Manuale IA64 di Gentoo Linux
Indice:
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Installazione di Gentoo
In questa parte si tratta dell'installazione di Gentoo Linux su un sistema.
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A proposito dell'installazione di Gentoo
Questo capitolo introduce il metodo di installazione trattato in questo manuale.
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Scelta della modalità di installazione
E' possibile installare Gentoo in molti modi. Questo capitolo illustra come
installare Gentoo utilizzando il CD di installazione minimale, sebbene sia
possibile utilizzare anche il CD di installazione universale.
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Configurazione della rete
Per poter scaricare gli ultimi codici sorgenti, è necessario configurare la
rete.
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Preparazione dei dischi
Per poter installare Gentoo bisogna creare le partizioni necessarie. Questo
capitolo descrive come partizionare un disco.
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Copia dei file di installazione di Gentoo
L'installazione Gentoo si effettua tramite un file chiamato stage3. Il capitolo
tratta dell'estrazione dell'archivio stage3 e della configurazione di Portage.
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Installazione del sistema base Gentoo
Dopo la configurazione e l'installazione di uno stage3, il risultato finale è
un sistema base Gentoo a disposizione dell'utente. Il capitolo descrive come
arrivare a questo punto.
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Configurazione del Kernel
Il kernel di Linux è il cuore di ogni distribuzione. Questo capitolo illustra
come configurare il proprio kernel.
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Configurazione del sistema
E' necessario modificare alcuni importanti file di configurazione. In questo
capitolo si dà una panoramica di questi file e dei cambiamenti da eseguire.
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Installazione degli strumenti di sistema
Questo capitolo riguarda la scelta della versione e l'installazione degli
strumenti di sistema.
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Configurazione del Bootloader
L'architettura ia64 utilizza il bottloader elilo. Questo capitolo illustra come
installare e configurare elilo.
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Termine dell'installazione Gentoo
E' quasi finita. Si creano uno o più utenti nel nuovo sistema.
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Cosa fare adesso?
Il sistema Gentoo è pronto, e adesso?
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Lavorare con Gentoo
Si comincia a lavorare con Gentoo: installare software, impostare parametri,
cambiare il comportamento di portage ecc.
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Introduzione a Portage
Questo capitolo spiega i "semplici" passi che un utente dovrebbe conoscere per
mantenere il software del proprio sistema.
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Flag USE
Le flag USE sono un aspetto molto importante di Gentoo. In questo capitolo, si
spiega come lavorare con le flag USE e comprendere come queste interagiscono con
il sistema.
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Caratteristiche di Portage
Il sistema Portage di Gentoo mette a disposizione diverse caratteristiche di
personalizzazione, come il tempo di compilazione. Questo capitolo illustra le
attuali possibilità.
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Initscripts
Gentoo usa un formato speciale di initscript che, tra le altre caratteristiche,
permette risoluzioni guidate delle dipendenze e initscript virtuali. Questo
capitolo spiega tutti questi aspetti e spiega come utilizzare questi script.
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Variabili di ambiente
Con Gentoo si possono controllare facilmente le variabili di ambiente per il
sistema. Questo capitolo spiega come farlo e descrive anche le variabili
utilizzate con maggior frequenza.
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Lavorare con Portage
"Lavorare con Portage" offre una completa panoramica di Portage, il sistema
di gestione dei pacchetti caratteristico di Gentoo.
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File e Directory
Una volta che si conosce a fondo Portage, è necessario sapere dove memorizza i
propri file e dati.
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Configurazione e variabili
Portage è completamente configurabile attraverso l'uso di variabili impostate in
file di configurazione o in variabili ambiente.
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Combinare Software affidabile e non
Gentoo fornisce software separato in alcune branche a seconda della stabilità
e architettura supportata. "Mixare branche software" dà informazioni su come
possono essere configurate queste branche e come sia possibile separare queste
branche individualmente.
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Ulteriori strumenti di Portage
Portage fornisce alcuni strumenti extra che possono migliorare la gestione di
Gentoo. La lettura fornisce informazioni sull'utilizzo di dispatch-conf ed altri
strumenti.
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Separarsi dalla collezione di software originale
"Deviare dall'albero ufficiale" mostra alcuni trucchi e suggerimenti su come
utilizzare il proprio albero del Portage, come sincronizzare solo alcune
categorie, fare l'inject dei pacchetti ed altro ancora.
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Caratteristiche avanzate di Portage
Con il passare del tempo, Portage si evolve e matura continuamente.
Caratteristiche ulteriori vengono continuamente introdotte - molte di queste
sono in uso solo dagli utenti più avanzati. Questo capitolo entrerà nel dettaglio
di queste caratteristiche avanzate.
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Configurazione di rete di Gentoo
Una guida esaustiva alla configurazione di rete in Gentoo.
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Configurazione comune
Una guida per far funzionare rapidamente la propria connessione di rete nella
maggior parte dei casi.
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Configurazione Avanzata
La guida di riferimento per capire come funziona la configurazione, è un
prerequisito per capire le impostazioni modulari.
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Impostazioni modulari
Gentoo fornisce delle impostazioni di rete flessibili, dando la possibilità di
scegliere diversi client DHCP, impostare bonding, bridging, VLAN ed altro.
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Reti Wireless
La configurazione delle reti Wireless potrebbe essere complessa, comunque
questa guida cercherà di aiutare il lettore a farle funzionare!
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Ulteriori funzionalità
Per gli esperti ecco le istruzioni per personalizzare l'infrastruttura di rete.
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Gestione della rete
Per i portatili o per chi cambia frequentemente rete.
A. Installazione di Gentoo
1. A proposito dell'installazione di Gentoo
1.a. Introduzione
Benvenuto
Innanzitutto un caldo benvenuto a Gentoo. Si sta per entrare nel mondo
delle possibilità e delle prestazioni. Tutto Gentoo gira intorno alle
possibilità. Durante l'installazione di Gentoo questo concetto viene chiarito
più volte; è possibile scegliere quanto si voglia compilare autonomamente, come
installare Gentoo, che logger di sistema utilizzare, e molto altro.
Gentoo è una veloce e moderna metadistribuzione con una architettura semplice e
flessibile. Gentoo è stata costruita con software libero e non nasconde agli
utenti i meccanismi che ne stanno alla base. Portage, il sistema di gestione dei
pacchetti utilizzato da Gentoo, è scritto in Python: è semplice quindi esaminare
e modificare il sorgente. Il sistema di pacchetti di Gentoo è basato sui
sorgenti, sebbene sia anche compreso il supporto per precompilati, e la
configurazione di Gentoo avviene tramite semplici file di testo. In altre parole
è tutto alla luce del sole.
E' molto importante comprendere che le scelte sono ciò che sta alla base
di Gentoo. L'obiettivo è di non forzare mai l'utente a qualcosa che non
desidera. Nel caso sia abbia un'impressione diversa è possibile segnalarlo.
Struttura dell'installazione
L'installazione di Gentoo può essere divisa in una procedura di dieci passi
elementari, corrispondenti ai capitoli 2-11. Ogni passo ha come risultato uno
stato intermedio:
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Al termine del passo 1, è pronto l'ambiente di lavoro per l'installazione di
Gentoo
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Al termine del passo 2, è stata configurata la connessione ad internet per
l'installazione
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Al termine del passo 3, gli hard disk sono stati inizializzati ad accogliere
l'installazione Gentoo
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Al termine del passo 4, l'ambiente di installazione è pronto e si effettua
il chroot all'interno di quest'ultimo
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Al termine del passo 5, i pacchetti di sistema, identici per ogni genere di
installazione, sono stati installati
- Al termine del passo 6, è stato configurato il kernel
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Al termine del passo 7, sono stati scritti la maggior parte dei file di
configurazione Gentoo
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Al termine del passo 8, sono stati installati una serie di strumenti di
sistema, da scegliere da una lista
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Al termine del passo 9, il proprio bootloader preferito è stato installato e
configurato e si ha a disposizione il proprio ambiente Gentoo
- Al termine del passo 10, si è pronti ad utilizzare Gentoo
Al momento in cui si presenta una scelta viene fatto il possibile per illustrare
quali siano i pro e i contro. La guida continua con una scelta predefinita,
identificata come "Predefinito:" nel titolo. Le restanti possibilità vengono
indicate come "Alternativa: ". La scelta predefinita in generale
non è quella raccomandata, tuttavia è quella che si pensa venga usata
dalla maggior parte degli utenti.
A volte può essere intrapreso un passo opzionale. In questo caso il passo viene
segnato come "Opzionale:" e non è dunque indispensabile per l'installazione di
Gentoo. In ogni caso alcuni passi opzionali dipendono strettamente da decisioni
prese in precedenza. Viene quindi messa in luce la questione in tali occasioni,
sia prima che venga intrapresa la scelta, sia prima della descrizione del passo
opzionale.
Quali sono le opzioni?
Si può installare Gentoo in molti modi differenti. Si può scaricare e installare
da uno dei CD di installazione, da una distribuzione già installata, da un CD
avviabile non Gentoo (come Knoppix), da un ambiente avviato via rete, da un
floppy, ecc.
Questo documento tratta dell'installazione tramite un CD di Installazione di
Gentoo e in alcuni casi boot via rete. Nelle istruzioni di installazione si
presuppone che si desideri installare l'ultima versione disponibile di ogni
pacchetto.
Nota:
Per un aiuto riguardo agli altri metodi d'installazione, incluso l'utilizzo di
CD non Gentoo, si prega di leggere la nostra Guida ai metodi di installazione
alternativi.
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Per effettuare una installazione in assenza di un collegamento ad Internet è
possibile consultare il Manuale
Gentoo 2008.0 che contiene le istruzioni per l'installazione in ambiente
senza collegamento ad Internet.
Notare inoltre che se si pensa di utilizzare la GRP (Gentoo Reference Platform,
un insieme di pacchetti precompilati da utilizzare subito dopo l'installazione)
è indispensabile seguire le informazioni del Manuale Gentoo 2008.0.
È inoltre disponibile una raccolta di suggerimenti che potrebbero
essere una lettura altrettanto utile. Per gli utenti Gentoo esperti che
necessitano solamente di una breve lista di controllo per i vari passaggi
dell'installazione è disponibile una guida più rapida disponibile nella pagina
della documentazione ufficiale.
Sono disponibili molte altre opzioni: si può compilare il sistema da zero o
utilizzare un ambiente precompilato per ottenere un ambiente di Gentoo
funzionante in poco tempo. E naturalmente esistono soluzioni intermedie in cui
non si compila tutto quanto ma si inizia da un sistema semi-pronto.
Problemi
Se durante l'installazione o nella documentazione si riscontrassero dei problemi
è possibile consultare il sistema di gestione
dei bug e, nel caso non fosse un problema già noto, segnalarlo per una
rapida soluzione. Non c'è motivo di temere la reazione degli sviluppatori a cui
vengono assegnati i bug: sono innocui.
Notare che, nonostante il presente documento sia specifico per ogni
architettura, non mancano riferimenti ad altre architetture. Questo avviene a
causa del fatto che diverse parti del manuale sono comuni a tutte le
architetture per evitare duplicazioni e problemi vari. L'intento è comunque
quello di limitare i riferimenti alle altre architetture per evitare confusioni.
Se, nonostante l'attenta lettura del manuale, non è ben chiaro se il problema
riguardi un errore dell'utente, o un bug software, cosa effettivamente
plausibile nonostante i numerosi test, è possibile entrare nel canale #gentoo su
irc.freenode.net. Ovviamente si è sempre benvenuti!
Se ci fossero domande riguardanti Gentoo, è possibile consultare l'elenco delle
Domande frequenti, disponibili nella Documentazione Gentoo. E' possibile inoltre sfruttare le
FAQ disponibili
sui forum. Se ancora il dubbio
rimanesse irrisolto si può entrare in #gentoo su irc.freenode.net dove parecchi
esperti sono sempre disponibili.
2. Scelta della modalità di installazione
2.a. Richieste Hardware
Introduzione
Prima ancora di cominciare vengono elencate le richieste hardware necessarie per
installare Gentoo sulla propria macchina.
Requisiti Hardware
Praticamente qualsiasi macchina IA64 dovrebbe essere in grado di utilizzare
Gentoo. Al momento sono disponibili solo LiveCD quindi l'unica richiesta è una
periferica CD-ROM disponibile.
2.b. I CD di Installazione Gentoo
Introduzione
I CD di Installazione Gentoo sono CD avviabili che contengono un ambiente
Gentoo autonomo. Consentono di avviare Linux da CD. Durante il processo di boot
viene rilevato l'hardware e vengono caricati i relativi driver. I CD vengono
mantenuti dagli sviluppatori Gentoo.
Tutti i CD di Installazione consentono di avviare, configurare la rete,
inizializzare le partizioni e iniziare l'installazione di Gentoo da Internet.
CD di Installazione Gentoo Minimale
Il CD di Installazione Minimale è chiamato install-ia64-minimal-<release>.iso e
occupa intorno a 100 MB di spazio su disco. Si può
utilizzare questo CD di installazione per installare Gentoo, ma solamente
con una connessione a Internet funzionante.
Lo Stage3
Un archivio stage3 è un tar che contiene un ambiente Gentoo minimale, fatto
apposta per continuare l'installazione Gentoo, come indicato in questo manuale.
In precedenza il Manuale Gentoo descriveva l'installazione mediante l'utilizzo
di uno dei tre stage disponibili. Adesso però, pur continuando ad essere
disponibili tutti e tre gli stage, il metodo ufficiale di installazione adotta
lo stage3. Se si è interessati a condurre una installazione Gentoo utilizzando
un archivio stage1 o stage2 è possibile consultare le Domande frequenti (FAQ)
su Gentoo alla voce Come installare Gentoo
mediante uno stage1 o stage2.
Gli archivi stage3 possono essere scaricati da releases/ia64/autobuilds/current-stage3/ in uno qualsiasi dei Mirror ufficiali Gentoo e non vengono forniti
sul LiveCD.
2.c. Scaricare, masterizzare ed avviare un CD di Installazione Gentoo
Scaricare e masterizzare i CD di Installazione
Questa è la sezione che tratta l'utilizzo di un CD di Installazione Gentoo. Si
inizia scaricando uno dei differenti set di CD a cui si è accennato.
È possibile scaricare qualsiasi CD di Installazione da uno dei mirror. Il CD di Installazione risiedono nella
directory releases/ia64/autobuilds/current-iso/.
All'interno della directory segnalata si possono trovare le ISO. Si tratta di
immagini complete di CD che si possono masterizzare su CD-R.
Nel caso si voglia controllare l'integrità del file che si è scaricato, è
possibile controllare il checksum SHA-2 e confrontarlo con quelli forniti (come
install-ia64-minimal-<release>.isoDIGESTS). Si può controllare il checksum
con lo strumento sha512sum sotto Linux/Unix o con File Checksum Tool for Windows.
Un altro modo di controllare la validità del file scaricato è quello di usare
GnuPG per verificare la firma crittografata fornita insieme ad esso (il file che
finisce con .asc). Scaricare il file della firma e ottenere le
chiavi pubbliche le cui identità possono essere trovate sul sito release engineering project
Codice 3.1: Ottenere una chiave pubblica |
$ gpg --keyserver subkeys.pgp.net --recv-keys 96D8BF6D 2D182910 17072058
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Verificare la firma:
Codice 3.2: Verificare i file |
$ gpg --verify <downloaded iso.DIGESTS.asc>
$ sha1sum -c <downloaded iso.DIGESTS.asc>
|
Per masterizzare l'immagine ISO scelta è necessario scegliere la modalità RAW.
Come impostarla dipende dal programma: seguono le istruzioni per cdrecord
e K3B; ulteriori informazioni possono essere reperite nelle Domande frequenti su Gentoo.
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Con cdrecord, scrivere semplicemente cdrecord dev=/dev/hdc <file iso
scaricato> (dove /dev/hdc è la periferica del
masterizzatore)
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Con K3B, selezionare Tools > Burn CD Image
(Strumenti > Scrivi immagine CD se localizzato in italiano,
ndt). Si può individuare il file ISO nell'area 'Image to Burn' ('Immagine
da scrivere', ndt). Poi cliccare su Start (Avvia, ndt).
Avviare i CD di Installazione
Una volta masterizzato il CD di installazione è il momento di avviarlo.
Rimuovere eventuali CD dalle periferiche CD-ROM ed inserire il CD di
installazione Gentoo. Riavviare dunque il sistema ed attenedere che il firmware
EFI si carichi sulla console. L'opzione esatta da selezionare varia sulla base
dell'hardware in uso.
La maggior parte delle implementazioni presentano un'opzione direttamente al
primo menu (il boot manager EFI). Le parole esatte possono differire, ma si
dovrebbe trattare di qualcosa come "CD Boot", "Removable Media
Boot" o "Internal Bootable DVD". Selezionare questa opzione.
Se la propria implementazione EFI non presenta tale opzione è possibile avviare
il CD utilizzando l'interfaccia di EFI. Tutte le implementazioni presentano
un'opzione per entrare nell'interfaccia dal menu del Boot Manager. Selezionare
tale opzione. L'interfaccia EFI mostra una lista di periferiche a blocchi
(blkn:) ed una lista di filesystem a cui si può effettivamente
accedere (fsn:).
Nella maggior parte dei casi si desidera selezionare l'opzione fs0:;
comunque (se la periferica CD-ROM ha riconosciuto il CD) dovrebbe essere
possibile vedere un fsn per il proprio CD-ROM (la periferica EFI
corrispondente contiene CDROM nel nome). Inserire fsn:,
sostituire n secondo le necessità senza dimenticare i due punti e premere
invio. Infine scrivere elilo e di nuovo premere invio.
ELILO mostra il proprio messaggio di benvenuto e richiede di inserire il kernel
da avviare oltre alle altre opzioni da passare ad esso in linea di comando.Nella
maggior parte dei casi basta premere invio o attendere cinque secondi. Un solo
kernel è incluso nel CD di installazione, quello gentoo.
Vengono forniti diversi alias del kernel che aggiungono opzioni alla linea di
comando. Questi possono essere necessari al posto del predefinito gentoo
a seconda del proprio hardware:
L'opzione gentoo-serial avvia una console seriale sulla prima porta
seriale (ttyS0) a 9600bps. Questo potrebbe essere richiesto su alcune vecchie
implementazioni di EFI dove il kernel non riesce a rilevare che console
utilizzare. Si può provare questa opzione nel caso avviando il kernel
predefinito gentoo non venga visualizzato alcun output a video e se si
può utilizzare una console seriale. Se si utilizza una console seriale non
collegata alla prima porta, è necessario selezionare manualmente la console
scrivendo gentoo console=ttyS#,9600 dove # è il numero della
console seriale.
L'opzione gentoo-ilo avvia una console seriale sulla porta
seriale ttyS3 a 9600bps. Dovrebbe essere usata per le installazioni che
fanno uso della console remota HP iLO.
L'opzione gentoo-sgi forza una console seriale sulla porta ttySG0
a 115200bps. Questo dovrebbe essere necessario solo per macchine SGI, e comunque
se la console è correttamente selezionata nelle impostazioni EFI predefinite, o
se si sta utilizzando una console video questa opzione non dovrebbe essere
necessaria.
È possibile anche selezionare opzioni per il kernel. Si tratta di direttive
particolari che possono essere attivate o meno a piacere.
Opzioni hardware:
- acpi=on
-
Carica il supporto per ACPI e attiva l'avvio del demone insieme al CD.
L'opzione è necessaria solo se il sistema necessita di ACPI per funzionare
correttamente. Non è necessario per il supporto Hyperthreading.
- acpi=off
-
Disabilita completamente ACPI. È utile su alcuni sistemi un po' datati ed è
prerequisito per utilizzare APM. L'opzione disabilita il supporto
Hyperthreading del processore.
- console=X
-
Imposta una console seriale per il CD. La prima opzione è la periferica, di
solito ttyS0 su x86, seguita da ulteriori opzioni di connessione, separate da
virgola. Le opzioni predefinite sono 9600,8,n,1.
- dmraid=X
-
Consente il passaggio di opzioni al sistema device-mapper RAID. Le opzioni
devono essere passate tra virgolette.
- doapm
- Carica il driver APM. È prerequisito che sia impostato acpi=off.
- dopcmcia
-
Carica il supporto per hardware PCMCIA e Cardbus e imposta l'avvio automatico
sul CD del pcmcia cardmgr. È richiesto solo quando si sta effettuando il boot
da periferiche PCMCIA/Cardbus.
- doscsi
-
Carica il supporto per la maggior parte di controller SCSI. È prerequisito per
effettuare il boot da molte periferiche USB, visto che utilizzano il supporto
SCSI del kernel.
- sda=stroke
-
Consente di partizionare l'intero disco fisso anche quando il BIOS non è in
grado di vedere dischi grandi. Questa opzione viene usata solo su macchine con
BIOS vecchio. Sostituire sda con la periferica che richiede l'opzione.
- ide=nodma
-
Forza a disabilitare il DMA nel kernel ed è necessario per alcuni chipset IDE
e alcuni lettori CDROM. Se il sistema ha problemi a leggere dal CDROM è
possibile provare quest'opzione. Disabilita inoltre le impostazioni
predefinite di hdparm.
- noapic
-
Disabilita l'Advanced Programmable Interrupt Controller che è presente sulle
schede madri più recenti. Sembra che abbia alcuni problemi con hardware più
vecchio
- nodetect
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Disabilita tutta la fase di rilevazione da parte del CD, tra cui la
rilevazione delle periferiche e il DHCP. È utile per il debugging di un CD o
un driver non funzionante
- nodhcp
-
Disabilita la ricerca DHCP per le interfacce di rete rilevate. Utile per le
reti con indirizzi IP statici.
- nodmraid
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Disabilita il supporto per il device-mapper RAID, come quello usato per il
controller IDE/SATA RAID onboard
- nofirewire
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Disabilita il caricamento dei moduli Firewire. Dovrebbe essere necessario solo
se l'hardware Firewire è causa di problemi in fase di boot
- nogpm
- Disabilita il mouse in console via gpm
- nohotplug
-
Disabilita l'esecuzione degli script hotplug e coldplug al boot. Utile per il
debug di un driver o un CD difettoso.
- nokeymap
- Disabilita la selezione della keymap per configurazioni non US.
- nolapic
- Disabilita l'APIC locale su kernel monoprocessore.
- nosata
-
Disabilita il caricamento dei moduli Serial ATA. Da usare se il proprio
sistema ha problemi con il sottosistema SATA.
- nosmp
-
Disabilita SMP, il Symmetric Multiprocessing, su kernel che lo supportano. È
utile per il debug di problemi SMP per specifiche schede madri e driver.
- nosound
-
Disabilita il supporto per il suono e il volume. Utile nei casi in cui il
suono causa problemi.
- nousb
-
Disabilita il caricamento automatico dei moduli USB, utile per il debug di
problemi con USB
- slowusb
-
Aggiunge pause extra nel processo di boot per CDROM USB lenti, come quelli
contenuti nei BladeCenter di IBM.
Gestione dei Volumi e delle periferiche:
- dolvm
-
Abilita il supporto per il Logical Volume Management di Linux.
Altre opzioni:
- debug
-
Abilita la modalità di debug. L'opzione può confondere in quanto provoca la
visualizzazione di grosse quantità di testo a video.
- docache
-
Produce l'archiviazione in cache dell'intera parte runtime del CD in RAM, in
modo da consentire di smontare /dev/cdrom e montarne un altro. L'opzione
richiede di avere almeno il doppio della RAM rispetto alla dimensione del CD.
- doload=X
-
Consente al ramdisk iniziale di caricare tutti i moduli elencati oltre alle
dipendenze. Sostituire X con il nome del modulo.
Possono essere specificati diversi moduli separati da virgola.
- dossh
- Avvia sshd al boot, utile per installazioni non presidiate.
- passwd=foo
-
Imposta la password di root al valore specificato dopo il segno di uguale,
richiesto da sshd in quanto la password viene offuscata.
- noload=X
-
Impedisce al ramdisk iniziale il caricamento di un modulo specifico che
potrebbe causare problemi. La sintassi è la medesima di doload.
- nonfs
- Disabilita l'avvio di portmap/nfsmount al boot.
- nox
-
Impedisce ai LiveCD con X di caricare l'interfaccia grafica e propone
direttamente l'interfaccia testuale.
- scandelay
-
Forza il CD a effettuare pause di 10 secondi durante alcune parti del processo
di boot per consentire alle periferiche lente di caricarsi correttamente.
- scandelay=X
-
Consente di specificare un adeguato ritardo in secondi da aggiungere in alcune
parti del processo di boot per consentire alle periferiche lente di caricarsi
correttamente. Sostituire X con il numero di secondi di pausa.
Nota:
Il CD controllerà le opzioni "no*" prima di quelle "do*", si avrà così il modo
di sovrascrivere qualsiasi opzione nell'esatto ordine impartito.
|
Si dovrebbe presentare ora un altra schermata con una barra che indica lo
svolgersi delle operazioni. Se si sta installando Gentoo su un sistema privo di
tastiera statunitense, assicurarsi di premere Alt-F1 per passare alla modalità
testuale e seguire le operazioni. Se non viene selezionato nulla, dopo 10
secondi viene automaticamente scelta la tastiera statunitense ed il boot
continua. Una volta completato il processo di boot si è automaticamente
nell'ambiente Live di Gentoo come "root", l'utente amministratore. Ci dovrebbe
essere un prompt di root a schermo ("#") e dovrebbe essere possibile passare
ad altre console premendo Alt-F2, Alt-F3 e Alt-F4 e tornare alla precedente
premendo Alt-F1.
Continuare ora con la Configurazione dell'Hardware.
Configurazione dell'hardware aggiuntivo
Al momento del boot il CD prova a rilevare tutte le periferiche hardware e
caricare i corrispondenti moduli del kernel di supporto. Nella grande maggior
parte dei casi l'operazione va a buon fine. A volte però potrebbero non essere
caricati tutti i moduli necessari. Se la rilevazione automatica PCI ha saltato
qualche periferica, è necessario caricare manualmente il modulo corrispondente.
Nel seguente esempio si prova a caricare il modulo 8139too (che supporta
un certo tipo di interfacce di rete):
Codice 3.3: Caricamento dei moduli del kernel |
# modprobe 8139too
|
Opzionale: Account utente
Se si pensa di dare accesso ad altri al proprio ambiente di installazione o si
desidera chattare usando irssi senza i privilegi di amministrazione per
motivi di sicurezza, è necessario creare gli opportuni account utente e cambiare
la password di root.
Per cambiare la password di root utilizzare l'utilità passwd:
Codice 3.19: Cambiare la password di root |
# passwd
New password:
Re-enter password:
|
Per creare un account utente è necessario inserire i suoi dati seguiti dalla sua
password. È possibile utilizzare useradd e passwd per farlo, come
mostra il prossimo esempio in cui si crea l'utente "john".
Codice 3.5: Creare un account utente |
# useradd -m -G users john
# passwd john
New password:
Re-enter password:
|
È possibile dunque cambiare utente da root al nuovo utente tramite su:
Codice 3.6: Cambiare utente |
# su - john
|
Opzionale: Consultare la documentazione durante l'installazione
Se si desidera visualizzare il manuale Gentoo durante l'installazione, bisogna
assicurarsi di aver creato un account utente (consultare la sezione Opzionale: Account utente), premere poi Alt-F2
per passare ad un nuovo terminale.
È possibile leggere il manuale usando links, ma solo dopo aver completato
le fasi descritte nel capitolo riguardante la Configurazione di rete (in
caso contrario potrebbe non essere disponibile la connessione):
Codice 3.7: Visualizzare la documentazione online |
# links http://www.gentoo.org/doc/it/handbook/handbook-ia64.xml
|
È ora possibile tornare al terminale originale premendo Alt-F1.
Opzionale: Avviare un demone SSH
Se si desidera consentire ad altri utenti l'accesso al pc durante
l'installazione di Gentoo (magari perché qualcuno di essi potrebbe essere di
aiuto o addirittura condurre personalmente l'installazione), è necessario creare
un account per ciascuno di essi o condividere con loro la password di root
(solo se si confida pienamente in tale utente).
Per avviare il demone SSH, eseguire il seguente comando:
Codice 3.8: Avviare il demone SSH |
# /etc/init.d/sshd start
|
Per utilizzare sshd è però prima necessario configurare la rete. Passare ora al
capitolo riguardante la Configurazione della
rete.
3. Configurazione della rete
3.a. Rilevamento automatico della rete
Potrebbe già funzionare
Se il sistema è collegato ad una rete Ethernet attraverso un server DHCP, è
molto probabile che la configurazione di rete sia già stata completata
automaticamente. In questo caso è già possibile usufruire dei vari comandi di
rete inclusi nel CD di Installazione quali ssh, scp, ping,
irssi, wget, links e molti altri.
Se la rete è già stata configurata il comando /sbin/ifconfig dovrebbe
elencare alcune interfacce di rete oltre a lo, come ad esempio eth0:
Codice 1.1: Output di /sbin/ifconfig per una configurazione corretta |
# /sbin/ifconfig
eth0 Link encap:Ethernet HWaddr 00:50:BA:8F:61:7A
inet addr:192.168.0.2 Bcast:192.168.0.255 Mask:255.255.255.0
inet6 addr: fe80::50:ba8f:617a/10 Scope:Link
UP BROADCAST RUNNING MULTICAST MTU:1500 Metric:1
RX packets:1498792 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
TX packets:1284980 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
collisions:1984 txqueuelen:100
RX bytes:485691215 (463.1 Mb) TX bytes:123951388 (118.2 Mb)
Interrupt:11 Base address:0xe800
|
Opzionale: Configurare i Proxy
Se l'accesso a Internet avviene attraverso un proxy, si potrebbe aver bisogno di
configurare i parametri del proxy durante l'installazione. E' molto facile
definire un proxy: basta definire una variabile che contiene le informazioni del
server proxy.
Nella maggior parte dei casi, si definisce la variabile usando l'hostname del
server. Ad esempio, si assuma che il proxy sia chiamato proxy.gentoo.org
e che la porta sia la 8080.
Codice 1.2: Definire i server proxy |
# export http_proxy="http://proxy.gentoo.org:8080"
# export ftp_proxy="ftp://proxy.gentoo.org:8080"
# export RSYNC_PROXY="rsync://proxy.gentoo.org:8080"
|
Se il proxy richiede una username e una password, si dovrebbe usare la seguente
sintassi per la variabile:
Codice 1.3: Aggiungere username/password alla variabile del proxy |
http://username:password@proxy.gentoo.org:8080
|
Testare la Rete
Potrebbe essere utile fare il ping sul server DNS dell'ISP (si può trovare in
/etc/resolv.conf) e su un sito Web a scelta, per assicurarsi che i
pacchetti stiano raggiungendo la rete, che la risoluzione dei domi di dominio
stia funzionando correttamente, eccetera.
Codice 1.4: Ulteriore test della rete |
# ping -c 3 www.gentoo.org
|
La rete è funzionante? Se è così, si può saltare il resto di questa sezione e
continuare con la Preparazione dei Dischi.
Se non è così, sfortunatamente, si deve proseguire in altro modo.
3.b. Configurazione Automatica della Rete
Se la rete non funziona immediatamente, alcune modalità di installazione
permettono di usare net-setup (per le reti normali o wireless) o
pppoe-setup (per gli utenti ADSL) o pptp (per gli utenti PPTP,
disponibile solo per sistemi x86, amd64, alpha, ppc e ppc64).
Se la modalità di installazione non prevede nessuno di questi strumenti o la
rete non funziona ancora, continuare con la Configurazione Manuale della Rete.
Predefinito: Usare net-setup
Il modo più semplice di installare la rete se non è configurata automaticamente
è eseguire lo script net-setup:
Codice 2.1: Eseguire lo script net-setup |
# net-setup eth0
|
net-setup pone alcune domande sull'ambiente di rete. Al termine si
dovrebbe avere una connessione di rete attiva: verificare il collegamento. Se i
test sono positivi, congratulazioni! Si è pronti per installare Gentoo. Saltare
il resto di questa sezione e continuare con la Preparazione dei Dischi.
Se la rete ancora non funziona, continuare con la Configurazione Manuale della Rete.
Alternativa: Usare PPP
Se c'è bisogno di PPPoE per connettersi a internet, il CD di Installazione
(qualsiasi versione) rende le cose facili perchè include ppp. Usare lo
script fornito pppoe-setup per configurare la connessione. Viene
richiesto di inserire il dispositivo Ethernet che è collegato al modem adsl, lo
username e la password, gli IP dei server DNS e se si ha bisogno un firewall di
base o meno.
Codice 2.2: Usare ppp |
# pppoe-setup
# pppoe-start
|
Se qualcosa andasse storto, ricontrollare di avere digitato correttamente lo
username e la password controllando /etc/ppp/pap-secrets o
/etc/ppp/chap-secrets e assicurarsi che il dispositivo ethernet
che si sta utilizzando sia quello giusto. Se il dispositivo ethernet non esiste,
si deve caricare il modulo appropriato di rete. In questo caso si dovrebbe
continuare con la Configurazione Manuale della Rete
dove si spiega come caricare l'appropriato modulo di rete.
Se funziona tutto, continuare con la Preparazione
dei Dischi.
Alternativa: Usare PPTP
Se si ha bisogno del supporto PPTP, si può usare pptpclient, il quale
viene fornito dal CD di Installazione. Prima però bisogna assicurarsi che la
configurazione sia corretta. Modificare /etc/ppp/pap-secrets o
/etc/ppp/chap-secrets in modo che contenga la corretta combinazione
username/password:
Codice 2.3: Modificare /etc/ppp/chap-secrets |
# nano -w /etc/ppp/chap-secrets
|
Modificare se necessario /etc/ppp/options.pptp:
Codice 2.4: Modificare /etc/ppp/options.pptp |
# nano -w /etc/ppp/options.pptp
|
Quando si è finito, eseguire pptp (con le opzioni che non si possono
impostare in options.pptp) per connettere il server:
Codice 2.5: Connessione a un server dial-in |
# pptp <server ip>
|
Ora continuare con la Preparazione dei
Dischi.
