Manuale Gentoo Linux 2006.1 AMD64
Indice:
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Installazione di Gentoo
In questa parte si tratta dell'installazione di Gentoo su un sistema.
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A proposito dell'installazione di Gentoo
Gli utenti meno familiari con Gentoo Linux non sanno ancora che la scelta è
ciò che sta alla base di Gentoo.
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Avviare l'installazione con il LiveCD di installazione
Con il LiveCD di installazione si può avviare il sistema in un ambiente
funzionante, che permette di installare Gentoo.
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Procedura grafica di installazione
E' ora possibile utilizzare un'interfaccia grafica per l'installazione di
Gentoo. Tramite una semplice interfaccia è estremamente semplice impostare le
proprie preferenze ed avviare il processo.
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Procedura di installazione da console
E' anche possibile condurre l'installazione da console e configurando le
opzioni disponibili attraverso una serie di domande.
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Cosa fare adesso?
Il sistema Gentoo è pronto, e adesso?
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Lavorare con Gentoo
Si comincia a lavorare con Gentoo: installare software, impostare parametri,
cambiare il comportamento di portage ecc.
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Una introduzione di Portage
Questo capitolo spiega i semplici passi che un utente deve conoscere per
mantenere il software sul proprio sistema.
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Flag USE
Le flag USE sono un aspetto molto importante di Gentoo. In questo capitolo, si
spiega come lavorare con le flag USE e comprendere come queste interagiscono
con il sistema.
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Caratteristiche di Portage
Si scoprono le caratteristiche di Portage, tra le quali il supporto per le
compilazioni distribuite, ccache e altre.
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Initscripts
Gentoo usa un formato speciale di initscript che, tra le altre caratteristiche,
permette risoluzioni guidate delle dipendenze e initscript virtuali. Questo
capitolo spiega tutti questi aspetti e spiega come utilizzare questi script.
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Variabili di ambiente
Con Gentoo si possono controllare facilmente le variabili di ambiente per il
sistema. Questo capitolo spiega come farlo e descrive anche le variabili
utilizzate con maggior frequenza.
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Lavorare con Portage
"Lavorare con Portage" offre una completa panoramica di Portage, il sistema di
gestione dei pacchetti caratteristico di Gentoo.
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File e directory
Per conoscere bene le caratteristiche di Portage è necessario conoscere come
e dove conserva i propri dati e i propri file.
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Configurazione e variabili
Portage è completamente personalizzabile tramite diversi tipi di variabili che
possono essere impostate sia nel file di configurazione che nell'ambiente di
esecuzione.
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Combinare Software affidabile e non
Gentoo offre il software separato in diverse categorie, a seconda del livello
di stabilità per ciascuna architettura. Questo capitolo offre informazioni su
come personalizzare questa ripartizione e combinare software proveniente da
diverse categorie.
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Ulteriori strumenti di Portage
Portage comprende inoltre alcuni strumenti ulteriori in grado di agevolare
notevolmente l'uso di Gentoo. Il capitolo illustra l'utilizzo di dispatch-conf
e altri tool.
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Separarsi dalla collezione di software originale
Questo capitolo offre trucchi e suggerimenti su come utilizzare una collezione
di software personalizzata, sincronizzando solo alcune categorie, inserendo
pacchetti ed altro.
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Configurazione di rete di Gentoo
Una guida esaustiva alla configurazione di rete in Gentoo.
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Configurazione comune
La guida più rapida per far funzionare la propria connessione di rete nella
maggior parte dei casi.
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Configurazione Avanzata
La guida di riferimento per capire come funziona la configurazione, è un
prerequisito per capire le impostazioni modulari.
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Impostazioni modulari
Gentoo fornisce impostazioni di rete flessibili, dando la possibilità di
scegliere diversi client DHCP, impostare bonding, bridging, VLAN e altro.
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Reti Wireless
Le reti Wireless sono ancora per esperti, ma questa è una guida utile!
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Ulteriori funzionalità
Per gli esperti ecco le istruzioni per personalizzare l'infrastruttura di rete.
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Gestione della rete
Per i portatili o per chi cambia frequentemente rete.
A. Installazione di Gentoo
1. A proposito dell'installazione di Gentoo
1.a. Introduzione
Benvenuto
Innanzitutto un caldo benvenuto a Gentoo. Si sta per entrare nel
mondo delle possibilità e delle performance. Tutto Gentoo gira intorno alle
possibilità. Durante l'installazione di Gentoo questo concetto viene
chiarito più volte; è possibile scegliere quanto vogliate compilare
autonomamente, come installare Gentoo, che logger di sistema utilizzare, e
molto altro.
Gentoo è una veloce e moderna metadistribuzione con una architettura semplice e
flessibile. Gentoo è stata costruita con software libero e non nasconde agli
utenti i meccanismi che ne stanno alla base. Portage, il sistema di gestione
dei pacchetti utilizzato da Gentoo, è scritto in Python: è semplice
quindi esaminare e modificare il sorgente. Il sistema di pacchetti di
Gentoo è basato sui sorgenti, sebbene sia anche compreso il supporto per
precompilati, e la configurazione di Gentoo avviene tramite semplici
file di testo. In altre parole è tutto alla luce del sole.
E' molto importante comprendere che le possibilità sono ciò che
sta alla base di Gentoo. L'obiettivo è di non forzare mai l'utente
a qualcosa che non desidera, al contrario offrire tutte le possibilità di cui
si può avere bisogno. Nel caso si abbia un'impressione diversa è possibile
segnalarlo.
Struttura dell'installazione
Gentoo Linux propone due versione di un semplice applicativo di installazione.
Una, basata su GTK+, da utilizzare in ambiente grafico X e una basata su
finestre testuali per la console. Il Capitolo 3 del manuale tratta la versione
basata su GTK+, mentre il Capitolo 4 quella testuale.
All'interno del manuale a volte si presentano casi in cui è necessario
effettuare una scelta: viene quindi fatto il possibile per illustrare quali
siano i pro e i contro. La guida continua poi con una scelta di Default,
indentificata come "Default: " nel titolo. Le restanti possibilità
vengono indicate come "Alternative: ". La scelta di default in
generale non è quella raccomandata, è semplicemente quello che si
pensa che faccia la maggior parte degli utenti.
A volte può essere intrapreso un passo opzionale. In questo caso
il passo viene segnato come "Opzionale: " e non è dunque
indispensabile per l'installazione di Gentoo. In ogni caso alcuni
passi opzionali dipendono strettamente da decisioni prese in
precedenza. Viene quindi messa in luce la questione in tali occasioni, sia
prima che venga intrapresa la scelta, sia prima della descrizione
del passo opzionale.
A proposito delle opzioni
Si può installare Gentoo in molti modi differenti. Si può scaricare e installare
da uno dei CD di installazione, si può farlo da un'altra distribuzione già
esistente, da un CD bootabile (come Knoppix), da un ambiente avviato via rete,
da un floppy ecc.
Questo documento tratta dell'installazione tramite il CD di Installazione, un CD
bootabile, che contiene tutto ciò di cui si ha bisogno per installare ed
eseguire Gentoo Linux. Esistono due tipi di CD di Installazione, l'InstallCD e
il LiveCD di installazione. L'InstallCD è un ambiente essenziale che contiene
solo gli strumenti necessari per eseguire un'installazione. Il LiveCD di
installazione è un ambiente Gentoo Linux completo che può essere utilizzato per
diversi scopi, uno dei quali l'installazione. Il LiveCD non è ancora
disponibile per tutte le architetture. Se per la propria architettura non è
ancora disponibile un LiveCD nel documento viene fatto riferimento
all'InstallCD.
Con questo metodo non si utilizzano subito le ultime versioni dei pacchetti
disponibili; se si desidera questo altro metodo, si vedano le istruzioni di
installazione nel Manuale Gentoo
Linux.
Per istruzioni riguardanti altri approcci consultare la
Guida alternativa all'installazione.
E' inoltre disponibile una raccolta di suggerimenti che potrebbero
essere una lettura altrettanto utile. Nel caso queste istruzioni sembrassero
troppo complesse è possibile usare una guida più rapida disponibile nella pagina
della documentazione ufficiale, se la
propria architettura ha questo tipo di documento.
In caso di problemi
Se durante l'installazione o nella documentazione si trovassero
problemi è possibile controllare l'errata
corrige o il sistema di gestione dei
bug e, nel caso non fosse un problema già noto, segnalarlo per una rapida
soluzione. Non c'è motivo di temere la reazione degli sviluppatori a cui
vengono assegnati i bug: sono innocui.
Notare che, nonostante il presente documento sia specifico per ogni
architettura, non mancano riferimenti ad altre architetture. Questo avviene a
causa del fatto che diverse parti del manuale sono comuni a tutte le
architetture per evitare duplicazioni e problemi vari. L'intento è comunque
quello di limitare i riferimenti alle altre architetture per evitare
confusioni.
Se, nonostante l'attenta lettura del manuale, non è ben chiaro se il problema
riguardi un errore dell'utente, o un bug software, cosa effettivamente
plausibile nonostante i numerosi test, è possibile entrare nel canale #gentoo su
irc.freenode.net. Ovviamente si è sempre benvenuti!
Se ci fossero domande riguardanti Gentoo, è possibile consultare le Risposte frequenti, disponibili nella Documentazione Gentoo. E' possibile inoltre sfruttare le
FAQ disponibili
sui forum. Se ancora il dubbio
rimanesse irrisolto si può entrare in #gentoo su irc.freenode.net dove parecchi
esperti sono sempre disponibili.
1.b. Installazione rapida grazie alla Gentoo Reference Platform
Cos'è la Gentoo Reference Platform?
La Gentoo Reference Platform, d'ora in poi GRP, è un'insieme di pacchetti
precompilati che gli utenti possono utilizzare durante l'installazione di Gentoo
per velocizzare il processo. La GRP comprende praticamente tutti i pacchetti
necessari per ottenere un'installazione di Gentoo completamente funzionante. E
non solo sono disponibili i pacchetti necessari ad avere un'installazione di
base in poco tempo, ma anche tutti i pacchetti più voluminosi (come xorg-x11,
GNOME, OpenOffice e Mozilla).
Questi pacchetti però non vengono mantenuti nel corso dell'esistenza della
distribuzione Gentoo. Vengono semplicemente resi disponibili ad ogni rilascio
ufficiale di Gentoo e servono solo ad avere un'installazione funzionale in
breve. E' possibile aggiornare il proprio sistema in seguito senza dover
interrompere il proprio lavoro.
Come vengono gestiti i pacchetti GRP da Portage
Il proprio Portage Tree, cioè l'insieme delle proprie ebuild (che sono
file che contengono tutte le informazioni utili su un pacchetto, come la
descrizione, la homepage, gli URL dei sorgenti, le istruzioni di compilazione,
le dipendenze, etc), deve essere sincronizzato con il set GRP che si desidera
usare: le versioni delle ebuild e dei pacchetti GRP devono corrispondere.
Per questo motivo si può beneficiare dei pacchetti GRP forniti da Gentoo solo
quando si effettua questo metodo di installazione. GRP non è disponibile per
coloro che sono interessati ad installare con le ultime versioni dei pacchetti
disponibili.
Disponibilità dei GRP
Non tutte le architetture dispongono di pacchetti GRP. Questo non significa
che il sistema GRP non sia supportato in tali architetture ma solo
che non ci sono ancora le risorse necessarie per compilare e testare
i pacchetti.
Al momento sono disponibili i pacchetti GRP per le seguenti architetture:
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L'architettura amd64 (amd64)
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L'architettura ppc (ppc32, ppc64)
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L'architettura sparc (sparc64)
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L'architettura x86 (athlon, athlon-xp, athlon-mp, pentium-pro,
pentium2, pentium3, pentium4 e pentium-m). Nota: i pacchetti sono per i686
e sono disponibili sul LiveCD di installazione.
Se la propria architettura (o sottoarchitettura) non è tra quelle elencate, non
è possibile utilizzare i pacchetti GRP durante l'installazione.
L'introduzione termina qui, si può continuare con Avviare il LiveCD di Installazione/InstallCD.
2. Avviare l'installazione con il LiveCD di installazione
2.a. Richieste Hardware
Introduzione
Prima ancora di cominciare vengono elencate le richieste hardware necessarie
per installare Gentoo sulla propria macchina con il LiveCD di intallazione.
Richieste hardware
| CPU |
Tutte le AMD64 CPU * |
| Memoria |
128 MB |
| Spazio su disco |
1.5 GB (escluso lo spazio per swap) |
| Spazio per swap |
Almeno 256 MB |
2.b. Il LiveCD di installazione Gentoo Linux
Introduzione
Un LiveCD è un CD bootabile che contiene un ambiente Gentoo
autonomo. Consente di bootare Linux da CD. Durante il processo di boot viene
rilevato l'hardware e vengono caricati i relativi driver. I CD vengono
mantenuti dagli sviluppatori Gentoo.
Sono disponibili due CD di installazione:
-
Il LiveCD di installazione contiene tutto ciò di cui si ha bisogno
per installare Gentoo. Fornisce uno stage3 per le architetture comuni,
codici sorgenti per le applicazioni che si possono scegliere e le
istruzioni di installazione per la propria architettura.
-
Il CD di installazione Minimale contiene solo un ambiente minimale che
permette di avviare e configurare la rete per connettersi a Internet. Non
contiene ulteriori file e non può essere usato durante questo metodo di
installazione.
2.c. Scaricare, masterizzare e bootare il LiveCD di installazione
Gentoo Linux
Scaricare e masterizzare il LiveCD di installazione
Si possono scaricare i LiveCD di installazione da uno dei nostri mirror. I LiveCD di installazione sono nella
directory releases/amd64/2006.1/livecd/.
Dentro quella directory si trovano i file ISO. Si tratta di immagini complete
di CD che possono essere scritte su un CD-R.
Dopo aver scaricato il file, si può controllare l'integrità:
-
Si può controllare il checksum MD5 e confrontarlo con quelli forniti (con
il tool md5sum sotto Linux/Unix o con
md5sum per Windows)
-
Si può verificare la firma crittografata che forniamo. Si deve ottenere
la chiave pubblica che è usata da noi (17072058) prima di andare avanti.
Per scaricare la nostra chiave pubblica con l'applicazione GnuPG, eseguire il
seguente comando:
Codice 3.1: Ottenere una chiave pubblica |
$ gpg --keyserver subkeys.pgp.net --recv-keys 17072058
|
Verificare ora la firma:
Codice 3.2: Verificare la firma crittografata |
$ gpg --verify <signature file> <downloaded iso>
|
Per masterizzare l'immagine scelta è necessario scegliere la modalità RAW.
Come impostarla dipende dal programma. Si tratteranno cdrecord e
K3B: ulteriori informazioni si possono trovare sulle
Gentoo FAQ.
-
Con cdrecord, scrivere semplicemente
cdrecord dev=/dev/hdc <downloaded iso file> (dove
/dev/hdc è la periferica del masterizzatore)
-
Con K3B, selezionare Tools > CD > Burn Image.
Si può individuare il file ISO nell'area 'Image to Burn'. Poi cliccare su
Start.
Bootare il LiveCD di installazione
Importante:
E' importante leggere in anticipo tutta questa parte prima di continuare perchè
probabilmente non ci sarà modo di farlo ad operazioni in corso.
|
Una volta masterizzato i LiveCD di installazione è tempo di bootare. Rimuovere
tutti i CD dal CD drive, riavviare il sistema ed entrare nel BIOS,
di solito premendo i tasti DEL, F1 o ESC a seconda della marca del BIOS.
All'interno del BIOS cambiare l'ordine del boot in modo tale che il CD-ROM
preceda l'hard disk. Spesso questa opzione si trova sotto "CMOS Setup".
Nella maggior parte dei casi saltare questo passo porta a non poter bootare
direttamente da CD.
Inserire il LiveCD di installazione nel lettore CD-ROM e riavviare il sistema.
Dovrebbe comparire una schermata con il prompt del boot. A questo punto,
premendo invio è possibile far partire il processo di boot con le opzioni di
default oppure far bootare il CD di installazione con opzioni personalizzate
specificando un kernel seguito dalle opzioni desiderate e premendo invio.
Vengono forniti diversi kernel sul LiveCD di installazione. Quello di default è
gentoo. Altri kernel sono per necessità hardware specifiche e la
variante -nofb che disabilita il framebuffer.
Di seguito è possibile consultare una breve descrizione per ognuno dei kernel
disponibili:
| Kernel |
Descrizione |
| gentoo |
Kernel di default con supporto per CPU K8 (tra cui NUMA) e CPU EM64T
|
| memtest86 |
Analizza la RAM alla ricerca di errori |
E' possibile anche selezionare opzioni per il kernel. Si tratta di direttive
particolari che possono essere attivate o meno a piacere. La seguente lista
descrive tutte le opzioni del kernel disponibili quando si preme da F2 a F7.
Codice 3.3: Opzioni disponibili per il kernel scelto |
acpi=on Carica il supporto per ACPI e attiva l'avvio del demone
acpid insieme al CD. L'opzione è necessaria solo se il sistema
necessita di ACPI per funzionare correttamente. Non è necessario
per il supporto Hyperthreading.
acpi=off Disabilita completamente ACPI. E' utile su alcuni
sistemi un po' datati ed è prerequisito per utilizzare APM.
L'opzione disabilita il supporto Hyperthreading del processore.
console=X Imposta una console seriale per il CD. La prima opzione è la
periferica, di solito ttyS0 su x86, seguita da ulteriori opzioni
di connessione, separate da virgola. Le opzioni di default sono
9600,8,n,1.
dmraid=X Consente il passaggio di opzioni al sistema device-mapper
RAID. Le opzioni devono essere passate tra virgolette.
doapm Carica il driver APM. E' prerequisito che sia impostato
acpi=off.
doslowusb Aggiunge pause extra nel processo di boot per il lento CDROM
USB dell'IBM BladeCenter.
dopcmcia Carica il supporto per hardware PCMCIA e Cardbus e
imposta l'avvio automatico sul CD del pcmcia cardmgr. E'
richiesto solo quando si sta bootando da una periferica
PCMCIA/Cardbus.
doscsi Carica il supporto per la maggior parte di controller SCSI.
E' prerequisito per bootare da molte periferiche USB, visto che
utilizzano il supporto SCSI del kernel.
hda=stroke Consente di partizionare l'intero disco fisso anche quando
il BIOS non è in grado di vedere dischi grandi. Questa opzione
viene usata solo su macchine con BIOS vecchio. Sostituire hda
con la periferica che richiede l'opzione.
ide=nodma Forza a disabilitare il DMA nel kernel ed è necessario per
alcuni chipset IDE e alcuni lettori CDROM. Se il sistema ha
problemi a leggere dal CDROM è possibile provare quest'opzione.
Disabilita inoltre le impostazioni di default di hdparm.
noapic Disabilita l'Advanced Programmable Interrupt
Controller che è presente sulle schede madri più recenti. Sembra
che abbia alcuni problemi con hardware più vecchio
nodetect Disabilita tutta la fase di rilevazione da parte del CD, tra
cui la rilevazione delle periferiche e il DHCP. E' utile per il
debugging di un CD o un driver non funzionante
nodhcp Disabilita la ricerca DHCP per le interfacce di rete
rilevate. Utile per le reti con indirizzi IP statici.
nodmraid Disabilita il supporto per il device-mapper
RAID, come quello usato per il controller IDE/SATA RAID onboard
nofirewire Disabilita il caricamento dei moduli Firewire. Dovrebbe
essere necessario solo se l'hardware Firewire è causa di
problemi in fase di boot
nogpm Disabilita il mouse in console via gpm
nohotplug Disabilita l'esecuzione degli script hotplug e coldplug al
boot. Utile per il debug di un driver o un CD difettoso.
nokeymap Disabilita la selezione della keymap per configurazioni non US.
nolapic Disabilita l'APIC locale su kernel monoprocessore.
nosata Disabilita il caricamento dei moduli Serial ATA. Utile se il
sistema ha problemi con il sistema SATA.
nosmp Disabilita SMP, il Symmetric Multiprocessing, su kernel che lo
supportano. E' utile per il debug di problemi SMP per
specifiche schede madr i e driver.
nosound Disabilita il supporto per il suono e il volume. Utile nei
casi in cui il suono causa problemi.
nousb Disabilita il caricamento automatico dei moduli USB, utile
per il debug di problemi con USB
dodevfs Abilita il filesystem devfs, ormai sconsigliato su kernel
2.6. E' inoltre necessario abilitare noudev per rendere
effettiva l'opzione. Visto che devfs è obbligatoria nei kernel
2.4 l'opzione non ha effetto su questi ultimi.
doevms2 Abilita il supporto per l'EVMS di IBM, conosciuto anche
come Enterprise Volume Management System. Non è consigliato per
l'utilizzo con lvm2.
dolvm2 Abilita il supporto per il Logical Volume Management di Linux.
Da non abilitarsi con evms2.
noudev Disabilita il supporto udev per i kernel 2.6. L'opzione
richiede l'attivazione di dodevfs. Visto che udev non è
disponibile su kernel 2.4, l'opzione non ha efficacia su questi
ultimi.
unionfs Abilita il supporto Unionfs sulle immagini CD supportate.
Viene dunque creata una directory modificabile in una tmpfs in
modo da consentire la modifica di tutti i file su CD.
unionfs=X Abilita il supporto Unionfs sulle immagini CD supportate.
Viene dunque creata una directory modificabile sulla
periferica specificata. La periferica deve essere formattata con
un filesystem riconosciuto e modificabile dal kernel.
debug Abilita la modalità di debug. L'opzione può confondere in
quanto provoca la visualizzazione di grosse quantità di testo a
video.
docache Produce l'archiviazione in cache dell'intera parte runtime
del CD in RAM, in modo da consentire di smontare /dev/cdrom e
montarne un altro. L'opzione richiede di avere almeno il doppio
della RAM rispetto alla dimensione del CD.
doload=X Consente al ramdisk iniziale di caricare tutti i moduli
elencati oltre alle dipendenze. Sostituire X con il nome del
modulo. Possono essere spcificati diversi moduli separati da
virgola.
noload=X Impedisce al ramdisk iniziale il caricamento di un modulo
spscifico che potrebbe causare problemi. La sintassi è la
medesima di doload.
nox Impedisce ai LiveCD con X di caricare l'interfaccia grafica
e propone direttamente l'interfaccia testuale.
scandelay Forza il CD a effettuare pause di 10 secondi durante alcune
parti del processo di boot per consentire alle periferiche lente
di caricarsi correttamente.
scandelay=X Consente di specificare un adeguato ritardo in secondi da
aggiungere in alcune parti del processo di boot per consentire
alle periferiche lente di caricarsi correttamente. Sostituire X
con il numero di secondi di pausa.
|
Adesso è possibile bootare il CD selezionando il kernel (se non volete
utilizzare quello di default) e le opzioni di boot. Ad esempio ecco come
bootare il kernel gentoo, con il parametro dopcmcia:
Codice 3.4: Bootare un CD di installazione |
boot: gentoo dopcmcia
|
Si dovrebbe presentare ora un altra schermata con una barra che indica lo
svolgersi delle operazioni. Se si sta installando Gentoo da un sistema con una
tastiera non statunitense, premere Alt-F1 per passare alla modalità verbose e
seguire il prompt. Se non è fatta nessuna selezione dopo 10 secondi, sarà
accettata la tastiera di default (statunitense) e continuerà il processo di
boot. Una volta completato il processo di boot si avvia l'ambiente Live di
Gentoo Linux con una sessione Gnome dell'utente "gentoo". Si avranno inoltre a
disposizione delle console testuali con i privilegi di "root, l'utente
amministratore, riconoscibili dal simbolo "#" nel prompt. E' possibile passare
dall'una all'altra premendo Alt-F2, Alt-F3, Alt-F4 Alt-F5, Alt-F6. Per tornare
all'interfaccia grafica premere Alt-F7. Per passare alle console da X è
necessario premere anche Ctrl. Da interfaccia grafica è possibile eseguire
comandi con privilegi di root da qualsiasi terminale semplicemente utilizzando
l'applicazione sudo. E' infine possibile diventare root all'interno di
un terminale per eseguire comodamente diverse operazioni.
