
|
Per creare un account utente è necessario inserire i suoi dati seguiti dalla
sua password. E' possibile utilizzare useradd e passwd per
farlo, come mostra il prossimo esempio in cui si crea l'utente
"john".
Codice 3.9: Creare un account utente |
# useradd -m -G users john
# passwd john
New password:
Re-enter password:
|
E' possibile dunque cambiare utente da root al nuovo utente tramite su:
Codice 3.10: Cambiare utente |
# su - john
|
Opzionale: Vedere la documentazione mentre si installa
Se si desidera vedere il Manuale Gentoo durante
l'installazione, assicurarsi di aver creato un account di un utente (vedere
Opzionale: Account utente). Poi premere
Alt-F2 per andare in un nuovo terminale, e quindi fare il log in.
Se si desidera vedere la documentazione sul CD si può immediatamente eseguire
links2 per leggerla:
Codice 3.11: Vedere la documentazione sul CD |
# links2 /mnt/cdrom/docs/handbook/html/index.html
|
Tuttavia, è preferito usare il Manuale Gentoo online poichè è più recente
di quello sul CD.
Codice 3.12: Vedere la documentazione online |
# links2 http://www.gentoo.org/doc/en/handbook/handbook-ppc64.xml
|
Si può tornare al terminale originale premendo Alt-F1.
Opzionale: Avviare un demone SSH
Se si desidera consentire ad altri utenti l'accesso al pc durante
l'installazione di Gentoo (magari perchè qualcuno di essi potrebbe essere di
aiuto o addirittura condurre personalmente l'installazione), è necessario
creare un account per ciascuno di essi o condividere con loro la password di
root (solo se si confida pienamente in tale utente).
Per avviare il demone SSH, eseguire il seguente comando:
Codice 3.13: Avviare il demone SSH |
# /etc/init.d/sshd start
|
Per potere usare sshd, si deve prima impostare la rete. Continuare con il
capitolo Configurazione della rete.
3. Configurazione della rete
3.a. Si ha bisogno della rete?
Chi può farne a meno?
Generalmente, non è necessario avere una connesione di rete per installare
Gentoo con il CD di Installazione Universale. Ma ci sono alcune circostanze in
cui si può desiderare di avere una connessione a Internet:
-
Gli stage3 che sono nel CD di Installazione Universale non corrispondono
alla propria architettura e si deve scaricare il corretto stage
-
Si deve installare una applicazione specifica per la rete, che permetterà la
connessione a Internet, la quale non è disponibile sul CD di Installazione
Universale ma è supportata (per esempio, si può connettersi a Internet con il CD
di Installazione ma i sorgenti necessari non sono disponibili sul CD)
-
Si desidera assistenza remota durante una installazione (con SSH o con le
conversazioni dirette con IRC)
Chi ha bisogno della rete?
Per scoprire se lo stage3 è disponibile per la propria architettura, si deve
vedere nel /mnt/cdrom/stages e controllare se uno degli stage
disponibili corrispondono alla propria architettura. Se non è così, si può
ancora optare per uno stage3 di una architettura compatibile con la propria.
Se si desidera usare uno stage3 ottimizzato per la propria architettura ma lo
stage3 non è disponibile, allora si avrà bisogno della rete per scaricare lo
stage3 appropriato.
Se non si ha bisogno della rete, si può saltare il resto di questo capitolo e
continuare con Preparazione dei dischi. Se
invece si ha bisogno di configurare la rete, continuare con la sezione sotto.
3.b. Rilevamento automatico della rete
Potrebbe già funzionare
Se il sistema è collegato ad una rete Ethernet attraverso un server DHCP, è
molto
probabile che la configurazione di rete sia già stata completata
automaticamente.
In questo caso è già possibile usufruire dei vari comandi di rete inclusi nel CD
di Installazione
quali ssh, scp, ping, irssi, wget,
links e
molti altri.
Se la rete è già stata configurata il comando /sbin/ifconfig dovrebbe
elencare alcune interfacce di rete oltre a lo, come ad esempio eth0:
Codice 2.1: Output di /sbin/ifconfig per una configurazione corretta |
# /sbin/ifconfig
eth0 Link encap:Ethernet HWaddr 00:50:BA:8F:61:7A
inet addr:192.168.0.2 Bcast:192.168.0.255 Mask:255.255.255.0
inet6 addr: fe80::50:ba8f:617a/10 Scope:Link
UP BROADCAST RUNNING MULTICAST MTU:1500 Metric:1
RX packets:1498792 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
TX packets:1284980 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
collisions:1984 txqueuelen:100
RX bytes:485691215 (463.1 Mb) TX bytes:123951388 (118.2 Mb)
Interrupt:11 Base address:0xe800
|
Opzionale: Configurare i Proxy
Se l'accesso a Internet avviene attraverso un proxy, si potrebbe aver bisogno di
configurare i parametri del proxy durante l'installazione. E' molto facile
definire un proxy: basta definire una variabile che contiene le informazioni del
server proxy.
Nella maggior parte dei casi, si definisce la variabile usando l'hostname del
server. Ad esempio, si assuma che il proxy sia chiamato proxy.gentoo.org
e che la porta sia la 8080.
Codice 2.2: Definire i server proxy |
# export http_proxy="http://proxy.gentoo.org:8080"
# export ftp_proxy="ftp://proxy.gentoo.org:8080"
# export RSYNC_PROXY="rsync://proxy.gentoo.org:8080"
|
Se il proxy richiede una username e una password, si dovrebbe usare la seguente
sintassi per la variabile:
Codice 2.3: Aggiungere username/password alla variabile del proxy |
http://username:password@proxy.gentoo.org:8080
|
Testare la Rete
Potrebbe essere utile fare il ping sul server DNS dell'ISP (si può trovare in
/etc/resolv.conf) e su un sito Web a scelta, per assicurarsi che i
pacchetti stiano raggiungendo la rete, che la risoluzione dei domi di dominio
stia funzionando correttamente, eccetera.
Codice 2.4: Ulteriore test della rete |
# ping -c 3 www.yahoo.com
|
La rete è funzionante? Se è così, si può saltare il resto di questa sezione e
continuare con la Preparazione dei Dischi.
Se non è così, purtroppo, è necessario
procedere in altro modo.
3.c. Configurazione Automatica della Rete
Se la rete non funziona immediatamente, alcune modalità di installazione
permettono di usare net-setup (per le reti normali o wireless) o
adsl-setup (per gli utenti ADSL)
o pptp (per gli utenti PPTP, disponibile solo per sistemi x86).
Se la modalità di installazione non prevede nessuno di questi tool o la rete non
funziona ancora, continuare con la Configurazione Manuale
della Rete.
Default: Usare net-setup
Il modo più semplice di installare la rete se non è configurata automaticamente
è eseguire lo script net-setup:
Codice 3.1: Eseguire lo script net-setup |
# net-setup eth0
|
net-setup pone alcune domande sull'ambiente di rete. Al termine si
dovrebbe avere una connessione di rete attiva. Si verifichi il collegamento. Se
i test sono positivi, congratulazioni! Si è pronti per installare Gentoo.
Saltare il resto di questa sezione e continuare con la Preparazione dei Dischi.
Se la rete ancora non funziona, continuare con la Configurazione Manuale della Rete.
Alternativa: Usare RP-PPPoE
Se c'è bisogno di PPPoE per connettersi a internet, il CD di Installazione
(qualsiasi versione) rende le cose facili perchè include rp-pppoe. Usare
lo script fornito adsl-setup per configurare la connessione. Viene
richiesto di inserire il dispositivo Ethernet che è collegato al modem adsl, lo
username e la password, gli IP dei server DNS e se si ha bisogno un firewall di
base o meno.
Codice 3.2: Usare rp-pppoe |
# adsl-setup
# adsl-start
|
Se qualcosa andasse storto, ricontrollare di avere digitato correttamente lo
username e la password controllando /etc/ppp/pap-secrets o
/etc/ppp/chap-secrets e assicurarsi di stare usando il giusto
dispositivo ethernet. Se il dispositivo ethernet non esiste, si deve caricare il
modulo appropriato di rete. In questo caso si dovrebbe continuare con la Configurazione Manuale della Rete dove si spiega come
caricare l'appropriato modulo di rete.
Se funziona tutto, continuare con la Preparazione
dei Dischi.
Alternativa: Usare PPTP
Nota:
PPTP è disponibile solo per architettura x86.
|
Se si ha bisogno del supporto PPTP, si può usare pptpclient che è fornito
dai CD di Installazione. Ma prima bisogna assicurarsi che la configurazione sia
corretta. Modificare /etc/ppp/pap-secrets o
/etc/ppp/chap-secrets in modo che contenga la corretta combinazione
username/password:
Codice 3.3: Modificare /etc/ppp/chap-secrets |
# nano -w /etc/ppp/chap-secrets
|
Modificare se necessario /etc/ppp/options.pptp:
Codice 3.4: Modificare /etc/ppp/options.pptp |
# nano -w /etc/ppp/options.pptp
|
Quando si è finito, eseguire pptp (con le opzioni che non si possono
impostare in options.pptp) per connettere il server:
Codice 3.5: Connessione a un server dial-in |
# pptp <server ip>
|
Ora continuare con la Preparazione dei
Dischi.
3.d. Configurazione Manuale della Rete
Caricare gli Appropriati Moduli di Rete
Quando si effettua il boot con il CD di Installazione, quest'ultimo prova a
rilevare tutti i dispositivi hardware e carica i moduli (driver) appropriati del
kernel per supportare l'hardware. Nella grande maggioranza dei casi,
l'operazione ha successo. Tuttavia, in alcuni casi, potrebbe non caricare
automaticamente i moduli del kernel di cui si ha bisogno.
Se net-setup o adsl-setup non dessero buoni risultati, si può di
sicuro supporre che la scheda di rete non è stata trovata immediatamente. Ciò
significa che è necessario caricare gli appropriati moduli del kernel
manualmente.
Avvertenza:
Alcuni CD di Installazione sono privi di supporto per i moduli. Ciò significa
che tutti i driver
forniti sono già stati caricati. Se la scheda non è stata rilevata è possibile
segnalare un bug agli sviluppatori che aggiornaranno il CD di Installazione.
|
Per scoprire quali moduli del kernel sono disponibili per la rete, usare
ls:
Codice 4.1: Cercare i moduli disponibili |
# ls /lib/modules/`uname -r`/kernel/drivers/net
|
Se si trova un driver per la scheda di rete, utilizzare modprobe per
caricare il modulo del kernel:
Codice 4.2: Utilizzare modprobe per caricare un modulo del kernel |
# modprobe pcnet32
|
Per controllare se la scheda di rete è stata rilevata, eseguire ifconfig.
Una scheda di rete rilevata dovrebbe produrre un risultato simile a questo:
Codice 4.3: Test della disponibilità della scheda di rete andato a buon fine |
# ifconfig eth0
eth0 Link encap:Ethernet HWaddr FE:FD:00:00:00:00
BROADCAST NOARP MULTICAST MTU:1500 Metric:1
RX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
TX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
collisions:0 txqueuelen:0
RX bytes:0 (0.0 b) TX bytes:0 (0.0 b)
|
Se invece si riceve il seguente errore, la sheda di rete non è rilevata:
Codice 4.4: Test della disponibilità della scheda di rete non andato a buon fine |
# ifconfig eth0
eth0: error fetching interface information: Device not found
|
Se si possiedono più schede di rete nel sistema, esse vengono etichettate
rispettivamente
eth0, eth1, ecc. Assicurarsi che la scheda che si desidera
utilizzare sia funzionante
e ricordarsi di utilizzare il nome corretto nelle operazioni successive. Nel
resto del documento
si fa riferimento alla scheda eth0.
Una volta rilevata una scheda di rete, si può eseguire di nuovo net-setup
o adsl-setup (che adesso dovrebbero funzionare), ma per i puristi ecco
come configurare la rete a mano.
Scegliere una delle seguenti sezioni a seconda della propria configurazione:
Usare un DHCP
Il DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) rende possibile ricevere
automaticamente le informazioni sulla rete (indirizzo IP, netmask, indirizzo
broadcast, gateway, nameserver ecc.). Funziona soltanto se si ha un server DHCP
nella rete (o se il provider fornisce un servizio DHCP). Per avere una
interfaccia di rete che riceva queste informazioni automaticamente, utilizzare
dhcpcd:
Codice 4.5: Utilizzo di dhcpcd |
# dhcpcd eth0
# dhcpcd -HD eth0
|
Se funziona (provare a pingare alcuni server internet, come Google), allora è stato tutto configurato e
si è pronti per continuare. Saltare il resto di questa sezione e continuare con
la Preparazione dei Dischi.
Preparing for Wireless Access
Nota:
Il supporto per il comando iwconfig è disponibile solo sui CD di
Installazione x86, amd64 e ppc. E' possibile comunque mettere in funzione la
periferica seguendo le istruzioni del linux-wlan-ng
project.
|
Se si sta utilizzando una scheda wireless (802.11), potrebbe essere necessario
configurare
i parametri wireless prima di continuare. Per visualizzare gli attuali parametri
wireless
della propria scheda è possibile utilizzare iwconfig. una esecuzione di
iwconfig
dovrebbe produrre un risultato simile al seguente:
Codice 4.6: Visualizzazione dei parametri wireless |
# iwconfig eth0
eth0 IEEE 802.11-DS ESSID:"GentooNode"
Mode:Managed Frequency:2.442GHz Access Point: 00:09:5B:11:CC:F2
Bit Rate:11Mb/s Tx-Power=20 dBm Sensitivity=0/65535
Retry limit:16 RTS thr:off Fragment thr:off
Power Management:off
Link Quality:25/10 Signal level:-51 dBm Noise level:-102 dBm
Rx invalid nwid:5901 Rx invalid crypt:0 Rx invalid frag:0 Tx
excessive retries:237 Invalid misc:350282 Missed beacon:84
|
Nota:
Alcune schede possono avere un nome come wlan0 o ra0 invece che
eth0. Eseguire iwconfig senza nessun altro parametro per
determinare il nome corretto.
|
Per la maggior parte degli utenti sono solo due i parametri importanti da
impostare,
l'ESSID (il nome della rete wireless) e la chiave WEP. Se l'ESSID e l'indirizzo
dell'access
point visualizzati sono corretti e non si utilizza WEP, la configurazione è
completa e
funzionante. Se invece è necessario cambiare ESSID o aggiungere una chiave WEP
è necessario eseguire i seguenti comandi:
Codice 4.7: Cambiare ESSID o aggiungere una chiave WEP |
# iwconfig eth0 essid GentooNode
# iwconfig eth0 key 1234123412341234abcd
# iwconfig eth0 key s:some-password
|
E' possibile ora confermare le proprie impostazioni utilizzando iwconfig.
Una volta che la rete wireless è funzionante è possibile continuare
a configurare le impostazioni del livello IP descritte nella sezione successiva
(Terminologia di rete) o utilizzare
net-setup come descritto in precedenza.
Terminologia di Rete
Nota:
Se si conosce l'indirizzo IP, l'indirizzo broadcast, netmask e nameserver,
allora si può saltare questa sottosezione e continuare con la sezione su come
Usare ifconfig e route.
|
Se i tentativi precedenti falliscono, è necessario configurare la rete
manualmente. Non si deve aver paura, non è difficile. Ma è necessario spiegare
un po' di concetti riguardanti la rete per potere essere capaci di configurarla
correttamente. Questo paragrafo illustra brevemente cosa sia un gateway,
a cosa serva la netmask, come sia formato un indirizzo broadcast e
perchè ci sia bisogno dei nameserver.
In una rete, gli host sono identificati dai loro indirizzi IP (indirizzi
Internet Protocol). Un indirizzo è una combinazione di 4 numeri tra 0 e 255.
Almeno così lo percepiamo. In realtà, un indirizzo IP consiste di 32 bits (1 e
0). Ecco un esempio:
Codice 4.8: Esempio di un indirizzo IP |
IP Address (numbers): 192.168.0.2
IP Address (bits): 11000000 10101000 00000000 00000010
-------- -------- -------- --------
192 168 0 2
|
Un indirizzo IP deve essere unico per ogni host perchè le reti siano accessibili
(in pratica tutti gli host che si possono raggiungere devono avere un indirizzo
IP unico). Per potere fare una distinzione tra host dentro una rete, e host
fuori una rete, l'indirizzo IP è diviso in due parti: la parte di network
e la parte di host.
La separazione è demarcata tramite la netmask, un insieme di 1 seguito da
un insieme di 0. La parte di IP corrispondente agli 1 è la parte di network,
l'altra è la parte di host. Di solito, la netmask può essere scritta come un
indirizzo IP.
Codice 4.9: Esempio della separazione network/host |
IP-address: 192 168 0 2
11000000 10101000 00000000 00000010
Netmask: 11111111 11111111 11111111 00000000
255 255 255 0
+--------------------------+--------+
Network Host
|
In altre parole, 192.168.0.14 fa ancora parte della rete dell'esempio, ma
192.168.1.2 no.
L'indirizzo broadcast è un indirizzo IP con la stessa parte di network,
ma con solo una parte di host. Ogni host sulla rete ascolta questo indirizzo IP.
Serve per i pacchetti di broadcast.
Codice 4.10: Indirizzo broadcast |
IP-address: 192 168 0 2
11000000 10101000 00000000 00000010
Broadcast: 11000000 10101000 00000000 11111111
192 168 0 255
+--------------------------+--------+
Network Host
|
Per potere navigare su internet, è necessario sapere quale host condivida la
connessione a Internet. Questo host è chiamato gateway. E' un normale
host ed ha un normale indirizzo IP (per esempio 192.168.0.1).
In precedenza si è detto che ogni host ha il suo indirizzo IP. Per potere
raggiungere questo host tramite un nome (anzichè un indirizzo IP) è necessario
un servizio che traduce un nome (come dev.gentoo.org) in un indirizzo IP
(come 64.5.62.82). Questo servizio è chiamato name service. Per
utilizzarlo si deve definire il nameserver in
/etc/resolv.conf.
In alcuni casi, il gateway serve come nameserver. Altrimenti si dovrà inserire
il nameserver fornito dall'ISP.
Per riassumere, si ha bisogno delle seguenti informazioni prima di continuare:
| Elemento di rete |
Esempio |
| Indirizzo IP |
192.168.0.2 |
| Netmask |
255.255.255.0 |
| Broadcast |
192.168.0.255 |
| Gateway |
192.168.0.1 |
| Nameserver(s) |
195.130.130.5, 195.130.130.133 |
Usare ifconfig e route
Installare la rete consiste di tre passi. Nel primo si assegna l'indirizzo IP
con ifconfig. Nel secondo si configura il routing verso gateway con
route. Nel terzo infine si inserisce l'IP dei nameserver in
/etc/resolv.conf.
Per assegnare un indirizzo IP, si avrà bisogno dell'indirizzo IP da assegnare,
dell'indirizzo broadcast e della netmask. Eseguire il seguente comando,
sostituendo ${IP_ADDR} con l'indirizzo IP, ${BROADCAST} con
l'indirizzo broadcast e ${NETMASK} con la netmask:
Codice 4.11: Usare ifconfig |
# ifconfig eth0 ${IP_ADDR} broadcast ${BROADCAST} netmask ${NETMASK} up
|
Ora installare il routing con route. Sostituire ${GATEWAY} con
l'indirizzo IP del gateway:
Codice 4.12: Usare route |
# route add default gw ${GATEWAY}
|
Aprire /etc/resolv.conf con un editor qualsiasi (per esempio
nano):
Codice 4.13: Creare /etc/resolv.conf |
# nano -w /etc/resolv.conf
|
Inserire i nameserver secondo il seguente esempio. Assicurarsi di sostituire
${NAMESERVER1} e ${NAMESERVER2} con gli appropriati indirizzi dei
nameserver:
Codice 4.14: Esempio di /etc/resolv.conf |
nameserver ${NAMESERVER1}
nameserver ${NAMESERVER2}
|
Testare la rete con il ping di alcuni server Internet (come Google). Se funziona, congratulazioni, si è
pronti per installare Gentoo. Continuare con la Preparazione dei Dischi.
4. Preparazione dei dischi
4.a. Introduzione ai dispositivi a blocchi
Dispositivi a blocchi
Si da ora un'occhiata approfondita agli aspetti relativi ai dischi in Gentoo
Linux e in Linux in generale, tra cui i filesystem Linux, le partizioni e i
dispositivi a blocchi. Quindi, una volta acquisita familiarità con i dischi
e i filesystem, si viene guidati attraverso il processo di configurazione delle
partizioni e dei filesystem per l'installazione di Gentoo Linux.
Per cominciare, si introducono i dispositivi a blocchi. Il dispositivo
a blocchi più famoso è molto probabilmente quello che rappresenta la prima
unità IDE in un sistema Linux, /dev/hda. Se il sistema usa
dischi SCSI, allora il primo disco fisso dovrebbe essere /dev/sda.
I dischi serial ATA hanno /dev/sda anche se sono dischi IDE.
I dispositivi a blocchi rappresentano un'interfaccia astratta ai dischi.
I programmi utente possono usare questi dispositivi a blocchi per interagire
con i dischi, senza doversi chiedere se si tratta di unità IDE, SCSI o di
qualsiasi altro tipo. Il programma può semplicemente indirizzare la
memorizzazione su disco attraverso dei blocchi contigui, accessibili in
modalità random, e di dimensione pari a 512 byte ciascuno.
Partizioni e slices
Nonostante sia possibile usare un intero disco per il sistema Linux,
ciò non è quasi mai messo in pratica. Invece, i dispositivi a blocchi del
disco sono divisi in parti più piccole e più maneggevoli. Sulla maggior
parte dei sistemi, queste sono chiamate partizioni.
Altre architetture, usano una tecnica simile, chiamandole slices.
4.b. Impostare uno schema di partizionamento
Schema di partizionamento di default
Se non si è interessati a elaborare uno schema di partizionamento per
il sistema, si può usare quello di questo Manuale:
| Partizione |
Filesystem |
Grandezza |
Descrizione |
| /dev/sda1 |
Partition map |
31.5k |
Partition map |
| /dev/sda2 |
(bootstrap) |
800k |
Apple_Bootstrap |
| /dev/sda3 |
(swap) |
512M |
Partizione swap |
| /dev/sda4 |
ext3 |
Resto dello spazio su disco |
Partizione root |
Nota:
Ci sono partizioni come: Apple_Driver43, Apple_Driver_ATA,
Apple_FWDriver, Apple_Driver_IOKit, Apple_Patches,
che si possono cancellare se non si desidera utilizzare MacOS 9, perchè MacOS
e Linux non ne hanno bisogno. Si deve usare parted per eliminarle,
poichè mac-fdisk ancora non può farlo.
|
Se si è interessati ad avere informazioni su quanto dovrebbe essere grande
una partizione, o anche su quante partizioni si ha bisogno, seguono alcuni
suggerimenti. Altrimenti continuare con Apple G5:
Usare mac-fdisk per partizionare il disco o
IBM pSeries: Usare fdisk per partizionare il disco
Numero e dimensione delle partizioni
Il numero delle partizioni è altamente dipendente sull'ambiente. Per esempio,
se si hanno molti utenti su una stessa macchina, molto probabilmente si
desidera tenere separate le directory /home, aumentando così
la sicurezza e rendendo più facile il backup. Se si sta installando Gentoo
per utilizzarlo da mailserver, /var dovrebbe essere separata
poichè tutta la posta viene memorizzata in essa. Una buona scelta del
filesystem è quella che massimizza le prestazioni. I gameserver è bene che
abbiano una partizione separata per /opt, visto che la maggior
parte dei server di gioco sono installati li. La stessa cosa vale per
/home: sicurezza e backup. Si dovrebbe tenere una grande
/usr: questa contiene non solo la maggior parte
delle applicazioni, il solo Portage tree occupa 500 MB di spazio,
esclusi i sorgenti che sono in esso.
Come si è visto, molto dipende da cosa si desidera realizzare.
Partizioni o volumi separati hanno i seguenti vantaggi:
-
Si può scegliere il filesystem con maggiori prestazioni per ogni partizione
o volume
-
L'intero sistema non può esaurire lo spazio libero se un tool
malfunzionante scrive all'infinito su una partizione od un volume
-
Nel caso si rendano necessari, i controlli sul filesystem sono ridotti,
poichè possono essere condotti in parallelo diverse analisi
(questo vantaggio è più per i dischi multipli che per le
partizioni multiple)
-
La sicurezza può essere aumentata montando alcune partizioni
o volumi in sola lettura, nosuid (i bit setuid vengono ignorati),
noexec (i bit executable sono ignorati) etc.
Le partizioni multiple hanno però un grosso svantaggio: se non
sono configurate correttamente, si potrebbe avere un sistema con molto spazio
libero su una partizione e poco su un'altra.
C'è anche un limite di 15 partizioni per SCSI e SATA.
4.c. Default: Usare mac-fdisk (Apple G5) per partizionare il disco
Si creano le partizioni con mac-fdisk:
Codice 3.1: Eseguire mac-fdisk |
# mac-fdisk /dev/sda
|
Per prima cosa si cancellino le partizioni precedentemente eliminate per poter
inserire le partizioni Linux. Usare d in mac-fdisk per eliminare
queste partizioni. Verrà chiesto il numero della partizione da eliminare.
Si crei una partizione Apple_Bootstrap con b. Verrà chiesto da
quale blocco si vuole partire. Dare il numero della prima partizione libera,
seguito da p. Per esempio 2p.
Nota:
Questa partizione non è quella "boot". Non è usata da Linux, non si
deve mettere nessun filesystem su essa e non si dovrebbe neanche montare.
Gli utenti PPC non hanno bisogno di una partizione /boot.
|
Si crei una partizione swap digitando c. Verrà chiesto da quale blocco
si vuole far partire questa partizione, e si digiti 3p.
Quando verrà chiesta la grandezza, si digiti 512M (o qualsiasi altra
grandezza si desidera), e quando verrà chiesto il nome scrivere swap
(obbligatorio).
Per creare la partizione root, premere c seguito da 4p,
4 è il blocco di inizio della partizione. Quando verrà chiesta la grandezza
premere di nuovo 4p, mac-fdisk lo interpreterà come "Usare tutto
lo spazio disponibile". Quando verrà chiesto il nome digitare root
(obbligatorio).
Per finire si devono memorizzare le partizioni sul disco con w
e uscire da mac-fdisk premendo q.
Nota:
Per assicurarsi che tutto è andato bene, si dovrebbe rieseguire mac-fdisk e
controllare se ci sono le partizioni. Se non ci sono o se non si vedono
i cambiamenti, si dovrebbe reinizializzare le partizioni premendo "i" in
mac-fdisk. Questo ricreerà la mappa delle partizioni
e rimuoverà quelle precedenti.
|
Ora che le partizioni sono create, si può continuare con la sezione
riguardante come Creare i filesystem.
4.d. IBM pSeries, iSeries e OpenPower: Usare fdisk per partizionare il disco
Nota:
Se si vuole usare un disk array RAID per la installazione di Gentoo e si sta
usando un hardware POWER5, si dovrebbe eseguire iprutils per disporre
i dischi al formato Advanced Function e creare disk array. Si dovrebbe
considerare di emergere questa pacchetto dopo che la installazione è
completata.
|
La parte seguente spiega come creare lo schema di partizione di esempio
descritto precedentemente:
| Partizione |
Descrizione |
| /dev/sda1 |
Partizione PPC PReP Boot |
| /dev/sda2 |
Partizione swap |
| /dev/sda3 |
Partizione root |
Cambiare le partizioni in base alle proprie impostazioni.
Vedere la disposizione delle partizioni
fdisk è un tool popolare e potente per dividere il disco in partizioni.
Eseguire fdisk per il disco (nell'esempio si usa /dev/sda):
Codice 4.1: Eseguire fdisk |
# fdisk /dev/sda
|
Si visualizzerà un prompt come questo:
Codice 4.2: Prompt di fdisk |
Command (m for help):
|
Digitare p per visualizzare le attuali partizioni presenti sul disco:
Codice 4.3: Un esempio di partizionamento |
Command (m for help): p
Disk /dev/sda: 30.7 GB, 30750031872 bytes
141 heads, 63 sectors/track, 6761 cylinders
Units = cylinders of 8883 * 512 = 4548096 bytes
Device Boot Start End Blocks Id System
/dev/sda1 1 12 53266+ 83 Linux
/dev/sda2 13 233 981571+ 82 Linux swap
/dev/sda3 234 674 1958701+ 83 Linux
/dev/sda4 675 6761 27035410+ 5 Extended
/dev/sda5 675 2874 9771268+ 83 Linux
/dev/sda6 2875 2919 199836 83 Linux
/dev/sda7 2920 3008 395262 83 Linux
/dev/sda8 3009 6761 16668918 83 Linux
Command (m for help):
|
Questo disco è configurato per avere sei filesystem Linux (chiamati "Linux"
nelle corrispondenti partizioni) e una partizione swap (chiamata "Linux swap").