3.c. Configurazione Manuale della Rete
Caricare gli Appropriati Moduli di Rete
Quando si effettua il boot con il CD di Installazione, quest'ultimo prova a
rilevare tutti i dispositivi hardware e carica i moduli (driver) appropriati del
kernel per supportare l'hardware. Nella grande maggioranza dei casi,
l'operazione ha successo. Tuttavia, in alcuni casi, potrebbe non caricare
automaticamente i moduli del kernel di cui si ha bisogno.
Se net-setup o pppoe-setup non dessero buoni risultati, si può di
sicuro supporre che la scheda di rete non sia stata trovata immediatamente. Ciò
significa che è necessario caricare gli appropriati moduli del kernel
manualmente.
Per scoprire quali moduli del kernel sono disponibili per la rete, usare
ls:
Codice 3.1: Cercare i moduli disponibili |
# ls /lib/modules/`uname -r`/kernel/drivers/net
|
Se si trova un driver per la scheda di rete, utilizzare modprobe per
caricare il modulo del kernel:
Codice 3.2: Utilizzare modprobe per caricare un modulo del kernel |
# modprobe pcnet32
|
Per controllare se la scheda di rete è stata rilevata, eseguire ifconfig.
Una scheda di rete rilevata dovrebbe produrre un risultato simile a questo:
Codice 3.3: Test della disponibilità della scheda di rete andato a buon fine |
# ifconfig eth0
eth0 Link encap:Ethernet HWaddr FE:FD:00:00:00:00
BROADCAST NOARP MULTICAST MTU:1500 Metric:1
RX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
TX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
collisions:0 txqueuelen:0
RX bytes:0 (0.0 b) TX bytes:0 (0.0 b)
|
Se invece si riceve il seguente errore, la sheda di rete non è rilevata:
Codice 3.4: Test della disponibilità della scheda di rete non andato a buon fine |
# ifconfig eth0
eth0: error fetching interface information: Device not found
|
Se si possiedono più schede di rete nel sistema, esse vengono etichettate
rispettivamente eth0, eth1, ecc. Assicurarsi che la scheda che si
desidera utilizzare sia funzionante e ricordarsi di utilizzare il nome corretto
nelle operazioni successive. Nel resto del documento si fa riferimento alla
scheda eth0.
Una volta rilevata una scheda di rete, si può eseguire di nuovo net-setup
o pppoe-setup (che adesso dovrebbero funzionare), ma per i puristi ecco
come configurare la rete a mano.
Scegliere una delle seguenti sezioni a seconda della propria configurazione:
Usare un DHCP
Il DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) rende possibile ricevere
automaticamente le informazioni sulla rete (indirizzo IP, netmask, indirizzo
broadcast, gateway, nameserver ecc.). Funziona soltanto se si ha un server DHCP
nella rete (o se il provider fornisce un servizio DHCP). Per avere una
interfaccia di rete che riceva queste informazioni automaticamente, utilizzare
dhcpcd:
Codice 3.5: Utilizzo di dhcpcd |
# dhcpcd eth0
# dhcpcd -HD eth0
|
Se funziona (provare a pingare alcuni server internet, come Google), allora è stato tutto configurato e
si è pronti per continuare. Saltare il resto di questa sezione e continuare con
la Preparazione dei Dischi.
Configurare un accesso Wireless
Nota:
Il comando iwconfig è disponbile solo sui CD di Installazione per x86,
amd64 e ppc. Se il CD non lo contenesse è possibile comunque mettere in funzione
la periferica seguendo le istruzioni del
linux-wlan-ng project.
|
Se si sta utilizzando una scheda wireless (802.11), potrebbe essere necessario
configurare i parametri wireless prima di continuare. Per visualizzare gli
attuali parametri wireless della propria scheda è possibile utilizzare
iwconfig. una esecuzione di iwconfig dovrebbe produrre un
risultato simile al seguente:
Codice 3.6: Visualizzazione dei parametri wireless |
# iwconfig eth0
eth0 IEEE 802.11-DS ESSID:"GentooNode"
Mode:Managed Frequency:2.442GHz Access Point: 00:09:5B:11:CC:F2
Bit Rate:11Mb/s Tx-Power=20 dBm Sensitivity=0/65535
Retry limit:16 RTS thr:off Fragment thr:off
Power Management:off
Link Quality:25/10 Signal level:-51 dBm Noise level:-102 dBm
Rx invalid nwid:5901 Rx invalid crypt:0 Rx invalid frag:0 Tx
excessive retries:237 Invalid misc:350282 Missed beacon:84
|
Nota:
Alcune schede possono avere un nome come wlan0 o ra0 invece che
eth0. E' possibile eseguire iwconfig senza parametri per
visualizzare il nome esatto della periferica.
|
Per la maggior parte degli utenti sono solo due i parametri importanti da
impostare, l'ESSID (il nome della rete wireless) e la chiave WEP. Se l'ESSID e
l'indirizzo dell'access point visualizzati sono corretti e non si utilizza WEP,
la configurazione è completa e funzionante. Se invece è necessario cambiare
ESSID o aggiungere una chiave WEP è necessario eseguire i seguenti comandi:
Nota:
Se la propria rete wireless è configurata con WPA o WPA2, bisognerà usare
wpa_supplicant. Per maggiori informazioni su come configurare le
funzionalità di rete wireless in Gentoo Linux, leggere il capitolo Reti Wireless nel Manuale Gentoo.
|
Codice 3.7: Cambiare ESSID o aggiungere una chiave WEP |
# iwconfig eth0 essid GentooNode
# iwconfig eth0 key 1234123412341234abcd
# iwconfig eth0 key s:some-password
|
Ora è possibile confermare le proprie impostazioni utilizzando iwconfig.
Una volta che la rete wireless è funzionante è possibile continuare a
configurare le impostazioni del livello IP descritte nella sezione successiva
(Terminologia di rete) o utilizzare
net-setup come descritto in precedenza.
Terminologia di Rete
Nota:
Se si conosce l'indirizzo IP, l'indirizzo broadcast, netmask e nameserver,
allora si può saltare questa sottosezione e continuare con la sezione su come
Usare ifconfig e route.
|
Se i tentativi precedenti falliscono, è necessario configurare la rete
manualmente. Non si deve aver paura, non è difficile. Ma è necessario spiegare
un po' di concetti riguardanti la rete per potere essere capaci di configurarla
correttamente. Questo paragrafo illustra brevemente cosa sia un gateway,
a cosa serva la netmask, come sia formato un indirizzo broadcast e
perchè ci sia bisogno dei nameserver.
In una rete, gli host sono identificati dai loro indirizzi IP (indirizzi
Internet Protocol). Un indirizzo è una combinazione di 4 numeri tra 0 e 255.
Almeno così lo percepiamo. In realtà, un indirizzo IP consiste di 32 bit (1 e
0). Ecco un esempio:
Codice 3.8: Esempio di un indirizzo IP |
IP Address (numbers): 192.168.0.2
IP Address (bit): 11000000 10101000 00000000 00000010
-------- -------- -------- --------
192 168 0 2
|
Un indirizzo IP deve essere unico per ogni host perchè le reti siano accessibili
(in pratica tutti gli host che si possono raggiungere devono avere un indirizzo
IP unico). Per potere fare una distinzione tra host dentro una rete, e host
fuori una rete, l'indirizzo IP è diviso in due parti: la parte di network
e la parte di host.
La separazione è demarcata tramite la netmask, un insieme di 1 seguito da
un insieme di 0. La parte di IP corrispondente agli 1 è la parte di network,
l'altra è la parte di host. Di solito, la netmask può essere scritta come un
indirizzo IP.
Codice 3.9: Esempio della separazione network/host |
IP-address: 192 168 0 2
11000000 10101000 00000000 00000010
Netmask: 11111111 11111111 11111111 00000000
255 255 255 0
+--------------------------+--------+
Network Host
|
In altre parole, 192.168.0.14 fa ancora parte della rete dell'esempio, ma
192.168.1.2 no.
L'indirizzo broadcast è un indirizzo IP con la stessa parte di network,
ma con solo una parte di host. Ogni host sulla rete ascolta questo indirizzo IP.
Serve per i pacchetti di broadcast.
Codice 3.10: Indirizzo broadcast |
IP-address: 192 168 0 2
11000000 10101000 00000000 00000010
Broadcast: 11000000 10101000 00000000 11111111
192 168 0 255
+--------------------------+--------+
Network Host
|
Per potere navigare su internet, è necessario sapere quale host condivida la
connessione a Internet. Questo host è chiamato gateway. E' un normale
host ed ha un normale indirizzo IP (per esempio 192.168.0.1).
In precedenza si è detto che ogni host ha il suo indirizzo IP. Per potere
raggiungere questo host tramite un nome (anzichè un indirizzo IP) è necessario
un servizio che traduce un nome (come dev.gentoo.org) in un indirizzo IP
(come 64.5.62.82). Questo servizio è chiamato name service. Per
utilizzarlo si deve definire il nameserver in
/etc/resolv.conf.
In alcuni casi, il gateway serve come nameserver. Altrimenti si dovrà inserire
il nameserver fornito dall'ISP.
Per riassumere, si ha bisogno delle seguenti informazioni prima di continuare:
| Elemento di rete |
Esempio |
| Indirizzo IP |
192.168.0.2 |
| Netmask |
255.255.255.0 |
| Broadcast |
192.168.0.255 |
| Gateway |
192.168.0.1 |
| Nameserver(s) |
195.130.130.5, 195.130.130.133 |
Usare ifconfig e route
Installare la rete consiste di tre passi. Nel primo si assegna l'indirizzo IP
con ifconfig. Nel secondo si configura il routing verso gateway con
route. Nel terzo infine si inserisce l'IP dei nameserver in
/etc/resolv.conf.
Per assegnare un indirizzo IP, si avrà bisogno dell'indirizzo IP da assegnare,
dell'indirizzo broadcast e della netmask. Eseguire il seguente comando,
sostituendo ${IP_ADDR} con l'indirizzo IP, ${BROADCAST} con
l'indirizzo broadcast e ${NETMASK} con la netmask:
Codice 3.11: Usare ifconfig |
# ifconfig eth0 ${IP_ADDR} broadcast ${BROADCAST} netmask ${NETMASK} up
|
Ora installare il routing con route. Sostituire ${GATEWAY} con
l'indirizzo IP del gateway:
Codice 3.12: Usare route |
# route add default gw ${GATEWAY}
|
Aprire /etc/resolv.conf con un editor qualsiasi (per esempio
nano):
Codice 3.13: Creare /etc/resolv.conf |
# nano -w /etc/resolv.conf
|
Inserire i nameserver secondo il seguente esempio. Assicurarsi di sostituire
${NAMESERVER1} e ${NAMESERVER2} con gli appropriati indirizzi dei
nameserver:
Codice 3.14: Esempio di /etc/resolv.conf |
nameserver ${NAMESERVER1}
nameserver ${NAMESERVER2}
|
Testare la rete con il ping di alcuni server Internet (come Google). Se funziona, congratulazioni, si è
pronti per installare Gentoo. Continuare con la Preparazione dei Dischi.
4. Preparazione dei dischi
4.a. Introduzione ai dispositivi a blocchi
Dispositivi a blocchi
Si dà ora un'occhiata approfondita agli aspetti relativi ai dischi in Gentoo
Linux e in Linux in generale, tra cui i filesystem Linux, le partizioni e i
dispositivi a blocchi. Quindi, una volta acquisita familiarità con i dischi e i
filesystem, si viene guidati attraverso il processo di configurazione delle
partizioni e dei filesystem per l'installazione di Gentoo Linux.
Per cominciare, si introducono i dispositivi a blocchi. Il dispositivo a
blocchi più famoso è probabilmente quello che rappresenta la prima unità IDE in
un sistema Linux, /dev/sda. I dischi SCSI e Serial ATA vengono
entrambi etichettati come /dev/sd*; anche i dischi IDE sono
etichettati come /dev/sd* con il nuovo framework libata nel kernel.
Se si sta usando un vecchio framework per le periferiche, allora il primo disco
IDE sarà /dev/hda.
I dispositivi a blocchi rappresentano un'interfaccia astratta ai dischi.
I programmi utente possono usare questi dispositivi a blocchi per interagire
con i dischi, senza doversi chiedere se si tratta di unità IDE, SCSI o di
qualsiasi altro tipo. Il programma può semplicemente indirizzare la
memorizzazione su disco attraverso dei blocchi contigui, accessibili in
modalità casuale, e di dimensione pari a 512 byte ciascuno.
Partizioni
Sebbene in linea teorica sia possibile usare un intero disco per il sistema
Linux, in pratica ciò non viene quasi mai fatto. Invece, i dispositivi a blocchi
del disco sono divisi in parti più piccole e più maneggevoli. Sui sistemi x86
queste parti sono chiamate partizioni.
I sistemi Itanium usano EFI per avviarsi, la Extensible Firmware Interface. Il
formato di tabella delle partizioni che viene riconosciuto da EFI è GPT, o GUID
Partition Table. Il programma per la gestione delle partizioni che riconosce
GPT è parted e questo è lo strumento che si utilizza in seguito. Inoltre EFI è
in grado di leggere solo partizioni FAT, quindi tale è il formato da utilizzarsi
per la partizione di boot EFI, mentre il kernel viene installato da elilo.
Memorizzazione avanzata dei dati
I CD di Installazione IA64 forniscono anche supporto per LVM2.
LVM2 aumenta la flessibilità della propria configurazione di partizioni. Durante
le istruzioni di installazione ci si concentra sulle partizioni tradizionali ma
è opportuno sapere che anche LVM2 è supportato.
4.b. Impostare uno schema di partizionamento
Schema di partizionamento predefinito
Se non si è interessati a elaborare uno schema di partizionamento per il
sistema, si può usare quello di questo Manuale:
| Partizione |
Filesystem |
Grandezza |
Descrizione |
| /dev/sda1 |
vfat |
32M |
Partizione di boot EFI |
| /dev/sda2 |
(swap) |
512M |
Partizione swap |
| /dev/sda3 |
ext3 |
Resto dello spazio su disco |
Partizione di root |
Se si è interessati ad avere informazioni su quanto dovrebbe essere grande una
partizione primaria (o volume logico), o anche su quante partizioni si ha
bisogno, seguono alcuni suggerimenti. Altrimenti continuare con il partizionamento del disco.
Numero e dimensione delle partizioni
Il numero delle partizioni dipende fortemente dal proprio ambiente. Per esempio,
se si hanno molti utenti su una stessa macchina, molto probabilmente si desidera
tenere separate le directory /home, aumentando così la sicurezza e
rendendo più facile il backup. Se si sta installando Gentoo per utilizzarlo come
mailserver, /var dovrebbe essere separata poichè tutta la posta
viene memorizzata in essa. Una buona scelta del filesystem è quella che
massimizza le prestazioni. I gameserver è bene che abbiano una partizione
separata per /opt, visto che la maggior parte dei server di gioco
sono installati lì. La stessa cosa vale per /home: sicurezza e
backup. E' importante che /usr sia grande a sufficienza, perchè
contiene oltre a tutte le applicazione anche l'archivio di Portage che occupa da
solo 500MB, esclusi i sorgenti.
Come si è visto, molto dipende da cosa si desidera realizzare. Partizioni o
volumi separati hanno i seguenti vantaggi:
-
Si può scegliere il filesystem con maggiori prestazioni per ogni partizione
o volume
-
L'intero sistema non può esaurire lo spazio libero se uno strumento
malfunzionante scrive all'infinito su una partizione od un volume
-
Nel caso si rendano necessari, i controlli sul filesystem sono ridotti,
poichè possono essere condotti in parallelo diverse analisi (questo
vantaggio è più per i dischi multipli che per le partizioni multiple)
-
La sicurezza può essere aumentata montando alcune partizioni o volumi in
sola lettura, nosuid (i bit setuid vengono ignorati), noexec (i bit
executable sono ignorati), ecc.
Anche le partizioni multiple hanno però degli svantaggi: se non sono configurate
correttamente, si potrebbe avere un sistema con moltissimo spazio libero in una
partizione e niente più spazio in un'altra. Un altro inconveniente è che
partizioni separate - specialmente per punti di montaggio importanti come
/usr o /var - spesso richiedo all'amministratore di
avviare il sistema con un initramfs per montare le partizioni stesse prima che
altri script di avvio siano eseguiti. Tuttavia questo non accade sempre, perciò
il risultato può essere vario.
Come esempio di partizionamento, ecco quello di un disco da 20Gb, usato come un
laptop di dimostrazione (contenente webserver, mailserver, gnome, ...):
Codice 2.1: Esempio di uso del filesystem |
$ df -h
Filesystem Type Size Used Avail Use% Mounted on
/dev/sda5 ext3 509M 132M 351M 28% /
/dev/sda2 ext3 5.0G 3.0G 1.8G 63% /home
/dev/sda7 ext3 7.9G 6.2G 1.3G 83% /usr
/dev/sda8 ext3 1011M 483M 477M 51% /opt
/dev/sda9 ext3 2.0G 607M 1.3G 32% /var
/dev/sda1 ext2 51M 17M 31M 36% /boot
/dev/sda6 swap 516M 12M 504M 2% <not mounted>
|
/usr è quasi pieno (83% dello spazio già in uso), ma una volta
installato tutto il software, non cresce molto. Sebbene allocare diversi
GigaByte per /var può sembrare eccessivo è opportuno ricordare che
Portage utilizza questa locazione per compilare i pacchetti. Se si desidera
mantenere /var su una dimensione ragionevole di 1GB è necessario
modificare la variabile PORTAGE_TMPDIR in /etc/portage/make.conf in
modo da farla puntare ad una partizione grande a sufficienza per compilare
grossi software, quali OpenOffice.
4.c. Utilizzare parted per partizionare il disco
La parte seguente spiega come creare lo schema di partizione di esempio
descritto precedentemente:
| Partizione |
Descrizione |
| /dev/sda1 |
Partizione di boot EFI |
| /dev/sda2 |
Partizione swap |
| /dev/sda3 |
Partizione root |
Cambiare le partizioni in base alle proprie impostazioni.
Vedere la disposizione delle partizioni
parted è lo strumento GNU per la gestione delle partizioni. Eseguire
parted sul proprio disco (nell'esempio si utilizza/dev/sda):
Codice 3.1: Eseguire parted |
# parted /dev/sda
|
Una volta in parted, viene visualizzata una schermata di questo genere:
Codice 3.2: Prompt di parted |
GNU Parted 1.6.22
Copyright (C) 1998 - 2005 Free Software Foundation, Inc.
This program is free software, covered by the GNU General Public License.
This program is distributed in the hope that it will be useful, but WITHOUT ANY WARRANTY; without
even the implied warranty of MERCHANTABILITY or FITNESS FOR A PARTICULAR PURPOSE. See the GNU
General Public License for more details.
Using /dev/sda
(parted)
|
A questo punto uno dei comandi disponibili è help, utile per visualizzare
tutti gli altri comandi disponibili. Un altro comando è print che serve a
mostrare l'attuale partizionamento del disco in esame:
Codice 3.3: Un esempio di partizionamento |
(parted) print
Disk geometry for /dev/sda: 0.000-34732.890 megabytes
Disk label type: gpt
Minor Start End Filesystem Name Flags
1 0.017 203.938 fat32 boot
2 203.938 4243.468 linux-swap
3 4243.469 34724.281 ext3
|
Questa particolare configurazione è molto simile a quella raccomandata in
precedenza. Notare sulla seconda linea che il tipo di tabella è GPT. Nel caso
fosse differente, il sistema ia64 non sarebbe in grado di avviare da questo
disco. Nel corso di questa guida vengono rimosse tutte le partizioni e create
nuovamente.
Rimuovere tutte le partizioni
Nota:
Al contrario di fdisk ed altri programmi per le partizioni che ritardano
l'applicazione dei cambiamenti fino a che non viene ordinato di scrivere sul
disco, il comandi di parted hanno effetto immediato. Quindi una volta che si
comincia ad aggiungere e rimuovere partizioni, non si può semplicemente uscire
senza applicare i cambiamenti, perchè sono già attivi.
|
Il modo più semplice di rimuovere tutte le partizioni ed iniziare da capo,
operazione che garantisce l'utilizzo del tipo corretto di tabella, è di creare
una nuova tabella della partizioni con il comando mklabel. Una volta
fatto questo si ha a disposizione una nuova tabella delle partizioni in formato
GPT.
Codice 3.4: Creazione di una nuova tabella |
(parted) mklabel gpt
(parted) print
Disk geometry for /dev/sda: 0.000-34732.890 megabytes
Disk label type: gpt
Minor Start End Filesystem Name Flags
|
Ora che la tabella è vuota, si è pronti a creare le partizioni. Come esempio, si
fa riferimento allo schema di partizionamento visto precedentemente: non si deve
seguire queste istruzioni alla lettera se non si desidera implementare lo stesso
schema.
Creazione della partizione di avvio EFI
Innanzitutto si crea una piccola partizione di avvio EFI. E' importante che essa
sia un filesystem FAT perchè il firmware IA64 sia in grado di
leggerla. Nell'esempio viene create di 32MB che è più che sufficiente per
contenere i kernel e la configurazione di elilo. Ciascun kernel IA64 occupa circa 5MB quindi questa configurazione lascia comunque modo
di lavorare agevolmente e sperimentare.
Codice 3.5: Creazione della partizione di avvio |
(parted) mkpart primary fat32 0 32
(parted) print
Disk geometry for /dev/sda: 0.000-34732.890 megabytes
Disk label type: gpt
Minor Start End Filesystem Name Flags
1 0.017 32.000 fat32
|
Creare la partizione swap
Si procede ora alla creazione della partizione di swap. La dimensione classica
della partizione di swap è il doppio della RAM presente sul sistema. Nei sistemi
moderni con memoria abbondante questo non è più necessario. Per la maggior parte
dei sistemi desktop una partizione di 512MB è più che sufficiente. Per un server
si può riservare qualcosa di più a seconda dello scopo della macchina.
Codice 3.6: Creazione della partizione di swap |
(parted) mkpart primary linux-swap 32 544
(parted) print
Disk geometry for /dev/sda: 0.000-34732.890 megabytes
Disk label type: gpt
Minor Start End Filesystem Name Flags
1 0.017 32.000 fat32
2 32.000 544.000
|
Creare la partizione root
Si crei infine la partizione di root. La configurazione in considerazione alloca
per tale partizione il resto del disco. In questo esempio si utilizza ext3 ma è
possibile scegliere anche ext2, jfs, reiserfs o xfs se lo si desidera. Il
filesystem vero e proprio non viene creato subito, ma la partizione contiene
informazioni a proposito del filesystem contenuto nella partizione ed è bene
impostare la tabella in modo corretto.
Codice 3.7: Creazione della partizione di root |
(parted) mkpart primary ext3 544 34732.890
(parted) print
Disk geometry for /dev/sda: 0.000-34732.890 megabytes
Disk label type: gpt
Minor Start End Filesystem Name Flags
1 0.017 32.000 fat32
2 32.000 544.000
3 544.000 34732.874
|
Uscire da parted
Per uscire da parted eseguire quit. Non c'è bisogno di provvedere
all'applicazione delle impostazioni definite perchè sono già state salvate.
Parted ricorda infine di aggiornare il proprio /etc/fstab, cosa che viene
fatta successivamente.
Codice 3.8: Uscire da parted |
(parted) quit
Information: Don't forget to update /etc/fstab, if necessary.
|
Ora che le partizioni sono create, si può continuare con la sezione riguardante
come Creare i filesystem.
4.d. Creare i filesystem
Introduzione
Ora che le partizioni sono state create, è il momento di inserire il filesystem.
Se non si è interessati alla scelta del filesystem e vanno bene quelli che si
usano in modo predefinito in questo Manuale, continuare con la sezione su come
Applicare un filesystem ad una partizione.
Altrimenti ecco una descrizione dei filesystem disponibili.
Filesystem
Il kernel di Linux supporta diversi tipi di partizione. Seguono le descrizioni
di vfat, ext2, ext3, ext4, ReiserFS, XFS e JFS, visto che sono i più comuni sui
sistemi Linux.
vfat è il filesystem di MS-DOS, aggiornato per gestire il nomi lunghi dei
file. E' inoltre l'unico filesystem che il firmware EFI dei sistemi ia64 è in
grado di comprendere. La partizione di avvio sui sistemi ia64 deve sempre essere
vfat, ma le altre partizioni possono utilizzare uno degli altri filesystem
descritti in seguito.
ext2 è il vero e proprio filesystem di Linux ma non possiede il supporto
per il metadata journaling, il che significa che le routine che effettuano
all'avvio i controlli sul filesystem ext2 possono impiegare diverso tempo. Al
momento esiste una scelta abbastanza ampia di filesystem journaled di nuova
generazione che sono in grado di effettuare controlli sulla consistenza molto
velocemente e sono generalmente preferiti alle controparti non-journaled. I
filesystem journaled prevengono i lunghi tempi di attesa che solitamente si
riscontrano quando viene riavviato il sistema e il filesystem si trova in uno
stato inconsistente. Se si ha intenzione di installare Gentoo su un disco molto
piccolo (meno di 4GB), in tal caso si dovrà indicare ad ext2 di riservare un
numero sufficiente di inode quando si crea il filesystem. Il comando
mke2fs usa l'opzione "bytes-per-inode" per calcolare quanti inode
un filesystem dovrebbe avere.
Se si usa mke2fs -T small /dev/<device> il numero degli inode
sarà generalmente il quadruplo per un dato filesystem secondo il suo "bytes-per-inode"
riduce da 16kB a 4kB.
E' possibile ottimizzare ulteriormente usando mke2fs -i <ratio> /dev/<device>.
ext3 è la versione journaled del filesystem ext2, fornisce il metadata
journaling per un veloce recupero dei dati in aggiunta ad altre caratteristiche
di journaling avanzate come full data e ordered data journaling. Utilizza un
indice Htree che abilita alte prestazioni in quasi tutte le situazioni. In
breve, ext3 è un filesystem davvero molto valido e affidabile, ed è raccomandato
per qualsiasi sistema e scopo. Se si ha intenzione di installare Gentoo su un
disco molto piccolo (meno di 4GB), in tal caso si dovrà indicare ad ext3 di
riservare un numero sufficiente di inode quando si crea il filesystem.
Il comando mke2fs usa l'opzione "bytes-per-inode" per calcolare quanti inode
un filesystem dovrebbe avere.Se si usa mke2fs -j -T small /dev/<device>
il numero degli inode sarà generalmente il quadruplo per un dato filesystem secondo il suo "bytes-per-inode"
riduce da 16kB a 4kB. E' possibile ottimizzare ulteriormente usando mke2fs -j -i <ratio> /dev/<device>.
ext4 è un filesystem creato da una ramificazione del progetto ext3 con
l'introduzione di nuove funzionalità, miglioramenti nelle prestazioni e la
rimozione di limiti di dimensioni, con piccoli cambiamenti ai formati interni
del disco. Può arrivare fino a volumi di 1 EB con la dimensione massima per i
file di 16 TB. Invece della allocazione a blocchi classica di ext2/3 basata
sulla mappatura a bit, ext4 usa le
extent, che migliorano le
prestazioni per i file grandi e riducono la frammentazione. Ext4 inoltre è
provvisto di algoritmi più sofisticati per l'assegnazione dei blocchi
(assegnazione ritardata e assegnazione multiblocco) che danno ai driver del
filesystem maggiori opportunità di ottimizzare l'uso dello spazio sul disco.
Il filesystem ext4 è un compromesso tra la stabilità del codice sei sistemi in
produzione e il desiderio di introdurre estensioni ad un filesystem vecchio di
almeno un decennio.
JFS è il filesystem con journaling ad alte prestazioni di IBM. JFS è un
filesystem leggero, veloce ed affidabile basato su B+Tree con buone prestazioni
in varie condizioni.
ReiserFS è un filesystem basato su B+tree che offre ottime prestazioni
generali, specialmente nella gestione di una grande quantità di piccoli file,
al costo di più cicli di CPU. ReiserFS sembra avere una manutenzione più ridotta
degli altri filesystem.
XFS è un filesystem con metadata journaling ricco di caratteristiche
interessanti e ottimizzato per una forte scalabilità. XFS sembra essere poco
tollerante a vari problemi hardware.
Applicare un filesystem a una partizione
Per creare un filesystem su una partizione o volume, sono disponibili gli str
umenti per ogni filesystem possibile:
| Filesystem |
Comando per la creazione |
| vfat |
mkdosfs |
| ext2 |
mkfs.ext2 |
| ext3 |
mkfs.ext3 |
| ext4 |
mkfs.ext4 |
| reiserfs |
mkreiserfs |
| xfs |
mkfs.xfs |
| jfs |
mkfs.jfs |
Per esempio, per avere la partizione di boot (/dev/sda1 in questo
esempio) vfat e la partizione di root (/dev/sda3 in questo esempio)
ext3, si usa:
Codice 4.1: Applicare un filesystem su una partizione |
# mkdosfs /dev/sda1
# mkfs.ext3 /dev/sda3
|
Attivare la partizione swap
mkswap è il comando usato per inizializzare le partizioni swap:
Codice 4.2: Inizializzare la partizione swap |
# mkswap /dev/sda2
|
Per attivare la partizione swap, usare swapon:
Codice 4.3: Attivare la partizione swap |
# swapon /dev/sda2
|
Creare e attivare swap con i comandi illustrati.
4.e. Montare
Ora che le partizioni sono inizializzate e hanno un filesystem, è il momento di
montarle. Usare il comando mount. Non dimenticarsi di creare le
necessarie directory di mount. Nell'esempio ecco come montare le partizioni root
e boot:
Codice 5.1: Montare la partizione di root |
# mount /dev/sda3 /mnt/gentoo
|
Nota:
Al contrario di alcune delle altre architetture supportate da Gentoo,
/boot non viene montata su ia64. Il motivo è che la partizione di
avvio EFI viene automaticamente montata e scritta dal comando elilo ogni
volta che viene lanciato. Per questo /boot risiede sul filesystem
di root ed è il luogo in cui vengono conservati i kernel a cui la configurazione
di elilo fa riferimento.
|
Nota:
Se si vuole che /tmp risieda in una partizione separata,
assicurarsi di cambiare i permessi dopo il mount: chmod 1777
/mnt/gentoo/tmp. Questo vale anche per /var/tmp.
|
E' necessario inoltre montare il filesystem proc (una intefaccia virtuale con il
kernel) su /proc. Ma prima si devono mettere i file sulle
partizioni.
Ora continuare con la Copia dei file di
installazione di Gentoo.
5. Copia dei file di installazione di Gentoo
5.a. Installazione di uno stage
Impostare la data e l'ora
Prima di continuare è necessario controllare la data e l'ora ed aggiornarle. Un
orologio impostato male può portare problemi in futuro.
Per visualizzare l'ora e la data attuali eseguire date:
Codice 1.1: Verificare la data e l'ora |
# date
Tue Jan 17 12:59:00 UTC 2012
|
Se la data o l'ora fossero errate, è possibile aggiornarle utilizzando il
comando date MMDDhhmmCCYY ( dove M è il mese, D è il
giorno, h l'ora, m il minuto, C il secolo e Y
l'anno). A questo punto è consigliabile impostare l'ora UTC, è possibile
regolare il fuso orario (timezone) in seguito. Ad esempio per impostare la data
al 17 gennaio 2012 e l'ora alle 12:59:
Codice 1.2: Impostare data e ora in UTC |
# date 011712592012
|
La scelta
Il passo successivo consiste nell'installazione dello stage3 sul sistema.
Il comando uname -m può essere utile per capire che tipo di stage è necessario utilizzare, dato che fornisce informazioni sull'architettura del sistema.
I CD minimali ed i LiveDVD di installazione non contengono alcun archivio
stage3.
5.b. Usare lo stage da Internet
Scaricare lo stage
Andare al punto sul quale si è montato il filesystem (molto probabilmente
/mnt/gentoo):
Codice 2.1: Andare al punto di mount di Gentoo |
# cd /mnt/gentoo
|
Secondo la modalità di installazione scelta sono disponibili un paio di strumenti per
scaricare lo stage. Se si ha links, allora si può visitare immediatamente
la lista dei mirror di Gentoo e scegliere
un mirror vicino: digita links http://www.gentoo.org/main/en/mirrors.xml
e premi invio.
Se non si dispone di links, si dovrebbe poter almeno contare su
lynx. Se è necessario un proxy, esportare le variabili http_proxy
e ftp_proxy:
Codice 2.2: Impostare i proxy per lynx |
# export http_proxy="http://proxy.server.com:port"
# export ftp_proxy="http://proxy.server.com:port"
|
D'ora in poi si suppone che l'utente utilizzi links.
Selezionare un mirror vicino; generalmente uno di tipo HTTP è sufficente ma sono
anche disponibili mirror che utilizzano protocolli differenti.
Spostarsi nella directory releases/ia64/autobuilds/. Si dovrebbero
vedere tutti gli stage disponibili per l'architettura desiderata, eventualmente suddivisi
in sottodirectory a seconda della sottoarchitettura. Selezionarne uno e premere
D per scaricarlo. Quando si è finito, premere Q per chiudere il
browser.
Codice 2.3: Cercare i mirror con links |
# links http://www.gentoo.org/main/en/mirrors.xml
# links -http-proxy proxy.server.com:8080 http://www.gentoo.org/main/en/mirrors.xml
|
Assicurarsi di scaricare un archivio stage3, le installazioni con stage1
o stage2 non sono più supportate (e nella maggior parte dei casi non si trovano più sui mirror).
Se si desidera controllare l'integrità dello stage scaricato, usare
openssl e confrontare l'output con i checksum forniti sul mirror. I
digest file contengono diversi checksum, ciascuno dei quali è stato ottenuto da
un algoritmo specifico. Quelli consigliati sono SHA512 e Whirlpool.
Codice 2.4: Determinare l'integrità dello stage scaricato |
# openssl dgst -r -sha512 stage3-ia64-<release>.tar.bz2
# sha512sum stage3-ia64-<release>.tar.bz2
# openssl dgst -r -whirlpool stage3-ia64-<release>.tar.bz2
|
Ora occorre confrontare l'output dei comandi precedenti con i valori
memorizzati all'interno dei file .DIGESTS, anche questi disponibili sui mirror.
I valori devono corrispondere esattamente, altrimenti il file scaricato potrebbe
essere corrotto (oppure ad essere corrotti sono i digest file).