Codice 3.5: Usare sudo per eseguire applicazioni |
# sudo vi /etc/group
# sudo su -
|
Configurazione dell'hardware extra
Al momento del boot il LiveCD prova a rilevare tutte le periferiche hardware
e caricare i corrispondenti moduli del kernel di supporto. Nella grande
maggior parte dei casi l'operazione va a buon fine. A volte potrebbero non
essere caricati tutti i moduli necessari. Se la rilevazione PCI ha saltato
qualche periferica, è necessario caricare manualmente il modulo
corrispondente.
Nel seguente esempio si prova a caricare il modulo 8139too (che
supporta un certo tipo di interfacce di rete):
Codice 3.6: Caricamento dei moduli del kernel |
# modprobe 8139too
|
Se si ha bisogno del supporto PCMCIA, si dovrebbe avviare init script
pcmcia:
Codice 3.7: Avviare init script PCMCIA |
# /etc/init.d/pcmcia start
|
Opzionale: Ottimizzazione delle performance dell'hard disk
Alcuni utenti esperti potrebbero voler ottimizzare le performance del proprio
hard disk tramite hdparm. Sono necessari i privilegi di root per
l'esecuzione di hdparm. Con le opzioni -tT è possibile testare
le performance del proprio disco (eseguire il test alcune volte per avere
risultati più precisi):
Codice 3.8: Test delle performance del disco |
# hdparm -tT /dev/hda
|
Per l'ottimizzazione è possibile utilizzare uno dei seguenti esempi (o una
configurazione personalizzata) che usano /dev/hda come
disco (sostituirlo con il proprio):
Codice 3.9: Ottimizzazione delle performance del disco |
# hdparm -d 1 /dev/hda
# hdparm -d 1 -A 1 -m 16 -u 1 -a 64 /dev/hda
|
Opzionale: Account utente
Se si pensa di dare accesso ad altri al proprio ambiente di installazione
o si desidera chattare usando irssi senza i privilegi root (per ragioni
di sicurezza), è necessario creare gli opportuni account utente e cambiare la
password di root. Sono necessari i privilegi di root per cambiare la password
di rotto o aggiungere nuovi utenti.
Per cambiare la password di root utilizzare l'utility passwd:
Codice 3.10: Cambiare la password di root |
$ sudo su -
# passwd
New password:
Re-enter password:
|
Per creare un account utente è necessario inserire i suoi dati seguiti dalla
sua password. E' possibile utilizzare useradd e passwd per farlo,
come mostra il prossimo esempio in cui si crea l'utente "john".
Codice 3.11: Creare un account utente |
# useradd -m -G users john
# passwd john
New password:
Re-enter password:
|
E' possibile dunque cambiare utente da root al nuovo utente tramite su:
Codice 3.12: Cambiare utente |
# su - john
|
E' anche possibile cambiare la password dell'utente "gentoo" in modalità
grafica. L'account è già pronto per l'utilizzo di applicazioni Internet.
Codice 3.13: Cambiare la password dell'utente gentoo |
$ passwd
New password:
Re-enter password:
|
Opzionale: Vedere la documentazione mentre si installa
Se si desidera vedere il Manuale Gentoo (da un CD o online) durante
l'installazione, è possibile farlo con Mozilla Firefox, in modalità grafica, o
con links da terminale.
Codice 3.14: Consultare la documentazione su CD con Firefox |
# firefox /mnt/cdrom/docs/handbook/html/index.html
|
Se invece si preferisce usare links e visualizzare una versione solo
testuale del manuale, assicurarsi di aver creato un account utente (vedere Opzionale: Account utente). Premere poi Alt-F2
per visualizzare il terminale ed accedere.
Codice 3.15: Consultare la documentazione su CD con links |
# links /mnt/cdrom/docs/handbook/html/index.html
|
E' possibile poi tornare all'interfaccia grafica con Alt-F7.
Tuttavia, si preferisce usare il Manuale Gentoo online poichè è più recente
di quello sul CD. E' possibile consultarlo con Firefox o links, ma
solo dopo avere completato il capitolo Configurazione della rete
(altrimenti non si potrà andare su Internet per vedere i documenti):
Codice 3.16: Vedere la documentazione online con Firefox |
# firefox http://www.gentoo.org/doc/en/handbook/2006.1/handbook-amd64.xml
|
Codice 3.17: Vedere la documentazione online con links |
# links http://www.gentoo.org/doc/en/handbook/2006.1/handbook-amd64.xml
|
Procedere ora all'utilizzo della procedura
grafica di installazione (che si basa su X) o della procedura a menu che può anche essere esegui
ta da terminale.
3. Procedura grafica di installazione
2.a. Benvenuto
Introduzione
Una volta terminato il caricamento dell'applicativo Gentoo dedicato
all'installazione si presenta una schermata di benvenuto. E' una semplice
introduzione al processo di installazione di Gentoo sul proprio computer. E'
importante ricordare di leggere attentamente ciascuna delle opzioni. E'
disponibile documentazione dettagliata per ogni passo dell'installazione, basta
cliccare su Help, in basso a sinistra nella finestra di installazione.
E' importante leggere le pagine di documentazione prima di effettuare le
scelte. In ogni momento durante l'installazione è possibile salvare le
impostazioni per riprendere l'installazione in un secondo tempo.
Esistono due modalità di installazione: scegliere Networkless per
avviare l'installazione di Gentoo Linux.
Nota:
Selezionare Networkless renderà in seguito non disponibili alcune opzioni
di configurazione. Procedere alla schermata successiva.
|
3.b. Configurazione preinstallazione
Opzionale: Configurazione di rete manuale
Nella prossima parte si affronta la configurazione di rete. L'applicativo di
installazione dovrebbe rilevare e configurare automaticamente la rete, ma se
così non fosse è possibile impostare i parametri manualmente. Dal tab
Misc. si può infine impostare la directory dove l'applicativo
conserva il log oppure accontentarsi del
default /var/log/installer.log.
Opzionelae: Installazione remota
Se si desidera abilitare l'accesso SSH per la macchina è sufficiente avviare
sshd e specificare la password di root.
Opzionale: Caricare moduli aggiuntivi del kernel
Se si ha la necessità di caricare ulteriori moduli per il kernel per supportare
il proprio hardware, inserire i nomi all'interno della riga apposita,
separandoli con spazi.
Avvertenza:
Non cambiare l'opzione Install mode in qualcosa che non sia
Normal. Questa feature è ancora sperimentale e in corso di
cambiamento. Potrebbe causare seri problemi in fase di boot!
|
3.c. Partizionamento
Preparazione dei dischi
Per consentire l'installazione di Gentoo sul sistema è necessario preparare i
dischi. La schermata Partitioning mostra la lista dei dischi
rilevati e consente di specificare il tipo di filesystem che si desidera
sulla propria partizione. Cliccando su Clear partitions è possibile
eliminare tutte le partizioni già esistenti, prestare attenzione
all'utilizzo di questo strumento! E' infine possibile ridimensionare alcuni
tipi di partizoione.
Se si sceglie l'impostazione consigliata, Recommended layout,
l'installazione crea tre partizioni: 100MB per /boot, una
partizione di /swap grande fino a 512MB ed il resto dello spazio
libero viene assegnato a /, la partizione di root. Se si dispone
di più di 4GB di spazio non partizionato, utilizzando l'opzione "Recommended"
si può configurare le partizioni senza dover rimuovere alcun dato nelle
partizioni restanti.
Avvertenza:
Come durante l'utilizzo di qualsiasi applicazione per la gestione delle
partizioni, è consigliabile effettuare un backup del sistema prima di apportare
cambiamenti alla tabella delle partizioni. In alcuni casi, la presenza di bug
può portare a perdite di dati.
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3.d. Unità di rete
Opzionale: Definizione di unità di rete
La schermata consente di impostare ed utilizzare unità di rete esistenti
durante e dopo l'installazione. Selezionare New per cominciare la confi
gurazione. Al momento sono supportate solo unità NFS.
3.e. make.conf
Flag USE
Visto che si sta effettuando una installazione GRP senza supporto di rete, non
è possibile selezionare le flag USE prima dell'installazione. In ogni caso si è
liberi di impostare le proprie preferenze con le flag USE, modificando il file
/etc/make.conf una volta riavviato il sistema installato.
CFLAGS
Si dovrebbe comunque selezionare il tipo di processore in uso nella sezione
CFLAGS includendo anche tutte le ottimizzazioni personalizzate che
si desidera, quali -O2 o -pipe.
Altro
Qualsiasi altra opzione che si desideri impostare per il sistema può essere
selezionata ora. Build binary packages crea pacchetti
binari pronti per l'installazione di tutti i pacchetti che si compilano per il
sistema. DistCC offre la possibilità di suddividere il peso della
compilazione du diverse macchine tramite una connessione di rete. ccache
salva il codice compilato per uso futuro e può essere di grande utilità nel
caso capiti di reinstallare o aggiornare lo stesso pacchetto.
Non è possibile cambiare CHOST perchè l'operazione può compromettere
gravemente l'installazione. In MAKEOPTS è possibile definire quante
compilazioni parallele consentire durante l'installazione di un pacchetto. La
scelta consigliata equivale al numero di CPU del sistema più uno, ma non è
detto che questa sia sempre l'impostazione migliore. Su un sistema uniprocesore
si consiglia di impostare -j2.
3.f. Sorgenti del kernel
Utilizzo del kernel del LiveCD
E' necessario utilizzare il kernel presente sul LiveCD per le installazioni GRP
senza internet. Si tratta semplicemente di un kernel gentoo-sources
compilato con genkernel, lo strumento di compilazione automatica
di Gentoo; rileva automaticamente e configura il proprio hardware in fase di
boot.
Se si desidera avere una bella immagine di sfondo durante il boot, selezionale
l'opzione Enable bootsplash.
3.g. Bootloader
Possibilità di scelta
La schermata consente di scegliere il bootloader da installare e, se lo si
desidera, specificare ulteriori parametri da passare al kernel il fase di boot.
E' possibile scegliere da quale disco fare il boot scegliendo l'opzione
corrispondente in Boot Drive. In Linux, il primo disco IDE del sistema
viene chiamato hda, il secondo disco IDE hdb e csì via. Se si è
in possesso di dischi SATA o SCSI vengono chiamati sda, sdb,
eccetera. Selezionare l'opzione corretta per il proprio sistema.
Se si necessita di passare ulteriori opzioni al kernel, ad esempio le
impostazioni video o vga, è possibile aggiungerli nella sezione "Extra kernel
parameters".
Se si è impostato il proprio disco con il jumper perchè il BIOS non è in grado
di gestire dischi grandi è necessario aggiungere hdx=stroke. Se si è in
possesso di perferiche SCSI è importante aggiungere doscsi come opzione
per il kernel.
3.h. Fuso orario
Scegliere la propria zona
Esaminare la mappa e scegliere la regione più vicina al proprio luogo di
residenza. Successivamente viene chiesto se impostare il proprio orologio di
sistema a UTC o all'ora locale.
3.i. Rete
Aggiungere una periferica di rete
Da questa schermata è possibile configurare le varie interfacce di rete
rilevate sul proprio computer. Esaminare attentamente le opzioni disponibili.
Sul tab Hostname/Proxy Information/Other è necessario scegliere il
nome della propria macchina. E' possibile inoltre specificare il server
proxy ed le impostazioni DNS, se necessarie.
3.j. Servizi
Servizio cron
I servizi Cron sono strumenti utili che eseguono operazioni particolari ad
intervalli pianificati. Non è necessario installarne uno ma possono ess
ere molto utili.
Logger di sistema
Un logger di sistema è indispensabile per ogni sistema operativo Linux,
sceglierne uno tra le possibilità elencate.
3.k. Pacchetti Extra
Opzionale: installazione di altri pacchetti
Il LiveCD mette a disposizione una serie di pacchetti precompilati. Se si
desidera installarne alcuni selezionare la spunta relativa.
3.l. Servizi di avvio
La schermata offre la possibilità di scegliere i servizi da attivare in fase di
avvio. Esaminare attentamente le opzioni disponibili e le loro descrizioni e
selezionare i servizi desiderati. Ad esempio se si è scelto di installare
xorg-x11 e si vuole avviare immediatamente dopo il boot l'interfaccia
grafica è possibile selezionare dalla lista "xdm".
3.m. Altre impostazioni
Opzioni varie
A questo punto è possibile modificare diverse impostazioni, tra cui la
configurazione della tastiera, il display manager, l'editor di testo preferito
e l'impostazione dell'orologio di sistema a UTC o locale.
3.n. Users
Aggiunta di utenti e gruppi
Innanzitutto impostare la password di root, l'utente amministratore.
Si raccomanda fortemente di creare un utente non privilegiato
per il lavoro quotidiano. Agire sul sistema con i privilegi di root è
pericoloso e deve essere evitato. Creare dunque i propri utenti,
impostare le rispettive password ed aggiungerli ai gruppi appropriati. E'
inoltre possibile modificare le directory personali, le shell e impostare
utili commenti.
3.o. Riepilogo
Conclusione
E' opportuno ora controllare attentamente ogni passo del processo di
installazione e verificare che il proprio sistema sia configurato
correttamente. Una volta terminata la revisione è possibile salvare le
impostazione ed uscire oppure selezionare Install per incominciare
subito il processo automatico di installazione di Gentoo.
Durante il processo di installazione si può girare per i vari contenuti del
LiveCD. La finstra di installazione avvisa al termine dell'installazione. A
quel punto si può procedere a chiudere la finestra cliccando sulla x in
alto a destra. Infine disconnettersi e riavviare il sistema ricordandosi di
rimuovere il LiveCD durante il reboot.
Congratulazioni, il sistema è completamente installato. Continuare ora con i passi successivi per saperne di più su
Gentoo.
4. Procedura di installazione da console
4.a. Benvenuto
Prima di iniziare
Una volta effettuato il boot dal LiveCD di installazione Gentoo, si dovrebbe
avviare l'interfaccia grafica. Se così non fosse, viene visualizzato un
propompt dei comandi testuale. Per lanciare la procedura di installazione
eseguire:
Codice 1.1: Avviare l'installazione |
# installer
|
Terminato il caricamento dell'applicativo, viene visualizzata la schermata di
benvenuto che offre una semplice introduzione al processo di installazione di
Gentoo sul computer. E' importante leggere attentamente ciascuna delle opzioni.
Nella parte superiore è sempre disponibile una descrizione che può essere utile
consultare ad ogni passo. E' raccomandabile leggere bene queste istruzioni
prima di procedere alla scelta delle azioni da intraprendere. Notare che in
ogni momento è possibile salvare le impostazioni selezionare e continuare il
processo di installazione più tardi. Utilizzare il tasto Tab della
tastiera per muoversi attraverso i menu e il tasto Invio per confermare
le scelte.
Esistono due modalità di installazione: scegliere Networkless per
avviare l'installazione di Gentoo Linux.
Nota:
Selezionare Networkless renderà in seguito non disponibili alcune opzioni
di configurazione. Procedere alla schermata successiva.
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4.b. Configurazione preinstallazione
Opzionale: Configurazione manuale della rete
Sebbene l'installazione non utilizzi una connessione ad internet è possibile
impostare manualmente la connessione alla propria rete locale, nel caso si
desideri installare Gentoo da una macchina remota della propria rete.
Se si desidera abilitare l'accesso SSH per consentire una installazione remota,
è possibile avviare sshd e specificare una password di root.
Opzionale: Aggiungere nuovi moduli del kernel
Se si ha la necessità di caricare ulterioi moduli del kernel per supportare il
proprio hardware, inserire ciascun nome separato da uno spazio.
4.c. Partizioni
Preparazione dei dischi
Per installare Gentoo sulla proprioa macchina è necessario preparare i dischi.
la schermata denominata Partitioning visualizza la lista dei
dischi rilevati e consente di specificare i filesystem che si desidera
applicare alle proprie partizioni. Selezionando Clear partitions
vengono cancellate tutte le partizioni esistenti sul disco, prestare
attenzione a questa opzione! E' inoltre possibile ridimensionare alcuni tipi
di partizione.
Se si sceglie l'impostazione consigliata, Recommended layout,
l'installazione crea tre partizioni: 100MB per /boot, una
partizione di /swap grande fino a 512MB ed il resto dello spazio
libero viene assegnato a /, la partizione di root. Se si dispone
di più di 4GB di spazio non partizionato, utilizzando l'opzione "Recommended"
si può configurare le partizioni senza dover rimuovere alcun dato nelle
partizioni restanti.
Avvertenza:
Come durante l'utilizzo di qualsiasi applicazione per la gestione delle
partizioni, è consigliabile effettuare un backup del sistema prima di apportare
cambiamenti alla tabella delle partizioni. In alcuni casi, la presenza di bug
può portare a perdite di dati.
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4.d. Unità di rete
Opzionale: Definizione di unità di rete
La schermata consente di impostare ed utilizzare unità di rete esistenti
durante e dopo l'installazione. Al momento sono supportate solo unità NFS.
4.e. make.conf
flag USE
Visto che si sta effettuando una installazione GRP senza supporto di rete, non
è possibile selezionare le flag USE prima dell'installazione. In ogni caso si è
liberi di impostare le proprie preferenze con le flag USE, modificando il file
/etc/make.conf una volta riavviato il sistema installato.
CFLAGS
Selezionare il tipo del proprio processore nella sezione CFLAGS, oltre a
qualsiasi opzione di ottimizzazione che si desideri, quali -O2 o
-pipe.
Ulteriori opazioni
Qualsiasi altra opzione che si desideri impostare per uso futuro deve essere
selezionata ora. Consultare le FEATURES disponibili e scegliere le proprie.
4.f. Sorgenti del kernel
Utilizzo del kernel del LiveCD
E' necessario utilizzare il kernel presente sul LiveCD per le installazioni GRP
senza internet. Si tratta semplicemente di un kernel gentoo-sources
compilato con genkernel, lo strumento di compilazione automatica
di Gentoo; rileva automaticamente e configura il proprio hardware in fase di
boot.
4.g. Bootloader
Che cosa scegliere
Questa schermata consente di scegliere il bootloader. In seguito
selezionare il dispositivo su cui eseguire il boot e se lo si
desidera gli ulteriori parametri del boot.
4.h. Fuso orario
Scegliere la propria zona
Esaminare la lista e scegliere la regione più vicina al proprio luogo di
residenza.
4.i. Rete
Aggiungere una periferica di rete
Da questa schermata è possibile configurare le varie interfacce di rete
rilevate sul proprio computer. Esaminare attentamente le opzioni disponibili.
La prossima schermata offre la possibilità di scegliere tra DHCP e
configurazione con IP statico. Una volta che l'interfaccia è configurata
correttamente, è necessario impostare il nome del proprio sistema. E' possibile
inoltre specificare un eventuale nome di dominio e le informazioni relative al
DNS.
4.j. Pacchetti Extra
Opzionale: installazione di altri pacchetti
Il LiveCD mette a disposizione una serie di pacchetti precompilati. Se si
desidera installarne alcuni selezionare la spunta relativa.
4.k. Servizi di avvio
Questa schermata consente di scegliere i servizi da avviare al boot di sistema.
Studiare con attenzione le opzioni disponibili e le loro descrizioni e
selezionare poi i servizi desiderati. Ad esempio se si è scelto di installare
xorg-x11 e si desidera avere immediatamente disponibile l'interfaccia
grafica, si può selezionare "xdm" dalla lista.
4.l. Ulteriori impostazioni
Varie
Ora è possibile cambiare ulteriori impostazioni, quali la configurazione della
tastiera, il tipo di interfaccia grafica, l'editor di testo preferito e se si
desidera avere un orologio UTC o impostato sull'ora locale.
4.m. Utenti
Aggiunta di utenti e gruppi
Innanzitutto impostare la password di root, l'utente amministratore.
Si raccomanda fortemente di creare un utente non privilegiato
per il lavoro quotidiano. Agire sul sistema con i privilegi di root è
pericoloso e deve essere evitato. Creare dunque i propri utenti,
impostare le rispettive password ed aggiungerli ai gruppi appropriati. E'
inoltre possibile modificare le directory personali, le shell e impostare
utili commenti.
4.n. Riepilogo
Conclusione
E' opportuno ora controllare attentamente ogni passo del processo di
installazione e verificare che il proprio sistema sia configurato
correttamente. Una volta terminata la revisione è possibile salvare le
impostazione ed uscire oppure selezionare Install per incominciare
subito il processo automatico di installazione di Gentoo.
L'applicativo di installazione avvisa al termine delle operazioni. A quel
punto, tornati al prompt dei comandi è sufficiente riavviare:
Codice 14.1: Riavvio |
# shutdown -r now
|
Congratulazioni, il sistema è completamente installato. Continuare ora con i passi successivi per saperne di più su
Gentoo.
5. Cosa fare adesso?
5.a. Documentazione
Congratulazioni! Adesso si ha un sistema funzionante con Gentoo. Ma cosa fare adesso? Quali sono le opzioni? Che cosa vedere per prima cosa? Gentoo fornisce ai suoi utenti molte possibilità e caratteristiche più o meno documentate.
Si dovrebbe dare un'occhiata alla prossima parte del Manuale Gentoo, Lavorare con Gentoo, che spiega come mantenere aggiornato il software, come installare altro software, che cosa sono le flag USE, come funziona il Gentoo Init system, etc.
Se si è interessati all'ottimizzazione del proprio sistema per il desktop, o si vuole imparare a configurare il sistema affinchè diventi un desktop completamente funzionante, consultare le Guide alla configurazione del desktop.
Inoltre, è possibile fare riferimento alla nostra localization guide per adattare il sistema alla nazionalità.
E' ionoltre disponibile un ampio documento riguardante la
Sicurezza in Gentoo di certo
interesse.
Per un elenco completo di tutta la documentazione disponibile, consultare le risorse della Documentazione Gentoo.
5.b. Gentoo Online
Naturalmente si è i benvenuti sui Forum Gentoo, o su uno dei tanti Canali IRC Gentoo.
Ci sono anche molte mailing list aperte a tutti gli utenti. Informazioni su come unirsi sono contenute sulla pagina.
Per ora si termina qui, buon divertimento con Gentoo.
5.c. Cambiamenti di Gentoo dalla 2006.1
Cambiamenti
Non ci sono cambiamenti significativi al momento.
B. Lavorare con Gentoo
1. Una introduzione di Portage
1.a. Benvenuti in Portage
Portage è probabilmente l'innovazione di Gentoo più rilevante nella gestione
software. La grande flessibilità e l'enorme quantità di caratteristiche ne fanno
uno dei migliori programmi per la gestione del software disponibili per Linux.
Portage è completamente scritto in Python e Bash e perciò completamente
visibile agli utenti essendo entrambi linguaggi di scripting.
Molti utenti useranno Portage attraverso il tool emerge. Questo capitolo
non è un duplicato delle informazioni disponibili attraverso le pagine man di
emerge. Per avere la lista completa delle opzioni di emerge, consultare la
pagina man:
Codice 1.1: Leggere la pagina man di emerge |
# man emerge
|
1.b. L'albero del Portage
Gli ebuild
Quando si parla di pacchetti si intendono spesso titoli software che sono
disponibili agli utenti Gentoo attraverso l'albero del Portage. L'albero del
Portage è una collezione di file ebuild che contengono tutte le
informazioni necessarie al Portage per manutenere il software (installare,
ricercare,....). Questi ebuild risiedono di default in
/usr/portage.
Ogni qualvolta si chiede al Portage di eseguire alcune azioni riguardanti i
titoli software, vengono usati gli ebuild del sistema come base. Diviene, così,
importante aggiornare regolarmente gli ebuild del sistema in modo tale che
Portage sia a conoscenza del nuovo software, degli aggiornamenti, ecc.
Aggiornamento dell'albero del Portage
L'albero del Portage viene di solito aggiornato con rsync, una utility per il trasferimento
incrementale di file. L'aggiornameto è realmente semplice dato che il comando
emerge fornisce un'interfaccia per rsync:
Codice 2.1: Aggiornamento dell'albero del Portage |
# emerge --sync
|
Se non si riesce ad usare rsync a causa di un firewall si può aggiornare
l'albero del Portage usando lo snapshot che viene generato giornalmente. Il tool
emerge-webrsync scarica ed installa automaticamente l'ultimo snapshot dai
sistemi Gentoo.
Codice 2.2: Eseguire emerge-webrsync |
# emerge-webrsync
|
Un vantaggio ulteriore nell'uso di emerge-webrsync è che consente
all'amministratore di prelevare nel portage solo gli snapshot dell'albero che
sono contrassegnati dalla chiave GPG dela Gentoo release engineering. Ulteriori
informazioni su questo argomento possono essere trovate nella sezione
Prelevare snapshot del portage
convalidati, di Caratteristiche di
Portage.