Rimuovere tutte le partizioni
Si procede ora alla rimozione dal disco di tutte le partizioni esistenti.
Digitare d per eliminare una partizione. Per esempio,
per eliminare /dev/sda1:
Nota:
Se non si desidera eliminare tutte le partizioni, eliminare solo alcune
di esse. E' raccomandato fare un backup dei dati per evitare la loro perdita.
|
Codice 4.4: Eliminare una partizione |
Command (m for help): d
Partition number (1-4): 1
|
E' stata memorizzata l'eliminazione della partizione. Non si rivedrà più se
si digiterà p, ma non sarà eliminata fino a quando non si
salveranno i cambiamenti. Se si è commesso un errore e si vuole uscire senza
salvare, digitare q e invio e la partizione non sarà tolta.
Ora, se si desidera effettivamente eliminare tutte le partizioni sul sistema,
digitare p per visualizzare l'elenco delle partizioni, e poi digitare
d seguito dal numero della partizione, per eliminarle. Il risultato
è una tabella con nessuna partizione:
Codice 4.5: Tabella con nessuna partizione |
Disk /dev/sda: 30.7 GB, 30750031872 bytes
141 heads, 63 sectors/track, 6761 cylinders
Units = cylinders of 8883 * 512 = 4548096 bytes
Device Boot Start End Blocks Id System
Command (m for help):
|
Ora che la tabella è vuota, si è pronti a creare le partizioni. Come esempio,
si fa riferimento allo schema di partizionamento visto precedentemente:
non si deve seguire queste istruzioni alla lettera se non si
desidera implementare lo stesso schema.
Creare la partizione boot PPC PReP
Si crea una piccola partizione boot PReP. Digitare n per creare una
nuova partizione, poi p per selezionare una partizione primaria,
seguito da 1 per selezionare la prima partizione primaria.
Quando si visualizza il prompt per il primo cilindro, premere enter.
Quando si visualizza il prompt per l'ultimo cilindro, digitare +7M
per creare una partizione di 7 Mbyte. Digitare t per impostare
il tipo di partizione, 1 per selezionare la partizione creata e
41 per impostare la partizione a "PPC PReP Boot". Si dovrà mettere la
partizione PReP come bootable.
Nota:
La partizione PReP deve essere più piccola di 8 MByte.
|
Codice 4.6: Creare la partizione boot PReP |
Command (m for help): p
Disk /dev/sda: 30.7 GB, 30750031872 bytes
141 heads, 63 sectors/track, 6761 cylinders
Units = cylinders of 8883 * 512 = 4548096 bytes
Device Boot Start End Blocks Id System
Command (m for help): n
Command action
e extended
p primary partition (1-4)
p
Partition number (1-4): 1
First cylinder (1-6761, default 1):
Using default value 1
Last cylinder or +size or +sizeM or +sizeK (1-6761, default
6761): +8M
Command (m for help): t
Selected partition 1
Hex code (type L to list codes): 41
Changed system type of partition 1 to 41 (PPC PReP Boot)
Command (m for help): a
Partition number (1-4): 1
Command (m for help):
|
Quando si digita p, si dovrebbe vedere la seguente partizione:
Codice 4.7: Partizione di boot creata |
Command (m for help): p
Disk /dev/sda: 30.7 GB, 30750031872 bytes
141 heads, 63 sectors/track, 6761 cylinders
Units = cylinders of 8883 * 512 = 4548096 bytes
Device Boot Start End Blocks Id System
/dev/sda1 * 1 3 13293 41 PPC PReP Boot
Command (m for help):
|
Creare la partizione swap
Si procede ora alla creazione della partizione swap. Per farlo, digitare
n per creare una nuova partizione, poi p per dire a fdisk
che si desidera creare una partizione primaria. Digitare 2 per creare
la seconda partizione primaria, /dev/sda2. Quando si visualizza
il prompt per il primo cilindro, premere invio. Quando si visualizza il prompt
per l'ultimo cilindro, digitare +512M per creare una partizione di
512MB. Dopo aver fatto questo, digitare t per impostare il tipo di
partizione, 2 per selezionare la partizione che si è creata e infine
82 per impostare il tipo di partizione a "Linux Swap".
Finiti questi passaggi, digitando p si dovrebbe avere una tabella
partizionata simile a questa:
Codice 4.8: Elenco delle partizioni dopo aver creato la partizione swap |
Command (m for help): p
Disk /dev/sda: 30.7 GB, 30750031872 bytes
141 heads, 63 sectors/track, 6761 cylinders
Units = cylinders of 8883 * 512 = 4548096 bytes
Device Boot Start End Blocks Id System
/dev/sda1 1 3 13293 41 PPC PReP Boot
/dev/sda2 4 117 506331 82 Linux swap
Command (m for help):
|
Creare la partizione root
Si procede ora alla creazione della partizione root. Digitare n per
creare una nuova partizione, poi p per dire a fdisk che si vuole una
partizione primaria. Digitare 3 per creare la terza partizione primaria,
/dev/sda3. Quando si visualizza il prompt per il primo cilindro,
premere invio. Quando si visualizza il prompt per l'ultimo cilindro,
premere invio per creare una partizione che occupi il resto dello spazio
su disco. Infine, digitando p si dovrebbe avere una tabella
partizionata simile a questa:
Codice 4.9: Elenco delle partizioni dopo aver creato la partizione root |
Command (m for help): p
Disk /dev/sda: 30.7 GB, 30750031872 bytes
141 heads, 63 sectors/track, 6761 cylinders
Units = cylinders of 8883 * 512 = 4548096 bytes
Device Boot Start End Blocks Id System
/dev/sda1 1 3 13293 41 PPC PReP Boot
/dev/sda2 4 117 506331 82 Linux swap
/dev/sda3 118 6761 29509326 83 Linux
Command (m for help):
|
Salvare lo schema delle partizioni
Per salvare lo schema delle partizioni e uscire da fdisk,
digitare w.
Codice 4.10: Salvare e uscire da fdisk |
Command (m for help): w
|
Ora che le partizioni sono create, si può continuare con
la sezione riguardante come Creare i filesystem.
4.e. Creare i filesystem
Introduzione
Ora che le partizioni sono state create,
è il momento di inserire il filesystem. Se non si è interessati
alla scelta del filesystem e vanno bene quelli che si usano di default in
questo Manuale, continuare con la sezione su come
Applicare un filesystem a una partizione.
Altrimenti ecco una descrizione dei filesystem disponibili.
Filesystem
Nota:
Sono disponibili molti filesystem.
|
ext2 è il vero e proprio filesystem di Linux ma non possiede il
supporto per il metadata journaling, il che significa che le routine che
effettuano all'avvio i controlli sul filesystem ext2 possono impiegare diverso
tempo. Al momento esiste una scelta abbastanza ampia di filesystem journaled di
nuova generazione che sono in grado di effettuare controlli
sulla consistenza molto velocemente e sono generalmente preferiti
alle controparti non-journaled. I filesystem journaled prevengono
i lunghi tempi di attesa che solitamente si riscontrano quando viene riavviato
il sistema e il filesystem si trova in uno stato inconsistente.
ext3 è la versione journaled del filesystem ext2, fornisce il metadata
journaling per un veloce recupero dei dati in aggiunta ad altre
caratteristiche di journaling avanzate come full data e ordered
data journaling. ext3 è un filesystem davvero molto valido e affidabile.
Ha una ulteriore opzione di indice hashed b-tree che abilita alte prestazioni
in quasi tutte le situazioni. Si può abilitare questo indice aggiungendo
-O dir_index al comando mke2fs.
In poche parole, ext3 è un filesystem eccellente.
ReiserFS è un filesystem basato su B*-tree che offre ottime
performance generali e si dimostra notevolmente superiore a ext2 e
ext3 con file di piccole dimensioni (file minori di 4k), spesso di un
fattore 10-15. ReiserFS scala inoltre molto bene e supporta il
metadata journaling. Dal kernel 2.4.18 in poi, ReiserFS ha raggiunto la
solidità che lo porta a essere caldamente raccomandato sia per un uso generico
che per casi estremi come la creazione di grandi filesystem, l'uso su molti
file piccoli, file molto grandi e directory contenenti decine di migliaia
di file.
XFS è un filesystem con metadata journaling che si presenta con un
robusto insieme di caratteristiche ed è ottimizzato per la scalabilità.
Se ne raccomanda l'uso su sistemi Linux dotati di unità di memorizzazione
con canali in fibra o high-en SCSI e alimentazione continua.
Data l'aggressività con la quale XFS si serve della cache in RAM per i dati
in transito, programmi progettati in modo non adeguato (quelli che non prendono
precauzioni quando scrivono file su disco, e ce ne sono diversi)
possono perdere una discreta quantità di dati se il sistema si arresta in
modo inaspettato.
JFS è il filesystem con journaling ad alte prestazioni di IBM.
E' stato recentemente giudicato pronto per il mercato.
Applicare un filesystem a una partizione
Per creare un filesystem su una partizione o volume,
sono disponibili tool per ogni filesystem possibile:
| Filesystem |
Comando per la creazione |
| ext2 |
mke2fs |
| ext3 |
mke2fs -j |
| reiserfs |
mkreiserfs |
| xfs |
mkfs.xfs |
| jfs |
mkfs.jfs |
Per esempio, per avere la partizione root (/dev/sda4) ext3 si usa:
Codice 5.1: Applicare un filesystem su una partizione |
# mke2fs -j /dev/sda4
|
Ora si procede alla creazione dei filesystem
sulle partizioni (o volumi logici) create precedentemente.
Attivare la partizione swap
mkswap è il comando usato per inizializzare le partizioni swap:
Codice 5.2: Creare una signature swap |
# mkswap /dev/sda3
|
Per attivare la partizione swap, usare swapon:
Codice 5.3: Attivare la partizione swap |
# swapon /dev/sda3
|
Creare e attivare swap con il comando menzionato sopra.
4.f. Montare
Ora che le partizioni sono inizializzate e hanno un filesystem,
è il momento di montarle. Usare il comando mount. Non dimenticarsi
di creare le necessarie directory di mount per ogni partizione creata.
Come esempio si crea un mount point e si monta la partizione root e boot:
Codice 6.1: Montare le partizioni |
# mkdir /mnt/gentoo
# mount /dev/sda4 /mnt/gentoo
|
Nota:
Se si vuole che /tmp risieda in una partizione separata,
assicurarsi di cambiare i permessi dopo il mount:
chmod 1777 /mnt/gentoo/tmp. Questo vale anche per /var/tmp.
|
Continuare con
Copia dei file di installazione di Gentoo.
5. Copia dei file di installazione di Gentoo
5.a. Installazione di uno stage
Impostare la data e l'ora
Prima di continuare è necessario controllare la data e l'ora ed aggiornarle. Un
orologio impostato male può portare problemi in futuro.
Per visualizzare l'ora e la data attuali eseguire date:
Codice 1.1: Verificare la data e l'ora |
# date
Fri Mar 29 16:21:18 CEST 2005
|
Se la data o l'ora fossero errate, è possibile aggiornarle utilizzando il
comando
date MMDDhhmmCCYY ( dove M è il mese, D è il giorno,
h l'ora, m il monuto, C il secolo e
Y l'anno). Ad esempio per impostare la data al 29 marzo 2005 e l'ora alle
16:21:
Codice 1.2: Impostare data e ora |
# date 032916212005
|
Individuare lo stage3
Se si è configurata la rete perchè si deve scaricare uno stage3 per la propria
architettura, continuare con Alternativa: Scaricare uno
stage3 da Internet. Se non si ha bisogno di scaricarlo, leggere Default: Usare uno stage3 dal CD di Installazione.
5.b. Default: Usare uno stage3 dal CD di Installazione
Estrazione delo stage
Gli stage sul CD risiedono nella directory /mnt/cdrom/stages. Per
vedere un elenco degli stage disponibili, usare ls:
Codice 2.1: Elenco di tutti gli stage disponibili |
# ls /mnt/cdrom/stages
|
Se il sistema risponde con un errore, si dovrebbe montare il CD-ROM prima:
Codice 2.2: Montare il CD-ROM |
# ls /mnt/cdrom/stages
ls: /mnt/cdrom/stages: No such file or directory
# mount /dev/cdroms/cdrom0 /mnt/cdrom
# ls /mnt/cdrom/stages
|
Andare ora sul punto di mount di Gentoo (di solito /mnt/gentoo):
Codice 2.3: Cambiamento della directory a /mnt/gentoo |
# cd /mnt/gentoo
|
Estrarre ora lo stage scelto. E' possibile farlo con il tool tar.
Assicurarsi di usare le stesse opzioni (-xvjpf)! La x significa di
Estrarre, v di Visualizzare le operazioni ed è opzionale,
j di Decomprimere con bzip2, p di Preservare i
permessi dei file, f di Estrarre da file e non da input. Nel
prossimo esempio, si estrae lo stage
stage3-<subarch>-2005.1-r1.tar.bz2. Assicurarsi ancora di
sostituire il nome del file del tarball con quello scelto.
Codice 2.4: Estrarre lo stage |
# tar -xvjpf /mnt/cdrom/stages/stage3-<subarch>-2005.1-r1.tar.bz2
|
Ora si è pronti per procedere con la prossima sezione riguardante come Installare Portage.
5.c. Alternativa: Scaricare uno stage3 da Internet
Scaricare lo stage
Andare al punto sul quale si è montato il filesystem (molto probabilmente
/mnt/gentoo):
Codice 3.1: Andare al mountpoint di Gentoo |
# cd /mnt/gentoo
|
Secondo la modalità di installazione, sono disponibili un paio di tool per
scaricare lo stage. Se si ha links2, allora si può visitare
immediatamente la lista dei mirror di
Gentoo e scegliere un mirror vicino.
Se non si dispone di links2, si dovrebbe poter almeno contare su
lynx. Se è necessario un proxy, esportare le variabili http_proxy
e ftp_proxy:
Codice 3.2: Impostare i proxy per lynx |
# export http_proxy="http://proxy.server.com:port"
# export ftp_proxy="http://proxy.server.com:port"
|
D'ora in poi si suppone che l'utente utilizzi links2.
Selezionare la directory releases/, seguita dall'architettura (per
esempio x86/), dalla versione di Gentoo (2005.1-r1/),
e infine la directory stages/. Si dovrebbero vedere tutti gli stage
disponibili per l'architettura, eventualmente suddivisi in sottodirectory a
seconda della sottoarchitettura. Selezionarne uno e premere D per
scaricarlo. Quando si è finito, premere Q per chiudere il browser.
Codice 3.3: Cercare i mirror con links2 |
# links2 http://www.gentoo.org/main/en/mirrors.xml
# links2 -http-proxy proxy.server.com:8080
http://www.gentoo.org/main/en/mirrors.xml
|
Assicurarsi di scaricare un archivio stage3, le installazioni con stage1 o
stage2 non sono più supportate.
Se si desidera controllare l'integrità dello stage scaricato, usare
md5sum e confrontare l'output con il checksum MD5 fornito sul mirror. Ad
esempio per controllare la validit di un pacchetto x86:
Codice 3.4: Controllare l'integrità di un tarball dello stage |
# md5sum -c stage3-x86-2005.1-r1.tar.bz2.md5
stage3-x86-2005.1.tar.bz2: OK
|
Estrazione dello stage
Decomprimere ora lo stage nel sistema. Utilizzare l'utility tar
per procedere poichè è il metodo più facile:
Codice 3.5: Estrazione dello stage |
# tar -xvjpf stage3-*.tar.bz2
|
Assicurarsi di usare le stesse opzioni (-xvjpf). La x significa di
Estrarre, v di Visualizzare le operazioni ed è opzionale,
j di Decomprimere con bzip2, p di Preservare i
permessi dei file, f di Estrarre da file e non da input.
Ora si è pronti per procedere con la prossima sezione riguardante come Installare Portage.
5.d. Installazione di Portage
Estrarre lo snapshot di Portage
Ora è necessario procedere all'installazione dello snapshot di Portage: si
tratta di un archivio
che contiene tutti i software che è possibile installare con le relative
informazioni.
Estrarre lo snapshot dal CD di Installazione
Per installare lo snapshot, guardare in /mnt/cdrom/snapshots/ per
vedere quale snapshot è disponibile:
Codice 4.1: Posizionarsi sul punto di mount |
# cd /mnt/gentoo
|
Codice 4.2: Controllare /mnt/cdrom/snapshot |
# ls /mnt/cdrom/snapshots
|
Estrarre lo snapshot con il seguente comando. Assicurarsi di usare le stesse
opzioni con tar. La -C è maiuscola. Nel prossimo esempio si usa
portage-<data>.tar.bz2 come filename dello snapshot.
Sostituire lo snapshot con quello che è sul proprio CD di Installazione.
Codice 4.3: Estrazione dello snapshot di Portage |
# tar -xvjf /mnt/cdrom/snapshots/portage-<data>.tar.bz2 -C /mnt/gentoo/usr
|
Copiare gli archivi di codice sorgente
Si deve copiare tutto il codice sorgente dal CD di Installazione Universale.
Codice 4.4: Copiare il codice sorgente |
# mkdir /mnt/gentoo/usr/portage/distfiles
# cp /mnt/cdrom/distfiles/* /mnt/gentoo/usr/portage/distfiles/
|
5.e. Configurare le opzioni di compilazione
Introduzione
Per ottimizzare Gentoo, si possono impostare alcune variabili che hanno effetto
sul comportamento di Portage. Tutte queste variabili possono essere impostate
come variabili di ambiente (usando export), ma non in modo permanente.
Per mantenere le impostazioni, Portage fornisce il file di configurazione
/etc/make.conf. E' il file da modificare adesso.
Nota:
Un elenco commentato di tutte le variabili possibili si trova in
/mnt/gentoo/etc/make.conf.example. Ma per una installazione di
Gentoo è soltanto necessario impostare le variabili che sono menzionate sotto.
|
Si prenda il proprio editor preferito (in questa guida si usa nano) per
poter cambiare le variabili di ottimizzazione che di cui si sta trattando.
Codice 5.1: Aprire /etc/make.conf |
# nano -w /mnt/gentoo/etc/make.conf
|
Come è evidente, il file make.conf.example è strutturato in modo
molto semplice: le righe commentate iniziano con "#", le altre righe definiscono
le variabili, usando la sintassi VARIABILE="valore". Molte di queste
variabili vengono trattate in seguito.
Avvertenza:
Non fare nessuna modifica alla variabile USE se si sta facendo una installazione
con stage3 con GRP. Si può cambiare la variabile USE dopo aver installato il
pacchetto che si desidera.
|
CHOST
La variabile CHOST imposta il tipo di compilazione da effettuare.
Dovrebbe già essere impostata al valore corretto. Non modificarla
perchè potrebbe causare seri malfunzionamenti. Se la variabile
CHOST non sembra essere quella corretta è probabile che sia stato scelto
lo stage sbagliato.
CFLAGS e CXXFLAGS
Le variabili CFLAGS e CXXFLAGS definiscono le opzioni di
ottimizzazione per i compilatori C e C++ rispettivamente di gcc. Anche
se qui vengono definite in generale, le massime performance si ottengono quando
si impostano le variabili per ogni programma separatamente perchè ogni programma
è differente.
In make.conf si dovrebbero definire le impostazioni di
ottimizzazione che si ritiene possano rendere il sistema più reattivo in
generale. Non mettere impostazioni sperimentali in questa variabile; troppa
ottimizzazione può far funzionare male i programmi (crash, o peggio ancora,
malfunzionamento).
Non vengono spiegate tutte le possibili opzioni di ottimizzazione. Chi volesse
conoscerle, legga il Manuale Online
GNU o la pagina di informazioni gcc (info gcc -- funziona
solo su un sistema Linux). Lo stesso file make.conf.example
contiene molti esempi e informazioni da consultare.
Una prima impostazione è la flag -march=, che specifica il nome
dell'architettura. Le possibili opzioni sono descritte nel file
make.conf.example (come commenti). Per esempio, per l'architettura
x86 Athlon XP:
Codice 5.2: Impostazione della flag march di GCC |
-march=athlon-xp
|
Una seconda impostazione è la flag -O (o maiuscola, non zero), che
specifica la classe di ottimizzazione di gcc. Possibili classi sono
s (per ottimizzazioni di formato), O (per nessuna ottimizzazione),
1, 2 o 3 per più ottimizzazioni di velocità (ogni classe ha
le stesse flag di quella precedente, più alcuni extra). Per esempio, per una
ottimizzazione di classe 2:
Codice 5.3: L'impostazione O di GCC |
-O2
|
Altre flag di ottimizzazione molto usate sono -pipe (si usa pipe
piuttosto che i file temporanei, per la comunicazione tra i vari stage di
compilazione).
L'utilizzo di -fomit-frame-pointer (che non tiene il puntatore al frame
per funzioni che non ne hanno bisogno) potrebbe avere serie ripercussioni nel
caso sia necessario effettuare il debug dell'applicazione.
Quando si definiscono CFLAGS e CXXFLAGS, si dovrebbero mettere
insieme molte flag di ottimizzazione, come nel seguente esempio:
Codice 5.4: Definizione delle variabili CFLAGS e CXXFLAGS |
CFLAGS="-march=athlon-xp -pipe -O2"
CXXFLAGS="${CFLAGS}"
|
MAKEOPTS
Con MAKEOPTS si definisce quante compilazioni parallele sono possibili
quando si installa un pacchetto. Il numero suggerito è il numero di CPU più uno,
ma non è detto che sia l'impostazione migliore.
Codice 5.5: MAKEOPTS per un normale sistema con 1-CPU |
MAKEOPTS="-j2"
|
Pronti
Aggiornare /mnt/gentoo/etc/make.conf in base alle proprie
preferenze, e salvarlo. Si è ora pronti per continuare con l'Effettuare il chroot in un sistema base Gentoo.
6. Effettuare il chroot in un sistema base Gentoo
6.a. Effettuare il chroot
Montare i filesystem /proc e /dev
Montare il filesystem /proc su /mnt/gentoo/proc per
permettere all'installazione di usare informazioni fornite dal kernel anche
dentro l'ambiente in cui si è effettuato il chroot; montare poi tramite bind il
filesystem /dev.
Codice 1.1: Montare /proc e /dev |
# mount -t proc none /mnt/gentoo/proc
# mount -o bind /dev /mnt/gentoo/dev
|
Opzionale: Copiare le informazioni del DNS
Se si è configurata la rete per scaricare lo stage appropriato da Internet, si
devono copiare le informazioni del DNS da /etc/resolv.conf a
/mnt/gentoo/etc/resolv.conf. Questo file contiene i nameserver che
il proprio sistema userà per risolvere i nomi agli indirizzi IP.
Codice 1.2: Copiare le informazioni del DNS |
# cp -L /etc/resolv.conf /mnt/gentoo/etc/resolv.conf
|
Entrare nel nuovo ambiente
Adesso che tutte le partizioni sono pronte e che l'ambiente di base è
installato, è arrivato il momento di entrare nel nuovo ambiente di installazione
effettuando il chroot. Significa che ci si sposta dall'attuale ambiente
di installazione al sistema di installazione nel proprio sistema (nelle
partizioni create).
Il chroot è costituito di tre parti. Nella prima si cambia root, da
/ (sul supporto di installazione) a /mnt/gentoo (nelle
partizioni create), usando chroot. Nella seconda si crea un nuovo
ambiente usando env-update, il quale inizializza le variabili di
ambiente. Nella terza si caricano queste variabili in memoria, con
source.
Codice 1.3: Chroot nel nuovo ambiente |
# chroot /mnt/gentoo /bin/bash
# env-update
* Caching service dependencies...
# source /etc/profile
# export PS1="(chroot) $PS1"
|
Congratulazioni! Da adesso si è dentro Gentoo Linux. Naturalmente la fine
dell'installazione è lontana, poichè mancano ancora alcune sezioni.
Creazione della cache di Portage
Una volta installato l'archivio di Portage è necessario impostare la cache in
modo
tale che le future installazioni vengano ottimizzate. emerge --metadata è
il comando
che esegue questo compito.
Codice 1.4: Creazione della cache di Portage |
# emerge --metadata
|
6.b. Configurare la variabile USE
Cosa è la variabile USE?
USE è una delle variabili più potenti che Gentoo fornisce agli utenti.
Molti programmi possono essere compilati con o senza il supporto opzionale per
certi elementi. Per esempio, alcuni programmi possono essere compilati con il
supporto per gtk, o con il supporto per qt. Altri con o senza il supporto per
SSL. Alcuni programmi possono essere compilati con il suporto per framebuffer
(svgalib), anzichè con quello per X11 (server X).
La maggior parte delle distribuzioni compila i propri pacchetti con il più alto
supporto possibile, aumentando le dimensioni dei programmi e il tempo di avvio,
per non parlare dell'enorme quantità di dipendenze. Con Gentoo si può definire
con quali opzioni un pacchetto deve essere compilato. Questa è la funzione di
USE.
Nella variabile USE si definiscono keywords che vengono poi tradotte in
opzioni di compilazione. Per esempio, ssl abilita il supporto ssl nei
programmi che lo supportano. -X (notare il trattino davanti) rimuove il
supporto per il server X. gnome gtk -kde -qt abilita i programmi al
supporto gnome (e gtk), ma non a quello kde (e qt), rendendo il sistema
ottimizzato per GNOME.
Modificare la variabile USE
Avvertenza:
Non fare nessuna modifica alla variabile USE se si vogliono usare i pacchetti
precompilati (GRP). Si può cambiare la variabile USE dopo aver installato i
pacchetti che si desiderano.
|
Le impostazioni di default di USE sono conservate nel file
/etc/make.profile/make.defaults. Quello che si mette in
/etc/make.conf è calcolato da queste impostazioni di default. Se si
aggiunge qualcosa alle impostazioni di USE, si aggiunge anche all'elenco
di default. Se si rimuove qualcosa dalle impostazioni di USE (mettendo un
trattino davanti), si rimuove dall'elenco di default (se era nell'elenco). Non
si deve cambiare mai nessuna opzione nella directory
/etc/make.profile; in quanto essa viene sovrascritta quando si
aggiorna Portage.
Una descrizione completa di USE si trova nella seconda parte del Manuale
Gentoo, USE flag. Una descrizione completa
sulle flag USE disponibili si trova in
/usr/portage/profiles/use.desc.
Codice 2.1: Vedere le flag USE disponibili |
# less /usr/portage/profiles/use.desc
|
Come esempio ecco le impostazioni di USE per un sistema basato su KDE, e
con il supporto per DVD, ALSA e masterizzazione CD:
Codice 2.2: Si apre /etc/make.conf |
# nano -w /etc/make.conf
|
Codice 2.3: Impostazioni USE |
USE="-gtk -gnome qt kde dvd alsa cdr"
|
7. Configurazione del Kernel
7.a. Timezone
Innanzitutto è necessario selezionare la propria timezone, in modo che il
sistema riconosca in che parte del globo è collocato. Per la propria timezone,
consultare /usr/share/zoneinfo, e copiarla in
/etc/localtime. Evitare le timezone di
/usr/share/zoneinfo/Etc/GMT* poichè i loro nomi non indicano le
rispettive zone. Per esempio GMT-8 è GMT+8.
Codice 1.1: Abilitare le informazioni sulla timezone |
# ls /usr/share/zoneinfo
# cp /usr/share/zoneinfo/GMT /etc/localtime
|
7.b. Installare i sorgenti
Scegliere un Kernel
Il cuore, intorno al quale sono sviluppate tutte le distribuzioni, è il Kernel
di Linux. E' la parte di software compresa tra i programmi e l'hardware.
Gentoo dà la possibilità ai suoi utenti di scegliere tra diversi sorgenti
del kernel. Una lista completa delle descrizioni dei kernel disponibili, è
consultabile nella
Guida ai Kernel Gentoo.
Per PPC64 si dovrebbero usare gentoo-sources. Usare emerge per
installare i sorgenti del kernel. E'
necessario USE="-doc" per evitare di installare xorg-x11 o altre
dipendenze. USE="symlink" non è necessario per una
nuova installazione, ma assicura la creazione del symlink
/usr/src/linux.