Estrazione dello stage
Decomprimere ora lo stage nel sistema. Utilizzare l'utility tar per
procedere poichè risulta essere il metodo più facile:
Codice 2.5: Estrazione dello stage |
# tar xvjpf stage3-*.tar.bz2
|
Assicurarsi di usare le stesse opzioni (xvjpf). La x sta per
Estrarre, la v per Verbose e mostra ciò che accade nel
processo di estrazione (opzionale), la j per Decomprimere con
bzip2, la p per Conservare i permessi e la f per
denotare che si vuole estrarre un file, non un input standard.
Ora si è pronti per procedere con la prossima sezione riguardante come Configurare le opzioni di compilazione.
5.c. Configurare le opzioni di compilazione
Introduzione
Per ottimizzare Gentoo, si possono impostare alcune variabili che hanno effetto
sul comportamento di Portage. Tutte queste variabili possono essere impostate
come variabili di ambiente (usando export), ma non in modo permanente.
Per mantenere le impostazioni, Portage fornisce il file di configurazione
/etc/portage/make.conf. È il file da modificare adesso.
Nota:
Un elenco commentato di tutte le variabili possibili si trova in
/mnt/gentoo/usr/share/portage/config/make.conf.example. Ma per una
installazione di Gentoo è soltanto necessario impostare le variabili che sono
menzionate sotto.
|
Utilizzare il proprio editor preferito (in questa guida si usa nano) per
poter cambiare le variabili di ottimizzazione che di cui si sta trattando.
Codice 3.1: Aprire /etc/portage/make.conf |
# nano -w /mnt/gentoo/etc/portage/make.conf
|
Come è evidente, il file make.conf.example è strutturato in modo
molto semplice: le righe commentate iniziano con "#", le altre righe definiscono
le variabili, usando la sintassi VARIABILE="valore". Molte di queste
variabili vengono trattate in seguito.
CFLAGS e CXXFLAGS
Le variabili CFLAGS e CXXFLAGS definiscono le opzioni di
ottimizzazione per i compilatori C e C++ rispettivamente di gcc. Anche
se qui vengono definite in generale, le massime prestazioni si ottengono quando
si impostano le variabili separatamente per ogni programma perchè ogni
programma è differente.
In make.conf si dovrebbero definire le impostazioni di
ottimizzazione che si ritiene possano rendere il sistema più reattivo in
generale. Non mettere impostazioni sperimentali in questa variabile; troppa
ottimizzazione può far funzionare male i programmi (crash, o peggio ancora,
malfunzionamento).
Non vengono spiegate tutte le possibili opzioni di ottimizzazione. Chi volesse
conoscerle, legga il Manuale Online
GNU o la pagina di informazioni gcc (info gcc funziona solo
su un sistema Linux). Lo stesso file make.conf.example contiene
molti esempi e informazioni da consultare.
Una prima impostazione è la flag -march= o -mcpu=, che specifica
il nome dell'architettura. Le possibili opzioni sono descritte nel file
make.conf.example (come commenti). Uno dei valori più comunemente
usati è native, che comunica al compilatore di selezionare come
architettura target quella del sistema in uso (quello cioè sul quale si sta
effettuando l'installazione).
Una seconda impostazione è la flag -O (o maiuscola, non zero), che
specifica la classe di ottimizzazione di gcc. Possibili classi sono
s (per ottimizzazioni sulla dimensione), O (per nessuna
ottimizzazione), 1, 2 o perfino 3 per ulteriori
ottimizzazioni sulla velocità (ogni classe ha le stesse flag di quella
precedente, più alcune aggiuntive). -O2 è quanto viene raccomandato come
impostazione predefinita. È risaputo che l'ottimizzazione -O3 causa gravi
problemi se usata a livello globale nel sistema, pertanto si consiglia vivamente
di rimanere fermi all'ottimizzazione -O2.
Un'altra flag di ottimizzazione molto usata è -pipe (vengono usate le
'pipe' piuttosto che i file temporanei, per la comunicazione tra le varie fasi
di compilazione). Non ha impatto sul codice generato, ma usa della memoria
aggiuntiva. In alcuni sistemi con poca memoria, gcc potrebbe venire interrotto
generando degli errori; in tal caso, non usare questa flag.
L'utilizzo di -fomit-frame-pointer (che non tiene il puntatore al frame
per funzioni che non ne hanno bisogno) potrebbe avere serie ripercussioni nel
caso sia necessario effettuare il debug dell'applicazione.
Quando si definiscono CFLAGS e CXXFLAGS, si dovrebbero mettere
insieme molte flag di ottimizzazione. I valori predefiniti contenuti nello
stage3 che si è decompresso dovrebbero essere già sufficienti. Il seguente è
solo un esempio:
Codice 3.2: Definizione delle variabili CFLAGS e CXXFLAGS |
CFLAGS="-O2 -pipe"
CXXFLAGS="${CFLAGS}"
|
Nota:
Si consiglia inoltre di leggere la Guida all'Ottimizzazione della
Compilazione per ulteriori informazioni su come le varie opzioni di
compilazione possono influenzare il proprio sistema.
|
MAKEOPTS
Con MAKEOPTS si definisce quante compilazioni parallele possono essere
eseguite durante l'installazione di un pacchetto. Una buona scelta è il numero
di CPU (o i core della/e CPU) nel sistema più uno, ma non è detto che sia sempre
l'impostazione migliore.
Codice 3.3: MAKEOPTS per un normale sistema con 1 CPU |
MAKEOPTS="-j2"
|
Pronti
Aggiornare /mnt/gentoo/etc/portage/make.conf in base alle proprie
preferenze, e salvarlo. Si è ora pronti per continuare con l'Installazione del sistema base Gentoo.
6. Installazione del sistema base Gentoo
6.a. Effettuare il chroot
Opzionale: Selezionare i mirror
Per scaricare rapidamente i codici sorgenti si raccomanda di selezionare un
mirror rapido. Portage cerca in make.conf la variabile
GENTOO_MIRRORS ed utilizza i mirror in essa elencati. È possibile visitare la
lista dei mirror e cercare uno o più
mirror vicini, visto che spesso sono i più rapidi. È anche possibile utilizzare
uno strumento chiamato mirrorselect che fornisce una comoda interfaccia
per la selezione dei mirror preferiti. Ci si può semplicemente posizionare sui
mirror di propria scelta e premere spazio.
Codice 1.1: Utilizzo di mirrorselect per la variabile GENTOO_MIRRORS |
# mirrorselect -i -o >> /mnt/gentoo/etc/portage/make.conf
|
Una seconda impostazione importante è la variabile SYNC di
make.conf. La variabile contiene il server rsync che si desidera
utilizzare al momento di aggiornare l'albero di Portage, ovverosia la collezione
di ebuild e script che contengono tutte le informazioni necessarie a scaricare
ed installare il software. Sebbene sia possibile impostare manualmente un server
SYNC, mirrorselect può farlo automaticamente:
Codice 1.2: Selezionare un mirror rsync tramite mirrorselect |
# mirrorselect -i -r -o >> /mnt/gentoo/etc/portage/make.conf
|
Dopo l'esecuzione di mirrorselect è consigliabile controllare la
correttezza delle impostazioni in /mnt/gentoo/etc/portage/make.conf !
Nota:
Se si vuole impostare manualmente un server SYNC in make.conf, è
consigliabile controllare l'elenco dei
server mirror della comunità per individuare quelli geograficamente più
vicini a sè. Si raccomanda di sceglierne uno a rotazione, per esempio
rsync.us.gentoo.org, piuttosto che sceglierne uno singolo. Questo aiuta a
suddividere il carico e fornisce un meccanismo di sicurezza nel caso uno
specifico mirror sia offline.
|
Copiare le informazioni del DNS
C'è ancora una cosa da fare prima di poter entrare nel nuovo ambiente, si devono
copiare le informazioni del DNS in /etc/resolv.conf. Questo passo è
necessario per fare in modo che la rete funzioni ancora, anche dopo esser
entrati nel nuovo ambiente. /etc/resolv.conf contiene i nameserver
per la rete.
Codice 1.3: Copiare le informazioni del DNS |
# cp -L /etc/resolv.conf /mnt/gentoo/etc/
|
Montare i filesystem /proc, /sys e /dev
Montare il filesystem /proc su /mnt/gentoo/proc in
modo da consentire al processo di installazione di utilizzare le informazioni
fornite dal kernel nel contesto dell'ambiente di chroot, quindi montare anche i
filesystem /dev e /sys.
Codice 1.4: Montare /proc /sys e /dev |
# mount -t proc none /mnt/gentoo/proc
# mount --rbind /dev /mnt/gentoo/dev
# mount --rbind /sys /mnt/gentoo/sys
|
Entrare nel nuovo ambiente
Adesso che tutte le partizioni sono pronte e che l'ambiente di base è
installato, è arrivato il momento di entrare nel nuovo ambiente di installazione
effettuando il chroot. Significa che ci si sposta dall'attuale ambiente
di installazione (CD di Installazione o altre modalità di installazione) al
sistema di installazione nel proprio sistema (nelle partizioni create).
Il chroot è costituito di tre parti. Nella prima si cambia root, da
/ (sul supporto di installazione) a /mnt/gentoo (nelle
partizioni create), usando chroot. Nella seconda si crea un nuovo
ambiente usando env-update, il quale inizializza le variabili di
ambiente. Nella terza si caricano queste variabili in memoria, con
source.
Codice 1.5: Chroot nel nuovo ambiente |
# chroot /mnt/gentoo /bin/bash
# env-update
>> Regenerating /etc/ld.so.cache...
# source /etc/profile
# export PS1="(chroot) $PS1"
|
Congratulazioni! Da adesso si è dentro Gentoo Linux. Naturalmente la fine
dell'installazione è lontana, poiché mancano ancora alcune sezioni.
Qualora dovesse sorgere l'esigenza di accedere all'ambiente di chroot da
un altro terminale, tutto ciò che occorre fare è eseguire nuovamente le
instruzioni precedenti.
6.b. Configurazione di Portage
Aggiornare Portage
Si procede ora all'aggiornamento di Portage tramite il comando emerge
--sync.
Codice 2.1: Aggiornare Portage |
# emerge --sync
# emerge --sync --quiet
|
Se si è dietro ad un firewall che blocca il traffico rsync è possibile usare
emerge-webrsync che scarica ed installa una immagine completa di Portage.
Se si riceve l'avviso che è disponibile una nuova versione di Portage e che si
dovrebbe aggiornarlo, è necessario eseguire quest'operazione immediatamente
tramite il comando emerge --oneshot portage.
Scelta del profilo adatto
Innanzitutto qualche definizione.
Il profilo è una parte integrante di ciascun sistema Gentoo. Non solo specifica
i valori predefiniti per USE, CFLAGS ed altre impostanti variabili, ma posiziona
il sistema all'interno di un certo intervallo di versioni di pacchetti. Il
profilo viene mantenuto dagli sviluppatori Gentoo.
In precedenza il profilo non doveva essere modificato dall'utente. Tuttavia
esistono situazioni in cui può essere necessario optare per un cambio di
profilo.
È possibile visualizzare l'attuale profilo in uso con il seguente comando:
Codice 2.2: Visualizzare il profilo del sistema |
# eselect profile list
Available profile symlink targets:
[1] default/linux/ia64/10.0 *
[2] default/linux/ia64/10.0/desktop
[3] default/linux/ia64/10.0/server
|
Come è possibile notare, per alcune architetture sono inoltre disponibili i
sottoprofili desktop e server. L'esecuzione di
eselect profile list visualizzerà tutti i profili disponibili.
Dopo aver consultato i vari profili disponibili per la propria architettura, è
possibile sceglierne uno differente, se lo si desidera.
Codice 2.3: Cambiare profilo |
# eselect profile set 2
|
Nota:
Il sottoprofilo developer è specifico per operazioni riguardanti lo
sviluppo di Gentoo Linux. Non è pensato per aiutare a preparare degli
ambienti generali di sviluppo.
|
Configurare la variabile USE
USE è una delle variabili più potenti che Gentoo fornisce agli utenti.
Molti programmi possono essere compilati con o senza il supporto opzionale per
certi elementi. Per esempio, alcuni programmi possono essere compilati con il
supporto per gtk, o con il supporto per qt. Altri con o senza il supporto per
SSL. Alcuni programmi possono essere compilati con il supporto per il
framebuffer (svgalib), anziché con quello per X11 (server X).
La maggior parte delle distribuzioni compila i propri pacchetti con il maggior
numero possibile di supporti, aumentando le dimensioni dei programmi e il tempo
di avvio, per non parlare dell'enorme quantità di dipendenze. Con Gentoo si può
definire con quali opzioni un pacchetto deve essere compilato. Questa è la
funzione di USE.
Nella variabile USE si definiscono delle parole chiave (keyword) che
vengono poi tradotte in opzioni di compilazione. Per esempio, ssl abilita
il supporto ssl nei programmi che lo supportano. -X (notare il trattino
davanti) rimuove il supporto per il server X. gnome gtk -kde -qt4 abilita
i programmi al supporto gnome (e gtk), ma non a quello kde (e qt), rendendo il
sistema ottimizzato per GNOME.
Le impostazioni predefinite di USE sono conservate nel file
make.defaults del proprio profilo. I file
make.defaults si trovano nella directory a cui punta il
collegamento /etc/portage/make.profile e in tutte le directory a pari
livello. L'impostazione USE che viene utilizzata in modo predefinito è la
somma di tutte le USE in tutti i file make.defaults. Ciò che
viene specificato in /etc/portage/make.conf è considerato rispetto alle
impostazioni predefinite. Se si aggiunge qualcosa alle impostazioni di
USE, lo si aggiunge anche all'elenco predefinito. Se si rimuove qualcosa
dalle impostazioni di USE (mettendo un trattino davanti), lo si rimuove
anche dall'elenco predefinito (se era nell'elenco). Non si deve cambiare
mai nessuna opzione nella directory /etc/portage/make.profile; in
quanto essa viene sovrascritta quando si aggiorna Portage.
Una descrizione completa di USE si trova nella seconda parte del Manuale
Gentoo, Capitolo 1: flag USE. Una
descrizione completa sulle flag USE disponibili si trova in
/usr/portage/profiles/use.desc.
Codice 2.4: Vedere le flag USE disponibili |
# less /usr/portage/profiles/use.desc
|
Come esempio ecco le impostazioni di USE per un sistema basato su KDE, e
con il supporto per DVD, ALSA e masterizzazione CD:
Codice 2.5: Si apre /etc/portage/make.conf |
# nano -w /etc/portage/make.conf
|
Codice 2.6: Impostazioni USE |
USE="-gtk -gnome qt4 kde dvd alsa cdr"
|
7. Configurazione del Kernel
7.a. Fuso Orario (Timezone)
Innanzitutto è necessario selezionare il proprio fuso orario (timezone), in modo
che il sistema riconosca in che parte del globo è collocato. Individuare il
proprio fuso orario in /usr/share/zoneinfo, dopodichè copiarlo in
/etc/localtime. Si sconsiglia di utilizzare i fusi orari del tipo
/usr/share/zoneinfo/Etc/GMT* poichè i loro nomi non indicano le
zone che ci si aspetterebbe. Per esempio GMT-8 indica GMT+8.
Codice 1.1: Abilitare le informazioni sul fuso orario (timezone) |
# ls /usr/share/zoneinfo
# cp /usr/share/zoneinfo/Europe/Rome /etc/localtime
# echo "Europe/Rome" > /etc/timezone
|
7.b. Installare i sorgenti
Scegliere un Kernel
Il cuore, intorno al quale sono sviluppate tutte le distribuzioni, è il Kernel
di Linux. E' la parte di software compresa tra i programmi e l'hardware. Gentoo
dà la possibilità ai suoi utenti di scegliere tra diversi sorgenti del kernel.
Una lista completa delle descrizioni dei kernel disponibili, è consultabile
nella Guida ai Kernel Gentoo.
Per i sistemi IA64 verranno usati i gentoo-sources (che
contengono patch addizionali per caratteristiche aggiuntive).
Installarli utilizzando emerge.
Codice 2.1: Installare un sorgente del kernel |
# emerge gentoo-sources
|
Se si dà un'occhiata a /usr/src, si dovrebbe vedere un link
simbolico chiamato linux, che punta al sorgente del kernel. In
questo caso si tratta di gentoo-sources-3.3.8,ma
ricordarsi che la versione potrebbe essere diversa:
Codice 2.2: Il link simbolico al codice sorgente del kernel |
# ls -l /usr/src/linux
lrwxrwxrwx 1 root root 12 Oct 13 11:04 /usr/src/linux -> linux-3.3.8
|
Ora si procede a configurare e compilare il sorgente del kernel. Allo scopo è
possibile utilizzare genkernel, che compila un kernel generico come
quello usato dal CD di Installazione. Si tratta però prima la configurazione
"manuale", poichè è il miglior modo di ottimizzare l'ambiente.
Se si desidera configurare il kernel manualmente, continuare con Predefinito: Configurazione manuale. Per chi preferisce
usare genkernel, leggere Alternativa: Usare
genkernel.
5.c. Predefinito: Configurazione manuale
Introduzione
La configurazione manuale del kernel è spesso considerata la parte più difficile
che ogni utente Linux incontra. Non è assolutamente vero: dopo aver configurato
un po' di kernel, l'operazione risulta semplice.
Una cosa è però vera: si deve conoscere il proprio sistema quando si
comincia una configurazione manuale del kernel. La maggior parte delle
informazioni può essere raccolta installando pciutils (emerge pciutils)
che contiene lspci. E' possibile tranquillamente ignorare gli errori di
pcilib (ad esempio pcilib: cannot open /sys/bus/pci/devices) che a volte
lspci stampa a video. In alternativa è anche possibile eseguire
lspci dal di fuori dell'ambiente di chroot, i risultati sono i medesimi.
Si può anche eseguire lsmod per vedere che moduli del kernel usa il CD di
Installazione (potrebbe fornire un buon suggerimento su cosa abilitare).
Andare nella directory del sorgente del kernel, e digitare make
menuconfig per visualizzare un menu di configurazione basato su ncurses.
Codice 3.1: Aprire menuconfig |
# cd /usr/src/linux
# make menuconfig
|
Vengono visualizzate molte sezioni di configurazione. Ecco ora alcune opzioni
che devono essere attivate (altrimenti Gentoo non può funzionare, o non funziona
correttamente senza modifiche aggiuntive).
Attivare le opzioni indispensabili
E' importante verificare che ogni driver necessario per l'avvio della propria
macchina (ad esempio il controller SCSI, ..) sia compilato nel kernel e
non come modulo. In caso contrario il sistema potrebbe non funzionare
correttamente.
Selezionare ora il tipo di sistema e processore. Se non si sa che tipo di
sistema IA64 si possieda, DIG-compliant è una buona scelta generica. Se
si sta installando su una macchina SGI, assicurarsi di selezionare il tipo di
sistema SGI, in caso contrario il kernel potrebbe non funzionare correttamente.
Codice 3.2: Selezione del tipo di sistema |
System type --->
DIG-compliant
Processor type --->
Itanium 2
|
Andare su File Systems e selezionare il supporto per il filesystem che si
usa. Non compilarlo come modulo, altrimenti Gentoo non può montare le
partizioni. Selezionare anche Virtual memory, /proc file system.
Codice 3.3: Selezione dei filesystem necessari |
File systems --->
Pseudo Filesystems --->
[*] /proc file system support
[*] Virtual memory file system support (former shm fs)
<*> Reiserfs support
<*> Ext3 journalling file system support
<*> JFS filesystem support
<*> Second extended fs support
<*> XFS filesystem support
DOS/FAT/NT Filesystems --->
<*> VFAT (Windows-95) fs support
Partition Types --->
[*] Advanced partition selection
...
[*] EFI GUID Partition support
|
Se si sta usando PPPoE per connettersi a Internet, si ha bisogno delle seguenti
opzioni nel kernel:
Codice 3.4: Selezionare i driver necessari per PPPoE |
Device Drivers --->
Networking Support --->
<*> PPP (point-to-point protocol) support
<*> PPP support for async serial ports
<*> PPP support for sync tty ports
|
Le due opzioni di compressione non sono dannose, ma neppure necessarie; lo
stesso vale per PPP over Ethernet, che potrebbe essere usata soltanto da
ppp se configurato in modalità kernel.
Chi ne ha bisogno non deve dimenticare di includere nel kernel il supporto per
la propria scheda di rete ethernet.
Se si è in possesso di una CPU Intel che supporta HyperThreading (tm), o si
possiede un sistema con più CPU, è possibile attivare il supporto
multiprocessore:
Codice 3.5: Attivare il supporto multiprocessore |
Processor type and features --->
[*] Symmetric multi-processing support
|
Se si utilizzano periferiche USB (come mouse o tastiere) è necessario
abilitarle:
Codice 3.6: Attivare il supporto USB per dispositivi di input |
Device Drivers --->
[*] HID Devices --->
<*> USB Human Interface Device (full HID) support
|
Una volta terminata la configurazione del kernel continuare con la Compilazione e Installazione.
Compilazione e Installazione
Ora che il kernel è configurato, il prossimo passo è la compilazione e
l'installazione. Uscire dal menu di configurazione ed avviare la compilazione:
Codice 3.7: Compilare il kernel |
# make && make modules_install
|
Quando la compilazione è finita, è necessario copiare l'immagine del kernel in
/boot. E' possibile utilizzare qualsiasi nome per indicare il
proprio kernel, è sufficiente tenerlo a mente perchè è necessario nella
configurazione del bootloader. Ricordare di sostituire kernel-3.3.8-gentoo con il nome e la versione del proprio kernel.
Codice 3.8: Installare il kernel |
# cp vmlinux.gz /boot/kernel-3.3.8-gentoo
|
Ora proseguire con i Moduli del Kernel.
7.d. Alternativa: Usare genkernel
Se si sta leggendo questa sezione, vuol dire che si è scelto di usare lo script
genkernel, che configura il kernel.
Adesso che sono stati installati i sorgenti del kernel si può utilizzare lo
script genkernel per configurarlo e compilarlo automaticamente.
genkernel configura il kernel in modo quasi identico a come è configurato
quello del CD di Installazione. Infatti quando si usa genkernel per
compilare il kernel, il sistema rileva tutto l'hardware al boot, proprio come il
CD di Installazione. Poichè genkernel non richiede nessuna configurazione
manuale del kernel, questa è una soluzione ideale per quegli utenti che hanno
qualche difficoltà nel compilarsi il kernel da soli.
Ecco come usare genkernel. Per prima cosa si deve emergere l'ebuild di
genkernel:
Codice 4.1: Emergere genkernel |
# emerge genkernel
|
Compilare ora i proprio sorgenti del kernel eseguendo genkernel all.
Attenzione però, visto che genkernel compila un kernel con supporto per
quasi tutto l'hardware disponibile, l'operazione potrebbe richiedere diverso
tempo.
Nota:
Gli utenti di LVM2 possono aggiungere --lvm2 ai parametri della linea di
comando di genkernel.
|
Codice 4.2: Esecuzione di genkernel |
# genkernel all
|
Una volta completato genkernel, viene creato un kernel completo di moduli
e ram disk iniziale (initramfs). Il kernel e initrd intervengono quando si
configura un boot loader. E' consigliabile dunque annotare il nome del kernel e
del initrd, poichè servono quando si scrive il file di configurazione del
bootloader. Initrd si avvia subito dopo il boot per effettuare un rilevamento
automatico dell'hardware (come nel CD di Installazione), prima che si avvii il
sistema "reale".
Codice 4.3: Controllo dell'immagine del kernel e dell'initrd |
# ls /boot/kernel* /boot/initramfs*
|
7.e. Moduli del Kernel
Configurare i moduli
Si dovrebbero inserire i moduli che si vogliono caricare in
/etc/conf.d/modules. Se si vuole, si possono anche aggiungere altre
opzioni ai moduli.
Per vedere tutti i moduli disponibili, eseguire il comando find. Non
dimenticarsi di sostituire "<versione kernel>" con la versione del
kernel appena compilato:
Codice 5.1: Vedere tutti i moduli disponibili |
# find /lib/modules/<kernel version>/ -type f -iname '*.o' -or -iname '*.ko'|less
|
Per esempio, per caricare automaticamente il modulo 3c59x.ko (che è il
driver per per una famiglia specifica di schede di rete 3Com), modificare
il file /etc/conf.d/modules inserirendovi il nome del modulo stesso.
Codice 5.2: /etc/conf.d/modules |
# nano -w /etc/conf.d/modules
modules_2_6="3c59x"
|
Continuare l'installazione con la Configurazione
del sistema.
8. Configurazione del sistema
8.a. Informazioni sul filesystem
Cos'è fstab?
In Linux, tutte le partizioni usate dal sistema devono essere elencate in
/etc/fstab. Questo è un file che contiene i punti di montaggio
delle partizioni (cioè dove le partizioni compaiono nella struttura del
filesystem), come devono essere montate (opzioni speciali), e quando
(automaticamente o meno, se gli utenti possono montarle o meno, etc.).
Creare /etc/fstab
/etc/fstab usa una sintassi speciale. Ogni riga contiene sei parti,
separate da spazio (spazio, tabulazioni o entrambi). Ogni parte ha un
significato:
- La prima parte indica la partizione (il percorso al file dev)
-
La seconda parte indica il mountpoint, al quale deve essere montata
la partizione
-
La terza parte indica il tipo di filesystem usato dalla partizione
-
La quarta parte indica le opzioni di mount, usate da mount
quando monta la partizione. Poichè ogni filesystem ha le proprie opzioni di
mount, è consigliato leggere la pagina di manuale di mount per avere una
lista completa (man mount). Se si specificano varie opzioni di mount,
devono essere separate da una virgola.
-
La quinta parte è usata da dump per determinare se la partizione
necessita dell'operazione di dump o no. Si può lasciarla a 0.
-
La sesta parte è usata da fsck per determinare l'ordine in cui
dovrebbero essere controllati i filesystem, se il sistema non è stato
spento correttamente. Il filesystem di root dovrebbe avere 1, mentre
gli altri filesystem dovrebbero avere 2 (o 0 se non è
necessario un controllo del filesystem).
Importante:
Il file /etc/fstab fornito da Gentoo è solo un esempio non
valido per la produzione, quindi è necessario creare il proprio
/etc/fstab personalizzato:
|
Codice 1.1: Aprire /etc/fstab |
# nano -w /etc/fstab
|
Aggiungere le righe corrispondenti al proprio schema di partizionamento ed
aggiungerne per le periferiche CD-ROM ed ovviamente per gli altri tipi di
partizioni o dispositivi in uso.
Usare ora l'esempio che segue per creare il proprio
/etc/fstab:
L'impostazione auto fa in modo che mount rilevi automaticamente il
filesystem (raccomandato per i media rimovibili poichè possono essere creati con
molti filesystem); l'impostazione user rende possibile montare il CD per
gli utenti che non hanno il privilegio di root.
Per migliorare la prestazioni, la maggior parte degli utenti potrebbe volere
aggiungere l'opzione noatime come opzione di mount, con cui si ottiene un
sistema più veloce, poichè i tempi di accesso non sono registrati (di solito
comunque non c'è bisogno di averli):
Rileggere con attenzione /etc/fstab, salvarlo e uscire per
continuare.
8.b. Informazioni di rete
Hostname, nome di dominio e altro
Una delle scelte che l'utente deve fare, è quella di dare un nome al proprio PC.
Sembra facile, ma molti utenti hanno delle difficoltà nel trovare il nome
appropriato per il loro pc Linux. Per velocizzare le cose, è importante sapere
che qualsiasi nome si scelga, si può in seguito cambiarlo. Per quello che
importa si può chiamare il sistema tux e il dominio homenetwork.
Codice 2.1: Impostare l'hostname |
# nano -w /etc/conf.d/hostname
hostname="tux"
|
Poi, se si necessita di un nome di dominio, impostarlo in
/etc/conf.d/net. E' necessario un nome di dominio solo se il
proprio provider o il proprio amministratore lo richiedono o se si ha un DNS ma
non un DHCP. Non è necessario preoccuparsi del dominio se i propri parametri di
rete vengono impostati via DHCP.
Codice 2.2: Impostare il nome di dominio |
# nano -w /etc/conf.d/net
dns_domain_lo="homenetwork"
|
Nota:
Se si sceglie di non impostare un nome di dominio, si può evitare che venga
mostrato al login il messaggio "This is hostname.(none)" semplicemente
modificando /etc/issue. Basta eliminare la stringa .\O dal
file.
|
Se si utilizza un dominio NIS (se non si sa cosa sia la risposta è no), è
necessario definirlo:
Codice 2.3: Impostare il nome di dominio NIS |
# nano -w /etc/conf.d/net
nis_domain_lo="my-nisdomain"
|
Nota:
Per ulteriori informazioni sulla configurazione di DNS e NIS, consultare gli
esempi forniti nel file /usr/share/doc/openrc-*/net.example.bz2 che
può essere letto con bzless. È possibile anche installare
openresolv per gestire la configurazione DNS/NIS.
|
Configurare la rete
Si dovrebbe ricordare che la configurazione della rete fatta inizialmente era
solo per l'installazione di Gentoo. Adesso è necessario configurare la rete per
il sistema Gentoo in funzione.
Nota:
Ulteriori e più dettagliate informazioni sulle impostazioni di rete, tra cui
argomenti avanzati come bonding, bridging, 802.1Q VLAN o wireless vengono
trattate nella sezione dedicata alla Configurazione di
rete in Gentoo.
|
Tutte le informazioni di rete sono raccolte in /etc/conf.d/net.
Questo file usa una sintassi semplice ma non molto intuitiva per chi non sa
installare la rete manualmente. Non si si deve preoccupare, in quanto verrà
spiegato tutto. Un esempio ampiamente commentato che copre i diversi tipi di
configurazione è disponibile in
/usr/share/doc/openrc-*/net.example.bz2.
Come impostazione predefinita viene utilizzato DHCP. Perchè il DHCP funziono c'è
bisogno di un client adeguato. Questa operazione è descritta in seguito nella
Installazione degli strumenti di
sistema. Non dimenticare di installare un client DHCP.
Se si necessita di configurare la rete, sia perchè si necessita di impostare il
comportamento di DHCP, o perchè non si utilizza affatto DHCP, aprire con il
proprio editor preferito (in questo esempio si usa nano)
/etc/conf.d/net.
Codice 2.4: Modificare /etc/conf.d/net |
# nano -w /etc/conf.d/net
|
Il file aperto è il seguente:
Codice 2.5: /etc/conf.d/net predefinito |
# This blank configuration will automatically use DHCP for any net.*
# scripts in /etc/init.d. To create a more complete configuration,
# please review /usr/share/doc/openrc-*/net.example.bz2 and save
# your configuration in /etc/conf.d/net (this file :]!).
|
Per impostare l'indirizzo IP, la maschera di rete ed il gateway è necessario
impostare le variabili config_eth0 e routes_eth0:
Codice 2.6: Impostare manualmente l'interfaccia eth0 |
config_eth0="192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 brd 192.168.0.255"
routes_eth0="default via 192.168.0.1"
|
Per utilizzare DHCP, definire config_eth0:
Codice 2.7: Ottenere automaticamente un indirizzo IP per eth0 |
config_eth0="dhcp"
|
Leggere /usr/share/doc/openrc-*/net.example.bz2 per una lista di
tutte le opzioni disponibili. Se si ha la necessità di impostare delle opzioni
specifiche per DHCP assicurarsi di leggere la pagina di manuale del client DHCP.
Se si dispone di diverse interfacce di rete, ripetere i passi precedenti per
config_eth1, config_eth2, ecc.
Salvare la configurazione ed uscire per continuare.
Far partire automaticamente la rete all'avvio
Per attivare le interfacce di rete all'avvio, si deve aggiungerle al runlevel di
default.
Codice 2.8: Aggiungere net.eth0 al runlevel di default |
# cd /etc/init.d
# ln -s net.lo net.eth0
# rc-update add net.eth0 default
|
Se si hanno molte interfacce di rete, si devono creare net.eth1,
net.eth2, ecc. come si è già fatto con net.eth0.
Scrivere le informazioni di rete
E' necessario fornire a Linux informazioni sulla propria rete. Queste si trovano
in /etc/hosts, e aiutano a mettere in corrispondenza gli hostname
e gli indirizzi IP, per gli host che non sono risolti dal nameserver. E'
necessario impostare una riga per il proprio sistema. Si potrebbe anche volerne
impostare ulteriori per sistemi delle propria rete che non si desidera risolvere
tramite il DNS.
Codice 2.9: Aprire /etc/hosts |
# nano -w /etc/hosts
|
Codice 2.10: Inserire le informazioni di rete |
127.0.0.1 tux.homenetwork tux localhost
192.168.0.5 jenny.homenetwork jenny
192.168.0.6 benny.homenetwork benny
|
Salvare e uscire per continuare.
8.c. Informazioni sul sistema
Password di Root
Inanzitutto si imposta la password di root scrivendo:
Codice 3.1: Impostazione della password di root |
# passwd
|
Informazioni sul sistema
Gentoo usa /etc/rc.conf per la configurazione generale del sistema.
Aprire /etc/rc.conf per vederne i contenuti e leggerne le
spiegazioni.
Codice 3.2: Aprire /etc/rc.conf |
# nano -w /etc/rc.conf
|
Una volta terminata la configurazione di /etc/rc.conf, salvare e
uscire.
Come si può vedere, questo file contiene tutte le spiegazioni necessarie per
impostare le variabili di configurazione. E' possibile configurare il proprio
sistema per utilizzare unicode e definire il proprio editor predefinito ed il
proprio display manager (come gdm o kdm).
Gentoo usa /etc/conf.d/keymaps anche per gestire la configurazione
della tastiera. E' possibile modificarlo per cambiare le impostazioni della
tastiera.
Codice 3.3: Modificare /etc/conf.d/keymaps |
# nano -w /etc/conf.d/keymaps
|
Si presti particolare attenzione alla variabile keymap: impostare questo
valore in maniera sbagliata significa avere problemi con l'uso della tastiera.
Una volta terminata la configurazione di /etc/conf.d/keymaps,
salvare e uscire.
Gentoo usa /etc/conf.d/hwclock per impostare l'orologio. E' possibile
modificarlo per personalizzare l'orologio.