1.c. Manutenzione del software
Ricerca del software
La ricerca dei titoli software attraverso l'albero del Portage si esegue
utilizzando la funzione di ricerca di emerge. Di default emerge
--search restituisce i nomi dei pacchetti i cui titoli corrispondono (per
intero o parzialmente) a quelli forniti per la ricerca.
Per esempio, dovendo cercare tutti i pacchetti che hanno "pdf" nel loro nome:
Codice 3.1: Cercare i pacchetti che contengono pdf nel nome |
$ emerge --search pdf
|
Se si vuole cercare attraverso la descrizione si può usare l'opzione
--searchdesc ( o -S):
Codice 3.2: Cercare i pacchetti che contengono pdf nella descrizione |
$ emerge --searchdesc pdf
|
Da uno sguardo all'output si nota che vengono fornite diverse informazioni.
I campi sono chiaramente identificativi per cui non si addentrerà ulteriormente
nel loro significato:
Codice 3.3: Esempio dell'output di 'emerge --search' |
* net-print/cups-pdf
Latest version available: 1.5.2
Latest version installed: [ Not Installed ]
Size of downloaded files: 15 kB
Homepage: http://cip.physik.uni-wuerzburg.de/~vrbehr/cups-pdf/
Description: Provides a virtual printer for CUPS to produce PDF files.
License: GPL-2
|
Installazione del software
Una volta trovato il titolo del software che interessa, lo si può facilmente
installare con emerge facendolo seguire dal nome del pacchetto. Per
esempio, per installare gnumeric:
Codice 3.4: Installare gnumeric |
# emerge gnumeric
|
Dato che molte applicazioni dipendono da altre ogni tentativo di installare
certi pacchetti software potrebbe portare all'installazione di alcuni pacchetti
aggiuntivi. Se si vuol sapere cosa verrà installato dal Portage quando viene
richiesta un'installazione, si deve aggiungere l'opzione --pretend. Per
esempio:
Codice 3.5: Fingere di installare gnumeric |
# emerge --pretend gnumeric
|
Quando si chiede al Portage di installare un pacchetto, verrà scaricato il
codice sorgente necessario da internet e memorizzato di default in
/usr/portage/distfiles. Il pacchetti verrà quindi estratto,
compilato ed installato. Se si vuole che Portage scarichi solo i sorgenti senza
installarli, aggiungere al comando emerge l'opzione --fetchonly:
Codice 3.6: Scaricare il codice sorgente di gnumeric |
# emerge --fetchonly gnumeric
|
Trovare la documentazione di pacchetti installati
Molti pacchetti forniscono la propria documentazione. Alcune volte il flag USE
doc determina se la documentazione del pacchetto verrà installata o no.
Si può controllare l'esistenza di un flag USE doc con il comando
emerge -vp <nome pacchetto>.
Codice 3.7: Controllo dell'esistenza di un flag USE doc |
# emerge -vp alsa-lib
[ebuild N ] media-libs/alsa-lib-1.0.14_rc1 -debug +doc 698 kB
|
La modalità di abilitazione migliore per la flag USE doc è quella per
singolo pacchetto tramite /etc/portage/package.use, in modo da
avere la documentazione solo per i pacchetti desiderati. Abilitare globalmente
questa flag può introdurre dei problemi di dipendenze circolari. Per maggiori
informazioni, si prega di consultare il capitolo Flag USE.
Una volta che il pacchetto è stato installato, la sua documentazione viene
generalmente trovata in una sottodirectory col nome del pacchetto nella
directory /usr/share/doc. Si può avere la lista dei file installati
con lo strumento equery che fa parte del pacchetto app-portage/gentoolkit .
Codice 3.8: Trovare la documentazione di un pacchetto |
# ls -l /usr/share/doc/alsa-lib-1.0.14_rc1
total 28
-rw-r--r-- 1 root root 669 May 17 21:54 ChangeLog.gz
-rw-r--r-- 1 root root 9373 May 17 21:54 COPYING.gz
drwxr-xr-x 2 root root 8560 May 17 21:54 html
-rw-r--r-- 1 root root 196 May 17 21:54 TODO.gz
# equery files alsa-lib | less
media-libs/alsa-lib-1.0.14_rc1
* Contents of media-libs/alsa-lib-1.0.14_rc1:
/usr
/usr/bin
/usr/bin/alsalisp
|
Rimozione del software
Se si vuole rimuovere un pacchetto dal sistema, usare emerge --unmerge.
Questo comando rimuoverà tutti i file installati dal pacchetto eccetto i
file di configurazione che sono stati alterati dopo l'installazione. In questo
modo si permette di continuare a lavorare con il pacchetto nel caso si decidesse
di installarlo nuovamente.
Attenzione: Portage non controllerà se il pacchetto che
si vuole rimuovere sia richiesto da un altro pacchetto. Verrà solo emesso un
avviso del fatto che la rimozione di pacchetti importanti potrebbe danneggiare
il sistema.
Codice 3.9: Rimozione di gnumeric |
# emerge --unmerge gnumeric
|
Quando si rimuove un pacchetto dal sistema, le sue dipendenze saranno lasciate.
Per far trovare al Portage tutte le dipendenze che potrebbero essere rimosse,
usare la funzionalità --depclean di emerge. Se ne parlerà in
seguito.
Aggiornare il software
Per mantenere il sistema in perfetta forma (e non solo con gli ultimi
aggiornamenti sulla sicurezza) si dovrà mantenere aggiornato il sistema
regolarmente. Dato che Portage controlla gli ebuild dell'albero del Portage si
dovrà prima aggiornare l'albero. Quindi, si potrà aggiornare il sistema con
emerge --update world. Nell'esempio che segue, verrà utilizzato il
parametro --ask che istruisce il Portage a visualizzare la lista dei
pacchetti da aggiornare e la richiesta se si vuole continuare:
Codice 3.10: Aggiornare il sistema |
# emerge --update --ask world
|
Portage cercherà quindi le nuove versioni delle applicazioni installate.
Verranno comunque verificate solo le versioni per le applicazioni che si sono
esplicitamente installate (cioè le applicazioni elencate in
/var/lib/portage/world) e non le dipendenze. Se si vogliono
aggiornare anche le dipendenze di questi ultimi pacchetti, occorre aggiungere
l'argomento --deep:
Codice 3.11: Aggiornare il sistema con le dipendenze |
# emerge --update --deep world
|
Questo ancora non vuol dire tutti i pacchetti: alcuni pacchetti nel
proprio sistema sono necessari durante le fasi di compilazione e assemblaggio
di altri pacchetti, ma una volta che questi sono installati, questi pacchetti
non sono più necessari. Portage chiama queste dipendenze di assemblaggio.
Per includerle in un ciclo di aggiornamento, occorre aggiungere
--with-bdeps=y:
Codice 3.12: Aggiornare l'intero sistema |
# emerge --update --deep --with-bdeps=y world
|
Dato che aggiornamenti che riguardano la sicurezza possono essere correlati a
pacchetti che non si sono esplicitamente installati nel sistema (ma che sono
stati installati quali dipendenze di altri programmi), si raccomanda di eseguire
questo comando una volta ogni tanto.
Se è stato alterato qualche USE flag si può
aggiungere l'opzione --newuse. Portage verificherà se la modifica
richiede l'installazione di nuovi pacchetti o la ricompilazione di quelli
esistenti:
Codice 3.13: Eseguire un aggiornamento completo |
# emerge --update --deep --with-bdeps=y --newuse world
|
Metapacchetti
Alcuni pacchetti presenti nell'albero del Portage non hanno un contenuto reale
ma sono usati per installare una collezione di pacchetti. Per esempio, il
pacchetto kde-meta installa un ambiente KDE sul sistema ricercando tra i
vari pacchetti legati al KDE come dipendenze.
La rimozione di un tale pacchetto dal sistema usando emerge --unmerge,
non avrà successo dato che le numerose dipendenze rimarranno sul sistema.
Portage ha anche la funzionalità di rimozione delle dipendenze orfane, ma dato
che la disponibilità del software è dinamicamente dipendente, occorre prima
aggiornare completamente l'intero sistema, includendo, se ci sono state, le
modifiche alle flag USE. Quindi sarà possibile eseguire emerge --depclean
per rimuovere le dipendenze orfane. Fatto ciò, ci sarà bisogno di ricompilare le
applicazioni che erano dinamicamente linkate al software rimosso ma non più
richiesto.
Tutto ciò può essere fatto con un seguenti tre comandi:
Codice 3.14: Rimozione delle dipendenze orfane |
# emerge --update --deep --newuse world
# emerge --depclean
# revdep-rebuild
|
revdep-rebuild viene fornito col pacchetto gentoolkit, che deve
essere quindi preventivamente installato:
Codice 3.15: Installazione del pacchetto gentoolkit |
# emerge gentoolkit
|
1.d. Licenze
A partire dalla versione 2.1.7 di Portage, è possibile accettare o rifiutare
l'installazione di un software in base alla sua licenza. Tutti i pacchetti
nell'albero di Portage contengono una voce LICENSE nelle rispettive
ebuild. Eseguendo emerge --search nomepacchetto è possibile
visualizzare la licenza del pacchetto.
Come impostazione predefinita, Portage permette tutte le licenze, eccetto le
"End User License Agreements" (EULA) che richiedono la lettura e la
sottoscrizione dell'accettazione di un accordo.
La variabile che controlla le licenze permesse è ACCEPT_LICENSE, che può
essere impostata in /etc/portage/make.conf:
Codice 4.1: Valorizzazione predefinita di ACCEPT_LICENSE in /etc/portage/make.conf |
ACCEPT_LICENSE="* -@EULA"
|
Con questa configurazione, i pacchetti che richiedono un'interazione durante
l'installazione a causa dell'approvazione della loro licenza EULA non
verranno installati. I pacchetti senza un licenza di tipo EULA
verranno installati.
È possibile specificare globalmente ACCEPT_LICENSE all'interno di
/etc/portage/make.conf, o specificarla in base ad ogni pacchetti in
/etc/portage/package.license.
Per esempio, se si vuol permettere la licenza truecrypt-2.7 per
app-crypt/truecrypt, aggiungere la voce seguente al file
/etc/portage/package.license:
Codice 4.2: Specificare una licenza truecrypt in package.license |
app-crypt/truecrypt truecrypt-2.7
|
Questo permette l'installazione delle versioni di truecrypt che hanno una
licenza truecrypt-2.7, ma non delle versioni che hanno una licenza
truecrypt-2.8
Importante:
Le licenze sono memorizzate all'interno della directory
/usr/portage/licenses, e i gruppi di licenze dentro a
/usr/portage/profiles/license_groups. La prima voce di ogni linea
avente lettere MAIUSCOLE è il nome del gruppo delle licenze, e ogni voce
successiva è una licenza individuale.
|
I gruppi di licenze definiti in ACCEPT_LICENSE hanno il prefisso @
nel loro nome. Ecco un esempio di un sistema che permette globalmente il gruppo
di licenze compatibile con GPL, oltre ad alcuni altri gruppi e singole licenze
:
Codice 4.3: ACCEPT_LICENSE in /etc/portage/make.conf |
ACCEPT_LICENSE="@GPL-COMPATIBLE @OSI-APPROVED @EULA atheros-hal BitstreamVera"
|
Se nel proprio sistema si vogliono solamente documentazione e software libero,
è consigliabile usare la seguente impostazione:
Codice 4.4: Usare solo licenze libere |
ACCEPT_LICENSE="-* @FREE"
|
In questo caso, "free" ("libero", ndt) viene solitamente definito da FSF e OSI. Qualsiasi pacchetto la cui
licenza non soddisfi tali requisiti non potrà essere installata nel proprio
sistema.
1.e. Errori durante l'uso del Portage
Slot, virtuals, branche, architetture e profili
Portage è estremamente potente e supporta molte caratteristiche che altri
gestori di software omettono. Si vedranno ora altri aspetti del Portage senza
andare troppo nei dettagli.
Portage permette la coesistenza di differenti versioni dello stesso pacchetto.
A differenza di altre distribuzioni che tendono a chiamare i propri pacchetti
con le versioni (come freetype e freetype2), Portage usa una
tecnica chiamata SLOT. Un ebuild dichiara un certo SLOT per le proprie
versioni. Ebuild con SLOT differenti possono coesistere sullo stesso sistema.
Per esempio, il pacchetto freetype ha un ebuild con SLOT="1"
e SLOT="2".
Ci sono anche pacchetti che provvedono la stessa funzionalità ma con
un'implementazione diversa. Per esempio, metalogd, sysklogd e
syslog-ng, tutti gestori di eventi di sistema. Applicazioni che fanno
assegnamento sulla disponibilità di un gestore di eventi di sistema, non possono
dipendere da uno in particolare. Per esempio, metalogd, come altri
sistemi di gestione di eventi, sono tutti un'ottima scelta. Portage permette
l'uso di virtuals: ogni logger di sistema è elencato come dipendenza
"esclusiva" del servizio di loggind nel pacchetto virtuale logger della
categoria virtual, quindi queste applicazioni dipendono dal pacchetto
virtual/logger. Una volta installato, il pacchetto tirerà il primo pacchetto
menzionato nello stesso, a meno che non sia già installato.(In questo caso il virtual
è soddisfatto).
Il software all'interno dell'albero del Portage, può risiedere in differenti
branche. Di default il sistema accetta solo pacchetti che Gentoo giudica
stabili. Molti nuovi software una volta raccomandati, vengono aggiunti ad una
branca di test, il che significa che sarà necessario procedere ad ulteriori
verifiche prima di marcarli come stabili. Anche se gli ebuild per tali software
sono presenti nell'albero del Portage, non vengono aggiornati prima di
raggiungere la branca stabile.
Alcuni software sono disponibili solo per alcune architetture. Oppure il
software non gira su altre architetture o ha necessità di essere ulteriormente
testato o gli sviluppatori che raccomandano il software non sono in grado di
verificare se il pacchetto gira su differenti architetture.
Ogni installazione di Gentoo aderisce ad un certo profilo che contiene
tra le altre informazioni, la lista dei pacchetti che sono richiesti affinché un
sistema funzioni normalmente.
Pacchetti bloccati
Codice 5.1: Portage avverte riguardo ai pacchetti bloccati (con --pretend) |
[blocks B ] mail-mta/ssmtp (from pkg mail-mta/postfix-2.2.2-r1)
|
Codice 5.2: Portage avverte riguardo ai pacchetti bloccati (senza --pretend) |
!!! Error: the mail-mta/postfix package conflicts with another package.
!!! both can't be installed on the same system together.
!!! Please use 'emerge --pretend' to determine blockers.
|
Gli ebuild contengono specifici campi che informano il Portage sulle dipendenze.
Ci sono due possibili dipendenze: dipendenze in fase di compilazione dichiarate
in DEPEND e dipendenze per l'esecuzione dichiarate in RDEPEND.
Quando una di queste dipendenze marca un pacchetto o un virtuale come non
compatibile, questo viene bloccato.
Sebbene le versioni recenti di Portage siano sufficentemente avanzate nel
risolvere dei semplici blocchi senza l'intervento dell'utente, occasionalmente
bisognerà correggerli manualmente, come spiegato qui di seguito.
Per correggere il blocco, si può scegliere tra il non installare il pacchetto
o rimuovere prima il pacchetto che causa il conflitto. Nel precedente esempio si
può scegliere tra il non installare postfix o rimuovere prima
ssmtp.
Si possono anche avere blocchi a livello di versione del pacchetto, come
<media-video/mplayer-1.0_rc1-r2. In questo caso, l'aggiornamento ad
una versione più recente potrebbe essere sufficiente a rimuovere il blocco.
E' anche possibile che due pacchetti che devono essere ancora installati siano
in conflitto tra loro. In questo raro caso, si dovrebbe capire perché si
vogliono installare entrambi dato che in molti casi può bastare l'installazione
di un solo pacchetto. Se non è questo il caso, aprire un bug sul Gentoo bugtracking system.
Pacchetti mascherati
Codice 5.3: Portage avverte riguardo ai pacchetti mascherati |
!!! all ebuilds that could satisfy "bootsplash" have been masked.
|
Codice 5.4: Portage avverte riguardo ai pacchetti mascherati - la ragione |
!!! possible candidates are:
- gnome-base/gnome-2.8.0_pre1 (masked by: ~x86 keyword)
- lm-sensors/lm-sensors-2.8.7 (masked by: -sparc keyword)
- sys-libs/glibc-2.3.4.20040808 (masked by: -* keyword)
- dev-util/cvsd-1.0.2 (masked by: missing keyword)
- games-fps/unreal-tournament-451 (masked by: package.mask)
- sys-libs/glibc-2.3.2-r11 (masked by: profile)
- net-im/skype-2.1.0.81 (masked by: skype-eula license(s))
|
Quando si desidera installare un pacchetto che non è disponibile per il nostro
sistema, si riceverà un errore di pacchetto mascherato. Si dovrà quindi
installare un'applicazione differente disponibile per il nostro sistema oppure
aspettare finché il pacchetto divenga disponibile. C'è sempre una ragione perché
un pacchetto viene mascherato:
-
~arch keyword significa che l'applicazione non è stata
sufficientemente testata per essere inserita nella branca stabile. Aspettare
alcuni giorni o alcune settimane e provare nuovamente.
-
-arch keyword o -* keyword significa che l'applicazione non
funziona sulla nostra architettura. Se si crede che il pacchetto funzioni,
aprire un bug sul bugzilla di
Gentoo.
-
missing keyword significa che l'applicazione non è ancora stata
testata sulla nostra architettura. Chiedere al gruppo che si occupa del
porting per l'architettura di testare il pacchetto o testarlo per loro e
riportare i risultati sul bugzilla
di Gentoo.
-
package.mask significa che il pacchetto è corrotto, instabile o
difettoso ed è stato deliberatamente marcato come non-usare.
-
profile significa che il pacchetto non è stato trovato
appropriatamente nel vostro profilo. Le applicazioni potrebbero danneggiare
il sistema se installate o sono solo non compatibili col profilo in uso.
-
license significa che la licenza del pacchetto non è compatibile con
la propria impostazione di ACCEPT_LICENSE. bisogna esplicitamente
permettere la licenza o il gruppo nel quale essa è contenuta inserendola in
/etc/portage/make.conf o in /etc/portage/package.license.
Fare riferimento alla sezione Licenze per
ricevere ulteriori informazioni sul loro funzionamento.
Modifiche necessarie alle flag USE
Codice 5.5: Avvisi del Portage sulla richiesta di modifica di flag USE |
The following USE changes are necessary to proceed:
#required by app-text/happypackage-2.0, required by happypackage (argument)
>=app-text/feelings-1.0.0 test
|
Se --autounmask non è impostato, il messaggio di errore può essere
anche mostrato come segue:
Codice 5.6: Errore del Portage sulla richiesta di modifica di flag USE |
emerge: there are no ebuilds built with USE flags to satisfy "app-text/feelings[test]".
!!! One of the following packages is required to complete your request:
- app-text/feelings-1.0.0 (Change USE: +test)
(dependency required by "app-text/happypackage-2.0" [ebuild])
(dependency required by "happypackage" [argument])
|
Questi messaggi appaiono quando si vuole installare un pacchetto che non solo
dipende da un altro pacchetto, ma richiede anche che quel pacchetto sia
compilato con una particolare flag USE (o insieme di flag USE). Nell'esempio
proposto, il pacchetto app-text/feelings ha bisogno di essere compilato
con USE="test", ma questa flag USE non impostata nel sistema.
Per risolvere, si può o aggiungere la flag USE alle flag USE globali in
/etc/portage/make.conf o impostarla per il pacchetto specifico in
/etc/portage/package.use.
Dipendenze omesse
Codice 5.7: Portage avverte riguardo le dipendenze omesse |
emerge: there are no ebuilds to satisfy ">=sys-devel/gcc-3.4.2-r4".
!!! Problem with ebuild sys-devel/gcc-3.4.2-r4
!!! Possibly a DEPEND/*DEPEND problem.
|
L'applicazione che si sta provando ad installare dipende da un altro pacchetto
che non è disponibile per il sistema. Controllare su Bugzilla se la cosa è segnalata altrimenti
la si può riportare. A meno che non si stia mescolando le branche, questo non
dovrebbe accadere ed è perciò un bug.
Nomi di ebuild ambigui
Codice 5.8: Portage avverte circa l'ambiguità di nomi di ebuild |
[ Results for search key : listen ]
[ Applications found : 2 ]
* dev-tinyos/listen [ Masked ]
Latest version available: 1.1.15
Latest version installed: [ Not Installed ]
Size of files: 10,032 kB
Homepage: http://www.tinyos.net/
Description: Raw listen for TinyOS
License: BSD
* media-sound/listen [ Masked ]
Latest version available: 0.6.3
Latest version installed: [ Not Installed ]
Size of files: 859 kB
Homepage: http://www.listen-project.org
Description: A Music player and management for GNOME
License: GPL-2
!!! The short ebuild name "listen" is ambiguous. Please specify
!!! one of the above fully-qualified ebuild names instead.
|
L'applicazione che si vuole installare ha un nome che corrisponde con un altro
pacchetto. Occorre specificare la categoria. Portage informa sulle scelte
possibili.
Dipendenze circolari
Codice 5.9: Portage avverte circa le dipendenze circolari |
!!! Error: circular dependencies:
ebuild / net-print/cups-1.1.15-r2 depends on ebuild / app-text/ghostscript-7.05.3-r1
ebuild / app-text/ghostscript-7.05.3-r1 depends on ebuild / net-print/cups-1.1.15-r2
|
Due (o più) pacchetti che si vuole installare dipendono l'uno dall'altro e non
possono perciò essere installati. Questo è probabilmente un bug del Portage.
Provare ad eseguire un rsync e provare nuovamente. Si può anche controllare su
bugzilla se è un caso conosciuto oppure
no, nel qual caso lo si può riportare.
Scaricamento non riuscito
Codice 5.10: Portage avverte circa un download non riuscito |
!!! Fetch failed for sys-libs/ncurses-5.4-r5, continuing...
!!! Some fetch errors were encountered. Please see above for details.
|
Portage non è riuscito a scaricare i sorgenti per una data applicazione e
proverà a proseguire con l'installazione delle altre applicazioni se ci sono.
Questo problema può essere causato da un mirror che non è stato sincronizzato
appropriatamente o perché l'ebuild punta ad una locazione incorretta. Il server
dove risiedono i sorgenti potrebbe anche non essere disponibile per qualche
ragione.
Riprovare dopo un'ora e vedere se la situazione persiste.
Protezione dei profili di sistema
Codice 5.11: Portage avverte circa la protezione dei profili |
!!! Trying to unmerge package(s) in system profile. 'sys-apps/portage'
!!! This could be damaging to your system.
|
Si è richiesto la rimozione di un pacchetto che fa parte del core del sistema.
Tale pacchetto è listato nel vostro profile come richiesto e dovrebbe perciò non
essere rimosso dal sistema.
Insuccessi nella verifica del digest
A volte durante il tentativo di emergere un pacchetto, si ottiene un errore col
seguente messaggio:
Codice 5.12: Insuccesso di verifica del digest |
>>> checking ebuild checksums
!!! Digest verification failed:
|
Questo è un segno che c'è qualche cosa di errato nell'albero del Portage. Spesso
è causato da uno sviluppatore che può aver sbagliato l'inserimento del pacchetto
nell'albero del Portage.
Quando la verifica del digest fallisce, non provare a ricreare il
digest. Eseguire ebuild foo manifest non risolve il problema, ma molto
probabilmente lo peggiorerà!
Il suggerimento è di aspettare un'ora o due perché venga sistemato l'albero del
Portage. E' probabile che l'errore sia già stato notato, ma occorre un po' di
tempo affinché la correzione sia diramata. Durante l'attesa, controllare su Bugzilla per vedere se qualcuno ha riportato
il problema. In caso contrario segnalare il bug per il pacchetto oggetto del
problema.
Una volta controllato che il bug sia stato corretto, provare ad eseguire
nuovamente il sync per ottenere il digest corretto.
Importante:
Questo non significa che si possa fare un sync tre volte di seguito!
Come specificato nella politica di rsync (visibile quando si esegue emerge
--sync), gli utenti che eseguono sync troppo spesso verranno interdetti.