Codice 2.1: Installare un sorgente del kernel |
# USE="-doc symlink" emerge gentoo-sources
|
Se si dà un'occhiata a /usr/src, si dovrebbe vedere un link
simbolico chiamato linux, che punta al sorgente del kernel. In
questo caso il sorgente del kernel installato punta a
gentoo-sources-2.6.12-r10. La versione potrebbe essere differente.
Codice 2.2: Il link simbolico al sorgente del kernel |
# ls -l /usr/src/linux
lrwxrwxrwx 1 root root 12 Oct 13 11:04 /usr/src/linux
-> linux-2.6.12-gentoo-r10
|
Ora si procede a configurare e compilare il sorgente del kernel. Allo scopo è
possibile utilizzare "genkernel" che compila un kernel generico come quello
usato dal CD di installazione ma al momento non è completamente funzionante
per PPC64.
Continuare con Configurazione manuale.
7.c. Configurazione manuale
Introduzione
La configurazione manuale del kernel è spesso considerata la parte più
difficile che ogni utente Linux incontra. Non è assolutamente vero -- dopo
aver configurato un po' di kernel, l'operazione risulta semplice.
Una cosa è però vera: si deve conoscere il proprio sistema quando si
comincia una configurazione manuale del kernel. La maggior parte delle
informazioni può essere raccolta con emergere pciutils
(emerge pciutils) che contiene lspci. Si potrà usare
lspci con l'ambiente in cui si è effettuato il chroot. Si può ignorare
i warning pcilib (come pcilib: cannot open /sys/bus/pci/devices). E'
possibile anche eseguire lspci da un ambiente in cui
non si è effettuato il chroot. I risultati sono gli stessi. Si può
anche eseguire lsmod per vedere che moduli del kernel usa il CD di
installazione (potrebbe fornire un buon suggerimento su cosa abilitare).
Andare nella directory del sorgente del kernel, e digitare
make menuconfig per visualizzare un menu di configurazione basato su
ncurses.
Quando si compila il kernel su un sistema 32bit aggiungere il seguente alla
fine di /etc/profile:
Codice 3.1: 32bit make alias |
# echo 'alias ppc64make="make ARCH=ppc64 CROSS_COMPILE=powerpc64-unknown-linux-gnu-"' >> /etc/profile
# source /etc/profile
|
Codice 3.2: Aprire menuconfig |
# cd /usr/src/linux
(64bit userland) # make menuconfig
(32bit userland) # ppc64make menuconfig
|
Vengono visualizzate molte sezioni di configurazione. Ecco ora alcune opzioni
che devono essere attivate (altrimenti Gentoo non può funzionare, o non
funziona correttamente senza modifiche aggiuntive).
Attivare le opzioni indispensabili
Prima di tutto, si deve attivare l'uso di codice/driver di sviluppo e
sperimentale. Se non lo si fa, non si ha la possibilità di utilizzare qualche
codice/driver molto importante:
Codice 3.3: Selezionare codice/driver sperimentale, General setup |
Code maturity level options --->
[*] Prompt for development and/or incomplete code/drivers
General setup --->
[*] Support for hot-pluggable devices
|
Andare su File Systems e selezionare il supporto per il filesystem che
si usa. Non compilarlo come modulo altrimenti Gentoo non può montare
le partizioni. Selezionare anche Virtual memory,
/proc file system e /dev/pts file system for Unix98 PTYs:
Codice 3.4: Selezionare il filesystem |
File systems --->
[*] Virtual memory file system support (former shm fs)
[*] /proc file system support
[*] /dev/pts file system for Unix98 PTYs
<*> Reiserfs support
<*> Ext3 journalling file system support
<*> JFS filesystem support
<*> Second extended fs support
<*> XFS filesystem support
|
Nota:
Si troverano alcune opzioni, in Pseudo filesystems una sezione di
File systems.
|
Se si sta usando PPPoE per connettersi a Internet o si sta usando un modem
dial-up, si ha bisogno delle seguenti opzioni nel kernel (si troveranno in
Networking support una sezione di Device Drivers):
Codice 3.5: Selezionare i driver necessari per PPPoE |
Network device support --->
<*> PPP (point-to-point protocol) support
<*> PPP support for async serial ports
<*> PPP support for sync tty ports
|
Le due opzioni di compressione non sono dannose, ma neppure necessarie; lo
stesso vale per PPP over Ethernet, che potrebbe essere usata soltanto
da rp-pppoe se configurato in modalità kernel.
Chi ne ha bisogno, non deve dimenticare di includere il supporto, per la scheda
ethernet, nel kernel.
Disabilitare ADB raw keycodes:
Codice 3.6: Disabilitare ADB raw keycodes |
Macintosh Device Drivers --->
[ ] Support for ADB raw keycodes
|
Una volta terminata la configurazione del kernel continuare con
Compilazione e Installazione.
Compilazione e Installazione
Ora che il kernel è configurato, il prossimo passo sarà la sua
compilazione e la sua installazione. Uscire dal menu di configurazione e
avviare il processo di compilazione:
Codice 3.7: Compilare il kernel |
(64bit userland) # make && make modules_install
(32bit userland) # ppc64make && ppc64make modules_install
|
Quando la compilazione è finita, è necessario copiare l'immagine del kernel
in /boot. Ricordarsi di sostituire
<kernel-version< con la versione del kernel che si è
scelta.
Codice 3.8: Installare il kernel |
# cp vmlinux /boot/<kernel-version<
|
Adesso continuare con Configurare i moduli.
7.d. Configurare i moduli
Si dovrebbero inserire i moduli che si vogliono caricare in
/etc/modules.autoload.d/kernel-2.6. Se si vuole, si possono anche
aggiungere altre opzioni ai moduli.
Per vedere tutti i moduli disponibili, eseguire il comando find. Non
dimenticarsi di sostituire "<kernel version>" con la versione del kernel
che si è compilata:
Codice 4.1: Vedere tutti i moduli disponibili |
# find /lib/modules/<kernel version>/ -type f -iname '*.o' -or -iname '*.ko'
|
Per esempio, per caricare automaticamente il modulo 3c59x.o, modificare
il file kernel-2.6 e inserire il nome.
Codice 4.2: Modificare /etc/modules.autoload.d/kernel-2.6 |
# nano -w /etc/modules.autoload.d/kernel-2.6
|
Codice 4.3: /etc/modules.autoload.d/kernel-2.6 |
3c59x
|
Continuare l'installazione con la
Configurazione del sistema.
8. Configurazione del sistema
8.a. Informazioni sul filesystem
Cos'è fstab?
In Linux, tutte le partizioni usate dal sistema devono essere elencate in /etc/fstab. Questo è un file che contiene i mountpoint delle partizioni (cioè dove le partizioni compaiono nella struttura del filesystem), come devono essere montate (opzioni speciali), e quando (automaticamente o meno, se gli utenti possono montarle o meno, etc.).
Creare /etc/fstab
/etc/fstab usa una sintassi speciale. Ogni riga contiene sei parti, separate da spazio (spazio, tabs o entrambi). Ogni parte ha un significato:
-
La prima parte indica la partizione (il percorso al file dev)
-
La seconda parte indica il mountpoint, al quale deve essere montata la partizione
-
La terza parte indica il tipo di filesystem usato dalla partizione
-
La quarta parte indica le opzioni di mount, usate da mount quando monta la partizione. Poichè ogni filesystem ha le proprie opzioni di mount, è consigliato leggere la pagina di manuale di mount per avere una lista completa (man mount). Se si specificano varie opzioni di mount, si separano da una virgola.
-
La quinta parte è usata da dump per determinare se la partizione necessita dell'operazione di dump o no. Si può lasciarla a 0.
-
La sesta parte è usata da fsck per determinare l'ordine in cui dovrebbero essere controllati i filesystem, se il sistema non è stato spento correttamente. Il filesystem di root dovrebbe avere 1, mentre gli altri filesystem dovrebbero avere 2 (o 0 se non è necessario un controllo del filesystem).
Il file /etc/fstab fornito da Gentoo è solo di esempio, quindi aprire nano (o l'editor preferito) per modificare /etc/fstab:
Codice 1.1: Aprire /etc/fstab |
# nano -w /etc/fstab
|
Si osservino le opzioni specificate per la partizione di /boot. Qusto è solo un esempio, se la propria architettura non richiede una partizione di /boot (come PPC), non copiarla pari pari.
Nel nostro esempio di partizionamento x86 /boot corrisponde a /dev/hda1, con ext2 come filesystem. Non ha bisogno di essere controllata, si può dunque scrivere:
Codice 1.2: Esempio di /boot per /etc/fstab |
/dev/hda1 /boot ext2 defaults 1 2
|
Alcuni utenti preferiscono non montare /boot all'avvio per
ragioni di sicurezza. In questo caso è possibile sostituire defaults con
noauto. Questo significa che è necessario montare manualmente la partizione
ogni volta si desideri accedervi.
Per migliorare la performance, la maggior parte degli utenti potrebbe volere aggiungere l'opzione noatime come opzione di mount, con cui si ottiene un sistema più veloce, poichè i tempi di accesso non sono registrati (di solito comunque non c'è bisogno di averli):
Codice 1.3: Esempio migliorato di /boot per /etc/fstab |
/dev/hda1 /boot ext2 defaults,noatime 1 2
|
Continuando, si inseriscono le seguenti tre righe (per /boot, / e per la partizione swap):
Codice 1.4: Tre righe per /etc/fstab |
/dev/hda1 /boot ext2 defaults,noatime 1 2
/dev/hda2 none swap sw 0 0
/dev/hda3 / ext3 noatime 0 1
|
Per finire, si dovrebbe aggiungere una regola per /proc, tmpfs (necessario) e per il lettore CD-ROM (e, se si hanno, anche per altre partizioni o periferiche):
Codice 1.5: Esempio completo di /etc/fstab |
/dev/hda1 /boot ext2 defaults,noatime 1 2
/dev/hda2 none swap sw 0 0
/dev/hda3 / ext3 noatime 0 1
none /proc proc defaults 0 0
none /dev/shm tmpfs nodev,nosuid,noexec 0 0
/dev/cdroms/cdrom0 /mnt/cdrom auto noauto,user 0 0
|
L'impostazione auto fa in modo che mount rilevi automaticamente il filesystem (raccomandato per i media rimovibili poichè possono essere creati con molti filesystem); l'impostazione user rende possibile montare il CD per gli utenti che non hanno il privilegio di root.
Usare l'esempio sopra per creare il proprio /etc/fstab. Se si è utenti SPARC, si dovrebbe aggiungere anche la seguente riga:
Codice 1.6: Aggiungere il filesystem openprom a /etc/fstab |
none /proc/openprom openpromfs defaults 0 0
|
Rileggere con attenzione /etc/fstab, salvarlo e uscire per continuare.
8.b. Informazioni di rete
Nome dell'host, nome di dominio, eccetera
Una delle scelte che l'utente deve fare, è quella di dare un nome al proprio PC. Sembra facile, ma molti utenti hanno delle difficoltà nel trovare il nome appropriato per il loro pc Linux. Per velocizzare le cose, si sappia che qualsiasi nome si scelga, si può in seguito cambiarlo. Per quello che importa si può chiamare il sistema tux e il dominio homenetwork.
Nel prossimo esempio, si usano questi due nomi. Per prima cosa impostiamo l'hostname:
Codice 2.1: Impostare l'hostname |
# nano -w /etc/conf.d/hostname
HOSTNAME="tux"
|
Poi Impostiamo il nome di dominio:
Codice 2.2: Impostare il domainname |
# nano -w /etc/conf.d/domainname
DNSDOMAIN="homenetwork"
|
Se si dispone di un dominio NIS (se non si sa cos'è, allora non lo si ha), si deve definire anche quello:
Codice 2.3: Settare NIS domainname |
# nano -w /etc/conf.d/domainname
NISDOMAIN="my-nisdomain"
|
Ora aggiungere lo script domainname al runlevel di default:
Codice 2.4: Aggiungere domainname al runlevel di default |
# rc-update add domainname default
|
Configurare la rete
Si dovrebbe ricordare che la configurazione della rete fatta inizialmente era solo per l'installazione di Gentoo. Adesso è necessario configurare la rete per il sistema Gentoo in funzione.
Nota:
Ulteriori e più dettagliate informazioni riguardanti la rete come
bonding, bridging, 802.1Q VLANs o wireless networking sono trattate nella sezione
riguardante la Configurazione di rete in Gentoo.
|
Tutte le informazioni di rete sono raccolte in /etc/conf.d/net. Questo file usa una sintassi semplice ma non molto intuitiva per chi non sa installare la rete manualmente. Ma qui si spiega tutto.
Un esempio completo e commentato che comprende diversi tipi di configurazione è disponibile in
/etc/conf.d/net.example.
Il DHCP viene utilizzato di default e non richiede alcuna configurazione.
Se si necessita di configurare la propria connessione di rete, o perchè si desiderano
opzioni particolari di DHCP o perchè non si usa affatto DHCP è possibile modificare /etc/conf.d/net con il proprio editor preferito
(in questo esempio viene usato nano):
Codice 2.5: Aprire /etc/conf.d/net |
# nano -w /etc/conf.d/net
|
Ecco come si presenta il file:
Codice 2.6: /etc/conf.d/net di default |
# Questa configurazione imposta l'utilizzo del DHCP per qualsiasi script net.*
# in /etc/init.d. Per creare una configurazione più completa è possibile
# consultare l'esempio in /etc/conf.d/net.example e salvare le proprie modifiche
# in /etc/conf.d/net (questo file!).
|
Per impostare il proprio indirizzo IP, netmask e gateway è necessario
impostare sia config_eth0 che routes_eth0:
Codice 2.7: Impostare manualmente le caratteristiche di eth0 |
config_eth0=( "192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 brd 192.168.0.255" )
routes_eth0=( "default gw 192.168.0.1" )
|
Per utilizzare DHCP ed aggiungere opzioni particolari definire config_eth0 e
dhcp_eth0:
Codice 2.8: Ottenere automaticamente un indirizzo IP per eth0 |
config_eth0=( "dhcp" )
dhcp_eth0="nodns nontp nonis"
|
Consultare /etc/conf.d/net.example per una lista delle opzioni
disponibili.
Nel caso si posseggano più interfacce di rete ripetere i passi per
config_eth1, config_eth2, ecc.
Salvare la configurazione e uscire per continuare.
Far partire automaticamente la rete al boot
Per attivare le interfacce di rete al boot, si deve aggiungerle al runlevel di default. Se si hanno interfacce PCMCIA, si può saltare questa azione, poichè vengono avviate dallo script init PCMCIA.
Codice 2.9: Aggiungere net.eth0 al runlevel di default |
# rc-update add net.eth0 default
|
Se si hanno molte interfacce di rete, si devono creare gli initscripts per net.eth1, net.eth2 etc. Si può usare ln per farlo:
Codice 2.10: Creare gli initscripts extra |
# cd /etc/init.d
# ln -s net.eth0 net.eth1
# rc-update add net.eth1 default
|
Scrivere le informazioni di rete
E' necessario fornire a Linux informazioni sulla propria rete. Queste si trovano in /etc/hosts, e aiutano a mettere in corrispondenza gli hostnames e gli indirizzi IP, per gli host che non sono risolti dal nameserver. Per esempio, se la rete interna consiste di tre PC, chiamati jenny (192.168.0.5), benny (192.168.0.6) e tux (192.168.0.7), si dovrebbe aprire /etc/hosts e inserire questi valori:
Codice 2.11: Aprire /etc/hosts |
# nano -w /etc/hosts
|
Codice 2.12: Inserire le informazioni di rete |
127.0.0.1 localhost
192.168.0.5 jenny.homenetwork jenny
192.168.0.6 benny.homenetwork benny
192.168.0.7 tux.homenetwork tux
|
Se il proprio sistema è l'unico nella rete (o i nameserver gestiscono tutte le le risoluzioni), è sufficiente una sola riga. Ad esempio per chiamare tux il proprio sistema:
Codice 2.13: /etc/hosts per un solo PC o per un PC totalmente integrato |
127.0.0.1 localhost tux
|
Salvare e uscire per continuare.
Se non si ha PCMCIA, si può continuare con le Informazioni sul sistema. Coloro che hanno PCMCIA possono invece leggere la parte seguente.
Opzionale: Far funzionare PCMCIA
Nota:
pcmcia-cs al momento è disponibile solo per le piattaforme x86, amd64 e ppc.
|
Gli utenti PCMCIA devono innanzitutto installare il pacchetto pcmcia-cs.
Questo passo è necessario anche per gli utenti del kernel 2.6 (anche se non utilizzano i driver
forniti con il pacchetto). L'impostazione di USE="-X" è necessaria per evitare
di installare xorg-x11 a questo punto.
Codice 2.14: Installare pcmcia-cs |
# USE="-X" emerge pcmcia-cs
|
Dopo aver installato pcmcia-cs, aggiungere pcmcia al runlevel di default:
Codice 2.15: Aggiungere pcmcia al runlevel di default |
# rc-update add pcmcia default
|
8.c. Informazioni sul sistema
Password di Root
Inanzitutto si imposta la password di root scrivendo:
Codice 3.1: Impostazione della password di root |
# passwd
|
Se si pensa di aver bisogno di accedere al sistema tramite console seriale
aggiungere tts/0 a /etc/securetty:
Codice 3.2: Aggiungere tts/0 a /etc/securetty |
# echo "tts/0" >> /etc/securetty
|
Informazioni sul sistema
Gentoo usa /etc/rc.conf per la configurazione generale del sistema. Aprire /etc/rc.conf per vederne i contenuti e leggerne le spiegazioni.
Codice 3.3: Aprire /etc/rc.conf |
# nano -w /etc/rc.conf
|
Terminata la configurazione di /etc/rc.conf, salvare ed uscire.
Come si può vedere, questo file contiene tutte le spiegazioni necessarie per impostare le variabili di configurazione. E' possibile impostare il proprio sistema per utilizzare unicode e definire
il proprio editor di default e display manager (come gdm o kdm).
Gentoo utilizza /etc/conf.d/keymaps per gestire la configurazione della
tastiera. E' possibile modificarlo per configurare la propria tastiera.
Codice 3.4: Modificare /etc/conf.d/keymaps |
# nano -w /etc/conf.d/keymaps
|
Prestare particolare attenzione alla variabile KEYMAP. Se si seleziona una keymap
errata si otterranno risultati inattesi mentre si scrive con la testiera.
Nota:
Gli utenti di sistemi SPARC basati su USB o cloni di SPARC potrebbero
aver bisogno di selezionare una keymap i386 (come la "us" al posto di "sunkeymap".
PPC utilizza le keymap x86 sulla maggior parte dei sistemi. Gli utenti che desiderino
essere in grado di utilizzare le keymap ADB al boot devono abilitare ADB keycode sendings
nel proprio kernel ed impostare una keymap mac/ppc in /etc/conf.d/keymaps.
|
Una volta terminate le modifiche a /etc/conf.d/keymaps,
salvare e chiudere.
Gentoo utilizza /etc/conf.d/clock per impostare le opzioni dell'orologio.
E' possibile modificarlo per personalizzare il comportamento in base alle proprie esigenze.
Codice 3.5: Modificare /etc/conf.d/clock |
# nano -w /etc/conf.d/clock
|
Se il proprio orologio hardware non è UTC, è necessario aggiungere CLOCK="local"
al file, in caso contrario si noteranno negli errori nell'ora.
Una volta terminate le modifiche a /etc/conf.d/clock,
salvare e chiudere.
Se non si sta installando Gentoo su hardware IBM PPC64 hardware, continuare con
l'Installazione dei tool di sistema.
Configurazione della Console
Nota:
Le seguenti informazioni sono valide per le piattaforme hardware IBM PPC64.
|
Se si sta utilizzando Gentoo su hardware IBM PPC64 e utilizzando una console virtuale
è necessario scommentare la linea apposita in /etc/inittab perchè
la console attivi un prompt con login.
Codice 3.6: Abilitare il supporto hvc o hvsi in /etc/inittab |
hvc0:12345:respawn:/sbin/agetty -L 9600 hvc0
hvsi:12345:respawn:/sbin/agetty -L 19200 hvsi0
|
E' impostante anche controllare che venga elencata in /etc/securetty
la console corretta.
E' possibile ora continuare con
l'Installazione dei tool di sistema.
9. Installazione degli strumenti di sistema
9.a. Logger di sistema
Alcuni strumenti non sono inclusi nello stage3 perchè ci sono diversi
pacchetti che offrono le medesime funzionalità ed è discrezione
dell'utente scegliere quali installare.
Il primo strumento che si deve scegliere serve a fornire un facile logging per
il sistema. Unix e Linux hanno una eccellente storia sulle possibilità di
logging; se si desidera, nei file di log si può osservare tutto quello che
succede sul sistema. Ciò avviene attraverso il logger di sistema.
Gentoo offre molti system logger. Ci sono sysklogd, che è l'insieme
tradizionale di demoni per i log di sistema, syslog-ng, un system logger
avanzato, e metalog che è un system logger altamente configurabile.
Potrebbero già esserne disponibili altri, visto che il numero di pacchetti
cresce di giorno in giorno.
Se si sceglie di utilizzare sysklogd o syslog-ng può essere
consigliabile
l'installazione di logrotate visto che non viene fornito alcun sistema di
archiviazione
automatica dei log vecchi.
Per installare il logger di sistema scelto, si deve emergerlo e
aggiungerlo al runlevel di default con rc-update. L'esempio seguente
installa syslog-ng. Ovviamente si deve sostituirlo con il system logger
scelto:
Codice 1.1: Installare un system logger |
# emerge syslog-ng
# rc-update add syslog-ng default
|
9.b. Opzionale: Demone cron
Il prossimo strumento è il demone cron. Anche se è opzionale e non richiesto per
il sistema, è consigliato installarlo. Di che cosa si tratta? Il demone cron
esegue comandi programmati. E' molto utile se si deve eseguire qualche comando
regolarmente (per esempio, giornalmente, settimanalmente o mensilmente).
Se si sta installando Gentoo senza supporto di rete, è possibile scegliere solo
vixie-cron. Se si desidera installarne
un altro è possibile attendere e farlo in seguito.
Codice 2.1: Installare un demone cron |
# emerge vixie-cron
# rc-update add vixie-cron default
|
9.c. Opzionale: indicizzazione dei file
Se si desidera indicizzare i file del proprio sistema in modo da poterli
localizzare
rapidamente usando locate, è necessario installare
sys-apps/slocate.
Codice 3.1: Installazione di slocate |
# emerge slocate
|
9.d. Strumenti per il file system
In base al file system che si sta usando, si devono installare le necessarie
utilities (per controllare l'integrità del file system, per creare un file
system supplementare etc.).
La seguente tabella elenca gli strumenti necessari da installare se si usa un
determinato file system. Non tutti i filesystem sono disponibili per ogni
architettura.
| File System |
Strumento |
Comando di installazione |
| XFS |
xfsprogs |
emerge xfsprogs |
| ReiserFS |
reiserfsprogs |
emerge reiserfsprogs |
| JFS |
jfsutils |
emerge jfsutils |
Se si desidera usare EVMS, è necessario installare emvs:
Codice 4.1: Installazione degli strumenti EVMS |
# USE="-gtk" emerge evms
|
L'uso di USE="-gtk" evita che vengano installate alcune dipendenze.
Se si desidera abilitare i tool grafici di evms è possibile
ricompilare il pacchetto più tardi.
Se non si necessita di ulteriori strumenti per la rete (quali rp-pppoe o un
client dhcp)
continuare con la Configurazione del
bootloader.
9.e. Strumenti di rete
Opzionale: Installare un client DHCP
Se è necessario che Gentoo ottenga automaticamente un indirizzo IP per una o più
interfacce di rete
è necessario installare dhcpcd (o qualsiasi altro client DHCP).
In caso contrario potrebbe non essere possibile utilizzare la rete al termine
dell'installazione.
Codice 5.1: Installazione di dhcpcd |
# emerge dhcpcd
|
Opzionale: Installare un client PPPoE
Se si ha bisogno di rp-pppoe per connettersi alla rete, si deve
installarlo:
Codice 5.2: Installare rp-pppoe |
# USE="-X" emerge rp-pppoe
|
USE="-X" proibisce a xorg-x11 di essere installato come una dipendenza
(rp-pppoe ha strumenti grafici; se si vuole abilitarli, si può
ricompilare rp-pppoe più avanti, o installare xorg-x11 adesso, il che
però richiede molto tempo per la compilazione).
Continuare ora con la Configurazione del
Bootloader.
10. Configurazione del Bootloader
10.a. La scelta
Introduzione
Dopo aver configurato e compilato il kernel e inserito i necessari file di
configurazione, è venuto il momento di installare il programma che esegue il
kernel nel momento in cui si avvia il sistema. Tale programma è chiamato
bootloader.
Su Linux/PPC64 si ha solo yaBoot come bootloader, fino a quando non è
terminato grub2.
10.b. Usare yaBoot
Introduzione
Importante:
Per un 64bit si deve usare yaboot-static invece di yaboot, perchè yaboot non
si compila su 64bit. Per un 32bit usare yaboot.
|
Ci sono due modi di configurare yaBoot. Si può usare il nuovo e migliore
yabootconfig, incluso in yaboot-1.3.8-r1 e successivi, per
installare automaticamente yaboot. Se per qualche motivo non si desidera
eseguire yabootconfig per installare /etc/yaboot.conf o si
sta installando Gentoo su un G5 (sul quale yabootconfig non sembra
funzionare sempre), si può modificare il file di esempio già installato sul
sistema.
Importante:
Se si sta installando su un G5 con una installazione online e non si sono usati
gli stage ottimizzati per G5, si deve cambiare il profilo. Altrimenti non si
ottengono le dipendenze necessarie per yaboot per eseguirlo su Apple. Nel
comando sotto sostituire (userland) con il proprio bit level. Se si sta
installando su un G5 con una installazione offline si deve installare questi
pacchetti a mano.
|
Codice 2.1: (INSTALLAZIONE ONLINE SOLO PER UTENTI G5) Cambiare il profilo |
# rm /etc/make.profile
# ln -sf /usr/portage/profiles/default-linux/ppc/2005.1/ppc64/(userland)/970/pmac /etc/make.profile
|
Codice 2.2: (INSTALLAZIONE OFFLINE SOLO PER UTENTI G5) Installare i necessari tool file system |
# emerge hfsutils hfsplusutils
|
Codice 2.3: Installare il bootloader |
# emerge --update yaboot-static
# emerge --update yaboot
|
Importante:
yabootconfig/ybin non funziona su IBM. Si deve installare yaboot in un altro
modo: Usare yaboot su IBM hardware
|
Nota:
Se root ha il filesystem JFS, assicurarsi di aggiungere ro come opzione
del kernel. JFS deve ripetere il log in sola lettura prima che si monti in
lettura e scrittura.
|
Default: Usare yabootconfig
yabootconfig rileva automaticamente le partizioni sulla macchina, e
installa doppie e triple combinazioni di boot con Linux, Mac OS, e Mac OS X.
Per usare yabootconfig, il disco deve avere una partizione bootstrap, e
/etc/fstab deve essere configurato con le partizioni Linux.
Entrambe queste condizioni dovrebbero essere state soddisfatte precedentemente.
Prima di iniziare, assicurarsi di avere installata l'ultima versione di yaboot
eseguendo emerge --update yaboot-static. Questo è necessario poichè
l'ultima versione è disponibile tramite Portage, ma non nei file dello stage.
Ora eseguire yabootconfig. L'esecuzione del programma chiede conferma
sulla posizione della partizione di bootstrap. Digitare Y se è
corretta. Altrimenti, ricontrollare /etc/fstab. Poi yabootconfig
controlla il setup del sistema, crea /etc/yaboot.conf ed esegue
mkofboot. mkofboot viene usato per formattare la partizione di
bootstrap e installare in essa il file di configurazione di yaboot.
Si potrebbe voler verificare il contenuto di /etc/yaboot.conf. Se
si effettuano cambiamenti a /etc/yaboot.conf (come, impostare l'OS
di default/boot), assicurarsi di rieseguire ybin -v, per applicare i
cambiamenti alla partizione di bootstrap.
Ora continuare con Riavviare il sistema.
Alternativa: Configurazione manuale di yaBoot
Segue un file completo di yaboot.conf di esempio. Modificarlo in
base alle necessità.