Codice 3.4: Modificare /etc/conf.d/hwclock |
# nano -w /etc/conf.d/hwclock
|
Se il proprio orologio hardware non è impostato su UTC è necessario aggiungere
l'impostazione clock="local" al file. In caso contrario l'orologio non
funziona correttamente.
Una volta configurato /etc/conf.d/hwclock salvare e uscire.
È necessario definire il fuso orario che si è precedentemente copiato in
/etc/localtime anche nel file /etc/timezone, affinché
i futuri aggiornamenti del pacchetto sys-libs/timezone-data possano
aggiornare /etc/localtime automaticamente. Ad esempio, se si usa il
fuso orario Europe/Rome bisogna scrivere Europe/Rome nel file
/etc/timezone.
Una volta terminata la configurazione di /etc/conf.d/clock,
salvare e uscire.
Continuare con l'Installazione degli strumenti di
sistema necessari.
9. Installazione degli strumenti di sistema
9.a. Logger di sistema
Alcuni strumenti non sono inclusi nello stage3 perchè ci sono diversi
pacchetti che offrono le medesime funzionalità, perciò viene lasciata all'utente
la libertà di scegliere quali installare.
Il primo strumento che si deve scegliere serve a fornire un facile logging per
il sistema. Unix e Linux hanno una eccellente storia sulle possibilità di
logging; se si desidera, nei file di log si può osservare tutto quello che
succede sul sistema. Ciò avviene attraverso il logger di sistema.
Gentoo offre molti logger di sistema. Ci sono sysklogd, che è l'insieme
tradizionale di demoni per i log di sistema, syslog-ng, un logger di
sistema avanzato, e metalog che risulta essere un'alternativa altamente
configurabile. Potrebbero già esserne disponibili altri, visto che il numero di
pacchetti cresce di giorno in giorno.
Se si sceglie di utilizzare sysklogd o syslog-ng può essere
consigliabile l'installazione di logrotate visto che non viene fornito
alcun sistema di archiviazione automatica dei log vecchi.
Per installare il logger di sistema scelto, si deve emergerlo e
aggiungerlo al runlevel di default con rc-update. L'esempio seguente
installa syslog-ng. Ovviamente si deve sostituirlo con logger di sistema
scelto:
Codice 1.1: Installare un logger di sistema |
# emerge syslog-ng
# rc-update add syslog-ng default
|
9.b. Opzionale: Demone cron
Il prossimo strumento è il demone cron. Anche se è opzionale e non richiesto per
il sistema, è consigliato installarlo. Di che cosa si tratta? Il demone cron
esegue comandi programmati. E' molto utile se si deve eseguire qualche comando
regolarmente (per esempio, giornalmente, settimanalmente o mensilmente).
Gentoo offre tre possibili demoni cron: dcron, fcron e
vixie-cron. Installare uno di questi è simile ad installare un logger di
sistema. Tuttavia, dcron e fcron richiedono un comando extra di
configurazione, che è crontab /etc/crontab. Se si è indecisi su quale
scegliere, usare vixie-cron.
Se si sta installando Gentoo senza il collegamento alla rete Internet, è
possibile scegliere solo vixie-cron. Se si desidera installarne un altro
è possibile attendere e farlo in seguito.
Codice 2.1: Installare un demone cron |
# emerge vixie-cron
# rc-update add vixie-cron default
# crontab /etc/crontab
|
9.c. Opzionale: indicizzazione dei file
Se si desidera indicizzare i file del proprio sistema in modo da poterli
localizzare rapidamente usando locate, è necessario installare
sys-apps/mlocate.
Codice 3.1: Installazione di mlocate |
# emerge mlocate
|
9.d. Facoltativo: accesso remoto
Se si ha bisogno di accedere al proprio sistema da postazioni remote dopo
l'installazione, non dimenticare di aggiungere sshd al runlevel di
default:
Codice 4.1: Aggiungere sshd al runlevel di default |
# rc-update add sshd default
|
Se si ha bisogno di accedere alla console seriale (il che è possibile in caso
di server remoti), bisogna rimuovere i segni di commento dalla sezione sulla
console seriale in /etc/inittab.
Codice 4.2: Modificare /etc/inittab |
# nano -w /etc/inittab
|
Il brano seguente mostra le sezioni a cui sono stati rimossi i commenti:
Codice 4.3: Rimuovere i commenti alla console seriale in inittab |
s0:12345:respawn:/sbin/agetty 9600 ttyS0 vt100
s1:12345:respawn:/sbin/agetty 9600 ttyS1 vt100
|
9.e. Strumenti per il file system
In base al file system che si sta usando, si devono installare gli strumenti di
utilità necessari (per controllare l'integrità del file system, per creare un
file system supplementare etc.). Notare che gli strumenti per gestire i
filesystem ext2/ext3 (e2fsprogs) sono già installati come parte del
sistema.
La seguente tabella elenca gli strumenti necessari da installare se si usa un
determinato file system:
| File System |
Strumento |
Comando di installazione |
| XFS |
xfsprogs |
emerge xfsprogs |
| ReiserFS |
reiserfsprogs |
emerge reiserfsprogs |
| JFS |
jfsutils |
emerge jfsutils |
9.f. Strumenti di rete
Se non si necessita di ulteriori strumenti per la rete (quali ppp o un client
dhcp) continuare con la Configurazione del
bootloader.
Opzionale: Installare un client DHCP
Se è necessario che Gentoo ottenga automaticamente un indirizzo IP per una o più
interfacce di rete è necessario installare dhcpcd (o qualsiasi altro
client DHCP, consultare il capitolo Impostazioni
modulari per una lista di possibili client). In caso contrario potrebbe
non essere possibile utilizzare la rete al termine dell'installazione.
Codice 6.1: Installazione di dhcpcd |
# emerge dhcpcd
|
Opzionale: Installare un client PPPoE
Se si ha bisogno di ppp per connettersi alla rete, bisogna installarlo:
Codice 6.2: Installare ppp |
# emerge ppp
|
Continuare ora con la Configurazione del
Bootloader.
10. Configurazione del Bootloader
10.a. La scelta
Introduzione
Dopo aver configurato e compilato il kernel e inserito i necessari file di
configurazione, è venuto il momento di installare il programma che esegue il
kernel nel momento in cui si avvia il sistema. Tale programma è chiamato
bootloader.
Ma prima di installare il bootloader ecco come configurare il framebuffer (nel
caso lo si desideri ovviamente). Con il framebuffer è possibile eseguire la
linea di comando Linux con alcune caratteristiche grafiche (come lo sfondo che
viene fornito da Gentoo).
Opzionale: Framebuffer
Se il kernel è stato configurato con supporto al framebuffer (o è stato
utilizzata la configurazione predefinita di genkernel), è possibile
attivarne l'utilizzo aggiungendo l'opzione video al file di
configurazione del bootloader.
Innanzitutto è necessario conoscere la propria periferica framebuffer. Si
dovrebbe utilizzare uvesafb come driver VESA.
L'opzione video controlla i parametri del framebuffer. Necessita di avere
il driver del framebuffer seguito dalle impostazioni da abilitare. Tutte le
impostazioni attivabili sono elencate in
/usr/src/linux/Documentation/fb/uvesafb.txt. Quelle più utilizzate
sono:
| Parametro |
Descrizione |
| ywrap |
Assume che la scheda grafica possa accedere circolarmente alla memoria e
continuare dall'inizio una volta arrivati alla fine
|
| mtrr:n
|
Imposta i registri MTRR. n può essere:
0 - disabled
1 - uncachable
2 - write-back
3 - write-combining
4 - write-through
|
| mode |
Imposta la risoluzione, il numero di colori e la frequenza di refresh. Ad
esempio 1024x768-32@85 per una risoluzione di 1024x768, 32 bit di
colori e una frequenza di refresh di 85 Hz.
|
Il risultato di queste due impostazioni può essere del tipo
video=uvesafb:mtrr,ywrap,1024x768-32@85. E' importante ricordare questa
riga perchè sarà utile in seguito.
A questo punto installare il bootloader elilo.
10.b. Predefinito: Installazione di elilo
Sulle piattaforme IA64, il bootloader si chiama elilo. Potrebbe essere
necessario installarlo nella propria macchina, come prima azione da fare.
Codice 2.1: Installazione di elilo |
# emerge elilo
|
E' possibile trovare il file di configurazione in /etc/elilo.conf
ed un file di esempio nella tipica directory dei documenti
/usr/share/doc/elilo-<ver>/. Ecco un'altra configurazione
di esempio:
Codice 2.2: esempio di /etc/elilo.conf |
boot=/dev/sda1
delay=30
timeout=50
default=Gentoo
append="console=ttyS0,9600"
prompt
image=/vmlinuz
label=Gentoo
root=/dev/sda2
read-only
image=/vmlinuz.old
label=Gentoo.old
root=/dev/sda2
read-only
|
La linea boot informa elilo della posizione della partizione di boot (in
questo caso, /dev/sda1). La linea delay imposta il numero di
decimi di secondo prima che venga automaticamente avviata l'opzione predefinita
quando si utilizza la modalità non interattiva. La linea timeout è simile
a delay ma vale per la modalità interattiva. La linea default definisce
quale sia il kernel predefinito tra quelli elencati in seguito. La linea
append aggiunge ulteriori opzioni alla linea di comando del kernel.
prompt imposta il comportamento predefinito di elilo ad interattivo.
Le sezioni che cominciano con image definiscono le varie immagini
avviabili. Ogni immagine ha una semplice label, un filesystem di
root, e monta il filesystem di root read-only.
Se durante la compilazione del kernel, hai optato per includere un initramfs all'avvio,
sarà necessario modificare la configurazione facendo riferimento a questo initramfs e 'dire'
dove la tua reale radice è situata:
Codice 2.3: Esempio di ELILO per initramfs |
image=/vmlinuz
label=Gentoo
initrd=/initramfs-genkernel-ia64-3.3.8-gentoo
append = "initrd=initramfs-genkernel-ia64-3.3.8-gentoo
real_root=/dev/sda2 console=ttyS0,9600"
read-only
|
Una volta terminata la configurazione è sufficiente eseguire elilo
--efiboot. L'opzione --efiboot aggiunge un elemento del menu per
Gentoo Linux nel boot manager EFI.
Codice 2.4: Applicazione della configurazione di elilo |
# elilo --efiboot
|
Continuare ora con il Riavvio del sistema.
10.c. Riavvio del sistema
Uscire dall'ambiente in chroot e smontare tutte le partizioni. Ed eseguire poi
l'ultimo comando, reboot.
Codice 3.1: Umount delle partizioni e reboot |
# exit
cdimage ~# cd
cdimage ~# umount -l /mnt/gentoo/dev{/shm,/pts,}
cdimage ~# umount -l /mnt/gentoo{/boot,/proc,}
cdimage ~# reboot
|
Non dimenticare di rimuovere il CD avviabile, altrimenti verrà di nuovo avviato
il CD al posto del sistema appena installato.
Durante il riavvio dovrebbe comparire una nuova opzione nel menu per Gentoo
Linux nel boot manager EFI, con essa è possibile avviare Gentoo.
Una volta effettuato il riavvio nella nuova installazione Gentoo, concludere con
Termine dell'installazione di Gentoo.
11. Termine dell'installazione Gentoo
11.a. Gestione utente
Aggiungere un utente per l'uso quotidiano
Lavorare come root su un sistema Unix/Linux è pericoloso e andrebbe
evitato per quanto possibile. Per questo è fortemente raccomandato
aggiungere un utente per l'uso quotidiano.
I gruppi a cui l'utente appartiene definiscono le attività che l'utente è
autorizzato a effettuare. La seguente tabella elenca una serie dei più comuni
gruppi:
| Gruppo |
Descrizione |
| audio |
abilita l'accesso ai dispositivi audio |
| cdrom |
abilita l'accesso diretto ai dispositivi ottici |
| floppy |
abilita l'accesso diretto ai floppy |
| games |
abilita l'utilizzo dei giochi |
| portage |
abilita l'utilizzo di emerge --pretend da utente normale |
| usb |
abilita l'accesso ai dispositivi USB |
| video |
abilita l'accesso all'hardware e all'accelerazione |
| wheel |
abilita l'utilizzo di su
|
Per esempio, per creare un utente chiamato john, che è membro dei gruppi
wheel, users e audio accedere come root ed eseguire
useradd:
Codice 1.1: Aggiungere un utente per l'uso quotidiano |
Login: root
Password:
# useradd john -m -G users,wheel,audio -s /bin/bash
# passwd john
Password:
Re-enter password:
|
Se questo utente dovesse effettuare qualche operazione come root, può usare
su - per ricevere temporaneamente i privilegi di root. Un altro modo è
quello di usare il pacchetto sudo, che è molto sicuro, se configurato
correttamente.
11.b. Pulizia del disco
Eliminare i tar
Ora che l'installazione di Gentoo è terminata ed è stato effettuato il riavvio,
se tutto si è completato correttamente è possibile rimuovere l'archivio tar
stage3 dal disco. Ricordarsi che è stato scaricato nella directory
/.
Codice 2.1: Rimuovere l'archivio stage3 |
# rm /stage3-*.tar.bz2*
|
12. Cosa fare adesso?
12.a. Documentazione
Congratulazioni! Adesso si ha un sistema funzionante con Gentoo. Ma cosa fare
adesso? Quali sono le opzioni? Che cosa vedere per prima cosa? Gentoo fornisce
ai suoi utenti molte possibilità e caratteristiche più o meno documentate.
È consigliabile leggere la prossima parte del Manuale Gentoo, Lavorare con Gentoo, che spiega come mantenere aggiornato
il software, come installare altro software, che cosa sono le flag USE, come
funziona il sistema di inizializzazione (init) di Gentoo, ecc.
Se si è interessati all'ottimizzazione del proprio sistema per il desktop, o si
vuole imparare a configurare il sistema affinchè diventi un desktop
completamente funzionante, consultare le Guide alla configurazione del
desktop. Inoltre è possibile consultare la guida alla localizzazione per
adattare il proprio sistema alla lingua locale.
E' infine disponibile un ampio manuale riguardante la sicurezza con Gentoo di sicuro interesse.
Per un elenco completo di tutta la documentazione disponibile, consultare le
risorse della Documentazione Gentoo.
Infine, esiste anche un Gentoo Wiki
dove può essere trovata della documentazione addizionale, prodotta dalla
comunità.
12.b. Gentoo Online
Naturalmente si è i benvenuti sui Forum
Gentoo, o su uno dei tanti Canali IRC
Gentoo.
Ci sono anche molte mailing list aperte a
tutti gli utenti. Informazioni su come unirsi sono contenute sulla pagina.
Per ora si termina qui, buon divertimento con Gentoo.
B. Lavorare con Gentoo
1. Introduzione a Portage
1.a. Benvenuti in Portage
Portage è probabilmente l'innovazione di Gentoo più rilevante nella gestione
software. La grande flessibilità e l'enorme quantità di caratteristiche ne fanno
uno dei migliori programmi per la gestione del software disponibili per Linux.
Portage è completamente scritto in Python e Bash e perciò completamente
visibile agli utenti essendo entrambi linguaggi di scripting.
Molti utenti useranno Portage attraverso il tool emerge. Questo capitolo
non è un duplicato delle informazioni disponibili attraverso le pagine man di
emerge. Per avere la lista completa delle opzioni di emerge, consultare la
pagina man:
Codice 1.1: Leggere la pagina man di emerge |
# man emerge
|
1.b. L'albero del Portage
Gli ebuild
Quando si parla di pacchetti si intendono spesso titoli software che sono
disponibili agli utenti Gentoo attraverso l'albero del Portage. L'albero del
Portage è una collezione di file ebuild che contengono tutte le
informazioni necessarie al Portage per manutenere il software (installare,
ricercare,....). Questi ebuild risiedono di default in
/usr/portage.
Ogni qualvolta si chiede al Portage di eseguire alcune azioni riguardanti i
titoli software, vengono usati gli ebuild del sistema come base. Diviene, così,
importante aggiornare regolarmente gli ebuild del sistema in modo tale che
Portage sia a conoscenza del nuovo software, degli aggiornamenti, ecc.
Aggiornamento dell'albero del Portage
L'albero del Portage viene di solito aggiornato con rsync, una utility per il trasferimento
incrementale di file. L'aggiornameto è realmente semplice dato che il comando
emerge fornisce un'interfaccia per rsync:
Codice 2.1: Aggiornamento dell'albero del Portage |
# emerge --sync
|
Se non si riesce ad usare rsync a causa di un firewall si può aggiornare
l'albero del Portage usando lo snapshot che viene generato giornalmente. Il tool
emerge-webrsync scarica ed installa automaticamente l'ultimo snapshot dai
sistemi Gentoo.
Codice 2.2: Eseguire emerge-webrsync |
# emerge-webrsync
|
Un vantaggio ulteriore nell'uso di emerge-webrsync è che consente
all'amministratore di prelevare nel portage solo gli snapshot dell'albero che
sono contrassegnati dalla chiave GPG dela Gentoo release engineering. Ulteriori
informazioni su questo argomento possono essere trovate nella sezione
Prelevare snapshot del portage
convalidati, di Caratteristiche di
Portage.
1.c. Manutenzione del software
Ricerca del software
La ricerca dei titoli software attraverso l'albero del Portage si esegue
utilizzando la funzione di ricerca di emerge. Di default emerge
--search restituisce i nomi dei pacchetti i cui titoli corrispondono (per
intero o parzialmente) a quelli forniti per la ricerca.
Per esempio, dovendo cercare tutti i pacchetti che hanno "pdf" nel loro nome:
Codice 3.1: Cercare i pacchetti che contengono pdf nel nome |
$ emerge --search pdf
|
Se si vuole cercare attraverso la descrizione si può usare l'opzione
--searchdesc ( o -S):
Codice 3.2: Cercare i pacchetti che contengono pdf nella descrizione |
$ emerge --searchdesc pdf
|
Da uno sguardo all'output si nota che vengono fornite diverse informazioni.
I campi sono chiaramente identificativi per cui non si addentrerà ulteriormente
nel loro significato:
Codice 3.3: Esempio dell'output di 'emerge --search' |
* net-print/cups-pdf
Latest version available: 1.5.2
Latest version installed: [ Not Installed ]
Size of downloaded files: 15 kB
Homepage: http://cip.physik.uni-wuerzburg.de/~vrbehr/cups-pdf/
Description: Provides a virtual printer for CUPS to produce PDF files.
License: GPL-2
|
Installazione del software
Una volta trovato il titolo del software che interessa, lo si può facilmente
installare con emerge facendolo seguire dal nome del pacchetto. Per
esempio, per installare gnumeric:
Codice 3.4: Installare gnumeric |
# emerge gnumeric
|
Dato che molte applicazioni dipendono da altre ogni tentativo di installare
certi pacchetti software potrebbe portare all'installazione di alcuni pacchetti
aggiuntivi. Se si vuol sapere cosa verrà installato dal Portage quando viene
richiesta un'installazione, si deve aggiungere l'opzione --pretend. Per
esempio:
Codice 3.5: Fingere di installare gnumeric |
# emerge --pretend gnumeric
|
Quando si chiede al Portage di installare un pacchetto, verrà scaricato il
codice sorgente necessario da internet e memorizzato di default in
/usr/portage/distfiles. Il pacchetti verrà quindi estratto,
compilato ed installato. Se si vuole che Portage scarichi solo i sorgenti senza
installarli, aggiungere al comando emerge l'opzione --fetchonly:
Codice 3.6: Scaricare il codice sorgente di gnumeric |
# emerge --fetchonly gnumeric
|
Trovare la documentazione di pacchetti installati
Molti pacchetti forniscono la propria documentazione. Alcune volte il flag USE
doc determina se la documentazione del pacchetto verrà installata o no.
Si può controllare l'esistenza di un flag USE doc con il comando
emerge -vp <nome pacchetto>.
Codice 3.7: Controllo dell'esistenza di un flag USE doc |
# emerge -vp alsa-lib
[ebuild N ] media-libs/alsa-lib-1.0.14_rc1 -debug +doc 698 kB
|
La modalità di abilitazione migliore per la flag USE doc è quella per
singolo pacchetto tramite /etc/portage/package.use, in modo da
avere la documentazione solo per i pacchetti desiderati. Abilitare globalmente
questa flag può introdurre dei problemi di dipendenze circolari. Per maggiori
informazioni, si prega di consultare il capitolo Flag USE.
Una volta che il pacchetto è stato installato, la sua documentazione viene
generalmente trovata in una sottodirectory col nome del pacchetto nella
directory /usr/share/doc. Si può avere la lista dei file installati
con lo strumento equery che fa parte del pacchetto app-portage/gentoolkit .
Codice 3.8: Trovare la documentazione di un pacchetto |
# ls -l /usr/share/doc/alsa-lib-1.0.14_rc1
total 28
-rw-r--r-- 1 root root 669 May 17 21:54 ChangeLog.gz
-rw-r--r-- 1 root root 9373 May 17 21:54 COPYING.gz
drwxr-xr-x 2 root root 8560 May 17 21:54 html
-rw-r--r-- 1 root root 196 May 17 21:54 TODO.gz
# equery files alsa-lib | less
media-libs/alsa-lib-1.0.14_rc1
* Contents of media-libs/alsa-lib-1.0.14_rc1:
/usr
/usr/bin
/usr/bin/alsalisp
|
Rimozione del software
Se si vuole rimuovere un pacchetto dal sistema, usare emerge --unmerge.
Questo comando rimuoverà tutti i file installati dal pacchetto eccetto i
file di configurazione che sono stati alterati dopo l'installazione. In questo
modo si permette di continuare a lavorare con il pacchetto nel caso si decidesse
di installarlo nuovamente.
Attenzione: Portage non controllerà se il pacchetto che
si vuole rimuovere sia richiesto da un altro pacchetto. Verrà solo emesso un
avviso del fatto che la rimozione di pacchetti importanti potrebbe danneggiare
il sistema.
Codice 3.9: Rimozione di gnumeric |
# emerge --unmerge gnumeric
|
Quando si rimuove un pacchetto dal sistema, le sue dipendenze saranno lasciate.
Per far trovare al Portage tutte le dipendenze che potrebbero essere rimosse,
usare la funzionalità --depclean di emerge. Se ne parlerà in
seguito.
Aggiornare il software
Per mantenere il sistema in perfetta forma (e non solo con gli ultimi
aggiornamenti sulla sicurezza) si dovrà mantenere aggiornato il sistema
regolarmente. Dato che Portage controlla gli ebuild dell'albero del Portage si
dovrà prima aggiornare l'albero. Quindi, si potrà aggiornare il sistema con
emerge --update world. Nell'esempio che segue, verrà utilizzato il
parametro --ask che istruisce il Portage a visualizzare la lista dei
pacchetti da aggiornare e la richiesta se si vuole continuare:
Codice 3.10: Aggiornare il sistema |
# emerge --update --ask world
|
Portage cercherà quindi le nuove versioni delle applicazioni installate.
Verranno comunque verificate solo le versioni per le applicazioni che si sono
esplicitamente installate (cioè le applicazioni elencate in
/var/lib/portage/world) e non le dipendenze. Se si vogliono
aggiornare anche le dipendenze di questi ultimi pacchetti, occorre aggiungere
l'argomento --deep:
Codice 3.11: Aggiornare il sistema con le dipendenze |
# emerge --update --deep world
|
Questo ancora non vuol dire tutti i pacchetti: alcuni pacchetti nel
proprio sistema sono necessari durante le fasi di compilazione e assemblaggio
di altri pacchetti, ma una volta che questi sono installati, questi pacchetti
non sono più necessari. Portage chiama queste dipendenze di assemblaggio.
Per includerle in un ciclo di aggiornamento, occorre aggiungere
--with-bdeps=y:
Codice 3.12: Aggiornare l'intero sistema |
# emerge --update --deep --with-bdeps=y world
|
Dato che aggiornamenti che riguardano la sicurezza possono essere correlati a
pacchetti che non si sono esplicitamente installati nel sistema (ma che sono
stati installati quali dipendenze di altri programmi), si raccomanda di eseguire
questo comando una volta ogni tanto.
Se è stato alterato qualche USE flag si può
aggiungere l'opzione --newuse. Portage verificherà se la modifica
richiede l'installazione di nuovi pacchetti o la ricompilazione di quelli
esistenti:
Codice 3.13: Eseguire un aggiornamento completo |
# emerge --update --deep --with-bdeps=y --newuse world
|
Metapacchetti
Alcuni pacchetti presenti nell'albero del Portage non hanno un contenuto reale
ma sono usati per installare una collezione di pacchetti. Per esempio, il
pacchetto kde-meta installa un ambiente KDE sul sistema ricercando tra i
vari pacchetti legati al KDE come dipendenze.
La rimozione di un tale pacchetto dal sistema usando emerge --unmerge,
non avrà successo dato che le numerose dipendenze rimarranno sul sistema.
Portage ha anche la funzionalità di rimozione delle dipendenze orfane, ma dato
che la disponibilità del software è dinamicamente dipendente, occorre prima
aggiornare completamente l'intero sistema, includendo, se ci sono state, le
modifiche alle flag USE. Quindi sarà possibile eseguire emerge --depclean
per rimuovere le dipendenze orfane. Fatto ciò, ci sarà bisogno di ricompilare le
applicazioni che erano dinamicamente linkate al software rimosso ma non più
richiesto.
Tutto ciò può essere fatto con un seguenti tre comandi:
Codice 3.14: Rimozione delle dipendenze orfane |
# emerge --update --deep --newuse world
# emerge --depclean
# revdep-rebuild
|
revdep-rebuild viene fornito col pacchetto gentoolkit, che deve
essere quindi preventivamente installato:
Codice 3.15: Installazione del pacchetto gentoolkit |
# emerge gentoolkit
|
1.d. Licenze
A partire dalla versione 2.1.7 di Portage, è possibile accettare o rifiutare
l'installazione di un software in base alla sua licenza. Tutti i pacchetti
nell'albero di Portage contengono una voce LICENSE nelle rispettive
ebuild. Eseguendo emerge --search nomepacchetto è possibile
visualizzare la licenza del pacchetto.
Come impostazione predefinita, Portage permette tutte le licenze, eccetto le
"End User License Agreements" (EULA) che richiedono la lettura e la
sottoscrizione dell'accettazione di un accordo.
La variabile che controlla le licenze permesse è ACCEPT_LICENSE, che può
essere impostata in /etc/portage/make.conf:
Codice 4.1: Valorizzazione predefinita di ACCEPT_LICENSE in /etc/portage/make.conf |
ACCEPT_LICENSE="* -@EULA"
|
Con questa configurazione, i pacchetti che richiedono un'interazione durante
l'installazione a causa dell'approvazione della loro licenza EULA non
verranno installati. I pacchetti senza un licenza di tipo EULA
verranno installati.
È possibile specificare globalmente ACCEPT_LICENSE all'interno di
/etc/portage/make.conf, o specificarla in base ad ogni pacchetti in
/etc/portage/package.license.
Per esempio, se si vuol permettere la licenza truecrypt-2.7 per
app-crypt/truecrypt, aggiungere la voce seguente al file
/etc/portage/package.license:
Codice 4.2: Specificare una licenza truecrypt in package.license |
app-crypt/truecrypt truecrypt-2.7
|
Questo permette l'installazione delle versioni di truecrypt che hanno una
licenza truecrypt-2.7, ma non delle versioni che hanno una licenza
truecrypt-2.8
Importante:
Le licenze sono memorizzate all'interno della directory
/usr/portage/licenses, e i gruppi di licenze dentro a
/usr/portage/profiles/license_groups. La prima voce di ogni linea
avente lettere MAIUSCOLE è il nome del gruppo delle licenze, e ogni voce
successiva è una licenza individuale.
|
I gruppi di licenze definiti in ACCEPT_LICENSE hanno il prefisso @
nel loro nome. Ecco un esempio di un sistema che permette globalmente il gruppo
di licenze compatibile con GPL, oltre ad alcuni altri gruppi e singole licenze
:
Codice 4.3: ACCEPT_LICENSE in /etc/portage/make.conf |
ACCEPT_LICENSE="@GPL-COMPATIBLE @OSI-APPROVED @EULA atheros-hal BitstreamVera"
|
Se nel proprio sistema si vogliono solamente documentazione e software libero,
è consigliabile usare la seguente impostazione:
Codice 4.4: Usare solo licenze libere |
ACCEPT_LICENSE="-* @FREE"
|
In questo caso, "free" ("libero", ndt) viene solitamente definito da FSF e OSI. Qualsiasi pacchetto la cui
licenza non soddisfi tali requisiti non potrà essere installata nel proprio
sistema.
1.e. Errori durante l'uso del Portage
Slot, virtuals, branche, architetture e profili
Portage è estremamente potente e supporta molte caratteristiche che altri
gestori di software omettono. Si vedranno ora altri aspetti del Portage senza
andare troppo nei dettagli.
Portage permette la coesistenza di differenti versioni dello stesso pacchetto.
A differenza di altre distribuzioni che tendono a chiamare i propri pacchetti
con le versioni (come freetype e freetype2), Portage usa una
tecnica chiamata SLOT. Un ebuild dichiara un certo SLOT per le proprie
versioni. Ebuild con SLOT differenti possono coesistere sullo stesso sistema.
Per esempio, il pacchetto freetype ha un ebuild con SLOT="1"
e SLOT="2".
Ci sono anche pacchetti che provvedono la stessa funzionalità ma con
un'implementazione diversa. Per esempio, metalogd, sysklogd e
syslog-ng, tutti gestori di eventi di sistema. Applicazioni che fanno
assegnamento sulla disponibilità di un gestore di eventi di sistema, non possono
dipendere da uno in particolare. Per esempio, metalogd, come altri
sistemi di gestione di eventi, sono tutti un'ottima scelta. Portage permette
l'uso di virtuals: ogni logger di sistema è elencato come dipendenza
"esclusiva" del servizio di loggind nel pacchetto virtuale logger della
categoria virtual, quindi queste applicazioni dipendono dal pacchetto
virtual/logger. Una volta installato, il pacchetto tirerà il primo pacchetto
menzionato nello stesso, a meno che non sia già installato.(In questo caso il virtual
è soddisfatto).
Il software all'interno dell'albero del Portage, può risiedere in differenti
branche. Di default il sistema accetta solo pacchetti che Gentoo giudica
stabili. Molti nuovi software una volta raccomandati, vengono aggiunti ad una
branca di test, il che significa che sarà necessario procedere ad ulteriori
verifiche prima di marcarli come stabili. Anche se gli ebuild per tali software
sono presenti nell'albero del Portage, non vengono aggiornati prima di
raggiungere la branca stabile.
Alcuni software sono disponibili solo per alcune architetture. Oppure il
software non gira su altre architetture o ha necessità di essere ulteriormente
testato o gli sviluppatori che raccomandano il software non sono in grado di
verificare se il pacchetto gira su differenti architetture.
Ogni installazione di Gentoo aderisce ad un certo profilo che contiene
tra le altre informazioni, la lista dei pacchetti che sono richiesti affinché un
sistema funzioni normalmente.
Pacchetti bloccati
Codice 5.1: Portage avverte riguardo ai pacchetti bloccati (con --pretend) |
[blocks B ] mail-mta/ssmtp (from pkg mail-mta/postfix-2.2.2-r1)
|
Codice 5.2: Portage avverte riguardo ai pacchetti bloccati (senza --pretend) |
!!! Error: the mail-mta/postfix package conflicts with another package.
!!! both can't be installed on the same system together.
!!! Please use 'emerge --pretend' to determine blockers.
|
Gli ebuild contengono specifici campi che informano il Portage sulle dipendenze.
Ci sono due possibili dipendenze: dipendenze in fase di compilazione dichiarate
in DEPEND e dipendenze per l'esecuzione dichiarate in RDEPEND.
Quando una di queste dipendenze marca un pacchetto o un virtuale come non
compatibile, questo viene bloccato.
Sebbene le versioni recenti di Portage siano sufficentemente avanzate nel
risolvere dei semplici blocchi senza l'intervento dell'utente, occasionalmente
bisognerà correggerli manualmente, come spiegato qui di seguito.
Per correggere il blocco, si può scegliere tra il non installare il pacchetto
o rimuovere prima il pacchetto che causa il conflitto. Nel precedente esempio si
può scegliere tra il non installare postfix o rimuovere prima
ssmtp.
Si possono anche avere blocchi a livello di versione del pacchetto, come
<media-video/mplayer-1.0_rc1-r2. In questo caso, l'aggiornamento ad
una versione più recente potrebbe essere sufficiente a rimuovere il blocco.
E' anche possibile che due pacchetti che devono essere ancora installati siano
in conflitto tra loro. In questo raro caso, si dovrebbe capire perché si
vogliono installare entrambi dato che in molti casi può bastare l'installazione
di un solo pacchetto. Se non è questo il caso, aprire un bug sul Gentoo bugtracking system.
Pacchetti mascherati
Codice 5.3: Portage avverte riguardo ai pacchetti mascherati |
!!! all ebuilds that could satisfy "bootsplash" have been masked.
|
Codice 5.4: Portage avverte riguardo ai pacchetti mascherati - la ragione |
!!! possible candidates are:
- gnome-base/gnome-2.8.0_pre1 (masked by: ~x86 keyword)
- lm-sensors/lm-sensors-2.8.7 (masked by: -sparc keyword)
- sys-libs/glibc-2.3.4.20040808 (masked by: -* keyword)
- dev-util/cvsd-1.0.2 (masked by: missing keyword)
- games-fps/unreal-tournament-451 (masked by: package.mask)
- sys-libs/glibc-2.3.2-r11 (masked by: profile)
- net-im/skype-2.1.0.81 (masked by: skype-eula license(s))
|
Quando si desidera installare un pacchetto che non è disponibile per il nostro
sistema, si riceverà un errore di pacchetto mascherato. Si dovrà quindi
installare un'applicazione differente disponibile per il nostro sistema oppure
aspettare finché il pacchetto divenga disponibile. C'è sempre una ragione perché
un pacchetto viene mascherato:
-
~arch keyword significa che l'applicazione non è stata
sufficientemente testata per essere inserita nella branca stabile. Aspettare
alcuni giorni o alcune settimane e provare nuovamente.
-
-arch keyword o -* keyword significa che l'applicazione non
funziona sulla nostra architettura. Se si crede che il pacchetto funzioni,
aprire un bug sul bugzilla di
Gentoo.