Infatti è meglio aspettare il prossimo sync che si è schedulato per evitare il
sovraccarico dei server rsync.
|
2. Flag USE
2.a. Cosa sono le flag USE
L'idea dietro le flag USE
Durante l'installazione di Gentoo (o di altre distribuzioni o comunque di altri
sistemi operativi), sono possibili diverse scelte a seconda dell'ambiente di
lavoro. Le impostazioni per un server differiscono da quelle per una
workstation, così come una stazione per giocare differisce da una per il
rendering 3D.
Questo non è vero soltanto per la scelta dei pacchetti da installare, ma anche
per le caratteristiche che un certo pacchetto dovrebbe supportare. Ad esempio,
se l'uso delle OpenGL non è richiesto, perchè installarle ed abilitarne il
supporto nei pacchetti che ne farebbero uso? Per lo stesso motivo, se non si
vuole usare KDE, perchè preoccuparsi di compilare i pacchetti col supporto per
KDE se questi pacchetti funzionano tranquillamente senza?
Per aiutare gli utenti a decidere cosa installare/attivare e cosa no, è
necessario che l'utente specifichi il proprio ambiente nel modo più semplice.
Questo forza l'utente a decidere cosa desidera realmente e facilita Portage, il
sistema per la gestione dei pacchetti, a prendere le decisioni appropriate.
Definizione delle flag USE
Concettualmente un flag USE è una parola chiave che racchiude l'idea di supporto
e di informazione sulla dipendenza. Se si definisce una certa flag USE, si
indica a Portage la volontà di avere il supporto per la parola chiave scelta.
Questo, naturalmente, altera anche le informazioni sulle dipendenze per un dato
pacchetto.
Prendendo come esempio la parola chiave kde, si ottiene questo
comportamento: se questa parola chiave non è presente nella variabile
USE, tutti i pacchetti che hanno il supporto opzionale per KDE
vengono compilati senza tale supporto; conseguentemente tutti i pacchetti
cha hanno una dipendenza opzionale con KDE vengono installati
senza le relative librerie KDE. Se invece la parola chiave kde è
stata definita, questi pacchetti vengono compilati col supporto di KDE e
di conseguenza anche le sue librerie vengono installate come dipendenze.
Definendo in maniera corretta le parole chiave si avrà a disposizione un sistema
perfettamente ritagliato sulle proprie esigenze.
Quali sono le flag USE utilizzabili
Ci sono due tipi di flag USE: globali e locali.
-
Una flag USE globale è usata da alcuni pacchetti a livello di
sistema. Questo è ciò che molti utenti vedono come flag USE.
-
Una flag USE locale è usata da un singolo pacchetto per prendere
decisioni specifiche sul pacchetto stesso.
Una lista di flag USE globali disponibili può essere trovata online o localmente in
/usr/portage/profiles/use.desc.
Un elenco delle flag USE locali disponibili può essere trovata in
/usr/portage/profiles/use.local.desc.
2.b. Usare le flag USE
Dichiarare flag USE permanenti
Seguono le informazioni su come dichiarare le flag USE in modo permanente.
Come precedentemente menzionato, tutte le flag USE sono dichiarate attraverso la
variabile USE. Per facilitare la ricerca e la scelta delle flag USE,
viene fornita una configurazione USE predefinita. Questa configurazione è
una collezione di flag USE che dovrebbe essere comunemente usata dagli utenti
Gentoo ed è dichiarata nei file make.defaults che fanno parte del
proprio profilo.
Il collegamento simbolico /etc/portage/make.profile punta al profilo di
sistema utilizzato. Ogni profilo lavora insieme con un altro profilo superiore,
ed il risultato è la somma di tutti i profili. Quello superiore è quello
base, (/usr/portage/profiles/base).
Dare una occhiata alle impostazioni predefinite per il profilo 10-0:
Codice 2.1: Somma delle variabili USE make.defaults per il profilo 10.0 |
USE="a52 aac acpi alsa branding cairo cdr dbus dts dvd dvdr emboss encode exif
fam firefox flac gif gpm gtk hal jpeg lcms ldap libnotify mad mikmod mng
mp3 mp4 mpeg ogg opengl pango pdf png ppds qt3support qt4 sdl spell
startup-notification svg tiff truetype vorbis unicode usb X xcb x264 xml
xv xvid"
|
Come è evidente, questa variabile contiene già una serie di parole chiave.
Non alterare nessun file make.defaults per adattare la
variabile USE alle proprie esigenze in quanto le modifiche a questi file
vengono sovrascritte ad ogni aggiornamento del Portage.
Per cambiare la configurazione predefinita, è necessario aggiungere o rimuovere
parole chiave dalla variabile USE e questo può essere fatto globalmente
definendo la variabile USE nel file /etc/portage/make.conf. In
questa variabile è possibile aggiungere le flag USE aggiuntive richieste o
rimuoverne di non richieste nel qual caso occorre anteporre alla parola chiave
il segno meno ("-").
Per esempio, per rimuovere il supporto per KDE e QT ed aggiungere il supporto
per ldap, può essere definita la seguente dichiarazione della variabile
USE in /etc/portage/make.conf:
Codice 2.2: Un esempio di dichiarazione USE in /etc/portage/make.conf |
USE="-kde -qt4 ldap"
|
Dichiarare flag USE per pacchetti individuali
Qualche volta si desidera dichiarare una determinata flag USE per una (o per
più) applicazioni ma non per tutto il sistema. Per fare questo, si deve creare
la directory /etc/portage (se ancora non esiste) e modificare
/etc/portage/package.use. Solitamente è un file singolo, ma può
essere anche una directory: vedere man portage per ulteriori
informazioni. Il seguente esempio presuppone che package.use sia un file
singolo.
Per esempio, se non si vuole che berkdb sia supportato globalmente, ma lo
si desidera per mysql, si dovrebbe aggiungere:
Codice 2.3: Esempio di /etc/portage/package.use |
dev-db/mysql berkdb
|
Si possono naturalmente anche disabilitare le flag USE per una certa
applicazione. Per esempio, se non si desidera il supporto java in PHP:
Codice 2.4: Secondo esempio di /etc/portage/package.use |
dev-php/php -java
|
Dichiarare flag USE temporanee
In certi casi è utile dichiarare flag USE una sola volta. Invece di modificare
/etc/portage/make.conf due volte (una per la modifica e l'altra per
riportare il tutto all'origine) è possibile dichiarare la variabile USE come
fosse una variabile ambiente. Ricordarsi che, quando si ri-emerge o si aggiorna
questa applicazione (in modo esplicito o parte di un aggiornamento del sistema),
i cambiamenti saranno persi!
Segue un esempio di come rimuovere temporaneamente il supporto java durante
l'installazione di mozilla.
Codice 2.5: Usare USE come una variabile ambiente |
# USE="-java" emerge seamonkey
|
Precedenza
Naturalmente esiste un ordine definito riguardante la priorità delle
dichiarazioni nelle configurazioni USE. Non è necessario dichiarare
USE="-java" solo per vedere se "java" è ancora usato per una impostazione
con un'alta priorità. L'ordine di precedenza per le impostazioni di USE è il
seguente (i primi hanno la priorità più bassa):
-
USE predefinita dichiarata nei file make.defaults parte del
proprio profilo
-
Configurazione USE definita dall'utente in /etc/portage/make.conf
-
Configurazione USE definita dall'utente in
/etc/portage/package.use
- Dichiarazione USE definita dall'utente come variabile ambiente
Per vedere la configurazione finale di USE che viene usata da Portage,
eseguire emerge --info che visualizzerà una lista di tutte le variabili
rilevanti (incluso la variabile USE) col valore usato da Portage.
Codice 2.6: Eseguire emerge --info |
# emerge --info
|
Adattare il proprio sistema alle nuove flag USE
Se si sono cambiate le proprie flag USE e si desidera aggiornare l'intero
sistema, affinchè utilizzi le nuove flag USE, si può usare l'opzione
--newuse di emerge:
Codice 2.7: Ricompilare il sistema |
# emerge --update --deep --newuse world
|
Dopo, eseguire il depclean di Portage per rimuovere le dipendenze condizionali
che erano state emerse nel vecchio sistema, ma che sono diventate obsolete con
l'uso delle nuove flag USE.
Avvertenza:
Eseguire emerge --depclean è una operazione pericolosa e dovrebbe essere
fatta con cura. Ricontrollare la lista fornita di pacchetti "obsoleti" per
assicurarsi che non si rimuovano pacchetti di cui si ha bisogno. Nell'esempio
seguente si è aggiunto -p per avere solo la lista dei pacchetti senza
rimuoverli.
|
Codice 2.8: Rimuovere pacchetti obsoleti |
# emerge -p --depclean
|
Al termine del processo di depclean, eseguire revdep-rebuild per
ricompilare le applicazioni che sono collegate in modo dinamico agli oggetti
condivisi forniti dai pacchetti rimossi. revdep-rebuild è parte del
pacchetto gentoolkit; non dimenticarsi di emergerlo prima.
Codice 2.9: Eseguire revdep-rebuild |
# revdep-rebuild
|
Quando tutto è finito, il sistema userà le nuove flag USE.
2.c. Flag USE specifiche per pacchetto
Visualizzare le flag USE disponibili
Ecco l'esempio di seamonkey per vedere quali flag sono disponibili. Per
questo usare emerge con le opzioni --pretend e --verbose:
Codice 3.1: Vedere le flag USE utilizzate |
# emerge --pretend --verbose seamonkey
These are the packages that I would merge, in order:
Calculating dependencies ...done!
[ebuild R ] www-client/seamonkey-1.0.7 USE="crypt gnome java -debug -ipv6
-ldap -mozcalendar -mozdevelop -moznocompose -moznoirc -moznomail -moznopango
-moznoroaming -postgres -xinerama -xprint" 0 kB
|
emerge non è il solo strumento che fa questo, infatti ci sono strumenti
dedicati alla gestione delle informazioni sui pacchetti come equery che
fa parte del pacchetto gentoolkit. Occorre prima installare
gentoolkit:
Codice 3.2: Installare gentoolkit |
# emerge gentoolkit
|
Ora è possibile usare equery con l'argomento uses per avere la
lista dei flag USE usati da un dato pacchetto. Ad esempio per il pacchetto
gnumeric:
Codice 3.3: Usare equery per vedere le flag USE utilizzate |
# equery --nocolor uses =gnumeric-1.6.3 -a
[ Searching for packages matching =gnumeric-1.6.3... ]
[ Colour Code : set unset ]
[ Legend : Left column (U) - USE flags from make.conf ]
[ : Right column (I) - USE flags packages was installed with ]
[ Found these USE variables for app-office/gnumeric-1.6.3 ]
U I
- - debug : Enable extra debug codepaths, like asserts and extra output. If you want to get meaningful backtraces see http://www.gentoo.org/proj/en/qa/backtraces.xml .
+ + gnome : Adds GNOME support
+ + python : Adds support/bindings for the Python language
- - static : !!do not set this during bootstrap!! Causes binaries to be statically linked instead of dynamically
|
3. Caratteristiche di Portage
3.a. Caratteristiche di Portage
Portage ha molte altre caratteristiche che rendono Gentoo ancora migliore.
Molte di queste comprendono strumenti software che migliorano le prestazioni,
l'affidabilità, la sicurezza, ...
Per abilitare o disabilitare alcune caratteristiche di Portage, bisogna
modificare la variabile FEATURES di /etc/portage/make.conf, che
contiene varie keyword separate da spazi bianchi. In molti casi si devono
installare ulteriori strumenti sui quali sono basate le caratteristiche.
Non sono elencate qui tutte le caratteristiche che Portage supporta. Per una
descrizione completa si veda la manpage make.conf:
Codice 1.1: Vedere la manpage make.conf |
$ man make.conf
|
Per scoprire quali sono le caratteristiche di default, eseguire emerge
--info e cercare la variabile FEATURES o eseguire un grep:
Codice 1.2: Scoprire quali caratteristiche sono già impostate |
$ emerge --info | grep FEATURES
|
3.b. Compilazione Distribuita
Usare distcc
distcc è un programma per distribuire la compilazione su diverse
macchine, non necessariamente identiche, su una rete. Il client distcc
trasmette tutte le informazioni necessarie ai server distcc che vengono resi
disponibili tramite l'esecuzione di distccd, in modo che possano
compilare parte del codice sorgente per il client. Il risultato è un tempo di
compilazione inferiore.
E' possibile trovare più informazioni su distcc (e informazioni su come
deve funzionare con Gentoo) nella nostra Documentazione Gentoo su distcc.
Installare distcc
Distcc include un strumento grafico per tenere sotto controllo i task che il
computer sta inviando per la compilazione. Se si usa Gnome si inserisca 'gnome'
nella variabile USE. Se non si usa Gnome e si desidera comunque utilizzare il
monitor, si inserisca 'gtk' nella variabile USE.
Codice 2.1: Installare distcc |
# emerge distcc
|
Attivare il supporto di Portage
Aggiungere distcc alla variabile FEATURES in
/etc/portage/make.conf. Modificare la variabile MAKEOPTS a proprio
piacimento. In "-jX" la X è il numero di CPU che eseguono distccd
(incluso l'host attuale) più uno, ma si potrebbero avere migliori risultati
con altri numeri.
Eseguire distcc-config e impostare la lista di server distcc
disponibili. Per esempio si assume che i server distcc disponibili sono
192.168.1.102 (l'host attuale), 192.168.1.103 e 192.168.1.104 (due host
remoti):
Codice 2.2: Configurare distcc per usare tre server disponibili DistCC |
# distcc-config --set-hosts "192.168.1.102 192.168.1.103 192.168.1.104"
|
Non dimenticarsi di eseguire anche il demone distccd:
Codice 2.3: Avviare il demone distccd |
# rc-update add distccd default
# /etc/init.d/distccd start
|
3.c. Cache per la compilazione
Cosa è ccache
ccache è un veloce gestore cache per il compilatore. Dopo aver compilato
un programma, esso immagazzina i risultati intermedi, in modo che se si dovesse
ricompilare lo stesso programma, il tempo di compilazione sia notevolmente
ridotto. La prima volta che si esegue ccache, la sua esecuzione sarà molto più
lenta ad una normale compilazione. Ricompilazioni sequenziali dovrebbero invece
essere più veloci. ccache è utile solamente se si sta ricompilando più volte la
stessa applicazione; ciò è praticamente utile solo agli sviluppatori software.
Per maggiori informazioni su ccache, è possibile consultare la homepage di ccache.
Avvertenza:
È risaputo che ccache causa numerosi fallimenti nella compilazione.
Talvolta ccache preserva oggetti di codice inutili o file corrotti, che portano
alla mancata compilazione del pacchetto. Se ciò accade (se si ricevono errori
come "File not recognized: File truncated"), provare a ricompilare
l'applicazione disabilitando ccache ((FEATURES="-ccache" in
/etc/portage/make.conf) prima di aprire un bug report. A meno che
non si debbano eseguire lavori come sviluppatore, non abilitare ccache.
|
Installare ccache
Per installare ccache, eseguire emerge ccache:
Codice 3.1: Installare ccache |
# emerge ccache
|
Attivare il supporto di Portage
Aprire /etc/portage/make.conf e aggiungere ccache alla variabile
FEATURES. Poi, aggiungere una nuova variabile chiamata CCACHE_SIZE e
impostarla a "2G":
Codice 3.2: Editare CCACHE_SIZE in /etc/portage/make.conf |
CCACHE_SIZE="2G"
|
Per controllare se ccache funziona, si possono vedere le statistiche. Portage
usa una diversa directory home ccache e si deve impostare la variabile
CCACHE_DIR:
Codice 3.3: Esaminare le statistiche di ccache |
# CCACHE_DIR="/var/tmp/ccache" ccache -s
|
Il /var/tmp/ccache è la directory home di default di Portage; se
si desidera cambiare questa impostazione modificare la variabile
CCACHE_DIR in /etc/portage/make.conf.
Se si esegue ccache, si usa la posizione di default di
${HOME}/.ccache, ed è per questo che si deve impostare la
variabile CCACHE_DIR quando si cercano le statistiche (Portage)
ccache.
Usare ccache per la compilazione di C non-Portage
Se si desidera usare ccache per compilazioni non-Portage, si aggiunga
/usr/lib/ccache/bin all'inizio della variabile PATH (prima di
/usr/bin). Può essere fatto modificando
.bash_profile nella directory home del proprio utente. Usare
.bash_profile è un modo per definire la variabile PATH.
Codice 3.4: Modificare .bash_profile |
PATH="/usr/lib/ccache/bin:/opt/bin:${PATH}"
|
3.d. Supporto per pacchetti binari
Creare pacchetti precompilati
Portage supporta l'installazione di pacchetti precompilati. Anche se Gentoo
non fornisce pacchetti precompilati (tranne GRP), Portage può essere informato
dei pacchetti precompilati.
Per creare un pacchetto precompilato si può usare quickpkg se il
pacchetto è già installato sul sistema, o emerge con le opzioni
--buildpkg o --buildpkgonly.
Se si desidera che Portage crei pacchetti precompilati di ogni singolo
pacchetto che si installa, aggiungere buildpkg alla variabile
FEATURES.
Supporto più esteso per le impostazioni sui pacchetti precompilati può essere
ottenuto con il catalyst. Per ulteriori informazioni sul catalyst
leggere le Domande frequenti su
Catalyst.
Installare pacchetti precompilati
Anche se Gentoo non li fornisce, si può creare un repository centrale dove
mettere i pacchetti precompilati. Se si desidera usare questo repository, si
deve far puntare la variabile PORTAGE_BINHOST ad esso. Per esempio, se i
pacchetti precompilati sono su ftp://buildhost/gentoo:
Codice 4.1: Impostare PORTAGE_BINHOST in /etc/portage/make.conf |
PORTAGE_BINHOST="ftp://buildhost/gentoo"
|
Quando si desidera installare un pacchetto precompilato, si deve aggiungere
l'opzione --getbinpkg al comando emerge accanto all'opzione
--usepkg. Il primo (--getbinpkg) dice a emerge di scaricare il
pacchetto precompilato dal server precedentemente definito mentre il secondo
(--usepkg) chiede a emerge di cercare di installare il pacchetto
precompilato prima di scaricare i sorgenti e compilarlo.
Per esempio, per installare gnumeric con i pacchetti precompilati:
Codice 4.2: Installare il pacchetto precompilato gnumeric |
# emerge --usepkg --getbinpkg gnumeric
|
Più informazioni sulle opzioni di emerge con i pacchetti precompilati possono
essere trovate nella manpage emerge:
Codice 4.3: Vedere manpage emerge |
$ man emerge
|
3.e. Scaricare file
Scaricamenti paralleli
Quando si stanno emergendo una serie di pacchetti, Portage può scaricare i
file sorgenti del prossimo pacchetto nella lista, anche se sta compilando un
altro pacchetto. Per usare questa opzione, aggiungere "parallel-fetch" alla
propria FEATURES. Da notare che questa feature è già attiva, quindi non si deve
specificatamente abilitarla.
Userfetch
Quando Portage è eseguito da root, FEATURES="userfetch" permette a Portage di
levarsi dai privilegi di root mentre scarica i sorgenti di un pacchetto.
Questo è un piccolo miglioramento di sicurezza.
3.f. Prelevare snapshot del Portage convalidati
Come amministratori del sistema, si può decidere di aggiornare il proprio albero
del Portage solo attraverso uno snapshot del Portage convalidato
crittograficamente rilasciato dall'infrastruttura Gentoo. Questo assicura che
che nessun mirror rsync malevolo aggiunga codice o pacchetti indesiderati
all'albero che si sta scaricando.
Per configurare Portage, si deve prima creare un deposito sicuro dove scaricare
e accettare le chiavi fornite dall'Infrastruttura Gentoo responsabile per la
firma degli snapshot dell'albero di Portage. Naturalmente, se si vuole farlo,
è possibile convalidare questa chiave GPG come indicato nelle appropriate indicazioni (ad
esempio verificando l'impronta. Puoi trovare la lista delle chiavi GPG usate dal
team di release engineering sulla loro pagina.
Codice 6.1: Creare un deposito sicuro per Portage |
# mkdir -p /etc/portage/gpg
# chmod 0700 /etc/portage/gpg
# gpg --homedir /etc/portage/gpg --keyserver subkeys.pgp.net --recv-keys 0x239C75C4 0x96D8BF6D
# gpg --homedir /etc/portage/gpg --edit-key 0x239C75C4 trust
# gpg --homedir /etc/portage/gpg --edit-key 0x96D8BF6D trust
|
Successivamente, modificare /etc/portage/make.conf abilitando il supporto
per la convalida degli snapshot di Portage firmati (usando
FEATURES="webrsync-gpg") e disabilitando l'aggiornamento di Portage
attraverso il metodo ordinario emerge --sync.
Codice 6.2: Aggiornare Portage per la convalida degli snapshot firmati |
FEATURES="webrsync-gpg"
PORTAGE_GPG_DIR="/etc/portage/gpg"
SYNC=""
|
Fatto. La prossima volta che verrà eseguito emerge-webrsync, solo gli
snapshot con una firma valida verranno incorporati nel proprio sistema.
4. Initscripts
4.a. Runlevel
Avviare il sistema
All'avvio del sistema, ci sono molte scritte che scorrono e il testo è il
medesimo ad ogni avvio. La sequenza di tutte queste azioni viene chiamata
sequenza di boot ed è (più o meno) definita staticamente.
Per prima cosa, il boot loader carica l'imagine del kernel, definita nella
configurazione in memoria, dopo di che dice alla CPU di eseguire il kernel.
Quando il kernel è caricato e in esecuzione, inizializza tutte le strutture e i
lavori specifici del kernel ed avvia il processo init.
Questo processo si assicura che tutti i filesystem (definiti in
/etc/fstab) siano montati e pronti per l'uso. Poi esegue alcuni
script situati in /etc/init.d, che avviano i servizi necessari per
un corretto avvio del sistema.
Alla fine, quando tutti gli script sono eseguiti, init attiva i terminali
(nella maggior parte dei casi solo le console virtuali che sono nascoste in
Alt-F1, Alt-F2, ecc.) attaccandogli un processo chiamato
agetty. Questo processo per prima cosa si assicura che sia possibile
eseguire il login su questi terminali eseguendo login.
Init Script
Ora init non esegue gli script in /etc/init.d casualmente.
Inoltre, non lancia tutti gli script in /etc/init.d, ma solo quelli
che gli è stato detto di eseguire. Decide che script eseguire guardando in
/etc/runlevels.
Prima, init esegue tutti gli script da /etc/init.d che hanno
un link simbolico in /etc/runlevels/boot. Solitamente, esegue gli
script in ordine alfabetico, ma alcuni di essi hanno delle informazioni di
dipendenze all'interno, che dicono al sistema che un altro script deve essere
avviato prima che possa essere avviati loro stessi.
Quando tutti gli script refenziati in /etc/runlevels/boot sono
stati eseguiti, init continua eseguendo gli script che hanno un
collegamento simbolico in /etc/runlevels/default. Ancora, usa
l'ordine alfabetico per decidere che script avviare prima, a meno che lo script
non abbia dipendenze, nel qual caso l'ordine viene cambiato per fornire una
valida sequenza di boot.
Come lavora init
Certamente init non decide tutto da solo. Ha bisogno di un file di
configurazione che specifica quali azioni debba eseguire. Questo file di
configurazione è /etc/inittab.
La prima azione di init è di montare tutti i filesystem. Questo è
definito nella seguente linea di /etc/inittab:
Codice 1.1: La linea di inizializzazione del sistema in /etc/inittab |
si::sysinit:/sbin/rc sysinit
|
Questa linea dice a initche deve eseguire /sbin/rc sysinit per
inizializzare il sistema. Lo script /sbin/rc si occupa
dell'inizializzazione, init infatti non fa molto: esso delega altri
compiti, come l'inizializzazione del sistema, ad un'altro processo.
In secondo luogo init esegue gli script che hanno un collegamento in
/etc/runlevels/boot. Questo è definito dalla seguente linea:
Codice 1.2: Inizializzazione del sistema, continua |
rc::bootwait:/sbin/rc boot
|
Ancora lo script rc provvede ai compiti necessari. Notare che l'opzione
passata a rc (boot) è la stessa della sottodirectory
/etc/runlevels.