Codice 2.4: /etc/yaboot.conf |
boot=/dev/hda2
ofboot=hd:2
device=hd:
delay=5
defaultos=macosx
timeout=30
install=/usr/lib/yaboot/yaboot
magicboot=/usr/lib/yaboot/ofboot
image=/boot/kernel-2.6.12-gentoo-r10
label=Linux
root=/dev/hda3
partition=3
read-only
macos=hd:13
macosx=hd:12
enablecdboot
enableofboot
|
Una volta che yaboot.conf è stato configurato secondo le proprie
necessità, eseguire mkofboot -v per installare le impostazioni nella
partizione di bootstrap. Non dimenticare di farlo! Dare conferma quando
mkofboot chiede di creare un nuovo filesystem.
Se tutto va bene e si utilizzano le stesse opzioni dell'esempio precedente, il
prossimo reboot dovrebbe dare un semplice menu di boot con cinque voci. Se si
desidera in futuro modificare il file di configurazione di yaboot, è
sufficiente eseguire ybin -v per aggiornare la partizione di bootstrap;
mkofboot è solo per l'installazione iniziale.
Per ulteriori informazioni su yaboot, consultare il
yaboot project. Ora
continuare l'installazione con Riavviare il sistema.
10.c. Usare yaboot su IBM hardware
Su hardware IBM non si può eseguire yabootconfig o ybin. Si deve procedere con
i seguenti passi:
- Installare yaboot-static
- Eseguire 'dd if=/usr/lib/yaboot/yaboot.chrp of=/dev/sdXX' (mettere al
posto di XX il proprio disco e la partizione per la partizione PReP; questo
era /dev/sda1 nell'esempio)
- Poi editare il proprio file yaboot.conf e metterlo in /etc.
(Dare un'occhiata a quello sopra, guardare nella man page di
yaboot.conf o guardare al yaboot.conf di esempio sotto)
- Assumendo che il boot device in OF sta puntando all'harddrive la
partizione di boot preparata funziona, altrimenti al tempo IPL, andare nel
menu multiboot e impostare il boot device a quello con la propria
partizione di boot preparata.
- E' tutto!
Codice 3.1: yaboot.conf per IBM hardware |
device=disk:
partition=2
root=/dev/sda2
default=2.6.12-gentoo-r10
timeout=50
image=/boot/kernel-2.6.12-gentoo-r10
label=Linux
append="console=ttyS0,9600"
read-only
|
Per hardware POWER4, POWER5, e blade-based dove la partizione PReP e la
partizione che contiene il kernel sono sullo stesso disco fisico, si può usare
un semplificato yaboot.conf. Il seguente dovrebbe essere sufficiente:
Codice 3.2: yaboot.conf per PReP hardware |
default = linux
timeout = 100
image=/boot/kernel-2.6.12-gentoo-r10
label=linux
read-only
root = /dev/sda2
append="root=/dev/sda2"
|
Per verificare che yaboot è stato copiato nella partizione PReP:
Codice 3.3: Verificare che yaboot è installato su PReP |
# dd if=/dev/sda1 count=10 | grep ELF
Binary file (standard input) matches
10+0 records in
10+0 records out
|
Un match significa che yaboot è stato installato correttamente.
10.d. Riavviare il sistema
Uscire dall'ambiente in cui si è fatto il chroot e smontare tutte le
partizioni montate. Poi digitare il comando reboot.
Codice 4.1: Uscire dal chroot, smontare tutte le partizioni e riavviare |
# exit
~# cd
~# umount /mnt/gentoo/boot /mnt/gentoo/dev /mnt/gentoo/proc /mnt/gentoo
~# reboot
|
Naturalmente non dimenticarsi di rimuovere il CD avviabile, altrimenti il CD
ripartirà di nuovo invece del nuovo sistema Gentoo.
Dopo aver riavviato, finire con
Termine dell'installazione Gentoo.
11. Termine dell'installazione Gentoo
11.a. Gestione utente
Aggiungere un utente per l'uso quotidiano
Lavorare come root su un sistema Unix/Linux è pericoloso e andrebbe evitato per quanto possibile. Per questo è fortemente raccomandato aggiungere un utente per l'uso quotidiano.
I gruppi a cui l'utente appartiene definiscono le attività che l'utente è autorizzato a effettuare.
La seguente tabella elenca una serie dei più comuni gruppi:
| Gruppo |
Descrizione |
| audio |
abilita l'accesso ai dispositivi audio |
| cdrom |
abilita l'accesso diretto ai dispositivi ottici |
| floppy |
abilita l'accesso diretto ai floppy |
| games |
abilita il gioco |
| portage |
abilita l'utilizzo di emerge --pretend da utente normale |
| usb |
abilita l'accesso ai dispositivi USB |
| plugdev |
concede la possibilità di monstare ed utilizzre unità rimovibili
quali memorie USB o macchine fotografiche.
|
| video |
abilita l'accesso all'hardware e all'accelerazione
|
| wheel |
abilita l'utilizzo di su
|
Per esempio, per creare un utente chiamato john, che è membro dei gruppi wheel, users e audio accedere come root ed eseguire useradd:
Codice 1.1: Aggiungere un utente per l'uso quotidiano |
Login: root
Password:
# useradd john -m -G users,wheel,audio -s /bin/bash
# passwd john
Password:
Re-enter password:
|
Se questo utente dovesse effettuare qualche operazione come root, può usare su - per ricevere temporaneamente i privilegi di root. Un altro modo è quello di usare il pacchetto sudo, che è molto sicuro, se configurato correttamente.
11.b. Opzionale: Installare i pacchetti GRP
Importante:
Questa parte è per gli utenti che desiderano installare GRP. Chi non lo usa, può saltarla e continuare con Cosa fare adesso?.
|
Dopo che il sistema si è avviato, fare il login con l'utente che si è creato (per esempio, john) e usare su - per ottenere i privilegi di root:
Codice 2.1: Ottenere i privilegi di root |
$ su -
Password:
|
Ora bisogna cambiare la configurazione di Portage, per cercare i binari precompilati nel secondo CD (CD di pacchetti Gentoo). Per prima cosa si monti il CD:
Codice 2.2: Montare il CD di pacchetti |
# mount /mnt/cdrom
|
Si configuri Portage a usare /mnt/cdrom per i suoi pacchetti precompilati:
Codice 2.3: Configurare Portage a usare /mnt/cdrom |
# ls /mnt/cdrom
# export PKGDIR="/mnt/cdrom/packages"
# export PKGDIR="/mnt/cdrom"
|
Si possono installare i pacchetti che si desiderano. Il CD di pacchetti contiene molti binari precompilati, per esempio KDE e GNOME.
Codice 2.4: Installare GNOME |
# emerge --usepkg gnome
|
Per avere un elenco dei pacchetti precompilati è possibile visualizzare i file in
/mnt/cdrom/All. Ad esempio per vedere se è possibile installare KDE:
Codice 2.5: Verificare se è possibile installare KDE |
# ls /mnt/cdrom/All/kde*
|
Assicurarsi di installare ora i binari. Quando si fa un emerge --sync per aggiornare Portage (come si vedrà più avanti), i binari precompilati potrebbero non corrispondere con gli ebuild del Portage aggiornato. Si può cercare di aggirare questa situazione, digitando emerge --usepkgonly e non emerge --usepkg.
Congratulazioni, si ha un sistema totalmente funzionante. Continuare con Cosa fare adesso? per conoscere altre cose su Gentoo.
12. Cosa fare adesso?
12.a. Documentazione
Congratulazioni! Adesso si ha un sistema funzionante con Gentoo. Ma cosa fare adesso? Quali sono le opzioni? Che cosa vedere per prima cosa? Gentoo fornisce ai suoi utenti molte possibilità e caratteristiche più o meno documentate.
Si dovrebbe dare un'occhiata alla prossima parte del Manuale Gentoo, Lavorare con Gentoo, che spiega come mantenere aggiornato il software, come installare altro software, che cosa sono le flag USE, come funziona il Gentoo Init system, etc.
Se si è interessati all'ottimizzazione del proprio sistema per il desktop, o si vuole imparare a configurare il sistema affinchè diventi un desktop completamente funzionante, consultare le Guide alla configurazione del desktop.
Inoltre, è possibile fare riferimento alla nostra localization guide per adattare il sistema alla nazionalità.
E' ionoltre disponibile un ampio documento riguardante la
Sicurezza in Gentoo di certo
interesse.
Per un elenco completo di tutta la documentazione disponibile, consultare le risorse della Documentazione Gentoo.
12.b. Gentoo Online
Naturalmente si è i benvenuti sui Forum Gentoo, o su uno dei tanti Canali IRC Gentoo.
Ci sono anche molte mailing list aperte a tutti gli utenti. Informazioni su come unirsi sono contenute sulla pagina.
Per ora si termina qui, buon divertimento con Gentoo.
12.c. Cambiamenti di Gentoo dalla 2005.1
Cambiamenti
Non ci sono cambiamenti significativi al momento.
B. Lavorare con Gentoo
1. Una introduzione di Portage
1.a. Benvenuti in Portage
Portage è probabilmente l'innovazione di Gentoo più rilevante nella gestione
software. La grande flessibilità e l'enorme quantità di caratteristiche ne fanno
uno dei migliori programmi per la gestione del software disponibili per Linux.
Portage è completamente scritto in Python e Bash e perciò completamente
visibile agli utenti essendo entrambi linguaggi di scripting.
Molti utenti useranno Portage attraverso il tool emerge. Questo capitolo
non è un duplicato delle informazioni disponibili attraverso le pagine man di
emerge. Per avere la lista completa delle opzioni di emerge, consultare la
pagina man:
Codice 1.1: Leggere la pagina man di emerge |
# man emerge
|
1.b. L'albero del Portage
Gli ebuild
Quando si parla di pacchetti si intendono spesso titoli software che sono
disponibili agli utenti Gentoo attraverso l'albero del Portage. L'albero del
Portage è una collezione di file ebuild che contengono tutte le
informazioni necessarie al Portage per manutenere il software (installare,
ricercare,....). Questi ebuild risiedono di default in
/usr/portage.
Ogni qualvolta si chiede al Portage di eseguire alcune azioni riguardanti i
titoli software, vengono usati gli ebuild del sistema come base. Diviene, così,
importante aggiornare regolarmente gli ebuild del sistema in modo tale che
Portage sia a conoscenza del nuovo software, degli aggiornamenti, ecc.
Aggiornamento dell'albero del Portage
L'albero del Portage viene di solito aggiornato con rsync, una utility per il trasferimento
incrementale di file. L'aggiornameto è realmente semplice dato che il comando
emerge fornisce un'interfaccia per rsync:
Codice 2.1: Aggiornamento dell'albero del Portage |
# emerge --sync
|
Se non si riesce ad usare rsync a causa di un firewall si può aggiornare
l'albero del Portage usando lo snapshot che viene generato giornalmente. Il tool
emerge-webrsync scarica ed installa automaticamente l'ultimo snapshot dai
sistemi Gentoo.
Codice 2.2: Eseguire emerge-webrsync |
# emerge-webrsync
|
1.c. Manutenzione del software
Ricerca del software
La ricerca dei titoli software attraverso l'albero del Portage si esegue
utilizzando la funzione di ricerca di emerge. Di default emerge
--search restituisce i nomi dei pacchetti i cui titoli corrispondono (per
intero o parzialmente) a quelli forniti per la ricerca.
Per esempio, dovendo cercare tutti i pacchetti che hanno "pdf" nel loro nome:
Codice 3.1: Cercare i pacchetti che contengono pdf nel nome |
$ emerge --search pdf
|
Se si vuole cercare attraverso la descrizione si può usare l'opzione
--searchdesc ( o -S):
Codice 3.2: Cercare i pacchetti che contengono pdf nella descrizione |
$ emerge --searchdesc pdf
|
Da uno sguardo all'output si nota che vengono fornite diverse informazioni.
I campi sono chiaramente identificativi per cui non si addentrerà ulteriormente
nel loro significato:
Codice 3.3: Esempio dell'output di 'emerge --search' |
* net-print/cups-pdf
Latest version available: 1.5.2
Latest version installed: [ Not Installed ]
Size of downloaded files: 15 kB
Homepage: http://cip.physik.uni-wuerzburg.de/~vrbehr/cups-pdf/
Description: Provides a virtual printer for CUPS to produce PDF files.
License: GPL-2
|
Installazione del software
Una volta trovato il titolo del software che interessa, lo si può facilmente
installare con emerge facendolo seguire dal nome del pacchetto. Per
esempio, per installare gnumeric:
Codice 3.4: Installare gnumeric |
# emerge gnumeric
|
Dato che molte applicazioni dipendono da altre ogni tentativo di installare
certi pacchetti software potrebbe portare all'installazione di alcuni pacchetti
aggiuntivi. Se si vuol sapere cosa verrà installato dal Portage quando viene
richiesta un'installazione, si deve aggiungere l'opzione --pretend. Per
esempio:
Codice 3.5: Fingere di installare gnumeric |
# emerge --pretend gnumeric
|
Quando si chiede al Portage di installare un pacchetto, verrà scaricato il
codice sorgente necessario da internet e memorizzato di default in
/usr/portage/distfiles. Il pacchetti verrà quindi estratto,
compilato ed installato. Se si vuole che Portage scarichi solo i sorgenti senza
installarli, aggiungere al comando emerge l'opzione --fetchonly:
Codice 3.6: Scaricare il codice sorgente di gnumeric |
# emerge --fetchonly gnumeric
|
Trovare la documentazione di pacchetti installati
Molti pacchetti forniscono la propria documentazione. Alcune volte il flag USE
doc determina se la documentazione del pacchetto verrà installata o no.
Si può controllare l'esistenza di un flag USE doc con il comando
emerge -vp <nome pacchetto>.
Codice 3.7: Controllo dell'esistenza di un flag USE doc |
# emerge -vp alsa-lib
[ebuild N ] media-libs/alsa-lib-1.0.14_rc1 -debug +doc 698 kB
|
La modalità di abilitazione migliore per la flag USE doc è quella per
singolo pacchetto tramite /etc/portage/package.use, in modo da
avere la documentazione solo per i pacchetti desiderati. Abilitare globalmente
questa flag può introdurre dei problemi di dipendenze circolari. Per maggiori
informazioni, si prega di consultare il capitolo Flag USE.
Una volta che il pacchetto è stato installato, la sua documentazione viene
generalmente trovata in una sottodirectory col nome del pacchetto nella
directory /usr/share/doc. Si può avere la lista dei file installati
con lo strumento equery che fa parte del pacchetto app-portage/gentoolkit .
Codice 3.8: Trovare la documentazione di un pacchetto |
# ls -l /usr/share/doc/alsa-lib-1.0.14_rc1
total 28
-rw-r--r-- 1 root root 669 May 17 21:54 ChangeLog.gz
-rw-r--r-- 1 root root 9373 May 17 21:54 COPYING.gz
drwxr-xr-x 2 root root 8560 May 17 21:54 html
-rw-r--r-- 1 root root 196 May 17 21:54 TODO.gz
# equery files alsa-lib | less
media-libs/alsa-lib-1.0.14_rc1
* Contents of media-libs/alsa-lib-1.0.14_rc1:
/usr
/usr/bin
/usr/bin/alsalisp
|
Rimozione del software
Se si vuole rimuovere un pacchetto dal sistema, usare emerge --unmerge.
Questo comando rimuoverà tutti i file installati dal pacchetto eccetto i
file di configurazione che sono stati alterati dopo l'installazione. In questo
modo si permette di continuare a lavorare con il pacchetto nel caso si decidesse
di installarlo nuovamente.
Attenzione: Portage non controllerà se il pacchetto che
si vuole rimuovere sia richiesto da un altro pacchetto. Verrà solo emesso un
avviso del fatto che la rimozione di pacchetti importanti potrebbe danneggiare
il sistema.
Codice 3.9: Rimozione di gnumeric |
# emerge --unmerge gnumeric
|
Quando si rimuove un pacchetto dal sistema, le sue dipendenze saranno lasciate.
Per far trovare al Portage tutte le dipendenze che potrebbero essere rimosse,
usare la funzionalità --depclean di emerge. Se ne parlerà in
seguito.
Aggiornare il software
Per mantenere il sistema in perfetta forma (e non solo con gli ultimi
aggiornamenti sulla sicurezza) si dovrà mantenere aggiornato il sistema
regolarmente. Dato che Portage controlla gli ebuild dell'albero del Portage si
dovrà prima aggiornare l'albero. Quindi, si potrà aggiornare il sistema con
emerge --update world. Nell'esempio che segue, verrà utilizzato il
parametro --ask che istruisce il Portage a visualizzare la lista dei
pacchetti da aggiornare e la richiesta se si vuole continuare:
Codice 3.10: Aggiornare il sistema |
# emerge --update --ask world
|
Portage cercherà quindi le nuove versioni delle applicazioni installate.
Verranno comunque verificate solo le versioni per le applicazioni che si sono
esplicitamente installate (cioè le applicazioni elencate in
/var/lib/portage/world) e non le dipendenze. Se si vuole aggiornare
ogni singolo pacchetto del sistema, occorre aggiungere l'argomento
--deep:
Codice 3.11: Aggiornare l'intero sistema |
# emerge --update --deep world
|
Dato che aggiornamenti che riguardano la sicurezza possono essere correlati a
pacchetti che non si sono esplicitamente installati nel sistema (ma che sono
stati installati quali dipendenze di altri programmi), si raccomanda di eseguire
questo comando una volta ogni tanto.
Se è stato alterato qualche USE flag si può
aggiungere l'opzione --newuse. Portage verificherà se la modifica
richiede l'installazione di nuovi pacchetti o la ricompilazione di quelli
esistenti:
Codice 3.12: Eseguire un aggiornamento completo |
# emerge --update --deep --newuse world
|
Metapacchetti
Alcuni pacchetti presenti nell'albero del Portage non hanno un contenuto reale
ma sono usati per installare una collezione di pacchetti. Per esempio, il
pacchetto kde installa un ambiente KDE sul sistema ricercando tra i vari
pacchetti legati al KDE come dipendenze.
La rimozione di un tale pacchetto dal sistema usando emerge --unmerge,
non avrà successo dato che le numerose dipendenze rimarranno sul sistema.
Portage ha anche la funzionalità di rimozione delle dipendenze orfane, ma dato
che la disponibilità del software è dinamicamente dipendente, occorre prima
aggiornare completamente l'intero sistema, includendo, se ci sono state, le
modifiche alle flag USE. Quindi sarà possibile eseguire emerge --depclean
per rimuovere le dipendenze orfane. Fatto ciò, ci sarà bisogno di ricompilare le
applicazioni che erano dinamicamente linkate al software rimosso ma non più
richiesto.
Tutto ciò può essere fatto con un seguenti tre comandi:
Codice 3.13: Rimozione delle dipendenze orfane |
# emerge --update --deep --newuse world
# emerge --depclean
# revdep-rebuild
|
revdep-rebuild viene fornito col pacchetto gentoolkit, che deve
essere quindi preventivamente installato:
Codice 3.14: Installazione del pacchetto gentoolkit |
# emerge gentoolkit
|
1.d. Errori durante l'uso del Portage
Slot, virtuals, branche, architetture e profili
Portage è estremamente potente e supporta molte caratteristiche che altri
gestori di software omettono. Si vedranno ora altri aspetti del Portage senza
andare troppo nei dettagli.
Portage permette la coesistenza di differenti versioni dello stesso pacchetto.
A differenza di altre distribuzioni che tendono a chiamare i propri pacchetti
con le versioni (come freetype e freetype2), Portage usa una
tecnica chiamata SLOT. Un ebuild dichiara un certo SLOT per le proprie
versioni. Ebuild con SLOT differenti possono coesistere sullo stesso sistema.
Per esempio, il pacchetto freetype ha un ebuild con SLOT="1"
e SLOT="2".
Ci sono anche pacchetti che provvedono la stessa funzionalità ma con
un'implementazione diversa. Per esempio, metalogd, sysklogd e
syslog-ng, tutti gestori di eventi di sistema. Applicazioni che fanno
assegnamento sulla disponibilità di un gestore di eventi di sistema, non possono
dipendere da uno in particolare. Per esempio, metalogd, come altri
sistemi di gestione di eventi, sono tutti un'ottima scelta. Portage permette
l'uso di virtuals: ogni sistema di gestione degli eventi provvede un
virtual/syslog in modo tale che le applicazioni possano dipendere da tale
virtual/syslog.
Il software all'interno dell'albero del Portage, può risiedere in differenti
branche. Di default il sistema accetta solo pacchetti che Gentoo giudica
stabili. Molti nuovi software una volta raccomandati, vengono aggiunti ad una
branca di test, il che significa che sarà necessario procedere ad ulteriori
verifiche prima di marcarli come stabili. Anche se gli ebuild per tali software
sono presenti nell'albero del Portage, non vengono aggiornati prima di
raggiungere la branca stabile.
Alcuni software sono disponibili solo per alcune architetture. Oppure il
software non gira su altre architetture o ha necessità di essere ulteriormente
testato o gli sviluppatori che raccomandano il software non sono in grado di
verificare se il pacchetto gira su differenti architetture.
Ogni installazione di Gentoo aderisce ad un certo profilo che contiene
tra le altre informazioni, la lista dei pacchetti che sono richiesti affinché un
sistema funzioni normalmente.
Pacchetti bloccati
Codice 4.1: Portage avverte riguardo ai pacchetti bloccati (con --pretend) |
[blocks B ] mail-mta/ssmtp (from pkg mail-mta/postfix-2.2.2-r1)
|
Codice 4.2: Portage avverte riguardo ai pacchetti bloccati (senza --pretend) |
!!! Error: the mail-mta/postfix package conflicts with another package.
!!! both can't be installed on the same system together.
!!! Please use 'emerge --pretend' to determine blockers.
|
Gli ebuild contengono specifici campi che informano il Portage sulle dipendenze.
Ci sono due possibili dipendenze: dipendenze in fase di compilazione dichiarate
in DEPEND e dipendenze per l'esecuzione dichiarate in RDEPEND.
Quando una di queste dipendenze marca un pacchetto o un virtuale come non
compatibile, questo viene bloccato.
Per correggere il blocco, si può scegliere tra il non installare il pacchetto
o rimuovere prima il pacchetto che causa il conflitto. Nel precedente esempio si
può scegliere tra il non installare postfix o rimuovere prima
ssmtp.
Si possono anche avere blocchi a livello 'atomico', come
<media-video/mplayer-bin-1.0_rc1-r2. In questo caso, l'aggiornamento
ad una versione più recente potrebbe essere sufficiente a rimuovere il blocco.
E' anche possibile che due pacchetti che devono essere ancora installati siano
in conflitto tra loro. In questo raro caso, si dovrebbe capire perché si
vogliono installare entrambi dato che in molti casi può bastare l'installazione
di un solo pacchetto. Se non è questo il caso, aprire un bug sul Gentoo bugtracking system.
Pacchetti mascherati
Codice 4.3: Portage avverte riguardo ai pacchetti mascherati |
!!! all ebuilds that could satisfy "bootsplash" have been masked.
|
Codice 4.4: Portage avverte riguardo ai pacchetti mascherati - la ragione |
!!! possible candidates are:
- gnome-base/gnome-2.8.0_pre1 (masked by: ~x86 keyword)
- lm-sensors/lm-sensors-2.8.7 (masked by: -sparc keyword)
- sys-libs/glibc-2.3.4.20040808 (masked by: -* keyword)
- dev-util/cvsd-1.0.2 (masked by: missing keyword)
- games-fps/unreal-tournament-451 (masked by: package.mask)
- sys-libs/glibc-2.3.2-r11 (masked by: profile)
|
Quando si desidera installare un pacchetto che non è disponibile per il nostro
sistema, si riceverà un errore di pacchetto mascherato. Si dovrà quindi
installare un'applicazione differente disponibile per il nostro sistema oppure
aspettare finché il pacchetto divenga disponibile. C'è sempre una ragione perché
un pacchetto viene mascherato:
-
~arch keyword significa che l'applicazione non è stata
sufficientemente testata per essere inserita nella branca stabile. Aspettare
alcuni giorni o alcune settimane e provare nuovamente.
-
-arch keyword o -* keyword significa che l'applicazione non
funziona sulla nostra architettura. Se si crede che il pacchetto funzioni,
aprire un bug sul bugzilla di
Gentoo.
-
missing keyword significa che l'applicazione non è ancora stata
testata sulla nostra architettura. Chiedere al gruppo che si occupa del
porting per l'architettura di testare il pacchetto o testarlo per loro e
riportare i risultati sul bugzilla
di Gentoo.
-
package.mask significa che il pacchetto è corrotto, instabile o
difettoso ed è stato deliberatamente marcato come non-usare.
-
profile significa che il pacchetto non è stato trovato
appropriatamente nel vostro profilo. Le applicazioni potrebbero danneggiare
il sistema se installate o sono solo non compatibili col profilo in uso.
Dipendenze omesse
Codice 4.5: Portage avverte riguardo le dipendenze omesse |
emerge: there are no ebuilds to satisfy ">=sys-devel/gcc-3.4.2-r4".
!!! Problem with ebuild sys-devel/gcc-3.4.2-r4
!!! Possibly a DEPEND/*DEPEND problem.
|
L'applicazione che si sta provando ad installare dipende da un altro pacchetto
che non è disponibile per il sistema. Controllare su Bugzilla se la cosa è segnalata altrimenti
la si può riportare. A meno che non si stia mescolando le branche, questo non
dovrebbe accadere ed è perciò un bug.
Nomi di ebuild ambigui
Codice 4.6: Portage avverte circa l'ambiguità di nomi di ebuild |
!!! The short ebuild name "aterm" is ambiguous. Please specify
!!! one of the following fully-qualified ebuild names instead:
dev-libs/aterm
x11-terms/aterm
|
L'applicazione che si vuole installare ha un nome che corrisponde con un altro
pacchetto. Occorre specificare la categoria. Portage informa sulle scelte
possibili.
Dipendenze circolari
Codice 4.7: Portage avverte circa le dipendenze circolari |
!!! Error: circular dependencies:
ebuild / net-print/cups-1.1.15-r2 depends on ebuild / app-text/ghostscript-7.05.3-r1
ebuild / app-text/ghostscript-7.05.3-r1 depends on ebuild / net-print/cups-1.1.15-r2
|
Due (o più) pacchetti che si vuole installare dipendono l'uno dall'altro e non
possono perciò essere installati. Questo è probabilmente un bug del Portage.
Provare ad eseguire un rsync e provare nuovamente. Si può anche controllare su
bugzilla se è un caso conosciuto oppure
no, nel qual caso lo si può riportare.
Scaricamento non riuscito
Codice 4.8: Portage avverte circa un download non riuscito |
!!! Fetch failed for sys-libs/ncurses-5.4-r5, continuing...
!!! Some fetch errors were encountered. Please see above for details.
|
Portage non è riuscito a scaricare i sorgenti per una data applicazione e
proverà a proseguire con l'installazione delle altre applicazioni se ci sono.
Questo problema può essere causato da un mirror che non è stato sincronizzato
appropriatamente o perché l'ebuild punta ad una locazione incorretta. Il server
dove risiedono i sorgenti potrebbe anche non essere disponibile per qualche
ragione.
Riprovare dopo un'ora e vedere se la situazione persiste.
Protezione dei profili di sistema
Codice 4.9: Portage avverte circa la protezione dei profili |
!!! Trying to unmerge package(s) in system profile. 'sys-apps/portage'
!!! This could be damaging to your system.
|
Si è richiesto la rimozione di un pacchetto che fa parte del core del sistema.
Tale pacchetto è listato nel vostro profile come richiesto e dovrebbe perciò non
essere rimosso dal sistema.
Insuccessi nella verifica del digest
A volte durante il tentativo di emergere un pacchetto, si ottiene un errore col
seguente messaggio:
Codice 4.10: Insuccesso di verifica del digest |
>>> checking ebuild checksums
!!! Digest verification failed:
|
Questo è un segno che c'è qualche cosa di errato nell'albero del Portage. Spesso
è causato da uno sviluppatore che può aver sbagliato l'inserimento del pacchetto
nell'albero del Portage.
Quando la verifica del digest fallisce, non provare a ricreare il
digest. Eseguire ebuild foo manifest non risolve il problema, ma molto
probabilmente lo peggiorerà!
Il suggerimento è di aspettare un'ora o due perché venga sistemato l'albero del
Portage. E' probabile che l'errore sia già stato notato, ma occorre un po' di
tempo affinché la correzione sia diramata. Durante l'attesa, controllare su Bugzilla per vedere se qualcuno ha riportato
il problema. In caso contrario segnalare il bug per il pacchetto oggetto del
problema.