-
missing keyword significa che l'applicazione non è ancora stata
testata sulla nostra architettura. Chiedere al gruppo che si occupa del
porting per l'architettura di testare il pacchetto o testarlo per loro e
riportare i risultati sul bugzilla
di Gentoo.
-
package.mask significa che il pacchetto è corrotto, instabile o
difettoso ed è stato deliberatamente marcato come non-usare.
-
profile significa che il pacchetto non è stato trovato
appropriatamente nel vostro profilo. Le applicazioni potrebbero danneggiare
il sistema se installate o sono solo non compatibili col profilo in uso.
-
license significa che la licenza del pacchetto non è compatibile con
la propria impostazione di ACCEPT_LICENSE. bisogna esplicitamente
permettere la licenza o il gruppo nel quale essa è contenuta inserendola in
/etc/portage/make.conf o in /etc/portage/package.license.
Fare riferimento alla sezione Licenze per
ricevere ulteriori informazioni sul loro funzionamento.
Modifiche necessarie alle flag USE
Codice 5.5: Avvisi del Portage sulla richiesta di modifica di flag USE |
The following USE changes are necessary to proceed:
#required by app-text/happypackage-2.0, required by happypackage (argument)
>=app-text/feelings-1.0.0 test
|
Se --autounmask non è impostato, il messaggio di errore può essere
anche mostrato come segue:
Codice 5.6: Errore del Portage sulla richiesta di modifica di flag USE |
emerge: there are no ebuilds built with USE flags to satisfy "app-text/feelings[test]".
!!! One of the following packages is required to complete your request:
- app-text/feelings-1.0.0 (Change USE: +test)
(dependency required by "app-text/happypackage-2.0" [ebuild])
(dependency required by "happypackage" [argument])
|
Questi messaggi appaiono quando si vuole installare un pacchetto che non solo
dipende da un altro pacchetto, ma richiede anche che quel pacchetto sia
compilato con una particolare flag USE (o insieme di flag USE). Nell'esempio
proposto, il pacchetto app-text/feelings ha bisogno di essere compilato
con USE="test", ma questa flag USE non impostata nel sistema.
Per risolvere, si può o aggiungere la flag USE alle flag USE globali in
/etc/portage/make.conf o impostarla per il pacchetto specifico in
/etc/portage/package.use.
Dipendenze omesse
Codice 5.7: Portage avverte riguardo le dipendenze omesse |
emerge: there are no ebuilds to satisfy ">=sys-devel/gcc-3.4.2-r4".
!!! Problem with ebuild sys-devel/gcc-3.4.2-r4
!!! Possibly a DEPEND/*DEPEND problem.
|
L'applicazione che si sta provando ad installare dipende da un altro pacchetto
che non è disponibile per il sistema. Controllare su Bugzilla se la cosa è segnalata altrimenti
la si può riportare. A meno che non si stia mescolando le branche, questo non
dovrebbe accadere ed è perciò un bug.
Nomi di ebuild ambigui
Codice 5.8: Portage avverte circa l'ambiguità di nomi di ebuild |
[ Results for search key : listen ]
[ Applications found : 2 ]
* dev-tinyos/listen [ Masked ]
Latest version available: 1.1.15
Latest version installed: [ Not Installed ]
Size of files: 10,032 kB
Homepage: http://www.tinyos.net/
Description: Raw listen for TinyOS
License: BSD
* media-sound/listen [ Masked ]
Latest version available: 0.6.3
Latest version installed: [ Not Installed ]
Size of files: 859 kB
Homepage: http://www.listen-project.org
Description: A Music player and management for GNOME
License: GPL-2
!!! The short ebuild name "listen" is ambiguous. Please specify
!!! one of the above fully-qualified ebuild names instead.
|
L'applicazione che si vuole installare ha un nome che corrisponde con un altro
pacchetto. Occorre specificare la categoria. Portage informa sulle scelte
possibili.
Dipendenze circolari
Codice 5.9: Portage avverte circa le dipendenze circolari |
!!! Error: circular dependencies:
ebuild / net-print/cups-1.1.15-r2 depends on ebuild / app-text/ghostscript-7.05.3-r1
ebuild / app-text/ghostscript-7.05.3-r1 depends on ebuild / net-print/cups-1.1.15-r2
|
Due (o più) pacchetti che si vuole installare dipendono l'uno dall'altro e non
possono perciò essere installati. Questo è probabilmente un bug del Portage.
Provare ad eseguire un rsync e provare nuovamente. Si può anche controllare su
bugzilla se è un caso conosciuto oppure
no, nel qual caso lo si può riportare.
Scaricamento non riuscito
Codice 5.10: Portage avverte circa un download non riuscito |
!!! Fetch failed for sys-libs/ncurses-5.4-r5, continuing...
!!! Some fetch errors were encountered. Please see above for details.
|
Portage non è riuscito a scaricare i sorgenti per una data applicazione e
proverà a proseguire con l'installazione delle altre applicazioni se ci sono.
Questo problema può essere causato da un mirror che non è stato sincronizzato
appropriatamente o perché l'ebuild punta ad una locazione incorretta. Il server
dove risiedono i sorgenti potrebbe anche non essere disponibile per qualche
ragione.
Riprovare dopo un'ora e vedere se la situazione persiste.
Protezione dei profili di sistema
Codice 5.11: Portage avverte circa la protezione dei profili |
!!! Trying to unmerge package(s) in system profile. 'sys-apps/portage'
!!! This could be damaging to your system.
|
Si è richiesto la rimozione di un pacchetto che fa parte del core del sistema.
Tale pacchetto è listato nel vostro profile come richiesto e dovrebbe perciò non
essere rimosso dal sistema.
Insuccessi nella verifica del digest
A volte durante il tentativo di emergere un pacchetto, si ottiene un errore col
seguente messaggio:
Codice 5.12: Insuccesso di verifica del digest |
>>> checking ebuild checksums
!!! Digest verification failed:
|
Questo è un segno che c'è qualche cosa di errato nell'albero del Portage. Spesso
è causato da uno sviluppatore che può aver sbagliato l'inserimento del pacchetto
nell'albero del Portage.
Quando la verifica del digest fallisce, non provare a ricreare il
digest. Eseguire ebuild foo manifest non risolve il problema, ma molto
probabilmente lo peggiorerà!
Il suggerimento è di aspettare un'ora o due perché venga sistemato l'albero del
Portage. E' probabile che l'errore sia già stato notato, ma occorre un po' di
tempo affinché la correzione sia diramata. Durante l'attesa, controllare su Bugzilla per vedere se qualcuno ha riportato
il problema. In caso contrario segnalare il bug per il pacchetto oggetto del
problema.
Una volta controllato che il bug sia stato corretto, provare ad eseguire
nuovamente il sync per ottenere il digest corretto.
Importante:
Questo non significa che si possa fare un sync tre volte di seguito!
Come specificato nella politica di rsync (visibile quando si esegue emerge
--sync), gli utenti che eseguono sync troppo spesso verranno interdetti.
Infatti è meglio aspettare il prossimo sync che si è schedulato per evitare il
sovraccarico dei server rsync.
|
2. Flag USE
2.a. Cosa sono le flag USE
L'idea dietro le flag USE
Durante l'installazione di Gentoo (o di altre distribuzioni o comunque di altri
sistemi operativi), sono possibili diverse scelte a seconda dell'ambiente di
lavoro. Le impostazioni per un server differiscono da quelle per una
workstation, così come una stazione per giocare differisce da una per il
rendering 3D.
Questo non è vero soltanto per la scelta dei pacchetti da installare, ma anche
per le caratteristiche che un certo pacchetto dovrebbe supportare. Ad esempio,
se l'uso delle OpenGL non è richiesto, perchè installarle ed abilitarne il
supporto nei pacchetti che ne farebbero uso? Per lo stesso motivo, se non si
vuole usare KDE, perchè preoccuparsi di compilare i pacchetti col supporto per
KDE se questi pacchetti funzionano tranquillamente senza?
Per aiutare gli utenti a decidere cosa installare/attivare e cosa no, è
necessario che l'utente specifichi il proprio ambiente nel modo più semplice.
Questo forza l'utente a decidere cosa desidera realmente e facilita Portage, il
sistema per la gestione dei pacchetti, a prendere le decisioni appropriate.
Definizione delle flag USE
Concettualmente un flag USE è una parola chiave che racchiude l'idea di supporto
e di informazione sulla dipendenza. Se si definisce una certa flag USE, si
indica a Portage la volontà di avere il supporto per la parola chiave scelta.
Questo, naturalmente, altera anche le informazioni sulle dipendenze per un dato
pacchetto.
Prendendo come esempio la parola chiave kde, si ottiene questo
comportamento: se questa parola chiave non è presente nella variabile
USE, tutti i pacchetti che hanno il supporto opzionale per KDE
vengono compilati senza tale supporto; conseguentemente tutti i pacchetti
cha hanno una dipendenza opzionale con KDE vengono installati
senza le relative librerie KDE. Se invece la parola chiave kde è
stata definita, questi pacchetti vengono compilati col supporto di KDE e
di conseguenza anche le sue librerie vengono installate come dipendenze.
Definendo in maniera corretta le parole chiave si avrà a disposizione un sistema
perfettamente ritagliato sulle proprie esigenze.
Quali sono le flag USE utilizzabili
Ci sono due tipi di flag USE: globali e locali.
-
Una flag USE globale è usata da alcuni pacchetti a livello di
sistema. Questo è ciò che molti utenti vedono come flag USE.
-
Una flag USE locale è usata da un singolo pacchetto per prendere
decisioni specifiche sul pacchetto stesso.
Una lista di flag USE globali disponibili può essere trovata online o localmente in
/usr/portage/profiles/use.desc.
Un elenco delle flag USE locali disponibili può essere trovata in
/usr/portage/profiles/use.local.desc.
2.b. Usare le flag USE
Dichiarare flag USE permanenti
Seguono le informazioni su come dichiarare le flag USE in modo permanente.
Come precedentemente menzionato, tutte le flag USE sono dichiarate attraverso la
variabile USE. Per facilitare la ricerca e la scelta delle flag USE,
viene fornita una configurazione USE predefinita. Questa configurazione è
una collezione di flag USE che dovrebbe essere comunemente usata dagli utenti
Gentoo ed è dichiarata nei file make.defaults che fanno parte del
proprio profilo.
Il collegamento simbolico /etc/portage/make.profile punta al profilo di
sistema utilizzato. Ogni profilo lavora insieme con un altro profilo superiore,
ed il risultato è la somma di tutti i profili. Quello superiore è quello
base, (/usr/portage/profiles/base).
Dare una occhiata alle impostazioni predefinite per il profilo 10-0:
Codice 2.1: Somma delle variabili USE make.defaults per il profilo 10.0 |
USE="a52 aac acpi alsa branding cairo cdr dbus dts dvd dvdr emboss encode exif
fam firefox flac gif gpm gtk hal jpeg lcms ldap libnotify mad mikmod mng
mp3 mp4 mpeg ogg opengl pango pdf png ppds qt3support qt4 sdl spell
startup-notification svg tiff truetype vorbis unicode usb X xcb x264 xml
xv xvid"
|
Come è evidente, questa variabile contiene già una serie di parole chiave.
Non alterare nessun file make.defaults per adattare la
variabile USE alle proprie esigenze in quanto le modifiche a questi file
vengono sovrascritte ad ogni aggiornamento del Portage.
Per cambiare la configurazione predefinita, è necessario aggiungere o rimuovere
parole chiave dalla variabile USE e questo può essere fatto globalmente
definendo la variabile USE nel file /etc/portage/make.conf. In
questa variabile è possibile aggiungere le flag USE aggiuntive richieste o
rimuoverne di non richieste nel qual caso occorre anteporre alla parola chiave
il segno meno ("-").
Per esempio, per rimuovere il supporto per KDE e QT ed aggiungere il supporto
per ldap, può essere definita la seguente dichiarazione della variabile
USE in /etc/portage/make.conf:
Codice 2.2: Un esempio di dichiarazione USE in /etc/portage/make.conf |
USE="-kde -qt4 ldap"
|
Dichiarare flag USE per pacchetti individuali
Qualche volta si desidera dichiarare una determinata flag USE per una (o per
più) applicazioni ma non per tutto il sistema. Per fare questo, si deve creare
la directory /etc/portage (se ancora non esiste) e modificare
/etc/portage/package.use. Solitamente è un file singolo, ma può
essere anche una directory: vedere man portage per ulteriori
informazioni. Il seguente esempio presuppone che package.use sia un file
singolo.
Per esempio, se non si vuole che berkdb sia supportato globalmente, ma lo
si desidera per mysql, si dovrebbe aggiungere:
Codice 2.3: Esempio di /etc/portage/package.use |
dev-db/mysql berkdb
|
Si possono naturalmente anche disabilitare le flag USE per una certa
applicazione. Per esempio, se non si desidera il supporto java in PHP:
Codice 2.4: Secondo esempio di /etc/portage/package.use |
dev-php/php -java
|
Dichiarare flag USE temporanee
In certi casi è utile dichiarare flag USE una sola volta. Invece di modificare
/etc/portage/make.conf due volte (una per la modifica e l'altra per
riportare il tutto all'origine) è possibile dichiarare la variabile USE come
fosse una variabile ambiente. Ricordarsi che, quando si ri-emerge o si aggiorna
questa applicazione (in modo esplicito o parte di un aggiornamento del sistema),
i cambiamenti saranno persi!
Segue un esempio di come rimuovere temporaneamente il supporto java durante
l'installazione di mozilla.
Codice 2.5: Usare USE come una variabile ambiente |
# USE="-java" emerge seamonkey
|
Precedenza
Naturalmente esiste un ordine definito riguardante la priorità delle
dichiarazioni nelle configurazioni USE. Non è necessario dichiarare
USE="-java" solo per vedere se "java" è ancora usato per una impostazione
con un'alta priorità. L'ordine di precedenza per le impostazioni di USE è il
seguente (i primi hanno la priorità più bassa):
-
USE predefinita dichiarata nei file make.defaults parte del
proprio profilo
-
Configurazione USE definita dall'utente in /etc/portage/make.conf
-
Configurazione USE definita dall'utente in
/etc/portage/package.use
- Dichiarazione USE definita dall'utente come variabile ambiente
Per vedere la configurazione finale di USE che viene usata da Portage,
eseguire emerge --info che visualizzerà una lista di tutte le variabili
rilevanti (incluso la variabile USE) col valore usato da Portage.
Codice 2.6: Eseguire emerge --info |
# emerge --info
|
Adattare il proprio sistema alle nuove flag USE
Se si sono cambiate le proprie flag USE e si desidera aggiornare l'intero
sistema, affinchè utilizzi le nuove flag USE, si può usare l'opzione
--newuse di emerge:
Codice 2.7: Ricompilare il sistema |
# emerge --update --deep --newuse world
|
Dopo, eseguire il depclean di Portage per rimuovere le dipendenze condizionali
che erano state emerse nel vecchio sistema, ma che sono diventate obsolete con
l'uso delle nuove flag USE.
Avvertenza:
Eseguire emerge --depclean è una operazione pericolosa e dovrebbe essere
fatta con cura. Ricontrollare la lista fornita di pacchetti "obsoleti" per
assicurarsi che non si rimuovano pacchetti di cui si ha bisogno. Nell'esempio
seguente si è aggiunto -p per avere solo la lista dei pacchetti senza
rimuoverli.
|
Codice 2.8: Rimuovere pacchetti obsoleti |
# emerge -p --depclean
|
Al termine del processo di depclean, eseguire revdep-rebuild per
ricompilare le applicazioni che sono collegate in modo dinamico agli oggetti
condivisi forniti dai pacchetti rimossi. revdep-rebuild è parte del
pacchetto gentoolkit; non dimenticarsi di emergerlo prima.
Codice 2.9: Eseguire revdep-rebuild |
# revdep-rebuild
|
Quando tutto è finito, il sistema userà le nuove flag USE.
2.c. Flag USE specifiche per pacchetto
Visualizzare le flag USE disponibili
Ecco l'esempio di seamonkey per vedere quali flag sono disponibili. Per
questo usare emerge con le opzioni --pretend e --verbose:
Codice 3.1: Vedere le flag USE utilizzate |
# emerge --pretend --verbose seamonkey
These are the packages that I would merge, in order:
Calculating dependencies ...done!
[ebuild R ] www-client/seamonkey-1.0.7 USE="crypt gnome java -debug -ipv6
-ldap -mozcalendar -mozdevelop -moznocompose -moznoirc -moznomail -moznopango
-moznoroaming -postgres -xinerama -xprint" 0 kB
|
emerge non è il solo strumento che fa questo, infatti ci sono strumenti
dedicati alla gestione delle informazioni sui pacchetti come equery che
fa parte del pacchetto gentoolkit. Occorre prima installare
gentoolkit:
Codice 3.2: Installare gentoolkit |
# emerge gentoolkit
|
Ora è possibile usare equery con l'argomento uses per avere la
lista dei flag USE usati da un dato pacchetto. Ad esempio per il pacchetto
gnumeric:
Codice 3.3: Usare equery per vedere le flag USE utilizzate |
# equery --nocolor uses =gnumeric-1.6.3 -a
[ Searching for packages matching =gnumeric-1.6.3... ]
[ Colour Code : set unset ]
[ Legend : Left column (U) - USE flags from make.conf ]
[ : Right column (I) - USE flags packages was installed with ]
[ Found these USE variables for app-office/gnumeric-1.6.3 ]
U I
- - debug : Enable extra debug codepaths, like asserts and extra output. If you want to get meaningful backtraces see http://www.gentoo.org/proj/en/qa/backtraces.xml .
+ + gnome : Adds GNOME support
+ + python : Adds support/bindings for the Python language
- - static : !!do not set this during bootstrap!! Causes binaries to be statically linked instead of dynamically
|
3. Caratteristiche di Portage
3.a. Caratteristiche di Portage
Portage ha molte altre caratteristiche che rendono Gentoo ancora migliore.
Molte di queste comprendono strumenti software che migliorano le prestazioni,
l'affidabilità, la sicurezza, ...
Per abilitare o disabilitare alcune caratteristiche di Portage, bisogna
modificare la variabile FEATURES di /etc/portage/make.conf, che
contiene varie keyword separate da spazi bianchi. In molti casi si devono
installare ulteriori strumenti sui quali sono basate le caratteristiche.
Non sono elencate qui tutte le caratteristiche che Portage supporta. Per una
descrizione completa si veda la manpage make.conf:
Codice 1.1: Vedere la manpage make.conf |
$ man make.conf
|
Per scoprire quali sono le caratteristiche di default, eseguire emerge
--info e cercare la variabile FEATURES o eseguire un grep:
Codice 1.2: Scoprire quali caratteristiche sono già impostate |
$ emerge --info | grep FEATURES
|
3.b. Compilazione Distribuita
Usare distcc
distcc è un programma per distribuire la compilazione su diverse
macchine, non necessariamente identiche, su una rete. Il client distcc
trasmette tutte le informazioni necessarie ai server distcc che vengono resi
disponibili tramite l'esecuzione di distccd, in modo che possano
compilare parte del codice sorgente per il client. Il risultato è un tempo di
compilazione inferiore.
E' possibile trovare più informazioni su distcc (e informazioni su come
deve funzionare con Gentoo) nella nostra Documentazione Gentoo su distcc.
Installare distcc
Distcc include un strumento grafico per tenere sotto controllo i task che il
computer sta inviando per la compilazione. Se si usa Gnome si inserisca 'gnome'
nella variabile USE. Se non si usa Gnome e si desidera comunque utilizzare il
monitor, si inserisca 'gtk' nella variabile USE.
Codice 2.1: Installare distcc |
# emerge distcc
|
Attivare il supporto di Portage
Aggiungere distcc alla variabile FEATURES in
/etc/portage/make.conf. Modificare la variabile MAKEOPTS a proprio
piacimento. In "-jX" la X è il numero di CPU che eseguono distccd
(incluso l'host attuale) più uno, ma si potrebbero avere migliori risultati
con altri numeri.
Eseguire distcc-config e impostare la lista di server distcc
disponibili. Per esempio si assume che i server distcc disponibili sono
192.168.1.102 (l'host attuale), 192.168.1.103 e 192.168.1.104 (due host
remoti):
Codice 2.2: Configurare distcc per usare tre server disponibili DistCC |
# distcc-config --set-hosts "192.168.1.102 192.168.1.103 192.168.1.104"
|
Non dimenticarsi di eseguire anche il demone distccd:
Codice 2.3: Avviare il demone distccd |
# rc-update add distccd default
# /etc/init.d/distccd start
|
3.c. Cache per la compilazione
Cosa è ccache
ccache è un veloce gestore cache per il compilatore. Dopo aver compilato
un programma, esso immagazzina i risultati intermedi, in modo che se si dovesse
ricompilare lo stesso programma, il tempo di compilazione sia notevolmente
ridotto. La prima volta che si esegue ccache, la sua esecuzione sarà molto più
lenta ad una normale compilazione. Ricompilazioni sequenziali dovrebbero invece
essere più veloci. ccache è utile solamente se si sta ricompilando più volte la
stessa applicazione; ciò è praticamente utile solo agli sviluppatori software.
Per maggiori informazioni su ccache, è possibile consultare la homepage di ccache.
Avvertenza:
È risaputo che ccache causa numerosi fallimenti nella compilazione.
Talvolta ccache preserva oggetti di codice inutili o file corrotti, che portano
alla mancata compilazione del pacchetto. Se ciò accade (se si ricevono errori
come "File not recognized: File truncated"), provare a ricompilare
l'applicazione disabilitando ccache ((FEATURES="-ccache" in
/etc/portage/make.conf) prima di aprire un bug report. A meno che
non si debbano eseguire lavori come sviluppatore, non abilitare ccache.
|
Installare ccache
Per installare ccache, eseguire emerge ccache:
Codice 3.1: Installare ccache |
# emerge ccache
|
Attivare il supporto di Portage
Aprire /etc/portage/make.conf e aggiungere ccache alla variabile
FEATURES. Poi, aggiungere una nuova variabile chiamata CCACHE_SIZE e
impostarla a "2G":
Codice 3.2: Editare CCACHE_SIZE in /etc/portage/make.conf |
CCACHE_SIZE="2G"
|
Per controllare se ccache funziona, si possono vedere le statistiche. Portage
usa una diversa directory home ccache e si deve impostare la variabile
CCACHE_DIR:
Codice 3.3: Esaminare le statistiche di ccache |
# CCACHE_DIR="/var/tmp/ccache" ccache -s
|
Il /var/tmp/ccache è la directory home di default di Portage; se
si desidera cambiare questa impostazione modificare la variabile
CCACHE_DIR in /etc/portage/make.conf.
Se si esegue ccache, si usa la posizione di default di
${HOME}/.ccache, ed è per questo che si deve impostare la
variabile CCACHE_DIR quando si cercano le statistiche (Portage)
ccache.
Usare ccache per la compilazione di C non-Portage
Se si desidera usare ccache per compilazioni non-Portage, si aggiunga
/usr/lib/ccache/bin all'inizio della variabile PATH (prima di
/usr/bin). Può essere fatto modificando
.bash_profile nella directory home del proprio utente. Usare
.bash_profile è un modo per definire la variabile PATH.
Codice 3.4: Modificare .bash_profile |
PATH="/usr/lib/ccache/bin:/opt/bin:${PATH}"
|
3.d. Supporto per pacchetti binari
Creare pacchetti precompilati
Portage supporta l'installazione di pacchetti precompilati. Anche se Gentoo
non fornisce pacchetti precompilati (tranne GRP), Portage può essere informato
dei pacchetti precompilati.
Per creare un pacchetto precompilato si può usare quickpkg se il
pacchetto è già installato sul sistema, o emerge con le opzioni
--buildpkg o --buildpkgonly.
Se si desidera che Portage crei pacchetti precompilati di ogni singolo
pacchetto che si installa, aggiungere buildpkg alla variabile
FEATURES.
Supporto più esteso per le impostazioni sui pacchetti precompilati può essere
ottenuto con il catalyst. Per ulteriori informazioni sul catalyst
leggere le Domande frequenti su
Catalyst.
Installare pacchetti precompilati
Anche se Gentoo non li fornisce, si può creare un repository centrale dove
mettere i pacchetti precompilati. Se si desidera usare questo repository, si
deve far puntare la variabile PORTAGE_BINHOST ad esso. Per esempio, se i
pacchetti precompilati sono su ftp://buildhost/gentoo:
Codice 4.1: Impostare PORTAGE_BINHOST in /etc/portage/make.conf |
PORTAGE_BINHOST="ftp://buildhost/gentoo"
|
Quando si desidera installare un pacchetto precompilato, si deve aggiungere
l'opzione --getbinpkg al comando emerge accanto all'opzione
--usepkg. Il primo (--getbinpkg) dice a emerge di scaricare il
pacchetto precompilato dal server precedentemente definito mentre il secondo
(--usepkg) chiede a emerge di cercare di installare il pacchetto
precompilato prima di scaricare i sorgenti e compilarlo.
Per esempio, per installare gnumeric con i pacchetti precompilati:
Codice 4.2: Installare il pacchetto precompilato gnumeric |
# emerge --usepkg --getbinpkg gnumeric
|
Più informazioni sulle opzioni di emerge con i pacchetti precompilati possono
essere trovate nella manpage emerge:
Codice 4.3: Vedere manpage emerge |
$ man emerge
|
3.e. Scaricare file
Scaricamenti paralleli
Quando si stanno emergendo una serie di pacchetti, Portage può scaricare i
file sorgenti del prossimo pacchetto nella lista, anche se sta compilando un
altro pacchetto. Per usare questa opzione, aggiungere "parallel-fetch" alla
propria FEATURES. Da notare che questa feature è già attiva, quindi non si deve
specificatamente abilitarla.
Userfetch
Quando Portage è eseguito da root, FEATURES="userfetch" permette a Portage di
levarsi dai privilegi di root mentre scarica i sorgenti di un pacchetto.
Questo è un piccolo miglioramento di sicurezza.
3.f. Prelevare snapshot del Portage convalidati
Come amministratori del sistema, si può decidere di aggiornare il proprio albero
del Portage solo attraverso uno snapshot del Portage convalidato
crittograficamente rilasciato dall'infrastruttura Gentoo. Questo assicura che
che nessun mirror rsync malevolo aggiunga codice o pacchetti indesiderati
all'albero che si sta scaricando.
Per configurare Portage, si deve prima creare un deposito sicuro dove scaricare
e accettare le chiavi fornite dall'Infrastruttura Gentoo responsabile per la
firma degli snapshot dell'albero di Portage. Naturalmente, se si vuole farlo,
è possibile convalidare questa chiave GPG come indicato nelle appropriate indicazioni (ad
esempio verificando l'impronta. Puoi trovare la lista delle chiavi GPG usate dal
team di release engineering sulla loro pagina.
Codice 6.1: Creare un deposito sicuro per Portage |
# mkdir -p /etc/portage/gpg
# chmod 0700 /etc/portage/gpg
# gpg --homedir /etc/portage/gpg --keyserver subkeys.pgp.net --recv-keys 0x239C75C4 0x96D8BF6D
# gpg --homedir /etc/portage/gpg --edit-key 0x239C75C4 trust
# gpg --homedir /etc/portage/gpg --edit-key 0x96D8BF6D trust
|
Successivamente, modificare /etc/portage/make.conf abilitando il supporto
per la convalida degli snapshot di Portage firmati (usando
FEATURES="webrsync-gpg") e disabilitando l'aggiornamento di Portage
attraverso il metodo ordinario emerge --sync.
Codice 6.2: Aggiornare Portage per la convalida degli snapshot firmati |
FEATURES="webrsync-gpg"
PORTAGE_GPG_DIR="/etc/portage/gpg"
SYNC=""
|
Fatto. La prossima volta che verrà eseguito emerge-webrsync, solo gli
snapshot con una firma valida verranno incorporati nel proprio sistema.
4. Initscripts
4.a. Runlevel
Avviare il sistema
All'avvio del sistema, ci sono molte scritte che scorrono e il testo è il
medesimo ad ogni avvio. La sequenza di tutte queste azioni viene chiamata
sequenza di boot ed è (più o meno) definita staticamente.
Per prima cosa, il boot loader carica l'imagine del kernel, definita nella
configurazione in memoria, dopo di che dice alla CPU di eseguire il kernel.
Quando il kernel è caricato e in esecuzione, inizializza tutte le strutture e i
lavori specifici del kernel ed avvia il processo init.
Questo processo si assicura che tutti i filesystem (definiti in
/etc/fstab) siano montati e pronti per l'uso. Poi esegue alcuni
script situati in /etc/init.d, che avviano i servizi necessari per
un corretto avvio del sistema.
Alla fine, quando tutti gli script sono eseguiti, init attiva i terminali
(nella maggior parte dei casi solo le console virtuali che sono nascoste in
Alt-F1, Alt-F2, ecc.) attaccandogli un processo chiamato
agetty. Questo processo per prima cosa si assicura che sia possibile
eseguire il login su questi terminali eseguendo login.
Init Script
Ora init non esegue gli script in /etc/init.d casualmente.
Inoltre, non lancia tutti gli script in /etc/init.d, ma solo quelli
che gli è stato detto di eseguire. Decide che script eseguire guardando in
/etc/runlevels.
Prima, init esegue tutti gli script da /etc/init.d che hanno
un link simbolico in /etc/runlevels/boot. Solitamente, esegue gli
script in ordine alfabetico, ma alcuni di essi hanno delle informazioni di
dipendenze all'interno, che dicono al sistema che un altro script deve essere
avviato prima che possa essere avviati loro stessi.
Quando tutti gli script refenziati in /etc/runlevels/boot sono
stati eseguiti, init continua eseguendo gli script che hanno un
collegamento simbolico in /etc/runlevels/default. Ancora, usa
l'ordine alfabetico per decidere che script avviare prima, a meno che lo script
non abbia dipendenze, nel qual caso l'ordine viene cambiato per fornire una
valida sequenza di boot.
Come lavora init
Certamente init non decide tutto da solo. Ha bisogno di un file di
configurazione che specifica quali azioni debba eseguire. Questo file di
configurazione è /etc/inittab.
La prima azione di init è di montare tutti i filesystem. Questo è
definito nella seguente linea di /etc/inittab:
Codice 1.1: La linea di inizializzazione del sistema in /etc/inittab |
si::sysinit:/sbin/rc sysinit
|
Questa linea dice a initche deve eseguire /sbin/rc sysinit per
inizializzare il sistema. Lo script /sbin/rc si occupa
dell'inizializzazione, init infatti non fa molto: esso delega altri
compiti, come l'inizializzazione del sistema, ad un'altro processo.
In secondo luogo init esegue gli script che hanno un collegamento in
/etc/runlevels/boot. Questo è definito dalla seguente linea:
Codice 1.2: Inizializzazione del sistema, continua |
rc::bootwait:/sbin/rc boot
|
Ancora lo script rc provvede ai compiti necessari. Notare che l'opzione
passata a rc (boot) è la stessa della sottodirectory
/etc/runlevels.
Ora init controlla il suo file di configurazione per vedere quale
runlevel deve eseguire. Per deciderlo, legge la seguente linea da
/etc/inittab:
Codice 1.3: La linea initdefault |
id:3:initdefault:
|
In questo caso (che la maggioranza di utenti Gentoo usa), l'id del
runlevel è 3. Usando questa informazione, init vede che deve
avviare il runlevel 3:
Codice 1.4: La definizione del runlevel |
l0:0:wait:/sbin/rc shutdown
l1:S1:wait:/sbin/rc single
l2:2:wait:/sbin/rc nonetwork
l3:3:wait:/sbin/rc default
l4:4:wait:/sbin/rc default
l5:5:wait:/sbin/rc default
l6:6:wait:/sbin/rc reboot
|
La linea che definisce il livello 3, ancora, usa lo script rc per avviare
il servizio (ora con argomento default). L'argomento di rc è
ancora lo stesso della sottodirectory in /etc/runlevels.
Quando rc ha finito, init decide quale console virtuale attivare
e quali comandi devono essere eseguiti su ciascuna console:
Codice 1.5: Definizione delle console virtuali |
c1:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty1 linux
c2:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty2 linux
c3:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty3 linux
c4:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty4 linux
c5:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty5 linux
c6:12345:respawn:/sbin/agetty 38400 tty6 linux
|
Cos'è un runlevel?
Init usa uno schema numerico per decidere quale runlevel attivare.
Un runlevel è uno stato nel quale il sistema viene avviato e contiene una
collezione di script (runlevel script o initscript) che devono essere
eseguiti quando si entra o si lascia un runlevel.
In Gentoo, ci sono sette runlevel definiti: tre runlevel interni, e quattro
runlevel definiti dall'utente. I runlevel interni si chiamano sysinit,
shutdown e reboot e fanno esattamente quello che i nomi implicano:
inizializzano il sistema, spengono il sistema e riavviano il sistema.
I runlevel definiti dall'utente sono delle sottodirectory di
/etc/runlevels: boot, default,
nonetwork e single. Il runlevel boot
avvia tutti i servizi necessari al sistema che tutti gli altri runlevel
usano. I rimanenti tre differiscono per i servizi avviati: default
viene usato per le operazioni di tutti i giorni, nonetwork è usato
in caso non sia necessaria alcuna connettività, e single viene
usato per riparare il sistema.
Lavorare con gli script di Init
Gli script che il processo rc avvia sono chiamati init script.
Ogni script in /etc/init.d può essere eseguito con gli argomenti
start, stop, restart, pause, zap,
status, ineed, iuse, needsme, usesme o
broken.
Per avviare, fermare o riavviare un servizio (e tutti i servizi dipendenti),
vengono usati start, stop e restart:
Codice 1.6: Avviare Postfix |
# /etc/init.d/postfix start
|
Nota:
Solo i servizio necessari al servizio dato saranno fermati o riavviati.