Ora init controlla il suo file di configurazione per vedere quale
runlevel deve eseguire. Per deciderlo, legge la seguente linea da
/etc/inittab:
Codice 1.3: La linea initdefault |
id:3:initdefault:
|
In questo caso (che la maggioranza di utenti Gentoo usa), l'id del
runlevel è 3. Usando questa informazione, init vede che deve
avviare il runlevel 3:
Codice 1.4: La definizione del runlevel |
l0:0:wait:/sbin/rc shutdown
l1:S1:wait:/sbin/rc single
l2:2:wait:/sbin/rc nonetwork
l3:3:wait:/sbin/rc default
l4:4:wait:/sbin/rc default
l5:5:wait:/sbin/rc default
l6:6:wait:/sbin/rc reboot
|
La linea che definisce il livello 3, ancora, usa lo script rc per avviare
il servizio (ora con argomento default). L'argomento di rc è
ancora lo stesso della sottodirectory in /etc/runlevels.
Quando rc ha finito, init decide quale console virtuale attivare
e quali comandi devono essere eseguiti su ciascuna console:
Codice 1.5: Definizione delle console virtuali |
c1:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty1 linux
c2:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty2 linux
c3:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty3 linux
c4:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty4 linux
c5:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty5 linux
c6:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty6 linux
|
Cos'è un runlevel?
Init usa uno schema numerico per decidere quale runlevel attivare.
Un runlevel è uno stato nel quale il sistema viene avviato e contiene una
collezione di script (runlevel script o initscript) che devono essere
eseguiti quando si entra o si lascia un runlevel.
In Gentoo, ci sono sette runlevel definiti: tre runlevel interni, e quattro
runlevel definiti dall'utente. I runlevel interni si chiamano sysinit,
shutdown e reboot e fanno esattamente quello che i nomi implicano:
inizializzano il sistema, spengono il sistema e riavviano il sistema.
I runlevel definiti dall'utente sono delle sottodirectory di
/etc/runlevels: boot, default,
nonetwork e single. Il runlevel boot
avvia tutti i servizi necessari al sistema che tutti gli altri runlevel
usano. I rimanenti tre differiscono per i servizi avviati: default
viene usato per le operazioni di tutti i giorni, nonetwork è usato
in caso non sia necessaria alcuna connettività, e single viene
usato per riparare il sistema.
Lavorare con gli script di Init
Gli script che il processo rc avvia sono chiamati init script.
Ogni script in /etc/init.d può essere eseguito con gli argomenti
start, stop, restart, pause, zap,
status, ineed, iuse, needsme, usesme o
broken.
Per avviare, fermare o riavviare un servizio (e tutti i servizi dipendenti),
vengono usati start, stop e restart:
Codice 1.6: Avviare Postfix |
# /etc/init.d/postfix start
|
Nota:
Solo i servizio necessari al servizio dato saranno fermati o riavviati.
Gli altri servizi dipendenti (quelli che usa ma non gli sono necessari)
non vengono toccati.
|
Per fermare un servizio, ma non i servizi che dipendono da lui si può usare
l'argomento pause:
Codice 1.7: Fermare Postfix ma mantenere in esecuzione i servizi dipendenti |
# /etc/init.d/postfix pause
|
Per vedere un servizio in che stato si trova (started, stopped, paused, ...) si
può usare l'argomento status:
Codice 1.8: Informazioni di stato per postfix |
# /etc/init.d/postfix status
|
Se le informazioni di stato dicono che un servizio è in esecuzione, ma non è
così, si può fare il reset delle informazioni di stato a "stopped" con
l'argomento zap:
Codice 1.9: reset delle informazioni di stato per postfix |
# /etc/init.d/postfix zap
|
Per sapere quali dipendenze ha un servizio si può usare iuse o
ineed. Con ineed vengono mostrati i servizi veramente necessari
per il corretto funzionamento del servizio. iuse invece mostra i servizi
che vengono usati ma non sono necessari al servizio per il corretto
funzionamento.
Codice 1.10: Richiedere la lista di tutti i servizi da cui Postfix dipende |
# /etc/init.d/postfix ineed
|
In modo simile si può chiedere la lista dei servizi che dipendono da lui
(needsme) o possono usarlo
Codice 1.11: Richiedere la lista dei servizi che richiedono Postfix |
# /etc/init.d/postfix needsme
|
Infine, si possono chiedere quali dipendenze, richieste da un servizio, sono
mancanti:
Codice 1.12: Richiedere la lista delle dipendenze mancanti per Postfix |
# /etc/init.d/postfix broken
|
4.b. Lavorare con rc-update
Cos'è rc-update?
Il sistema di init in Gentoo usa un albero di dipendenze per decidere quali
dipendenze vanno avviate prima. Essendo un compito tedioso da eseguire
manualmente c'è uno strumento che rende semplice l'amministrazione dei runlevel
e init script.
Con rc-update si possono aggiungere e rimuovere init script da un
runlevel. Lo strumento rc-update automaticamente interroga
depscan.sh per ricostruire l'albero delle dipendenze.
Aggiungere e rimuovere servizi
Lo script rc-update richiede un secondo argomento che definisce l'azione:
add, del o show.
Per aggiungere o rimuovere un'init script, bisogna passare a rc-update
l'argomento add o del, seguito dallo script di init e dal
runlevel. Per esempio:
Codice 2.1: Rimuovere Postfix dal runlevel default |
# rc-update del postfix default
|
Il comando rc-update -v show mostra tutti gli script di init disponibili
e in quale runlevel vengono eseguiti:
Codice 2.2: Ricevere informazioni sugli init script |
# rc-update -v show
|
È possibile anche usare rc-update show (senza -v) per vedere
solamente gli script di init abilitati e il loro runlevel.
4.c. Configurare i servizi
Perchè una configurazione aggiuntiva?
Gli Init script possono essere complessi. Qui non si è interessati a far
modificare direttamente gli init script, dato che sono piuttosto proni a
errori. È comunque importante saper configurare bene un servizio, ad esempio per
per dare più opzioni al servizio stesso.
Un secondo motivo è di avere la configurazione al di fuori dell'init script per
aggiornare gli init script senza preoccuparsi di perdere i cambiamenti alla
configurazione.
La directory /etc/conf.d
Gentoo fornisce un modo semplice per configurare i servizi: ogni init script
che può esser configurato ha un file in /etc/conf.d. Per esempio,
l'init script di apache2 (chiamato /etc/init.d/apache2) ha un file
di configurazione chiamato /etc/conf.d/apache2, che contiene le
opzioni che si vogliono passare al server Apache 2 quando esso viene avviato:
Codice 3.1: Variabili definite in /etc/conf.d/apache2 |
APACHE2_OPTS="-D PHP5"
|
I file di configurazione contengono variabili e solo quello (tipo
/etc/portage/make.conf), e rendono davvero facile configurare un servizio.
Permettono inoltre di aggiungere molte informazioni sulle variabili (come
commenti).
4.d. Scrivere Init Scripts
È necessario?
No. Scrivere init script non è solitamente necessario dato che Gentoo fornisce
init script pronti all'uso per ogni servizio. Comunque, si potrebbe installare
un servizio senza usare Portage, nel qual caso probabilmente è necessario creare
un init script.
È consigliabile non usare init script forniti dal servizio se non sono scritti
esplicitamente per Gentoo: gli init script di Gentoo non sono compatibili con
quelli usati dalle altre distribuzioni!
Layout
Il layout di base di un init script è mostrato sotto.
Codice 4.1: Layout di base di un init script |
#!/sbin/runscript
depend() {
}
start() {
}
stop() {
}
|
Ogni init script richiede che la funzione start() sia definita.
Tutte le altre sezioni sono opzionali.
Dipendenze
Ci sono due tipi di impostazioni simili alle dipendenze che possono influenzare
l'avvio o la sequenza degli script: use e need. Oltre a queste
due, ci sono altri due metodi che influenzano l'ordine di esecuzione, chiamati
before e after. Gli ultimi due non sono delle vere dipendenze -
non provocano il fallimento dell'init script originale se quello indicato
non è programmato per avviarsi (o fallisce l'avvio).
-
L'impostazione use informa il sistema init che lo script usa
le funzionalità offerte dallo script indicato, ma non dipende direttamente
da quello. Un buon esempio potrebbe essere use logger o use
dns. Se questi servizi sono disponibili, verranno adeguatamente
utilizzati, ma se non si ha un logger o un server DNS i servizi
funzioneranno ugualmente. Se i servizi esistono, allora verranno avviati
prima dello script che ne fa uso.
-
L'impostazione need è una vera dipendenza. Significa che lo script
che ha bisogno di un altro script non partirà prima che l'altro si sia
avviato correttamente. Inoltre, se l'altro script verrà riavviato, allora
anche lo script che ne ha bisogno verrà riavviato.
-
Quando si usa before, lo script verrà avviato prima di quello
indicato se quello indicato fa parte del livello di init. Quindi, im
init script xdm che dichiara before alsasound partirà
prima dello script alsasound, ma solo se alsasound
è programmato per avviarsi nello stesso livello di init. Se
alsasound non è programmato per avviarsi, allora questa
impostazione non ha effetto e xdm verrà avviato quando il
sistema init lo riterrà appropriato.
-
In modo analogo, after informa il sistema init che lo script dovrà
essere avviato dopo quello indicato, se quello indicato fa parte del
livello di init. Altrimenti l'impostazione non ha effetto e lo script verrà
avviato quando il sistema init lo riterrà appropriato.
Dovrebbe essere chiaro da quanto scritto sopra che need è l'unica "vera"
dipendenza, in quanto determina se lo script verrà avviato o meno. Tutte le
altre sono semplici indicazioni al sistema init per chiarire in quale ordine gli
script devono (o dovrebbero) essere eseguiti.
Ora, se si osservano i molti init script disponibili in Gentoo, si noterà che
alcuni hanno dipendenze rispetto a cose che non sono init script. Chiamiamo
queste "cose" dipendenze virtuali.
Una dipendenza virtuale è una dipendenza che fornisce un servizio, ma non
è fornita solo da quel servizio. L'init script può dipendere da logger di
sistema, ma possono essercene molti altri disponibili (metalogd, syslog-ng,
sysklogd, ...). Dato che non è possibile mettere need per ognuno di loro
(nessun sistema ha tutti questi logger di sistema installati e in esecuzione) ci
si assicura che tutti questi servizi forniscano una dipendenza virtuale.
Ora verranno esaminate le informazioni relative alle dipendenze del servizio
postfix.
Codice 4.2: Informazioni di dipendenze per Postfix |
depend() {
need net
use logger dns
provide mta
}
|
Com'è possibile vedere, il servizio postfix:
-
richiede la dipendenza (virtuale) net(che è fornita, per esempio,
da /etc/init.d/net.eth0)
-
usa la dipendenza (virtuale) logger (che è fornita per esempio, da
/etc/init.d/syslog-ng)
-
usa la dipendenza (virtuale) dns (che è fornita, per esempio da
/etc/init.d/named)
-
fornisce la dipendenza (virtuale) mta (che è comune a tutti i mail
server)
Controllare l'ordine
Come descritto nella sezione precedente, si può istruire il sistema init
sull'ordine da seguire per avviare (o fermare) gli init script. L'ordine è
governato da entrambe le use e need, ma anche dalle impostazioni
di ordinamento before e after. Poich* queste impostazioni sono
state già descritte in precedenza, prendiamo il servizio Portmap come esempio
di init script.
Codice 4.3: La funzione depend() nel servizio Portmap |
depend() {
need net
before inetd
before xinetd
}
|
Si può anche usare "*" per selezionare tutti i servizi nello stesso runlevel,
ma non è consigliabile.
Codice 4.4: Eseguire un init script come primo script nel runlevel |
depend() {
before *
}
|
Se il servizio deve scrivere su dischi locali, dovrebbe aver bisogno di
localmount. Se non mette niente in /var/run, come un
pidfile, allora dovrebbe partire dopo bootmisc:
Codice 4.5: Esempio di funzione depend() |
depend() {
need localmount
after bootmisc
}
|
Funzioni Standard
Dopo la funzione depend(), è necessario definire la funzione
start(). Questa contiene tutti i comandi necessari ad inizializzare il
servizio. È consigliabile usare le funzioni ebegin e eend per
informare l'utente su cosa sta accadendo:
Codice 4.6: Esempio di funzione start() |
start() {
if [ "${RC_CMD}" = "restart" ];
then
fi
ebegin "Starting my_service"
start-stop-daemon --start --exec /path/to/my_service \
--pidfile /path/to/my_pidfile
eend $?
}
|
Sia --exec che --pidfile dovrebbero essere usati nelle funzioni
start e stop. Se il servizio non crea un pidfile, usare se possibile
--make-pidfile. Altrimenti non usare pidfile. Si può anche aggiungere
--quiet alle opzioni start-stop-daemon, ma non è raccomandato.
L'uso di --quiet potrebbe ostacolare il debugging se il servizio non si
avvia correttamente.
Un'altra impostazione di rilievo utilizzata nell'esempio precedente è il
controllo dela varaibile RC_CMD. A differenza del sistema init
precedente, il nuovo sistema openrc non supporta una funzione specifica
per il restart. Di conseguenza, lo script ha bisogno di controllare il contenuto
di RC_CMD per vedere se una funzione (che sia start() o
stop()) deve essere invocata come parti di un restart o meno.
Nota:
Assicurarsi che --exec chiami un servizio e non uno script shell che
lancia servizi e esce: è a questo che serve l'init script.
|
Se si ha bisogno di più esempi della funzione start(), leggere il codice
sorgente degli init script disponibili nella propria directory
/etc/init.d.
Un'altra funzione che può essere definita è stop(). Non si è obbligati a
definire questa funzione! Il sistema di init è abbastanza intelligente da
inserire da solo questa funzione se si usa start-stop-daemon.
Ecco une esempio di una funzione stop():
Codice 4.7: Esempio funzione stop() |
stop() {
ebegin "Stopping my_service"
start-stop-daemon --stop --exec /path/to/my_service \
--pidfile /path/to/my_pidfile
eend $?
}
|
Se il servizio esegue qualche altro script (per esempio bash, python o perl), e
questo script più avanti cambia i nomi (per esempio da foo.py a
foo), si deve aggiungere --name a start-stop-daemon. Si
deve specificare il nome che sarà cambiato dallo script. In questo esempio, un
servizio fa partire foo.py, che cambia nome in foo:
Codice 4.8: Un servizio che fa partire lo script foo |
start() {
ebegin "Starting my_script"
start-stop-daemon --start --exec /path/to/my_script \
--pidfile /path/to/my_pidfile --name foo
eend $?
}
|
start-stop-daemon ha una eccellente pagina man per vedere maggiori
opzioni:
Codice 4.9: Pagina Man di start-stop-daemon |
$ man start-stop-daemon
|
La sintassi di init script di Gentoo è basata su POSIX così
si possono usare costrutti compatibili sh nei propri init script.
Tenere altri costrutti come bash specifici, al di fuori dallo script
di init per essere sicuri che lo script funzioni indipendentemente
dai cambi che Gentoo potrebbe fare sul proprio sistema di init.
Aggiungere opzioni personalizzate
Se si ha bisogno di maggiori opzioni negli init script, si può aggiungere
l'opzione alla variabile extra_commands, e creare una funzione con lo
stesso nome dell'opzione. Per esempio, per il supporto di un'opzione chiamata
restartdelay:
Codice 4.10: Aggiungere l'opzione restartdelay |
extra_commands="restartdelay"
restartdelay() {
stop
sleep 3
start
}
|
Importante:
La funzione restart() non può essere sovrascritta in openrc!
|
Variabili di configurazione dei servizi
Non occorre fare nulla per supportare un file di configurazione in
/etc/conf.d: se l'init script viene eseguito, vengono
automaticamente processati i seguenti file (e per esempio le variabili sono
pronte per essere usate):
- /etc/conf.d/<vostro init script>
- /etc/conf.d/basic
- /etc/rc.conf
Inoltre, se l'init script fornisce una dipendenza virtuale (come net),
viene processato anche il file associato a questa dipendenza (come
/etc/conf.d/net).
4.e. Cambiare il comportamento del Runlevel
Può effettivamente essere utile?
Molti utenti di portatili conoscono la situazione: a casa si ha bisogno di
avviare net.eth0 ma non si vuole avviare net.eth0 quando si è in
giro (se non c'è nessuna rete disponibile). Con Gentoo si può alterare il
comportamento del runlevel per venire incontro alle proprie esigenze.
Per esempio si può creare un secondo runlevel "default" con cui effettuare il
boot contenente altri init script assegnati ad esso. Si può selezionare al
momento del boot quale runlevel predefinito usare.
Usare softlevel
Per prima cosa, creare la directory di runlevel per il secondo "default"
runlevel. Per esempio per creare il runlevel offline:
Codice 5.1: Creare la directory di runlevel |
# mkdir /etc/runlevels/offline
|
Aggiungere i necessari init script al nuovo runlevel creato. Per esempio, per
avere una copia del corrente runlevel default ma senza net.eth0:
Codice 5.2: Aggiungere gli init script necessari |
# cd /etc/runlevels/default
# for service in *; do rc-update add $service offline; done
# rc-update del net.eth0 offline
# rc-update show offline
acpid | offline
domainname | offline
local | offline
net.eth0 |
|
Anche se net.eth0 è stato rimosso dal runlevel offline, udev
potrebbe tentare ancora di avviare ogni dispositivo che rileva e avviare i
servizi relativi, una funzionalità chiamata hotplugging. Come
impostazione predefinita, Gentoo non abilita l'hotplugging.
Se si vuole abilitare l'hotplugging, ma solo per un certo insime di script, si
può usare la variabile rc_hotplug in /etc/rc.conf:
Codice 5.3: Disabilitare i servizi iniziati dai dispositivi in /etc/rc.conf |
rc_hotplug="net.wlan !net.*"
|
Nota:
Per maggiori informazioni sui servizi inizializzati per i diversi componenti, si
invita a porre attenzione nei commenti del file /etc/rc.conf.
|
Ora bisogna configurare il bootloader e aggiungere una nuova voce per il
runlevel offline. Per esempio in /boot/grub/grub.conf:
Codice 5.4: Aggiungere una voce per offline runlevel |
title Gentoo Linux Offline Usage
root (hd0,0)
kernel (hd0,0)/kernel-2.4.25 root=/dev/hda3 softlevel=offline
|
Se per il boot del sistema si seleziona la nuova voce il runlevel offline
viene usato al posto del default.
Usare bootlevel
Usare bootlevel è completamente analogo a softlevel. L'unica
differenza è che si sta definendo un secondo runlevel di "boot" invece di un
secondo runlevel "default".
5. Variabili di ambiente
5.a. Variabile d'ambiente
Cosa sono
Una variabile ambiente è un oggetto nominale che contiene informazioni usate da
una o più applicazioni. Questo risulta essere un po' misterioso o di difficile
gestione da parte di molti utenti, specialmente coloro che si avvicinano per la
prima volta a Linux. L'uso di variabili ambiente, invece, può facilitare la
modifica della configurazione per una o più applicazioni.
Esempi importanti
Segue una tabella con la lista delle variabili usate su un sistema Linux e la
loro descrizione. I valori di esempio sono presentati di seguito.
| Variabile |
Descrizione |
| PATH |
Variabile che contiene una lista di directory, separate dai due punti (:),
nelle quali il sistema cerca file eseguibili. Se si digita un comando (come
ls, rc-update o emerge) che non è presente nella lista,
il sistema non può essere in grado di eseguirlo, a meno che non si digiti il
comando preceduto da tutto il percorso, come /bin/ls.
|
| ROOTPATH |
Variabile che ha la stessa funzione di PATH, con la sola differenza
che le directory specificano il percorso di ricerca per comandi digitati
dall'utente root.
|
| LDPATH |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
per la ricerca delle librerie da parte del linker dinamico.
|
| MANPATH |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
per la ricerca delle pagine man da parte del comando man.
|
| INFODIR |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
per la ricerca delle pagine info da parte del comando info.
|
| PAGER |
Variabile che contiene il percorso del programma usato per visualizzare il
contenuto di file di testo (come less o more).
|
| EDITOR |
Variabile che contiene il percorso del programma usato per modificare
il contenuto di file di testo (come nano o vi).
|
| KDEDIRS |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
nelle quali si trova materiale specifico per KDE.
|
| CONFIG_PROTECT |
Variabile che contiene la lista di directory, separate da spazi, che
vengono protette durante il processo di aggiornamento del sistema da parte
del Portage.
|
| CONFIG_PROTECT_MASK |
Variabile che contiene la lista di directory, separate da spazi,
che non dovranno essere protette durante il processo di aggiornamento del
sistema da parte del Portage.
|
Segue un esempio di definizione di tutte queste variabili:
Codice 1.1: Esempio di definizioni |
PATH="/bin:/usr/bin:/usr/local/bin:/opt/bin:/usr/games/bin"
ROOTPATH="/sbin:/bin:/usr/sbin:/usr/bin:/usr/local/sbin:/usr/local/bin"
LDPATH="/lib:/usr/lib:/usr/local/lib:/usr/lib/gcc-lib/i686-pc-linux-gnu/3.2.3"
MANPATH="/usr/share/man:/usr/local/share/man"
INFODIR="/usr/share/info:/usr/local/share/info"
PAGER="/usr/bin/less"
EDITOR="/usr/bin/vim"
KDEDIRS="/usr"
CONFIG_PROTECT="/usr/X11R6/lib/X11/xkb /opt/tomcat/conf \
/usr/kde/3.1/share/config /usr/share/texmf/tex/generic/config/ \
/usr/share/texmf/tex/platex/config/ /usr/share/config"
CONFIG_PROTECT_MASK="/etc/gconf"
|
5.b. Definire variabili globali
La directory /etc/env.d
Per centralizzare la definizione di queste variabili, è stata introdotta in
Gentoo la directory /etc/env.d. All'interno di questa directory si
trovano un certo numero di file, come 00basic, 05gcc,
ecc. che contengono le variabili necessarie alle applicazioni menzionate nel
nome del file.
Per maggiore chiarezza; quando si installa il gcc, viene anche creato
dall'ebuild un file chiamato 05gcc, che contiene la definizione
delle seguenti variabili:
Codice 2.1: /etc/env.d/05gcc |
PATH="/usr/i686-pc-linux-gnu/gcc-bin/3.2"
ROOTPATH="/usr/i686-pc-linux-gnu/gcc-bin/3.2"
MANPATH="/usr/share/gcc-data/i686-pc-linux-gnu/3.2/man"
INFOPATH="/usr/share/gcc-data/i686-pc-linux-gnu/3.2/info"
CC="gcc"
CXX="g++"
LDPATH="/usr/lib/gcc-lib/i686-pc-linux-gnu/3.2.3"
|
In altre distribuzioni la definizione di variabili ambiente viene fatta con
modifiche o aggiunte al file /etc/profile o ad altre locazioni.
D'altra parte l'uso di Gentoo facilita la manutenzione e la gestione delle
variabili ambiente, dato che non occorre fare attenzione ai numerosi file che
possono contenere variabili ambiente.
Per esempio, durante l'aggiornamento del gcc viene anche aggiornato il
file /etc/env.d/05gcc senza nessuna richiesta di interazione da
parte dell'utente.
Di questo sono beneficiari il Portage e anche l'utente. Occasionalmente potrebbe
nascere l'esigenza di configurare una variabile ambiente a livello globale.
Prendiamo per esempio la variabile http_proxy. Invece di modificare
l'/etc/profile, basta creare un file
/etc/env.d/99local, e inserire la seguente definizione:
Codice 2.2: /etc/env.d/99local |
http_proxy="proxy.server.com:8080"
|
L'uso dello stesso file per tutte le variabili utente, aiuta ad avere una
panoramica delle variabili definite in seguito dall'utente stesso.
Lo script env-update
Alcuni file in /etc/env.d definiscono la variabile PATH.
L'esecuzione di env-update appende le diverse definizioni prima di
aggiornare le variabili ambiente, rendendo semplice l'aggiunta di variabili
ambiente ai pacchetti (o agli utenti) senza interferire con i valori già
presenti.
Lo script env-update appende i valori dei file in /etc/env.d
in ordine alfabetico. I nomi dei file devono iniziare con due cifre decimali.