Una volta controllato che il bug sia stato corretto, provare ad eseguire
nuovamente il sync per ottenere il digest corretto.
Importante:
Questo non significa che si possa fare un sync tre volte di seguito!
Come specificato nella politica di rsync (visibile quando si esegue emerge
--sync), gli utenti che eseguono sync troppo spesso verranno interdetti.
Infatti è meglio aspettare il prossimo sync che si è schedulato per evitare il
sovraccarico dei server rsync.
|
2. Flag USE
2.a. Cosa sono le flag USE
L'idea dietro le flag USE
Durante l'installazione di Gentoo (o di altre distribuzioni o comunque di altri
sistemi operativi), sono possibili diverse scelte a seconda dell'ambiente di
lavoro. Le impostazioni per un server differiscono da quelle per una
workstation, così come una stazione per giocare differisce da una per il
rendering 3D.
Questo non è vero soltanto per la scelta dei pacchetti da installare, ma anche
per le caratteristiche che un certo pacchetto dovrebbe supportare. Ad esempio,
se l'uso delle OpenGL non è richiesto, perchè installarle ed abilitarne il
supporto nei pacchetti che ne farebbero uso? Per lo stesso motivo, se non si
vuole usare KDE, perchè preoccuparsi di compilare i pacchetti col supporto per
KDE se questi pacchetti funzionano tranquillamente senza?
Per aiutare gli utenti a decidere cosa installare/attivare e cosa no, è
necessario che l'utente specifichi il proprio ambiente nel modo più semplice.
Questo forza l'utente a decidere cosa desidera realmente e facilita Portage, il
sistema per la gestione dei pacchetti, a prendere le decisioni appropriate.
Definizione delle flag USE
Concettualmente un flag USE è una parola chiave che racchiude l'idea di supporto
e di informazione sulla dipendenza. Se si definisce una certa flag USE, si
indica a Portage la volontà di avere il supporto per la parola chiave scelta.
Questo, naturalmente, altera anche le informazioni sulle dipendenze per un dato
pacchetto.
Prendendo come esempio la parola chiave kde, si ottiene questo
comportamento: se questa parola chiave non è presente nella variabile
USE, tutti i pacchetti che hanno il supporto opzionale per KDE
vengono compilati senza tale supporto; conseguentemente tutti i pacchetti
cha hanno una dipendenza opzionale con KDE vengono installati
senza le relative librerie KDE. Se invece la parola chiave kde è
stata definita, questi pacchetti vengono compilati col supporto di KDE e
di conseguenza anche le sue librerie vengono installate come dipendenze.
Definendo in maniera corretta le parole chiave si avrà a disposizione un sistema
perfettamente ritagliato sulle proprie esigenze.
Quali sono le flag USE utilizzabili
Ci sono due tipi di flag USE: globali e locali.
-
Una flag USE globale è usata da alcuni pacchetti a livello di
sistema. Questo è ciò che molti utenti vedono come flag USE.
-
Una flag USE locale è usata da un singolo pacchetto per prendere
decisioni specifiche sul pacchetto stesso.
Una lista di flag USE globali disponibili può essere trovata online o localmente in
/usr/portage/profiles/use.desc.
Un elenco delle flag USE locali disponibili può essere trovata in
/usr/portage/profiles/use.local.desc.
2.b. Usare le flag USE
Dichiarare flag USE permanenti
Seguono le informazioni su come dichiarare le flag USE in modo permanente.
Come precedentemente menzionato, tutte le flag USE sono dichiarate attraverso la
variabile USE. Per facilitare la ricerca e la scelta delle flag USE,
viene fornita una configurazione USE predefinita. Questa configurazione è
una collezione di flag USE che dovrebbe essere comunemente usata dagli utenti
Gentoo ed è dichiarata nei file make.defaults che fanno parte del
proprio profilo.
Il collegamento simbolico /etc/make.profile punta al profilo di
sistema utilizzato. Ogni profilo lavora insieme con un altro profilo superiore,
ed il risultato è la somma di tutti i profili. Quello superiore è quello
base, (/usr/portage/profiles/base).
Dare una occhiata alle impostazioni predefinite per il profilo 2004.3:
Codice 2.1: Somma delle variabili USE make.defaults per il profilo 2004.3 |
USE="x86 oss apm arts avi berkdb bitmap-fonts crypt cups encode fortran f77
foomaticdb gdbm gif gpm gtk imlib jpeg kde gnome libg++ libwww mad
mikmod motif mpeg ncurses nls oggvorbis opengl pam pdflib png python qt
quicktime readline sdl spell ssl svga tcpd truetype X xml2 xmms xv zlib"
|
Come è evidente, questa variabile contiene già una serie di parole chiave.
Non alterare nessun file make.defaults per adattare la
variabile USE alle proprie esigenze in quanto le modifiche a questi file
vengono sovrascritte ad ogni aggiornamento del Portage.
Per cambiare la configurazione predefinita, è necessario aggiungere o rimuovere
parole chiave dalla variabile USE e questo può essere fatto globalmente
definendo la variabile USE nel file /etc/make.conf. In
questa variabile è possibile aggiungere le flag USE aggiuntive richieste o
rimuoverne di non richieste nel qual caso occorre anteporre alla parola chiave
il segno meno ("-").
Per esempio, per rimuovere il supporto per KDE e QT ed aggiungere il supporto
per ldap, può essere definita la seguente dichiarazione della variabile
USE in /etc/make.conf:
Codice 2.2: Un esempio di dichiarazione USE in /etc/make.conf |
USE="-kde -qt3 -qt4 ldap"
|
Dichiarare flag USE per pacchetti individuali
Qualche volta si desidera dichiarare una determinata flag USE per una (o per
più) applicazioni ma non per tutto il sistema. Per fare questo, si deve creare
la directory /etc/portage (se ancora non esiste) e modificare
/etc/portage/package.use. Solitamente è un file singolo, ma può
essere anche una directory: vedere man portage per ulteriori
informazioni. Il seguente esempio presuppone che package.use sia un file
singolo.
Per esempio, se non si vuole che berkdb sia supportato globalmente, ma lo
si desidera per mysql, si dovrebbe aggiungere:
Codice 2.3: Esempio di /etc/portage/package.use |
dev-db/mysql berkdb
|
Si possono naturalmente anche disabilitare le flag USE per una certa
applicazione. Per esempio, se non si desidera il supporto java in PHP:
Codice 2.4: Secondo esempio di /etc/portage/package.use |
dev-php/php -java
|
Dichiarare flag USE temporanee
In certi casi è utile dichiarare flag USE una sola volta. Invece di modificare
/etc/make.conf due volte (una per la modifica e l'altra per
riportare il tutto all'origine) è possibile dichiarare la variabile USE come
fosse una variabile ambiente. Ricordarsi che, quando si ri-emerge o si aggiorna
questa applicazione (in modo esplicito o parte di un aggiornamento del sistema),
i cambiamenti saranno persi!
Segue un esempio di come rimuovere temporaneamente il supporto java durante
l'installazione di mozilla.
Codice 2.5: Usare USE come una variabile ambiente |
# USE="-java" emerge seamonkey
|
Precedenza
Naturalmente esiste un ordine definito riguardante la priorità delle
dichiarazioni nelle configurazioni USE. Non è necessario dichiarare
USE="-java" solo per vedere se "java" è ancora usato per una impostazione
con un'alta priorità. L'ordine di precedenza per le impostazioni di USE è il
seguente (i primi hanno la priorità più bassa):
-
USE predefinita dichiarata nei file make.defaults parte del
proprio profilo
-
Configurazione USE definita dall'utente in /etc/make.conf
-
Configurazione USE definita dall'utente in
/etc/portage/package.use
- Dichiarazione USE definita dall'utente come variabile ambiente
Per vedere la configurazione finale di USE che viene usata da Portage,
eseguire emerge --info che visualizzerà una lista di tutte le variabili
rilevanti (incluso la variabile USE) col valore usato da Portage.
Codice 2.6: Eseguire emerge --info |
# emerge --info
|
Adattare il proprio sistema alle nuove flag USE
Se si sono cambiate le proprie flag USE e si desidera aggiornare l'intero
sistema, affinchè utilizzi le nuove flag USE, si può usare l'opzione
--newuse di emerge:
Codice 2.7: Ricompilare il sistema |
# emerge --update --deep --newuse world
|
Dopo, eseguire il depclean di Portage per rimuovere le dipendenze condizionali
che erano state emerse nel vecchio sistema, ma che sono diventate obsolete con
l'uso delle nuove flag USE.
Avvertenza:
Eseguire emerge --depclean è una operazione pericolosa e dovrebbe essere
fatta con cura. Ricontrollare la lista fornita di pacchetti "obsoleti" per
assicurarsi che non si rimuovano pacchetti di cui si ha bisogno. Nell'esempio
seguente si è aggiunto -p per avere solo la lista dei pacchetti senza
rimuoverli.
|
Codice 2.8: Rimuovere pacchetti obsoleti |
# emerge -p --depclean
|
Al termine del processo di depclean, eseguire revdep-rebuild per
ricompilare le applicazioni che sono collegate in modo dinamico agli oggetti
condivisi forniti dai pacchetti rimossi. revdep-rebuild è parte del
pacchetto gentoolkit; non dimenticarsi di emergerlo prima.
Codice 2.9: Eseguire revdep-rebuild |
# revdep-rebuild
|
Quando tutto è finito, il sistema userà le nuove flag USE.
2.c. Flag USE specifiche per pacchetto
Visualizzare le flag USE disponibili
Ecco l'esempio di seamonkey per vedere quali flag sono disponibili. Per
questo usare emerge con le opzioni --pretend e --verbose:
Codice 3.1: Vedere le flag USE utilizzate |
# emerge --pretend --verbose seamonkey
These are the packages that I would merge, in order:
Calculating dependencies ...done!
[ebuild R ] www-client/seamonkey-1.0.7 USE="crypt gnome java -debug -ipv6
-ldap -mozcalendar -mozdevelop -moznocompose -moznoirc -moznomail -moznopango
-moznoroaming -postgres -xinerama -xprint" 0 kB
|
emerge non è il solo strumento che fa questo, infatti ci sono strumenti
dedicati alla gestione delle informazioni sui pacchetti come equery che
fa parte del pacchetto gentoolkit. Occorre prima installare
gentoolkit:
Codice 3.2: Installare gentoolkit |
# emerge gentoolkit
|
Ora è possibile usare equery con l'argomento uses per avere la
lista dei flag USE usati da un dato pacchetto. Ad esempio per il pacchetto
gnumeric:
Codice 3.3: Usare equery per vedere le flag USE utilizzate |
# equery --nocolor uses =gnumeric-1.6.3 -a
[ Searching for packages matching =gnumeric-1.6.3... ]
[ Colour Code : set unset ]
[ Legend : Left column (U) - USE flags from make.conf ]
[ : Right column (I) - USE flags packages was installed with ]
[ Found these USE variables for app-office/gnumeric-1.6.3 ]
U I
- - debug : Enable extra debug codepaths, like asserts and extra output. If you want to get meaningful backtraces see http://www.gentoo.org/proj/en/qa/backtraces.xml .
+ + gnome : Adds GNOME support
+ + python : Adds support/bindings for the Python language
- - static : !!do not set this during bootstrap!! Causes binaries to be statically linked instead of dynamically
|
3. Caratteristiche di Portage
3.a. Caratteristiche di Portage
Portage ha molte altre caratteristiche che rendono Gentoo ancora migliore.
Molte di queste comprendono strumenti software che migliorano le prestazioni,
l'affidabilità, la sicurezza, ...
Per abilitare o disabilitare alcune caratteristiche di Portage, bisogna
modificare la variabile FEATURES di /etc/make.conf, che
contiene varie keyword separate da spazi bianchi. In molti casi si devono
installare ulteriori strumenti sui quali sono basate le caratteristiche.
Non sono elencate qui tutte le caratteristiche che Portage supporta. Per una
descrizione completa si veda la manpage make.conf:
Codice 1.1: Vedere la manpage make.conf |
$ man make.conf
|
Per scoprire quali sono le caratteristiche di default, eseguire emerge
--info e cercare la variabile FEATURES o eseguire un grep:
Codice 1.2: Scoprire quali caratteristiche sono già impostate |
$ emerge --info | grep FEATURES
|
3.b. Compilazione Distribuita
Usare distcc
distcc è un programma per distribuire la compilazione su diverse
macchine, non necessariamente identiche, su una rete. Il client distcc
trasmette tutte le informazioni necessarie ai server distcc che vengono resi
disponibili tramite l'esecuzione di distccd, in modo che possano
compilare parte del codice sorgente per il client. Il risultato è un tempo di
compilazione inferiore.
E' possibile trovare più informazioni su distcc (e informazioni su come
deve funzionare con Gentoo) nella nostra Documentazione Gentoo su distcc.
Installare distcc
Distcc include un strumento grafico per tenere sotto controllo i task che il
computer sta inviando per la compilazione. Se si usa Gnome si inserisca 'gnome'
nella variabile USE. Se non si usa Gnome e si desidera comunque utilizzare il
monitor, si inserisca 'gtk' nella variabile USE.
Codice 2.1: Installare distcc |
# emerge distcc
|
Attivare il supporto di Portage
Aggiungere distcc alla variabile FEATURES in
/etc/make.conf. Modificare la variabile MAKEOPTS a proprio
piacimento. In "-jX" la X è il numero di CPU che eseguono distccd
(incluso l'host attuale) più uno, ma si potrebbero avere migliori risultati
con altri numeri.
Eseguire distcc-config e impostare la lista di server distcc
disponibili. Per esempio si assume che i server distcc disponibili sono
192.168.1.102 (l'host attuale), 192.168.1.103 e 192.168.1.104 (due host
remoti):
Codice 2.2: Configurare distcc per usare tre server disponibili DistCC |
# distcc-config --set-hosts "192.168.1.102 192.168.1.103 192.168.1.104"
|
Non dimenticarsi di eseguire anche il demone distccd:
Codice 2.3: Avviare il demone distccd |
# rc-update add distccd default
# /etc/init.d/distccd start
|
3.c. Cache per la compilazione
Cosa è ccache
ccache è un veloce gestore cache per il compilatore. Dopo aver compilato
un programma, esso immagazzina i risultati intermedi, in modo che se si dovesse
ricompilare lo stesso programma, il tempo di compilazione sia notevolmente
ridotto. Nelle compilazioni comuni, il tempo di compilazione risulta di 5-10
volte più veloce.
Per maggiori informazioni su ccache, è possibile consultare la homepage di ccache.
Installare ccache
Per installare ccache, eseguire emerge ccache:
Codice 3.1: Installare ccache |
# emerge ccache
|
Attivare il supporto di Portage
Aprire /etc/make.conf e aggiungere ccache alla variabile
FEATURES. Poi, aggiungere una nuova variabile chiamata CCACHE_SIZE e
impostarla a "2G":
Codice 3.2: Editare CCACHE_SIZE in /etc/make.conf |
CCACHE_SIZE="2G"
|
Per controllare se ccache funziona, si possono vedere le statistiche. Portage
usa una diversa directory home ccache e si deve impostare la variabile
CCACHE_DIR:
Codice 3.3: Esaminare le statistiche di ccache |
# CCACHE_DIR="/var/tmp/ccache" ccache -s
|
Il /var/tmp/ccache è la directory home di default di Portage; se
si desidera cambiare questa impostazione modificare la variabile
CCACHE_DIR in /etc/make.conf.
Se si esegue ccache, si usa la posizione di default di
${HOME}/.ccache, ed è per questo che si deve impostare la
variabile CCACHE_DIR quando si cercano le statistiche (Portage)
ccache.
Usare ccache per la compilazione di C non-Portage
Se si desidera usare ccache per compilazioni non-Portage, si aggiunga
/usr/lib/ccache/bin all'inizio della variabile PATH (prima di
/usr/bin). Può essere fatto modificando
.bash_profile nella directory home del proprio utente. Usare
.bash_profile è un modo per definire la variabile PATH.
Codice 3.4: Modificare .bash_profile |
PATH="/usr/lib/ccache/bin:/opt/bin:${PATH}"
|
3.d. Supporto per pacchetti binari
Creare pacchetti precompilati
Portage supporta l'installazione di pacchetti precompilati. Anche se Gentoo
non fornisce pacchetti precompilati (tranne GRP), Portage può essere informato
dei pacchetti precompilati.
Per creare un pacchetto precompilato si può usare quickpkg se il
pacchetto è già installato sul sistema, o emerge con le opzioni
--buildpkg o --buildpkgonly.
Se si desidera che Portage crei pacchetti precompilati di ogni singolo
pacchetto che si installa, aggiungere buildpkg alla variabile
FEATURES.
Supporto più esteso per le impostazioni sui pacchetti precompilati può essere
ottenuto con il catalyst. Per ulteriori informazioni sul catalyst
leggere le Domande frequenti su
Catalyst.
Installare pacchetti precompilati
Anche se Gentoo non li fornisce, si può creare un repository centrale dove
mettere i pacchetti precompilati. Se si desidera usare questo repository, si
deve far puntare la variabile PORTAGE_BINHOST ad esso. Per esempio, se i
pacchetti precompilati sono su ftp://buildhost/gentoo:
Codice 4.1: Impostare PORTAGE_BINHOST in /etc/make.conf |
PORTAGE_BINHOST="ftp://buildhost/gentoo"
|
Quando si desidera installare un pacchetto precompilato, si deve aggiungere
l'opzione --getbinpkg al comando emerge accanto all'opzione
--usepkg. Il primo (--getbinpkg) dice a emerge di scaricare il
pacchetto precompilato dal server precedentemente definito mentre il secondo
(--usepkg) chiede a emerge di cercare di installare il pacchetto
precompilato prima di scaricare i sorgenti e compilarlo.
Per esempio, per installare gnumeric con i pacchetti precompilati:
Codice 4.2: Installare il pacchetto precompilato gnumeric |
# emerge --usepkg --getbinpkg gnumeric
|
Più informazioni sulle opzioni di emerge con i pacchetti precompilati possono
essere trovate nella manpage emerge:
Codice 4.3: Vedere manpage emerge |
$ man emerge
|
3.e. Scaricare file
Scaricamenti paralleli
Quando si stanno emergendo una serie di pacchetti, Portage può scaricare i
file sorgenti del prossimo pacchetto nella lista, anche se sta compilando un
altro pacchetto. Per usare questa opzione, aggiungere "parallel-fetch" alla
propria FEATURES.
Userfetch
Quando Portage è eseguito da root, FEATURES="userfetch" permette a Portage di
levarsi dai privilegi di root mentre scarica i sorgenti di un pacchetto.
Questo è un piccolo miglioramento di sicurezza.
4. Initscripts
4.a. Runlevel
Avviare il sistema
All'avvio del sistema, ci sono molte scritte che scorrono e il testo è il
medesimo ad ogni avvio. La sequenza di tutte queste azioni viene chiamata
sequenza di boot ed è (più o meno) definita staticamente.
Per prima cosa, il boot loader carica l'imagine del kernel, definita nella
configurazione in memoria, dopo di che dice alla CPU di eseguire il kernel.
Quando il kernel è caricato e in esecuzione, inizializza tutte le strutture e i
lavori specifici del kernel ed avvia il processo init.
Questo processo si assicura che tutti i filesystem (definiti in
/etc/fstab) siano montati e pronti per l'uso. Poi esegue alcuni
script situati in /etc/init.d, che avviano i servizi necessari per
un corretto avvio del sistema.
Alla fine, quando tutti gli script sono eseguiti, init attiva i terminali
(nella maggior parte dei casi solo le console virtuali che sono nascoste in
Alt-F1, Alt-F2, ecc.) attaccandogli un processo chiamato
agetty. Questo processo per prima cosa si assicura che sia possibile
eseguire il login su questi terminali eseguendo login.
Init Script
Ora init non esegue gli script in /etc/init.d casualmente.
Inoltre, non lancia tutti gli script in /etc/init.d, ma solo quelli
che gli è stato detto di eseguire. Decide che script eseguire guardando in
/etc/runlevels.
Prima, init esegue tutti gli script da /etc/init.d che hanno
un link simbolico in /etc/runlevels/boot. Solitamente, esegue gli
script in ordine alfabetico, ma alcuni di essi hanno delle informazioni di
dipendenze all'interno, che dicono al sistema che un altro script deve essere
avviato prima che possa essere avviati loro stessi.
Quando tutti gli script refenziati in /etc/runlevels/boot sono
stati eseguiti, init continua eseguendo gli script che hanno un
collegamento simbolico in /etc/runlevels/default. Ancora, usa
l'ordine alfabetico per decidere che script avviare prima, a meno che lo script
non abbia dipendenze, nel qual caso l'ordine viene cambiato per fornire una
valida sequenza di boot.
Come lavora init
Certamente init non decide tutto da solo. Ha bisogno di un file di
configurazione che specifica quali azioni debba eseguire. Questo file di
configurazione è /etc/inittab.
La prima azione di init è di montare tutti i filesystem. Questo è
definito nella seguente linea di /etc/inittab:
Codice 1.1: La linea di inizializzazione del sistema in /etc/inittab |
si::sysinit:/sbin/rc sysinit
|
Questa linea dice a initche deve eseguire /sbin/rc sysinit per
inizializzare il sistema. Lo script /sbin/rc si occupa
dell'inizializzazione, init infatti non fa molto: esso delega altri
compiti, come l'inizializzazione del sistema, ad un'altro processo.
In secondo luogo init esegue gli script che hanno un collegamento in
/etc/runlevels/boot. Questo è definito dalla seguente linea:
Codice 1.2: Inizializzazione del sistema, continua |
rc::bootwait:/sbin/rc boot
|
Ancora lo script rc provvede ai compiti necessari. Notare che l'opzione
passata a rc (boot) è la stessa della sottodirectory
/etc/runlevels.
Ora init controlla il suo file di configurazione per vedere quale
runlevel deve eseguire. Per deciderlo, legge la seguente linea da
/etc/inittab:
Codice 1.3: La linea initdefault |
id:3:initdefault:
|
In questo caso (che la maggioranza di utenti Gentoo usa), l'id del
runlevel è 3. Usando questa informazione, init vede che deve
avviare il runlevel 3:
Codice 1.4: La definizione del runlevel |
l0:0:wait:/sbin/rc shutdown
l1:S1:wait:/sbin/rc single
l2:2:wait:/sbin/rc nonetwork
l3:3:wait:/sbin/rc default
l4:4:wait:/sbin/rc default
l5:5:wait:/sbin/rc default
l6:6:wait:/sbin/rc reboot
|
La linea che definisce il livello 3, ancora, usa lo script rc per avviare
il servizio (ora con argomento default). L'argomento di rc è
ancora lo stesso della sottodirectory in /etc/runlevels.
Quando rc ha finito, init decide quale console virtuale attivare
e quali comandi devono essere eseguiti su ciascuna console:
Codice 1.5: Definizione delle console virtuali |
c1:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty1 linux
c2:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty2 linux
c3:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty3 linux
c4:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty4 linux
c5:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty5 linux
c6:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty6 linux
|
Cos'è un runlevel?
Init usa uno schema numerico per decidere quale runlevel attivare.
Un runlevel è uno stato nel quale il sistema viene avviato e contiene una
collezione di script (runlevel script o initscript) che devono essere
eseguiti quando si entra o si lascia un runlevel.
In Gentoo, ci sono sette runlevel definiti: tre runlevel interni, e quattro
runlevel definiti dall'utente. I runlevel interni si chiamano sysinit,
shutdown e reboot e fanno esattamente quello che i nomi implicano:
inizializzano il sistema, spengono il sistema e riavviano il sistema.
I runlevel definiti dall'utente sono delle sottodirectory di
/etc/runlevels: boot, default,
nonetwork e single. Il runlevel boot
avvia tutti i servizi necessari al sistema che tutti gli altri runlevel
usano. I rimanenti tre differiscono per i servizi avviati: default
viene usato per le operazioni di tutti i giorni, nonetwork è usato
in caso non sia necessaria alcuna connettività, e single viene
usato per riparare il sistema.
Lavorare con gli script di Init
Gli script che il processo rc avvia sono chiamati init script.
Ogni script in /etc/init.d può essere eseguito con gli argomenti
start, stop, restart, pause, zap,
status, ineed, iuse, needsme, usesme o
broken.
Per avviare, fermare o riavviare un servizio (e tutti i servizi dipendenti),
vengono usati start, stop e restart:
Codice 1.6: Avviare Postfix |
# /etc/init.d/postfix start
|
Nota:
Solo i servizio necessari al servizio dato saranno fermati o riavviati.
Gli altri servizi dipendenti (quelli che usa ma non gli sono necessari)
non vengono toccati.
|
Per fermare un servizio, ma non i servizi che dipendono da lui si può usare
l'argomento pause:
Codice 1.7: Fermare Postfix ma mantenere in esecuzione i servizi dipendenti |
# /etc/init.d/postfix pause
|
Per vedere un servizio in che stato si trova (started, stopped, paused, ...) si
può usare l'argomento status:
Codice 1.8: Informazioni di stato per postfix |
# /etc/init.d/postfix status
|
Se le informazioni di stato dicono che un servizio è in esecuzione, ma non è
così, si può fare il reset delle informazioni di stato a "stopped" con
l'argomento zap:
Codice 1.9: reset delle informazioni di stato per postfix |
# /etc/init.d/postfix zap
|
Per sapere quali dipendenze ha un servizio si può usare iuse o
ineed. Con ineed vengono mostrati i servizi veramente necessari
per il corretto funzionamento del servizio. iuse invece mostra i servizi
che vengono usati ma non sono necessari al servizio per il corretto
funzionamento.
Codice 1.10: Richiedere la lista di tutti i servizi da cui Postfix dipende |
# /etc/init.d/postfix ineed
|
In modo simile si può chiedere la lista dei servizi che dipendono da lui
(needsme) o possono usarlo
Codice 1.11: Richiedere la lista dei servizi che richiedono Postfix |
# /etc/init.d/postfix needsme
|
Infine, si possono chiedere quali dipendenze, richieste da un servizio, sono
mancanti:
Codice 1.12: Richiedere la lista delle dipendenze mancanti per Postfix |
# /etc/init.d/postfix broken
|
4.b. Lavorare con rc-update
Cos'è rc-update?
Il sistema di init in Gentoo usa un albero di dipendenze per decidere quali
dipendenze vanno avviate prima. Essendo un compito tedioso da eseguire
manualmente c'è uno strumento che rende semplice l'amministrazione dei runlevel
e init script.
Con rc-update si possono aggiungere e rimuovere init script da un
runlevel. Lo strumento rc-update automaticamente interroga
depscan.sh per ricostruire l'albero delle dipendenze.
Aggiungere e rimuovere servizi
Lo script rc-update richiede un secondo argomento che definisce l'azione:
add, del o show.
Per aggiungere o rimuovere un'init script, bisogna passare a rc-update
l'argomento add o del, seguito dallo script di init e dal
runlevel. Per esempio:
Codice 2.1: Rimuovere Postfix dal runlevel default |
# rc-update del postfix default
|
Il comando rc-update -v show mostra tutti gli script di init disponibili
e in quale runlevel vengono eseguiti:
Codice 2.2: Ricevere informazioni sugli init script |
# rc-update -v show
|
È possibile anche usare rc-update show (senza -v) per vedere
solamente gli script di init abilitati e il loro runlevel.
4.c. Configurare i servizi
Perchè una configurazione aggiuntiva?
Gli Init script possono essere complessi. Qui non si è interessati a far
modificare direttamente gli init script, dato che sono piuttosto proni a
errori. È comunque importante saper configurare bene un servizio, ad esempio per
per dare più opzioni al servizio stesso.
Un secondo motivo è di avere la configurazione al di fuori dell'init script per
aggiornare gli init script senza preoccuparsi di perdere i cambiamenti alla
configurazione.
La directory /etc/conf.d
Gentoo fornisce un modo semplice per configurare i servizi: ogni init script
che può esser configurato ha un file in /etc/conf.d. Per esempio,
l'init script di apache2 (chiamato /etc/init.d/apache2) ha un file
di configurazione chiamato /etc/conf.d/apache2, che contiene le
opzioni che si vogliono passare al server Apache 2 quando esso viene avviato:
Codice 3.1: Variabili definite in /etc/conf.d/apache2 |
APACHE2_OPTS="-D PHP5"
|
I file di configurazione contengono variabili e solo quello (tipo
/etc/make.conf), e rendono davvero facile configurare un servizio.