Gli altri servizi dipendenti (quelli che usa ma non gli sono necessari)
non vengono toccati.
|
Per fermare un servizio, ma non i servizi che dipendono da lui si può usare
l'argomento pause:
Codice 1.7: Fermare Postfix ma mantenere in esecuzione i servizi dipendenti |
# /etc/init.d/postfix pause
|
Per vedere un servizio in che stato si trova (started, stopped, paused, ...) si
può usare l'argomento status:
Codice 1.8: Informazioni di stato per postfix |
# /etc/init.d/postfix status
|
Se le informazioni di stato dicono che un servizio è in esecuzione, ma non è
così, si può fare il reset delle informazioni di stato a "stopped" con
l'argomento zap:
Codice 1.9: reset delle informazioni di stato per postfix |
# /etc/init.d/postfix zap
|
Per sapere quali dipendenze ha un servizio si può usare iuse o
ineed. Con ineed vengono mostrati i servizi veramente necessari
per il corretto funzionamento del servizio. iuse invece mostra i servizi
che vengono usati ma non sono necessari al servizio per il corretto
funzionamento.
Codice 1.10: Richiedere la lista di tutti i servizi da cui Postfix dipende |
# /etc/init.d/postfix ineed
|
In modo simile si può chiedere la lista dei servizi che dipendono da lui
(needsme) o possono usarlo
Codice 3.19: Richiedere la lista dei servizi che richiedono Postfix |
# /etc/init.d/postfix needsme
|
Infine, si possono chiedere quali dipendenze, richieste da un servizio, sono
mancanti:
Codice 1.12: Richiedere la lista delle dipendenze mancanti per Postfix |
# /etc/init.d/postfix broken
|
4.b. Lavorare con rc-update
Cos'è rc-update?
Il sistema di init in Gentoo usa un albero di dipendenze per decidere quali
dipendenze vanno avviate prima. Essendo un compito tedioso da eseguire
manualmente c'è uno strumento che rende semplice l'amministrazione dei runlevel
e init script.
Con rc-update si possono aggiungere e rimuovere init script da un
runlevel. Lo strumento rc-update automaticamente interroga
depscan.sh per ricostruire l'albero delle dipendenze.
Aggiungere e rimuovere servizi
Lo script rc-update richiede un secondo argomento che definisce l'azione:
add, del o show.
Per aggiungere o rimuovere un'init script, bisogna passare a rc-update
l'argomento add o del, seguito dallo script di init e dal
runlevel. Per esempio:
Codice 2.1: Rimuovere Postfix dal runlevel default |
# rc-update del postfix default
|
Il comando rc-update -v show mostra tutti gli script di init disponibili
e in quale runlevel vengono eseguiti:
Codice 2.2: Ricevere informazioni sugli init script |
# rc-update -v show
|
È possibile anche usare rc-update show (senza -v) per vedere
solamente gli script di init abilitati e il loro runlevel.
4.c. Configurare i servizi
Perchè una configurazione aggiuntiva?
Gli Init script possono essere complessi. Qui non si è interessati a far
modificare direttamente gli init script, dato che sono piuttosto proni a
errori. È comunque importante saper configurare bene un servizio, ad esempio per
per dare più opzioni al servizio stesso.
Un secondo motivo è di avere la configurazione al di fuori dell'init script per
aggiornare gli init script senza preoccuparsi di perdere i cambiamenti alla
configurazione.
La directory /etc/conf.d
Gentoo fornisce un modo semplice per configurare i servizi: ogni init script
che può esser configurato ha un file in /etc/conf.d. Per esempio,
l'init script di apache2 (chiamato /etc/init.d/apache2) ha un file
di configurazione chiamato /etc/conf.d/apache2, che contiene le
opzioni che si vogliono passare al server Apache 2 quando esso viene avviato:
Codice 3.1: Variabili definite in /etc/conf.d/apache2 |
APACHE2_OPTS="-D PHP5"
|
I file di configurazione contengono variabili e solo quello (tipo
/etc/portage/make.conf), e rendono davvero facile configurare un servizio.
Permettono inoltre di aggiungere molte informazioni sulle variabili (come
commenti).
4.d. Scrivere Init Scripts
È necessario?
No. Scrivere init script non è solitamente necessario dato che Gentoo fornisce
init script pronti all'uso per ogni servizio. Comunque, si potrebbe installare
un servizio senza usare Portage, nel qual caso probabilmente è necessario creare
un init script.
È consigliabile non usare init script forniti dal servizio se non sono scritti
esplicitamente per Gentoo: gli init script di Gentoo non sono compatibili con
quelli usati dalle altre distribuzioni!
Layout
Il layout di base di un init script è mostrato sotto.
Codice 4.1: Layout di base di un init script |
#!/sbin/runscript
depend() {
}
start() {
}
stop() {
}
|
Ogni init script richiede che la funzione start() sia definita.
Tutte le altre sezioni sono opzionali.
Dipendenze
Ci sono due tipi di impostazioni simili alle dipendenze che possono influenzare
l'avvio o la sequenza degli script: use e need. Oltre a queste
due, ci sono altri due metodi che influenzano l'ordine di esecuzione, chiamati
before e after. Gli ultimi due non sono delle vere dipendenze -
non provocano il fallimento dell'init script originale se quello indicato
non è programmato per avviarsi (o fallisce l'avvio).
-
L'impostazione use informa il sistema init che lo script usa
le funzionalità offerte dallo script indicato, ma non dipende direttamente
da quello. Un buon esempio potrebbe essere use logger o use
dns. Se questi servizi sono disponibili, verranno adeguatamente
utilizzati, ma se non si ha un logger o un server DNS i servizi
funzioneranno ugualmente. Se i servizi esistono, allora verranno avviati
prima dello script che ne fa uso.
-
L'impostazione need è una vera dipendenza. Significa che lo script
che ha bisogno di un altro script non partirà prima che l'altro si sia
avviato correttamente. Inoltre, se l'altro script verrà riavviato, allora
anche lo script che ne ha bisogno verrà riavviato.
-
Quando si usa before, lo script verrà avviato prima di quello
indicato se quello indicato fa parte del livello di init. Quindi, im
init script xdm che dichiara before alsasound partirà
prima dello script alsasound, ma solo se alsasound
è programmato per avviarsi nello stesso livello di init. Se
alsasound non è programmato per avviarsi, allora questa
impostazione non ha effetto e xdm verrà avviato quando il
sistema init lo riterrà appropriato.
-
In modo analogo, after informa il sistema init che lo script dovrà
essere avviato dopo quello indicato, se quello indicato fa parte del
livello di init. Altrimenti l'impostazione non ha effetto e lo script verrà
avviato quando il sistema init lo riterrà appropriato.
Dovrebbe essere chiaro da quanto scritto sopra che need è l'unica "vera"
dipendenza, in quanto determina se lo script verrà avviato o meno. Tutte le
altre sono semplici indicazioni al sistema init per chiarire in quale ordine gli
script devono (o dovrebbero) essere eseguiti.
Ora, se si osservano i molti init script disponibili in Gentoo, si noterà che
alcuni hanno dipendenze rispetto a cose che non sono init script. Chiamiamo
queste "cose" dipendenze virtuali.
Una dipendenza virtuale è una dipendenza che fornisce un servizio, ma non
è fornita solo da quel servizio. L'init script può dipendere da logger di
sistema, ma possono essercene molti altri disponibili (metalogd, syslog-ng,
sysklogd, ...). Dato che non è possibile mettere need per ognuno di loro
(nessun sistema ha tutti questi logger di sistema installati e in esecuzione) ci
si assicura che tutti questi servizi forniscano una dipendenza virtuale.
Ora verranno esaminate le informazioni relative alle dipendenze del servizio
postfix.
Codice 4.2: Informazioni di dipendenze per Postfix |
depend() {
need net
use logger dns
provide mta
}
|
Com'è possibile vedere, il servizio postfix:
-
richiede la dipendenza (virtuale) net(che è fornita, per esempio,
da /etc/init.d/net.eth0)
-
usa la dipendenza (virtuale) logger (che è fornita per esempio, da
/etc/init.d/syslog-ng)
-
usa la dipendenza (virtuale) dns (che è fornita, per esempio da
/etc/init.d/named)
-
fornisce la dipendenza (virtuale) mta (che è comune a tutti i mail
server)
Controllare l'ordine
Come descritto nella sezione precedente, si può istruire il sistema init
sull'ordine da seguire per avviare (o fermare) gli init script. L'ordine è
governato da entrambe le use e need, ma anche dalle impostazioni
di ordinamento before e after. Poich* queste impostazioni sono
state già descritte in precedenza, prendiamo il servizio Portmap come esempio
di init script.
Codice 4.3: La funzione depend() nel servizio Portmap |
depend() {
need net
before inetd
before xinetd
}
|
Si può anche usare "*" per selezionare tutti i servizi nello stesso runlevel,
ma non è consigliabile.
Codice 4.4: Eseguire un init script come primo script nel runlevel |
depend() {
before *
}
|
Se il servizio deve scrivere su dischi locali, dovrebbe aver bisogno di
localmount. Se non mette niente in /var/run, come un
pidfile, allora dovrebbe partire dopo bootmisc:
Codice 4.5: Esempio di funzione depend() |
depend() {
need localmount
after bootmisc
}
|
Funzioni Standard
Dopo la funzione depend(), è necessario definire la funzione
start(). Questa contiene tutti i comandi necessari ad inizializzare il
servizio. È consigliabile usare le funzioni ebegin e eend per
informare l'utente su cosa sta accadendo:
Codice 4.6: Esempio di funzione start() |
start() {
if [ "${RC_CMD}" = "restart" ];
then
fi
ebegin "Starting my_service"
start-stop-daemon --start --exec /path/to/my_service \
--pidfile /path/to/my_pidfile
eend $?
}
|
Sia --exec che --pidfile dovrebbero essere usati nelle funzioni
start e stop. Se il servizio non crea un pidfile, usare se possibile
--make-pidfile. Altrimenti non usare pidfile. Si può anche aggiungere
--quiet alle opzioni start-stop-daemon, ma non è raccomandato.
L'uso di --quiet potrebbe ostacolare il debugging se il servizio non si
avvia correttamente.
Un'altra impostazione di rilievo utilizzata nell'esempio precedente è il
controllo dela varaibile RC_CMD. A differenza del sistema init
precedente, il nuovo sistema openrc non supporta una funzione specifica
per il restart. Di conseguenza, lo script ha bisogno di controllare il contenuto
di RC_CMD per vedere se una funzione (che sia start() o
stop()) deve essere invocata come parti di un restart o meno.
Nota:
Assicurarsi che --exec chiami un servizio e non uno script shell che
lancia servizi e esce: è a questo che serve l'init script.
|
Se si ha bisogno di più esempi della funzione start(), leggere il codice
sorgente degli init script disponibili nella propria directory
/etc/init.d.
Un'altra funzione che può essere definita è stop(). Non si è obbligati a
definire questa funzione! Il sistema di init è abbastanza intelligente da
inserire da solo questa funzione se si usa start-stop-daemon.
Ecco une esempio di una funzione stop():
Codice 4.7: Esempio funzione stop() |
stop() {
ebegin "Stopping my_service"
start-stop-daemon --stop --exec /path/to/my_service \
--pidfile /path/to/my_pidfile
eend $?
}
|
Se il servizio esegue qualche altro script (per esempio bash, python o perl), e
questo script più avanti cambia i nomi (per esempio da foo.py a
foo), si deve aggiungere --name a start-stop-daemon. Si
deve specificare il nome che sarà cambiato dallo script. In questo esempio, un
servizio fa partire foo.py, che cambia nome in foo:
Codice 4.8: Un servizio che fa partire lo script foo |
start() {
ebegin "Starting my_script"
start-stop-daemon --start --exec /path/to/my_script \
--pidfile /path/to/my_pidfile --name foo
eend $?
}
|
start-stop-daemon ha una eccellente pagina man per vedere maggiori
opzioni:
Codice 4.9: Pagina Man di start-stop-daemon |
$ man start-stop-daemon
|
La sintassi di init script di Gentoo è basata su POSIX così
si possono usare costrutti compatibili sh nei propri init script.
Tenere altri costrutti come bash specifici, al di fuori dallo script
di init per essere sicuri che lo script funzioni indipendentemente
dai cambi che Gentoo potrebbe fare sul proprio sistema di init.
Aggiungere opzioni personalizzate
Se si ha bisogno di maggiori opzioni negli init script, si può aggiungere
l'opzione alla variabile extra_commands, e creare una funzione con lo
stesso nome dell'opzione. Per esempio, per il supporto di un'opzione chiamata
restartdelay:
Codice 4.10: Aggiungere l'opzione restartdelay |
extra_commands="restartdelay"
restartdelay() {
stop
sleep 3
start
}
|
Importante:
La funzione restart() non può essere sovrascritta in openrc!
|
Variabili di configurazione dei servizi
Non occorre fare nulla per supportare un file di configurazione in
/etc/conf.d: se l'init script viene eseguito, vengono
automaticamente processati i seguenti file (e per esempio le variabili sono
pronte per essere usate):
- /etc/conf.d/<vostro init script>
- /etc/conf.d/basic
- /etc/rc.conf
Inoltre, se l'init script fornisce una dipendenza virtuale (come net),
viene processato anche il file associato a questa dipendenza (come
/etc/conf.d/net).
4.e. Cambiare il comportamento del Runlevel
Può effettivamente essere utile?
Molti utenti di portatili conoscono la situazione: a casa si ha bisogno di
avviare net.eth0 ma non si vuole avviare net.eth0 quando si è in
giro (se non c'è nessuna rete disponibile). Con Gentoo si può alterare il
comportamento del runlevel per venire incontro alle proprie esigenze.
Per esempio si può creare un secondo runlevel "default" con cui effettuare il
boot contenente altri init script assegnati ad esso. Si può selezionare al
momento del boot quale runlevel predefinito usare.
Usare softlevel
Per prima cosa, creare la directory di runlevel per il secondo "default"
runlevel. Per esempio per creare il runlevel offline:
Codice 5.1: Creare la directory di runlevel |
# mkdir /etc/runlevels/offline
|
Aggiungere i necessari init script al nuovo runlevel creato. Per esempio, per
avere una copia del corrente runlevel default ma senza net.eth0:
Codice 5.2: Aggiungere gli init script necessari |
# cd /etc/runlevels/default
# for service in *; do rc-update add $service offline; done
# rc-update del net.eth0 offline
# rc-update show offline
acpid | offline
domainname | offline
local | offline
net.eth0 |
|
Anche se net.eth0 è stato rimosso dal runlevel offline, udev
potrebbe tentare ancora di avviare ogni dispositivo che rileva e avviare i
servizi relativi, una funzionalità chiamata hotplugging. Come
impostazione predefinita, Gentoo non abilita l'hotplugging.
Se si vuole abilitare l'hotplugging, ma solo per un certo insime di script, si
può usare la variabile rc_hotplug in /etc/rc.conf:
Codice 5.3: Disabilitare i servizi iniziati dai dispositivi in /etc/rc.conf |
rc_hotplug="net.wlan !net.*"
|
Nota:
Per maggiori informazioni sui servizi inizializzati per i diversi componenti, si
invita a porre attenzione nei commenti del file /etc/rc.conf.
|
Ora bisogna configurare il bootloader e aggiungere una nuova voce per il
runlevel offline. Per esempio in /boot/grub/grub.conf:
Codice 5.4: Aggiungere una voce per offline runlevel |
title Gentoo Linux Offline Usage
root (hd0,0)
kernel (hd0,0)/kernel-2.4.25 root=/dev/hda3 softlevel=offline
|
Se per il boot del sistema si seleziona la nuova voce il runlevel offline
viene usato al posto del default.
Usare bootlevel
Usare bootlevel è completamente analogo a softlevel. L'unica
differenza è che si sta definendo un secondo runlevel di "boot" invece di un
secondo runlevel "default".
5. Variabili di ambiente
5.a. Variabile d'ambiente
Cosa sono
Una variabile ambiente è un oggetto nominale che contiene informazioni usate da
una o più applicazioni. Questo risulta essere un po' misterioso o di difficile
gestione da parte di molti utenti, specialmente coloro che si avvicinano per la
prima volta a Linux. L'uso di variabili ambiente, invece, può facilitare la
modifica della configurazione per una o più applicazioni.
Esempi importanti
Segue una tabella con la lista delle variabili usate su un sistema Linux e la
loro descrizione. I valori di esempio sono presentati di seguito.
| Variabile |
Descrizione |
| PATH |
Variabile che contiene una lista di directory, separate dai due punti (:),
nelle quali il sistema cerca file eseguibili. Se si digita un comando (come
ls, rc-update o emerge) che non è presente nella lista,
il sistema non può essere in grado di eseguirlo, a meno che non si digiti il
comando preceduto da tutto il percorso, come /bin/ls.
|
| ROOTPATH |
Variabile che ha la stessa funzione di PATH, con la sola differenza
che le directory specificano il percorso di ricerca per comandi digitati
dall'utente root.
|
| LDPATH |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
per la ricerca delle librerie da parte del linker dinamico.
|
| MANPATH |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
per la ricerca delle pagine man da parte del comando man.
|
| INFODIR |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
per la ricerca delle pagine info da parte del comando info.
|
| PAGER |
Variabile che contiene il percorso del programma usato per visualizzare il
contenuto di file di testo (come less o more).
|
| EDITOR |
Variabile che contiene il percorso del programma usato per modificare
il contenuto di file di testo (come nano o vi).
|
| KDEDIRS |
Variabile che contiene la lista di directory, separate dai due punti (:),
nelle quali si trova materiale specifico per KDE.
|
| CONFIG_PROTECT |
Variabile che contiene la lista di directory, separate da spazi, che
vengono protette durante il processo di aggiornamento del sistema da parte
del Portage.
|
| CONFIG_PROTECT_MASK |
Variabile che contiene la lista di directory, separate da spazi,
che non dovranno essere protette durante il processo di aggiornamento del
sistema da parte del Portage.
|
Segue un esempio di definizione di tutte queste variabili:
Codice 1.1: Esempio di definizioni |
PATH="/bin:/usr/bin:/usr/local/bin:/opt/bin:/usr/games/bin"
ROOTPATH="/sbin:/bin:/usr/sbin:/usr/bin:/usr/local/sbin:/usr/local/bin"
LDPATH="/lib:/usr/lib:/usr/local/lib:/usr/lib/gcc-lib/i686-pc-linux-gnu/3.2.3"
MANPATH="/usr/share/man:/usr/local/share/man"
INFODIR="/usr/share/info:/usr/local/share/info"
PAGER="/usr/bin/less"
EDITOR="/usr/bin/vim"
KDEDIRS="/usr"
CONFIG_PROTECT="/usr/X11R6/lib/X11/xkb /opt/tomcat/conf \
/usr/kde/3.1/share/config /usr/share/texmf/tex/generic/config/ \
/usr/share/texmf/tex/platex/config/ /usr/share/config"
CONFIG_PROTECT_MASK="/etc/gconf"
|
5.b. Definire variabili globali
La directory /etc/env.d
Per centralizzare la definizione di queste variabili, è stata introdotta in
Gentoo la directory /etc/env.d. All'interno di questa directory si
trovano un certo numero di file, come 00basic, 05gcc,
ecc. che contengono le variabili necessarie alle applicazioni menzionate nel
nome del file.
Per maggiore chiarezza; quando si installa il gcc, viene anche creato
dall'ebuild un file chiamato 05gcc, che contiene la definizione
delle seguenti variabili:
Codice 2.1: /etc/env.d/05gcc |
PATH="/usr/i686-pc-linux-gnu/gcc-bin/3.2"
ROOTPATH="/usr/i686-pc-linux-gnu/gcc-bin/3.2"
MANPATH="/usr/share/gcc-data/i686-pc-linux-gnu/3.2/man"
INFOPATH="/usr/share/gcc-data/i686-pc-linux-gnu/3.2/info"
CC="gcc"
CXX="g++"
LDPATH="/usr/lib/gcc-lib/i686-pc-linux-gnu/3.2.3"
|
In altre distribuzioni la definizione di variabili ambiente viene fatta con
modifiche o aggiunte al file /etc/profile o ad altre locazioni.
D'altra parte l'uso di Gentoo facilita la manutenzione e la gestione delle
variabili ambiente, dato che non occorre fare attenzione ai numerosi file che
possono contenere variabili ambiente.
Per esempio, durante l'aggiornamento del gcc viene anche aggiornato il
file /etc/env.d/05gcc senza nessuna richiesta di interazione da
parte dell'utente.
Di questo sono beneficiari il Portage e anche l'utente. Occasionalmente potrebbe
nascere l'esigenza di configurare una variabile ambiente a livello globale.
Prendiamo per esempio la variabile http_proxy. Invece di modificare
l'/etc/profile, basta creare un file
/etc/env.d/99local, e inserire la seguente definizione:
Codice 2.2: /etc/env.d/99local |
http_proxy="proxy.server.com:8080"
|
L'uso dello stesso file per tutte le variabili utente, aiuta ad avere una
panoramica delle variabili definite in seguito dall'utente stesso.
Lo script env-update
Alcuni file in /etc/env.d definiscono la variabile PATH.
L'esecuzione di env-update appende le diverse definizioni prima di
aggiornare le variabili ambiente, rendendo semplice l'aggiunta di variabili
ambiente ai pacchetti (o agli utenti) senza interferire con i valori già
presenti.
Lo script env-update appende i valori dei file in /etc/env.d
in ordine alfabetico. I nomi dei file devono iniziare con due cifre decimali.
Codice 2.3: Ordine di aggiornamento di env-update |
00basic 99kde-env 99local
+-------------+----------------+-------------+
PATH="/bin:/usr/bin:/usr/kde/3.2/bin:/usr/local/bin"
|
La concatenazione di variabili non è sempre possibile, la si può ottenere con
le seguentI: ADA_INCLUDE_PATH, ADA_OBJECTS_PATH,
CLASSPATH, KDEDIRS, PATH, LDPATH,
MANPATH, INFODIR, INFOPATH, ROOTPATH,
CONFIG_PROTECT, CONFIG_PROTECT_MASK, PRELINK_PATH,
PRELINK_PATH_MASK, PKG_CONFIG_PATH e PYTHONPATH.
Per tutte le altre variabili è usato l'ultimo valore
definito (in ordine alfabetico dei file in /etc/env.d).
Puoi aggiungere più variabili in questa list di variabili concatenate aggiungendo
il nome della variabile a una tra: COLON_SEPARATED o SPACE_SEPARATED
(anche dentro un file env.d).
Durante l'esecuzione di env-update vengono create tutte le variabili
ambiente e verranno poste in /etc/profile.env (usato a sua volta da
/etc/profile). Vengono inoltre estratte le informazioni dalla
variabile LDPATH per creare il file /etc/ld.so.conf. Dopo di
che, viene eseguito il comando ldconfig per ricreare il file
/etc/ld.so.cache usato dal linker dinamico.
Per vedere l'effetto immediato di env-update dopo il suo uso, eseguire il
seguente comando per aggiornare l'ambiente. Utenti che hanno installato Gentoo,
si ricordano probabilmente questo dalle istruzioni di installazione:
Codice 2.4: Aggiornare l'ambiente |
# env-update && source /etc/profile
|
Nota:
Il comando precedente aggiorna solo le variabili nel terminale corrente e nelle
nuove console. Se si sta lavorando in X11 si dovrà digitare source
/etc/profile in ogni altro terminale che si aprirà o se si riavvierà X così
che tutti i nuovi terminali abbiano le nuove variabili. Se si usa un login
manager passare a root e digitare /etc/init.d/xdm restart. Saltando
questo ultimo comando si dovrà fare il logout e di nuovo il login per X per
ottenere i nuovi valori delle variabili.
|
Importante:
Non è possibile sfruttare le variabili della shell quando vengono definite altre
variabili. Questo significa che cose come FOO="$BAR" (dove $BAR è
un'altra variabile) non sono permesse.
|
5.c. Definire variabili locali
Specifiche dell'utente
Non sempre è conveniente definire variabili ambiente a livello globale. Per
esempio, l'aggiunta di /home/mioutente/bin e la attuale directory
(quella in cui ci si trova) alla variabile PATH non dovrebbe riflettersi
su tutti gli altri utenti. E' necessario definire una variabile ambiente locale
e per questo occorre usare i file ~/.bashrc o
~/.bash_profile:
Codice 3.1: Estendere PATH per uso locale in ~/.bashrc |
PATH="${PATH}:/home/mioutente/bin"
|
Dopo un nuovo login, la variabile PATH viene aggiornata.
Specifiche alla sessione
A volte sono necessarie anche definizioni più ristrette. Potrebbe essere il caso
in cui è necessario usare file binari di una directory temporanea senza usare il
percorso dei binari di sistema o senza modificare ~/.bashrc per la
temporaneità dell'uso.
In questo caso si può definire la variabile PATH nella sessione corrente
usando il comando export. Finché non si esegue un'operazione di logout,
la variabile PATH manterrà la configurazione temporanea.
Codice 3.2: Definire una variabile ambiente specifica per una sessione |
# export PATH="${PATH}:/home/my_user/tmp/usr/bin"
|
C. Lavorare con Portage
1. File e Directory
1.a. I file del Portage
Direttive per la configurazione
Portage usa le configurazioni predefinite memorizzate in
/etc/make.globals. Scorrendo questo file, si noterà che tutta la
configurazione del Portage è gestita da variabili. Quali sono queste variabili
ed il loro significato è descritto in seguito.
Dato che molte direttive di configurazione differiscono da architettura ad
architettura, Portage ha dei file di configurazione predefiniti che fanno parte
del proprio profilo. Il proprio profilo è indicato dal link simbolico
/etc/portage/make.profile; le configurazioni del Portage sono definite dai
file in make.defaults del proprio profilo e dei profili parenti.
Verranno presi in considerazione i profili e la directory
/etc/portage/make.profile.
Se si sta pianificando la modifica di una variabile di configurazione non
alterare /etc/make.globals o make.defaults. Usare
invece /etc/portage/make.conf che ha la precedenza sui file precedenti. C'è
anche un file chiamato /usr/share/portage/config/make.conf.example, che, come implica il
nome stesso, non è nient'altro che un esempio di configurazione, il quale viene
ignorato completamente da Portage.
Si può anche definire una variabile di configurazione di Portale come una
variabile ambiente, ma non è raccomandato.
Informazioni specifiche sul profilo
Si è già avuto a che fare con la directory /etc/portage/make.profile.
Questa non è esattamente una directory ma un link simbolico ad un profilo, come
impostazione predefinita è uno di quelli all'interno di
/usr/portage/profiles anche se potete crearne uno vostro e farlo
puntare a questo. Il profilo a cui punta il link è il profilo al quale aderisce
il sistema.
Un profilo contiene informazioni specifiche dell'architettura così come una
lista di pacchetti che appartengono al sistema che corrisponde a questo profilo,
una lista di pacchetti che non girano su questo profilo (o sono mascherati),
ecc.
Informazioni specifiche dell'utente
Quando si vuole sovrascrivere il comportamento di Portage riguardo
l'installazione del software, si dovranno modificare i file all'interno di
/etc/portage. Si è incoraggiati ad usare i file all'interno di
/etc/portage e scoraggiati ad usare variabili ambiente.
All'interno di /etc/portage si possono creare i seguenti file:
-
package.mask una lista di pacchetti che si vuole che Portage
non installi
-
package.unmask una lista di pacchetti che si vuole installare
anche se gli sviluppatori di Gentoo scoraggiano dal farlo
-
package.accept_keywords una lista di pacchetti che si vuole installare
anche se il pacchetto non è (ancora) considerato adatto per la propria
architettura di sistema
-
package.use una lista di flag USE che si vuole usare per certi
pacchetti senza che l'intero sistema ne sia coinvolto
Tuttavia non devono per forza essere dei file; possono essere anche delle
directory contenenti un file per pacchetto. Maggiori informazioni sulla
directory /etc/portage e la lista completa dei file che vi si
possono creare, può essere trovata nella pagina di manuale di Portage:
Codice 1.1: Leggere la pagina di manuale di Portage |
$ man portage
|
Modificare l'ubicazione dei file e delle directory di Portage
Come menzionato precedentemente i file di configurazione non possono essere
memorizzati in directory diverse da quelle predefinite. Comunque, Portage usa
molte altre ubicazioni per vari scopi: memorizzazione del codice sorgente,
directory di compilazione, albero di Portage, ...
Tutti questi scopi hanno ubicazioni predefinite ma che possono essere alterate
attraverso /etc/portage/make.conf. Il resto di questo capitolo spiega quali
sono le ubicazioni per scopi speciali usate da Portage e come alterare la loro
collocazione nel filesystem.
Questo documento non deve essere usato come un riferimento. Se si desidera avere
una panoramica, fare riferimento alle pagine man del Portage e di
make.conf:
Codice 1.2: Leggere le pagine man del Portage e del make.conf |
$ man portage
$ man make.conf
|
1.b. Ubicazione dei file
L'albero del Portage
L'ubicazione predefinita per l'albero del Portage è /usr/portage.
Questo è definito dalla variabile PORTDIR. Se si vuole mettere l'albero di
Portage da qualche altra parte (alterando questa variabile), non ci si deve
dimenticare di modificare il link simbolico /etc/portage/make.profile in
accordo con la nuova ubicazione.
Se si altera la variabile PORTDIR, si possono voler modificare anche le seguenti
variabili in quanto non noteranno il cambio di PORTDIR (a causa del modo di
gestire le variabili del Portage): PKGDIR, DISTDIR, RPMDIR.
Binari precompilati
Anche se Portage non usa pacchetti precompilati in modo predefinito, ha comunque
un supporto esteso anche per questi. Quando si chiede al Portage di usare
pacchetti precompilati, questi verranno cercati nella directory
/usr/portage/packages. Questa ubicazione è definita dalla variabile
PKGDIR.
Codice Sorgente
Il codice sorgente delle applicazioni è memorizzato in modo predefinito
all'interno di /usr/portage/distfiles. Questa ubicazione è definita
dalla variabile DISTDIR.
Portage Database
Portage memorizza il proprio stato (quali pacchetti sono installati, che file
appartengono ad un dato pacchetto, ...) in /var/db/pkg.Non
alterare questi file manualmente! Si potrebbe alterare la conoscenza che il
Portage ha del proprio sistema.
Portage Cache
La cache di Portage (con la data di modifica, i pacchetti virtuali,
l'informazione sull'albero delle dipendenze,...) viene memorizzata in
/var/cache/edb. Questa locazione è realmente una cache: la si può
rimuovere se non si sta eseguendo nessuna applicazione collegata a portage.
1.c. Compilare il software
File temporanei
I file temporanei del Portage sono memorizzati in modo predefinito all'interno
di /var/tmp. Questo è definito dalla variabile PORTAGE_TMPDIR.
Se si altera la variabile PORTAGE_TMPDIR, si potrebbe voler modificare anche le
seguenti variabili dato che non noteranno la modifica di PORTAGE_TMPDIR (a
causa di come Portage gestisce le variabili): BUILD_PREFIX.
Directory di compilazione
Portage crea specifiche directory di compilazione per ogni pacchetto emerso
all'interno di /var/tmp/portage. Questa ubicazione è definita dalla
variabile BUILD_PREFIX.
Ubicazione nel filesystem
Portage installa in modo predefinito tutti i file sul filesystem corrente
(/), ma si può modificare questa definizione usando la variabile
d'ambiente ROOT.
1.d. Caratteristiche di log
Ebuild Logging
Portage può creare file di log per ebuild, ma solo quando la variabile
PORT_LOGDIR è definita con una locazione che sia scrivibile dall'utente portage.
Il valore predefinito per questa variabile è nullo. Se non viene impostata
PORT_LOGDIR, non si riceveranno i log delle compilazioni con il log system
corrente benché si possano ricevere alcuni log dal nuovo elog. Se la
variabile PORT_LOGDIR è definita e si usa elog, si riceveranno i log di
compilazione e qualsiasi log salvato da elog, come spiegato di seguito.
In Portage è possibile avere un controllo fine su ciò che viene registrato nei
log con l'uso di
elog:
-
PORTAGE_ELOG_CLASSES: attraverso questa variabile si impostano i tipi di
messaggio che devono essere registrati. Si può usare qualsiasi combinazione
di info, warn, error, log e qa separata
da spazi.
-
info: Registra i messaggi "einfo" stampati da un ebuild
-
warn: Registra i messaggi "ewarn" stampati da un ebuild
-
error: Registra i messaggi "eerror" stampati da un ebuild
-
log: Registra i messaggi "elog" che si trovano in alcuni ebuild
-
qa: Registra i messaggi "QA notice" stampati da un ebuild
-
PORTAGE_ELOG_SYSTEM: attraverso questa variabili si seleziona il modulo(i)
per processare i messaggi di log. Se lasciata vuota, la registrazione dei
log viene disabilitata. Si può usare una qualsiasi combinazione di
save, custom, syslog, mail, save_summary
e mail_summary separata da spazi. Si deve selezionare almeno un
modulo per poter utilizzare elog.
-
save: Salva un log per pacchetto in
$PORT_LOGDIR/elog, o /var/log/portage/elog se
$PORT_LOGDIR non è definita.
-
custom: Passa tutti i messaggi ad un comando definito dall'utente
in $PORTAGE_ELOG_COMMAND; discusso di seguito.
-
syslog: Invia tutti i messaggi al sistema di log installato.
-
mail: Passa tutti i messaggi al mailserver definito dall'utente
in $PORTAGE_ELOG_MAILURI; discusso di seguito. Questa caratteristica di
elog richiede >=portage-2.1.1.
-
save_summary: Simile a save, ma unisce tutti i messaggi
in $PORT_LOGDIR/elog/summary.log, o
/var/log/portage/elog/summary.log se $PORT_LOGDIR non è
definita.
-
mail_summary: Simile a mail, ma manda tutti i messaggi in
una singola mail quando emerge termina l'operazione.
-
PORTAGE_ELOG_COMMAND: usata solo quando il modulo custom è
abilitato. Attraverso questa variabile si può specificare un comando per
processare i messaggi di log. Si possono usare due variabili: ${PACKAGE} per
il nome e la versione del pacchetto e ${LOGFILE} per il path assoluto del
file di log. Eccone un possibile uso:
-
PORTAGE_ELOG_COMMAND="/path/to/logger -p '\${PACKAGE}' -f '\${LOGFILE}'"
-
PORTAGE_ELOG_MAILURI: contiene i parametri per il modulo mail come
indirizzo, utente, password, mailserver e numero di porta. Il valore
predefinito è "root@localhost localhost".