Codice 2.3: Ordine di aggiornamento di env-update |
00basic 99kde-env 99local
+-------------+----------------+-------------+
PATH="/bin:/usr/bin:/usr/kde/3.2/bin:/usr/local/bin"
|
La concatenazione di variabili non è sempre possibile, la si può ottenere con
le seguentI: ADA_INCLUDE_PATH, ADA_OBJECTS_PATH,
CLASSPATH, KDEDIRS, PATH, LDPATH,
MANPATH, INFODIR, INFOPATH, ROOTPATH,
CONFIG_PROTECT, CONFIG_PROTECT_MASK, PRELINK_PATH,
PRELINK_PATH_MASK, PKG_CONFIG_PATH e PYTHONPATH.
Per tutte le altre variabili è usato l'ultimo valore
definito (in ordine alfabetico dei file in /etc/env.d).
Puoi aggiungere più variabili in questa list di variabili concatenate aggiungendo
il nome della variabile a una tra: COLON_SEPARATED o SPACE_SEPARATED
(anche dentro un file env.d).
Durante l'esecuzione di env-update vengono create tutte le variabili
ambiente e verranno poste in /etc/profile.env (usato a sua volta da
/etc/profile). Vengono inoltre estratte le informazioni dalla
variabile LDPATH per creare il file /etc/ld.so.conf. Dopo di
che, viene eseguito il comando ldconfig per ricreare il file
/etc/ld.so.cache usato dal linker dinamico.
Per vedere l'effetto immediato di env-update dopo il suo uso, eseguire il
seguente comando per aggiornare l'ambiente. Utenti che hanno installato Gentoo,
si ricordano probabilmente questo dalle istruzioni di installazione:
Codice 2.4: Aggiornare l'ambiente |
# env-update && source /etc/profile
|
Nota:
Il comando precedente aggiorna solo le variabili nel terminale corrente e nelle
nuove console. Se si sta lavorando in X11 si dovrà digitare source
/etc/profile in ogni altro terminale che si aprirà o se si riavvierà X così
che tutti i nuovi terminali abbiano le nuove variabili. Se si usa un login
manager passare a root e digitare /etc/init.d/xdm restart. Saltando
questo ultimo comando si dovrà fare il logout e di nuovo il login per X per
ottenere i nuovi valori delle variabili.
|
Importante:
Non è possibile sfruttare le variabili della shell quando vengono definite altre
variabili. Questo significa che cose come FOO="$BAR" (dove $BAR è
un'altra variabile) non sono permesse.
|
5.c. Definire variabili locali
Specifiche dell'utente
Non sempre è conveniente definire variabili ambiente a livello globale. Per
esempio, l'aggiunta di /home/mioutente/bin e la attuale directory
(quella in cui ci si trova) alla variabile PATH non dovrebbe riflettersi
su tutti gli altri utenti. E' necessario definire una variabile ambiente locale
e per questo occorre usare i file ~/.bashrc o
~/.bash_profile:
Codice 3.1: Estendere PATH per uso locale in ~/.bashrc |
PATH="${PATH}:/home/mioutente/bin"
|
Dopo un nuovo login, la variabile PATH viene aggiornata.
Specifiche alla sessione
A volte sono necessarie anche definizioni più ristrette. Potrebbe essere il caso
in cui è necessario usare file binari di una directory temporanea senza usare il
percorso dei binari di sistema o senza modificare ~/.bashrc per la
temporaneità dell'uso.
In questo caso si può definire la variabile PATH nella sessione corrente
usando il comando export. Finché non si esegue un'operazione di logout,
la variabile PATH manterrà la configurazione temporanea.
Codice 3.2: Definire una variabile ambiente specifica per una sessione |
# export PATH="${PATH}:/home/my_user/tmp/usr/bin"
|
C. Lavorare con Portage
1. File e directory
2.a. I file del Portage
Direttive per la configurazione
Portage usa le configurazioni predefinite memorizzate in
/etc/make.globals. Scorrendo questo file, si noterà che tutta la
configurazione del Portage è gestita da variabili. Quali sono queste variabili
ed il loro significato è descritto in seguito.
Dato che molte direttive di configurazione differiscono da architettura ad
architettura, Portage ha dei file di configurazione predefiniti che fanno parte
del proprio profilo. Il proprio profilo è indicato dal link simbolico
/etc/portage/make.profile; le configurazioni del Portage sono definite dai
file in make.defaults del proprio profilo e dei profili parenti.
Verranno presi in considerazione i profili e la directory
/etc/portage/make.profile.
Se si sta pianificando la modifica di una variabile di configurazione non
alterare /etc/make.globals o make.defaults. Usare
invece /etc/portage/make.conf che ha la precedenza sui file precedenti. C'è
anche un file chiamato /usr/share/portage/config/make.conf.example, che, come implica il
nome stesso, non è nient'altro che un esempio di configurazione, il quale viene
ignorato completamente da Portage.
Si può anche definire una variabile di configurazione di Portale come una
variabile ambiente, ma non è raccomandato.
Informazioni specifiche sul profilo
Si è già avuto a che fare con la directory /etc/portage/make.profile.
Questa non è esattamente una directory ma un link simbolico ad un profilo, come
impostazione predefinita è uno di quelli all'interno di
/usr/portage/profiles anche se potete crearne uno vostro e farlo
puntare a questo. Il profilo a cui punta il link è il profilo al quale aderisce
il sistema.
Un profilo contiene informazioni specifiche dell'architettura così come una
lista di pacchetti che appartengono al sistema che corrisponde a questo profilo,
una lista di pacchetti che non girano su questo profilo (o sono mascherati),
ecc.
Informazioni specifiche dell'utente
Quando si vuole sovrascrivere il comportamento di Portage riguardo
l'installazione del software, si dovranno modificare i file all'interno di
/etc/portage. Si è incoraggiati ad usare i file all'interno di
/etc/portage e scoraggiati ad usare variabili ambiente.
All'interno di /etc/portage si possono creare i seguenti file:
-
package.mask una lista di pacchetti che si vuole che Portage
non installi
-
package.unmask una lista di pacchetti che si vuole installare
anche se gli sviluppatori di Gentoo scoraggiano dal farlo
-
package.accept_keywords una lista di pacchetti che si vuole installare
anche se il pacchetto non è (ancora) considerato adatto per la propria
architettura di sistema
-
package.use una lista di flag USE che si vuole usare per certi
pacchetti senza che l'intero sistema ne sia coinvolto
Tuttavia non devono per forza essere dei file; possono essere anche delle
directory contenenti un file per pacchetto. Maggiori informazioni sulla
directory /etc/portage e la lista completa dei file che vi si
possono creare, può essere trovata nella pagina di manuale di Portage:
Codice 1.1: Leggere la pagina di manuale di Portage |
$ man portage
|
Modificare l'ubicazione dei file e delle directory di Portage
Come menzionato precedentemente i file di configurazione non possono essere
memorizzati in directory diverse da quelle predefinite. Comunque, Portage usa
molte altre ubicazioni per vari scopi: memorizzazione del codice sorgente,
directory di compilazione, albero di Portage, ...
Tutti questi scopi hanno ubicazioni predefinite ma che possono essere alterate
attraverso /etc/portage/make.conf. Il resto di questo capitolo spiega quali
sono le ubicazioni per scopi speciali usate da Portage e come alterare la loro
collocazione nel filesystem.
Questo documento non deve essere usato come un riferimento. Se si desidera avere
una panoramica, fare riferimento alle pagine man del Portage e di
make.conf:
Codice 1.2: Leggere le pagine man del Portage e del make.conf |
$ man portage
$ man make.conf
|
1.b. Ubicazione dei file
L'albero del Portage
L'ubicazione predefinita per l'albero del Portage è /usr/portage.
Questo è definito dalla variabile PORTDIR. Se si vuole mettere l'albero di
Portage da qualche altra parte (alterando questa variabile), non ci si deve
dimenticare di modificare il link simbolico /etc/portage/make.profile in
accordo con la nuova ubicazione.
Se si altera la variabile PORTDIR, si possono voler modificare anche le seguenti
variabili in quanto non noteranno il cambio di PORTDIR (a causa del modo di
gestire le variabili del Portage): PKGDIR, DISTDIR, RPMDIR.
Binari precompilati
Anche se Portage non usa pacchetti precompilati in modo predefinito, ha comunque
un supporto esteso anche per questi. Quando si chiede al Portage di usare
pacchetti precompilati, questi verranno cercati nella directory
/usr/portage/packages. Questa ubicazione è definita dalla variabile
PKGDIR.
Codice Sorgente
Il codice sorgente delle applicazioni è memorizzato in modo predefinito
all'interno di /usr/portage/distfiles. Questa ubicazione è definita
dalla variabile DISTDIR.
Portage Database
Portage memorizza il proprio stato (quali pacchetti sono installati, che file
appartengono ad un dato pacchetto, ...) in /var/db/pkg.Non
alterare questi file manualmente! Si potrebbe alterare la conoscenza che il
Portage ha del proprio sistema.
Portage Cache
La cache di Portage (con la data di modifica, i pacchetti virtuali,
l'informazione sull'albero delle dipendenze,...) viene memorizzata in
/var/cache/edb. Questa locazione è realmente una cache: la si può
rimuovere se non si sta eseguendo nessuna applicazione collegata a portage.
1.c. Compilare il software
File temporanei
I file temporanei del Portage sono memorizzati in modo predefinito all'interno
di /var/tmp. Questo è definito dalla variabile PORTAGE_TMPDIR.
Se si altera la variabile PORTAGE_TMPDIR, si potrebbe voler modificare anche le
seguenti variabili dato che non noteranno la modifica di PORTAGE_TMPDIR (a
causa di come Portage gestisce le variabili): BUILD_PREFIX.
Directory di compilazione
Portage crea specifiche directory di compilazione per ogni pacchetto emerso
all'interno di /var/tmp/portage. Questa ubicazione è definita dalla
variabile BUILD_PREFIX.
Ubicazione nel filesystem
Portage installa in modo predefinito tutti i file sul filesystem corrente
(/), ma si può modificare questa definizione usando la variabile
d'ambiente ROOT.
1.d. Caratteristiche di log
Ebuild Logging
Portage può creare file di log per ebuild, ma solo quando la variabile
PORT_LOGDIR è definita con una locazione che sia scrivibile dall'utente portage.
Il valore predefinito per questa variabile è nullo. Se non viene impostata
PORT_LOGDIR, non si riceveranno i log delle compilazioni con il log system
corrente benché si possano ricevere alcuni log dal nuovo elog. Se la
variabile PORT_LOGDIR è definita e si usa elog, si riceveranno i log di
compilazione e qualsiasi log salvato da elog, come spiegato di seguito.
In Portage è possibile avere un controllo fine su ciò che viene registrato nei
log con l'uso di
elog:
-
PORTAGE_ELOG_CLASSES: attraverso questa variabile si impostano i tipi di
messaggio che devono essere registrati. Si può usare qualsiasi combinazione
di info, warn, error, log e qa separata
da spazi.
-
info: Registra i messaggi "einfo" stampati da un ebuild
-
warn: Registra i messaggi "ewarn" stampati da un ebuild
-
error: Registra i messaggi "eerror" stampati da un ebuild
-
log: Registra i messaggi "elog" che si trovano in alcuni ebuild
-
qa: Registra i messaggi "QA notice" stampati da un ebuild
-
PORTAGE_ELOG_SYSTEM: attraverso questa variabili si seleziona il modulo(i)
per processare i messaggi di log. Se lasciata vuota, la registrazione dei
log viene disabilitata. Si può usare una qualsiasi combinazione di
save, custom, syslog, mail, save_summary
e mail_summary separata da spazi. Si deve selezionare almeno un
modulo per poter utilizzare elog.
-
save: Salva un log per pacchetto in
$PORT_LOGDIR/elog, o /var/log/portage/elog se
$PORT_LOGDIR non è definita.
-
custom: Passa tutti i messaggi ad un comando definito dall'utente
in $PORTAGE_ELOG_COMMAND; discusso di seguito.
-
syslog: Invia tutti i messaggi al sistema di log installato.
-
mail: Passa tutti i messaggi al mailserver definito dall'utente
in $PORTAGE_ELOG_MAILURI; discusso di seguito. Questa caratteristica di
elog richiede >=portage-2.1.1.
-
save_summary: Simile a save, ma unisce tutti i messaggi
in $PORT_LOGDIR/elog/summary.log, o
/var/log/portage/elog/summary.log se $PORT_LOGDIR non è
definita.
-
mail_summary: Simile a mail, ma manda tutti i messaggi in
una singola mail quando emerge termina l'operazione.
-
PORTAGE_ELOG_COMMAND: usata solo quando il modulo custom è
abilitato. Attraverso questa variabile si può specificare un comando per
processare i messaggi di log. Si possono usare due variabili: ${PACKAGE} per
il nome e la versione del pacchetto e ${LOGFILE} per il path assoluto del
file di log. Eccone un possibile uso:
-
PORTAGE_ELOG_COMMAND="/path/to/logger -p '\${PACKAGE}' -f '\${LOGFILE}'"
-
PORTAGE_ELOG_MAILURI: contiene i parametri per il modulo mail come
indirizzo, utente, password, mailserver e numero di porta. Il valore
predefinito è "root@localhost localhost".
-
Ecco un esempio per un server smtp che richiede username e password per
l'autenticazione su una particolare porta (la porta di default è la 25):
-
PORTAGE_ELOG_MAILURI="user@some.domain
username:password@smtp.some.domain:995"
-
PORTAGE_ELOG_MAILFROM: permette di impostare l'indirizzo "from" della mail
di log; se non viene impostata, il valore predefinito è "portage".
-
PORTAGE_ELOG_MAILSUBJECT: permette di creare il soggetto per le mail di log.
Si possono usare due variabili: ${PACKAGE} per mostrare il nome e la
versione del pacchetto e ${HOST} per il nome completo dell'host dove è in
esecuzione Portage.
-
Eccone un possibile uso:
-
PORTAGE_ELOG_MAILSUBJECT="pacchetto \${PACKAGE} è stato installato su
\${HOST} con alcuni messaggi"
Importante:
Se si usa enotice con Portage-2.0.*, si deve completamente rimuovere
enotice, in quanto incompatibile con elog.
|
2. Configurazione e variabili
2.a. Configurazione del Portage
Si è potuto notare come il Portage sia configurabile attraverso numerose
variabili che si possono definire in /etc/portage/make.conf. Si faccia
riferimento alle pagine man di make.conf per maggiori e più
complete informazioni:
Codice 1.1: Leggere le pagine man di make.conf |
$ man make.conf
|
2.b. Opzioni specifiche per la compilazione
Opzioni per la configurazione e la compilazione
Quando Portage compila un'applicazione, passa il contenuto delle seguenti
variabili al compilatore e allo script configure:
-
CFLAGS & CXXFLAGS definiscono le flag per i compilatori C e C++.
-
CHOST definisce l'informazione dell'host per lo script configure dell'
applicazione.
-
MAKEOPTS è passata al comando make e di solito definisce l'ammontare
del parallelismo usato durante la compilazione. Maggiori informazioni sulle
opzioni di make possono essere trovate nella pagina man di make.
Anche la variabile USE viene usata durante la configurazione e la compilazione
ma è già stata spiegata minuziosamente nei precedenti capitoli.
Opzioni di installazione tramite emerge
Quando Portage deve effettuare l'emerge una nuova versione di un certo software,
rimuoverà i file obsoleti delle vecchie versioni dal sistema. Portage aspetta
cinque secondi prima di rimuovere le vecchie versioni. Questi cinque secondi
sono definiti dalla variabile CLEAN_DELAY.
Si può usare emerge in modo che utilizzi certe opzioni ogni volta che
viene eseguito, impostando la variabile EMERGE_DEFAULT_OPTS. Alcune utili
opzioni potrebbero essere --ask, --verbose, --tree, etc.
2.c. Protezione dei file di configurazione
Protezione delle locazioni del Portage
Portage sovrascrive i file provvisti dalle nuove versioni di un software se i
file non sono memorizzati in una locazione protetta. Queste locazioni
protette sono definite dalla variabile CONFIG_PROTECT e sono generalmente
locazioni di file di configurazione. La lista delle directory è separata da
spazi.
Un file che avrebbe dovuto essere scritto in tale locazione protetta viene
rinominato e l'utente viene avvertito della presenza di una nuova versione del
(presumibilmente) file di configurazione.
Si può avere la definizione corrente di CONFIG_PROTECT attraverso l'output di
emerge --info:
Codice 3.1: Avere la definizione di CONFIG_PROTECT |
$ emerge --info | grep 'CONFIG_PROTECT='
|
Sono disponibili maggiori informazioni sulla protezione dei file di
configurazione del Portage nella sezione CONFIGURATION FILES della pagina di
manuale di emerge:
Codice 3.2: Maggiori informazioni sulla protezione dei file di configurazione |
$ man emerge
|
Escludere directory
Per 'sproteggere' certe sottodirectory da locazioni protette si può usare la
variabile CONFIG_PROTECT_MASK.
2.d. Opzioni per il download
Ubicazione dei server
Quando le informazioni o i dati richiesti non sono disponibili sul sistema,
Portage cerca di recuperarli da Internet. L'ubicazione dei server per le varie
informazioni e i canali dati sono definite attraverso le seguenti variabili:
-
GENTOO_MIRRORS definisce la lista dei server che contengono codice sorgente
(distfiles)
-
PORTAGE_BINHOST definisce un particolare server che contiene pacchetti
precompilati per il sistema
Una terza definizione coinvolge l'ubicazione del server rsync usato quando si
aggiorna l'albero del Portage:
-
SYNC definisce un particolare server che Portage usa per aggiornare il
proprio albero
Le variabili GENTOO_MIRRORS e SYNC possono essere definite attraverso il comando
mirrorselect. Sarà necessario emergere l'applicazione prima dell'uso con
emerge mirrorselect. Per maggiori informazioni vedere l'aiuto in linea di
mirrorselect:
Codice 4.1: Maggiori informazioni su mirrorselect |
# mirrorselect --help
|
Se il nostro ambiente richiede di usare un proxy server, si possono usare le
variabili http_proxy, ftp_proxy e RSYNC_PROXY per dichiarare il proxy server.
Comandi per il download
Quando Portage necessita di scaricare codice sorgente, usa il comando
wget di default. E' possibile modificarlo attraverso la variabile
FETCHCOMMAND.
Portage riesce e riprendere download parziali di codice sorgente. Per questo usa
wget, ma si può alterare con la variabili RESUMECOMMAND.
Occorre assicurarsi che sia FETCHCOMMAND che RESUMECOMMAND memorizzino il codice
sorgente nella collocazione corretta. Per questo si possono usare le variabile
\${URI} e \${DISTDIR} per puntare all'ubicazione del codice sorgente e dei
distfiles rispettivamente.
Si possono anche definire dei gestori di protocollo specifici con
FETCHCOMMAND_HTTP, FETCHCOMMAND_FTP, RESUMECOMMAND_HTTP, RESUMECOMMAND_FTP, ecc.
Configurazione di rsync
Non si può alterare il comando rsync usato dal Portage per aggiornare il proprio
albero, ma si possono definire delle variabili relative al comando rsync:
-
PORTAGE_RSYNC_OPTS imposta il numero predefinito di variabili da utilizzare
durante il sync separate da spazi. Queste non dovrebbero essere modificate a
meno che non si conosca esattamente cosa si sta facendo. Da notare
che certe opzioni richieste verranno sempre usate anche se
PORTAGE_RSYNC_OPTS è vuota.
-
PORTAGE_RSYNC_EXTRA_OPTS può essere utilizzata per impostare opzioni
aggiuntive durante il sync. Ogni opzione dovrebbe essere separata da spazi.
-
--timeout=<number>: imposta il numero di secondi che definiscono
il time-out della connessione. Il valore predefinito è 180 ma utenti che
utilizzano connessioni via modem o con computer lenti potrebbero voler
impostare questo valore a 300 o maggiore.
-
--exclude-from=/etc/portage/rsync_excludes: il valore della variabile è
un file contenente una lista di pacchetti e/o categorie che rsync
dovrebbe ignorare dirante il processo di aggiornamento. In questo caso
il file è /etc/portage/rsync_excludes. Leggere Usare un Portage Tree Subset per la
sintassi di questo file.
- --quiet: riduce l'output a schermo
- --verbose: stampa una lista completa dei file
- --progress: mostra il progressivo per ogni file
-
PORTAGE_RSYNC_RETRIES definisce quante volte rsync dovrebbe provare a
connettersi al mirror definito dalla variabile SYNC prima di rinunciarvi. Il
valore predefinito per questa variabile è 3.
Per maggiori informazioni su queste ed altre opzioni, leggere la pagina di
manuale di rsync.
2.e. Configurazione di Gentoo
Selezione di una branca
Si può cambiare la branca predefinita con la variabile ACCEPT_KEYWORDS il cui
valore predefinito è l'architettura stabile del sistema. Maggiori informazioni
sulle branche di Gentoo possono essere trovate nel prossimo capitolo.
Caratteristiche del Portage
Si possono attivare certe caratteristiche del Portage con la variabile FEATURES.
Le caratteristiche del Portage sono state discusse nei capitoli precedenti, come
in Caratteristiche del Portage.
2.f. Comportamento del Portage
Gestione delle risorse
Con la variabile PORTAGE_NICENESS si può aumentare o ridurre il valore nice con
cui viene eseguito il Portage. Il valore di PORTAGE_NICENESS viene
aggiunto al valore corrente di nice.
Per maggiori informazioni sui valori di nice fare riferimento alle pagine man
del nice:
Codice 6.1: Maggiori informazioni sul nice |
$ man nice
|
Comportamento dell'output
La variabile NOCOLOR, il cui valore predefinito è "false", definisce se Portage
deve disabilitare l'uso di output colorato.
3. Combinare Software affidabile e non
3.a. Usare una branca
La branca stabile
La variabile ACCEPT_KEYWORDS definisce la branca usata dal sistema. Il suo
valore predefinito è la branca stabile per l'architettura del sistema in uso,
per esempio x86
La raccomandazione è di usare solo la branca stabile, comunque, se non si è
preoccupati eccessivamente per la stabilità e si vuole aiutare Gentoo
sottomettendo rapporti di problemi su http://bugs.gentoo.org, si può
proseguire con la lettura.
La branca di test
Se si vogliono usare i software più recenti si può considerare l'uso della
branca test. Per far usare al Portage la branca di test occorre aggiungere
il simbolo ~ prima dell'architettura del sistema in uso.
La branca di test è esattamente ciò che significa: In fase di test. Se
un pacchetto è in fase di test, significa che gli sviluppatori pensano che sia
funzionante ma non ancora testato in maniera esauriente. Ci si potrebbe trovare
ad essere i primi a scoprire un bug nel pacchetto, nel qual caso si dovrebbe
aprire un bug su bugreport per farlo
conoscere agli sviluppatori.
Si potrebbero comunque notare problemi di stabilità, gestione imperfetta dei
pacchetti (per esempio dipendenze errate od omesse), aggiornamenti troppo
frequenti (risultante in compilazioni multiple) o pacchetti corrotti. Se non si
conosce come lavora Gentoo e come risolvere i problemi, si raccomanda di usare
le branche stabili e testate.
Per esempio, per selezionare la branca di test per architetture x86, editare
/etc/portage/make.conf e definire:
Codice 1.1: Definire la variabile ACCEPT_KEYWORDS |
ACCEPT_KEYWORDS="~x86"
|
Se si aggiorna il sistema dopo questa modifica, si avranno molti
pacchetti da aggiornare. Una cosa da tenere bene in mente è che se si aggiorna
il sistema in uso alla branca di test non c'è un modo semplice per tornare alla
branca stabile (eccetto l'uso di backup, naturalmente).
3.b. Miscelare branche stabili e test
package.accept_keywords
Si può chiedere al Portage di permettere la branca di test per particolari
pacchetti ma usare la branca stabile per il resto del sistema. Per questo, si
deve aggiungere la categoria ed il nome del pacchetto che si vuole usare dalla
branca di test al file /etc/portage/package.accept_keywords. E' anche
possibile creare una directory (con lo stesso nome) ed elencare il pacchetto nei
file in questa directory. Per esempio, per usare la branca di test di
gnumeric:
Codice 2.1: Definizione di /etc/portage/package.accept_keywords per gnumeric |
app-office/gnumeric
|
Sperimentare versioni particolari
Se si vuole usare una versione specifica di software dalla branca di test ma non
si vuole che Portage usi la branca di test per le versioni successive, si può
aggiungere la versione nel file package.accept_keywords. In questo caso si
deve usare l'operatore =. Si può anche inserire un intervallo di versioni
usando gli operatori <=, <, > o >=.