Permettono inoltre di aggiungere molte informazioni sulle variabili (come
commenti).
4.d. Scrivere Init Scripts
È necessario?
No. Scrivere init script non è solitamente necessario dato che Gentoo fornisce
init script pronti all'uso per ogni servizio. Comunque, si potrebbe installare
un servizio senza usare Portage, nel qual caso probabilmente è necessario creare
un init script.
È consigliabile non usare init script forniti dal servizio se non sono scritti
esplicitamente per Gentoo: gli init script di Gentoo non sono compatibili con
quelli usati dalle altre distribuzioni!
Layout
Il layout di base di un init script è mostrato sotto.
Codice 4.1: Layout di base di un init script |
#!/sbin/runscript
depend() {
}
start() {
}
stop() {
}
restart() {
}
|
Ogni init script richiede che la funzione start() sia definita.
Tutte le altre sezioni sono opzionali.
Dipendenze
Ci sono due tipi di dipendenze che possono essere definite: use e
need. Come menzionato sopra, la dipendenza need è più restrittiva
della dipendenza use. Secondo questo tipo di dipendenza si definisce il
concetto di dipendenza virtuale.
Una dipendenza virtuale è una dipendenza che fornisce un servizio, ma non
è fornita solo da quel servizio. L'init script può dipendere da logger di
sistema, ma possono essercene molti altri disponibili (metalogd, syslog-ng,
sysklogd, ...). Dato che non è possibile mettere need per ognuno di loro
(nessun sistema ha tutti questi logger di sistema installati e in esecuzione) ci
si assicura che tutti questi servizi forniscano una dipendenza virtuale.
Ora verranno esaminate le informazioni relative alle dipendenze del servizio
postfix.
Codice 4.2: Informazioni di dipendenze per Postfix |
depend() {
need net
use logger dns
provide mta
}
|
Com'è possibile vedere, il servizio postfix:
-
richiede la dipendenza (virtuale) net(che è fornita, per esempio,
da /etc/init.d/net.eth0)
-
usa la dipendenza (virtuale) logger (che è fornita per esempio, da
/etc/init.d/syslog-ng)
-
usa la dipendenza (virtuale) dns (che è fornita, per esempio da
/etc/init.d/named)
-
fornisce la dipendenza (virtuale) mta (che è comune a tutti i mail
server)
Controllare l'ordine
In alcuni casi si potrebbe non aver bisogno di un servizio, ma si può voler
avviare un servizio prima (o dopo) un'altro se disponibile
sul sistema (notare il condizionale:questa non è un'altra dipendenza) e
eseguirle nello stesso runlevel. Si possono fornire queste informazioni usando
before o after.
Come esempio vengono esaminate le impostazioni del servizio Portmap:
Codice 4.3: La funzione depend() nel servizio Portmap |
depend() {
need net
before inetd
before xinetd
}
|
Si può anche usare "*" per selezionare tutti i servizi nello stesso runlevel,
ma non è consigliabile.
Codice 4.4: Eseguire un init script come primo script nel runlevel |
depend() {
before *
}
|
Se il servizio deve scrivere su dischi locali, dovrebbe aver bisogno di
localmount. Se non mette niente in /var/run, come un
pidfile, allora dovrebbe partire dopo bootmisc:
Codice 4.5: Esempio di funzione depend() |
depend() {
need localmount
after bootmisc
}
|
Funzioni Standard
Dopo la funzione depend(), è necessario definire la funzione
start(). Questa contiene tutti i comandi necessari ad inizializzare il
servizio. È consigliabile usare le funzioni ebegin e eend per
informare l'utente su cosa sta accadendo:
Codice 4.6: Esempio di funzione start() |
start() {
ebegin "Starting my_service"
start-stop-daemon --start --exec /path/to/my_service \
--pidfile /path/to/my_pidfile
eend $?
}
|
Sia --exec che --pidfile dovrebbero essere usati nelle funzioni
start e stop. Se il servizio non crea un pidfile, usare se possibile
--make-pidfile. Altrimenti non usare pidfile. Si può anche aggiungere
--quiet alle opzioni start-stop-daemon, ma non è raccomandato.
L'uso di --quiet potrebbe ostacolare il debugging se il servizio non si
avvia correttamente.
Nota:
Assicurarsi che --exec chiami un servizio e non uno script shell che
lancia servizi e esce: è a questo che serve l'init script.
|
Se si ha bisogno di più esempi della funzione start(), leggere il codice
sorgente degli init script disponibili nella propria directory
/etc/init.d.
Altre funzioni che si possono definire sono: stop() e restart().
Non si è obbligati a definire queste funzioni! Il sistema di init è abbastanza
intelligente da inserire da solo queste funzioni se si usa
start-stop-daemon.
Sebbene non occorra creare una funzione stop(), viene fornito un
esempio:
Codice 4.7: Esempio funzione stop() |
stop() {
ebegin "Stopping my_service"
start-stop-daemon --stop --exec /path/to/my_service \
--pidfile /path/to/my_pidfile
eend $?
}
|
Se il servizio esegue qualche altro script (per esempio bash, python o perl), e
questo script più avanti cambia i nomi (per esempio da foo.py a
foo), si deve aggiungere --name a start-stop-daemon. Si
deve specificare il nome che sarà cambiato dallo script. In questo esempio, un
servizio fa partire foo.py, che cambia nome in foo:
Codice 4.8: Un servizio che fa partire lo script foo |
start() {
ebegin "Starting my_script"
start-stop-daemon --start --exec /path/to/my_script \
--pidfile /path/to/my_pidfile --name foo
eend $?
}
|
start-stop-daemon ha una eccellente pagina man per vedere maggiori
opzioni:
Codice 4.9: Pagina Man di start-stop-daemon |
$ man start-stop-daemon
|
La sintassi di init script di Gentoo è basata su Bourne Again Shell (bash) così
si possono usare costrutti compatibili bash nei propri init script.
Aggiungere opzioni personalizzate
Se si ha bisogno di maggiori opzioni negli init script, si può aggiungere
l'opzione alla variabile opts, e creare una funzione con lo stesso nome
dell'opzione. Per esempio, per il supporto di un'opzione chiamata
restartdelay:
Codice 4.10: Aggiungere l'opzione restartdelay |
opts="${opts} restartdelay"
restartdelay() {
stop
sleep 3
start
}
|
Variabili di configurazione dei servizi
Non occorre fare nulla per supportare un file di configurazione in
/etc/conf.d: se l'init script viene eseguito, vengono
automaticamente processati i seguenti file (e per esempio le variabili sono
pronte per essere usate):
- /etc/conf.d/<vostro init script>
- /etc/conf.d/basic
- /etc/rc.conf
Inoltre, se l'init script fornisce una dipendenza virtuale (come net),
viene processato anche il file associato a questa dipendenza (come
/etc/conf.d/net).
4.e. Cambiare il comportamento del Runlevel
Può effettivamente essere utile?
Molti utenti di portatili conoscono la situazione: a casa si ha bisogno di
avviare net.eth0 ma non si vuole avviare net.eth0 quando si è in
giro (se non c'è nessuna rete disponibile). Con Gentoo si può alterare il
comportamento del runlevel per venire incontro alle proprie esigenze.
Per esempio si può creare un secondo runlevel "default" con cui effettuare il
boot contenente altri init script assegnati ad esso. Si può selezionare al
momento del boot quale runlevel predefinito usare.
Usare softlevel
Per prima cosa, creare la directory di runlevel per il secondo "default"
runlevel. Per esempio per creare il runlevel offline:
Codice 5.1: Creare la directory di runlevel |
# mkdir /etc/runlevels/offline
|
Aggiungere i necessari init script al nuovo runlevel creato. Per esempio, per
avere una copia del corrente runlevel default ma senza net.eth0:
Codice 5.2: Aggiungere gli init script necessari |
# cd /etc/runlevels/default
# for service in *; do rc-update add $service offline; done
# rc-update del net.eth0 offline
# rc-update show offline
acpid | offline
domainname | offline
local | offline
net.eth0 |
|
Anche se net.eth0 verrà poi rimosso dal runlevel offline, udev
proverà ancora ad avviare ogni elemento che riesce a rilevare e invocherà i
servizi appropriati. Pertanto, sarà necessario aggiungere ogni servizio di rete
che non si vuole venga avviato (così come tutti gli altri servizi per ogni altro
componente che potrebbero essere avviati da udev) a /etc/conf.d/rc
come mostrato di seguito.
Codice 5.3: Disabilitare i servizi inizializzati per i diversi componenti in /etc/conf.d/rc |
RC_COLDPLUG="yes"
RC_PLUG_SERVICES="!net.eth0"
|
Nota:
Per maggiori informazioni sui servizi inizializzati per i diversi componenti, si
invita a porre attenzione nei commenti del file /etc/conf.d/rc.
|
Ora bisogna configurare il bootloader e aggiungere una nuova voce per il
runlevel offline. Per esempio in /boot/grub/grub.conf:
Codice 5.4: Aggiungere una voce per offline runlevel |
title Gentoo Linux Offline Usage
root (hd0,0)
kernel (hd0,0)/kernel-2.4.25 root=/dev/hda3 softlevel=offline
|
Se per il boot del sistema si seleziona la nuova voce il runlevel offline
viene usato al posto del default.
Usare bootlevel
Usare bootlevel è completamente analogo a softlevel. L'unica
differenza è che si sta definendo un secondo runlevel di "boot" invece di un
secondo runlevel "default".
5. Variabili di ambiente
5.a. Variabile d'ambiente
Cosa sono
Una variabile ambiente è un oggetto nominale che contiene informazioni usate da
una o più applicazioni. Questo risulta essere un po' misterioso o di difficile
gestione da parte di molti utenti, specialmente coloro che si avvicinano per la
prima volta a Linux. L'uso di variabili ambiente, invece, può facilitare la
modifica della configurazione per una o più applicazioni.
Esempi importanti
Segue una tabella con la lista delle variabili usate su un sistema Linux e la
loro descrizione. I valori di esempio sono presentati di seguito.
| Variabile |
Descrizione |
| PATH |
Variabile che contiene una lista di directory, separate dai due punti (:),
nelle quali il sistema cerca file eseguibili. Se si digita un comando (come
ls, rc-update o emerge) che non è presente nella lista,
il sistema non può essere in grado di eseguirlo, a meno che non si digiti il
comando preceduto da tutto il percorso, come /bin/ls.
|
| ROOTPATH |
Variabile che ha la stessa funzione di PATH, con la sola differenza
che le directory specificano il percorso di ricerca per comandi digitati
dall'utente root.
|
| LDPATH |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
per la ricerca delle librerie da parte del linker dinamico.
|
| MANPATH |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
per la ricerca delle pagine man da parte del comando man.
|
| INFODIR |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
per la ricerca delle pagine info da parte del comando info.
|
| PAGER |
Variabile che contiene il percorso del programma usato per visualizzare il
contenuto di file di testo (come less o more).
|
| EDITOR |
Variabile che contiene il percorso del programma usato per modificare
il contenuto di file di testo (come nano o vi).
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| KDEDIRS |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
nelle quali si trova materiale specifico per KDE.
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| CONFIG_PROTECT |
Variabile che contiene la lista di directory, separate da spazi, che
vengono protette durante il processo di aggiornamento del sistema da parte
del Portage.
|
| CONFIG_PROTECT_MASK |
Variabile che contiene la lista di directory, separate da spazi,
che non dovranno essere protette durante il processo di aggiornamento del
sistema da parte del Portage.
|
Segue un esempio di definizione di tutte queste variabili:
Codice 1.1: Esempio di definizioni |
PATH="/bin:/usr/bin:/usr/local/bin:/opt/bin:/usr/games/bin"
ROOTPATH="/sbin:/bin:/usr/sbin:/usr/bin:/usr/local/sbin:/usr/local/bin"
LDPATH="/lib:/usr/lib:/usr/local/lib:/usr/lib/gcc-lib/i686-pc-linux-gnu/3.2.3"
MANPATH="/usr/share/man:/usr/local/share/man"
INFODIR="/usr/share/info:/usr/local/share/info"
PAGER="/usr/bin/less"
EDITOR="/usr/bin/vim"
KDEDIRS="/usr"
CONFIG_PROTECT="/usr/X11R6/lib/X11/xkb /opt/tomcat/conf \
/usr/kde/3.1/share/config /usr/share/texmf/tex/generic/config/ \
/usr/share/texmf/tex/platex/config/ /usr/share/config"
CONFIG_PROTECT_MASK="/etc/gconf"
|
5.b. Definire variabili globali
La directory /etc/env.d
Per centralizzare la definizione di queste variabili, è stata introdotta in
Gentoo la directory /etc/env.d. All'interno di questa directory si
trovano un certo numero di file, come 00basic, 05gcc,
ecc. che contengono le variabili necessarie alle applicazioni menzionate nel
nome del file.
Per maggiore chiarezza; quando si installa il gcc, viene anche creato
dall'ebuild un file chiamato 05gcc, che contiene la definizione
delle seguenti variabili:
Codice 2.1: /etc/env.d/05gcc |
PATH="/usr/i686-pc-linux-gnu/gcc-bin/3.2"
ROOTPATH="/usr/i686-pc-linux-gnu/gcc-bin/3.2"
MANPATH="/usr/share/gcc-data/i686-pc-linux-gnu/3.2/man"
INFOPATH="/usr/share/gcc-data/i686-pc-linux-gnu/3.2/info"
CC="gcc"
CXX="g++"
LDPATH="/usr/lib/gcc-lib/i686-pc-linux-gnu/3.2.3"
|
In altre distribuzioni la definizione di variabili ambiente viene fatta con
modifiche o aggiunte al file /etc/profile o ad altre locazioni.
D'altra parte l'uso di Gentoo facilita la manutenzione e la gestione delle
variabili ambiente, dato che non occorre fare attenzione ai numerosi file che
possono contenere variabili ambiente.
Per esempio, durante l'aggiornamento del gcc viene anche aggiornato il
file /etc/env.d/05gcc senza nessuna richiesta di interazione da
parte dell'utente.
Di questo sono beneficiari il Portage e anche l'utente. Occasionalmente potrebbe
nascere l'esigenza di configurare una variabile ambiente a livello globale.
Prendiamo per esempio la variabile http_proxy. Invece di modificare
l'/etc/profile, basta creare un file
/etc/env.d/99local, e inserire la seguente definizione:
Codice 2.2: /etc/env.d/99local |
http_proxy="proxy.server.com:8080"
|
L'uso dello stesso file per tutte le variabili utente, aiuta ad avere una
panoramica delle variabili definite in seguito dall'utente stesso.
Lo script env-update
Alcuni file in /etc/env.d definiscono la variabile PATH.
L'esecuzione di env-update appende le diverse definizioni prima di
aggiornare le variabili ambiente, rendendo semplice l'aggiunta di variabili
ambiente ai pacchetti (o agli utenti) senza interferire con i valori già
presenti.
Lo script env-update appende i valori dei file in /etc/env.d
in ordine alfabetico. I nomi dei file devono iniziare con due cifre decimali.
Codice 2.3: Ordine di aggiornamento di env-update |
00basic 99kde-env 99local
+-------------+----------------+-------------+
PATH="/bin:/usr/bin:/usr/kde/3.2/bin:/usr/local/bin"
|
La concatenazione di variabili non è sempre possibile, solo con le seguenti
variabili la si può ottenere: KDEDIRS, PATH, LDPATH,
MANPATH, INFODIR, INFOPATH, ROOTPATH,
CONFIG_PROTECT, CONFIG_PROTECT_MASK, PRELINK_PATH e
PRELINK_PATH_MASK. Per tutte le altre variabili è usato l'ultimo valore
definito (in ordine alfabetico dei file in /etc/env.d).
Durante l'esecuzione di env-update vengono create tutte le variabili
ambiente e verranno poste in /etc/profile.env (usato a sua volta da
/etc/profile). Vengono inoltre estratte le informazioni dalla
variabile LDPATH per creare il file /etc/ld.so.conf. Dopo di
che, viene eseguito il comando ldconfig per ricreare il file
/etc/ld.so.cache usato dal linker dinamico.
Per vedere l'effetto immediato di env-update dopo il suo uso, eseguire il
seguente comando per aggiornare l'ambiente. Utenti che hanno installato Gentoo,
si ricordano probabilmente questo dalle istruzioni di installazione:
Codice 2.4: Aggiornare l'ambiente |
# env-update && source /etc/profile
|
Nota:
Il comando precedente aggiorna solo le variabili nel terminale corrente e nelle
nuove console. Se si sta lavorando in X11 si dovrà digitare source
/etc/profile in ogni altro terminale che si aprirà o se si riavvierà X così
che tutti i nuovi terminali abbiano le nuove variabili. Se si usa un login
manager passare a root e digitare /etc/init.d/xdm restart. Saltando
questo ultimo comando si dovrà fare il logout e di nuovo il login per X per
ottenere i nuovi valori delle variabili.
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Importante:
Non è possibile sfruttare le variabili della shell quando vengono definite altre
variabili. Questo significa che cose come FOO="$BAR" (dove $BAR è
un'altra variabile) non sono permesse.
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5.c. Definire variabili locali
Specifiche dell'utente
Non sempre è conveniente definire variabili ambiente a livello globale. Per
esempio, l'aggiunta di /home/mioutente/bin e la attuale directory
(quella in cui ci si trova) alla variabile PATH non dovrebbe riflettersi
su tutti gli altri utenti. E' necessario definire una variabile ambiente locale
e per questo occorre usare i file ~/.bashrc o
~/.bash_profile:
Codice 3.1: Estendere PATH per uso locale in ~/.bashrc |
PATH="${PATH}:/home/mioutente/bin"
|
Dopo un nuovo login, la variabile PATH viene aggiornata.
Specifiche alla sessione
A volte sono necessarie anche definizioni più ristrette. Potrebbe essere il caso
in cui è necessario usare file binari di una directory temporanea senza usare il
percorso dei binari di sistema o senza modificare ~/.bashrc per la
temporaneità dell'uso.
In questo caso si può definire la variabile PATH nella sessione corrente
usando il comando export. Finché non si esegue un'operazione di logout,
la variabile PATH manterrà la configurazione temporanea.
Codice 3.2: Definire una variabile ambiente specifica per una sessione |
# export PATH="${PATH}:/home/my_user/tmp/usr/bin"
|
C. Lavorare con Portage
1. File e directory
1.a. I file del Portage
Direttive per la configurazione
Portage usa le configurazioni predefinite memorizzate in
/etc/make.globals. Scorrendo questo file, si noterà che tutta la
configurazione del Portage è gestita da variabili. Quali sono queste variabili
ed il loro significato è descritto in seguito.
Dato che molte direttive di configurazione differiscono da architettura ad
architettura, Portage ha dei file di configurazione predefiniti che fanno parte
del proprio profilo. Il proprio profilo è indicato dal link simbolico
/etc/make.profile; le configurazioni del Portage sono definite dai
file in make.defaults del proprio profilo e dei profili parenti.
Verranno presi in considerazione i profili e la directory
/etc/make.profile.
Se si sta pianificando la modifica di una variabile di configurazione non
alterare /etc/make.globals o make.defaults. Usare
invece /etc/make.conf che ha la precedenza sui file precedenti. C'è
anche un file chiamato /etc/make.conf.example, che, come implica il
nome stesso, non è nient'altro che un esempio di configurazione, il quale viene
ignorato completamente da Portage.
Si può anche definire una variabile di configurazione di Portale come una
variabile ambiente, ma non è raccomandato.
Informazioni specifiche sul profilo
Si è già avuto a che fare con la directory /etc/make.profile.
Questa non è esattamente una directory ma un link simbolico ad un profilo, come
impostazione predefinita è uno di quelli all'interno di
/usr/portage/profiles anche se potete crearne uno vostro e farlo
puntare a questo. Il profilo a cui punta il link è il profilo al quale aderisce
il sistema.
Un profilo contiene informazioni specifiche dell'architettura così come una
lista di pacchetti che appartengono al sistema che corrisponde a questo profilo,
una lista di pacchetti che non girano su questo profilo (o sono mascherati),
ecc.
Informazioni specifiche dell'utente
Quando si vuole sovrascrivere il comportamento di Portage riguardo
l'installazione del software, si dovranno modificare i file all'interno di
/etc/portage. Si è incoraggiati ad usare i file all'interno di
/etc/portage e scoraggiati ad usare variabili ambiente.
All'interno di /etc/portage si possono creare i seguenti file:
-
package.mask una lista di pacchetti che si vuole che Portage
non installi
-
package.unmask una lista di pacchetti che si vuole installare
anche se gli sviluppatori di Gentoo scoraggiano dal farlo
-
package.keywords una lista di pacchetti che si vuole installare
anche se il pacchetto non è (ancora) considerato adatto per la propria
architettura di sistema
-
package.use una lista di flag USE che si vuole usare per certi
pacchetti senza che l'intero sistema ne sia coinvolto
Tuttavia non devono per forza essere dei file; possono essere anche delle
directory contenenti un file per pacchetto. Maggiori informazioni sulla
directory /etc/portage e la lista completa dei file che vi si
possono creare, può essere trovata nella pagina di manuale di Portage:
Codice 1.1: Leggere la pagina di manuale di Portage |
$ man portage
|
Modificare l'ubicazione dei file e delle directory di Portage
Come menzionato precedentemente i file di configurazione non possono essere
memorizzati in directory diverse da quelle predefinite. Comunque, Portage usa
molte altre ubicazioni per vari scopi: memorizzazione del codice sorgente,
directory di compilazione, albero di Portage, ...
Tutti questi scopi hanno ubicazioni predefinite ma che possono essere alterate
attraverso /etc/make.conf. Il resto di questo capitolo spiega quali
sono le ubicazioni per scopi speciali usate da Portage e come alterare la loro
collocazione nel filesystem.
Questo documento non deve essere usato come un riferimento. Se si desidera avere
una panoramica, fare riferimento alle pagine man del Portage e di
make.conf:
Codice 1.2: Leggere le pagine man del Portage e del make.conf |
$ man portage
$ man make.conf
|
1.b. Ubicazione dei file
L'albero del Portage
L'ubicazione predefinita per l'albero del Portage è /usr/portage.
Questo è definito dalla variabile PORTDIR. Se si vuole mettere l'albero di
Portage da qualche altra parte (alterando questa variabile), non ci si deve
dimenticare di modificare il link simbolico /etc/make.profile in
accordo con la nuova ubicazione.
Se si altera la variabile PORTDIR, si possono voler modificare anche le seguenti
variabili in quanto non noteranno il cambio di PORTDIR (a causa del modo di
gestire le variabili del Portage): PKGDIR, DISTDIR, RPMDIR.
Binari precompilati
Anche se Portage non usa pacchetti precompilati in modo predefinito, ha comunque
un supporto esteso anche per questi. Quando si chiede al Portage di usare
pacchetti precompilati, questi verranno cercati nella directory
/usr/portage/packages. Questa ubicazione è definita dalla variabile
PKGDIR.
Codice Sorgente
Il codice sorgente delle applicazioni è memorizzato in modo predefinito
all'interno di /usr/portage/distfiles. Questa ubicazione è definita
dalla variabile DISTDIR.
Portage Database
Portage memorizza il proprio stato (quali pacchetti sono installati, che file
appartengono ad un dato pacchetto, ...) in /var/db/pkg.Non
alterare questi file manualmente! Si potrebbe alterare la conoscenza che il
Portage ha del proprio sistema.
Portage Cache
La cache di Portage (con la data di modifica, i pacchetti virtuali,
l'informazione sull'albero delle dipendenze,...) viene memorizzata in
/var/cache/edb. Questa locazione è realmente una cache: la si può
rimuovere se non si sta eseguendo nessuna applicazione collegata a portage.
1.c. Compilare il software
File temporanei
I file temporanei del Portage sono memorizzati in modo predefinito all'interno
di /var/tmp. Questo è definito dalla variabile PORTAGE_TMPDIR.
Se si altera la variabile PORTAGE_TMPDIR, si potrebbe voler modificare anche le
seguenti variabili dato che non noteranno la modifica di PORTAGE_TMPDIR (a
causa di come Portage gestisce le variabili): BUILD_PREFIX.
Directory di compilazione
Portage crea specifiche directory di compilazione per ogni pacchetto emerso
all'interno di /var/tmp/portage. Questa ubicazione è definita dalla
variabile BUILD_PREFIX.
Ubicazione nel filesystem
Portage installa in modo predefinito tutti i file sul filesystem corrente
(/), ma si può modificare questa definizione usando la variabile
d'ambiente ROOT.
1.d. Caratteristiche di log
Ebuild Logging
Portage può creare file di log per ebuild, ma solo quando la variabile
PORT_LOGDIR è definita con una locazione che sia scrivibile dall'utente portage.
Il valore predefinito per questa variabile è nullo. Se non viene impostata
PORT_LOGDIR, non si riceveranno i log delle compilazioni con il log system
corrente benché si possano ricevere alcuni log dal nuovo elog. Se la
variabile PORT_LOGDIR è definita e si usa elog, si riceveranno i log di
compilazione e qualsiasi log salvato da elog, come spiegato di seguito.
In Portage è possibile avere un controllo fine su ciò che viene registrato nei
log con l'uso di
elog:
-
PORTAGE_ELOG_CLASSES: attraverso questa variabile si impostano i tipi di
messaggio che devono essere registrati. Si può usare qualsiasi combinazione
di info, warn, error, log e qa separata
da spazi.
-
info: Registra i messaggi "einfo" stampati da un ebuild
-
warn: Registra i messaggi "ewarn" stampati da un ebuild
-
error: Registra i messaggi "eerror" stampati da un ebuild
-
log: Registra i messaggi "elog" che si trovano in alcuni ebuild
-
qa: Registra i messaggi "QA notice" stampati da un ebuild
-
PORTAGE_ELOG_SYSTEM: attraverso questa variabili si seleziona il modulo(i)
per processare i messaggi di log. Se lasciata vuota, la registrazione dei
log viene disabilitata. Si può usare una qualsiasi combinazione di
save, custom, syslog, mail, save_summary
e mail_summary separata da spazi. Si deve selezionare almeno un
modulo per poter utilizzare elog.
-
save: Salva un log per pacchetto in
$PORT_LOGDIR/elog, o /var/log/portage/elog se
$PORT_LOGDIR non è definita.
-
custom: Passa tutti i messaggi ad un comando definito dall'utente
in $PORTAGE_ELOG_COMMAND; discusso di seguito.
-
syslog: Invia tutti i messaggi al sistema di log installato.
-
mail: Passa tutti i messaggi al mailserver definito dall'utente
in $PORTAGE_ELOG_MAILURI; discusso di seguito. Questa caratteristica di
elog richiede >=portage-2.1.1.
-
save_summary: Simile a save, ma unisce tutti i messaggi
in $PORT_LOGDIR/elog/summary.log, o
/var/log/portage/elog/summary.log se $PORT_LOGDIR non è
definita.
-
mail_summary: Simile a mail, ma manda tutti i messaggi in
una singola mail quando emerge termina l'operazione.
-
PORTAGE_ELOG_COMMAND: usata solo quando il modulo custom è
abilitato. Attraverso questa variabile si può specificare un comando per
processare i messaggi di log. Si possono usare due variabili: ${PACKAGE} per
il nome e la versione del pacchetto e ${LOGFILE} per il path assoluto del
file di log. Eccone un possibile uso:
-
PORTAGE_ELOG_COMMAND="/path/to/logger -p '\${PACKAGE}' -f '\${LOGFILE}'"
-
PORTAGE_ELOG_MAILURI: contiene i parametri per il modulo mail come
indirizzo, utente, password, mailserver e numero di porta. Il valore
predefinito è "root@localhost localhost".
-
Ecco un esempio per un server smtp che richiede username e password per
l'autenticazione su una particolare porta (la porta di default è la 25):
-
PORTAGE_ELOG_MAILURI="user@some.domain
username:password@smtp.some.domain:995"
-
PORTAGE_ELOG_MAILFROM: permette di impostare l'indirizzo "from" della mail
di log; se non viene impostata, il valore predefinito è "portage".
-
PORTAGE_ELOG_MAILSUBJECT: permette di creare il soggetto per le mail di log.
Si possono usare due variabili: ${PACKAGE} per mostrare il nome e la
versione del pacchetto e ${HOST} per il nome completo dell'host dove è in
esecuzione Portage.