-
Ecco un esempio per un server smtp che richiede username e password per
l'autenticazione su una particolare porta (la porta di default è la 25):
-
PORTAGE_ELOG_MAILURI="user@some.domain
username:password@smtp.some.domain:995"
-
PORTAGE_ELOG_MAILFROM: permette di impostare l'indirizzo "from" della mail
di log; se non viene impostata, il valore predefinito è "portage".
-
PORTAGE_ELOG_MAILSUBJECT: permette di creare il soggetto per le mail di log.
Si possono usare due variabili: ${PACKAGE} per mostrare il nome e la
versione del pacchetto e ${HOST} per il nome completo dell'host dove è in
esecuzione Portage.
-
Eccone un possibile uso:
-
PORTAGE_ELOG_MAILSUBJECT="pacchetto \${PACKAGE} è stato installato su
\${HOST} con alcuni messaggi"
Importante:
Se si usa enotice con Portage-2.0.*, si deve completamente rimuovere
enotice, in quanto incompatibile con elog.
|
2. Configurazione e variabili
2.a. Configurazione del Portage
Si è potuto notare come il Portage sia configurabile attraverso numerose
variabili che si possono definire in /etc/portage/make.conf. Si faccia
riferimento alle pagine man di make.conf per maggiori e più
complete informazioni:
Codice 1.1: Leggere le pagine man di make.conf |
$ man make.conf
|
2.b. Opzioni specifiche per la compilazione
Opzioni per la configurazione e la compilazione
Quando Portage compila un'applicazione, passa il contenuto delle seguenti
variabili al compilatore e allo script configure:
-
CFLAGS & CXXFLAGS definiscono le flag per i compilatori C e C++.
-
CHOST definisce l'informazione dell'host per lo script configure dell'
applicazione.
-
MAKEOPTS è passata al comando make e di solito definisce l'ammontare
del parallelismo usato durante la compilazione. Maggiori informazioni sulle
opzioni di make possono essere trovate nella pagina man di make.
Anche la variabile USE viene usata durante la configurazione e la compilazione
ma è già stata spiegata minuziosamente nei precedenti capitoli.
Opzioni di installazione tramite emerge
Quando Portage deve effettuare l'emerge una nuova versione di un certo software,
rimuoverà i file obsoleti delle vecchie versioni dal sistema. Portage aspetta
cinque secondi prima di rimuovere le vecchie versioni. Questi cinque secondi
sono definiti dalla variabile CLEAN_DELAY.
Si può usare emerge in modo che utilizzi certe opzioni ogni volta che
viene eseguito, impostando la variabile EMERGE_DEFAULT_OPTS. Alcune utili
opzioni potrebbero essere --ask, --verbose, --tree, etc.
2.c. Protezione dei file di configurazione
Protezione delle locazioni del Portage
Portage sovrascrive i file provvisti dalle nuove versioni di un software se i
file non sono memorizzati in una locazione protetta. Queste locazioni
protette sono definite dalla variabile CONFIG_PROTECT e sono generalmente
locazioni di file di configurazione. La lista delle directory è separata da
spazi.
Un file che avrebbe dovuto essere scritto in tale locazione protetta viene
rinominato e l'utente viene avvertito della presenza di una nuova versione del
(presumibilmente) file di configurazione.
Si può avere la definizione corrente di CONFIG_PROTECT attraverso l'output di
emerge --info:
Codice 3.1: Avere la definizione di CONFIG_PROTECT |
$ emerge --info | grep 'CONFIG_PROTECT='
|
Sono disponibili maggiori informazioni sulla protezione dei file di
configurazione del Portage nella sezione CONFIGURATION FILES della pagina di
manuale di emerge:
Codice 3.2: Maggiori informazioni sulla protezione dei file di configurazione |
$ man emerge
|
Escludere directory
Per 'sproteggere' certe sottodirectory da locazioni protette si può usare la
variabile CONFIG_PROTECT_MASK.
2.d. Opzioni per il download
Ubicazione dei server
Quando le informazioni o i dati richiesti non sono disponibili sul sistema,
Portage cerca di recuperarli da Internet. L'ubicazione dei server per le varie
informazioni e i canali dati sono definite attraverso le seguenti variabili:
-
GENTOO_MIRRORS definisce la lista dei server che contengono codice sorgente
(distfiles)
-
PORTAGE_BINHOST definisce un particolare server che contiene pacchetti
precompilati per il sistema
Una terza definizione coinvolge l'ubicazione del server rsync usato quando si
aggiorna l'albero del Portage:
-
SYNC definisce un particolare server che Portage usa per aggiornare il
proprio albero
Le variabili GENTOO_MIRRORS e SYNC possono essere definite attraverso il comando
mirrorselect. Sarà necessario emergere l'applicazione prima dell'uso con
emerge mirrorselect. Per maggiori informazioni vedere l'aiuto in linea di
mirrorselect:
Codice 4.1: Maggiori informazioni su mirrorselect |
# mirrorselect --help
|
Se il nostro ambiente richiede di usare un proxy server, si possono usare le
variabili http_proxy, ftp_proxy e RSYNC_PROXY per dichiarare il proxy server.
Comandi per il download
Quando Portage necessita di scaricare codice sorgente, usa il comando
wget di default. E' possibile modificarlo attraverso la variabile
FETCHCOMMAND.
Portage riesce e riprendere download parziali di codice sorgente. Per questo usa
wget, ma si può alterare con la variabili RESUMECOMMAND.
Occorre assicurarsi che sia FETCHCOMMAND che RESUMECOMMAND memorizzino il codice
sorgente nella collocazione corretta. Per questo si possono usare le variabile
\${URI} e \${DISTDIR} per puntare all'ubicazione del codice sorgente e dei
distfiles rispettivamente.
Si possono anche definire dei gestori di protocollo specifici con
FETCHCOMMAND_HTTP, FETCHCOMMAND_FTP, RESUMECOMMAND_HTTP, RESUMECOMMAND_FTP, ecc.
Configurazione di rsync
Non si può alterare il comando rsync usato dal Portage per aggiornare il proprio
albero, ma si possono definire delle variabili relative al comando rsync:
-
PORTAGE_RSYNC_OPTS imposta il numero predefinito di variabili da utilizzare
durante il sync separate da spazi. Queste non dovrebbero essere modificate a
meno che non si conosca esattamente cosa si sta facendo. Da notare
che certe opzioni richieste verranno sempre usate anche se
PORTAGE_RSYNC_OPTS è vuota.
-
PORTAGE_RSYNC_EXTRA_OPTS può essere utilizzata per impostare opzioni
aggiuntive durante il sync. Ogni opzione dovrebbe essere separata da spazi.
-
--timeout=<number>: imposta il numero di secondi che definiscono
il time-out della connessione. Il valore predefinito è 180 ma utenti che
utilizzano connessioni via modem o con computer lenti potrebbero voler
impostare questo valore a 300 o maggiore.
-
--exclude-from=/etc/portage/rsync_excludes: il valore della variabile è
un file contenente una lista di pacchetti e/o categorie che rsync
dovrebbe ignorare dirante il processo di aggiornamento. In questo caso
il file è /etc/portage/rsync_excludes. Leggere Usare un Portage Tree Subset per la
sintassi di questo file.
- --quiet: riduce l'output a schermo
- --verbose: stampa una lista completa dei file
- --progress: mostra il progressivo per ogni file
-
PORTAGE_RSYNC_RETRIES definisce quante volte rsync dovrebbe provare a
connettersi al mirror definito dalla variabile SYNC prima di rinunciarvi. Il
valore predefinito per questa variabile è 3.
Per maggiori informazioni su queste ed altre opzioni, leggere la pagina di
manuale di rsync.
2.e. Configurazione di Gentoo
Selezione di una branca
Si può cambiare la branca predefinita con la variabile ACCEPT_KEYWORDS il cui
valore predefinito è l'architettura stabile del sistema. Maggiori informazioni
sulle branche di Gentoo possono essere trovate nel prossimo capitolo.
Caratteristiche del Portage
Si possono attivare certe caratteristiche del Portage con la variabile FEATURES.
Le caratteristiche del Portage sono state discusse nei capitoli precedenti, come
in Caratteristiche del Portage.
2.f. Comportamento del Portage
Gestione delle risorse
Con la variabile PORTAGE_NICENESS si può aumentare o ridurre il valore nice con
cui viene eseguito il Portage. Il valore di PORTAGE_NICENESS viene
aggiunto al valore corrente di nice.
Per maggiori informazioni sui valori di nice fare riferimento alle pagine man
del nice:
Codice 6.1: Maggiori informazioni sul nice |
$ man nice
|
Comportamento dell'output
La variabile NOCOLOR, il cui valore predefinito è "false", definisce se Portage
deve disabilitare l'uso di output colorato.
3. Combinare Software affidabile e non
3.a. Usare una branca
La branca stabile
La variabile ACCEPT_KEYWORDS definisce la branca usata dal sistema. Il suo
valore predefinito è la branca stabile per l'architettura del sistema in uso,
per esempio x86
La raccomandazione è di usare solo la branca stabile, comunque, se non si è
preoccupati eccessivamente per la stabilità e si vuole aiutare Gentoo
sottomettendo rapporti di problemi su http://bugs.gentoo.org, si può
proseguire con la lettura.
La branca di test
Se si vogliono usare i software più recenti si può considerare l'uso della
branca test. Per far usare al Portage la branca di test occorre aggiungere
il simbolo ~ prima dell'architettura del sistema in uso.
La branca di test è esattamente ciò che significa: In fase di test. Se
un pacchetto è in fase di test, significa che gli sviluppatori pensano che sia
funzionante ma non ancora testato in maniera esauriente. Ci si potrebbe trovare
ad essere i primi a scoprire un bug nel pacchetto, nel qual caso si dovrebbe
aprire un bug su bugreport per farlo
conoscere agli sviluppatori.
Si potrebbero comunque notare problemi di stabilità, gestione imperfetta dei
pacchetti (per esempio dipendenze errate od omesse), aggiornamenti troppo
frequenti (risultante in compilazioni multiple) o pacchetti corrotti. Se non si
conosce come lavora Gentoo e come risolvere i problemi, si raccomanda di usare
le branche stabili e testate.
Per esempio, per selezionare la branca di test per architetture x86, editare
/etc/portage/make.conf e definire:
Codice 1.1: Definire la variabile ACCEPT_KEYWORDS |
ACCEPT_KEYWORDS="~x86"
|
Se si aggiorna il sistema dopo questa modifica, si avranno molti
pacchetti da aggiornare. Una cosa da tenere bene in mente è che se si aggiorna
il sistema in uso alla branca di test non c'è un modo semplice per tornare alla
branca stabile (eccetto l'uso di backup, naturalmente).
3.b. Miscelare branche stabili e test
package.accept_keywords
Si può chiedere al Portage di permettere la branca di test per particolari
pacchetti ma usare la branca stabile per il resto del sistema. Per questo, si
deve aggiungere la categoria ed il nome del pacchetto che si vuole usare dalla
branca di test al file /etc/portage/package.accept_keywords. E' anche
possibile creare una directory (con lo stesso nome) ed elencare il pacchetto nei
file in questa directory. Per esempio, per usare la branca di test di
gnumeric:
Codice 2.1: Definizione di /etc/portage/package.accept_keywords per gnumeric |
app-office/gnumeric
|
Sperimentare versioni particolari
Se si vuole usare una versione specifica di software dalla branca di test ma non
si vuole che Portage usi la branca di test per le versioni successive, si può
aggiungere la versione nel file package.accept_keywords. In questo caso si
deve usare l'operatore =. Si può anche inserire un intervallo di versioni
usando gli operatori <=, <, > o >=.
In ogni caso, volendo aggiungere una versione si deve usare un operatore.
Se non si specifica alcuna versione non si possono usare operatori.
Il seguente esempio mostra come accettare gnumeric-1.2.13:
Codice 2.2: Usare una particolare versione di gnumeric |
=app-office/gnumeric-1.2.13
|
3.c. Usare pacchetti mascherati
package.unmask
Importante:
Gli sviluppatori di Gentoo non supportano l'uso di questa locazione. Si
prega di usare cautela nel loro uso. Le richieste di supporto in relazione a
package.unmask e/o package.mask non avranno risposta. Si è
avvertiti.
|
Quando un pacchetto è stato mascherato dagli sviluppatori di Gentoo e si vuole
comunque installare il file a dispetto della ragione menzionata nel file
package.mask (ubicato di default in
/usr/portage/profiles), aggiungere la versione desiderata (in
genere è esattamente la stessa linea di profiles) in
/etc/portage/package.unmask (o in un file in questa directory se
questa è una directory).
Per esempio, se =net-mail/hotwayd-0.8 è mascherato, si può comunque
installarlo aggiungendo la stessa identica linea nella locazione
package.unmask:
Codice 3.1: /etc/portage/package.unmask |
=net-mail/hotwayd-0.8
|
Nota:
Se un elemento di /usr/portage/profiles/package.mask contiene un
range di versioni per un pacchetto, è necessario smascherare solo la versione
che davvero si vuole. Leggere la sezione precedente
per capire come indicare le versioni in package.unmask.
|
package.mask
Se non si vuole che Portage installi un certo pacchetto o una specifica versione
di un pacchetto, lo si può mascherare autonomamente aggiungendo una riga
appropriata in /etc/portage/package.mask (sia in questo file o in
un file in questa directory).
Per esempio, se non si vuole che Portage installi nuove versioni del kernel dopo
gentoo-sources-2.6.8.1, si aggiunga la seguente linea in
package.mask:
Codice 3.2: /etc/portage/package.mask esempio |
>sys-kernel/gentoo-sources-2.6.8.1
|
4. Ulteriori strumenti di Portage
4.a. dispatch-conf
dispatch-conf è uno strumento il cui scopo è di installare i file
._cfg0000_<name> generati da Portage quando quest'ultimo
vuole sovrascrivere un file in una directory protetta dalla variabile
CONFIG_PROTECT.
Con dispatch-conf è possibile applicare gli aggiornamenti ai propri file
di configurazione tenendo traccia contemporaneamente di tutti i cambiamenti.
dispatch-conf memorizza le differenze tra i file di configurazione
sottoforma di patch o usando il sistema di revisione RCS. Ciò significa che se
si commette un errore nell'aggiornare un file di configurazione, è possibile
tornare indietro alla versione precedente del file in qualsiasi momento.
Con dispatch-conf, viene richiesto di mantenere il file di configurazione
invariato, usare il nuovo file, modificare il file corrente o fondere le
modifiche interattivamente. Inoltre, dispatch-conf possiede anche alcune
caratteristiche aggiuntive:
-
Vengono aggiornati automaticamente i file di configurazione le cui modifiche
coinvolgono solo commenti.
-
Vengono automaticamente aggiornati i file di configurazione che differiscono
solo per la quantità di spazi.
Accertarsi di modificare /etc/dispatch-conf.conf e di creare la
directory referenziata dalla variabile archive-dir.
Codice 1.1: Eseguire dispatch-conf |
# dispatch-conf
|
Durante l'esecuzione di dispatch-conf, verrà analizzato ciascun file di
configurazione, uno alla volta. Premete u per aggiornare (sostituire) il
file di configurazione corrente con quello nuovo e continuare con il file
successivo. Premere z per ignorare (cancellare) il nuovo file di
configurazione e continuare con il file successivo. Una volta che tutti i file
di configurazione sono stati processati, dispatch-conf uscirà. È anche
possibile premere q in qualsiasi momento.
Per maggiori informazioni, consultare le pagine di manuale di
dispatch-conf. Essa spiega come fondere in modo interattivo i nuovi file
di configurazione in quelli correnti, modificare i nuovi file di
configurazione, esaminare le differenze tra i file, e altro ancora.
Codice 1.2: Leggere le pagine di manuale di dispatch-conf |
$ man dispatch-conf
|
4.b. etc-update
In alternativa si può usare etc-update per fondere i file di
configurazione. La sua modalità d'utilizzo non è semplice come quella di
dispatch-conf, non è così ricco di funzionalità, ma fornisce comunque
uno strumento interattivo di aggiornamento della configurazione e può anche
auto-aggiornare i cambiamenti minori.
Tuttavia, diversamente da dispatch-conf, etc-update non
preserva le vecchie versioni dei propri file di configurazione. Una volta
aggiornato il file, la vecchia versione è persa per sempre! Pertanto bisogna
essere molto cauti, in quanto usare etc-update è
significativamente meno sicuro che usare dispatch-conf.
Codice 2.1: Eseguire etc-update |
# etc-update
|
Dopo l'installazione dei file di configurazione non importanti, viene
visualizzata una lista di file protetti che dovrebbero essere aggiornati. In
fondo alla lista viene richiesto il da farsi tra le seguenti possibili opzioni:
Codice 2.2: Opzioni di etc-update |
Please select a file to edit by entering the corresponding number.
(-1 to exit) (-3 to auto merge all remaining files)
(-5 to auto-merge AND not use 'mv -i'):
|
Se si sceglie -1, si provoca l'uscita immediata di etc-update
senza aver eseguito alcun cambiamento. Con le scelte -3 o -5,
tutti i file di configurazione listati verrano sovrascritti con le nuove
versioni. E' perciò molto importante selezionare prima i file di configurazione
che non si vorrebbero aggiornare automaticamente. Questo si può fare
semplicemente digitando il numero listato alla sinistra del file di
configurazione.
Come esempio selezioniamo il file di configurazione /etc/pear.conf:
Codice 2.3: Aggiornare un file di configurazione specifico |
Beginning of differences between /etc/pear.conf and /etc/._cfg0000_pear.conf
End of differences between /etc/pear.conf and /etc/._cfg0000_pear.conf
1) Replace original with update
2) Delete update, keeping original as is
3) Interactively merge original with update
4) Show differences again
|
Si possono ora vedere le differenze tra i due file. Se si pensa che il file
possa venire aggiornato senza problemi, digitare 1. Se si pensa che
l'aggiornamento non sia necessario o non provveda nuove o utili informazioni,
digitare 2. Se si vuole aggiornare il file di configurazione corrente
in modo interattivo, digitare 3.
Non ci sono punti a favore della fusione interattiva. Per completezza, segue la
lista di comandi che possono essere usati mentre si sta interattivamente
fondendo i due file. Vengono visualizzate due linee (quella originale e quella
proposta nell'aggiornamento) e la richiesta sul da farsi tra uno dei seguenti
comandi:
Codice 2.4: Comandi disponibili per la fusione interattiva |
ed: Edit then use both versions, each decorated with a header.
eb: Edit then use both versions.
el: Edit then use the left version.
er: Edit then use the right version.
e: Edit a new version.
l: Use the left version.
r: Use the right version.
s: Silently include common lines.
v: Verbosely include common lines.
q: Quit.
|
Una volta terminato l'aggiornamento dei file di configurazione importanti,
si può procedere all'aggiornamento automatico dei restanti file,
etc-update terminerà la sua esecuzione quando non ci saranno più file
di configurazione da aggiornare.
4.c. quickpkg
Con quickpkg si possono creare archivi di pacchetti che sono già
installati sul sistema. Questi archivi possono essere usati come pacchetti
precompilati. L'uso di quickpkg è estremamente semplice, basta aggiungere
i nomi dei pacchetti che si vuole archiviare.
Per esempio, se si vogliono archiviare curl, orage e
procps:
Codice 3.1: Esempio dell'uso di quickpkg |
# quickpkg curl orage procps
|
I pacchetti precompilati vengono memorizzati in $PKGDIR
(/usr/portage/packages/ come impostazione predefinita). Questi
pacchetti sono posti in $PKGDIR/<category>.
5. Separarsi dalla collezione di software originale
5.a. Usare un Portage Tree Subset
Escludere pacchetti e/o categorie
Si possono selettivamente aggiornare certe categorie/pacchetti ed ignorarne
altre/i facendo in modo che rsync escluda categorie/pacchetti durante la
fase di emerge --sync.
Occorre definire il nome del file che contiene i pacchetti o le categorie da
escludere nella variabile PORTAGE_RSYNC_EXTRA_OPTS in
/etc/portage/make.conf.
Codice 1.1: Definizione del file di esclusione in /etc/portage/make.conf |
PORTAGE_RSYNC_EXTRA_OPTS="--exclude-from=/etc/portage/rsync_excludes"
|
Codice 1.2: Escludere tutti i giochi in /etc/portage/rsync_excludes |
games-*/*
|
Si noti comunque che questo può portare ad avere problemi di dipendenze nuove,
aggiornando pacchetti che potrebbero dipendere da pacchetti nuovi ma esclusi.
5.b. Aggiungere ebuild non ufficiali
Definizione di una propria directory Portage
Il Portage può usare ebuild che non sono disponibili attraverso l'albero
ufficiale. Per far questo, si può creare una nuova directory (per esempio
/usr/local/portage) entro la quale memorizzare gli ebuild di terze
parti usando la stessa struttura delle directory dell'albero del Portage.
Si definisce quindi la variabile PORTDIR_OVERLAY in /etc/portage/make.conf
affinché punti alla directory creata precedentemente. Usando Portage dopo queste
modifiche, si potranno usare questi nuovi ebuild senza che vengano rimossi o
sovrascritti da un nuovo emerge --sync.
Lavorare con diversi overlay
Per gli utenti che sviluppano su diversi strati, testano pacchetti prima di
porli nell'albero di Portage o vogliono semplicemente usare ebuild non ufficiali
di varie sorgenti, il pacchetto app-portage/layman fornisce
layman, uno strumento che aiuta a mantenere aggiornati gli overlay
repository.
Per prima cosa installare e configurare layman seguendo le istruzioni
contenute nel documento Overlay
Gentoo: Guida per gli Utenti, e aggiungere i propri repository desiderati
tramite il comando layman -a <nome-overlay>.
Si supponga di avere due repository chiamati java (per lo sviluppo di
ebuild java) e entapps (per le applicazioni sviluppate per la propria
azienda), si potranno aggiornare nel seguente modo:
Codice 2.1: Usare layman per aggiornare tutti i repository |
# layman -S
|
Per ulteriori informazioni su l'utilizzo degli overlay, si prega di consultare
man layman e la guida utente
per layman/overlay.
5.c. Software non mantenuto dal Portage
Usare il Portage con software proprietario
In alcuni casi si può voler configurare, installare e manutenere software
proprietario senza dover automatizzare il processo del Portage anche se Portage
può provvedere il titolo software. Casi conosciuti sono sorgenti del kernel e
driver nvidia. Si può configurare Portage in modo tale che sappia che certi
pacchetti sono stati installati manualmente nel sistema. Questo processo è
chiamato injecting ed è supportato dal Portage attraverso il file
/etc/portage/profile/package.provided.
Per esempio, per informare il Portage che gentoo-sources-2.6.11.6 è stato
installato manualmente, aggiungere la seguente linea a
/etc/portage/profile/package.provided:
Codice 3.1: Esempio di linea per package.provided |
sys-kernel/gentoo-sources-2.6.11.6
|
6. Caratteristiche avanzate di Portage
9.a. Introduzione
Per molti utenti le informazioni ricevute finora sono sufficienti per tutte le
loro operazioni nel sistema Linux. Ma Portage è capace di molto più; molte delle
sue caratteristiche sono concepite per utenti avanzati o sono applicabili solo
in certi casi specifici. Tuttavia, questa non è una valida scusa per non
documentarle.
Certamente, una maggiore flessibilità produce una lista sempre più vasta di casi
possibili. Non sarebbe praticabile documentarli tutti qui. Ci concentreremo,
invece, su alcuni casi generici che potranno essere adattati ai propri bisogni
particolari. Se si ha bisogno di configurazioni o consigli più specifici,
questi potrebbero essere trovati invece nel Wiki di Gentoo (in inglese, NdT).
La descrizione della maggior parte, se di non tutte, queste caratteristiche
addizionali possono essere facilmente trovate cercando nelle pagine di manuale
che portage fornisce:
Codice 1.1: Leggere le pagine man di portage |
$ man portage
$ man make.conf
|
Infine, si consideri che verranno trattate caratteristiche avanzate che, se non
funzionano correttamente, possono avere un complicato processo di individuazione
dei bug o di risoluzione dei problemi. Ci si assicuri di tenere a mente questo
fatto qualora si consideri di aprire un bug.
6.b. Variabili d'ambiente per pacchetto
Usare /etc/portage/env
Per default l'assemblaggio dei pacchetti usa le variabili d'ambiente definite in
/etc/portage/make.conf, come CFLAGS, MAKEOPTS e altre. In
alcuni casi, tuttavia, potrebbe essere necessario fornire varaibili diverse per
pacchetti specifici. Per farlo, Portage supporta l'uso di
/etc/portage/env e /etc/portage/package.env.
Il file /etc/portage/package.env contiene la lista di pacchetti per
i quali si desiderano variabili diverse, così come identificatori specifici che
indicano a Portage quali sono i cambiamenti desiderati. Il nome
dell'identificatore può essere scelto liberamente, Portage cercherà queste
variabili nel file /etc/portage/env/<identifier>.
Esempio: fare il debug di un singolo pacchetto
Come sempio, abilitiamo il debug per il pacchetto
media-video/mplayer.
Per iniziare, impostiamo le variabili per il debug in un file chiamato
/etc/portage/env/debug-cflags. il nome è stato scelto
arbitrariamente, ma ovviamente riflette la ragione dello scostamento da fare per
renderlo più chiaro successivamente quando lo scostamento sarà attivato.
Codice 2.1: contenuto di /etc/portage/env/debug-cflags |
CFLAGS="-O2 -ggdb -pipe"
FEATURES="${FEATURES} nostrip"
|
Poi indichiamo al pacchetto media-video/mplayer di usarne il
contenuto:
Codice 2.2: contenuto di /etc/portage/package.env |
media-video/mplayer debug-cflags
|
6.c. Inserirsi nel proceso di Emerge
Usare /etc/portage/bashrc i file associati
Quando Portage lavora con gli ebuild, usa delle variabili di ambiente bash nelle
quali sono predisposte le chiamate alle varie funzioni di compilazione (come
src_prepare, src_configure, pkg_postinst, ecc.). Ma Portage consente anche di
usare delle proprie variabili d'ambiente.
Il vantaggio di usare il proprio ambiente bash è che ci si può inserire nel
processo di emerge in ognuno dei suoi passaggi. Questo può essere fatto per ogni
emerge (attraverso /etc/portage/bashrc) o usando un ambiente
specifico per pacchetto (attraverso /etc/portage/env, come discusso
in precedenza).
Per inseririsi nel processo, l'ambiente bash può porsi in ascolto delle
variabili EBUILD_PHASE, CATEGORY e delle variabili che sono sempre
disponibili durante lo sviluppo dell'ebuild (come P, PF, ...).
Sulla base del valore di queste variabili, possono essere seguiti passaggi
ulteriori.
Esempio: aggiornare il database dei file
In questo esempio useremo /etc/portage/bashrc per invocare alcune
applicazioni basate su database per assicurarci che i loro database siano sempre
allineati col sistema. Le applicazioni usate nell'esempio sono aide (un
sistema di rilevamento delle intrusioni) e updatedb (da usare con
locate), ma sono da intendersi come semplici esempi. Non si consideri
questo esempio come una GUIDA per AIDE ;-)
Per usare /etc/portage/bashrc per il nostro scopo, abbiamo bisogno
di "agganciarci" alle funzioni postrm (dopo la rimozione di file) e
postinst (dopo l'installazione di file), visto che queste individuano i
momenti in cui i file nel sistema cambiano.
Codice 3.1: Esempio di /etc/portage/bashrc |
if [ "${EBUILD_PHASE}" == "postinst"] || [ "${EBUILD_PHASE}" == "postrm" ];
then
echo ":: Calling aide --update to update its database";
aide --update;
echo ":: Calling updatedb to update its database";
updatedb;
fi
|
6.d. Eseguire un compito dopo --sync
La directory /etc/portage/postsync.d
Fino ad ora abbiamo parlato di come agganciarsi al processo di ebuild. Tuttavia
Portage ha anche un'altra importante funzione: aggiornare l'albero di Portage.
Per eseguire compiti dopo aver aggiornato l'albero di Portage, collocare uno
script in /etc/portage/postsync.d e assicurarsi che sia eseguibile.
Esempio: eseguire eix-update
Se non si utilizza eix-sync per aggiornare l'albero, potrebbe essere
ancora necessario aggiornare il database di eix dopo l'esecuzione di emerge
--sync (o emerge-webrsync) ponendo un link simbolico a
/usr/bin/eix chiamato eix-update in
/etc/portage/postsync.d.
Codice 4.1: Eseguire eix-update dopo una sincronizzazione |
# ln -s /usr/bin/eix /etc/portage/postsync.d/eix-update
|
Nota:
Se si usa un nome diverso, sarà necessario preparare uno script che invoca
/usr/bin/eix-update. L'eseguibile eix controlla il modo in cui è
stato invocato per stabilire quale funzione deve eseguire. Se si prepara un link
simbolico a eix che non si chiama eix-update non funzionerà
correttamente.
|
6.e. Sovrascrivere le impostazioni del profilo
La directory /etc/portage/profile
Come impostazione predefinita, Gentoo usa le impostazioni contenute nel profilo
a cui punta /etc/portage/make.profile (un link simbolico alla directory di
profilo appropriata). Questi profili definiscono sia delle impostazioni
specifiche e sia il modo con cui le impostazioni sono ereditate da altri profili
(attraverso i loro file parent).
Usando /etc/portage/profile si possono sovrascrivere delle
impostazioni del profilo come packages (quali pacchetti sono
considerati parte del set di sistema), use flag forzate e altro.
Esempio: aggiungere nfs-utils al set di sistema
Se si usano file system NFS per file system abbastanza critici, si potrebbe
preferire di avere net-fs/nfs-utils "protetto" in quanto pacchetto
di sistema, chiedendo a Portage di avvisarvi insistentemente se dovesse essere
in procinto di essere rimosso.
Per ottenere questo, bisogna aggiunge il pacchetto a
/etc/portage/profile/packages, anteponendogli un *:
Codice 5.1: contenuto di /etc/portage/profile/packages |
*net-fs/nfs-utils
|
6.f. Applicare patch non standard
usare epatch_user
Per gestire diversi ebuild in un modo simile, gli sviluppatori di ebuild usano
eclasses (una specie di librerie shell) che definiscono funzioni usate
di frequente. Una di queste eclasses è eutils.eclass che
contiene una interessante funzione chiamata epatch_user.
La funzione epatch_user applica al codice sorgente le patch che si
trovano in
/etc/portage/patches/<category>/<package>[-<version>[-<revision>]],
nella directory trovata per prima. Sfortunatamente non tutti gli ebuild
chiamano questa funzione, quindi mettere semplicemente la patch in queste
posizioni potrebbe non funzionare.
Per fortuna, con le informazioni fornite in precedenza, si può sempre invocare
questa funzione agganciandosi, per esempio, alla fase prepare. La
funzione può essere invocata tutte le volte che si desidera - le patche verranno
applicate una sola volta.
Esempio: applicare delle patch a Firefox
Il pacchetto www-client/firefox è uno dei pochi che già chiama
epatch_user dall'interno dell'ebuild, quindi non occorre sovrascrivere
nulla di specifico.
Se si ha bisogno di applicare una patch a firefox (ad esempio perché uno sviluppatore ha
postato una patch e ci ha chiesto di controllare se ripara il bug che hai riportato),
porre la patch in /etc/portage/patches/www-client/firefox (probabilmente è meglio
usare il nome completo, inclusa la versione, affinché le patch non
interferiscano con le versioni successive) e ricompilare Firefox.
D. Configurazione di rete di Gentoo
1. Configurazione comune
1.a. Iniziare
Nota:
Questo documento assume che il kernel e i suoi moduli per l'hardware siano stati
configurati correttamente e che si conosca il nome della propria interfaccia
hardware. Si assume inoltre di voler configurare eth0, ma potrebbe
essere anche eth1, wlan0, ecc.
|
Nota:
Questo documento richiede l'esecuzione di baselayout-1.11.11 o versioni
successive.
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Per iniziare la configurazione della scheda di rete, si deve far conoscere
quest'ultima al sistema Gentoo RC, tramite la creazione di un collegamento
simbolico da net.lo a net.eth0 in
/etc/init.d.
Codice 1.1: Collegamento simbolico di net.eth0 a net.lo |
# cd /etc/init.d
# ln -s net.lo net.eth0
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Ora il sistema Gentoo RC conosce questa interfaccia, ma deve anche sapere come
configurarla. Tutte le interfacce di rete sono configurate in
/etc/conf.d/net. Segue un esempio di configurazione per DHCP e
indirizzi statici.
Codice 1.2: Esempi per /etc/conf.d/net |
config_eth0="dhcp"
config_eth0="192.168.0.7/24"
routes_eth0="default via 192.168.0.1"
dns_servers_eth0="192.168.0.1 8.8.8.8"
config_eth0="192.168.0.7 netmask 255.255.255.0"
routes_eth0="default via 192.168.0.1"
dns_servers_eth0="192.168.0.1 8.8.8.8"
|
Nota:
Se non si specifica una configurazione per l'interfaccia, viene automaticamente
utilizzato DHCP.
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Nota:
CIDR significa Classless InterDomain Routing. In origine, gli indirizzi IPv4
erano classificati come A, B, o C. Questo sistema di classificazione non
prevedeva la grande popolarità di Internet, e rischia di rimanere a corto di
nuovi indirizzi univoci. CIDR è uno schema di indirizzamento che permette ad un
indirizzo IP di designare molti indirizzi IP. Un indirizzo CIDR IP assomiglia ad
un indirizzo IP normale tranne per il fatto che finisce con uno slash seguito da
un numero; per esempio, 192.168.0.0/16. CIDR è descritto in RFC 1519.
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Ora che l'interfaccia è stata configurata, si può avviarla e fermarla con i
comandi seguenti.
Codice 1.3: Avviare e fermare gli script di rete |
# /etc/init.d/net.eth0 start
# /etc/init.d/net.eth0 stop
|
Importante:
Quando si hanno problemi con la rete, è utile dare uno sgaurdo a
/var/log/rc.log. A meno di non aver scelto di impostare
rc_logger="NO" in /etc/rc.conf, in quel file si troveranno
informazioni sulle attività di avvio del sistema.
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Ora che l'interfaccia di rete è stata avviata e fermata con successo, è
consigliabile farla partire durante l'avvio di Gentoo, utilizzando i comandi
seguenti. L'ultimo comando "rc" dice a Gentoo di avviare qualsiasi script nel
runlevel attuale che non è ancora stato avviato.