In ogni caso, volendo aggiungere una versione si deve usare un operatore.
Se non si specifica alcuna versione non si possono usare operatori.
Il seguente esempio mostra come accettare gnumeric-1.2.13:
Codice 2.2: Usare una particolare versione di gnumeric |
=app-office/gnumeric-1.2.13
|
3.c. Usare pacchetti mascherati
package.unmask
Importante:
Gli sviluppatori di Gentoo non supportano l'uso di questa locazione. Si
prega di usare cautela nel loro uso. Le richieste di supporto in relazione a
package.unmask e/o package.mask non avranno risposta. Si è
avvertiti.
|
Quando un pacchetto è stato mascherato dagli sviluppatori di Gentoo e si vuole
comunque installare il file a dispetto della ragione menzionata nel file
package.mask (ubicato di default in
/usr/portage/profiles), aggiungere la versione desiderata (in
genere è esattamente la stessa linea di profiles) in
/etc/portage/package.unmask (o in un file in questa directory se
questa è una directory).
Per esempio, se =net-mail/hotwayd-0.8 è mascherato, si può comunque
installarlo aggiungendo la stessa identica linea nella locazione
package.unmask:
Codice 3.1: /etc/portage/package.unmask |
=net-mail/hotwayd-0.8
|
Nota:
Se un elemento di /usr/portage/profiles/package.mask contiene un
range di versioni per un pacchetto, è necessario smascherare solo la versione
che davvero si vuole. Leggere la sezione precedente
per capire come indicare le versioni in package.unmask.
|
package.mask
Se non si vuole che Portage installi un certo pacchetto o una specifica versione
di un pacchetto, lo si può mascherare autonomamente aggiungendo una riga
appropriata in /etc/portage/package.mask (sia in questo file o in
un file in questa directory).
Per esempio, se non si vuole che Portage installi nuove versioni del kernel dopo
gentoo-sources-2.6.8.1, si aggiunga la seguente linea in
package.mask:
Codice 3.2: /etc/portage/package.mask esempio |
>sys-kernel/gentoo-sources-2.6.8.1
|
4. Ulteriori strumenti di Portage
4.a. dispatch-conf
dispatch-conf è uno strumento il cui scopo è di installare i file
._cfg0000_<name> generati da Portage quando quest'ultimo
vuole sovrascrivere un file in una directory protetta dalla variabile
CONFIG_PROTECT.
Con dispatch-conf è possibile applicare gli aggiornamenti ai propri file
di configurazione tenendo traccia contemporaneamente di tutti i cambiamenti.
dispatch-conf memorizza le differenze tra i file di configurazione
sottoforma di patch o usando il sistema di revisione RCS. Ciò significa che se
si commette un errore nell'aggiornare un file di configurazione, è possibile
tornare indietro alla versione precedente del file in qualsiasi momento.
Con dispatch-conf, viene richiesto di mantenere il file di configurazione
invariato, usare il nuovo file, modificare il file corrente o fondere le
modifiche interattivamente. Inoltre, dispatch-conf possiede anche alcune
caratteristiche aggiuntive:
-
Vengono aggiornati automaticamente i file di configurazione le cui modifiche
coinvolgono solo commenti.
-
Vengono automaticamente aggiornati i file di configurazione che differiscono
solo per la quantità di spazi.
Accertarsi di modificare /etc/dispatch-conf.conf e di creare la
directory referenziata dalla variabile archive-dir.
Codice 1.1: Eseguire dispatch-conf |
# dispatch-conf
|
Durante l'esecuzione di dispatch-conf, verrà analizzato ciascun file di
configurazione, uno alla volta. Premete u per aggiornare (sostituire) il
file di configurazione corrente con quello nuovo e continuare con il file
successivo. Premere z per ignorare (cancellare) il nuovo file di
configurazione e continuare con il file successivo. Una volta che tutti i file
di configurazione sono stati processati, dispatch-conf uscirà. È anche
possibile premere q in qualsiasi momento.
Per maggiori informazioni, consultare le pagine di manuale di
dispatch-conf. Essa spiega come fondere in modo interattivo i nuovi file
di configurazione in quelli correnti, modificare i nuovi file di
configurazione, esaminare le differenze tra i file, e altro ancora.
Codice 1.2: Leggere le pagine di manuale di dispatch-conf |
$ man dispatch-conf
|
4.b. etc-update
In alternativa si può usare etc-update per fondere i file di
configurazione. La sua modalità d'utilizzo non è semplice come quella di
dispatch-conf, non è così ricco di funzionalità, ma fornisce comunque
uno strumento interattivo di aggiornamento della configurazione e può anche
auto-aggiornare i cambiamenti minori.
Tuttavia, diversamente da dispatch-conf, etc-update non
preserva le vecchie versioni dei propri file di configurazione. Una volta
aggiornato il file, la vecchia versione è persa per sempre! Pertanto bisogna
essere molto cauti, in quanto usare etc-update è
significativamente meno sicuro che usare dispatch-conf.
Codice 2.1: Eseguire etc-update |
# etc-update
|
Dopo l'installazione dei file di configurazione non importanti, viene
visualizzata una lista di file protetti che dovrebbero essere aggiornati. In
fondo alla lista viene richiesto il da farsi tra le seguenti possibili opzioni:
Codice 2.2: Opzioni di etc-update |
Please select a file to edit by entering the corresponding number.
(-1 to exit) (-3 to auto merge all remaining files)
(-5 to auto-merge AND not use 'mv -i'):
|
Se si sceglie -1, si provoca l'uscita immediata di etc-update
senza aver eseguito alcun cambiamento. Con le scelte -3 o -5,
tutti i file di configurazione listati verrano sovrascritti con le nuove
versioni. E' perciò molto importante selezionare prima i file di configurazione
che non si vorrebbero aggiornare automaticamente. Questo si può fare
semplicemente digitando il numero listato alla sinistra del file di
configurazione.
Come esempio selezioniamo il file di configurazione /etc/pear.conf:
Codice 2.3: Aggiornare un file di configurazione specifico |
Beginning of differences between /etc/pear.conf and /etc/._cfg0000_pear.conf
End of differences between /etc/pear.conf and /etc/._cfg0000_pear.conf
1) Replace original with update
2) Delete update, keeping original as is
3) Interactively merge original with update
4) Show differences again
|
Si possono ora vedere le differenze tra i due file. Se si pensa che il file
possa venire aggiornato senza problemi, digitare 1. Se si pensa che
l'aggiornamento non sia necessario o non provveda nuove o utili informazioni,
digitare 2. Se si vuole aggiornare il file di configurazione corrente
in modo interattivo, digitare 3.
Non ci sono punti a favore della fusione interattiva. Per completezza, segue la
lista di comandi che possono essere usati mentre si sta interattivamente
fondendo i due file. Vengono visualizzate due linee (quella originale e quella
proposta nell'aggiornamento) e la richiesta sul da farsi tra uno dei seguenti
comandi:
Codice 2.4: Comandi disponibili per la fusione interattiva |
ed: Edit then use both versions, each decorated with a header.
eb: Edit then use both versions.
el: Edit then use the left version.
er: Edit then use the right version.
e: Edit a new version.
l: Use the left version.
r: Use the right version.
s: Silently include common lines.
v: Verbosely include common lines.
q: Quit.
|
Una volta terminato l'aggiornamento dei file di configurazione importanti,
si può procedere all'aggiornamento automatico dei restanti file,
etc-update terminerà la sua esecuzione quando non ci saranno più file
di configurazione da aggiornare.
4.c. quickpkg
Con quickpkg si possono creare archivi di pacchetti che sono già
installati sul sistema. Questi archivi possono essere usati come pacchetti
precompilati. L'uso di quickpkg è estremamente semplice, basta aggiungere
i nomi dei pacchetti che si vuole archiviare.
Per esempio, se si vogliono archiviare curl, orage e
procps:
Codice 3.1: Esempio dell'uso di quickpkg |
# quickpkg curl orage procps
|
I pacchetti precompilati vengono memorizzati in $PKGDIR
(/usr/portage/packages/ come impostazione predefinita). Questi
pacchetti sono posti in $PKGDIR/<category>.
5. Separarsi dalla collezione di software originale
5.a. Usare un Portage Tree Subset
Escludere pacchetti e/o categorie
Si possono selettivamente aggiornare certe categorie/pacchetti ed ignorarne
altre/i facendo in modo che rsync escluda categorie/pacchetti durante la
fase di emerge --sync.
Occorre definire il nome del file che contiene i pacchetti o le categorie da
escludere nella variabile PORTAGE_RSYNC_EXTRA_OPTS in
/etc/portage/make.conf.
Codice 1.1: Definizione del file di esclusione in /etc/portage/make.conf |
PORTAGE_RSYNC_EXTRA_OPTS="--exclude-from=/etc/portage/rsync_excludes"
|
Codice 1.2: Escludere tutti i giochi in /etc/portage/rsync_excludes |
games-*/*
|
Si noti comunque che questo può portare ad avere problemi di dipendenze nuove,
aggiornando pacchetti che potrebbero dipendere da pacchetti nuovi ma esclusi.
5.b. Aggiungere ebuild non ufficiali
Definizione di una propria directory Portage
Il Portage può usare ebuild che non sono disponibili attraverso l'albero
ufficiale. Per far questo, si può creare una nuova directory (per esempio
/usr/local/portage) entro la quale memorizzare gli ebuild di terze
parti usando la stessa struttura delle directory dell'albero del Portage.
Si definisce quindi la variabile PORTDIR_OVERLAY in /etc/portage/make.conf
affinché punti alla directory creata precedentemente. Usando Portage dopo queste
modifiche, si potranno usare questi nuovi ebuild senza che vengano rimossi o
sovrascritti da un nuovo emerge --sync.
Lavorare con diversi overlay
Per gli utenti che sviluppano su diversi strati, testano pacchetti prima di
porli nell'albero di Portage o vogliono semplicemente usare ebuild non ufficiali
di varie sorgenti, il pacchetto app-portage/layman fornisce
layman, uno strumento che aiuta a mantenere aggiornati gli overlay
repository.
Per prima cosa installare e configurare layman seguendo le istruzioni
contenute nel documento Overlay
Gentoo: Guida per gli Utenti, e aggiungere i propri repository desiderati
tramite il comando layman -a <nome-overlay>.
Si supponga di avere due repository chiamati java (per lo sviluppo di
ebuild java) e entapps (per le applicazioni sviluppate per la propria
azienda), si potranno aggiornare nel seguente modo:
Codice 2.1: Usare layman per aggiornare tutti i repository |
# layman -S
|
Per ulteriori informazioni su l'utilizzo degli overlay, si prega di consultare
man layman e la guida utente
per layman/overlay.
5.c. Software non mantenuto dal Portage
Usare il Portage con software proprietario
In alcuni casi si può voler configurare, installare e manutenere software
proprietario senza dover automatizzare il processo del Portage anche se Portage
può provvedere il titolo software. Casi conosciuti sono sorgenti del kernel e
driver nvidia. Si può configurare Portage in modo tale che sappia che certi
pacchetti sono stati installati manualmente nel sistema. Questo processo è
chiamato injecting ed è supportato dal Portage attraverso il file
/etc/portage/profile/package.provided.
Per esempio, per informare il Portage che gentoo-sources-2.6.11.6 è stato
installato manualmente, aggiungere la seguente linea a
/etc/portage/profile/package.provided:
Codice 3.1: Esempio di linea per package.provided |
sys-kernel/gentoo-sources-2.6.11.6
|
D. Configurazione di rete di Gentoo
1. Configurazione comune
1.a. Iniziare
Nota:
Questo documento assume che il kernel e i suoi moduli per l'hardware siano stati
configurati correttamente e che si conosca il nome della propria interfaccia
hardware. Si assume inoltre di voler configurare eth0, ma potrebbe
essere anche eth1, wlan0, ecc.
|
Nota:
Questo documento richiede l'esecuzione di baselayout-1.11.11 o versioni
successive.
|
Per iniziare la configurazione della scheda di rete, si deve far conoscere
quest'ultima al sistema Gentoo RC, tramite la creazione di un collegamento
simbolico da net.lo a net.eth0 in
/etc/init.d.
Codice 1.1: Collegamento simbolico di net.eth0 a net.lo |
# cd /etc/init.d
# ln -s net.lo net.eth0
|
Ora il sistema Gentoo RC conosce questa interfaccia, ma deve anche sapere come
configurarla. Tutte le interfacce di rete sono configurate in
/etc/conf.d/net. Segue un esempio di configurazione per DHCP e
indirizzi statici.
Codice 1.2: Esempi per /etc/conf.d/net |
config_eth0="dhcp"
config_eth0="192.168.0.7/24"
routes_eth0="default via 192.168.0.1"
dns_servers_eth0="192.168.0.1 8.8.8.8"
config_eth0="192.168.0.7 netmask 255.255.255.0"
routes_eth0="default via 192.168.0.1"
dns_servers_eth0="192.168.0.1 8.8.8.8"
|
Nota:
Se non si specifica una configurazione per l'interfaccia, viene automaticamente
utilizzato DHCP.
|
Nota:
CIDR significa Classless InterDomain Routing. In origine, gli indirizzi IPv4
erano classificati come A, B, o C. Questo sistema di classificazione non
prevedeva la grande popolarità di Internet, e rischia di rimanere a corto di
nuovi indirizzi univoci. CIDR è uno schema di indirizzamento che permette ad un
indirizzo IP di designare molti indirizzi IP. Un indirizzo CIDR IP assomiglia ad
un indirizzo IP normale tranne per il fatto che finisce con uno slash seguito da
un numero; per esempio, 192.168.0.0/16. CIDR è descritto in RFC 1519.
|
Ora che l'interfaccia è stata configurata, si può avviarla e fermarla con i
comandi seguenti.
Codice 1.3: Avviare e fermare gli script di rete |
# /etc/init.d/net.eth0 start
# /etc/init.d/net.eth0 stop
|
Importante:
Quando si hanno problemi con la rete, è utile dare uno sgaurdo a
/var/log/rc.log. A meno di non aver scelto di impostare
rc_logger="NO" in /etc/rc.conf, in quel file si troveranno
informazioni sulle attività di avvio del sistema.
|
Ora che l'interfaccia di rete è stata avviata e fermata con successo, è
consigliabile farla partire durante l'avvio di Gentoo, utilizzando i comandi
seguenti. L'ultimo comando "rc" dice a Gentoo di avviare qualsiasi script nel
runlevel attuale che non è ancora stato avviato.
Codice 1.4: Configurare una interfaccia di rete che si carica al boot |
# rc-update add net.eth0 default
# rc
|
2. Configurazione Avanzata
2.a. Configurazione avanzata
La variabile config_eth0 è il cuore della configurazione di
un'interfaccia, ed è composta da un elenco di istruzioni di alto livello per la
sua configurazione (in questo caso l'interfaccia è eth0). Ogni comando di
questo elenco è effettuato sequenzialmente, e l'interfaccia viene
considerata funzionante se almeno un comando viene eseguito con successo.
Ecco un elenco delle istruzioni integrate.
| Comando |
Descrizione |
| null |
Non fa niente |
| noop |
Se l'interfaccia è attiva e c'è un indirizzo, chiude la configurazione con
successo
|
| un indirizzo IPv4 o IPv6 |
Aggiunge l'indirizzo dell'interfaccia |
|
dhcp, adsl o apipa (o un comando personalizzato da un
modulo di terze parti)
|
Esegue il modulo fornito dal comando. Per esempio dhcp esegue un
modulo che fornisce dhcp, il quale può essere uno tra dhcpcd,
dhclient o pump.
|
Se un comando non funziona, si può specificare un comando di riserva. Questo
deve corrispondere con esattezza alla struttura di configurazione.
Si possono unire insieme questi comandi. Ecco alcuni esempi reali:
Codice 1.1: Esempi di configurazione |
config_eth0="192.168.0.2/24"
192.168.0.3/24
192.168.0.4/24"
config_eth0="192.168.0.2/24
4321:0:1:2:3:4:567:89ab
4321:0:1:2:3:4:567:89ac"
config_eth0="noop
dhcp"
fallback_eth0="null
apipa"
|
Nota:
Quando si usa il modulo ifconfig e si aggiunge più di un indirizzo, per
ogni ulteriore indirizzo vengono creati degli alias di interfaccia. Con gli
esempi precedenti, si ottengono le interfacce eth0, eth0:1 e
eth0:2. Non si può fare niente di speciale con queste interfacce poichè
il kernel e gli altri programmi trattano eth0:1 e eth0:2 come
eth0.
|
Importante:
L'ordine dei comandi di riserva è importante! Se non si specifica l'opzione
null allora il comando apipa si esegue solo se fallisce il comando
noop.
|
Nota:
APIPA e
DHCP sono discussi più avanti.
|
2.b. Dipendenze di rete
Gli script di inizializzazione in /etc/init.d possono dipendere da
una specifica interfaccia di rete o da net. Tutte le interfacce nel sistema init
di Gentoo forniscono quella che viene chiamata net.
Se in /etc/rc.conf si imposta rc_depend_strict="YES", allora
tutte le interfacce di rete che forniscono net devono essere attive prima
che la dipendenza "net" sia considerarta soddisfatta. In altre parole, se si ha
net.eth0 e net.eth1 e un init script dipende da "net",
allora entrambe devono essere attivate.
D'altro canto, se si imposta rc_depend_strict="NO", allora la dipendenza
"net" è considerata soddisfatta nel momento cin cui almeno una interfaccia di
rete viene attivata.
Ma che succede se net.br0 dipende da net.eth0 e
net.eth1? net.eth1 potrebbe essere un dispositivo
wireless o ppp che deve essere configurato prima che sia aggiunto al bridge. Non
può essere fatto in /etc/init.d/net.br0 poichè questo è un
collegamento simbolico a net.lo
La risposta corretta è definire un'impostazione rc_need_ in
/etc/conf.d/net
Codice 2.1: Dipendenza net.br0 in /etc/conf.d/net |
rc_need_br0="net.eth0 net.eth1"
|
Ma questo da solo non basta. Gli init script Gentoo usano una dipendenza
virtuale chiamata net per informare il sistema di quando la rete è
disponibile. Ovviamente, nel caso precedente, la rete va considerata disponibile
quando net.br0 è stata avviata, non quando lo sono le altre. Quindi
dobbiamo dichiarare quanto vogliamo anche in /etc/conf.d/net:
Codice 2.2: Aggiornare le dipendenze virtuali per al rete |
rc_net_lo_provide="!net"
rc_net_eth0_provide="!net"
rc_net_eth1_provide="!net"
|
Per una discussione più dettagliata sulla dipendenza, consultare la sezione
Scrivere Init Script nel
Manuale Gentoo. All'interno di quel file sono disponibili ulteriori informazioni
su /etc/rc.conf.
2.c. Nomi di variabili e valori
I nomi delle variabili sono dinamici. Di solito seguono la struttura
variable_${interface|mac|essid|apmac}. Per esempio, la variabile
dhcpcd_eth0 contiene il valore per le opzioni dhcpcd per eth0 e
dhcpcd_essid contiene il valore per le opzioni dhcpcd quando una
interfaccia si connette a essid "essid".
Non c'è nessuna regola che dice che i nomi delle interfacce debbano essere ethx.
Molte interfacce wireless hanno nomi come wlanx, rax e anche ethx. Alcune
interfacce definite dagli utenti, come i bridge, possono avere qualsiasi nome,
per esempio foo. Per rendere il tutto più interessante, gli Access Point
Wireless possono avere nomi che contengono caratteri alfa numerici - questo è
importante perchè si possono configurare i parametri di rete per ESSID.
Gentoo usa variabili bash per la rete - e bash non può usare altro che caratteri
alfanumerici inglesi. Per ovviare a questa limitazione si cambia ogni carattere
non alfanumerico inglese nel carattere _
Altro problema con bash, è il contenuto delle variabili - alcuni caratteri hanno
bisogno di essere specificati in modo particolare. Si risolve mettendo un
\ all'inizio di questi. I seguenti caratteri devono essere specificati in
modo particolare: ", ' e \.
In questo esempio si usa wireless ESSID poichè contiene un vasto numero di
caratteri. Si usa il ESSID My "\ NET:
Codice 3.1: Esempio di nomi di variabili |
dns_domain_My____NET="My \"\\ NET"
|
3. Impostazioni modulari
3.a. Moduli di rete
Attualmente vengono supportati gli script di rete modulari, il che significa che
si può aggiungere il supporto per nuovi tipi di interfaccia e moduli di
configurazione mantenendo allo stesso tempo la compatibilità con quelli
esistenti.
I moduli vengono caricati in modo predefinito se il pacchetto che essi
necessitano è installato. Se si specifica un modulo che non ha installato il suo
pacchetto, si ottiene un errore che avvisa quale pacchetto necessita di essere
installato. Idealmente, le impostazioni per i moduli sono da usare solamente
quando si hanno due o più pacchetti installati che forniscono lo stesso servizio
e si deve preferire uno rispetto ad un altro.
Nota:
Tutte le impostazioni discusse, sono in /etc/conf.d/net, dove non
diversamente specificato.
|
Codice 1.1: Preferenza dei moduli |
modules="ifconfig"
modules_eth0="pump"
modules="!iwconfig"
|
3.b. Utilità di configurazione delle interfacce
Sono fornite due utilità di configurazione delle interfacce: ifconfig e
iproute2. C'è bisogno di una di esse per fare qualsiasi tipo di
configurazione di rete.
ifconfig è installato per default (il pacchetto net-tools è parte
del set di sistema). iproute2 è un pacchetto più potente e flessibile, ma non è
incluso in modo predefinito.
Codice 2.1: Installare iproute2 |
# emerge sys-apps/iproute2
modules="ifconfig"
|
Poichè ifconfig e iproute2 fanno un lavoro molto simile, viene
permesso che le loro configurazioni di base funzionino l'una con l'altra. Per
esempio entrambi i codici funzionano a prescindere dal modulo che si sta usando.
Codice 2.2: Esempi di ifconfig e iproute2 |
config_eth0="192.168.0.2/24"
config_eth0="192.168.0.2 netmask 255.255.255.0"
config_eth0="192.168.0.2/24 brd 192.168.0.255"
config_eth0="192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.0.255"
|
3.c. DHCP
DHCP è la possibilità di ottenere informazioni di rete (indirizzo IP, server
DNS, Gateway, ecc.) da un server DHCP. Ciò significa che se c'è un server DHCP
funzionante sulla rete, basta dire ad ogni client di usare DHCP in modo da
fargli impostare la rete da sè. Bisogna configurare altre cose come wireless,
ppp o altre se sono richieste, prima di usare DHCP.
DHCP può essere fornito da dhclient, dhcpcd, o pump. Ogni
modulo DHCP ha i suoi pro e i suoi contro, eccone un breve riassunto.
| Modulo DHCP |
Pacchetto |
Pro |
Contro |
| dhclient |
net-misc/dhcp |
Fatto da ISC, gli stessi che fanno il software BIND DNS. Altamente
configurabile
|
La configurazione è complessa, il software è enorme, non si possono
ottenere server NTP da DHCP, non invia l'hostname in modo predefinito
|
| dhcpcd |
net-misc/dhcpcd |
Da tanto tempo scelta predefinita di Gentoo, nessuna dipendenza da strumenti
esterni, attivamente sviluppato da Gentoo
|
Può essere lento, non può essere ancora eseguito come demone quando il lease
è infinito
|
| pump |
net-misc/pump |
Leggero, nessuna dipendenza da altri strumenti
|
Non è più mantenuto dagli sviluppatori originali, non sicuro, specialmente
su alcuni modem, non si possono ottenere server NIS da DHCP
|
Se si ha installato più di un client DHCP, bisogna specificare quale usare,
altrimenti la scelta predefinita sarà dhcpcd, se disponibile.
Per passare opzioni specifiche al modulo dhcp, usare module_eth0="..."
(cambiare module con il module DHCP che si sta usando, es.
dhcpcd_eth0)
L'obiettivo è quello di rendere DHCP più semplice, perciò vengono supportati i
seguenti comandi usando la variabile dhcp_eth0. L'impostazione
predefinita è non impostare nessuna di queste.