-
Eccone un possibile uso:
-
PORTAGE_ELOG_MAILSUBJECT="pacchetto \${PACKAGE} è stato installato su
\${HOST} con alcuni messaggi"
Importante:
Se si usa enotice con Portage-2.0.*, si deve completamente rimuovere
enotice, in quanto incompatibile con elog.
|
2. Configurazione e variabili
2.a. Configurazione del Portage
Si è potuto notare come il Portage sia configurabile attraverso numerose
variabili che si possono definire in /etc/make.conf. Si faccia
riferimento alle pagine man di make.conf per maggiori e più
complete informazioni:
Codice 1.1: Leggere le pagine man di make.conf |
$ man make.conf
|
2.b. Opzioni specifiche per la compilazione
Opzioni per la configurazione e la compilazione
Quando Portage compila un'applicazione, passa il contenuto delle seguenti
variabili al compilatore e allo script configure:
-
CFLAGS & CXXFLAGS definiscono le flag per i compilatori C e C++.
-
CHOST definisce l'informazione dell'host per lo script configure dell'
applicazione.
-
MAKEOPTS è passata al comando make e di solito definisce l'ammontare
del parallelismo usato durante la compilazione. Maggiori informazioni sulle
opzioni di make possono essere trovate nella pagina man di make.
Anche la variabile USE viene usata durante la configurazione e la compilazione
ma è già stata spiegata minuziosamente nei precedenti capitoli.
Opzioni di installazione tramite emerge
Quando Portage deve effettuare l'emerge una nuova versione di un certo software,
rimuoverà i file obsoleti delle vecchie versioni dal sistema. Portage aspetta
cinque secondi prima di rimuovere le vecchie versioni. Questi cinque secondi
sono definiti dalla variabile CLEAN_DELAY.
Si può usare emerge in modo che utilizzi certe opzioni ogni volta che
viene eseguito, impostando la variabile EMERGE_DEFAULT_OPTS. Alcune utili
opzioni potrebbero essere --ask, --verbose, --tree, etc.
2.c. Protezione dei file di configurazione
Protezione delle locazioni del Portage
Portage sovrascrive i file provvisti dalle nuove versioni di un software se i
file non sono memorizzati in una locazione protetta. Queste locazioni
protette sono definite dalla variabile CONFIG_PROTECT e sono generalmente
locazioni di file di configurazione. La lista delle directory è separata da
spazi.
Un file che avrebbe dovuto essere scritto in tale locazione protetta viene
rinominato e l'utente viene avvertito della presenza di una nuova versione del
(presumibilmente) file di configurazione.
Si può avere la definizione corrente di CONFIG_PROTECT attraverso l'output di
emerge --info:
Codice 3.1: Avere la definizione di CONFIG_PROTECT |
$ emerge --info | grep 'CONFIG_PROTECT='
|
Sono disponibili maggiori informazioni sulla protezione dei file di
configurazione del Portage nella sezione CONFIGURATION FILES della pagina di
manuale di emerge:
Codice 3.2: Maggiori informazioni sulla protezione dei file di configurazione |
$ man emerge
|
Escludere directory
Per 'sproteggere' certe sottodirectory da locazioni protette si può usare la
variabile CONFIG_PROTECT_MASK.
2.d. Opzioni per il download
Ubicazione dei server
Quando le informazioni o i dati richiesti non sono disponibili sul sistema,
Portage cerca di recuperarli da Internet. L'ubicazione dei server per le varie
informazioni e i canali dati sono definite attraverso le seguenti variabili:
-
GENTOO_MIRRORS definisce la lista dei server che contengono codice sorgente
(distfiles)
-
PORTAGE_BINHOST definisce un particolare server che contiene pacchetti
precompilati per il sistema
Una terza definizione coinvolge l'ubicazione del server rsync usato quando si
aggiorna l'albero del Portage:
-
SYNC definisce un particolare server che Portage usa per aggiornare il
proprio albero
Le variabili GENTOO_MIRRORS e SYNC possono essere definite attraverso il comando
mirrorselect. Sarà necessario emergere l'applicazione prima dell'uso con
emerge mirrorselect. Per maggiori informazioni vedere l'aiuto in linea di
mirrorselect:
Codice 4.1: Maggiori informazioni su mirrorselect |
# mirrorselect --help
|
Se il nostro ambiente richiede di usare un proxy server, si possono usare le
variabili http_proxy, ftp_proxy e RSYNC_PROXY per dichiarare il proxy server.
Comandi per il download
Quando Portage necessita di scaricare codice sorgente, usa il comando
wget di default. E' possibile modificarlo attraverso la variabile
FETCHCOMMAND.
Portage riesce e riprendere download parziali di codice sorgente. Per questo usa
wget, ma si può alterare con la variabili RESUMECOMMAND.
Occorre assicurarsi che sia FETCHCOMMAND che RESUMECOMMAND memorizzino il codice
sorgente nella collocazione corretta. Per questo si possono usare le variabile
\${URI} e \${DISTDIR} per puntare all'ubicazione del codice sorgente e dei
distfiles rispettivamente.
Si possono anche definire dei gestori di protocollo specifici con
FETCHCOMMAND_HTTP, FETCHCOMMAND_FTP, RESUMECOMMAND_HTTP, RESUMECOMMAND_FTP, ecc.
Configurazione di rsync
Non si può alterare il comando rsync usato dal Portage per aggiornare il proprio
albero, ma si possono definire delle variabili relative al comando rsync:
-
PORTAGE_RSYNC_OPTS imposta il numero predefinito di variabili da utilizzare
durante il sync separate da spazi. Queste non dovrebbero essere modificate a
meno che non si conosca esattamente cosa si sta facendo. Da notare
che certe opzioni richieste verranno sempre usate anche se
PORTAGE_RSYNC_OPTS è vuota.
-
PORTAGE_RSYNC_EXTRA_OPTS può essere utilizzata per impostare opzioni
aggiuntive durante il sync. Ogni opzione dovrebbe essere separata da spazi.
-
--timeout=<number>: imposta il numero di secondi che definiscono
il time-out della connessione. Il valore predefinito è 180 ma utenti che
utilizzano connessioni via modem o con computer lenti potrebbero voler
impostare questo valore a 300 o maggiore.
-
--exclude-from=/etc/portage/rsync_excludes: il valore della variabile è
un file contenente una lista di pacchetti e/o categorie che rsync
dovrebbe ignorare dirante il processo di aggiornamento. In questo caso
il file è /etc/portage/rsync_excludes. Leggere Usare un Portage Tree Subset per la
sintassi di questo file.
- --quiet: riduce l'output a schermo
- --verbose: stampa una lista completa dei file
- --progress: mostra il progressivo per ogni file
-
PORTAGE_RSYNC_RETRIES definisce quante volte rsync dovrebbe provare a
connettersi al mirror definito dalla variabile SYNC prima di rinunciarvi. Il
valore predefinito per questa variabile è 3.
Per maggiori informazioni su queste ed altre opzioni, leggere la pagina di
manuale di rsync.
2.e. Configurazione di Gentoo
Selezione di una branca
Si può cambiare la branca predefinita con la variabile ACCEPT_KEYWORDS il cui
valore predefinito è l'architettura stabile del sistema. Maggiori informazioni
sulle branche di Gentoo possono essere trovate nel prossimo capitolo.
Caratteristiche del Portage
Si possono attivare certe caratteristiche del Portage con la variabile FEATURES.
Le caratteristiche del Portage sono state discusse nei capitoli precedenti, come
in Caratteristiche del Portage.
2.f. Comportamento del Portage
Gestione delle risorse
Con la variabile PORTAGE_NICENESS si può aumentare o ridurre il valore nice con
cui viene eseguito il Portage. Il valore di PORTAGE_NICENESS viene
aggiunto al valore corrente di nice.
Per maggiori informazioni sui valori di nice fare riferimento alle pagine man
del nice:
Codice 6.1: Maggiori informazioni sul nice |
$ man nice
|
Comportamento dell'output
La variabile NOCOLOR, il cui valore predefinito è "false", definisce se Portage
deve disabilitare l'uso di output colorato.
3. Combinare Software affidabile e non
3.a. Usare una branca
La branca stabile
La variabile ACCEPT_KEYWORDS definisce la branca usata dal sistema. Il suo
valore predefinito è la branca stabile per l'architettura del sistema in uso,
per esempio x86
La raccomandazione è di usare solo la branca stabile, comunque, se non si è
preoccupati eccessivamente per la stabilità e si vuole aiutare Gentoo
sottomettendo rapporti di problemi su http://bugs.gentoo.org, si può
proseguire con la lettura.
La branca di test
Se si vogliono usare i software più recenti si può considerare l'uso della
branca test. Per far usare al Portage la branca di test occorre aggiungere
il simbolo ~ prima dell'architettura del sistema in uso.
La branca di test è esattamente ciò che significa: In fase di test. Se
un pacchetto è in fase di test, significa che gli sviluppatori pensano che sia
funzionante ma non ancora testato in maniera esauriente. Ci si potrebbe trovare
ad essere i primi a scoprire un bug nel pacchetto, nel qual caso si dovrebbe
aprire un bug su bugreport per farlo
conoscere agli sviluppatori.
Si potrebbero comunque notare problemi di stabilità, gestione imperfetta dei
pacchetti (per esempio dipendenze errate od omesse), aggiornamenti troppo
frequenti (risultante in compilazioni multiple) o pacchetti corrotti. Se non si
conosce come lavora Gentoo e come risolvere i problemi, si raccomanda di usare
le branche stabili e testate.
Per esempio, per selezionare la branca di test per architetture x86, editare
/etc/make.conf e definire:
Codice 1.1: Definire la variabile ACCEPT_KEYWORDS |
ACCEPT_KEYWORDS="~x86"
|
Se si aggiorna il sistema dopo questa modifica, si avranno molti
pacchetti da aggiornare. Una cosa da tenere bene in mente è che se si aggiorna
il sistema in uso alla branca di test non c'è un modo semplice per tornare alla
branca stabile (eccetto l'uso di backup, naturalmente).
3.b. Miscelare branche stabili e test
package.keywords
Si può chiedere al Portage di permettere la branca di test per particolari
pacchetti ma usare la branca stabile per il resto del sistema. Per questo, si
deve aggiungere la categoria ed il nome del pacchetto che si vuole usare dalla
branca di test al file /etc/portage/package.keywords. E' anche
possibile creare una directory (con lo stesso nome) ed elencare il pacchetto nei
file in questa directory. Per esempio, per usare la branca di test di
gnumeric:
Codice 2.1: Definizione di /etc/portage/package.keywords per gnumeric, linea completa |
app-office/gnumeric ~x86
|
Sperimentare versioni particolari
Se si vuole usare una versione specifica di software dalla branca di test ma non
si vuole che Portage usi la branca di test per le versioni successive, si può
aggiungere la versione nel file package.keywords. In questo caso si
deve usare l'operatore =. Si può anche inserire un intervallo di versioni
usando gli operatori <=, <, > o >=.
In ogni caso, volendo aggiungere una versione si deve usare un operatore.
Se non si specifica alcuna versione non si possono usare operatori.
Il seguente esempio mostra come accettare gnumeric-1.2.13:
Codice 2.2: Usare una particolare versione di gnumeric |
=app-office/gnumeric-1.2.13 ~x86
|
3.c. Usare pacchetti mascherati
package.unmask
Gli sviluppatori di Gentoo non supportano l'uso di questa locazione. Si
prega di usare cautela nel loro uso. Le richieste di supporto in relazione a
package.unmask e/o package.mask non avranno risposta. Si è
avvertiti.
Quando un pacchetto è stato mascherato dagli sviluppatori di Gentoo e si vuole
comunque installare il file a dispetto della ragione menzionata nel file
package.mask (ubicato di default in
/usr/portage/profiles), aggiungere la stessa identica linea
in /etc/portage/package.unmask (o in un file in questa directory se
questa è una directory).
Per esempio, se =net-mail/hotwayd-0.8 è mascherato, si può comunque
installarlo aggiungendo la stessa identica linea nella locazione
package.unmask:
Codice 3.1: /etc/portage/package.unmask |
=net-mail/hotwayd-0.8
|
package.mask
Se non si vuole che Portage installi un certo pacchetto o una specifica versione
di un pacchetto, lo si può mascherare autonomamente aggiungendo una riga
appropriata in /etc/portage/package.mask (sia in questo file o in
un file in questa directory).
Per esempio, se non si vuole che Portage installi nuove versioni del kernel dopo
gentoo-sources-2.6.8.1, si aggiunga la seguente linea in
package.mask:
Codice 3.2: /etc/portage/package.mask esempio |
>sys-kernel/gentoo-sources-2.6.8.1
|
4. Ulteriori strumenti di Portage
4.a. dispatch-conf
dispatch-conf è uno strumento il cui scopo è di installare i file
._cfg0000_<name> generati da Portage quando quest'ultimo
vuole sovrascrivere un file in una directory protetta dalla variabile
CONFIG_PROTECT.
Con dispatch-conf è possibile applicare gli aggiornamenti ai propri file
di configurazione tenendo traccia contemporaneamente di tutti i cambiamenti.
dispatch-conf memorizza le differenze tra i file di configurazione
sottoforma di patch o usando il sistema di revisione RCS. Ciò significa che se
si commette un errore nell'aggiornare un file di configurazione, è possibile
tornare indietro alla versione precedente del file in qualsiasi momento.
Con dispatch-conf, viene richiesto di mantenere il file di configurazione
invariato, usare il nuovo file, modificare il file corrente o fondere le
modifiche interattivamente. Inoltre, dispatch-conf possiede anche alcune
caratteristiche aggiuntive:
-
Vengono aggiornati automaticamente i file di configurazione le cui modifiche
coinvolgono solo commenti.
-
Vengono automaticamente aggiornati i file di configurazione che differiscono
solo per la quantità di spazi.
Accertarsi di modificare /etc/dispatch-conf.conf e di creare la
directory referenziata dalla variabile archive-dir.
Codice 1.1: Eseguire dispatch-conf |
# dispatch-conf
|
Durante l'esecuzione di dispatch-conf, verrà analizzato ciascun file di
configurazione, uno alla volta. Premete u per aggiornare (sostituire) il
file di configurazione corrente con quello nuovo e continuare con il file
successivo. Premere z per ignorare (cancellare) il nuovo file di
configurazione e continuare con il file successivo. Una volta che tutti i file
di configurazione sono stati processati, dispatch-conf uscirà. È anche
possibile premere q in qualsiasi momento.
Per maggiori informazioni, consultare le pagine di manuale di
dispatch-conf. Essa spiega come fondere in modo interattivo i nuovi file
di configurazione in quelli correnti, modificare i nuovi file di
configurazione, esaminare le differenze tra i file, e altro ancora.
Codice 1.2: Leggere le pagine di manuale di dispatch-conf |
$ man dispatch-conf
|
4.b. etc-update
In alternativa si può usare etc-update per fondere i file di
configurazione. La sua modalità d'utilizzo non è semplice come quella di
dispatch-conf, non è così ricco di funzionalità, ma fornisce comunque
uno strumento interattivo di aggiornamento della configurazione e può anche
auto-aggiornare i cambiamenti minori.
Tuttavia, diversamente da dispatch-conf, etc-update non
preserva le vecchie versioni dei propri file di configurazione. Una volta
aggiornato il file, la vecchia versione è persa per sempre! Pertanto bisogna
essere molto cauti, in quanto usare etc-update è
significativamente meno sicuro che usare dispatch-conf.
Codice 2.1: Eseguire etc-update |
# etc-update
|
Dopo l'installazione dei file di configurazione non importanti, viene
visualizzata una lista di file protetti che dovrebbero essere aggiornati. In
fondo alla lista viene richiesto il da farsi tra le seguenti possibili opzioni:
Codice 2.2: Opzioni di etc-update |
Please select a file to edit by entering the corresponding number.
(-1 to exit) (-3 to auto merge all remaining files)
(-5 to auto-merge AND not use 'mv -i'):
|
Se si sceglie -1, si provoca l'uscita immediata di etc-update
senza aver eseguito alcun cambiamento. Con le scelte -3 o -5,
tutti i file di configurazione listati verrano sovrascritti con le nuove
versioni. E' perciò molto importante selezionare prima i file di configurazione
che non si vorrebbero aggiornare automaticamente. Questo si può fare
semplicemente digitando il numero listato alla sinistra del file di
configurazione.
Come esempio selezioniamo il file di configurazione /etc/pear.conf:
Codice 2.3: Aggiornare un file di configurazione specifico |
Beginning of differences between /etc/pear.conf and /etc/._cfg0000_pear.conf
End of differences between /etc/pear.conf and /etc/._cfg0000_pear.conf
1) Replace original with update
2) Delete update, keeping original as is
3) Interactively merge original with update
4) Show differences again
|
Si possono ora vedere le differenze tra i due file. Se si pensa che il file
possa venire aggiornato senza problemi, digitare 1. Se si pensa che
l'aggiornamento non sia necessario o non provveda nuove o utili informazioni,
digitare 2. Se si vuole aggiornare il file di configurazione corrente
in modo interattivo, digitare 3.
Non ci sono punti a favore della fusione interattiva. Per completezza, segue la
lista di comandi che possono essere usati mentre si sta interattivamente
fondendo i due file. Vengono visualizzate due linee (quella originale e quella
proposta nell'aggiornamento) e la richiesta sul da farsi tra uno dei seguenti
comandi:
Codice 2.4: Comandi disponibili per la fusione interattiva |
ed: Edit then use both versions, each decorated with a header.
eb: Edit then use both versions.
el: Edit then use the left version.
er: Edit then use the right version.
e: Edit a new version.
l: Use the left version.
r: Use the right version.
s: Silently include common lines.
v: Verbosely include common lines.
q: Quit.
|
Una volta terminato l'aggiornamento dei file di configurazione importanti,
si può procedere all'aggiornamento automatico dei restanti file,
etc-update terminerà la sua esecuzione quando non ci saranno più file
di configurazione da aggiornare.
4.c. quickpkg
Con quickpkg si possono creare archivi di pacchetti che sono già
installati sul sistema. Questi archivi possono essere usati come pacchetti
precompilati. L'uso di quickpkg è estremamente semplice, basta aggiungere
i nomi dei pacchetti che si vuole archiviare.
Per esempio, se si vogliono archiviare curl, arts e
procps:
Codice 3.1: Esempio dell'uso di quickpkg |
# quickpkg curl arts procps
|
I pacchetti precompilati vengono memorizzati in $PKGDIR/All
(/usr/portage/packages/All di default). Link simbolici che puntano
a questi pacchetti sono posti in $PKGDIR/<category>.
5. Separarsi dalla collezione di software originale
5.a. Usare un Portage Tree Subset
Escludere pacchetti e/o categorie
Si possono selettivamente aggiornare certe categorie/pacchetti ed ignorarne
altre/i facendo in modo che rsync escluda categorie/pacchetti durante la
fase di emerge --sync.
Occorre definire il nome del file che contiene i pacchetti o le categorie da
escludere nella variabile --exclude-from in
/etc/make.conf.
Codice 1.1: Definizione del file di esclusione in /etc/make.conf |
PORTAGE_RSYNC_EXTRA_OPTS="--exclude-from=/etc/portage/rsync_excludes"
|
Codice 1.2: Escludere tutti i giochi in /etc/portage/rsync_excludes |
games-*/*
|
Si noti comunque che questo può portare ad avere problemi di dipendenze nuove,
aggiornando pacchetti che potrebbero dipendere da pacchetti nuovi ma esclusi.
5.b. Aggiungere ebuild non ufficiali
Definizione di una propria directory Portage
Il Portage può usare ebuild che non sono disponibili attraverso l'albero
ufficiale. Per far questo, si può creare una nuova directory (per esempio
/usr/local/portage) entro la quale memorizzare gli ebuild di terze
parti usando la stessa struttura delle directory dell'albero del Portage.
Si definisce quindi la variabile PORTDIR_OVERLAY in /etc/make.conf
affinché punti alla directory creata precedentemente. Usando Portage dopo queste
modifiche, si potranno usare questi nuovi ebuild senza che vengano rimossi o
sovrascritti da un nuovo emerge --sync.
Lavorare con diversi overlay
Per gli utenti che sviluppano su diversi strati, testano pacchetti prima di
porli nell'albero di Portage o vogliono semplicemente usare ebuild non ufficiali
di varie sorgenti, il pacchetto app-portage/gentoolkit-dev fornisce
gensync, uno strumento che aiuta a mantenere aggiornati gli overlay
repository.
Con gensync si possono aggiornate tutti i repository in una volta sola o
selezionare solo alcuni di essi. Ogni repository dovrebbe avere un file
.syncsource nella directory di configurazione
/etc/gensync/ che contiene l'ubicazione del repository, il nome,
l'ID, ecc.
Si supponga di avere due repository aggiuntivi chiamati java (per lo
sviluppo di ebuild java) e entapps (per le applicazioni sviluppate per la
propria azienda), si potranno aggiornare nel seguente modo:
Codice 2.1: Usare gensync per aggiornare alcuni repository |
# gensync java entapps
|
5.c. Software non mantenuto dal Portage
Usare il Portage con software proprietario
In alcuni casi si può voler configurare, installare e manutenere software
proprietario senza dover automatizzare il processo del Portage anche se Portage
può provvedere il titolo software. Casi conosciuti sono sorgenti del kernel e
driver nvidia. Si può configurare Portage in modo tale che sappia che certi
pacchetti sono stati installati manualmente nel sistema. Questo processo è
chiamato injecting ed è supportato dal Portage attraverso il file
/etc/portage/profile/package.provided.
Per esempio, per informare il Portage che gentoo-sources-2.6.11.6 è stato
installato manualmente, aggiungere la seguente linea a
/etc/portage/profile/package.provided:
Codice 3.1: Esempio di linea per package.provided |
sys-kernel/gentoo-sources-2.6.11.6
|
6. L'applicativo Ebuild
D. Configurazione di rete di Gentoo
1. Configurazione comune
1.a. Iniziare
Nota:
Questo documento assume che il kernel e i suoi moduli per l'hardware siano stati
configurati correttamente e che si conosca il nome della propria interfaccia
hardware. Si assume inoltre di voler configurare eth0, ma potrebbe
essere anche eth1, wlan0, ecc.
|
Nota:
Questo documento richiede l'esecuzione di baselayout-1.11.11 o versioni
successive.
|
Per iniziare la configurazione della scheda di rete, si deve far conoscere
quest'ultima al sistema Gentoo RC, tramite la creazione di un collegamento
simbolico da net.lo a net.eth0 in
/etc/init.d.
Codice 1.1: Collegamento simbolico di net.eth0 a net.lo |
# cd /etc/init.d
# ln -s net.lo net.eth0
|
Ora il sistema Gentoo RC conosce questa interfaccia, ma deve anche sapere come
configurarla. Tutte le interfacce di rete sono configurate in
/etc/conf.d/net. Segue un esempio di configurazione per DHCP e
indirizzi statici.
Codice 1.2: Esempi per /etc/conf.d/net |
config_eth0=( "dhcp" )
config_eth0=( "192.168.0.7/24" )
routes_eth0=( "default via 192.168.0.1" )
config_eth0=( "192.168.0.7 netmask 255.255.255.0" )
routes_eth0=( "default via 192.168.0.1" )
|
Nota:
Se non si specifica una configurazione per l'interfaccia, viene automaticamente
utilizzato DHCP.
|
Nota:
CIDR significa Classless InterDomain Routing. In origine, gli indirizzi IPv4
erano classificati come A, B, o C. Questo sistema di classificazione non
prevedeva la grande popolarità di Internet, e rischia di rimanere a corto di
nuovi indirizzi univoci. CIDR è uno schema di indirizzamento che permette ad un
indirizzo IP di designare molti indirizzi IP. Un indirizzo CIDR IP assomiglia ad
un indirizzo IP normale tranne per il fatto che finisce con uno slash seguito da
un numero; per esempio, 192.168.0.0/16. CIDR è descritto in
RFC 1519.
|
Ora che l'interfaccia è stata configurata, si può avviarla e fermarla con i
comandi seguenti.
Codice 1.3: Avviare e fermare gli script di rete |
# /etc/init.d/net.eth0 start
# /etc/init.d/net.eth0 stop
|
Importante:
Quando si hanno problemi con la rete, è raccomandato impostare
RC_VERBOSE="yes" in /etc/conf.d/rc in modo da ottenere
maggiori informazioni su quello che succede.
|
Ora che l'interfaccia di rete è stata avviata e fermata con successo, è
consigliabile farla partire durante l'avvio di Gentoo, utilizzando i comandi
seguenti. L'ultimo comando "rc" dice a Gentoo di avviare qualsiasi script nel
runlevel attuale che non è ancora stato avviato.
Codice 1.4: Configurare una interfaccia di rete che si carica al boot |
# rc-update add net.eth0 default
# rc
|
2. Configurazione Avanzata
2.a. Configurazione avanzata
La variabile config_eth0 è il cuore della configurazione di
un'interfaccia, ed è composta da un elenco di istruzioni di alto livello per la
sua configurazione (in questo caso l'interfaccia è eth0). Ogni comando di
questo elenco è effettuato sequenzialmente, e l'interfaccia viene
considerata funzionante se almeno un comando viene eseguito con successo.
Ecco un elenco delle istruzioni integrate.
| Comando |
Descrizione |
| null |
Non fa niente |
| noop |
Se l'interfaccia è attiva e c'è un indirizzo, chiude la configurazione con
successo
|
| un indirizzo IPv4 o IPv6 |
Aggiunge l'indirizzo dell'interfaccia |
|
dhcp, adsl o apipa (o un comando personalizzato da un
modulo di terze parti)
|
Esegue il modulo fornito dal comando. Per esempio dhcp esegue un
modulo che fornisce dhcp, il quale può essere uno tra dhcpcd,
dhclient o pump.
|
Se un comando non funziona, si può specificare un comando di riserva. Questo
deve corrispondere con esattezza alla struttura di configurazione.
Si possono unire insieme questi comandi. Ecco alcuni esempi reali:
Codice 1.1: Esempi di configurazione |
config_eth0=(
"192.168.0.2/24"
"192.168.0.3/24"
"192.168.0.4/24"
)
config_eth0=(
"192.168.0.2/24"
"4321:0:1:2:3:4:567:89ab"
"4321:0:1:2:3:4:567:89ac"
)
config_eth0=(
"noop"
"dhcp"
)
fallback_eth0=(
"null"
"apipa"
)
|
Nota:
Quando si usa il modulo ifconfig e si aggiunge più di un indirizzo, per
ogni ulteriore indirizzo vengono creati degli alias di interfaccia. Con gli
esempi precedenti, si ottengono le interfacce eth0, eth0:1 e
eth0:2. Non si può fare niente di speciale con queste interfacce poichè
il kernel e gli altri programmi trattano eth0:1 e eth0:2 come
eth0.
|
Importante:
L'ordine dei comandi di riserva è importante! Se non si specifica l'opzione
null allora il comando apipa si esegue solo se fallisce il comando
noop.
|
Nota:
APIPA e
DHCP sono discussi più avanti.
|
2.b. Dipendenze di rete
Gli script di inizializzazione in /etc/init.d possono dipendere da
una specifica interfaccia di rete o da net. net può essere definita in
/etc/conf.d/rc e può voler significare diverse cose grazie alla
variabile RC_NET_STRICT_CHECKING.
| Valore |
Descrizione |
| none |
Il servizio net è sempre considerato attivo |
| no |
Significa che almeno un servizio net.* oltre a
net.lo deve essere attivo. Può essere usato dagli utenti con
notebook che usano la rete WIFI e una schede di rete statica e ne vogliono
solamente una attiva in qualsiasi momento per considerare come attivo il
servizio net.
|
| lo |
È lo stesso di no, ma viene preso in considerazione anche
net.lo. Dovrebbe essere utile alle persone che non danno peso
a quale specifica interfaccia venga attivata durante l'avvio.
|
| yes |
TUTTE le interfacce di rete DEVONO essere attive affinchè il servizio
net sia considerato attivo.
|
Ma che succede se net.br0 dipende da net.eth0 e
net.eth1? net.eth1 potrebbe essere un dispositivo
wireless o ppp che deve essere configurato prima che sia aggiunto al bridge. Non
può essere fatto in /etc/init.d/net.br0 poichè questo è un
collegamento simbolico a net.lo
La risposta corretta è quella di usare la funzione depend() in
/etc/conf.d/net
Codice 2.1: Dipendenza net.br0 in /etc/conf.d/net |
depend_br0() {
need net.eth0 net.eth1
}
|
Per una discussione più dettagliata sulla dipendenza, consultare la sezione
Scrivere Init Script nel
Manuale Gentoo.