Codice 1.4: Configurare una interfaccia di rete che si carica al boot |
# rc-update add net.eth0 default
# rc
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2. Configurazione Avanzata
2.a. Configurazione avanzata
La variabile config_eth0 è il cuore della configurazione di
un'interfaccia, ed è composta da un elenco di istruzioni di alto livello per la
sua configurazione (in questo caso l'interfaccia è eth0). Ogni comando di
questo elenco è effettuato sequenzialmente, e l'interfaccia viene
considerata funzionante se almeno un comando viene eseguito con successo.
Ecco un elenco delle istruzioni integrate.
| Comando |
Descrizione |
| null |
Non fa niente |
| noop |
Se l'interfaccia è attiva e c'è un indirizzo, chiude la configurazione con
successo
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| un indirizzo IPv4 o IPv6 |
Aggiunge l'indirizzo dell'interfaccia |
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dhcp, adsl o apipa (o un comando personalizzato da un
modulo di terze parti)
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Esegue il modulo fornito dal comando. Per esempio dhcp esegue un
modulo che fornisce dhcp, il quale può essere uno tra dhcpcd,
dhclient o pump.
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Se un comando non funziona, si può specificare un comando di riserva. Questo
deve corrispondere con esattezza alla struttura di configurazione.
Si possono unire insieme questi comandi. Ecco alcuni esempi reali:
Codice 1.1: Esempi di configurazione |
config_eth0="192.168.0.2/24"
192.168.0.3/24
192.168.0.4/24"
config_eth0="192.168.0.2/24
4321:0:1:2:3:4:567:89ab
4321:0:1:2:3:4:567:89ac"
config_eth0="noop
dhcp"
fallback_eth0="null
apipa"
|
Nota:
Quando si usa il modulo ifconfig e si aggiunge più di un indirizzo, per
ogni ulteriore indirizzo vengono creati degli alias di interfaccia. Con gli
esempi precedenti, si ottengono le interfacce eth0, eth0:1 e
eth0:2. Non si può fare niente di speciale con queste interfacce poichè
il kernel e gli altri programmi trattano eth0:1 e eth0:2 come
eth0.
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Importante:
L'ordine dei comandi di riserva è importante! Se non si specifica l'opzione
null allora il comando apipa si esegue solo se fallisce il comando
noop.
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Nota:
APIPA e
DHCP sono discussi più avanti.
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2.b. Dipendenze di rete
Gli script di inizializzazione in /etc/init.d possono dipendere da
una specifica interfaccia di rete o da net. Tutte le interfacce nel sistema init
di Gentoo forniscono quella che viene chiamata net.
Se in /etc/rc.conf si imposta rc_depend_strict="YES", allora
tutte le interfacce di rete che forniscono net devono essere attive prima
che la dipendenza "net" sia considerarta soddisfatta. In altre parole, se si ha
net.eth0 e net.eth1 e un init script dipende da "net",
allora entrambe devono essere attivate.
D'altro canto, se si imposta rc_depend_strict="NO", allora la dipendenza
"net" è considerata soddisfatta nel momento cin cui almeno una interfaccia di
rete viene attivata.
Ma che succede se net.br0 dipende da net.eth0 e
net.eth1? net.eth1 potrebbe essere un dispositivo
wireless o ppp che deve essere configurato prima che sia aggiunto al bridge. Non
può essere fatto in /etc/init.d/net.br0 poichè questo è un
collegamento simbolico a net.lo
La risposta corretta è definire un'impostazione rc_need_ in
/etc/conf.d/net
Codice 2.1: Dipendenza net.br0 in /etc/conf.d/net |
rc_need_br0="net.eth0 net.eth1"
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Ma questo da solo non basta. Gli init script Gentoo usano una dipendenza
virtuale chiamata net per informare il sistema di quando la rete è
disponibile. Ovviamente, nel caso precedente, la rete va considerata disponibile
quando net.br0 è stata avviata, non quando lo sono le altre. Quindi
dobbiamo dichiarare quanto vogliamo anche in /etc/conf.d/net:
Codice 2.2: Aggiornare le dipendenze virtuali per al rete |
rc_net_lo_provide="!net"
rc_net_eth0_provide="!net"
rc_net_eth1_provide="!net"
|
Per una discussione più dettagliata sulla dipendenza, consultare la sezione
Scrivere Init Script nel
Manuale Gentoo. All'interno di quel file sono disponibili ulteriori informazioni
su /etc/rc.conf.
2.c. Nomi di variabili e valori
I nomi delle variabili sono dinamici. Di solito seguono la struttura
variable_${interface|mac|essid|apmac}. Per esempio, la variabile
dhcpcd_eth0 contiene il valore per le opzioni dhcpcd per eth0 e
dhcpcd_essid contiene il valore per le opzioni dhcpcd quando una
interfaccia si connette a essid "essid".
Non c'è nessuna regola che dice che i nomi delle interfacce debbano essere ethx.
Molte interfacce wireless hanno nomi come wlanx, rax e anche ethx. Alcune
interfacce definite dagli utenti, come i bridge, possono avere qualsiasi nome,
per esempio foo. Per rendere il tutto più interessante, gli Access Point
Wireless possono avere nomi che contengono caratteri alfa numerici - questo è
importante perchè si possono configurare i parametri di rete per ESSID.
Gentoo usa variabili bash per la rete - e bash non può usare altro che caratteri
alfanumerici inglesi. Per ovviare a questa limitazione si cambia ogni carattere
non alfanumerico inglese nel carattere _
Altro problema con bash, è il contenuto delle variabili - alcuni caratteri hanno
bisogno di essere specificati in modo particolare. Si risolve mettendo un
\ all'inizio di questi. I seguenti caratteri devono essere specificati in
modo particolare: ", ' e \.
In questo esempio si usa wireless ESSID poichè contiene un vasto numero di
caratteri. Si usa il ESSID My "\ NET:
Codice 3.1: Esempio di nomi di variabili |
dns_domain_My____NET="My \"\\ NET"
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3. Impostazioni modulari
3.a. Moduli di rete
Attualmente vengono supportati gli script di rete modulari, il che significa che
si può aggiungere il supporto per nuovi tipi di interfaccia e moduli di
configurazione mantenendo allo stesso tempo la compatibilità con quelli
esistenti.
I moduli vengono caricati in modo predefinito se il pacchetto che essi
necessitano è installato. Se si specifica un modulo che non ha installato il suo
pacchetto, si ottiene un errore che avvisa quale pacchetto necessita di essere
installato. Idealmente, le impostazioni per i moduli sono da usare solamente
quando si hanno due o più pacchetti installati che forniscono lo stesso servizio
e si deve preferire uno rispetto ad un altro.
Nota:
Tutte le impostazioni discusse, sono in /etc/conf.d/net, dove non
diversamente specificato.
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Codice 1.1: Preferenza dei moduli |
modules="ifconfig"
modules_eth0="pump"
modules="!iwconfig"
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3.b. Utilità di configurazione delle interfacce
Sono fornite due utilità di configurazione delle interfacce: ifconfig e
iproute2. C'è bisogno di una di esse per fare qualsiasi tipo di
configurazione di rete.
ifconfig è installato per default (il pacchetto net-tools è parte
del set di sistema). iproute2 è un pacchetto più potente e flessibile, ma non è
incluso in modo predefinito.
Codice 2.1: Installare iproute2 |
# emerge sys-apps/iproute2
modules="ifconfig"
|
Poichè ifconfig e iproute2 fanno un lavoro molto simile, viene
permesso che le loro configurazioni di base funzionino l'una con l'altra. Per
esempio entrambi i codici funzionano a prescindere dal modulo che si sta usando.
Codice 2.2: Esempi di ifconfig e iproute2 |
config_eth0="192.168.0.2/24"
config_eth0="192.168.0.2 netmask 255.255.255.0"
config_eth0="192.168.0.2/24 brd 192.168.0.255"
config_eth0="192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.0.255"
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3.c. DHCP
DHCP è la possibilità di ottenere informazioni di rete (indirizzo IP, server
DNS, Gateway, ecc.) da un server DHCP. Ciò significa che se c'è un server DHCP
funzionante sulla rete, basta dire ad ogni client di usare DHCP in modo da
fargli impostare la rete da sè. Bisogna configurare altre cose come wireless,
ppp o altre se sono richieste, prima di usare DHCP.
DHCP può essere fornito da dhclient, dhcpcd, o pump. Ogni
modulo DHCP ha i suoi pro e i suoi contro, eccone un breve riassunto.
| Modulo DHCP |
Pacchetto |
Pro |
Contro |
| dhclient |
net-misc/dhcp |
Fatto da ISC, gli stessi che fanno il software BIND DNS. Altamente
configurabile
|
La configurazione è complessa, il software è enorme, non si possono
ottenere server NTP da DHCP, non invia l'hostname in modo predefinito
|
| dhcpcd |
net-misc/dhcpcd |
Da tanto tempo scelta predefinita di Gentoo, nessuna dipendenza da strumenti
esterni, attivamente sviluppato da Gentoo
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Può essere lento, non può essere ancora eseguito come demone quando il lease
è infinito
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| pump |
net-misc/pump |
Leggero, nessuna dipendenza da altri strumenti
|
Non è più mantenuto dagli sviluppatori originali, non sicuro, specialmente
su alcuni modem, non si possono ottenere server NIS da DHCP
|
Se si ha installato più di un client DHCP, bisogna specificare quale usare,
altrimenti la scelta predefinita sarà dhcpcd, se disponibile.
Per passare opzioni specifiche al modulo dhcp, usare module_eth0="..."
(cambiare module con il module DHCP che si sta usando, es.
dhcpcd_eth0)
L'obiettivo è quello di rendere DHCP più semplice, perciò vengono supportati i
seguenti comandi usando la variabile dhcp_eth0. L'impostazione
predefinita è non impostare nessuna di queste.
-
release - rilascia l'indirizzo IP per ri-usarlo
-
nodns - non sovrascrivere /etc/resolv.conf
-
nontp - non sovrascrivere /etc/ntp.conf
-
nonis - non sovrascrivere /etc/yp.conf
Codice 3.1: Esempio di configurazione DHCP in /etc/conf.d/net |
modules="dhcpcd"
config_eth0="dhcp"
dhcpcd_eth0="-t 10"
dhcp_eth0="release nodns nontp nonis"
|
Nota:
dhcpcd e pump inviano l'attuale hostname al server DHCP
predefinito, in questo modo non occorre più specificarlo.
|
3.d. ADSL con PPPoe/PPPoA
Prima bisogna installare il software ADSL.
Codice 4.1: Installare il pacchetto ppp |
# emerge net-dialup/ppp
|
Nota:
Se c'è la necessità di utilizzare PPPoA, assicurarsi di usare
>=baselayout-1.12.x.
|
Poi, creare lo script net per PPP e quello per l'interfaccia di rete usata da
PPP.
Codice 4.2: Creare gli script PPP e ethernet |
# ln -s /etc/init.d/net.lo /etc/init.d/net.ppp0
# ln -s /etc/init.d/net.lo /etc/init.d/net.eth0
|
Assicurarsi di impostare rc_depend_strict a "YES" in
/etc/rc.conf.
Ora bisogna configurare /etc/conf.d/net.
Codice 4.3: Una configurazione base per PPPoe |
config_eth0=( null )
config_ppp0=( "ppp" )
link_ppp0="eth0"
plugins_ppp0=( "pppoe" )
username_ppp0='user'
password_ppp0='password'
pppd_ppp0=
noauth
defaultroute
usepeerdns
holdoff 3
child-timeout 60
lcp-echo-interval 15
lcp-echo-failure 3
noaccomp noccp nobsdcomp nodeflate nopcomp novj novjccomp"
rc_need_ppp0="net.eth0"
|
La password può essere anche impostata in /etc/ppp/pap-secrets.
Codice 4.4: Esempio /etc/ppp/pap-secrets |
"username" * "password"
|
Se si utilizza PPPoE con un modem USB bisogna installare br2684ctl. Si
prega di leggere
/usr/portage/net-dialup/speedtouch-usb/files/README per ottenere
informazioni su come configurarlo adeguatamente.
Importante:
Leggere attentamente le sezioni su ADSL e PPP in
/usr/share/doc/openrc-0.8.3-r1/net.example.bz2. Questo file
contiene un gran numero di spiegazioni dettagliate riguardo a tutte le
impostazioni per la propria configurazione particolare di PPP. Ovviamente,
cambiare 0.8.3-r1 con la versione di OpenRC installata nel proprio
sistema.
|
3.e. APIPA (Automatic Private IP Addressing)
APIPA cerca di trovare un indirizzo libero tra 169.254.0.0-169.254.255.255 con
un arping di un indirizzo casuale, incluso nella gamma di indirizzi
summenzionati, sull'interfaccia. Se non c'è nessuna risposta allora si assegna
questo indirizzo all'interfaccia.
L'uso di APIPA è utile per le LAN in cui non c'è nessun server DHCP e non ci si
connette direttamente a Internet e tutti gli altri computer utilizzano APIPA.
Per il supporto ad APIPA installare net-misc/iputils o
net-analyzer/arping.
Codice 5.1: Configurazione di APIPA in /etc/conf.d/net |
config_eth0="dhcp"
fallback_eth0="apipa"
config_eth0="apipa"
|
3.f. Bonding
Per poter effettuare il bonding/trunking (ndT: unione/aggregazione) di
collegamenti installare net-misc/ifenslave.
Il bonding è usato per aumentare la larghezza di banda della rete. Se si hanno
due schede di rete sulla stessa rete, si possono collegare insieme in modo che
le applicazioni vedano una sola interfaccia ma in realtà utilizzino entrambe
le due schede di rete.
Codice 6.1: Configurazione per il bonding in /etc/conf.d/net |
slaves_bond0="eth0 eth1 eth2"
config_bond0="null"
rc_need_bond0="net.eth0 net.eth1 net.eth2"
|
3.g. Bridging (supporto 802.1d)
Per il supporto al "bridging" installare net-misc/bridge-utils
Il bridging è usato per collegare insieme delle reti. Per esempio, si ha un
server che si connette a Internet con un modem ADSL e una scheda wireless access
che permette a altri computer di connettersi a Internet con il modem ADSL. Si
può creare un "bridge" (ponte) per unire le due interfacce.
Codice 7.1: Configurazione per il bridge in /etc/conf.d/net |
brctl_br0="setfd 0" "sethello 0" "stp off"
bridge_br0="eth0 eth1"
config_eth0="null"
config_eth1="null"
config_br0="192.168.0.1/24"
rc_need_br0="net.eth0 net.eth1"
|
Importante:
Per usare alcune impostazioni per il bridge di rete, è consigliabile consultare
la documentazione riguardante i nomi di variabili
|
3.h. Indirizzo MAC (MAC Address)
Se se ne ha la necessità, è possibile cambiare anche l'indirizzo MAC di una
interfaccia attraverso il file di configurazione della rete.
Codice 8.1: Esempio di cambio di un Indirizzo MAC |
mac_eth0="00:11:22:33:44:55"
mac_eth0="random-ending"
mac_eth0="random-samekind"
mac_eth0="random-anykind"
mac_eth0="random-full"
|
3.i. Tunnelling
Non occorre installare niente per il tunnelling in quanto il gestore
dell'interfaccia lo fa già da sè.
Codice 9.1: Configurazione per il tunnelling in /etc/conf.d/net |
iptunnel_vpn0="mode gre remote 207.170.82.1 key 0xffffffff ttl 255"
iptunnel_vpn0="mode ipip remote 207.170.82.2 ttl 255"
config_vpn0="192.168.0.2 peer 192.168.1.1"
|
3.j. VLAN (supporto 802.1q)
Per il supporto alle VLAN installare net-misc/vconfig.
Virtual LAN è un gruppo di dispositivi di rete che si comportano come se fossero
connessi ad un singolo segmento di rete, anche se realmente non lo sono. I
membri della VLAN possono solo vedere i membri della stessa VLAN anche se
potrebbero condividere la stessa rete.
Codice 10.1: Configurazione per la VLAN in /etc/conf.d/net |
vlans_eth0="1 2"
vconfig_eth0="set_name_type VLAN_PLUS_VID_NO_PAD"
vconfig_vlan1="set_flag 1" "set_egress_map 2 6"
config_vlan1=( "172.16.3.1 netmask 255.255.254.0"
config_vlan2=( "172.16.2.1 netmask 255.255.254.0"
|
Importante:
Per usare alcune impostazioni di VLAN, è consigliabile consultare la
documentazione relativa ai nomi di
variabili.
|
4. Reti Wireless
4.a. Introduzione
Il networking Wireless su Linux è solitamente abbastanza semplice. Ci sono due
modi per configurare il wifi: tramite client grafici o tramite linea di comando.
Il modo più facile è usare un client grafico, una volta installato un
ambiente desktop. La maggior parte dei
client grafici, come wicd e NetworkManager, sono
abbastanza auto-esplicativi. Offrono una comoda interfaccia punta-e-clicca che
permette di collegarsi alla rete in pochi secondi.
Nota:
wicd offre uno strumento a linea di comando in aggiunta
all'interfaccia grafica principale. Lo si può ottenere effettuando l'emerge di
wicd con la flag USE ncurses abilitata. L'utilità
wicd-curses è particolarmente indicata agli utenti che non usano un
ambiente desktop basato sulle librerie gtk, ma che vogliono comunque uno
strumento a linea di comando facile che non richiede la modifica manuale dei
file di configurazione.
|
Tuttavia, se non si desidera utilizzare un client grafico,è possibile
configurare wifi tramite la linea di comando modificando pochissimi file di
configurazione. Ciò comporta un po' più di tempo per impostare il collegamento,
ma richiede meno pacchetti da scaricare ed installare. Siccome i client grafici
sono praticamente autoesplicativi (con schermate utilii nelle relative
homepage), l'attenzione verrà concentrate sulle alternative a linea di comando.
È possibile impostare il collegamento alla rete wireless tramite linea di
comando installando wireless-tools o wpa_supplicant. La cosa
importante da ricordare è che è possibile configurare le reti wireless a
livello globale e non in base all'interfaccia.
wpa_supplicant è la scelta migliore. Per un elenco di tutti i driver
supportati, leggere il sito
di wpa_supplicant.
wireless-tools supporta quasi tutte le schede e i driver, ma non può
connettersi ad Access Point configurati solamente con WPA. Se la propria rete
offre solamente la criptazione WEP o è completamente aperta, si potrebbe
preferire la semplicità di wireless-tools.
Avvertenza:
Il driver linux-wlan-ng non è supportato ancora da baselayout. Questo
perchè linux-wlan-ng ha la propria installazione e configurazione che è
differente da quella di tutti gli altri. Gli sviluppatori di
linux-wlan-ng sembra vogliano cambiare le impostazioni a
wireless-tools - quando accadrà si potrà usare linux-wlan-ng con
baselayout.
|
4.b. WPA Supplicant
WPA Supplicant è un
pacchetto che permette di connettersi ad access point WPA abilitati.
Codice 2.1: Installare wpa_supplicant |
# emerge net-wireless/wpa_supplicant
|
Importante:
Bisogna avere abilitato CONFIG_PACKET nel kernel per fare funzionare
wpa_supplicant. Eseguire grep CONFIG_PACKET /usr/src/linux/.config
per verificare se questa opzione è abilitata nel proprio kernel.
|
Nota:
In base alle proprie flag USE, wpa_supplicant può installare
un'interfaccia grafica scritta in Qt4, che si integrerà perfettamente con KDE.
Per ottenerla, eseguire echo "net-wireless/wpa_supplicant qt4" >>
/etc/portage/package.use come utente root prima di effettuare l'emerge di
wpa_supplicant.
|
Configurare /etc/conf.d/net, per specificare l'utilizzo preferito
di wpa_supplicant rispetto a wireless-tools (se entrambi sono
installati, wireless-tools è quello predefinito).
Codice 2.2: Configurazione di /etc/conf.d/net per wpa_supplicant |
modules="wpa_supplicant"
wpa_supplicant_eth0="-Dmadwifi"
|
Nota:
Se si sta usando il driver host-ap si deve mettere la scheda in Managed
mode prima di usarla con wpa_supplicant. Per ottenere ciò, si può
usare iwconfig_eth0="mode managed" in /etc/conf.d/net.
|
Semplice vero? Tuttavia c'è ancora da configurare wpa_supplicant che
risulta essere un po' più difficile in base alla tipo di configurazione di
sicurezza degli Access Point a cui si sta cercando di connettere. L'esempio
seguente è preso e semplificato da
/usr/share/doc/wpa_supplicant-<versione>/wpa_supplicant.conf.gz
il quale viene fornito insieme a wpa_supplicant.
Codice 2.3: Un esempio di /etc/wpa_supplicant/wpa_supplicant.conf |
ctrl_interface=/var/run/wpa_supplicant
ctrl_interface_group=0
ap_scan=1
network={
ssid="simple"
psk="very secret passphrase"
priority=5
}
network={
ssid="second ssid"
scan_ssid=1
psk="very secret passphrase"
priority=2
}
network={
ssid="example"
proto=WPA
key_mgmt=WPA-PSK
pairwise=CCMP TKIP
group=CCMP TKIP WEP104 WEP40
psk=06b4be19da289f475aa46a33cb793029d4ab3db7a23ee92382eb0106c72ac7bb
priority=2
}
network={
ssid="plaintext-test"
key_mgmt=NONE
}
network={
ssid="static-wep-test"
key_mgmt=NONE
wep_key0="abcde"
wep_key1=0102030405
wep_key2="1234567890123"
wep_tx_keyidx=0
priority=5
}
network={
ssid="static-wep-test2"
key_mgmt=NONE
wep_key0="abcde"
wep_key1=0102030405
wep_key2="1234567890123"
wep_tx_keyidx=0
priority=5
auth_alg=SHARED
}
network={
ssid="test adhoc"
mode=1
proto=WPA
key_mgmt=WPA-NONE
pairwise=NONE
group=TKIP
psk="secret passphrase"
}
|
4.c. Wireless Tools
Impostazione iniziale e Managed Mode
Wireless Tools forniscono un modo generico di configurare le interfacce
wireless di base fino al livello di sicurezza WEP. Sebbene WEP sia un metodo di
sicurezza debole, è anche quello prevalente.
La configurazione di Wireless Tools è controllata da poche variabili principali.
L'esempio di configurazione seguente dovrebbe descrivere tutto il necessario.
Una cosa da tenere in mente è che nessuna configurazione significa "connesso al
più forte non criptato Access Point" - si cerca e ci si connette sempre a
qualcosa.
Codice 3.1: Installare wireless-tools |
# emerge net-wireless/wireless-tools
|
Nota:
Si possono mettere le impostazioni wireless in
/etc/conf.d/wireless, ma questa guida raccomanda di metterle in
/etc/conf.d/net.
|
Importante:
Si deve consultare la guida
nomi di variabili.
|
Codice 3.2: Esempio di impostazione iwconfig in /etc/conf.d/net |
modules="iwconfig"
key_ESSID1="[1] s:tuachiavequi key [1] enc open"
key_ESSID2="[1] aaaa-bbbb-cccc-dd key [1] enc restricted"
preferred_aps="'ESSID1' 'ESSID2'"
|
Regole personalizzate per la selezione degli Access Point
Si possono aggiungere alcune opzioni extra per raffinare la selezione degli
Access Point, ma normalmente non sono richieste.
Si può decidere se ci si connette solo a Access Point preferiti o no. Come
regola predefinita se ogni configurazione fallisce e ci si può connettere a un
Access Point non criptato allora va bene. Questo può essere controllato dalla
variabile associate_order. Ecco una tabella di valori e come essi
controllano questo aspetto.
| Valore |
Descrizione |
| any |
Comportamento predefinito |
| preferredonly |
Ci si connette solo ad AP visibili nell'elenco preferito |
| forcepreferred |
Ci si connette ad AP nell'ordine preferito se non sono stati trovati in una
scansione
|
| forcepreferredonly |
Non fa la scansione per gli AP, invece cerca di connettere a ognuno di
essi in ordine
|
| forceany |
Uguale a forcepreferred, in più si connette ad ogni altro AP
disponibile
|
Infine sono disponibili alcune selezioni blacklist_aps e
unique_ap. blacklist_aps funziona in modo simile a
preferred_aps. unique_ap è un valore yes o no che
dice se una seconda interfaccia wireless può connettersi allo stesso Access
Point come la prima interfaccia.
Codice 3.3: Esempio di blacklist_aps e unique_ap |
blacklist_aps="'ESSID3' 'ESSID4'"
unique_ap="yes"
|
Modi Ad-Hoc e Master
Si può volere una impostazione Ad-Hoc se non si riesce a connettere a un Access
Point con la modalità "managed".
Codice 3.4: Tornare al modo ad-hoc |
adhoc_essid_eth0="This Adhoc Node"
|
C'è una configurazione apposita per connettersi a reti Ad-Hoc o funzionare in
modo Master per trasformarsi in un Access Point, ricordarsi comunque di
specificare le chiavi WEP come mostrato in precedenza.
Codice 3.5: Esempio di configurazione ad-hoc/master |
mode_eth0="ad-hoc"
essid_eth0="This Adhoc Node"
channel_eth0="9"
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Importante:
L'esempio precedente è preso dalla documentazione BSD che si trova nella
documentazione NetBSD. Sono possibili 14 canali; i canali 1-11 sono legali
per il Nord America, canali 1-13 per la maggior parte dell'Europa, canali 10-13
per la Francia, e solo il canale 14 per il Giappone. Per ulteriori chiarimenti
si rimanda alla documentazione della propria scheda o dell'access point.
Assicurarsi che il canale selezionato sia lo stesso canale dell'access point (o
dell'altra scheda in una rete ad-hoc). L'impostazione predefinita per le schede
vendute in Nord America e nella maggior parte dell'Europa è 3, quella
predefinita per le schede vendute in Francia è 11, e quella predefinita per le
schede vendute in Giappone è 14.
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Risoluzione di problemi con Wireless Tools
Ci sono alcune variabili che possono aiutare a far funzionare la propria rete
wireless, conseguentemente a problemi di driver o di ambiente. Ecco una tabella
contenente altre opzioni che si possono provare.
| Variabile |
Valore predefinito |
Descrizione |
| iwconfig_eth0 |
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Vedere la pagina man di iwconfig per dettagli su cosa è possibile indicare
a iwconfig
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| iwpriv_eth0 |
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Vedere la pagina man di iwpriv per dettagli su cosa è possibile indicare a
iwpriv
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| sleep_scan_eth0 |
0 |
Il numero di secondi che aspetta prima di fare la scansione. E' necessario
quando il driver/firmware ha bisogno di più tempo per attivarsi prima che
possa essere usato.
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| sleep_associate_eth0 |
5 |
Il numero di secondi che aspetta l'interfaccia per associarsi con l'Access
Point prima di spostarsi al prossimo
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| associate_test_eth0 |
MAC |
Alcuni driver non resettano l'indirizzo MAC associato con uno invalido
quando perdono o cercano di effettuare un'associazione. Alcuni driver non
resettano il livello di qualità quando perdono o cercano di effettuare
un'associazione. Impostazioni valide sono MAC, quality e
all.
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| scan_mode_eth0 |
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Alcuni driver devono fare la scansione nel modo ad-hoc, così se questa
fallisce cercano di impostare ad-hoc qui
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| iwpriv_scan_pre_eth0 |
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Manda alcuni comandi iwpriv all'interfaccia prima della scansione.
Vedere la pagina man di iwpriv per altre informazioni
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| iwpriv_scan_post_eth0 |
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Manda alcuni comandi iwpriv alla interfaccia dopo la scansione.
Vedere la pagina man di iwpriv per altre informazioni
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4.d. Definire la configurazione di rete per ESSID
Qualche volta quando ci si connette a ESSID1 si deve avere un IP statico
e quando ci si connette a ESSID2 si deve avere DHCP. La maggior parte
delle variabili dei moduli possono essere definite per ESSID. Ecco come farlo.
Nota:
Funzionano se si usa WPA Supplicant o Wireless Tools.
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Importante:
Si deve consultare la guida
nomi di variabili.
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Codice 4.1: Sovrapporre le impostazioni di rete per ESSID |
config_ESSID1="192.168.0.3/24 brd 192.168.0.255"
routes_ESSID1="default via 192.168.0.1"
config_ESSID2="dhcp"
fallback_ESSID2="192.168.3.4/24"
fallback_route_ESSID2="default via 192.168.3.1"
dns_servers_ESSID1="192.168.0.1 192.168.0.2"
dns_domain_ESSID1="some.domain"
dns_search_domains_ESSID1="search.this.domain search.that.domain"
config_001122334455="dhcp"
dhcpcd_001122334455="-t 10"
dns_servers_001122334455="192.168.0.1 192.168.0.2"
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5. Ulteriori funzionalità
5.a. Funzioni di hook (intercettazioni) standard
Possono essere definite quattro funzioni in /etc/conf.d/net, che
sono chiamate in prossimità delle operazioni di avvio/chiusura. Le
funzioni sono chiamate con il nome dell'interfaccia in modo che una funzione
possa controllare adattatori multipli.
I valori di ritorno per le funzioni preup e predown dovrebbero
essere 0 (successo) per indicare che la configurazione o la deconfigurazione
dell'interfaccia può continuare. Se preup ritorna con un valore diverso
da zero, allora la configurazione dell'interfaccia viene chiusa. Se
predown ritorna con un valore diverso da zero, allora all'interfaccia non
viene permesso di continuare la deconfigurazione.
I valori di ritorno per le funzioni postup e postdown sono
ignorati poichè non c'è niente da fare se indicano un fallimento.
${IFACE} è impostata sull'interfaccia che viene portata sù/giù (up/down).
${IFVAR} è ${IFACE} convertita al nome della variabile che bash
permette.
Codice 1.1: Esempi di funzione pre/post up/down in /etc/conf.d/net |
preup() {
if ethtool ${IFACE} | grep -q 'Link detected: no'; then
ewarn "No link on ${IFACE}, aborting configuration"
return 1
fi
return 0
}
predown() {
if is_net_fs /; then
eerror "root filesystem is network mounted -- can't stop ${IFACE}"
return 1
fi
return 0
}
postup() {
return 0
}
postdown() {
return 0
}
|
Nota:
Per maggiori informazioni su come scrivere le proprie funzioni, si prega di
leggere /usr/share/doc/openrc-*/net.example.bz2.
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5.b. Funzioni di hook (intercettazioni) per "Wireless Tools"
Nota:
Non funziona con WPA Supplicant - ma le variabili ${ESSID} e
${ESSIDVAR} sono disponibili nella funzione postup()
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Possono essere definite due funzioni /etc/conf.d/net, che sono
chiamate in prossimità della funzione associata. Le funzioni sono chiamate con
il nome dell'interfaccia in modo che una funzione possa controllare adattatori
multipli.
I valori di ritorno per la funzione preassociate dovrebbero essere 0
(successo) per indicare che la configurazione o la deconfigurazione
dell'interfaccia può continuare. Se la preassociate ritorna un valore
diverso da zero, allora la configurazione dell'interfaccia viene chiusa.
Il valore di ritorno per la funzione postassociate è ignorato poichè
non c'è niente da fare se indica un fallimento.
${ESSID} è impostata all'esatto ESSID dell'AP con cui si è connessi.
${ESSIDVAR} è ${ESSID} convertita al nome della variabile che
bash permette.
Codice 2.1: Funzioni di associazione pre/post in /etc/conf.d/net |
preassociate() {
local user pass
eval user=\"\$\{leap_user_${ESSIDVAR}\}\"
eval pass=\"\$\{leap_pass_${ESSIDVAR}\}\"
if [[ -n ${user} && -n ${pass} ]]; then
if [[ ! -x /opt/cisco/bin/leapscript ]]; then
eend "For LEAP support, please emerge net-misc/cisco-aironet-client-utils"
return 1
fi
einfo "Waiting for LEAP Authentication on \"${ESSID//\\\\//}\""
if /opt/cisco/bin/leapscript ${user} ${pass} | grep -q 'Login incorrect'; then
ewarn "Login Failed for ${user}"
return 1
fi
fi
return 0
}
postassociate() {
return 0
}
|
Nota:
${ESSID} e ${ESSIDVAR} non sono disponibili nelle funzioni
predown() e postdown()
|
Nota:
Per maggiori informazioni su come scrivere le proprie funzioni, si prega di
leggere /usr/share/doc/openrc-*/net.example.bz2.
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6. Gestione della rete
6.a. Gestione di rete
Se si è sempre in movimento con il proprio computer, non sempre è disponibile un
cavo ethernet o un access point. Inoltre, se un cavo di rete viene inserito o
viene trovato un access point, si potrebbe desiderare che i propri servizi di
rete funzionino automaticamente.
Di seguito vengono elencati alcuni strumenti utili alla gestione della rete.
Nota:
Questo documento parla solo di ifplugd, ma ci sono alternative come
netplug. netplug è un'alternativa a ifplugd molto leggera,
ma dipende dal corretto funzionamento dei driver di rete del kernel, e molti
driver purtroppo non lo fanno.
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6.b. ifplugd
ifplugd è un
demone che avvia e chiude le interfacce quando si inserisce o rimuove un cavo
ethernet. Può anche gestire la rilevazione associazioni agli Access Point o
quando dei nuovi Access Point entrano nel raggio di copertura.
Codice 2.1: Installare ifplugd |
# emerge sys-apps/ifplugd
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La configurazione di ifplugd è molto semplice. Il file di configurazione è
/etc/conf.d/ifplugd. Eseguire man ifplugd per dettagli sulle
variabili disponibili. Inoltre vedere
/usr/share/doc/openrc-*/net.example.bz2 per ulteriori esempi.
Codice 2.2: Configurazione d'esempio per ifplug |
ifplugd_eth0="..."
ifplugd_eth0="--api-mode=wlan"
|
In aggiunta alla gestione di connessioni di rete multiple, è possibile
aggiungere uno strumento che facilita il funzionamento con molteplici server
DNS e configurazioni; ciò è molto pratico se si riceve l'indirizzo IP tramite
DHCP. Per installarlo, effettuare l'emerge di openresolv.
Codice 2.3: Installare openresolv |
# emerge openresolv
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Vedere man resolvconf per saperne di più riguardo alle sue
caratteristiche.
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