-
release - rilascia l'indirizzo IP per ri-usarlo
-
nodns - non sovrascrivere /etc/resolv.conf
-
nontp - non sovrascrivere /etc/ntp.conf
-
nonis - non sovrascrivere /etc/yp.conf
Codice 3.1: Esempio di configurazione DHCP in /etc/conf.d/net |
modules="dhcpcd"
config_eth0="dhcp"
dhcpcd_eth0="-t 10"
dhcp_eth0="release nodns nontp nonis"
|
Nota:
dhcpcd e pump inviano l'attuale hostname al server DHCP
predefinito, in questo modo non occorre più specificarlo.
|
3.d. ADSL con PPPoe/PPPoA
Prima bisogna installare il software ADSL.
Codice 4.1: Installare il pacchetto ppp |
# emerge net-dialup/ppp
|
Nota:
Se c'è la necessità di utilizzare PPPoA, assicurarsi di usare
>=baselayout-1.12.x.
|
Poi, creare lo script net per PPP e quello per l'interfaccia di rete usata da
PPP.
Codice 4.2: Creare gli script PPP e ethernet |
# ln -s /etc/init.d/net.lo /etc/init.d/net.ppp0
# ln -s /etc/init.d/net.lo /etc/init.d/net.eth0
|
Assicurarsi di impostare rc_depend_strict a "YES" in
/etc/rc.conf.
Ora bisogna configurare /etc/conf.d/net.
Codice 4.3: Una configurazione base per PPPoe |
config_eth0=( null )
config_ppp0=( "ppp" )
link_ppp0="eth0"
plugins_ppp0=( "pppoe" )
username_ppp0='user'
password_ppp0='password'
pppd_ppp0=
noauth
defaultroute
usepeerdns
holdoff 3
child-timeout 60
lcp-echo-interval 15
lcp-echo-failure 3
noaccomp noccp nobsdcomp nodeflate nopcomp novj novjccomp"
rc_need_ppp0="net.eth0"
|
La password può essere anche impostata in /etc/ppp/pap-secrets.
Codice 4.4: Esempio /etc/ppp/pap-secrets |
"username" * "password"
|
Se si utilizza PPPoE con un modem USB bisogna installare br2684ctl. Si
prega di leggere
/usr/portage/net-dialup/speedtouch-usb/files/README per ottenere
informazioni su come configurarlo adeguatamente.
Importante:
Leggere attentamente le sezioni su ADSL e PPP in
/usr/share/doc/openrc-0.8.3-r1/net.example.bz2. Questo file
contiene un gran numero di spiegazioni dettagliate riguardo a tutte le
impostazioni per la propria configurazione particolare di PPP. Ovviamente,
cambiare 0.8.3-r1 con la versione di OpenRC installata nel proprio
sistema.
|
3.e. APIPA (Automatic Private IP Addressing)
APIPA cerca di trovare un indirizzo libero tra 169.254.0.0-169.254.255.255 con
un arping di un indirizzo casuale, incluso nella gamma di indirizzi
summenzionati, sull'interfaccia. Se non c'è nessuna risposta allora si assegna
questo indirizzo all'interfaccia.
L'uso di APIPA è utile per le LAN in cui non c'è nessun server DHCP e non ci si
connette direttamente a Internet e tutti gli altri computer utilizzano APIPA.
Per il supporto ad APIPA installare net-misc/iputils o
net-analyzer/arping.
Codice 5.1: Configurazione di APIPA in /etc/conf.d/net |
config_eth0="dhcp"
fallback_eth0="apipa"
config_eth0="apipa"
|
3.f. Bonding
Per poter effettuare il bonding/trunking (ndT: unione/aggregazione) di
collegamenti installare net-misc/ifenslave.
Il bonding è usato per aumentare la larghezza di banda della rete. Se si hanno
due schede di rete sulla stessa rete, si possono collegare insieme in modo che
le applicazioni vedano una sola interfaccia ma in realtà utilizzino entrambe
le due schede di rete.
Codice 6.1: Configurazione per il bonding in /etc/conf.d/net |
slaves_bond0="eth0 eth1 eth2"
config_bond0="null"
rc_need_bond0="net.eth0 net.eth1 net.eth2"
|
3.g. Bridging (supporto 802.1d)
Per il supporto al "bridging" installare net-misc/bridge-utils
Il bridging è usato per collegare insieme delle reti. Per esempio, si ha un
server che si connette a Internet con un modem ADSL e una scheda wireless access
che permette a altri computer di connettersi a Internet con il modem ADSL. Si
può creare un "bridge" (ponte) per unire le due interfacce.
Codice 7.1: Configurazione per il bridge in /etc/conf.d/net |
brctl_br0="setfd 0" "sethello 0" "stp off"
bridge_br0="eth0 eth1"
config_eth0="null"
config_eth1="null"
config_br0="192.168.0.1/24"
rc_need_br0="net.eth0 net.eth1"
|
Importante:
Per usare alcune impostazioni per il bridge di rete, è consigliabile consultare
la documentazione riguardante i nomi di variabili
|
3.h. Indirizzo MAC (MAC Address)
Se se ne ha la necessità, è possibile cambiare anche l'indirizzo MAC di una
interfaccia attraverso il file di configurazione della rete.
Codice 8.1: Esempio di cambio di un Indirizzo MAC |
mac_eth0="00:11:22:33:44:55"
mac_eth0="random-ending"
mac_eth0="random-samekind"
mac_eth0="random-anykind"
mac_eth0="random-full"
|
3.i. Tunnelling
Non occorre installare niente per il tunnelling in quanto il gestore
dell'interfaccia lo fa già da sè.
Codice 9.1: Configurazione per il tunnelling in /etc/conf.d/net |
iptunnel_vpn0="mode gre remote 207.170.82.1 key 0xffffffff ttl 255"
iptunnel_vpn0="mode ipip remote 207.170.82.2 ttl 255"
config_vpn0="192.168.0.2 peer 192.168.1.1"
|
3.j. VLAN (supporto 802.1q)
Per il supporto alle VLAN installare net-misc/vconfig.
Virtual LAN è un gruppo di dispositivi di rete che si comportano come se fossero
connessi ad un singolo segmento di rete, anche se realmente non lo sono. I
membri della VLAN possono solo vedere i membri della stessa VLAN anche se
potrebbero condividere la stessa rete.
Codice 10.1: Configurazione per la VLAN in /etc/conf.d/net |
vlans_eth0="1 2"
vconfig_eth0="set_name_type VLAN_PLUS_VID_NO_PAD"
vconfig_vlan1="set_flag 1" "set_egress_map 2 6"
config_vlan1=( "172.16.3.1 netmask 255.255.254.0"
config_vlan2=( "172.16.2.1 netmask 255.255.254.0"
|
Importante:
Per usare alcune impostazioni di VLAN, è consigliabile consultare la
documentazione relativa ai nomi di
variabili.
|
4. Reti Wireless
4.a. Introduzione
Il networking Wireless su Linux è solitamente abbastanza semplice. Ci sono due
modi per configurare il wifi: tramite client grafici o tramite linea di comando.
Il modo più facile è usare un client grafico, una volta installato un
ambiente desktop. La maggior parte dei
client grafici, come wicd e NetworkManager, sono
abbastanza auto-esplicativi. Offrono una comoda interfaccia punta-e-clicca che
permette di collegarsi alla rete in pochi secondi.
Nota:
wicd offre uno strumento a linea di comando in aggiunta
all'interfaccia grafica principale. Lo si può ottenere effettuando l'emerge di
wicd con la flag USE ncurses abilitata. L'utilità
wicd-curses è particolarmente indicata agli utenti che non usano un
ambiente desktop basato sulle librerie gtk, ma che vogliono comunque uno
strumento a linea di comando facile che non richiede la modifica manuale dei
file di configurazione.
|
Tuttavia, se non si desidera utilizzare un client grafico,è possibile
configurare wifi tramite la linea di comando modificando pochissimi file di
configurazione. Ciò comporta un po' più di tempo per impostare il collegamento,
ma richiede meno pacchetti da scaricare ed installare. Siccome i client grafici
sono praticamente autoesplicativi (con schermate utilii nelle relative
homepage), l'attenzione verrà concentrate sulle alternative a linea di comando.
È possibile impostare il collegamento alla rete wireless tramite linea di
comando installando wireless-tools o wpa_supplicant. La cosa
importante da ricordare è che è possibile configurare le reti wireless a
livello globale e non in base all'interfaccia.
wpa_supplicant è la scelta migliore. Per un elenco di tutti i driver
supportati, leggere il sito
di wpa_supplicant.
wireless-tools supporta quasi tutte le schede e i driver, ma non può
connettersi ad Access Point configurati solamente con WPA. Se la propria rete
offre solamente la criptazione WEP o è completamente aperta, si potrebbe
preferire la semplicità di wireless-tools.
Avvertenza:
Il driver linux-wlan-ng non è supportato ancora da baselayout. Questo
perchè linux-wlan-ng ha la propria installazione e configurazione che è
differente da quella di tutti gli altri. Gli sviluppatori di
linux-wlan-ng sembra vogliano cambiare le impostazioni a
wireless-tools - quando accadrà si potrà usare linux-wlan-ng con
baselayout.
|
4.b. WPA Supplicant
WPA Supplicant è un
pacchetto che permette di connettersi ad access point WPA abilitati.
Codice 2.1: Installare wpa_supplicant |
# emerge net-wireless/wpa_supplicant
|
Importante:
Bisogna avere abilitato CONFIG_PACKET nel kernel per fare funzionare
wpa_supplicant. Eseguire grep CONFIG_PACKET /usr/src/linux/.config
per verificare se questa opzione è abilitata nel proprio kernel.
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Nota:
In base alle proprie flag USE, wpa_supplicant può installare
un'interfaccia grafica scritta in Qt4, che si integrerà perfettamente con KDE.
Per ottenerla, eseguire echo "net-wireless/wpa_supplicant qt4" >>
/etc/portage/package.use come utente root prima di effettuare l'emerge di
wpa_supplicant.
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Configurare /etc/conf.d/net, per specificare l'utilizzo preferito
di wpa_supplicant rispetto a wireless-tools (se entrambi sono
installati, wireless-tools è quello predefinito).
Codice 2.2: Configurazione di /etc/conf.d/net per wpa_supplicant |
modules="wpa_supplicant"
wpa_supplicant_eth0="-Dmadwifi"
|
Nota:
Se si sta usando il driver host-ap si deve mettere la scheda in Managed
mode prima di usarla con wpa_supplicant. Per ottenere ciò, si può
usare iwconfig_eth0="mode managed" in /etc/conf.d/net.
|
Semplice vero? Tuttavia c'è ancora da configurare wpa_supplicant che
risulta essere un po' più difficile in base alla tipo di configurazione di
sicurezza degli Access Point a cui si sta cercando di connettere. L'esempio
seguente è preso e semplificato da
/usr/share/doc/wpa_supplicant-<versione>/wpa_supplicant.conf.gz
il quale viene fornito insieme a wpa_supplicant.
Codice 2.3: Un esempio di /etc/wpa_supplicant/wpa_supplicant.conf |
ctrl_interface=/var/run/wpa_supplicant
ctrl_interface_group=0
ap_scan=1
network={
ssid="simple"
psk="very secret passphrase"
priority=5
}
network={
ssid="second ssid"
scan_ssid=1
psk="very secret passphrase"
priority=2
}
network={
ssid="example"
proto=WPA
key_mgmt=WPA-PSK
pairwise=CCMP TKIP
group=CCMP TKIP WEP104 WEP40
psk=06b4be19da289f475aa46a33cb793029d4ab3db7a23ee92382eb0106c72ac7bb
priority=2
}
network={
ssid="plaintext-test"
key_mgmt=NONE
}
network={
ssid="static-wep-test"
key_mgmt=NONE
wep_key0="abcde"
wep_key1=0102030405
wep_key2="1234567890123"
wep_tx_keyidx=0
priority=5
}
network={
ssid="static-wep-test2"
key_mgmt=NONE
wep_key0="abcde"
wep_key1=0102030405
wep_key2="1234567890123"
wep_tx_keyidx=0
priority=5
auth_alg=SHARED
}
network={
ssid="test adhoc"
mode=1
proto=WPA
key_mgmt=WPA-NONE
pairwise=NONE
group=TKIP
psk="secret passphrase"
}
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4.c. Wireless Tools
Impostazione iniziale e Managed Mode
Wireless Tools forniscono un modo generico di configurare le interfacce
wireless di base fino al livello di sicurezza WEP. Sebbene WEP sia un metodo di
sicurezza debole, è anche quello prevalente.
La configurazione di Wireless Tools è controllata da poche variabili principali.
L'esempio di configurazione seguente dovrebbe descrivere tutto il necessario.
Una cosa da tenere in mente è che nessuna configurazione significa "connesso al
più forte non criptato Access Point" - si cerca e ci si connette sempre a
qualcosa.
Codice 3.1: Installare wireless-tools |
# emerge net-wireless/wireless-tools
|
Nota:
Si possono mettere le impostazioni wireless in
/etc/conf.d/wireless, ma questa guida raccomanda di metterle in
/etc/conf.d/net.
|
Importante:
Si deve consultare la guida
nomi di variabili.
|
Codice 3.2: Esempio di impostazione iwconfig in /etc/conf.d/net |
modules="iwconfig"
key_ESSID1="[1] s:tuachiavequi key [1] enc open"
key_ESSID2="[1] aaaa-bbbb-cccc-dd key [1] enc restricted"
preferred_aps="'ESSID1' 'ESSID2'"
|
Regole personalizzate per la selezione degli Access Point
Si possono aggiungere alcune opzioni extra per raffinare la selezione degli
Access Point, ma normalmente non sono richieste.
Si può decidere se ci si connette solo a Access Point preferiti o no. Come
regola predefinita se ogni configurazione fallisce e ci si può connettere a un
Access Point non criptato allora va bene. Questo può essere controllato dalla
variabile associate_order. Ecco una tabella di valori e come essi
controllano questo aspetto.
| Valore |
Descrizione |
| any |
Comportamento predefinito |
| preferredonly |
Ci si connette solo ad AP visibili nell'elenco preferito |
| forcepreferred |
Ci si connette ad AP nell'ordine preferito se non sono stati trovati in una
scansione
|
| forcepreferredonly |
Non fa la scansione per gli AP, invece cerca di connettere a ognuno di
essi in ordine
|
| forceany |
Uguale a forcepreferred, in più si connette ad ogni altro AP
disponibile
|
Infine sono disponibili alcune selezioni blacklist_aps e
unique_ap. blacklist_aps funziona in modo simile a
preferred_aps. unique_ap è un valore yes o no che
dice se una seconda interfaccia wireless può connettersi allo stesso Access
Point come la prima interfaccia.
Codice 3.3: Esempio di blacklist_aps e unique_ap |
blacklist_aps="'ESSID3' 'ESSID4'"
unique_ap="yes"
|
Modi Ad-Hoc e Master
Si può volere una impostazione Ad-Hoc se non si riesce a connettere a un Access
Point con la modalità "managed".
Codice 3.4: Tornare al modo ad-hoc |
adhoc_essid_eth0="This Adhoc Node"
|
C'è una configurazione apposita per connettersi a reti Ad-Hoc o funzionare in
modo Master per trasformarsi in un Access Point, ricordarsi comunque di
specificare le chiavi WEP come mostrato in precedenza.
Codice 3.5: Esempio di configurazione ad-hoc/master |
mode_eth0="ad-hoc"
essid_eth0="This Adhoc Node"
channel_eth0="9"
|
Importante:
L'esempio precedente è preso dalla documentazione BSD che si trova nella
documentazione NetBSD. Sono possibili 14 canali; i canali 1-11 sono legali
per il Nord America, canali 1-13 per la maggior parte dell'Europa, canali 10-13
per la Francia, e solo il canale 14 per il Giappone. Per ulteriori chiarimenti
si rimanda alla documentazione della propria scheda o dell'access point.
Assicurarsi che il canale selezionato sia lo stesso canale dell'access point (o
dell'altra scheda in una rete ad-hoc). L'impostazione predefinita per le schede
vendute in Nord America e nella maggior parte dell'Europa è 3, quella
predefinita per le schede vendute in Francia è 11, e quella predefinita per le
schede vendute in Giappone è 14.
|
Risoluzione di problemi con Wireless Tools
Ci sono alcune variabili che possono aiutare a far funzionare la propria rete
wireless, conseguentemente a problemi di driver o di ambiente. Ecco una tabella
contenente altre opzioni che si possono provare.
| Variabile |
Valore predefinito |
Descrizione |
| iwconfig_eth0 |
|
Vedere la pagina man di iwconfig per dettagli su cosa è possibile indicare
a iwconfig
|
| iwpriv_eth0 |
|
Vedere la pagina man di iwpriv per dettagli su cosa è possibile indicare a
iwpriv
|
| sleep_scan_eth0 |
0 |
Il numero di secondi che aspetta prima di fare la scansione. E' necessario
quando il driver/firmware ha bisogno di più tempo per attivarsi prima che
possa essere usato.
|
| sleep_associate_eth0 |
5 |
Il numero di secondi che aspetta l'interfaccia per associarsi con l'Access
Point prima di spostarsi al prossimo
|
| associate_test_eth0 |
MAC |
Alcuni driver non resettano l'indirizzo MAC associato con uno invalido
quando perdono o cercano di effettuare un'associazione. Alcuni driver non
resettano il livello di qualità quando perdono o cercano di effettuare
un'associazione. Impostazioni valide sono MAC, quality e
all.
|
| scan_mode_eth0 |
|
Alcuni driver devono fare la scansione nel modo ad-hoc, così se questa
fallisce cercano di impostare ad-hoc qui
|
| iwpriv_scan_pre_eth0 |
|
Manda alcuni comandi iwpriv all'interfaccia prima della scansione.
Vedere la pagina man di iwpriv per altre informazioni
|
| iwpriv_scan_post_eth0 |
|
Manda alcuni comandi iwpriv alla interfaccia dopo la scansione.
Vedere la pagina man di iwpriv per altre informazioni
|
4.d. Definire la configurazione di rete per ESSID
Qualche volta quando ci si connette a ESSID1 si deve avere un IP statico
e quando ci si connette a ESSID2 si deve avere DHCP. La maggior parte
delle variabili dei moduli possono essere definite per ESSID. Ecco come farlo.
Nota:
Funzionano se si usa WPA Supplicant o Wireless Tools.
|
Importante:
Si deve consultare la guida
nomi di variabili.
|
Codice 4.1: Sovrapporre le impostazioni di rete per ESSID |
config_ESSID1="192.168.0.3/24 brd 192.168.0.255"
routes_ESSID1="default via 192.168.0.1"
config_ESSID2="dhcp"
fallback_ESSID2="192.168.3.4/24"
fallback_route_ESSID2="default via 192.168.3.1"
dns_servers_ESSID1="192.168.0.1 192.168.0.2"
dns_domain_ESSID1="some.domain"
dns_search_domains_ESSID1="search.this.domain search.that.domain"
config_001122334455="dhcp"
dhcpcd_001122334455="-t 10"
dns_servers_001122334455="192.168.0.1 192.168.0.2"
|
5. Ulteriori funzionalità
5.a. Funzioni di hook (intercettazioni) standard
Possono essere definite quattro funzioni in /etc/conf.d/net, che
sono chiamate in prossimità delle operazioni di avvio/chiusura. Le
funzioni sono chiamate con il nome dell'interfaccia in modo che una funzione
possa controllare adattatori multipli.
I valori di ritorno per le funzioni preup e predown dovrebbero
essere 0 (successo) per indicare che la configurazione o la deconfigurazione
dell'interfaccia può continuare. Se preup ritorna con un valore diverso
da zero, allora la configurazione dell'interfaccia viene chiusa. Se
predown ritorna con un valore diverso da zero, allora all'interfaccia non
viene permesso di continuare la deconfigurazione.
I valori di ritorno per le funzioni postup e postdown sono
ignorati poichè non c'è niente da fare se indicano un fallimento.
${IFACE} è impostata sull'interfaccia che viene portata sù/giù (up/down).
${IFVAR} è ${IFACE} convertita al nome della variabile che bash
permette.
Codice 1.1: Esempi di funzione pre/post up/down in /etc/conf.d/net |
preup() {
if ethtool ${IFACE} | grep -q 'Link detected: no'; then
ewarn "No link on ${IFACE}, aborting configuration"
return 1
fi
return 0
}
predown() {
if is_net_fs /; then
eerror "root filesystem is network mounted -- can't stop ${IFACE}"
return 1
fi
return 0
}
postup() {
return 0
}
postdown() {
return 0
}
|
Nota:
Per maggiori informazioni su come scrivere le proprie funzioni, si prega di
leggere /usr/share/doc/openrc-*/net.example.bz2.
|
5.b. Funzioni di hook (intercettazioni) per "Wireless Tools"
Nota:
Non funziona con WPA Supplicant - ma le variabili ${ESSID} e
${ESSIDVAR} sono disponibili nella funzione postup()
|
Possono essere definite due funzioni /etc/conf.d/net, che sono
chiamate in prossimità della funzione associata. Le funzioni sono chiamate con
il nome dell'interfaccia in modo che una funzione possa controllare adattatori
multipli.
I valori di ritorno per la funzione preassociate dovrebbero essere 0
(successo) per indicare che la configurazione o la deconfigurazione
dell'interfaccia può continuare. Se la preassociate ritorna un valore
diverso da zero, allora la configurazione dell'interfaccia viene chiusa.
Il valore di ritorno per la funzione postassociate è ignorato poichè
non c'è niente da fare se indica un fallimento.
${ESSID} è impostata all'esatto ESSID dell'AP con cui si è connessi.
${ESSIDVAR} è ${ESSID} convertita al nome della variabile che
bash permette.
Codice 2.1: Funzioni di associazione pre/post in /etc/conf.d/net |
preassociate() {
local user pass
eval user=\"\$\{leap_user_${ESSIDVAR}\}\"
eval pass=\"\$\{leap_pass_${ESSIDVAR}\}\"
if [[ -n ${user} && -n ${pass} ]]; then
if [[ ! -x /opt/cisco/bin/leapscript ]]; then
eend "For LEAP support, please emerge net-misc/cisco-aironet-client-utils"
return 1
fi
einfo "Waiting for LEAP Authentication on \"${ESSID//\\\\//}\""
if /opt/cisco/bin/leapscript ${user} ${pass} | grep -q 'Login incorrect'; then
ewarn "Login Failed for ${user}"
return 1
fi
fi
return 0
}
postassociate() {
return 0
}
|
Nota:
${ESSID} e ${ESSIDVAR} non sono disponibili nelle funzioni
predown() e postdown()
|
Nota:
Per maggiori informazioni su come scrivere le proprie funzioni, si prega di
leggere /usr/share/doc/openrc-*/net.example.bz2.
|
6. Gestione della rete
6.a. Gestione di rete
Se si è sempre in movimento con il proprio computer, non sempre è disponibile un
cavo ethernet o un access point. Inoltre, se un cavo di rete viene inserito o
viene trovato un access point, si potrebbe desiderare che i propri servizi di
rete funzionino automaticamente.
Di seguito vengono elencati alcuni strumenti utili alla gestione della rete.
Nota:
Questo documento parla solo di ifplugd, ma ci sono alternative come
netplug. netplug è un'alternativa a ifplugd molto leggera,
ma dipende dal corretto funzionamento dei driver di rete del kernel, e molti
driver purtroppo non lo fanno.
|
6.b. ifplugd
ifplugd è un
demone che avvia e chiude le interfacce quando si inserisce o rimuove un cavo
ethernet. Può anche gestire la rilevazione associazioni agli Access Point o
quando dei nuovi Access Point entrano nel raggio di copertura.
Codice 2.1: Installare ifplugd |
# emerge sys-apps/ifplugd
|
La configurazione di ifplugd è molto semplice. Il file di configurazione è
/etc/conf.d/ifplugd. Eseguire man ifplugd per dettagli sulle
variabili disponibili. Inoltre vedere
/usr/share/doc/openrc-*/net.example.bz2 per ulteriori esempi.
Codice 2.2: Configurazione d'esempio per ifplug |
ifplugd_eth0="..."
ifplugd_eth0="--api-mode=wlan"
|
In aggiunta alla gestione di connessioni di rete multiple, è possibile
aggiungere uno strumento che facilita il funzionamento con molteplici server
DNS e configurazioni; ciò è molto pratico se si riceve l'indirizzo IP tramite
DHCP. Per installarlo, effettuare l'emerge di openresolv.
Codice 2.3: Installare openresolv |
# emerge openresolv
|
Vedere man resolvconf per saperne di più riguardo alle sue
caratteristiche.
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