2.c. Nomi di variabili e valori
I nomi delle variabili sono dinamici. Di solito seguono la struttura
variable_${interface|mac|essid|apmac}. Per esempio, la variabile
dhcpcd_eth0 contiene il valore per le opzioni dhcpcd per eth0 e
dhcpcd_essid contiene il valore per le opzioni dhcpcd quando una
interfaccia si connette a essid "essid".
Non c'è nessuna regola che dice che i nomi delle interfacce debbano essere ethx.
Molte interfacce wireless hanno nomi come wlanx, rax e anche ethx. Alcune
interfacce definite dagli utenti, come i bridge, possono avere qualsiasi nome,
per esempio foo. Per rendere il tutto più interessante, gli Access Point
Wireless possono avere nomi che contengono caratteri alfa numerici - questo è
importante perchè si possono configurare i parametri di rete per ESSID.
Gentoo usa variabili bash per la rete - e bash non può usare altro che caratteri
alfanumerici inglesi. Per ovviare a questa limitazione si cambia ogni carattere
non alfanumerico inglese nel carattere _
Altro problema con bash, è il contenuto delle variabili - alcuni caratteri hanno
bisogno di essere specificati in modo particolare. Si risolve mettendo un
\ all'inizio di questi. I seguenti caratteri devono essere specificati in
modo particolare: ", ' e \.
In questo esempio si usa wireless ESSID poichè contiene un vasto numero di
caratteri. Si usa il ESSID My "\ NET:
Codice 3.1: Esempio di nomi di variabili |
dns_domain_My____NET="My \"\\ NET"
|
3. Impostazioni modulari
3.a. Moduli di rete
Attualmente vengono supportati gli script di rete modulari, il che significa che
si può aggiungere il supporto per nuovi tipi di interfaccia e moduli di
configurazione mantenendo allo stesso tempo la compatibilità con quelli
esistenti.
I moduli vengono caricati in modo predefinito se il pacchetto che essi
necessitano è installato. Se si specifica un modulo che non ha installato il suo
pacchetto, si ottiene un errore che avvisa quale pacchetto necessita di essere
installato. Idealmente, le impostazioni per i moduli sono da usare solamente
quando si hanno due o più pacchetti installati che forniscono lo stesso servizio
e si deve preferire uno rispetto ad un altro.
Nota:
Tutte le impostazioni discusse, sono in /etc/conf.d/net, dove non
diversamente specificato.
|
Codice 1.1: Preferenza dei moduli |
modules=( "iproute2" )
modules_eth0=( "pump" )
modules=( "!iwconfig" )
|
3.b. Utilità di configurazione delle interfacce
Sono fornite due utilità di configurazione delle interfacce: ifconfig e
iproute2. C'è bisogno di una di esse per fare qualsiasi tipo di
configurazione di rete.
ifconfig è la scelta predefinita di Gentoo ed è incluso nel profilo di
sistema. iproute2 è un pacchetto più potente e flessibile, ma non è
incluso in modo predefinito.
Codice 2.1: Installare iproute2 |
# emerge sys-apps/iproute2
modules=( "iproute2" )
|
Poichè ifconfig e iproute2 fanno un lavoro molto simile, viene
permesso che le loro configurazioni di base funzionino l'una con l'altra. Per
esempio entrambi i codici funzionano a prescindere dal modulo che si sta usando.
Codice 2.2: Esempi di ifconfig e iproute2 |
config_eth0=( "192.168.0.2/24" )
config_eth0=( "192.168.0.2 netmask 255.255.255.0" )
config_eth0=( "192.168.0.2/24 brd 192.168.0.255" )
config_eth0=( "192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.0.255" )
|
3.c. DHCP
DHCP è la possibilità di ottenere informazioni di rete (indirizzo IP, server
DNS, Gateway, ecc.) da un server DHCP. Ciò significa che se c'è un server DHCP
funzionante sulla rete, basta dire ad ogni client di usare DHCP in modo da
fargli impostare la rete da sè. Bisogna configurare altre cose come wireless,
ppp o altre se sono richieste, prima di usare DHCP.
DHCP può essere fornito da dhclient, dhcpcd, o pump. Ogni
modulo DHCP ha i suoi pro e i suoi contro, eccone un breve riassunto.
| Modulo DHCP |
Pacchetto |
Pro |
Contro |
| dhclient |
net-misc/dhcp |
Fatto da ISC, gli stessi che fanno il software BIND DNS. Altamente
configurabile
|
La configurazione è complessa, il software è enorme, non si possono
ottenere server NTP da DHCP, non invia l'hostname in modo predefinito
|
| dhcpcd |
net-misc/dhcpcd |
Da tanto tempo scelta predefinita di Gentoo, nessuna dipendenza da strumenti
esterni, attivamente sviluppato da Gentoo
|
Può essere lento, non può essere ancora eseguito come demone quando il lease
è infinito
|
| pump |
net-misc/pump |
Leggero, nessuna dipendenza da altri strumenti
|
Non è più mantenuto dagli sviluppatori originali, non sicuro, specialmente
su alcuni modem, non si possono ottenere server NIS da DHCP
|
Se si ha installato più di un client DHCP, bisogna specificare quale usare,
altrimenti la scelta predefinita sarà dhcpcd, se disponibile.
Per passare opzioni specifiche al modulo dhcp, usare module_eth0="..."
(cambiare module con il module DHCP che si sta usando, es.
dhcpcd_eth0)
L'obiettivo è quello di rendere DHCP più semplice, perciò vengono supportati i
seguenti comandi usando la variabile dhcp_eth0. L'impostazione
predefinita è non impostare nessuna di queste.
-
release - rilascia l'indirizzo IP per ri-usarlo
-
nodns - non sovrascrivere /etc/resolv.conf
-
nontp - non sovrascrivere /etc/ntp.conf
-
nonis - non sovrascrivere /etc/yp.conf
Codice 3.1: Esempio di configurazione DHCP in /etc/conf.d/net |
modules=( "dhcpcd" )
config_eth0=( "dhcp" )
dhcpcd_eth0="-t 10"
dhcp_eth0="release nodns nontp nonis"
|
Nota:
dhcpcd e pump inviano l'attuale hostname al server DHCP
predefinito, in questo modo non occorre più specificarlo.
|
3.d. ADSL con PPPoe/PPPoA
Prima bisogna installare il software ADSL.
Codice 4.1: Installare il pacchetto ppp |
# emerge net-dialup/ppp
|
Nota:
Se c'è la necessità di utilizzare PPPoA, assicurarsi di usare
>=baselayout-1.12.x.
|
Poi, creare lo script net per PPP e quello per l'interfaccia di rete usata da
PPP.
Codice 4.2: Creare gli script PPP e ethernet |
# ln -s /etc/init.d/net.lo /etc/init.d/net.ppp0
# ln -s /etc/init.d/net.lo /etc/init.d/net.eth0
|
Assicurarsi di impostare RC_NET_STRICT_CHECKING="yes" in
/etc/conf.d/rc.
Ora bisogna configurare /etc/conf.d/net.
Codice 4.3: Una configurazione base per PPPoe |
config_eth0=( null )
config_ppp0=( "ppp" )
link_ppp0="eth0"
plugins_ppp0=( "pppoe" )
username_ppp0='user'
password_ppp0='password'
pppd_ppp0=(
"noauth"
"defaultroute"
"usepeerdns"
"holdoff 3"
"child-timeout 60"
"lcp-echo-interval 15"
"lcp-echo-failure 3"
noaccomp noccp nobsdcomp nodeflate nopcomp novj novjccomp
)
depend_ppp0() {
need net.eth0
}
|
La password può essere anche impostata in /etc/ppp/pap-secrets.
Codice 4.4: Esempio /etc/ppp/pap-secrets |
"username" * "password"
|
Se si utilizza PPPoE con un modem USB bisogna installare br2684ctl. Si
prega di leggere
/usr/portage/net-dialup/speedtouch-usb/files/README per ottenere
informazioni su come configurarlo adeguatamente.
Importante:
Leggere attentamente le sezioni su ADSL e PPP in
/etc/conf.d/net.example. Questo file contiene un gran numero di
spiegazioni dettagliate riguardo a tutte le impostazioni per la propria
configurazione particolare di PPP.
|
3.e. APIPA (Automatic Private IP Addressing)
APIPA cerca di trovare un indirizzo libero tra 169.254.0.0-169.254.255.255 con
un arping di un indirizzo casuale, incluso nella gamma di indirizzi
summenzionati, sull'interfaccia. Se non c'è nessuna risposta allora si assegna
questo indirizzo all'interfaccia.
L'uso di APIPA è utile per le LAN in cui non c'è nessun server DHCP e non ci si
connette direttamente a Internet e tutti gli altri computer utilizzano APIPA.
Per il supporto ad APIPA installare net-misc/iputils o
net-analyzer/arping.
Codice 5.1: Configurazione di APIPA in /etc/conf.d/net |
config_eth0=( "dhcp" )
fallback_eth0=( "apipa" )
config_eth0=( "apipa" )
|
3.f. Bonding
Per poter effettuare il bonding/trunking (ndT: unione/aggregazione) di
collegamenti installare net-misc/ifenslave.
Il bonding è usato per aumentare la larghezza di banda della rete. Se si hanno
due schede di rete sulla stessa rete, si possono collegare insieme in modo che
le applicazioni vedano una sola interfaccia ma in realtà utilizzino entrambe
le due schede di rete.
Codice 6.1: Configurazione per il bonding in /etc/conf.d/net |
slaves_bond0="eth0 eth1 eth2"
config_bond0=( "null" )
depend_bond0() {
need net.eth0 net.eth1 net.eth2
}
|
3.g. Bridging (supporto 802.1d)
Per il supporto al "bridging" installare net-misc/bridge-utils
Il bridging è usato per collegare insieme delle reti. Per esempio, si ha un
server che si connette a Internet con un modem ADSL e una scheda wireless access
che permette a altri computer di connettersi a Internet con il modem ADSL. Si
può creare un "bridge" (ponte) per unire le due interfacce.
Codice 7.1: Configurazione per il bridge in /etc/conf.d/net |
brctl_br0=( "setfd 0" "sethello 0" "stp off" )
bridge_br0="eth0 eth1"
config_eth0=( "null" )
config_eth1=( "null" )
config_br0=( "192.168.0.1/24" )
depend_br0() {
need net.eth0 net.eth1
}
|
Importante:
Per usare alcune impostazioni per il bridge di rete, è consigliabile consultare
la documentazione riguardante i nomi di variabili
|
3.h. Indirizzo MAC (MAC Address)
Non occorre installare niente per cambiare l'indirizzo MAC di una interfaccia
se si utilizza sys-apps/baselayout-1.11.14 o superiore e si desidera
cambiarlo in un indirizzo MAC specifico. Tuttavia, se lo si vuole cambiare con
un indirizzo MAC a caso o si ha una versione di baselayout più vecchia rispetto
a quella appena nominata, allora per potere fare uso di questa caratteristica
bisogna installare net-analyzer/macchanger.
Codice 8.1: Esempio di cambio di un Indirizzo MAC |
mac_eth0="00:11:22:33:44:55"
mac_eth0="random-ending"
mac_eth0="random-samekind"
mac_eth0="random-anykind"
mac_eth0="random-full"
|
3.i. Tunnelling
Non occorre installare niente per il tunnelling in quanto il gestore
dell'interfaccia lo fa già da sè.
Codice 9.1: Configurazione per il tunnelling in /etc/conf.d/net |
iptunnel_vpn0="mode gre remote 207.170.82.1 key 0xffffffff ttl 255"
iptunnel_vpn0="mode ipip remote 207.170.82.2 ttl 255"
config_vpn0=( "192.168.0.2 peer 192.168.1.1" )
|
3.j. VLAN (supporto 802.1q)
Per il supporto alle VLAN installare net-misc/vconfig.
Virtual LAN è un gruppo di dispositivi di rete che si comportano come se fossero
connessi ad un singolo segmento di rete, anche se realmente non lo sono. I
membri della VLAN possono solo vedere i membri della stessa VLAN anche se
potrebbero condividere la stessa rete.
Codice 10.1: Configurazione per la VLAN in /etc/conf.d/net |
vlans_eth0="1 2"
vconfig_eth0=( "set_name_type VLAN_PLUS_VID_NO_PAD" )
vconfig_vlan1=( "set_flag 1" "set_egress_map 2 6" )
config_vlan1=( "172.16.3.1 netmask 255.255.254.0" )
config_vlan2=( "172.16.2.1 netmask 255.255.254.0" )
|
Importante:
Per usare alcune impostazioni di VLAN, è consigliabile consultare la
documentazione relativa ai nomi di
variabili.
|
4. Reti Wireless
4.a. Introduzione
Attualmente si supporta l'installazione wireless sia con wireless-tools
sia con wpa_supplicant. La cosa importante è ricordare che si configura
per reti wireless su basi globali e non su basi di interfaccia.
wpa_supplicant è la scelta migliore, ma non supporta tutti i driver. Per
un elenco di tutti i driver supportati, leggere il sito di
wpa_supplicant. Inoltre, wpa_supplicant attualmente può essere
connesso solamente al SSID che si è configurato.
wireless-tools supporta quasi tutte le schede e i driver, ma non può
connettersi ad Access Point configurati solamente con WPA.
Avvertenza:
Il driver linux-wlan-ng non è supportato ancora da baselayout. Questo
perchè linux-wlan-ng ha la propria installazione e configurazione che è
differente da quella di tutti gli altri. Gli sviluppatori di
linux-wlan-ng sembra vogliano cambiare le impostazioni a
wireless-tools - quando accadrà si potrà usare linux-wlan-ng con
baselayout.
|
4.b. WPA Supplicant
WPA Supplicant è un
pacchetto che permette di connettersi ad access point WPA abilitati. La sua
installazione non è fluida poichè è ancora in beta - ma comunque funziona bene.
Codice 2.1: Installare wpa_supplicant |
# emerge net-wireless/wpa_supplicant
|
Importante:
Bisogna avere abilitato CONFIG_PACKET nel kernel per fare funzionare
wpa_supplicant.
|
Configurare /etc/conf.d/net, per specificare l'utilizzo preferito
di wpa_supplicant rispetto a wireless-tools (se entrambi sono
installati, wireless-tools è quello predefinito).
Codice 2.2: Configurazione di /etc/conf.d/net per wpa_supplicant |
modules=( "wpa_supplicant" )
wpa_supplicant_eth0="-Dmadwifi"
|
Nota:
Se si sta usando il driver host-ap si deve mettere la scheda in Managed
mode prima di usarla con wpa_supplicant. Per ottenere ciò, si può
usare iwconfig_eth0="mode managed" in /etc/conf.d/net.
|
Semplice vero? Tuttavia c'è ancora da configurare wpa_supplicant che
risulta essere un po' più difficile in base alla tipo di configurazione di
sicurezza degli Access Point a cui si sta cercando di connettere. L'esempio
seguente è preso e semplificato da
/usr/share/doc/wpa_supplicant-<versione>/wpa_supplicant.conf.gz
il quale viene fornito insieme a wpa_supplicant.
Codice 2.3: Un esempio di /etc/wpa_supplicant/wpa_supplicant.conf |
ctrl_interface=/var/run/wpa_supplicant
ctrl_interface_group=0
ap_scan=1
network={
ssid="simple"
psk="very secret passphrase"
priority=5
}
network={
ssid="second ssid"
scan_ssid=1
psk="very secret passphrase"
priority=2
}
network={
ssid="example"
proto=WPA
key_mgmt=WPA-PSK
pairwise=CCMP TKIP
group=CCMP TKIP WEP104 WEP40
psk=06b4be19da289f475aa46a33cb793029d4ab3db7a23ee92382eb0106c72ac7bb
priority=2
}
network={
ssid="plaintext-test"
key_mgmt=NONE
}
network={
ssid="static-wep-test"
key_mgmt=NONE
wep_key0="abcde"
wep_key1=0102030405
wep_key2="1234567890123"
wep_tx_keyidx=0
priority=5
}
network={
ssid="static-wep-test2"
key_mgmt=NONE
wep_key0="abcde"
wep_key1=0102030405
wep_key2="1234567890123"
wep_tx_keyidx=0
priority=5
auth_alg=SHARED
}
network={
ssid="test adhoc"
mode=1
proto=WPA
key_mgmt=WPA-NONE
pairwise=NONE
group=TKIP
psk="secret passphrase"
}
|
4.c. Wireless Tools
Impostazione iniziale e Managed Mode
Wireless Tools forniscono un modo generico di configurare le interfacce
wireless di base fino al livello di sicurezza WEP. Sebbene WEP sia un metodo di
sicurezza debole, è anche quello prevalente.
La configurazione di Wireless Tools è controllata da poche variabili principali.
L'esempio di configurazione seguente dovrebbe descrivere tutto il necessario.
Una cosa da tenere in mente è che nessuna configurazione significa "connesso al
più forte non criptato Access Point" - si cerca e ci si connette sempre a
qualcosa.
Codice 3.1: Installare wireless-tools |
# emerge net-wireless/wireless-tools
|
Nota:
Si possono mettere le impostazioni wireless in
/etc/conf.d/wireless, ma questa guida raccomanda di metterle in
/etc/conf.d/net.
|
Importante:
Si deve consultare la guida
nomi di variabili.
|
Codice 3.2: Esempio di impostazione iwconfig in /etc/conf.d/net |
modules=( "iwconfig" )
key_ESSID1="[1] s:tuachiavequi key [1] enc open"
key_ESSID2="[1] aaaa-bbbb-cccc-dd key [1] enc restricted"
preferred_aps=( "ESSID1" "ESSID2" )
|
Regole personalizzate per la selezione degli Access Point
Si possono aggiungere alcune opzioni extra per raffinare la selezione degli
Access Point, ma normalmente non sono richieste.
Si può decidere se ci si connette solo a Access Point preferiti o no. Come
regola predefinita se ogni configurazione fallisce e ci si può connettere a un
Access Point non criptato allora va bene. Questo può essere controllato dalla
variabile associate_order. Ecco una tabella di valori e come essi
controllano questo aspetto.
| Valore |
Descrizione |
| any |
Comportamento predefinito |
| preferredonly |
Ci si connette solo ad AP visibili nell'elenco preferito |
| forcepreferred |
Ci si connette ad AP nell'ordine preferito se non sono stati trovati in una
scansione
|
| forcepreferredonly |
Non fa la scansione per gli AP, invece cerca di connettere a ognuno di
essi in ordine
|
| forceany |
Uguale a forcepreferred, in più si connette ad ogni altro AP
disponibile
|
Infine sono disponibili alcune selezioni blacklist_aps e
unique_ap. blacklist_aps funziona in modo simile a
preferred_aps. unique_ap è un valore yes o no che
dice se una seconda interfaccia wireless può connettersi allo stesso Access
Point come la prima interfaccia.
Codice 3.3: Esempio di blacklist_aps e unique_ap |
blacklist_aps=( "ESSID3" "ESSID4" )
unique_ap="yes"
|
Modi Ad-Hoc e Master
Si può volere una impostazione Ad-Hoc se non si riesce a connettere a un Access
Point con la modalità "managed".
Codice 3.4: Tornare al modo ad-hoc |
adhoc_essid_eth0="This Adhoc Node"
|
C'è una configurazione apposita per connettersi a reti Ad-Hoc o funzionare in
modo Master per trasformarsi in un Access Point, ricordarsi comunque di
specificare le chiavi WEP come mostrato in precedenza.
Codice 3.5: Esempio di configurazione ad-hoc/master |
mode_eth0="ad-hoc"
essid_eth0="This Adhoc Node"
channel_eth0="9"
|
Importante:
L'esempio precedente è preso dalla documentazione BSD che si trova nella
documentazione NetBSD. Sono possibili 14 canali; i canali 1-11 sono legali
per il Nord America, canali 1-13 per la maggior parte dell'Europa, canali 10-13
per la Francia, e solo il canale 14 per il Giappone. Per ulteriori chiarimenti
si rimanda alla documentazione della propria scheda o dell'access point.
Assicurarsi che il canale selezionato sia lo stesso canale dell'access point (o
dell'altra scheda in una rete ad-hoc). L'impostazione predefinita per le schede
vendute in Nord America e nella maggior parte dell'Europa è 3, quella
predefinita per le schede vendute in Francia è 11, e quella predefinita per le
schede vendute in Giappone è 14.
|
Risoluzione di problemi con Wireless Tools
Ci sono alcune variabili che possono aiutare a far funzionare la propria rete
wireless, conseguentemente a problemi di driver o di ambiente. Ecco una tabella
contenente altre opzioni che si possono provare.
| Variabile |
Valore predefinito |
Descrizione |
| iwconfig_eth0 |
|
Vedere la pagina man di iwconfig per dettagli su cosa è possibile indicare
a iwconfig
|
| iwpriv_eth0 |
|
Vedere la pagina man di iwpriv per dettagli su cosa è possibile indicare a
iwpriv
|
| sleep_scan_eth0 |
0 |
Il numero di secondi che aspetta prima di fare la scansione. E' necessario
quando il driver/firmware ha bisogno di più tempo per attivarsi prima che
possa essere usato.
|
| sleep_associate_eth0 |
5 |
Il numero di secondi che aspetta l'interfaccia per associarsi con l'Access
Point prima di spostarsi al prossimo
|
| associate_test_eth0 |
MAC |
Alcuni driver non resettano l'indirizzo MAC associato con uno invalido
quando perdono o cercano di effettuare un'associazione. Alcuni driver non
resettano il livello di qualità quando perdono o cercano di effettuare
un'associazione. Impostazioni valide sono MAC, quality e
all.
|
| scan_mode_eth0 |
|
Alcuni driver devono fare la scansione nel modo ad-hoc, così se questa
fallisce cercano di impostare ad-hoc qui
|
| iwpriv_scan_pre_eth0 |
|
Manda alcuni comandi iwpriv all'interfaccia prima della scansione.
Vedere la pagina man di iwpriv per altre informazioni
|
| iwpriv_scan_post_eth0 |
|
Manda alcuni comandi iwpriv alla interfaccia dopo la scansione.
Vedere la pagina man di iwpriv per altre informazioni
|
4.d. Definire la configurazione di rete per ESSID
Qualche volta quando ci si connette a ESSID1 si deve avere un IP statico
e quando ci si connette a ESSID2 si deve avere DHCP. La maggior parte
delle variabili dei moduli possono essere definite per ESSID. Ecco come farlo.
Nota:
Funzionano se si usa WPA Supplicant o Wireless Tools.
|
Importante:
Si deve consultare la guida
nomi di variabili.
|
Codice 4.1: Sovrapporre le impostazioni di rete per ESSID |
config_ESSID1=( "192.168.0.3/24 brd 192.168.0.255" )
routes_ESSID1=( "default via 192.168.0.1" )
config_ESSID2=( "dhcp" )
fallback_ESSID2=( "192.168.3.4/24" )
fallback_route_ESSID2=( "default via 192.168.3.1" )
dns_servers_ESSID1=( "192.168.0.1" "192.168.0.2" )
dns_domain_ESSID1="some.domain"
dns_search_domains_ESSID1="search.this.domain search.that.domain"
config_001122334455=( "dhcp" )
dhcpcd_001122334455="-t 10"
dns_servers_001122334455=( "192.168.0.1" "192.168.0.2" )
|
5. Ulteriori funzionalità
5.a. Funzioni di hook (intercettazioni) standard
Possono essere definite quattro funzioni, che sono chiamate in prossimità delle
operazioni di avvio/chiusura. Le funzioni sono chiamate con il
nome dell'interfaccia in modo che una funzione possa controllare adattatori
multipli.
I valori di ritorno per le funzioni preup e predown dovrebbero
essere 0 (successo) per indicare che la configurazione o la deconfigurazione
dell'interfaccia può continuare. Se preup ritorna con un valore diverso
da zero, allora la configurazione dell'interfaccia viene chiusa. Se
predown ritorna con un valore diverso da zero, allora all'interfaccia non
viene permesso di continuare la deconfigurazione.
I valori di ritorno per le funzioni postup e postdown sono
ignorati poichè non c'è niente da fare se indicano un fallimento.
${IFACE} è impostata sull'interfaccia che viene portata sù/giù (up/down).
${IFVAR} è ${IFACE} convertita al nome della variabile che bash
permette.
Codice 1.1: Esempi di funzione pre/post up/down |
preup() {
if ethtool ${IFACE} | grep -q 'Link detected: no'; then
ewarn "No link on ${IFACE}, aborting configuration"
return 1
fi
return 0
}
predown() {
if is_net_fs /; then
eerror "root filesystem is network mounted -- can't stop ${IFACE}"
return 1
fi
return 0
}
postup() {
return 0
}
postdown() {
return 0
}
|
5.b. Funzioni di hook (intercettazioni) per "Wireless Tools"
Nota:
Non funziona con WPA Supplicant - ma le variabili ${ESSID} e
${ESSIDVAR} sono disponibili nella funzione postup()
|
Possono essere definite due funzioni, che sono chiamate in prossimità della
funzione associata. Le funzioni sono chiamate con il nome dell'interfaccia in
modo che una funzione possa controllare adattatori multipli.
I valori di ritorno per la funzione preassociate dovrebbero essere 0
(successo) per indicare che la configurazione o la deconfigurazione
dell'interfaccia può continuare. Se la preassociate ritorna un valore
diverso da zero, allora la configurazione dell'interfaccia viene chiusa.
Il valore di ritorno per la funzione postassociate è ignorato poichè
non c'è niente da fare se indica un fallimento.
${ESSID} è impostata all'esatto ESSID dell'AP con cui si è connessi.
${ESSIDVAR} è ${ESSID} convertita al nome della variabile che
bash permette.
Codice 2.1: Funzioni di associazione pre/post |
preassociate() {
local user pass
eval user=\"\$\{leap_user_${ESSIDVAR}\}\"
eval pass=\"\$\{leap_pass_${ESSIDVAR}\}\"
if [[ -n ${user} && -n ${pass} ]]; then
if [[ ! -x /opt/cisco/bin/leapscript ]]; then
eend "For LEAP support, please emerge net-misc/cisco-aironet-client-utils"
return 1
fi
einfo "Waiting for LEAP Authentication on \"${ESSID//\\\\//}\""
if /opt/cisco/bin/leapscript ${user} ${pass} | grep -q 'Login incorrect'; then
ewarn "Login Failed for ${user}"
return 1
fi
fi
return 0
}
postassociate() {
return 0
}
|
Nota:
${ESSID} e ${ESSIDVAR} non sono disponibili nelle funzioni
predown() e postdown()
|
6. Gestione della rete
6.a. Gestione di rete
Se si è sempre in movimento con il proprio computer, non sempre è disponibile un
cavo ethernet o un access point. Inoltre, se un cavo di rete viene inserito o
viene trovato un access point, si potrebbe desiderare che i propri servizi di
rete funzionino automaticamente.
Di seguito vengono elencati alcuni strumenti utili alla gestione della rete.
Nota:
Questo documento parla solo di ifplugd, ma ci sono alternative come
netplug. netplug è un'alternativa a ifplugd molto leggera,
ma dipende dal corretto funzionamento dei driver di rete del kernel, e molti
driver purtroppo non lo fanno.
|
6.b. ifplugd
ifplugd è un
demone che avvia e chiude le interfacce quando si inserisce o rimuove un cavo
ethernet. Può anche gestire la rilevazione associazioni agli Access Point o
quando dei nuovi Access Point entrano nel raggio di copertura.
Codice 2.1: Installare ifplugd |
# emerge sys-apps/ifplugd
|
La configurazione di ifplugd è molto semplice. Il file di configurazione è
/etc/conf.d/ifplugd. Eseguire man ifplugd per dettagli sulle
variabili disponibili. Inoltre vedere /etc/conf.d/net.example per
ulteriori esempi.
Codice 2.2: Configurazione d'esempio per ifplug |
ifplugd_eth0="..."
ifplugd_eth0="--api-mode=wlan"
|
In aggiunta alla gestione di connessioni di rete multiple, è possibile
aggiungere uno strumento che facilita il funzionamento con molteplici server
DNS e configurazioni; ciò è molto pratico se si riceve l'indirizzo IP tramite
DHCP. Per installarlo, effettuare l'emerge di openresolv.
Codice 2.3: Installare openresolv |
# emerge openresolv
|
Vedere man resolvconf per saperne di più riguardo alle sue
caratteristiche.
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